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domenica 28 febbraio 2016

PARTE LA DISCUSSIONE PER UNA NUOVA LEGGE REGIONALE SULLA TRANSIZIONE ENERGETICA: ECOVILLAGGI ALL'IDROGENO E MOBILITÀ PULITA PER L'USCITA DALLE FONTI FOSSILI.

Domani parte l'iniziativa "Salviamo il Pianeta blu" il 26/27 e 28 febbraio a Cala Corvino Resort, Monopoli (Bari)

Al via la transizione energetica, verso le energie pulite, nella Regione Puglia. Durante la tre giorni "Salviamo il pianeta blu", organizzato dalla Fondazione H2U a Cala Corvino Resort (Monopoli) il 26, 27 e 28 febbraio, si terrà il primo appuntamento per la messa a punto di una legge regionale per la transizione energetica. «Carbon tax, miglioramento e efficientamento energetico dell'edilizia esistente, nuova edilizia ecologica, ossia che produce più energia di quella che consuma e veicoli puliti dovranno essere i capisaldi della nuova legge. - afferma Nicola Conenna, Presidente della Fondazione H2U - E sulla mobilità, che è il campo più difficile, bisognerà agire a 360 gradi. Bene la metanizzazione, si dovrà poi passare rapidamente ai motori elettrici, alle miscele con l'idrogeno e all'idrogeno che utilizza le celle a combustibile, realizzando le infrastrutture necessarie».

La soluzione, secondo Conenna, passa attraverso degli incentivi diretti ai territori che adottano un programma di energia "positiva" e la strategia a rifiuti zero. «In questo senso abbiamo già iniziato a dialogare con alcuni sindaci di Puglia e Basilicata e durante l'appuntamento di Cala Corvino si inizierà ad agire sulla fase operativa dell'Ecovillaggio all'idrogeno di Mola di Bari, discutendo la fase operativa del progetto», conclude Conenna. L'Ecovillaggio sarà inserito nel nuovo Pug (Piano urbanistico generale) di Mola di Bari e sarà supportato, nella progettazione, dal Politecnico di Bari.

Appuntamento il 26/27 e 28 febbraio presso la nostra sede di Cala Corvino Resort a Monopoli (Bari) per l'iniziativa "Salviamo il Pianeta blu", su questi temi secondo il programma allegato, nella quale saranno presentate le linee guida dell'Ecovillaggio, sarà presente il mezzo sperimentale a idrogeno H2M che durante questi due mesi farà un tour nazionale a supporto della campagna d'informazione sui referendum, lanciata da H2U.

PROGRAMMA

"SALVIAMO IL PIANETA BLU"

26 -27 - 28 FEBBRAIO  CORVINO RESORT MONOPOLI

 

VENERDÌ 26 FEBBRAIO

ORE 16,00 – LE TERRAZZE "SALA PANORAMA"

CONVEGNO

ECOVILLAGGIO ALL'IDROGENO

In collaborazione con AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI MOLA DI BARI e POLITECNICO DI BARI

LINEE GUIDA DELL'ECOVILLAGGIO

Presentazione di

NICOLA  CONENNA – Presidente H2U The Hydrogen University

Partecipano

GIANGRAZIO DI RUTIGLIANO  – Sindaco di Mola di Bari

GIANNI RUSSO  – Assessore del Comune di Mola di Bari delegato al progetto

ROSSANA SAPONARO  – Assessore Lavori Pubblici e Pianificazione Territoriale

RICCARDO AMIRANTE –  Delegato alla Comunicazione e Immagine Istituzionale del Politecnico di Bari.

