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martedì 31 marzo 2015

DDL RIFORMA SCUOLA – Inizia iter in Parlamento, ma non si risolve il problema del precariato



nlogoanief
Rimangono fuori dalle assunzioni e addirittura dalle supplenze tantissimi docenti abilitati, da anni impegnati nell'insegnamento su posti vacanti. Viene elusa la sentenza della Corte di Giustizia europea dello scorso 26 novembre. Via libera alla chiamata diretta incostituzionale. A rischio reggenze di migliaia di istituti e la governance delle scuole

Marcello Pacifico (presidente Anief e candidato al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione): non ha senso lasciare fuori dalle assunzioni coloro che fanno parte delle liste d'istituto o che si sono abilitati con TFA, PAS, diploma magistrale, cancellati o mai inseriti: hanno conseguito l'abilitazione con lo stesso percorso didattico e le stesse selezioni in entrata e in uscita. Sarebbe bastato realizzare un censimento dei posti effettivamente vacanti per accorgersi che circa l'80 per cento di quelli oggi conferiti al 30 giugno sono in realtà a tutti gli effetti liberi: quindi utili per le immissioni in ruolo. E, allo stesso, tempo ci sono una miriade di altri problemi che il ddl non solo non risolve, ma acuisce. Come l'assurdità della chiamata diretta, già cassata dalla Consulta nel 2013, in occasione di un altro tentativo maldestro: quello della Regione Lombardia.

Dopo un mese di attesa, il disegno di legge sulla Buona Scuola arriva in Parlamento: il documento, catalogato come n. 2994, è stato presentato dai Ministri Giannini, Madia, Padoan e denominato "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti. Il percorso per l'approvazione partirà nei prossimi giorni, già da giovedì ci saranno le prime audizioni presso la Commissione Cultura della Camera che ha accolto il testo. Sarà l'occasione per i parlamentari di comprendere i tanti limiti e le troppe storture del piano di riforma approvato un mese fa dal Consiglio dei Ministri.

La prima serie di modifica che occorre adottare riguarda il piano di assunzioni: se rimarrà così come licenziato dal Governo, infatti, saranno tantissimi, decine di migliaia, i docenti abilitati, da anni impegnati con continuità nell'insegnamento su posti vacanti, ad essere prima non assunti e presto anche espulsi dalla scuola. Perché l'articolo 12 del ddl parla chiaro: non potranno più andare dietro la cattedra i docenti precari che hanno lavorato più di 36 mesi.

Dando un'interpretazione davvero originale alla sentenza di fine novembre della Corte di Giustizia europea. La quale, invece, indicava ben altra strada: stabilizzare immediatamente tutti i precari che hanno svolto i tre anni di servizio, anche non continuativi, su posto vacante; fare altrettanto, in futuro, con coloro che vanteranno lo stesso diritto.

"Ancora una volta - commenta a caldo Marcello Pacifico, presidente Anief e candidato al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione – si fa scontare al personale precario la mancata organizzazione da parte dell'amministrazione scolastica e del Governo. Sarebbe infatti bastato realizzare un censimento dei posti effettivamente vacanti per accorgersi che circa l'80 per cento di quelli oggi conferiti al 30 giugno sono in realtà a tutti gli effetti liberi: quindi utili per le immissioni in ruolo. E, allo stesso, tempo ci sono una miriade di altri problemi che il ddl non solo non risolve, ma acuisce".

Rimane infatti in piedi il problema dei supplenti chiamati dalle graduatorie d'istituto, che sono abilitati come quelli inseriti nelle graduatorie ad esaurimento: né più né meno, in alcuni casi come per Scienze della Formazione Primaria, hanno conseguito l'abilitazione con lo stesso percorso didattico e le stesse selezioni in entrata e in uscita. Per non parlare di TFA, PAS, Diploma magistrale e altri abilitati, cancellati o mai inseriti. Come rimangono fuori dalle assunzioni tutti gli idonei dell'ultimo concorso Stesso copione per i docenti abilitati con i concorsi precedenti al 2012 non rinnovati e che aspirano ancora all'assunzione. Dai calcoli dell'Anief sono almeno in 70mila a rientrare in una di queste categorie.

Ma poi ci sono anche altri 44mila docenti che rimarranno a casa, senza essere assunti e con lo spauracchio di perdere la facoltà di fare supplenze, pur essendo inseriti nelle GaE. Come non c'è traccia della stabilizzazione di 10mila Ata, malgrado la comprovata presenza di altrettanti posti liberi derivanti da vacanze attuali e prossimi pensionamenti.

Nella Buona Scuola progettata dal Governo, inoltre, mancano regole eque per la mobilità dei tutti i neo-assunti: non solo si costringono a rimanere per almeno tre anni lontani da casa, ma anche a lavorare senza titolarità e su classi di concorso per cui non hanno l'abilitazione all'insegnamento. Allo stesso modo non si comprende l'allestimento di un organico funzionale che fa coprire le supplenze fino a 10 giorni a docenti presi a caso tra quelli a disposizione degli istituti. E che dire dalla mancanza di garanzie per l'assegnazione degli scatti di anzianità, bloccati per legge sino al 2018?

L'apice dell'irragionevolezza del disegno di legge, però, si raggiunge con la scelta di dare ai dirigenti scolastici la possibilità di attuare la chiamata diretta del personale precario, eludendo le graduatorie formulate in base a servizi e merito. Già la Regione Lombardia, con l'art. 8 della legge n. 2/2012, provò lo stesso colpo di mano. Salvo trovarsi davanti la sentenza, circa un anno e mezzo dopo, della Corte Costituzionale, la quale dichiarò illegittima quella norma locale che consentiva alle scuole di organizzare concorsi e reclutare insegnanti.

La sentenza, la n. 76/2013, relatore l'allora giudice Sergio Mattarella (oggi Capo dello Stato), depositata il 24 aprile 2013, accolse il ricorso presentato il 19 giugno 2012 dalla Presidenza del Consiglio. Per la Corte Costituzionale la chiamata diretta del personale insegnante è infatti "del tutto eccentrica rispetto all'ordinamento nel suo complesso", visto che "ogni intervento normativo finalizzato a dettare regole per il reclutamento dei docenti non può che provenire dallo Stato, nel rispetto della competenza legislativa esclusiva di cui all'art. 117" della Costituzione.

"Non si comprende – commenta ancora il presidente Anief – come mai oggi il Governo possa aver riformulato quel tentativo maldestro. Dal momento che il dirigente scolastico non è legittimato ad assumere nella scuola chi vuole lui. Se il Parlamento ha intenzione di mantenere in vista le disposizioni normative previste dal CdM, noi non ci stiamo: Anief annuncia sin d'ora che sta predisponendo una serie di ricorsi ad hoc, per contrastare sia la deriva di nepotismo sia tutte le altre novità illegittime previste dal disegno di legge".

