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sabato 31 gennaio 2015

FRASSONI E GRANATA: AFFIDIAMO A MATTARELLA LA TUTELA DELLL’ARTICOLO 9 DELLA COSTITUZIONE

"Da ambientalisti affidiamo al nuovo Presidente della Repubblica, on. Sergio Mattarella, la tutela dell'articolo 9 della Costituzione, secondo cui la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica; tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

La scommessa sul futuro dell'Italia e' tutta qui e solo applicando con rigore questa parte della Costituzione si potrà costruire un avvenire all'altezza della nostra storia.

Oggi il patrimonio culturale e ambientale e' a forte rischio tra cementificazione, veleni industriali, mancate bonifiche, trivellazioni, grandi opere inutili e illegalità diffusa, la ricerca è mortificata, il paesaggio e il patrimonio storico della Nazione sono a forte rischio.

Mattarella ponga la tutela di questi 'essenziali' beni comuni come stella polare del suo nuovo e altissimo ruolo istituzionale che riveste da oggi senza mai cedere a mediazioni e moderatismi su questi temi essenziali: per l'Italia e per il Presidente della Repubblica una grandissima responsabilità".


Così in una nota Fabio Granata, Monica Frassoni, Annalisa Corrado e Oliviero Alotto, coordinatori e portavoce nazionali di Green Italia.


--
Monica Frassoni
co-Presidente Partito Verde Europeo

co-Chair
EUROPEAN GREEN PARTY
www.europeangreens.eu
www.monicafrassoni.it
Twitter - @monicafrassoni


venerdì 30 gennaio 2015

Detrazioni fiscali sulla casa 2015: scheda pratica dell'Aduc


Firenze 30 Gennaio 2015. Per il 2015 sono state confermate le detrazioni fiscali sugli interventi edilizi, sia quella del 65% sugli interventi di riqualificazione energetica sia quella del 50% sulle ristrutturazioni e il bonus arredi collegato.
E' stata la Legge di Stabilità 2015 a modificare le norme che invece prevedevano che per il 2015 ambedue subissero una riduzione, la prima dal 65 al 50% e la seconda dal 50 al 40%.
Viene confermato che la detrazione del 65% rimarrà tale anche per gli interventi relativi a parti comuni condominiali.  Inoltre, in aggiunta a quanto previsto per il 2014 la detrazione riguarderà:
- l'acquisto e la messa in opera di schermature solari effettuati nel 2015, per un massimo della detrazione di 60.000 euro. Nella categoria rientrano (si veda l'allegato M del D.lgs.311/2006) le tende esterne, le chiusure oscuranti, i dispositivi di protezione solare in combinazione con vetrate.
- l'acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, sostenute nel 2015 fino ad un valore massimo della detrazione di 30.000 euro.
Si ricorda anche che riguardo alla detrazione del 65% dal 13/12/2014 e' abrogato l'obbligo, in caso di lavori pluriennali, della comunicazione all'Agenzia delle entrate.
Per quanto riguarda le ristrutturazioni edilizie e' confermata per tutto il 2015 sia la detrazione del 50% sia quella più alta (del 65%) nel caso di lavori per l'adozione di misure antisismiche effettuati su immobili posti in zone ad alta' pericolosità sismica adibiti ad abitazione principale o ad attività produttiva.
Da citare anche, pur se ininfluente per chi fruisce delle detrazioni, l'innalzamento dal 4 all'8% della ritenuta che le banche (o la posta) trattengono sui bonifici a titolo di acconto sulle imposte dovute dalle imprese che svolgono i lavori.
In ambito diverso rappresenta una totale novità l'introduzione di una deduzione fiscale (dal reddito complessivo dichiarato) pari al 20% applicabile nel caso di acquisto di immobile residenziale avvenuto negli anni dal 2014 al 2017 con destinazione dello stesso in affitto entro sei mesi per un periodo minimo di otto anni. L'immobile deve avere determinate caratteristiche (tra cui la classe energetica A o B) così come il rapporto di affitto (il canone ha dei limiti e l'inquilino non può essere un parente di primo grado). Tutto dovrà essere specificato in un decreto ministeriale di prossima emissione.
Un'ultima precisazione sull'Iva applicabile alle ristrutturazioni edilizie: non e' stata ripresa nella Legge di Stabilità 2015 la normativa precedentemente già stralciata che la portava dal 10% al 4% (Sblocca Italia, Dl 133/2014). L'iva quindi rimane al 10%.

Per approfondimenti sulle detrazioni fiscali legate alla casa e alla famiglia si veda la scheda pratica
Incentivi 2015: sconti irpef sulla casa e detrazioni fiscali varie: http://sosonline.aduc.it/scheda/incentivi+2015+sconti+irpef+sulla+casa+detrazioni_22825.php

Rita Sabelli, responsabile Aduc per l'aggiornamento normativo

lunedì 26 gennaio 2015

Tribunale vieta a genitori di chiamare la figlia NUTELLA. “Potrebbero subire beffe”

Un giudice in Francia ha vietato a genitori di chiamare la figlia 'Nutella' .La coppia di sposi è così affezionata al prodotto realizzato dall'azienda italiana Ferrero che hanno deciso di farla diventare parte della famiglia. L'idea era che la Nutella è popolare, dolce ed accogliente, esattamente come volevano fosse la loro bambina.