ORE 18,30 Coffee break

NUOVO ARTIGIANATO DIGITALE: LE STAMPANTI 3D

In collaborazione con CNA BARI

Partecipa

LOREDANA CAPONE – Assessore Sviluppo economico Regione Puglia

PINO RICCARDI – Segretario CNA Bari

MARIO CITELLI – Responsabile Enterprise Europe Network

DIALOGO SUL CLIMA CHE CAMBIA

VITANTONIO LARICCHIA  –  Meteorologo Climatologo

NICOLA  CONENNA – Presidente H2U The Hydrogen University

VENERDì ORE 20,30 – LE TERRAZZE  "SALA POSEIDON"

CENA DI GALA

partecipa

GENNARO NUNZIANTE regista del film"QUO VADO" con CHECCO ZALONE

SABATO 27 FEBBRAIO

ORE 10,00 – LE TERRAZZE  "SALA PANORAMA"

CONVEGNO DIDATTICA

In collaborazione con SCUOLE PARTNER

ORIENTAMENTO  STUDENTI - FORMAZIONE FORMATORI - CAMPO SCUOLA ESTIVO

CLARA BIANCO –   Preside Istituto Carnaro Brindisi

GIUSEPPINA LOTITO  –   Preside Istituto Gorjux Bari

ELEONORA MATTEO –  Preside Istituto Tecnico Panetti di Bari

Liceo Virgilio di Vico del Gargano

I.I.S.S. Archimede Taranto

ITIS Pentasuglia Matera

Scuola Edile Taranto

SIGISMONDO MANGIALARDI –   Circolo velico lucano - Parco della Magna Grecia

GIAMPIERO DE MEO  – Fondazione H2U

ORE 16,00  LE TERRAZZE "SALA PANORAMA"

TOUR H2M 2016 E PROGETTI TERRITORIALI

Testimonianze

PADRE NICOLA PREZIUSO  – Fondazione CEM Taranto  cappellano dell'ILVA

DON FILIPPO LOMBARDI – Direttore Caritas Matera, già parroco di Scanzano Jonico

Partecipano

UNIVERSITà DI BARI – partner "Progetto H2M":

AUGUSTO GARUCCIO   –  Università di Bari – Fisica

ANGELO TURSI   –  Università di Bari - Biologia

UNIVERSITà DI SAN MARINO  partner "Progetto San Marino"

REFERENTI TERRITORIALI

NELLO BISCOTTI – Vico del Gargano

ANTONIO ARSENA – Brindisi

ORE 18,30 Coffee break

SINDACI:

PASQUALE MURGANTE   – Sindaco di Accadia

ROCCO LUIGI LEONE  – Sindaco di Policoro

ANTONELLO DE RUGGIERI   – Sindaco di Matera

GIANFRANCO LOPANE  – Sindaco di Laterza

IPPAZIO STEFANO   – Sindaco di Taranto

GIANGRAZIO DI RUTIGLIANO  – Sindaco di Mola di Bari

ORE 21,00 – LE  TERRAZZE "SALA POSEIDON"

"FESTA DEFOSSILIZZIAMOCI"

CON GRUPPO "STORIE DEL VECCHIO SUD" -  MUSICA POPOLARE PUGLIESE

DOMENICA 28 FEBBRAIO

ORE 10,00  LE TERRAZZE  "SALA POSEIDON"

PRESENTAZIONE LINEE GUIDA DISEGNO DI LEGGE DELLA TRANSIZIONE ENERGETICA  REGIONALE

Partecipano

NICOLA  CONENNA – Presidente H2U The Hydrogen University

ANTONELLA GALEONE  – Responsabile giuridico Fondazione H2U

GIAMPIERO DE MEO  – Direttore amministrativo Fondazione H2U

ANTONIO TREVISI – Consigliere regionale

ALFONSO PISICCHIO – Consigliere regionale

LUIGI MORGANTE  – Consigliere regionale

ORE 16,00  LE TERRAZZE  "SALA POSEIDON"

LANCIO CAMPAGNA REFERENDARIA FONDAZIONE H2U

TOUR REFERENDARIO H2M NO PETROLIO

ONOFRIO INTRONA  –  già  Presidente del Consiglio Regionale pugliese

ANGELO CONSOLI  – Presidente CETRI

SILVIA RUSSO  –  Comitato "No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili"