 

Per approfondimenti:

Rivoluzione in arrivo: per i docenti niente più scatti di anzianità, saranno valutati da genitori e studenti

Svelato il bluff della Buona Scuola: risparmiare 12mila euro di scatti a docente

A febbraio il ddl sulla 'Buona scuola' e bozza nuovo contratto: il Governo punta sulla premialità senza il consenso della base

Stipendi, il Governo pensa di ridurre gli scatti dell'80%. Anief non ci sta e lancia hashtag #iocambiolascuola

Inizia mese cruciale, il 22 febbraio il Pd presenta la riforma che subito dopo arriverà in CdM: servono modifiche

La Buona Scuola - Anief non ci sta: servono modifiche al testo prima che arrivi in Consiglio dei Ministri

Il 17 marzo 2015 sciopero generale ANIEF del personale precario docente

Buona Scuola – Slitta ancora riforma in CdM? Per Anief è inaccettabile

#riformabuonascuola, si farà col disegno di legge: il grosso delle assunzioni slitta al 2016 (Tecnica della Scuola 10 marzo 2016)

Riforma. Assunzioni calano a 100mila, fuori gli idonei concorso (?) e dentro 10 mila abilitati con servizio delle GI (Orizzonte Scuola 11 marzo 2015)

Piano Governo, primo no dell'Anief: sbagliate le scelte e le assunzioni dovevano essere il triplo, confermiamo lo sciopero dei supplenti

Buona Scuola – Per 762mila docenti arriva la formazione obbligatoria: 50 ore di corsi, laboratori e lezioni on line

DL ENTI LOCALI: FASSINO, ADOTTARE SUBITO MISURE NECESSARIE PER TENUTA FINANZIARIA DEI COMUNI

La Conferenza Stato Citta' ha licenziato il riparto del Fondo di solidarieta' comunale con i relativi tagli e il riparto del contributo a carico delle Citta' metropolitane e delle Province. ''L'ANCI- sottolinea il presidente Piero Fassino - prendendo atto con senso di responsabilità dell'esigenza di procedere anche per assicurare la possibilita' di predisporre i bilanci, sottolinea le criticità che i criteri del riparto presentano per i piccoli Comuni, e anche per questo ribadisce con forza l'urgenza di adottare un decreto legge sulle questioni relative alla finanza locale, piu' volte ribadite dall'Associazione e in gran parte frutto di un percorso condiviso con il Governo''.

Da parte del presidente Fassino arriva anche un richiamo al Governo affinche' ''siano adottate  nei prossimi giorni le misure individuate dall'ANCI come indispensabili per assicurare la tenuta finanziaria e contabile dei Comuni e delle Citta' metropolitane''. Fassino, infine, richiama anche ''l'attenzione delle forze politiche e parlamentari per giungere rapidamente a questo risultato, condizione indispensabile per iniziare a lavorare ad una riforma della finanza locale nel 2016''.


Roma, 31 Marzo 2015

Taxi: audizione per mytaxi Italia all’Autorità Nazionale di Regolazione dei Trasporti di Torino

  

 
31-03-2015
 
Barbara Covili, General Manager mytaxi Italia, parteciperà la mattina di mercoledì primo aprile a una audizione presso l'Autorità Nazionale di Regolazione dei Trasporti.
 
La società mytaxi Italia ha ritenuto, infatti, essenziale richiedere di essere sentiti dall'autorità nazionale sulle annunciate necessità di modifiche alla normativa sul trasporto pubblico non di linea, per poter esprimere la propria posizione nell'ambito del dibattito in corso.
 
Come già accaduto durante l'audizione in Regione Lombardia, l'intervento presso l'autorità punta a offrire il punto di vista di una azienda che opera da anni legalmente in diversi paesi europei e che può già contare su 45.000 tassisti registrati e 10 milioni di utenti. Verrà sottolineato come in un settore importante come il trasporto pubblico non ci si possa dimenticare delle tutele per l'utenza, che sono attualmente garantite dalla legge in vigore ma messe in discussione da recenti fatti accaduti.
 
 
Ulteriori informazioni su : http://it.mytaxi.com/index.html

E-commerce con il bancomat da Aprile?

Firenze 31 marzo 2015. Da domani 1 Aprile -o comunque dai prossimi giorni- dovrebbe esser possibile usare la propria carta bancomat per gli acquisti su internet.
Il primo annuncio -formale- è datato Novembre 2014 (1) seguito da altri più informali (2) ma debitamente diffusi dai media, che precisano come data di attivazione del progetto la fine di Marzo.

La novità rappresenta uno dei primi passi di un piano strategico nazionale (3) messo a punto da Abi, Consorzio Bancomat, CBI e ABI Lab per dare sviluppo al sistema "mobile payments", ovvero ai micropagamenti e in special modo ai pagamenti effettuati con apparati mobili (smartphone, tablet), con lo scopo di aumentare in Italia (paese dove ancora il contante la fa da padrone) l'utilizzo del telefonino per pagamenti facili, sicuri e veloci anche col sistema "contact less", sfruttando la naturale tendenza in crescita di utilizzo del web per gli acquisti di beni e servizi.

Ma come dovrebbe funzionare?
Per quanto si è capito i possessori di bancomat dovranno prima di tutto abilitare la propria carta con la nuova funzione presso la propria banca, o munirsi di una nuova carta se quella posseduta non è compatibile col nuovo sistema.
Al momento della transazione (acquisto online) non sarà necessario digitare il PIN ma verrà dato modo di selezionare la propria banca al cui sito si verrà reindirizzati per accedere ed ottenere l'autorizzazione alla specifica operazione.

A livello teorico tutto chiaro, quindi. Ma ad oggi però sembra che il progetto non sia partito, non si trovano aggiornamenti, informazioni concrete né dettagli, e sembra che le banche non siano ancora pronte.

Vogliamo ipotizzare, memori della nostra esperienza, che si tratti solo di ritardi tecnici e quindi restiamo in attesa fiduciosi che presto i consumatori possano utilizzare il mezzo di pagamento largamente più diffuso e presente nei loro portafogli anche per acquistare beni e servizi online, senza doversi munire per forza di carte di credito o strumenti alternativi.