Il caso è successo il 24 settembre scorso quando a Valenciennes, nel Nord della Francia vicino al confine con Belgio, una coppia si è presentata in Comune chiedendo di registrare una neonata con il nome di Nutella. Una richiesta che l'ufficiale di stato civile ha rifiutato di esaudire, sostenendo che "il nome non era conforme all'interesse del bambino".

La contesta è finta nella mani del procuratore di Valenciennes, il quale ha stabilito la cancellazione del nome Nutella dai registri dello Stato civile e, poiché i genitori non erano presenti all'udienza, ha deciso di ribattezzare la bambina "Ella".

Secondo il giudice, infatti, il nome scelto "corrisponde al nome commerciale di una crema spalmabile" ed è "contrario all'interesse del bambino che potrebbe in seguito subire beffe e riflessioni dispregiative".Il giudice ha anche sottolineato che la Nutella era stato un marchio registrato da più di 50 anni e questo potrebbe creare problemi legali in futuro.

I genitori accogliendo la sentenza, hanno gradito accettando di chiamare la loro bambina 'Ella', anche se, ovviamente, utilizzeranno 'Nutella' come un soprannome a casa.Un altro caso correlato, è invece del 17 ottobre: una coppia che vive a Raismes voleva registrare la figlia con il nome di Fraise (Fragola).

Ma anche in questo caso la registrazione all'anagrafe è stata negata: il tribunale ha sentenziato che il nome "sarebbe necessariamente all'origine di beffe" e che "avrebbe ripercussioni negative per la bambina". Alla fine è stato raggiunto un compromesso: la bimba è stata chiamata Fraisine (Fragolina), nome storicamente utilizzato in Francia nel XIX secolo.



giovedì 22 gennaio 2015

Sistema cauzionale: una norma da cancellare

 

Il Consorzio CIAL è intervenuto alla Audizione che la Commissione Ambiente del Senato ha organizzato per i Consorzi nazionali per il riciclo degli imballaggi

 

·         È necessario cancellare l'articolo 25 del 'Collegato Ambientale', sul sistema cauzionale evitando, così, notevoli ostacoli allo sviluppo di interi settori industriali e un bilancio ambientale appesantito da inutili e crescenti emissioni a causa dell'incremento della movimentazione e del trasporto dei vuoti.

 

·         Nel caso l'articolo fosse confermato, le forze parlamentari che lo sostengono:

ü     Scardinerebbero l'efficiente sistema del riciclo nazionale, sviluppatosi negli ultimi 15 anni, all'avanguardia tecnologica in Europa

ü     Peggiorerebbero il bilancio ambientale globale della gestione degli imballaggi di Acqua e Birra

ü     Incrementerebbero i prezzi al consumo di queste bevande e, conseguentemente, aggraverebbero la crisi dei consumi, rendendo la vita degli esercizi commerciali coinvolti molto più difficile:

§   Creando problemi logistici per la gestione dei vuoti

§   Diminuendo la loro clientela

§   Distruggendo posti di lavoro qualificati

 

·         Questa è la posizione sostenuta dal Consorzio Imballaggi Alluminio (CIAL) in audizione presso la Commissione Ambiente di Palazzo Madama sul 'Collegato Ambientale'.

 

Milano, 22 gennaio 2015 - "È essenziale ed urgente cancellare la norma sul sistema cauzionale, l'articolo 25 del 'Collegato Ambientale', per evitare notevoli gravami ad interi settori industriali e commerciali e anche danni ambientali derivanti dall'inutile incremento di trasporto dei vuoti, vuoti che oggi in Italia vengono efficacemente, dal punto di vista economico ed ambientale, riciclati. Nel caso l'articolo 25 fosse approvato, le forze che lo sostengono in Parlamento dovranno assumersi la piena responsabilità dei suoi effetti nefasti." Lo ha affermato Cesare Maffei, Presidente del Consorzio Imballaggi Alluminio (CIAL), intervenendo in audizione nella Commissione Ambiente di Palazzo Madama sul 'Collegato Ambientale', il disegno di legge che definisce le disposizioni in materia ambientale e di green economy, adesso all'esame del Senato. L'articolo 25 del Collegato introduce il sistema del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi di acqua e birra venduti presso alberghi e residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri locali pubblici.

 

"Prima di tutto, chi scrive questa norma ignora che una lattina di alluminio non è tecnicamente riutilizzabile. Inoltre, l'articolo 25 – ha continuato Maffei - comprometterebbe la virtuosità che caratterizza il sistema italiano di recupero e riciclo degli imballaggi, oggi in grado di rispettare e, in alcuni casi, perfino superare gli obiettivi ambientali fissati dalla legislazione europea." Proprio il settore dell'alluminio lo conferma, infatti: nel 2013, grazie al recupero di 43.900 tonnellate di imballaggi in alluminio, si è raggiunto il risultato del 65% di riciclo e sono state evitate emissioni serra pari a 370mila tonnellate di CO2 ed è stata risparmiata energia per oltre 160mila tonnellate equivalenti di petrolio.