PINO MELE - Policoro No Scorie International

ANTONIO E FRANCESCO MELE Coordinamento studentesco Metapontino Lucano

VITTORIO FARELLA – Comitato "Chiudiamo la discarica Martucci"  -Mola

LILIANA DI GIACOMO  – Direzione nazionale Movimento Federalista Europeo

ORE 18,30 Coffee break

ORE 19,00   LE  TERRAZZE  " SALA PANORAMA"

SPETTACOLO TEATRALE "HAPPY SteamDead, MR.KING"ASSOCIAZIONE FORME DI TERRE

 

Legambiente: “Votare SI in Piemonte per dare un chiaro segnale anche contro le trivellazioni a terra”

Flash mob dei volontari di Legambiente a Novara 

“Il 17 aprile vota Sì per fermare le trivelle”

Gli attivisti dell’associazione in questi giorni hanno sensibilizzato la cittadinanza sull’importanza del referendum del 17 aprile



Tutti uniti al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare a votare SI per abrogare la norma (introdotta con l’ultima legge di Stabilità) che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa di non avere più scadenze.

È la richiesta che Legambiente ha lanciato anche a Novara - dove sta facendo tappa il Treno Verde, lo storico convoglio ambientalista realizzato con il Gruppo Ferrovie dello Stato italiane – con un flash mob per le strade cittadine e al mercato coperto.

“Ce la metteremo tutta per informare i cittadini sul quesito e sull’importanza della partita in gioco – afferma Serena Carpentieri, responsabile campagne di Legambiente -. È l’occasione per fare informazione sulla mancanza di una politica strategica sull’energia nel nostro Paese e parlare del futuro energetico. Vogliamo che il nostro Paese  prenda con decisione la strada che ci porterà fuori dalle vecchie fonti fossili, innovi il nostro sistema produttivo, combatta con coerenza l’inquinamento e i cambiamenti climatici, specie all’indomani degli impegni pressi alla Cop21. Il Governo scommette sul silenzio del popolo italiano, noi scommettiamo, invece, su tutti i cittadini che vorranno far sentire la loro voce e si mobiliteranno per il voto”.

Sebbene non ci sia il mare, il Piemonte non è affatto estraneo alle trivellazioni. Proprio nel novarese, a Trecate, lo scoppio di un pozzo petrolifero nel 1994 provocò una nube tossica responsabile della ricaduta di petrolio sulla cittadina ed i terreni circostanti, e sempre in provincia di Novara, a Carpignano Sesia, il 29 dicembre 2015 la Giunta regionale del Piemonte, su proposta degli assessori De Santis e Valmaggia, ha deliberato il parere negativo sul progetto di apertura di un pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, motivato con le potenziali ricadute sull’assetto socio-economico di un territorio particolarmente vocato alle produzioni agroalimentari e vitivinicole di pregio, oltre alla difficoltà di esprimere un compiuto parere sulla tutela delle risorse idriche.

“Questo non vuol dire, però, che il pericolo delle trivellazioni sul nostro territorio sia scampato definitivamente - dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta –  perché in Piemonte ci sono ben 16 aree con permesso di ricerca per gli idrocarburi ed è quindi sempre possibile veder sorgere nuovi impianti. Per questo votare SI al referendum del 17 aprile vorrebbe dire dare un chiaro segnale anche contro le trivellazioni a terra che minacciano il territorio piemontese”.

Far esprimere gli italiani sulle scelte energetiche strategiche che deve compiere il nostro Paese, in ogni settore economico e sociale, è la vera posta in gioco di questo referendum. Legambiente insieme al comitato nazionale “Vota SI per fermare le trivelle” si pone l’obiettivo di diffondere capillarmente informazioni sul referendum in tutti i territori e far crescere la mobilitazione, spiegando che il vero quesito è: “vuoi che l’Italia investa sull’efficienza energetica, sul 100% fonti rinnovabili, sulla ricerca e l’innovazione?”.