(1) Comunicato stampa del Consorzio bancomat del 19/11/2014: http://www.aduc.it/generale/files/file/allegati/2015/Comunicato-Consorzio-Bancomat-19-novembre-2014.pdf
(2) Annuncio di Sergio Moggia, Direttore Generale del Consorzio Bancomat: http://www.antevenio.it/blog/acquisti-online-il-bancomat-a-favore-dellecommerce/
(3) Progetto nazionale per sviluppare i pagamenti mobile del 18/11/2014: https://www.abi.it/Pagine/news/Al-via-progetto-nazionale-per-sviluppare-i-pagamenti-mobile.aspx

Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativ

lunedì 30 marzo 2015

730 precompilato. Costi aggiuntivi. Chi paga? Il contribuente, ovviamente

Firenze, 30 marzo 2015. Il modulo 730 precompilato sara' scaricabile online, dal prossimo 15 aprile dal web dell'Agenzia delle Entrate, da chi ha gia' una password per i servizi dell'Inps, oppure se la procurera' per l'occasione o si rivolgera' ad un professionista o un Caf. Era ora? In teoria, perche' in pratica… la soddisfazione del contribuente medio, allo stato dei fatti, puo' solo essere preoccupazione e scoramento per uno Stato che non riesce mai a far fronte alle cose apparentemente piu' semplici.
La base di questa nuova situazione dello Stato Pulcinella, e' che al contribuente il tutto verra' a costare di piu' e sara' piu' complicato.
Vediamo un po'.
- Se non si ha gia' la password, per procurarsela bisognera' fare domanda online, e solo successivamente il codice arrivera' per posta a casa. Sicurezza? Bah! In una rete in cui si vive e si transa con ogni tipo di password, affidarsi al "vecchio sistema postale" ci lascia perplessi, soprattutto per i tempi di attuazione di un'operazione che altrimenti sarebbe immediata. L'alternativa e' farselo scaricare da un professionista o da un Caf.
- Il 730 dovra' essere integrato con altri dati (il 70% dovra' farlo, come fa sapere il Fisco), per cui, a parte qualche super-esperto delle compilazioni in proprio, bisognera' rivolgersi ad un professionista o ad un Caf.
- la compilazione da parte di terzi comportera' la responsabilita' degli stessi di fronte al Fisco.
Centralita', quindi, per professionisti e Caf che sono investiti direttamente della responsabilita' del loro servizio, mentre la vecchia normativa prevedeva una responsabilita' indiretta (il contribuente che poteva rifarsi su di loro per un eventuale loro errore).
Gli scenari, per il contribuente che quasi sempre si rivolgera' a terzi, sono quindi di questo tipo:
- deresponsabilizzazione per i dati aggiuntivi a quelli inseriti dal Fisco, soprattutto per pagare meno tasse: se c'e' un errore, chi paga non e' lui.
- aumento dei costi di professionisti e Caf, che dovranno far fronte a questo nuovo investimento di responsabilita' con assicurazioni piu' costose rispetto alle attuali.
Bella pensata. Complimenti al Fisco.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

sabato 28 marzo 2015

Knox, Sollecito e Berlusconi. Una lezione per i giustizialisti

Roma, 28 marzo 2015. La Corte di Cassazione ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito dall'accusa di omicidio di Meredith Kercher.

In questo mese, inoltre, la Corte di Cassazione ha assolto, Silvio Berlusconi dall'accusa di concussione per induzione e prostituzione minorile nel processo Ruby.

Due sentenze, per fatti totalmente diversi l'uno dall'altro, che hanno ribaltato quelle precedenti, a conferma che, come dice la nostra Costituzione (articolo 27, 2° comma), l'imputato non e' considerato colpevole fino a sentenza definitiva.

Questo comma, pur nella sua semplicita' di interpretazione, non e' chiaro ai giustizialisti paesani, che considerano gia' colpevole chi riceve un avviso di garanzia il quale serve, come dice la parola stessa, a garantire chi e' indagato.

Dunque, si mettano l'animo in pace i nostri giustizialisti di turno, e tornino a scuola, a studiare la Costituzione della Repubblica Italiana che qualcuno definiva la piu' bella del Mondo.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc - Associazione per i diritti degli utenti e consumatori


Francesco Schittulli: ho creduto sin dal primo momento alla proposta del “Prestito ipotecario vitalizio”, adesso è diventata legge


La dichiarazione del candidato alla presidenza della Regione Puglia per il centrodestra, Francesco Schittulli

 

"Ho creduto in questo progetto sin dal primo momento, da quando, come Presidente della Provincia di Bari, mi fu chiesto dal Prof. Aurelio Valente di partecipare ai lavori del convegno sui temi dell'indebitamento e della vulnerabilità finanziaria delle famiglie italiane promosso dalla Provincia di Bari con la collaborazione della Commissione regionale ABI Puglia (Associazione Bancaria Italiana). Con il via libera del Senato alle nuove norme sul prestito ipotecario vitalizio, non posso che esprime grande soddisfazione per questa proposta che è stata accolta a pieni voti diventando  legge.

Si tratta di uno strumento finanziario che possiede un'importante ricaduta sociale. E'alternativo alla nuda proprietà perchè consente al proprietario di un immobile – che però abbia un'età superiore a 60 anni – di sottoscrivere un finanziamento sfruttando il valore immobiliare della propria abitazione, sulla quale viene applicata un'ipoteca. 

In tempi bui per le nostre famiglie costrette a soccombere alla crisi economica generale e al fallimento delle politiche regionali in termini di occupazione di quest'ultimo decennio, l'introduzione del prestito ipotecario vitalizio rappresenta sicuramente una boccata d'ossigeno che consentirà agli "over 60", in carenza di liquidità, di continuare a mantenere uno stile di vita dignitoso per sé ed i propri familiari sbloccando quella parte di patrimonio "immobilizzato" in abitazioni che può diventare una risorsa da impiegare per l'acquisto di beni e servizi".

venerdì 27 marzo 2015

PAESAGGIO, “SALTATE LIMITAZIONI PER CAVE E GEOTERMIA. SERVONO GARANZIE”


Chiurli (Democrazia Diretta), "Il maxiemendamento? Una maxi supercazzola"
Presentati subemendamenti per reintrodurre stop marmo sopra i 1200 metri e tutela falde e fiumi

Firenze, 27 marzo 2015

"Il maxiemendamento al Piano paesaggistico non è altro che una maxi supercazzola. Il Consiglio regionale dichiari apertamente se sta dalla parte dei toscani o delle lobby del cemento, del marmo e dell'energia". Il consigliere regionale Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta) attacca il nuovo testo del Pit, in discussione oggi in Aula e presenta tre subemendamenti alle parti modificate a seguito dell'incontro tra il Presidente Rossi e il Ministro Franceschini. 