 

Anche dal punto di vista economico, l'articolo 25 è una minaccia rilevante per interi settori: "Pensare che la gran parte degli esercenti del settore HoReCa debba ribaltare il costo della cauzione sui clienti e che possa gestire nei propri locali i vuoti resi dai clienti e quindi restituirli ai loro fornitori è un grave errore che sottostima i problemi posti dalla norma e, soprattutto, ignora l'assetto industriale e della distribuzione italiana. Abbiamo un sistema che funziona dal punto di vista economico e ambientale, e non mi pare proprio questo il momento per mettere in discussione una cosa che funziona, nessuno se lo può permettere, tantomeno per obiettivi incerti e non chiari. Si tratterebbe di nuovi costi che inevitabilmente si ripercuoterebbero sui prezzi per i consumatori e sulla sostenibilità dei bilanci di molte aziende". Ha dichiarato il Presidente Maffei, sempre nel corso dell'audizione.

"Oltre a tutto ciò, la beffa finale: dal punto di vista delle aziende del settore imballaggi, è inimmaginabile imporre, nell'arco di sei mesi dall'entrata in vigore del provvedimento, di rivisitare impianti e sistemi distributivi sul territorio, tanto più alla luce della natura sperimentale della norma – ha aggiunto il Presidente – che potrebbe e, sicuramente, verrebbe cancellata dopo la sperimentazione per i danni che potrebbe ulteriormente provocare. Qualcuno pensa che cambiare linee industriali di produzione sia un gioco? Spero proprio di no. Se la sperimentazione – continua Maffei - si rivelasse un insuccesso chi compenserebbe gli investimenti fatti in linee di packaging diverse, linee di riempimento, impiantistica, sistemi di distribuzione? Milioni e milioni di euro spesi inutilmente. E oggi, cambiare i recenti investimenti milionari fatti da aziende leader nel settore in Italia, che messaggio darebbe? È una follia solo pensarlo. La norma deve essere cancellata"

Una ricerca del 2011 sul tema, commissionata dalla Commissione europea ha stabilito, inoltre, che l'adozione di un sistema cauzionale a livello europeo genererebbe mediamente costi sensibilmente superiori ai benefici.

"Il nostro appello ai senatori della Commissione Ambiente, pertanto, è di valutare pienamente i contenuti della norma e di assumersi la responsabilità di una decisione che a nostro avviso, qualora l'articolo 25 non venisse soppresso, avrebbe inevitabili ricadute negative sul piano occupazionale, sul piano industriale, degli esercizi commerciali e dei prezzi al consumo, nonché impatti negativi sulla filiera italiana del riciclo e del recupero degli imballaggi. Il tutto ricordando, dal punto di vista del nostro specifico settore, che le lattine in alluminio per bevande non sono riutilizzabili: ciò offre un'ulteriore conferma di quanto l'articolo 25, che si applicherebbe a tutti gli imballaggi indistintamente, sia una norma tecnicamente sbagliata". Ha concluso il Presidente Maffei.

 

 

 

Informazioni su CIAL:

Il Consorzio Imballaggi Alluminio (CIAL) è il consorzio nazionale senza fini di lucro che rappresenta l'impegno assunto dal oltre 200 imprese, tra produttori di alluminio e produttori e utilizzatori di imballaggi in alluminio, nella ricerca di soluzioni per ridurre e recuperare gli imballaggi, conciliando le esigenze di mercato con quelle di tutela dell'ambiente.

Il Consorzio che trae origine dalla cd legge Ronchi sostituita nel 2006 dal D.Lgs. 152/2006, ha tra i propri compiti quello di garantire il recupero e l'avvio al riciclo degli imballaggi in alluminio post-consumo provenienti dalla raccolta differenziata organizzata dai Comuni italiani: lattine per bevande, scatolette e vaschette per gli alimenti, bombolette aerosol, tubetti, foglio sottile, tappi e chiusure.

Quest'attività ha permesso, in questi ultimi anni, grazie a un incremento delle quantità raccolte, di raggiungere e superare gli obiettivi previsti dalla normativa europea e nazionale, rendendo l'Italia un esempio per tutta l'Europa.

mercoledì 21 gennaio 2015

RIFORMA PA: ANCI E UPI A MADIA, RIAVVIAMO SUBITO IL CONFRONTO

''Il tempestivo riavvio del confronto sulle questioni relative alla legge di riforma della pubblica amministrazione''. E' quanto chiedono i presidenti di ANCI e UPI, Piero Fassino e Alessandro Pastacci, in una lettera inviata al ministro della Semplificazione Marianna Madia.

Dopo aver manifestato apprezzamento per la discussione sul disegno di legge appena ripresa dalla commissione Affari costituzionali del Senato, Pastacci e Fassino ricordano che ''il dibattito tra Governo e Autonomie sul provvedimento in sede tecnica e politica si e' articolato in diverse tappe in Conferenza Unificata, in occasione delle quali le Associazioni scriventi hanno dato parere favorevole al disegno di legge, in considerazione di una valutazione generale positiva fatta dal Ministero alle nostre proposte fondamentali, in particolare per quanto attiene alla riforma della dirigenza pubblica e alle semplificazioni procedurali e del sistema dei controlli''.

Da qui la richiesta del riavvio del confronto ''sugli argomenti di maggiore interesse per le Autonomie locali, al fine di inserire le proposte di modifica in sede di esame in Commissione al Senato''.

 

Roma, 21 Gennaio 2015


Sistema cauzionale: una norma da cancellare. Il Consorzio CIAL è intervenuto alla Audizione che la Commissione Ambiente del Senato ha organizzato per i Consorzi nazionali per il riciclo degli imballaggi

 

·         È necessario cancellare l'articolo 25 del 'Collegato Ambientale', sul sistema cauzionale evitando, così, notevoli ostacoli allo sviluppo di interi settori industriali e un bilancio ambientale appesantito da inutili e crescenti emissioni a causa dell'incremento della movimentazione e del trasporto dei vuoti.