Il petrolio è una vecchia energia fossile causa di inquinamento, dipendenza economica, conflitti, protagonismo delle grandi lobby. Tutto il petrolio presente sotto il mare italiano basterebbe al nostro Paese per sole otto settimane, mentre già oggi produciamo più del 40% di energia da fonti rinnovabili. Fermare le trivelle è fondamentale anche per salvaguardare la vera ricchezza del mare italiano, cioè turismo, pesca e biodiversità. Promuovere, invece, un’energia pulita, rinnovabile, distribuita e democratica significa rispettare gli impegni che il nostro governo ha preso alla Cop21 di Parigi a fine 2015.

DDL Concorrenza: Energia. La posizione di Federconsumatori, Adusbef, Unione Nazionale Consumatori, Lega Consumatori, Adoc, Rete Consumatori Italia: (Codici, Casa del Consumatore e Assoutenti), Codacons


28 febbraio 2016

DDL Concorrenza: Energia. Lettera al Presidente del Consiglio e al Ministro dello Sviluppo Economico. No a una liberalizzazione di facciata che comporterà gravi oneri per i cittadini.



Signor Presidente del Consiglio,
Signora Ministro dello Sviluppo Economico,

le scriventi Associazioni intendono stigmatizzare con forza l'assetto della vendita di energia ai consumatori domestici che si sta delineando nella versione del DDL concorrenza oggi in discussione al Senato. Versione che risulta ulteriormente peggiorata rispetto al già pessimo testo delineato alla Camera.

Nelle scorse settimane è stata introdotta nella norma una nuova previsione, secondo cui i clienti che il primo gennaio 2018 non avranno scelto il proprio venditore verranno riforniti da un "servizio di salvaguardia".

Tale servizio verrà assegnato agli operatori privati "a condizioni che incentivino il passaggio al mercato libero". Il che, tradotto, significa "a prezzi molto alti". Da quello che apprendiamo in queste ore da fonti parlamentari, non si è fatto nulla per porre rimedio a quello che era stato definito - in privato – alle scriventi associazioni "un errore". Anzi, al danno si aggiunge la beffa. Il servizio di salvaguardia viene ridefinito servizio "universale a salvaguardia", stravolgendo il senso delle direttive e offendendo le famiglie consumatrici.

Egregio Presidente del Consiglio, il mercato libero è stato, fino ad oggi, poco o per nulla attraente per gli utenti domestici. Ne è prova il fatto che a tutt'oggi il servizio di maggior tutela rifornisce circa 25 milioni di clienti domestici e piccole imprese, contro i dieci del mercato libero.

Nel momento in cui scatterà l'assegnazione delle utenze ai fornitori, che se le aggiudicheranno tramite aste appositamente costruite per esprimere prezzi molto alti (oggi la salvaguardia può costare anche quattro volte il normale prezzo dell'energia), è altamente probabile che la misura riguarderà milioni di utenti. A voler essere ottimisti, almeno 10 milioni (dieci milioni!) di utenze, che corrispondono a circa 20 milioni di persone.
Attenzione, le Associazioni non sono contrarie al mercato.

Anzi, è il buon funzionamento del mercato all'ingrosso che ha garantito in questi anni prezzi dell'energia non troppo distanti da quelli di altri Paesi europei. Noi non identifichiamo il mercato solo con i problemi di fatturazione, le offerte sostanzialmente truffaldine, le campagne di marketing aggressive e invadenti o i contratti non richiesti, che pure oggi sono tra le principali cause di insuccesso del mercato libero.

Quello che è inaccettabile, invece, è che in nome di una liberalizzazione di facciata ci si stia predisponendo a prelevare soldi dalle tasche di milioni di cittadini per trasferirli nelle tasche di operatori che svolgeranno lo stesso servizio di prima, se non peggiore, a prezzi assolutamente immotivati. Una pratica che si estenderà ben presto al resto del mercato, per cui questo prezzo di salvaguardia diventerà il punto di riferimento.

Basterà infatti offrire poco meno di quel prezzo per accaparrarsi il cliente. I teorici della concorrenza ci dicono che nel lungo termine, a forza di limature, il prezzo scenderà. Quindi, il massimo che possiamo sperare è che, dopo molto lavoro, il prezzo torni al livello attuale. Complimenti per il brillante risultato.
Un risultato di cui gli utenti, che sono prima di tutto cittadini, terranno certamente in conto, al momento di valutare l'operato di questo Governo.