"Il risultato delle 'giornate romane' – sottolinea Chiurli - non è altro che una revisione del drafting: si è messo in bella calligrafia quello che le lobby avevano annotato a margine del Piano. Sono saltate le limitazioni per cave e geotermia. Si apre di nuovo all'escavazione di marmo sopra i 1200 metri, alle costruzioni nell'alveo dei fiumi (basta che non siano a scopo abitativo) e allo sfruttamento indiscriminato della geotermia: sono infatti sparite tutte le limitazioni in questo ambito". 

Garanzie che il consigliere di Democrazia Diretta adesso vuole reintrodurre attraverso tre subemendamenti per "evitare ogni nuova estrazione di marmo sopra i 1200 metri, tutelare le falde acquifere e i reticoli idrografici nello sfruttamento della risorsa geotermica e mettere un freno a nuovi insediamenti estrattivi e produttivi nelle aree di pertinenza di fiumi e torrenti".
"Chiediamo che il Consiglio – conclude Chiurli – vada oltre alla retorica e alla campagna elettorale già in corso e prenda una posizione chiara: o si sta con le lobby o si sta con i cittadini".


REVISIONE CORPI POLIZIA - ANNAMARIA CANCELLIERI A MIX24 SU RADIO 24: “ACCORPARE FORESTALE E CARABINIERI”

Giovanni Minoli, a Mix 24 su Radio 24, intervista Annamaria Cancellieri, chiedendole il suo punto di vista sulla revisione dei corpi di polizia."È fondamentale perché ci sono moltissime duplicazioni di funzioni che andrebbero ridotte e accorpate, per avere una migliore efficienza". Ha qualche esempio da farmi? – chiede Minoli. "Si parla molto della forestale, della polizia penitenziaria, però bisogna ridistribuire le funzioni laddove sono in grado poi di  svolgerle bene. Credo che bisognerebbe andare a toccare la tecnica delle questioni. La forestale io la vedo molto bene legata sul territorio con i carabinieri che sono in periferia, o sono molto presenti in periferia, e hanno poi col Nas delle funzioni molto simili e ci potrebbe essere una potenzialità."

giovedì 26 marzo 2015

Unione Naz. Consumatori su Antitrust europeo che indaga su E-commerce

ANTITRUST UE APRIRÀ INDAGINE SU OSTACOLI A E-COMMERCE

 

UNC: BENE, BASTA CON LE CLAUSOLE VESSATORIE COME QUELLA DEL FORO COMPETENTE

 

L'Antitrust Ue aprirà un'indagine sul commercio online per verificare se alcune aziende ostacolano di proposito la vendita di merci transfrontaliera, ostacolando il libero scambio di merci.


"Per questo vanno rimossi tutti gli ostacoli che limitano le vendite transfrontaliere, come ad esempio la mancata applicazione del foro del consumatore per la risoluzione delle controversie o altre clausole vessatorie. Invitiamo l'Antitrust ad aprire una finestra anche sui pagamenti digitali.


Gli strumenti di pagamento sono ancora uno dei principali ostacoli allo sviluppo dell'ecommerce. E' ancora forte la percezione di insicurezza da parte dei consumatori, specie nei confronti dei pagamenti verso l'estero. La truffa dei bonifici esteri è un classico" ha concluso l'avv. Dona (segui @massidona su Twitter).

 

Tabella: Fatturato e-commerce (dati in milioni di euro)


Fatturato Tot

Turismo

Abbigliamento

Informatica

Assicurazioni

Editoria

2006

4107

1889,22

123,21

410,7

369,63

82,14

2007

5032

2666,96

150,96

503,2

402,56

100,64

2008

5754

3049,62

230,16

575,4

460,32

115,08

2009

5772

3001,44

346,32

577,2

461,76

173,16

2010

6779

3525,08

542,32

677,9

610,11

203,37

2011

8081

3878,88

808,1

808,1

808,1

242,43

2012

9565

4304,25

1052,15

956,5

1052,15

286,95

2013

11305

4748,1

1469,65

1243,55

1130,5

339,15

2014

13278

5311,2

1858,92

1593,36

1195,02

398,34

Fonte: dati "Osservatorio eCommerce B2c" elaborati da Unione Nazionale Consumatori

 




Codacons su strisce blu Consiglio di Stato

STRISCE BLU: DEPOSITATO APPELLO DEL COMUNE DI ROMA AL CONSIGLIO DI STATO

CODACONS: INVECE DI SVOLGERE DOVEROSA ISTRUTTORIA COMUNE VUOLE SOLO INCASSARE. INTERVERREMO NEL GIUDIZIO

Il Comune di Roma ha iscritto questa mattina il ricorso d'appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Lazio che ha annullato gli aumenti delle tariffe per le strisce blu della capitale, chiedendo ai giudici un decreto cautelare urgente.

Ne dà notizia il Codacons, promotore dell'azione al Tar che ha portato alla bocciatura dei rincari illegittimi.

"Uno strano modo di procedere quello del Comune – critica il presidente Carlo Rienzi – Anziché provvedere ad una nuova e doverosa istruttoria sugli aumenti e sentire il parere dei cittadini e del Codacons, il sindaco Ignazio Marino ha chiesto al Consiglio di Stato di ripristinare le nuove tariffe, dimostrando così l'interesse dell'amministrazione ad incassare attraverso rincari dichiarati ingiusti dal Tar".

"Ovviamente – prosegue Rienzi – saremo presenti anche al CdS, dove chiederemo ai giudici di rigettare il ricorso d'appello del Comune".