 

·         Nel caso l'articolo fosse confermato, le forze parlamentari che lo sostengono:

ü     Scardinerebbero l'efficiente sistema del riciclo nazionale, sviluppatosi negli ultimi 15 anni, all'avanguardia tecnologica in Europa

ü     Peggiorerebbero il bilancio ambientale globale della gestione degli imballaggi di Acqua e Birra

ü     Incrementerebbero i prezzi al consumo di queste bevande e, conseguentemente, aggraverebbero la crisi dei consumi, rendendo la vita degli esercizi commerciali coinvolti molto più difficile:

§   Creando problemi logistici per la gestione dei vuoti

§   Diminuendo la loro clientela

§   Distruggendo posti di lavoro qualificati

 

·         Questa è la posizione sostenuta dal Consorzio Imballaggi Alluminio (CIAL) in audizione presso la Commissione Ambiente di Palazzo Madama sul 'Collegato Ambientale'.

 

Milano, 21 gennaio 2015 - "È essenziale ed urgente cancellare la norma sul sistema cauzionale, l'articolo 25 del 'Collegato Ambientale', per evitare notevoli gravami ad interi settori industriali e commerciali e anche danni ambientali derivanti dall'inutile incremento di trasporto dei vuoti, vuoti che oggi in Italia vengono efficacemente, dal punto di vista economico ed ambientale, riciclati. Nel caso l'articolo 25 fosse approvato, le forze che lo sostengono in Parlamento dovranno assumersi la piena responsabilità dei suoi effetti nefasti." Lo ha affermato Cesare Maffei, Presidente del Consorzio Imballaggi Alluminio (CIAL), intervenendo in audizione nella Commissione Ambiente di Palazzo Madama sul 'Collegato Ambientale', il disegno di legge che definisce le disposizioni in materia ambientale e di green economy, adesso all'esame del Senato. L'articolo 25 del Collegato introduce il sistema del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi di acqua e birra venduti presso alberghi e residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri locali pubblici.

 

"Prima di tutto, chi scrive questa norma ignora che una lattina di alluminio non è tecnicamente riutilizzabile. Inoltre, l'articolo 25 – ha continuato Maffei - comprometterebbe la virtuosità che caratterizza il sistema italiano di recupero e riciclo degli imballaggi, oggi in grado di rispettare e, in alcuni casi, perfino superare gli obiettivi ambientali fissati dalla legislazione europea." Proprio il settore dell'alluminio lo conferma, infatti: nel 2013, grazie al recupero di 43.900 tonnellate di imballaggi in alluminio, si è raggiunto il risultato del 65% di riciclo e sono state evitate emissioni serra pari a 370mila tonnellate di CO2 ed è stata risparmiata energia per oltre 160mila tonnellate equivalenti di petrolio.

 

Anche dal punto di vista economico, l'articolo 25 è una minaccia rilevante per interi settori: "Pensare che la gran parte degli esercenti del settore HoReCa debba ribaltare il costo della cauzione sui clienti e che possa gestire nei propri locali i vuoti resi dai clienti e quindi restituirli ai loro fornitori è un grave errore che sottostima i problemi posti dalla norma e, soprattutto, ignora l'assetto industriale e della distribuzione italiana. Abbiamo un sistema che funziona dal punto di vista economico e ambientale, e non mi pare proprio questo il momento per mettere in discussione una cosa che funziona, nessuno se lo può permettere, tantomeno per obiettivi incerti e non chiari. Si tratterebbe di nuovi costi che inevitabilmente si ripercuoterebbero sui prezzi per i consumatori e sulla sostenibilità dei bilanci di molte aziende". Ha dichiarato il Presidente Maffei, sempre nel corso dell'audizione.

 

"Oltre a tutto ciò, la beffa finale: dal punto di vista delle aziende del settore imballaggi, è inimmaginabile imporre, nell'arco di sei mesi dall'entrata in vigore del provvedimento, di rivisitare impianti e sistemi distributivi sul territorio, tanto più alla luce della natura sperimentale della norma – ha aggiunto il Presidente – che potrebbe e, sicuramente, verrebbe cancellata dopo la sperimentazione per i danni che potrebbe ulteriormente provocare. Qualcuno pensa che cambiare linee industriali di produzione sia un gioco? Spero proprio di no. Se la sperimentazione – continua Maffei - si rivelasse un insuccesso chi compenserebbe gli investimenti fatti in linee di packaging diverse, linee di riempimento, impiantistica, sistemi di distribuzione? Milioni e milioni di euro spesi inutilmente. E oggi, cambiare i recenti investimenti milionari fatti da aziende leader nel settore in Italia, che messaggio darebbe? È una follia solo pensarlo. La norma deve essere cancellata"

 

Una ricerca del 2011 sul tema, commissionata dalla Commissione europea ha stabilito, inoltre, che l'adozione di un sistema cauzionale a livello europeo genererebbe mediamente costi sensibilmente superiori ai benefici.