Firmato:
Federconsumatori
Adusbef
Unione Nazionale Consumatori
Lega Consumatori
Adoc
Rete Consumatori Italia: (Codici, Casa del Consumatore e Assoutenti)
Codacons


Terra! Onlus vota si al referendum del 17 aprile

Da Roma l'appello per dire no alle trivelle con gli ortisti comunitari dell'Appia antica.

Roma, 28 febbraio 2015 – Gli ortisti di Roma dell'Associazione Terra! Onlus sono entrati in azione, presso gli orti comunitari del progetto "Coltivare rappORTI" sull'Appia Pignatelli, per lanciare un forte appello in vista del referendum del 17 aprile.


Terra! Onlus sostiene che votare SI al referendum referendum contro le trivellazioni del 17 aprile sia un'occasione importante per respingere una strategia energetica completamente sbagliata e priva di futuro.

"Il 17 aprile andiamo tutti a votare SI per dire NO alle trivelle. Il governo incentiva le estrazioni di risorse fossili scarse e fa di tutto per affossare le energie rinnovabili, causando la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro.

Nel bel mezzo di una crisi energetica di portata internazionale, come quella attuale, con la maggioranza dei paesi europei e non che stanno investendo massicciamente in energia rinnovabile per uscire dalla suddetta crisi, il governo Renzi fa la sua "corsetta" al petrolio e al gas autorizzando lo sfruttamento di giacimenti petroliferi offshore che garantirebbero la sussistenza energetica del nostro paese per poche settimane, fregandosene dell'impatto ambientale sull'ecosistema marino, dato dagli sversamenti e dai bombardamenti sui fondali marini alla ricerca del petrolio (airgun), e guardando di riflesso al passato invece che al futuro energetico di questo paese." - ha dichiarato Fabio Cicontepresidente di Terra! Onlus.


foto: gli orti comunitari

sabato 27 febbraio 2016

Imposta/canone Rai. Lottare per abolirlo, non evaderlo


Firenze, 27 Febbraio 2016.   A due mesi dall'entrata in vigore della legge di stabilità e a due settimane di ritardo nell'emanazione del decreto attuativo e del provvedimento che indicherà come autocertificare di non avere una TV (doveva essere emanato entro il 15 febbraio), web e media si sbizzarriscono sulle soluzioni possibili per evadere l'imposta, da una parte, e su come farla "cadere" a colpi di magistratura dall'altra. 
Partiamo da quest'ultimo tema con una considerazione generale. Dal 1938 ad oggi sul canone RAI i massimi organi del sistema giudiziario italiano si sono pronunciati molte volte confermandone la legittimità, difficile che oggi possa accadere il contrario. Da qualche giorno viaggiano in Rete varie proposte, per portare l'affaire canone alla Corte Costituzionale o in Cassazione (entrambe, come dicevamo, si sono pronunciate confermandone la liceità): 
- Il canone è illegittimo perché è una tassa espropriativa, in quanto dopo pochi anni l'importo pagato di imposta supera il valore del bene; 
- Il canone è illegittimo perché in realtà è una tassa sul servizio televisivo, non sul possesso della tv;
- Il canone e una tassa ingiusta perché chi ha tante TV paga come chi ne ha una sola;
- La riscossione del canone in bolletta è ingiusta perché con le bollette non si pagano le tasse.