Pacchetto infrazioni di marzo: decisioni principali



Commissione europea - Scheda informativa
Pacchetto infrazioni di marzo: decisioni principali
Bruxelles, 26 marzo 2015
Con le decisioni sui casi d'infrazione adottate questo mese, la Commissione europea avvia varie azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dal diritto dell'UE. Le decisioni qui esposte, relative a molteplici settori, mirano a garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE nell'interesse dei cittadini e delle imprese.
La Commissione ha adottato oggi 89 decisioni, compresi 11 pareri motivati e 8 deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea. La Commissione procede inoltre ad archiviare alcuni casi in cui i problemi con gli Stati membri interessati sono stati risolti senza necessità per la Commissione di proseguire oltre nel procedimento.
Si riporta di seguito una sintesi delle principali decisioni. Per maggiori informazioni sui procedimenti di infrazione si rinvia alMEMO/12/12. Per maggiori informazioni su tutte le decisioni si rinvia al registro delle decisioni della Commissione sulle infrazioni.
1. Deferimenti alla Corte di giustizia
Occupazione: il BELGIO deferito alla Corte di giustizia per il suo rifiuto di accettare i certificati dei lavoratori affiliati in un altro Stato membro
La Commissione europea ha deciso di deferire il Belgio alla Corte di giustizia in considerazione del rifiuto opposto da tale paese al riconoscimento dei documenti attestanti che i lavoratori migranti versano i loro contributi al regime di previdenza sociale di un altro Stato membro. Essa ritiene che l'attuale legislazione belga violi il diritto dell'UE in quanto consente alle autorità nazionali di non riconoscere tali documenti e di assoggettare unilateralmente detti lavoratori migranti al regime di previdenza sociale belga.
I documenti in questione sono i cosiddetti "documenti portatili A1" rilasciati ai lavoratori temporaneamente distaccati in un altro Stato membro e alle persone che lavorano contemporaneamente in diversi paesi. Essi certificano che tali lavoratori versano i contributi di previdenza sociale nel paese che ha rilasciato tali documenti. Secondo un principio del diritto dell'UE, consacrato da una giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia, gli altri Stati membri sono obbligati ad accettare tali documenti a condizione che non siano stati ritirati o dichiarati invalidi dallo Stato membro che li ha rilasciati.
Al fine di evitare abusi o frodi esistono norme UE specifiche e chiaramente definite per accertare la validità di tali documenti. Tali norme fissano i termini entro i quali gli altri Stati membri sono tenuti a rispondere alla richiesta di verifica della validità di tali documenti e contemplano una procedura di conciliazione in caso di controversie.
[Per ulteriori informazioni: IP/15/4667- Christian Wigand – Tel.: (32-2) 296 22 53]
Energia: la Commissione deferisce l'UNGHERIA alla Corte di giustiziae propone la comminazione a tale paese di sanzioni pecuniarie per non aver recepito appieno le norme dell'UE in materia di efficienza energetica
La Commissione europea ha deciso di deferire l'Ungheria alla Corte di giustizia a seguito del mancato recepimento della direttiva in tema di efficienza energetica da parte di tale paese. Ai sensi di tale direttiva gli Stati membri dell'UE devono conseguire determinati obiettivi di risparmio energetico tra il 1° gennaio 2014 e il 31 dicembre 2020. A tal fine essi devono dotarsi di regimi obbligatori di efficienza energetica o adottare misure politiche mirate al fine di migliorare l'efficienza energetica in ambito domestico e nei settori delle costruzioni, dell'industria e dei trasporti. Gli Stati membri erano tenuti a recepire tale direttiva entro il 5 giugno 2014.
Nel deferire l'Ungheria alla Corte di giustizia, la Commissione ha proposto a quest'ultima di comminare una sanzione giornaliera di EUR 15 444. L'entità della sanzione è stabilita in funzione della durata e della gravità della violazione. In caso di condanna da parte della Corte, la sanzione giornaliera dovrà essere pagata dalla data stabilita nella sentenza fino al completo recepimento della direttiva. L'importo definitivo della sanzione giornaliera sarà deciso dalla Corte.
Vari procedimenti sono stati inoltre aperti nei confronti di altri Stati membri per mancato recepimento della direttiva sull'efficienza energetica. Un procedimento di infrazione in conseguenza della mancata notifica alla Commissione delle misure nazionali di attuazione della direttiva nel proprio ordinamento giuridico nazionale (scadenza: 5 giugno 2014) è stato aperto nei confronti di 27 Stati membri dell'UE (tutti tranne Malta). La Commissione continua a monitorare i progressi realizzati in sede di recepimento e di notifica e affronterà eventuali carenze in occasione delle prossime serie di decisioni sulle infrazioni. [Per ulteriori informazioni: IP/15/4668 - Anna-Kaisa Itkonen – Tel.: (32-2) 295 61 86]
Ambiente: la Commissione deferisce la GERMANIA alla Corte di giustizia riguardo alla centrale a carbone di Moorburg
La Commissione europea ha deciso di deferire la Germania alla Corte di giustizia a seguito della mancata applicazione da parte di tale paese delle disposizioni della direttiva sugli habitat in relazione all'autorizzazione di una centrale a carbone ad Amburgo/Moorburg. Il progetto in questione rischia di avere un impatto negativo su diverse specie ittiche protette, tra cui salmone, lampreda di fiume europeo e lampreda di mare, che passano accanto alla centrale nella loro migrazione dal Mare del Nord verso una trentina di siti Natura 2000 sull'Elba, a monte di Amburgo. Le specie sono messe in pericolo dal processo di estrazione dell'acqua utilizzata per raffreddare la centrale. In sede di autorizzazione della centrale, la Germania non ha proceduto a un'appropriata valutazione come richiesto dalla direttiva, né ha valutato processi di raffreddamento alternativi suscettibili di evitare la morte delle specie ittiche protette in questione.
[Per ulteriori informazioni:IP/15/4669- Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]
Ambiente: la Commissione deferisce il REGNO UNITO alla Corte di giustizia in conseguenza di carenze nella raccolta e nel trattamento delle acque reflue
La Commissione europea ha deciso di deferire il Regno Unito alla Corte di giustizia perché tale paese non garantisce un adeguato trattamento delle acque reflue urbane di 17 agglomerati. Gli Stati membri dell'Unione sono tenuti a predisporre adeguati impianti di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane in quanto le acque non trattate rappresentano un rischio per la salute dell'uomo, le acque interne e l'ambiente marino.