 

"Il nostro appello ai senatori della Commissione Ambiente, pertanto, è di valutare pienamente i contenuti della norma e di assumersi la responsabilità di una decisione che a nostro avviso, qualora l'articolo 25 non venisse soppresso, avrebbe inevitabili ricadute negative sul piano occupazionale, sul piano industriale, degli esercizi commerciali e dei prezzi al consumo, nonché impatti negativi sulla filiera italiana del riciclo e del recupero degli imballaggi. Il tutto ricordando, dal punto di vista del nostro specifico settore, che le lattine in alluminio per bevande non sono riutilizzabili: ciò offre un'ulteriore conferma di quanto l'articolo 25, che si applicherebbe a tutti gli imballaggi indistintamente, sia una norma tecnicamente sbagliata". Ha concluso il Presidente Maffei.

 

 

 

Informazioni su CIAL:

Il Consorzio Imballaggi Alluminio (CIAL) è il consorzio nazionale senza fini di lucro che rappresenta l'impegno assunto dal oltre 200 imprese, tra produttori di alluminio e produttori e utilizzatori di imballaggi in alluminio, nella ricerca di soluzioni per ridurre e recuperare gli imballaggi, conciliando le esigenze di mercato con quelle di tutela dell'ambiente.

Il Consorzio che trae origine dalla cd legge Ronchi sostituita nel 2006 dal D.Lgs. 152/2006, ha tra i propri compiti quello di garantire il recupero e l'avvio al riciclo degli imballaggi in alluminio post-consumo provenienti dalla raccolta differenziata organizzata dai Comuni italiani: lattine per bevande, scatolette e vaschette per gli alimenti, bombolette aerosol, tubetti, foglio sottile, tappi e chiusure.

Quest'attività ha permesso, in questi ultimi anni, grazie a un incremento delle quantità raccolte, di raggiungere e superare gli obiettivi previsti dalla normativa europea e nazionale, rendendo l'Italia un esempio per tutta l'Europa.

 



Lavoro: licenziati a causa di Facebook. Quando il boss dell’azienda legge quello che scrivete sulla piattaforma social

Un post su Facebook per un dipendente può avere conseguenze fatali. 

Ormai Facebook è diventato parte del nostro quotidiano, un mezzo di comunicazione usato per scambiarsi messaggi con gli amici della nostra rete, dove inserire annotazioni e pensieri personali. Tali pensieri, talvolta, sfociano in veri e propri sfoghi privati, riflessioni poco gentili su cose, situazioni, ed anche persone.

Ma molto spesso l'utente tende a scordarsi che la propria bacheca non è privata ma accessibile a più soggetti, che possono leggere e commentare i suoi scritti. Pertanto, chi sparla su Facebook farebbe bene a pensare ai suoi contatti, perché magari tra coloro che leggono c'è anche il capo. Per alcuni dipendenti la piattaforma social come quella di Facebook è stata fatale.

Perché chi ha centinaia di «amici» dovrebbe considerare che ogni post equivale ad una dichiarazione gridata ai quattro venti all'interno di una mensa aziendale.

"Una dipendente inglese, nel suo post su Facebook, si lamentava del lavoro, definendo il capo un «segaiolo perverso». Non si era però ricordata di averlo tra i contatti. Il boss allora aveva preparato un elenco di tutti gli errori fatti dalla collaboratrice e poi l'aveva licenziata."

"Al diavolo Obama, non eseguirò certo tutti i suoi ordini.» Per un marine statunitense non è una buona idea offendere pubblicamente, su Facebook, il comandante in capo delle forze armate, annunciando per giunta un atto di insubordinazione. Ora Gary Stein non è più tenuto a eseguire gli ordini di Obama, visto che è stato espulso dall'esercito."

"13 assistenti di volo della compagnia aerea britannica Virgin Atlantic nel 2011 si erano scambiati su Facebook qualche episodio vissuto al lavoro, parlando di frequenti guasti ai motori e di scarafaggi in cabina. Alla compagnia la cosa non era piaciuta affatto, e li aveva licenziati."

"Nel 2013 Johnny Cook, conducente di bus scolastico nello stato federale della Georgia, Stati Uniti, aveva parlato di uno studente cui non era stato permesso mangiare alla mensa perché gli mancavano 40 Cent. L'istituto aveva licenziato Cook motivando la decisione con il divieto di parlare in pubblico di affari interni alla scuola."

"Elizabeth Lauten era l'addetta stampa di un deputato repubblicano del Congresso statunitense. Nel 2014 aveva commentato su Facebook un'apparizione in pubblico delle figlie del Presidente Obama, di 13 e 16 anni, scrivendo tra le altre cose: «Abbigliatevi in modo da guadagnarvi rispetto, e non un posto al bancone del bar». Bisogna sapere che gli attacchi ai figli del presidente USA sono sempre stati tabù: ecco che allora la Lauten poco dopo era stata costretta a dare le dimissioni."

"Claudia B., impiegata di una compagnia assicurativa svizzera, era a casa in malattia, avendo dichiarato un'emicrania che la costringeva a stare al buio e le impediva dunque di lavorare davanti allo schermo. Quando il datore di lavoro aveva scoperto che stava su Facebook l'aveva licenziata in tronco, e il tribunale gli aveva dato ragione."

"Nedim Zurnaci, funzionario agrario turco, nel corso di un'ispezione presso una fattoria voleva evitare di rovinare le scarpe eleganti nella poltiglia di neve, per cui si era fatto portare in braccio dai contadini attraverso i campi. Poi però le vergognose foto erano comparse su Facebook, e i superiori avevano licenziato Zurnaci per condotta non consona ai valori dell'ente."