Attenzione, di questi quesiti - qui sommariamente enunciati - tutti tranne l'ultimo sono preesistenti al canone RAI in bolletta: era così anche nel 2000, nel 2010, nel 1980. Ma sembra che qualcuno si sia svegliato ora, forse perché prima evadere era più facile, e quindi non si lottava per un principio se l'obbligo si  poteva aggirare. 
Pregevoli tentativi sui quali forse si pronunceranno i giudici, con i tempi noti della giustizia italiana (quanti canoni avremo pagato nel frattempo?), a nostro avviso confermando quello che da decenni è il loro orientamento. 
E c'è anche la proposta di class action, in effetti ci chiedevamo come mai ancora nessuno avesse ceduto a questa tentazione. Non si possono fare class action tributarie, al più è proponibile un unico ricorso cumulativo da parte di diversi contribuenti, che è altra cosa. Ma chiamarlo class action, mediaticamente, attira di più.
Ciò per dire che il canone RAI a nostro avviso non va combattuto a colpi di azioni giudiziarie che prevedibilmente falliranno, con gran spreco di energie di chi ci si impegna e disillusione di chi ci aveva creduto. 
Il canone Rai è una questione politica. È una di quelle uscite di denaro pubblico strettamente strumentali al potere, come il vitalizio ai parlamentari e il finanziamento pubblico ai partiti e i suoi derivati. Tutti argomenti di campagna elettorale delle opposizioni, per i quali le maggioranze di qualsiasi provenienza non hanno orecchie. 
Ne è la riprova l'uso dei soldi per i gruppi parlamentari spesi per riempire le città di manifesti sui successi del biennio Renzi; ne é prova (al pari dei suoi predecessori) l'attuale presidente del consiglio, che pochi anni fa ad una manifestazione fiorentina nota ormai come Leopolda, poneva fra i 100 punti da realizzare  per fare un'Italia migliore, la privatizzazione della RAI e l'esclusione dei partiti politici dalla gestione della televisione pubblica.

Il canone continua ad esistere (non ci si abbagli da 13 euro in meno rispetto all'anno scorso) e il potere del governo sulla RAI è più intenso di prima. Le maggioranze parlamentari di tutti i tempi hanno difeso e rafforzato l'assoggettamento al potere della tv, potente strumento attraverso il quale condizionare la vita civica, economica, politica e culturale del Paese, e non smetteranno ora. 

 Quindi che si fa? Tutti arresi? No, il consenso elettorale tanto caro alle maggioranze può costringere le stesse a tornare indietro? Aduc si impegna da anni (1), con una petizione (2) ad oggi firmata da più di 200.000 persone. 
E i metodi suggeriti da web e media per evadere il canone Rai nulla hanno a che vedere con la disobbedienza civile. 
Il metodo più esplicito che abbiamo letto suggerisce l'invio dell'autocertificazione di mancato possesso seguita, il giorno dopo, dall'invio (con la complicità di qualcuno) di un contratto di cessione della tv recante data certa. In questo modo l'autocertificazione sarebbe veritiera per il giorno in cui si è firmata. Un consiglio da azzeccagarbugli: le normative attuative sicuramente prevederanno che in caso di mutamento delle circostanze dichiarate, l'autocertificazione debba essere rinnovata. 

L'invito all'evasione "attrae" -perché è la tipica soluzione italiana alla "fatta la legge trovato l'inganno"- ma non ci sembra un bel messaggio. 
Prima di tutto perché l'evasione fiscale non è la soluzione, violare la legge non è la soluzione.
Secondo. perché ci si espone a recuperi di crediti erariali con sanzioni economiche, prima che penali. 
L'autocertificazione con sanzione penale per il mendacio è un deterrente per onesti, perchè oggettivamente una condanna penale per la mancata autocertificazione è alquanto improbabile per tanti motivi: la prescrizione dei reati, la possibile assoluzione per particolare tenuità del fatto, l'intasamento delle Procure della Repubblica che si occupano di cose ben più importanti. 
Tutto ciò deve incoraggiare ad evadere? 
No, in uno Stato di diritto quando una legge è insensata non la si ignora o evade, la si cambia. 
E -soprattutto- ci si impegna per cambiarla. 
I presupposti ci sono: a partire dalla considerazione di un referendum in cui -alcuni anni fa e ovviamente mai rispettato- gli elettori si espressero a favore di un'ipotesi di privatizzazione della Rai. E con un'altra considerazione/domanda: perche' il servizio pubblico d'informazione radiotelevisiva deve essere in abuso di posizione dominante, in un mercato dove i suoi concorrenti vivono solo di abbonamenti (veri e non travestiti da imposte) e pubblicita' e non hanno i soldi dei contribuenti?

