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venerdì 20 novembre 2015

La Commissione UE chiude la procedura d’infrazione per abuso di precariato in Italia, ma per il sindacato la partita non è chiusa: pronto un nuovo ricorso

Il direttivo Anief ha deciso di impugnare, per le stesse motivazioni e sempre alla Commissione Europea, la parte della Legge 107/15 relativa alla stipula dei contratti a tempo indeterminato che espelle, anziché stabilizzare, decine di migliaia di docenti precari e Ata che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio: a dirlo oggi a Salerno è stato Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal, in avvio del Consiglio nazionale Cisal dedicato al tema del “Lavoro che non c’è”

Il sindacalista ha ricordato che a sostenere questa tesi sono ormai anche i giudici del lavoro, come quelli di Lanciano che in questi giorni hanno condannato il Miur a risarcimenti superiori a mezzo milione di euro nei confronti di 54 docenti e Ata non stabilizzati, proprio per l’abuso dei contratti a termine. E sono migliaia ancora oggi i ricorsi pendenti al giudice del lavoro - per ottenere il risarcimento del danno, scatti anzianità ed estensione dei contratti - in attesa della sentenza della Consulta. I nostri legali sono pronti ad una nuova battaglia in ogni grado di giudizio. Sino a costo di arrivare di nuovo alla Corte di Giustizia di Lussemburgo.

“Sull’abuso del precariato non è stata la Buona Scuola approvata in estate, ma la sentenza Mascolo emessa nel novembre scorso dalla curia europea, che ha permesso di archiviare la procedura d’infrazione avviata nel 2010 a Bruxelles a seguito dell’intervento del sindacato. Comunque la partita non è chiusa, perchè il direttivo Anief ha deciso di impugnare, per le stesse motivazioni e sempre alla Commissione Europea, la parte della Legge 107/15 relativa alla stipula dei contratti a tempo indeterminato”. Lo ha detto oggi Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal, prima che prendesse avvio a Salerno il Consiglio nazionale Cisal, in programma sino a domenica, dedicato al tema del “Lavoro che non c’è”.

“Poiché nelle legge di riforma della scuola manca la previsione della stabilizzazione del personale Ata e sono addirittura espulsi i precari dalla scuola dopo 36 mesi di servizio – ha spiegato Pacifico –, per noi la procedura d’infrazione non può essere considerata chiusa. Francamente, con la pubblicazione della sentenza Mascolo del 26 novembre 2014, che ha dichiarato incompatibile con il diritto della Unione Europea la legislazione italiana vigente sino a quella data, ci saremmo aspettati un adeguamento normativo e di fatto da parte dello Stato italiano. Il quale, però, a distanza di un anno, è arrivato solo parzialmente”.

Il problema è che al contrario di quanto dichiarato dal ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, sulla chiusura della procedura Ue sul precariato, secondo la quale “con la Buona Scuola interrompiamo la pratica di utilizzare i contratti a tempo determinato, in modo reiterato, per coprire posti che risultano vacanti”, la Legge 107/15 ha è risposto in modo insoddisfacente alle direttive Ue e alle indicazioni di Lussemburgo. Perché il piano straordinario di immissioni in ruolo della Buona Scuola ha escluso, in modo ingiustificato, ampie fette di personale, docente e Ata. Inoltre, è stato incluso un fondo per il risarcimento sull’abuso dei contatti a termine, dando così ragione ei rilievi mossi dai giudici della Corte di Giustizia europea, ma poco più che simbolico: basterà a coprire solo i primi 500 ricorrenti Anief.

“Al di là dei trionfalismi del ministro – continua Pacifico -, la verità è che oggi nella scuola permangono decine di migliaia di posti vacanti, coperti ancora con le supplenze del personale docente. Addirittura, tutto il personale Ata, da cui è derivata quasi sei anni fa la richiesta d’infrazione a Bruxelles, è stato irrazionalmente escluso dal piano straordinario. E sempre a fronte di diverse migliaia di posti privi di titolare. A sostenere questa tesi sono ormai anche i giudici del lavoro, come quelli di Lanciano che in questi giorni hanno condannato il Miur a risarcimenti superiori a mezzo milione di euro nei confronti di 54 docenti e Ata non stabilizzati, proprio per l’abuso dei contratti a termine”.

Entrando nel dettaglio, Anief reputa contraddittorio che il comma 132 della Legge 107/2015 preveda l’istituzione di “un fondo per i pagamenti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali aventi ad oggetto il risarcimento dei danni conseguenti alla reiterazione di contratti a termine per una durata complessiva superiore a trentasei mesi, anche non continuativi, su posti vacanti e disponibili, con la dotazione di euro 10 milioni per ciascuno degli anni 2015 e 2016”, ma che nel comma precedente indichi anche che “a decorrere dal 1 settembre 2016, i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati, con il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, per la copertura di posti vacanti e disponibili, non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi”.

“Vietare dal prossimo anno le supplenze ai precari dopo 36 mesi di servizio, piuttosto che prevedere la loro assunzione – continua il sindacalista Anief-Cisal - è palesemente in contrasto con il diritto dell’Unione Europea e per questa ragione sarà impugnato dai nostri legali in ogni grado di giudizio. Fino ad arrivare nuovamente alla Corte di Giustizia di Lussemburgo. Sono migliaia ancora oggi i ricorsi pendenti al giudice del lavoro, in attesa della sentenza della Consulta, slittata nel frattempo alla prossima primavera: sono tutti stati depositi dal nostro sindacato per ottenere il risarcimento del danno, scatti anzianità ed estensione dei contratti sia per il personale docente inserito nelle GaE e nelle graduatorie d’Istituto. Come anche per il personale Ata. I fatti, non le promesse non mantenute, - conclude Pacifico – ci daranno ragione”.


20 novembre 2015 

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