"Il vice ministro per l'Economia russo, Sergej Beljakov, si era scusato su Facebook per la decisione presa dal suo governo di congelare i versamenti nella cassa pensioni statale. In Russia Il dissenso manifestato in pubblico da parte di membri del governo non è tollerato, e Beljakov era stato licenziato."

"Il dipendente di un mobilificio tedesco aveva postato su Facebook la canzone «Bück dich» (in italiano: inchinati) di Deichkind, gruppo musicale electro hip hop, il cui testo recita più o meno così: «Lo straordinario è dato per scontato, non pagato, regalato, sei fregato! Rialzati». L'azienda, non trovando la cosa affatto divertente, l'aveva licenziato. «L'opinione manifestata può essere interpretata solo come accostamento del testo del gruppo musicale Deichkind alle condizioni lavorative della nostra azienda», riportava la lettera di licenziamento."



martedì 20 gennaio 2015

PA – Procedimenti disciplinari, solo nel 3% dei casi si arriva al licenziamento del dipendente: in 3 casi su 4 si procede alla sanzione minima o all’archiviazione



nlogoanief


L’azione del sindacato si conferma più che valida: il 25% subisce al massimo la sospensione dal servizio. E in 3 casi su 4 la sanzione irrogata non è grave, perché rientra nel richiamo o nella multa. Davvero alto è invece il numero delle archiviazioni.

Basta con i luoghi comuni: non dimentichiamoci che siccome stiamo parlando di oltre 3,2 milioni di lavoratori coinvolti, a perdere il lavoro per assenze ingiustificate o reati vari è appena lo 0,0001%.

Il presidente Anief, Marcello Pacifico: ogni anno tuteliamo centinaia di iscritti coinvolti in procedimenti disciplinari, ottenendo l'archiviazione degli addebiti contestati in oltre il 90% dei casi. Seguiamo il lavoratore in tutte le fasi dell’iter, assistendolo nell'analisi della situazione, nella redazione della memoria difensiva o nell'espletamento del contraddittorio con l'amministrazione. E nei casi sporadici in cui viene comminata una sanzione, forniamo la necessaria tutela legale per impugnarla innanzi al giudice del lavoro.

A dispetto dei luoghi comuni che vorrebbero fiaccata la forza del sindacato, la tutela dei lavoratori passa ancora per l’azione vincente delle organizzazioni sindacali: lo conferma arriva dai dati ufficiali dell’Ispettorato della Funzione pubblica sui provvedimenti disciplinari, resi pubblici in queste ore. Nel 2013, ultimo anno per cui è disponibile il dato, nei confronti di dipendenti pubblici si sono realizzati circa 220 i provvedimenti di licenziamento, a seguito di oltre 6.900 procedimenti disciplinari avviati.

Quasi metà dei licenziamenti, 99 su 220 (il 45% del totale), deriva da assenze ingiustificate o non comunicate per tempo; seguono 78 connessi a reati (il 36%), 35 per comportamenti non corretti verso i superiori o i colleghi, da negligenza e inosservanza degli ordini di servizio (il 16%). Completano il quadro quelle dovute al fenomeno delle attività extra-lavorative non autorizzate (7, pari al 3%). Se si guarda, sempre con riferimento all'attività dell'Ispettorato, ai diversi comparti, il maggior numero di licenziamenti si osserva per scuole (81), che però da sola detiene quasi un terzo dei dipendenti pubblici, seguita dai ministeri (66).

Vale la pena ricordare che i 220 licenziamenti effettuati riguardano una platea complessiva che supera 3,2 milioni di lavoratori pubblici: quindi stiamo parlando, sempre per sfatare un altro luogo comune sui lavoratori statali, dello 0,0001% di licenziati per motivi disciplinari. Certo, è vero che un procedimento su quattro (1.400 su 6.900) si conclude con sospensioni dal servizio, ma è pur vero che nel 75% dei casi la sanzione irrogata non è grave, rientrando nel semplice richiamo o nella multa. Davvero alto, invece, è il numero delle archiviazioni. Solo in pochi casi, invece, l’iter viene ‘congelato’ in attesa dell’esito del provvedimento giudiziario.

Anief ricorda, a tal proposito, che nello stesso periodo indicato da Palazzo Vidoni ha tutelato centinaia di iscritti coinvolti in procedimenti disciplinari, in prevalenza della scuola, ottenendo l'archiviazione degli addebiti contestati in oltre il 90% dei casi. Le contestazioni segnalate dall’amministrazione, spesso frettolosamente, ricadono in presunte violazioni del codice disciplinare dei dipendenti pubblici. Che però nella stragrande maggioranza dei casi non si dimostrano fondate. Il giovane sindacato non nasconde, inoltre, di aver ottenuto numerose archiviazioni per vizi formali nella comunicazione di contestazione degli addebiti che il dirigente scolastico o l'Ufficio scolastico regionale (che subentra per le ipotesi di addebito più gravi) invia all'interessato.

“Come organizzazione sindacale – ricorda Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – tuteliamo gli iscritti in tutte le fasi del procedimento disciplinare, assistendo l'interessato nell'analisi della situazione, nella redazione della memoria difensiva o nell'espletamento del contraddittorio con l'amministrazione. Inoltre, nei casi sporadici in cui viene comminata una sanzione, forniamo la necessaria tutela legale per impugnarla innanzi al giudice del lavoro, ove ne ricorrano le condizioni. Questa è la nostra forza e i risultati valgono più di ogni commento”.