La legislazione dell'UE sul trattamento delle acque reflue urbane risale al 1991 e ha previsto ampi margini di tempo per la sua applicazione. Gli Stati membri avevano tempo sino a fine 1998 per adottare un trattamento più rigoroso delle acque reflue provenienti da agglomerati prima del loro scarico in aree sensibili, sino a fine 2000 per assicurare un adeguato trattamento delle acque reflue di grandi agglomerati che scaricano in acque non specificate e sino a fine 2005 per prevedere un adeguato trattamento per gli scarichi di agglomerati di medie dimensioni e per gli scarichi, provenienti da piccoli agglomerati, in acque dolci e in estuari.
[Per ulteriori informazioni:IP/15/4672- Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]
Ambiente: la Commissione europea deferisce il REGNO UNITO alla Corte di giustizia in merito alle emissioni di una centrale
La Commissione europea ha deciso di deferire il Regno Unito alla Corte di giustizia dell'Unione europea a seguito della mancata riduzione delle emissioni della centrale a carbone di Aberthaw in Galles. Le emissioni di ossidi di azoto (NOx) di tale centrale sono risultate superiori ai limiti ammissibili.
A norma della legislazione dell'UE sulle emissioni di grandi impianti di combustione, gli Stati membri erano tenuti a ridurre le emissioni di diversi inquinanti originati da centrali entro il 1° gennaio 2008. L'impianto di Aberthaw non ottempera alle prescrizioni della direttiva perché opera sulla base di un'autorizzazione che stabilisce il limite delle emissioni di NOx a 1200 mg/Nm3, rispetto al limite giuridicamente applicabile di 500 mg/Nm3 previsto dalla direttiva. La Commissione ha espresso le sue preoccupazioni dapprima in una lettera di costituzione in mora nel giugno 2013 e successivamente in un parere motivato nell'ottobre 2014.
[Per ulteriori informazioni:IP/15/4670- Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]
Ambiente: la Commissione deferisce la SLOVENIA alla Corte di giustizia per il mancato smaltimento di pneumatici usati altamente infiammabili
La Commissione europea ha deciso di deferire la Slovenia alla Corte di giustizia poiché tale paese non ottempera alle disposizioni della legislazione dell'UE in tema di rifiuti. La questione riguarda una discarica illegale a Lovrenc na Dravskem polju, in cui dal 2006 sono stoccate più di 40 000 tonnellate di rifiuti. Nel 2007 e nel 2008 in tale sito sono scoppiati grandi incendi.
Le discariche utilizzate in violazione della legislazione dell'UE sui rifiuti possono mettere in pericolo la salute dell'uomo e l'ambiente. Oltre al rischio di incendio, il sito è inadeguato a essere utilizzato come discarica a causa della sua vicinanza a una linea elettrica ad alta tensione e della presenza in tale area di una delle principali fonti di acque dolci del paese. La Slovenia ha accettato di affrontare il problema e di smaltire i pneumatici usati, ma il ritmo molto lento dell'avanzamento dei lavori ha indotto la Commissione a deferire la Slovenia alla Corte di giustizia.
[Per ulteriori informazioni:IP/15/4671- Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]
Fiscalità: la Commissione deferisce la GRECIA alla Corte di giustizia in merito all'imposizione fiscale sui lasciti testamentari a favore di organizzazioni senza scopo di lucro
La Commissione europea ha deciso di deferire la Grecia alla Corte di giustizia dell'Unione europea in considerazione delle disposizioni di tale paese in tema di imposizione sui lasciti testamentari a favore di organizzazioni senza scopo di lucro in un altro Stato membro dell'UE o in uno Stato del SEE.
La legislazione greca prevede un trattamento più favorevole per i lasciti a determinate organizzazioni senza scopo di lucro stabilite in Grecia rispetto a enti analoghi aventi sede in un altro Stato membro dell'UE o in uno Stato del SEE. Un'aliquota preferenziale dello 0,5% è accordata automaticamente a determinate organizzazioni non profit greche, mentre organizzazioni analoghe di altri Stati dell'UE o del SEE possono beneficiare di tale aliquota preferenziale unicamente se anche ai lasciti a favore di organizzazioni greche è riconosciuta in tali paesi un'aliquota preferenziale. Se tale condizione di reciprocità non è soddisfatta, l'aliquota dell'imposta applicabile varia tra il 20% e il 40%, in funzione del valore imponibile del cespite.
[Per ulteriori informazioni: IP/15/4674- Vanessa Mock - Tel.: (32-2) 295 61 94]
Fiscalità: la Commissione deferisce la GRECIA alla Corte di giustizia in merito all'esenzione discriminatoria dall'imposta di successione per la prima casa
La Commissione europea ha deciso di deferire la Grecia alla Corte di giustizia dell'Unione europea in relazione all'esenzione dall'imposta di successione per la prima casa applicabile esclusivamente ai cittadini dell'UE permanentemente residenti in Grecia.
La normativa greca agevola unicamente i contribuenti (eredi) che già risiedono in Grecia e che sono di norma cittadini greci. Per contro, essa penalizza i beneficiari che ereditano un bene immobile in Grecia ma risiedono in un altro paese e che sono normalmente cittadini non greci oppure sono cittadini greci che hanno esercitato i loro diritti fondamentali di lavorare, studiare o vivere all'estero.
[Per ulteriori informazioni: IP/15/4675- Vanessa Mock - Tel.: (32-2) 295 61 94]
2. Pareri motivati
Energia: la SPAGNA sollecitata ad applicare correttamente la direttiva sulle energie rinnovabili
La Commissione europea ha formalmente chiesto alla Spagna di applicare correttamente la direttiva sulle energie rinnovabili (2009/28/CE), in particolare per quanto riguarda i biocarburanti. La direttiva contiene disposizioni fondamentali per conseguire entro il 2020 una quota di energia da fonti rinnovabili pari al 20% dei consumi finali di energia e una riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990. Essa contempla inoltre importanti disposizioni che fissano obiettivi individuali per la quota complessiva di energia da fonti rinnovabili rispetto ai consumi finali di energia di ciascun paese e per il conseguimento di un obiettivo del 10% per la quota di energie rinnovabili nei trasporti. I biocarburanti possono essere utilizzati per conseguire tale obiettivo, ma devono rispettare vari criteri di sostenibilità: non possono essere prodotti in zone che presentano un elevato valore in termini di biodiversità, come le aree protette, o in zone che presentano un elevato stock di carbonio, come le foreste o le torbiere; inoltre devono consentire una riduzione significativamente maggiore di emissioni di gas a effetto serra rispetto ai combustibili fossili. Contrariamente a quanto previsto dalla direttiva, la normativa spagnola sospende l'applicazione dei criteri di sostenibilità in Spagna in vista del conseguimento dell'obiettivo nel settore dei trasporti. La normativa spagnola tratta inoltre in maniera differente le materie prime e i biocarburanti sostenibili di provenienza geografica diversa, senza che un simile trattamento sia giustificato. La Commissione ha affrontato problemi simili nei procedimenti di infrazione aperti per la Polonia e il Portogallo. Per maggiori informazioni in merito alla direttiva sulle energie rinnovabili si rinvia al sito della DG Energia. [Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen – Tel.: (32-2) 295 61 86]