Qui il canale web dell'Aduc dedicato all'imposta/canone Rai: http://tlc.aduc.it/rai/

(1) http://tlc.aduc.it/rai/
(2) http://tlc.aduc.it/petizioni/firma/id/6

Emmanuela Bertucci, legale Aduc


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Accordo UE-Regno Unito: vantaggio da ambo le parti con permanenza UE

I leader dei principali quattro gruppi politici del Parlamento europeo hanno accolto l'accordo tra UE e Regno Unito come un'offerta al popolo britannico per rimanere nell'UE, pur sottolineando, alcuni, che si tratta di un voto "dentro o fuori", e non di una nuova fase dei negoziati.

 

Durante il dibattito in Plenaria sulle conclusioni del recente vertice UE, alla presenza del Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e del Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, molti deputati del Regno Unito hanno espresso opinioni a favore e contro l'appartenenza all'UE.

 

I deputati anche hanno discusso delle risposte dei Paesi UE alla crisi dei rifugiati, chiedendo con urgenza ai governi nazionali di agire in modo coordinato e trovare una soluzione durante la riunione straordinaria del Consiglio europeo con il governo turco prevista per marzo.

 

È possibile vedere le registrazioni video dei singoli interventi:

 

Donald TUSK, Presidente del Consiglio europeo

 

Jean-Claude JUNCKER, Presidente della Commissione europea

 

Manfred WEBER (PPE, DE)

 

Gianni PITTELLA (S&D, IT)

 

Ashley FOX (ECR, UK)

 

Guy VERHOFSTADT (ALDE, BE)

 

Gabriele ZIMMER (GUE/NGL, DE)

 

Rebecca HARMS (Greens/EFA, DE)

 

Nigel FARAGE (EFDD, UK)

 

Marine LE PEN (ENF, FR)

 

 

Procedura: dichiarazioni di Consiglio e Commissioneesto




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Fine del segreto bancario a San Marino per i cittadini UE

Un accordo comunitario con la Repubblica di San Marino che renderà più difficile per i cittadini UE aprire conti bancari in tale Paese per nascondere capitali al fisco, è stato approvato giovedì dal Parlamento. In base all'accordo, dal 2017 l'Unione europea e San Marino si scambieranno automaticamente le informazioni sui conti finanziari dei reciproci residenti.

 

L'UE e San Marino avevano raggiunto un accordo nel mese di dicembre scorso per reprimere le frodi e l'evasione fiscale. Le informazioni saranno scambiate non solo sul reddito, come interessi e dividendi, ma anche sui saldi e sui proventi della cessione delle attività finanziarie.

 

L'accordo garantisce che San Marino applicherà misure più restrittive, equivalenti a quelle in vigore dal marzo 2014 nell'Unione Europea. L'accordo è anche conforme allo standard globale 2014 sullo scambio automatico d'informazioni sui conti finanziari promosso dall'OCSE.

 

Le amministrazioni fiscali degli Stati membri UE e di San Marino potranno:

 

  • identificare in modo chiaro ed inequivocabile i contribuenti interessati,
  • amministrare e far applicare le loro legislazioni fiscali in situazioni transfrontaliere,
  • valutare la probabilità di evasioni fiscali perpetrate e
  • evitare ulteriori indagini non necessarie.

 

L'accordo, approvato con 607 voti a favore, 22 contrari e 18 astensioni, entrerà in vigore il primo gennaio 2017.

 

 Procedura: consultazione



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Intensificare la lotta contro il traffico di animali da compagnia

Il Parlamento europeo ha approvato giovedì una richiesta di istituire un meccanismo di condivisione a livello UE dei dati sulla registrazione di cani e gatti, al fine di combattere il commercio illegale degli animali domestici, spesso mal allevati e a rischio di diffusione di malattie. I deputati hanno affermato che il traffico di animali, inclusi quelli selvatici ed esotici, è sempre più legato alla criminalità organizzata e rappresenta un rischio per la salute pubblica.