                       
20 gennaio 2015                                                                                                  

Consumo di suolo, Cia: bene definizione nuovo testo base ddl. Ora avanti senza timori, legge in merito è necessaria e urgente

La Cia dopo l'approvazione a larga maggioranza da parte delle commissioni Agricoltura e Ambiente a Montecitorio: perdere terreno agricolo vuol dire colpire l'economia del Paese aumentando l'import alimentare, oltre a mettere a rischio un patrimonio paesaggistico da 10 miliardi. Ma soprattutto incuria, cementificazione selvaggia e degrado contribuiscono ad accrescere i fenomeni di dissesto idrogeologico. Adesso serve una vera politica di difesa e conservazione del territorio, con il protagonismo degli agricoltori. 

 

Perdere terreno agricolo vuol dire, da un lato, aumentare la nostra dipendenza dall'estero nel capitolo agroalimentare -sottolinea la Cia- e, dall'altro, mettere a rischio un patrimonio paesaggistico che, tra il turismo rurale e l'indotto legato all'enogastronomia tipica, vale più di 10 miliardi di euro l'anno. L'estensione della superficie agricola è legata direttamente alla sicurezza alimentare, ma se da una parte cresce la domanda globale di cibo, dall'altra diminuiscono le terre coltivate. Una contraddizione che va fermata e affrontata, prima di tutto a livello nazionale".


E poi "una nuova attenzione al territorio oggi è assolutamente necessaria anche per motivi ambientali -ricorda la Cia-. La mancata manutenzione del suolo, il degrado, la cementificazione selvaggia e abusiva, l'abbandono delle zone collinari e montane dove è venuto meno il fondamentale presidio dell'agricoltore, contribuiscono a quei fenomeni di dissesto idrogeologico del Paese che sono alla base di tragedie anche recenti. E' ora di cambiare pagina, quindi, creando un futuro con più agricoltura e una politica territoriale veramente efficace".

sabato 17 gennaio 2015

Concorso a cattedra 2012 – Sentenza definitiva del Consiglio di Stato: ok ammissione tutti i laureati



Come aveva denunciato l’Anief che aveva invitato a presentare la domanda e a ricorrere al Tar Lazio. 

Il decreto annullato n. 641/12 è del Sovrintendente scolastico della Provincia autonoma di Bolzano, ma il principio ribadito si applica anche al concorso svolto in tutta Italia. 

Ora il Miur disponga lo scioglimento della riserva e autorizzi le assunzioni, anche per i candidati ricorrenti soglia 35, per evitare un nuovo commissariamento e nuove condanne alle spese. 

Già pronto il form on line di adesione al ricorso aggiuntivo per chiedere lo scioglimento della riserva e l’assegnazione del ruolo.

La sentenza n. 105/15 del Consiglio di Stato annulla la sentenza negativa di primo grado e dà ragione a una ricorrente che si era laureata in un periodo in cui non poteva prendere un’abilitazione, ovvero tra il 2009 e il 2011 quando i corsi SSIS erano chiusi e i corsi TFA non erano iniziati. Ma per i giudici d’appello - come aveva denunciato Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir il giorno dopo la pubblicazione del bando voluto dal ministro Profumo -, sono tutti i candidati laureati dopo il concorso del 1999 che hanno maturato il diritto a partecipare a un concorso che è stato indetto non tre anni dopo i termini previsti dalla legge ma tredici, cosicché sarebbe illegittimo, irragionevole, arbitrario, illogico e discriminante non attualizzare i termini transitori disposti dal D.M. 460/98 (laurea quadriennale entro il 2002, quinquennale 2003, sessennale 2004).

Grazie all’intuizione avuta dall’Anief, pertanto, ora tutti i giovani laureati che hanno superato le prove dell’ultimo concorso a cattedra e sono stati dichiarati idonei hanno diritto all’assunzione in ruolo, in vista proprio dello straordinario piano di assunzioni previsto dal Governo. Il Miur ne deve prendere atto, provvedendo subito allo scioglimento della riserva e all’immediata immissione in ruolo.

Ma al sindacato ciò non basta. Devono essere assunti anche tutti i ricorrenti che hanno contestato la soglia 35/50 alla prova preselettiva e tutti coloro che sono stati ammessi alle prove e le hanno superate in virtù di un provvedimento cautelare, perché la riserva è stata disposta dal giudice di primo grado proprio per il pregiudizio grave e irreparabile (periculum in mora) dovuto alla mancata immissione in ruolo dopo il superamento delle prove. Da ciò il diritto dei ricorrenti, seppur in fase cautelare, ad essere assunti e a vedersi confermato o negato tale diritto in esito alla definizione ultima del contenzioso.

ANIEF chiede al Miur di evitare quanto avvenuto nella vicenda coda-pettine, quando i nuovi ricorsi in tribunale, negli anni successivi, portarono al commissariamento del Ministero, a cospicui risarcimenti danni, assunzioni, conversioni di contratto e condanne alle spese per lite temeraria ai danni delle tasche dei cittadini.

Nel frattempo, ANIEF ha predisposto il form di adesione on line al ricorso aggiuntivo per lo scioglimento immediato della riserva e l’assegnazione del ruolo ai ricorrenti. Per una volta ci auguriamo prevalga il buon senso e il rispetto delle norme su un argomento su cui, peraltro, è stato accolto dal Governo un ordine del giorno come raccomandazione del Parlamento.

