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venerdì 3 ottobre 2014

Omicidio colposo e volontario alla guida di un mezzo. Non infiliamoci nella barbarie giuridica e nella gravosa inutilita' pratica


Omicidio colposo e volontario alla guida di un mezzo. Non infiliamoci nella barbarie giuridica e nella gravosa inutilita' pratica

Firenze, 3 Ottobre 2014. Non e' una primizia, ma si ripropone ogni volta che un fatto di cronaca lo fa tornare a galla (l'auto piombata sugli avventori di un bar in provincia di Salerno): chi guida un veicolo in stato di alterazione per alcool o stupefacenti, dovrebbe essere incolpato di omicidio volontario e non colposo. Anche il nostro capo di Governo, nel suo discorso a febbraio scorso al Senato per la fiducia, ha manifestato un'intenzione in questo senso.
Una riproposizione, a nostro avviso, infelice per uno Stato di Diritto quale dovrebbe essere il nostro: dal punto di vista pratico e giuridico.
Pratico: chi commette questo tipo di omicidio, proprio per la sua condizione di alterazione psicofisica, non ci sembra che sarebbe indotto a fermarsi perche', invece di un omicidio per colpa ne potrebbe commettere uno volontario.
Giuridico: sarebbe il caso di chi, ubriaco o drogato, si mette volutamente alla guida con l'intento di ammazzare qualcuno. Trasformare la colpa (reato commesso ma non voluto) in dolo (reato che si e' appositamente voluto commettere) e' incostituzionale e viola i più elementari principi del diritto della tradizione giuridica occidentale: sorgerebbe una sorta di responsabilita' oggettiva che contraddice i principi garantisti della Costituzione in materia penale.
A nostro avviso sarebbe piu' che sufficiente l'inasprimento delle aggravanti, con sanzioni adeguate all'intensita' della colpa...  anche se questo probabilmente non servirebbe a mostrare la mascella maschia e dura della presunta forza della legge, con, di conseguenza, un minore effetto mediatico.
Vogliamo limitare i provvedimenti del legislatore ai soli suoi effetti mediatici? A noi questo non interessa. Abbiamo a cuore la sicurezza stradale e ci interessa trovare soluzioni solo nell'ambito di uno Stato di Diritto; soluzioni che -tra l'altro e soprattutto- ci sembrano piu' efficaci per il fine che tutti ci proponiamo, la sicurezza della strada e quella del cittadino. Nella nostra quotidianita' di consulenza e assistenza ai cittadini, siamo vittime dell'assenza e/o degli errori dell'amministrazione centrale e locale, cioe' la carenza di impegno nella prevenzione. Noi la vediamo cosi':
- piu' polizia per strada: i vari automatismi -autovelox, fotored, telecamere- non sono sufficienti; spesso sono abusati per fare cassa, e il cittadino, in una spirale di crescita di incivilta' giuridica individuale e collettiva, e' sempre piu' impegnato per "non farsi fregare". La presenza della polizia per strada, oltre all'effetto deterrente, e' maggiore certezza dell'applicazione del codice.
- migliori infrastrutture e, soprattutto, migliore e continua manutenzione delle stesse.
Questa prevenzione comporta spendere piu' soldi, mentre inasprire le pene no (almeno in apparenza e all'inizio). Siamo sicuri che non valga la pena fare investimenti economici in merito, viste le disastrose ricadute economiche che il perdurare dell'attuale situazione provoca: sanita' pubblica, ingolfamento della giustizia, spese e tempi individuali, mobilita' pubblica e privata, etc?
E' una classica situazione in cui, guardare oltre il proprio naso e in prospettiva, potrebbe fare molto bene, a se' e agli altri.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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