Energia: l'UNGHERIA sollecitata a presentare il proprio piano d'azione nazionale in materia di efficienza energetica
La Commissione europea ha formalmente sollecitato l'Ungheria a presentare il proprio piano d'azione nazionale per l'efficienza energetica come richiesto dalla direttiva sull'efficienza energetica (2012/27/UE). Ai sensi della direttiva, ogni tre anni gli Stati membri devono elaborare piani d'azione nazionali per l'efficienza energetica in cui presentano le stime dei consumi di energia, le misure previste in tema di efficienza energetica e i miglioramenti che i singoli Stati membri dell'UE contano di realizzare. Finora l'Ungheria non ha trasmesso alla Commissione il proprio piano d'azione nazionale per l'efficienza energetica. Tale paese non è il solo a non averlo trasmesso: nemmeno la Slovenia e la Romania vi hanno finora provveduto.
Parallelamente la Commissione deferisce l'Ungheria alla Corte di giustizia dell'Unione europea a seguito della mancata attuazione da parte di tale paese della direttiva in tema di efficienza energetica (per maggiori informazioni cfr. IP/15/4668). Ulteriori informazioni sui piani d'azione nazionali per l'efficienza energetica. [Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen – Tel.: (32-2) 295 61 86]
Ambiente: la Commissione sollecita la REPUBBLICA CECA a intervenire in tema di inquinamento atmosferico
La Commissione europea sollecita la Repubblica ceca a ottemperare alla normativa dell'UE che impone agli Stati membri di limitare l'esposizione della popolazione alle polveri sottili (PM10) tramite la definizione di specifici valori limite da rispettare. Il particolato proveniente dalle emissioni dell'industria, del traffico e del riscaldamento domestico può causare asma, problemi cardiovascolari, cancro del polmone e mortalità precoce. Dagli ultimi dati della Repubblica ceca risulta che i limiti massimi giornalieri per tali particelle sono oltrepassati a Praga, Střední Čechy, Severozápad, Severovýchod (tranne nel 2008), Brno, Střední Morava, Moravskoslezsko e Ostrava/Karviná/Frýdek-Místek, con il superamento anche dei limiti annuali a Moravskoslezsko e Ostrava/Karviná/Frýdek-Místek. La Commissione ritiene che la Repubblica ceca non abbia adottato le misure che avrebbero dovuto essere già in atto dal 2005 per tutelare la salute dei cittadini e chiede a tale Stato membro di adottare provvedimenti lungimiranti, celeri ed efficaci per ridurre al minimo possibile il periodo di inottemperanza. L'odierno parere motivato fa seguito a un'ulteriore lettera di costituzione in mora inviata il 22 febbraio 2013. In caso di mancato seguito da parte della Repubblica ceca, la Commissione ha facoltà di deferire la questione alla Corte di giustizia dell'UE. [Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]
Ambiente: la Commissione sollecita l'ITALIA a migliorare la raccolta e il trattamento delle acque reflue
La Commissione europea sollecita l'Italia a migliorare la raccolta e il trattamento delle acque reflue provenienti da numerosi agglomerati di tutto il paese. Ai sensi della normativa UE, le città sono tenute a raccogliere e a trattare le acque reflue urbane in quanto le acque non trattate rappresentano un rischio per la salute dell'uomo e inquinano i laghi, i fiumi, il suolo e le acque costiere e freatiche. Secondo la legislazione dell'UE entro il 2005 doveva essere introdotto un trattamento secondario per tutte le acque reflue provenienti da agglomerati con un numero di abitanti equivalenticompreso tra 10 000 e 15 000 e per gli scarichi in aree sensibili, quali acque dolci ed estuari, provenienti da agglomerati con un numero di abitanti equivalenti compreso tra 2 000 e 10 000. Tale scadenza era il 2000 per tutti gli scarichi provenienti da agglomerati con un numero di abitanti equivalenti superiore a 15 000. Un trattamento più rigoroso doveva essere adottato entro il 1998 per tutti gli scarichi provenienti da agglomerati con un numero di abitanti equivalenti superiore a 10 000 e immessi in aree sensibili e nei relativi bacini drenanti. La Commissione ritiene che in Italia 817 agglomerati con un numero di abitanti equivalenti superiore a 2 000 non raccolgano né trattino adeguatamente le proprie acque reflue. Tra gli agglomerati più grandi figurano Roma, Firenze, Napoli e Bari. Alcuni agglomerati non rispettano inoltre l'obbligo di applicare un trattamento più rigoroso agli scarichi in aree sensibili. Sono interessati una ventina di enti locali tra regioni e province autonome: Abruzzo, Basilicata, Bolzano, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trento, Umbria, Valle d'Aosta e Veneto. L'Italia non rispetta inoltre l'obbligo di eliminare il fosforo e l'azoto dagli scarichi in 32 aree sensibili. Gli scambi di informazioni con l'Italia hanno confermato l'esistenza di quelle che la Commissione considera violazioni sistematiche degli obblighi UE. La Commissione ha pertanto emesso un parere motivato. Se non verranno adottate misure concrete per ovviare al più presto a tali carenze, la Commissione potrebbe adire la Corte di giustizia dell'Unione europea. [Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]
Ambiente: la Commissione sollecita la FRANCIA a migliorare le procedure per la valutazione strategica dell'impatto ambientale
La Commissione europea chiede alla Francia di assicurarsi che tutti i piani e i programmi suscettibili di produrre effetti significativi sull'ambiente siano adottati previa valutazione del loro impatto. La legislazione francese non prevede attualmente determinati obblighi in materia, in particolare non assicura una separazione delle funzioni tra l'autorità ambientale e l'autorità decisionale, i cui compiti sono attualmente espletati in alcuni casi da un unico ente. Una separazione delle competenze è essenziale per garantire che le autorità possano efficacemente formulare un giudizio indipendente. Un'altra carenza è rappresentata dall'incompletezza degli elenchi dei piani e dei programmi suscettibili di produrre effetti significativi sull'ambiente: la Commissione ritiene che gli elenchi attuali determinino esenzioni ingiustificate da valutazioni d'impatto strategiche. La lettera odierna rientra in un procedimento di infrazione che risale al 2009: anche se molti dei problemi inizialmente sollevati sono stati ora risolti, gli scarsi progressi realizzati sulle questioni ancora aperte hanno indotto la Commissione a emettere un parere motivato. La Francia ha due mesi di tempo per rispondere. Se la risposta non sarà soddisfacente, la Commissione potrebbe adire la Corte di giustizia dell'Unione europea. [Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]
Ambiente: la Commissione sollecita la SPAGNA a riconsiderare l'impatto ambientale del dragaggio del Guadalquivir