Per approfondimenti:

Le cartelle esattoriali prive di adeguata motivazione sono nulle

La Cassazione rigetta il ricorso di Equitalia e conferma la sentenza della Commissione Regionale Tributaria di Lecce che aveva statuito questo principio.

Le cartelle esattoriali prive di adeguata motivazione sono nulle. A ribadirlo l'ordinanza della sesta sezione civile della Corte di Cassazione n. 374 depositata il 13 gennaio 2015.

Con la decisione in questione, gli ermellini hanno rigettato i motivi esposti dall'Agenzia delle Entrate e da Equitalia ha confermato le precedenti sentenze di primo e secondo grado delle commissioni tribunali provinciali e regionali di Lecce che, in accoglimento delle eccezioni sollevate dal contribuente rappresentato e difeso in tutti i gradi di giudizio dall'avvocato Maurizio Villani, avevano annullato cartelle esattoriali prive di adeguata motivazione.

Il principio esposto dai giudici tributari e confermato dalla Suprema Corte di Cassazione, secondo Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", è importante perché tutti i contribuenti potranno impugnare le cartelle esattoriali prive di motivazione e difficili da interpretare.

venerdì 16 gennaio 2015

Divieto di sigarette elettroniche diventa legge a Big Island nelle Hawaii e potrebbe espandersi in tutto lo stato

In molti luoghi di Big Island nelle Hawaii, dove i consumatori di sigarette elettroniche potevano fumare sono ormai off-limits.Il sindaco Billy Kenoi Hawaii County ha firmato un disegno di legge che entrerà in vigore mercoledì 21 gennaio secondo il quale utilizzare sigarette elettroniche sarà illegale sulle spiagge, parchi provinciali, edifici pubblici e in tutti i luoghi in cui fumare tabacco è già vietato.

Si tratta di una questione controversa che vede opposte le parti interessate, e che potrebbe presto essere emanata in tutto lo stato.

Per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", si tratta di un'iniziativa forte che dovrebbe essere esportata anche nel Vecchio Continente ed in Italia per tutelare la generalità dei cittadini e non solo i "fumatori" di e-cigarettes, giacché in virtù del principio di precauzione in attesa di dati scientifici certi sui rischi connessi al loro utilizzo è opportuno che nei luoghi pubblici non sia ammessa questa pratica.

Lecce, 16 gennaio 2015   


PROTEZIONE CIVILE, ANCI: TESTO UNICO SIA PARTECIPATO E CONCEDA ADEGUATI STRUMENTI A SINDACI


Il sindaco di Siena Bruno Valentini: ''Il Testo Unico della Protezione civile sia occasione di un processo partecipato, allineando alle competenze e responsabilita' dei sindaci anche strumenti e risorse necessari. Fondamentale la esclusione dal Patto di stabilita' almeno degli interventi di somma urgenza''.

 

 

''In attesa della Riforma e del Testo Unico sulla Protezione civile, va rafforzata la collaborazione tra ANCI, Regioni e Dipartimento, prevedendo la realizzazione di nuove attivita' di supporto indirizzate in maniera specifica ai Comuni. A partire dal tema dei piani comunali di Protezione civile, e anche alla luce del riordino di competenze e di funzioni in atto per gli enti locali. Il Testo Unico della Protezione civile deve essere occasione di un processo partecipato, allineando alle competenze e responsabilita' dei sindaci anche strumenti e risorse necessari. Fondamentale poi e' l'esclusione dal Patto di stabilita' almeno degli interventi di somma urgenza''. Lo afferma il sindaco di Siena e presidente della commissione Protezione civile dell'ANCI, Bruno Valentini, che oggi a Roma ha preso parte al convegno  ''Quale servizio per la Protezione civile''.

Valentini ha inoltre sottolineato l'importanza della campagna nazionale sulle Citta' resilienti, ''che va dispiegata sul territorio e che faccia leva sulla partecipazione diffusa anche attraverso lo strumento della check-list di autovalutazione dei piani comunali di protezione civile nell'ambito della campagna internazionale delle Nazioni Unite 'Making cities Resilient'''.

Sempre in tema di messa in sicurezza del territorio, altrettanto prioritarie sono le risorse che il Governo ha previsto nel Decreto Sblocca Italia e che dovra' assegnare ai Comuni ''con un processo di partecipazione e collaborazione – auspica il sindaco Valentini - con i Comuni stessi, sia nella definizione delle priorita', sia soprattutto facendo in modo che siano escluse dai vincoli legati al Patto di stabilita' interno quelle risorse destinate a interventi di somma urgenza''.

Fra le altre priorita' ''non e' trascurabile quella relativa alle risorse del Fondo per la prevenzione del rischio sismico, su cui si registrano dei ritardi e una attuazione a macchia di leopardo tra le diverse Regioni. L'ANCI ha proposto di prevedere Accordi di attuazione in ogni Regione con le rispettive Anci regionali, cosi' da rendere piu' veloce l'impiego delle risorse''.

Al momento inoltre, avverte Valentini, ''non si riesce a definire nemmeno un unico sistema nazionale di classificazione e allertamento per il rischio idraulico ed idrogeologico, che superi il sistema attuale, fortemente regionalizzato''.

 

Roma, 16 Gennaio 2015

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