La Commissione europea chiede alla Spagna di usare cautela nel procedere al miglioramento dell'accesso marittimo al porto di Siviglia e di valutare i potenziali effetti negativi sui siti Natura 2000, compreso il parco nazionale di Doñana. Da un recente studio scientifico delle autorità spagnole è emerso che il dragaggio del canale navigabile produrrebbe gravi effetti negativi sulla forma e sulla biodiversità dell'estuario, con conseguente impatto sui siti naturali protetti nelle vicinanze. A norma della direttiva sugli habitat, qualsiasi piano o progetto che possa incidere significativamente su un sito protetto necessita di una "valutazione appropriata" delle sue implicazioni. La direttiva autorizza, nonostante conclusioni negative, la realizzazione di un progetto per ragioni di interesse pubblico prevalente, ma in tali casi sono necessarie misure compensative per garantire che sia tutelata la coerenza globale della rete Natura 2000. Poiché la Spagna non ha esaminato in dettaglio l'impatto del progetto o soluzioni alternative, prerequisito fondamentale secondo la direttiva, viene ora emesso un parere motivato. La Spagna ha due mesi di tempo per rispondere. Se la risposta non sarà soddisfacente, la Commissione potrebbe adire la Corte di giustizia dell'Unione europea. [Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]
Servizi finanziari: la Commissione sollecita l'ITALIA e l'ESTONIA ad attuare le norme dell'UE sui fondi di investimento alternativi
La Commissione europea ha formalmente sollecitato l'Italia e l'Estonia a recepire nel proprio ordinamento giuridico nazionale la direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi (2011/61/UE) e a notificarle le pertinenti misure nazionali di attuazione. La direttiva definisce il quadro regolamentare e di vigilanza per i gestori di regimi di investimento alternativi destinati a investitori professionali. Le norme europee armonizzate contenute nella direttiva sono intese ad accrescere la trasparenza delle attività dei gestori di fondi di investimento alternativi (GEFIA) e dei fondi da essi gestiti. La direttiva è stata recepita parzialmente da entrambi gli Stati membri. Nel caso dell'Italia non sono state ancora notificate importanti misure concernenti le condizioni di accesso e di autorizzazione dei gestori di fondi alternativi, nonché le norme sui depositari, sulla gestione e la commercializzazione di fondi alternativi e sulla vigilanza. Nemmeno l'Estonia ha notificato determinate norme applicabili all'autorizzazione di gestori di fondi alternativi, né le norme applicabili ai depositari. L'Italia e l'Estonia avevano tempo fino al 22 luglio 2013 per attuare la direttiva nel proprio ordinamento giuridico nazionale. La Commissione emette pertanto un parere motivato per entrambi i paesi. In caso di inottemperanza entro due mesi, la Commissione potrebbe decidere di adire la Corte di giustizia e di proporre la comminazione di una sanzione pecuniaria a norma dell'articolo 260, paragrafo 3, del TFUE. [Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock – Tel.: (32-2) 256 194]
Fiscalità: la Commissione invita il BELGIO a rendere conformi le proprie disposizioni in tema di imposizione dei dividendi
Attualmente, nelle situazioni transfrontaliere, le disposizioni fiscali belghe impediscono alle parti di una convenzione costitutiva di garanzie reali o di un prestito di detrarre dal reddito imponibile i redditi derivanti da strumenti finanziari ceduti, dati in garanzia o prestati.
La Commissione europea giudica tali disposizioni non conformi alla direttiva sulle società madri e figlie (direttiva 2011/96/UE del Consiglio, del 30 novembre 2011), la quale sancisce la non imposizione degli utili percepiti da una società madre provenienti da una società figlia avente sede in un altro Stato membro. Le autorità belghe sono invitate a modificare la legislazione in questione.
La richiesta è trasmessa in forma di parere motivato, in applicazione delle disposizioni dell'UE in tema di infrazioni. Le autorità belghe hanno due mesi di tempo per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di applicare correttamente la direttiva. In caso di inottemperanza, la Commissione potrebbe decidere di deferire il Belgio alla Corte di giustizia dell'Unione europea. [Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock – Tel.: (32-2) 256 194]
Fiscalità: IVA sui prodotti di origine agricola non destinati a uso alimentare o all'impiego nella produzione agricola
La Commissione europea sollecita la Francia ad applicare l'aliquota normale dell'IVA ai prodotti di origine agricola non destinati a uso alimentare o all'impiego nella produzione agricola.
La Francia autorizza infatti l'applicazione di un'aliquota IVA ridotta a determinati prodotti utilizzati nella fabbricazione di prodotti industriali non alimentari.
La richiesta è trasmessa in forma di parere motivato. Se non riceverà una risposta soddisfacente entro un termine di due mesi, la Commissione potrebbe decidere di adire la Corte di giustizia dell'Unione europea. [Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock – Tel.: (32-2) 256 194]
Trasporti: la Commissione sollecita la GERMANIA a migliorare la sicurezza nei porti
La Commissione europea ha sollecitato la Germania ad applicare correttamente nel Land Renania settentrionale-Vestfalia le norme dell'UE relative al miglioramento della sicurezza dei porti (direttiva 2005/65/CE). Il parere motivato odierno fa seguito a un'ispezione della Commissione dalla quale è emersa un'applicazione inadeguata di alcune delle prescrizioni, in particolare riguardo alle valutazioni di sicurezza dei porti. Tali norme costituiscono uno dei capisaldi della politica della sicurezza marittima, diretta a garantire un elevato livello di sicurezza in tutti i porti europei. La Germania ha ora due mesi di tempo per notificare alla Commissione le misure adottate per applicare pienamente le norme. In caso contrario la Commissione potrebbe decidere di adire la Corte di giustizia dell'Unione europea. [Per ulteriori informazioni: Jakub Adamowicz – Tel.: (32-2) 295 01 95]
3. Altre importanti decisioni
Servizi finanziari: la Commissione apre procedimenti di infrazione nei confronti di BULGARIA, UNGHERIA, LITUANIA e SLOVACCHIA sulle restrizioni imposte agli investitori riguardo ai terreni agricoli
La Commissione europea ha deciso in data odierna di chiedere formalmente a Bulgaria, Ungheria, Lituania e Slovacchia di comunicarle le loro osservazioni sulle rispettive leggi che disciplinano l'acquisto di terreni agricoli. Tali normative contengono varie disposizioni che, ai sensi del diritto dell'UE, possono essere considerate una restrizione della libertà di circolazione dei capitali e della libertà di stabilimento. Qualsiasi limitazione di tali libertà fondamentali sancite dal trattato devono essere debitamente giustificate e rispettare i principi di non discriminazione e di proporzionalità. Anche se agli Stati membri è concesso di stabilire norme proprie per la promozione dello sviluppo rurale e la salvaguardia della destinazione d'uso dei terreni agricoli, nonché al fine di evitare pressioni speculative sui prezzi dei terreni, ciò deve avvenire nel rispetto dei limiti stabiliti dal diritto dell'UE. [Per ulteriori informazioni: IP/15/4673 - Vanessa Mock – Tel.: (32-2) 256 194]
Annexe
MEMO/15/4666
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