 

TIl Parlamento europeo ha approvato giovedì una richiesta di istituire un meccanismo di condivisione a livello UE dei dati sulla registrazione di cani e gatti, al fine di combattere il commercio illegale degli animali domestici, spesso mal allevati e a rischio di diffusione di malattie. I deputati hanno affermato che il traffico di animali, inclusi quelli selvatici ed esotici, è sempre più legato alla criminalità organizzata e rappresenta un rischio per la salute pubblica.

 

In una risoluzione non vincolante, il Parlamento invita la Commissione a garantire che tutti gli Stati membri dispongano di un sistema compatibile per la registrazione di cani e gatti e a considerare la creazione di banche dati anche per gli altri animali domestici. I deputati ritengono che tale obbligo ridurrebbe le possibilità di falsificazione dei documenti e aiuterebbe a contrastare il commercio illegale, la tracciabilità dei focolai di malattia e la lotta al maltrattamento degli animali.

 

Nel testo della risoluzione si evidenzia che, sebbene molti Stati membri dispongano già di sistemi obbligatori per la registrazione degli animali domestici da compagnia, esistono differenze per quanto riguarda il tipo di informazioni registrate e gli animali soggetti a obbligo di identificazione e registrazione.

 

Lotta al commercio illegale degli animali domestici e selvatici

 

Il Parlamento chiede misure risolute ed efficaci per contrastare il commercio illegale di animali da compagnia, inclusi gli animali selvatici tenuti come animali da compagnia.

 

Animali maltrattati vittime del traffico illegale

 

Nella risoluzione si evidenzia che gli animali da compagnia oggetto di commercio illegale sono spesso allevati in cattive condizioni, hanno avuto una scarsa socializzazione e sono maggiormente esposti al rischio di malattie. Inoltre, il 70 % delle nuove malattie insorte negli esseri umani negli ultimi decenni sono di origine animale

 

La risoluzione è stata approvata per alzata di mano.

 

Contesto

 

Un progetto di legge sulla salute degli animali, concordato in modo informale dai deputati e dai ministri dell'UE nel giugno dello scorso anno, sarà probabilmente votato dal Parlamento in seconda lettura nel corso della sessione plenaria del 7-10 marzo.

 

Tale legislazione autorizza la Commissione europea a chiedere agli Stati membri di stabilire, ove necessario, una base di dati nazionale degli animali domestici, per assicurare una prevenzione efficace delle malattie e la tracciabilità in tutta l'UE. La legge, inoltre, già prevede l'obbligo di registrazione per tutti i proprietari e i venditori professionali di animali domestici.

 

Dibattito: giovedì 4 febbraio



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News dal Parlamento: Unioni Civili, una svolta storica per l'Italia

 

 
 

La svolta storica delle Unioni Civili

Articolo pubblicato su L'Unità (file PDF).

Raccontare la scelta di mettere la fiducia sulla Legge sulle Unioni Civili stralciando la stepchild adoption come un cedimento ad Alfano o uno spostamento a destra del PD, è una lettura che non tiene conto dei dati di realtà: è dimostrato che non è pensabile rimettere l'esito di questa discussione in mano a un movimento come i 5 stelle, che ha dimostrato di preferire segnare la distanza dal PD piuttosto che lavorare per approvare le unioni civili. Semplicemente si tratta di costruire le condizioni, nella maggioranza, per portare a casa un risultato, dopo che per anni ogni tentativo di realizzarlo, dai DICO in poi, è stato sconfitto in Parlamento. E' quello per cui si sta lavorando e non è un risultato qualsiasi ma quello del riconoscimento alle coppie omosessuali degli stessi diritti previsti dalla Cirinnà escludendo solo la stepchild.
Certo. Chiedere coraggio e disobbedienza, come fa anche Gad Lerner, ai parlamentari è una idea romantica ma priva di qualsiasi fondamento. Non basta testimoniare valori e idealità, serve riconoscere concretamente i diritti, serve approvare una legge senza che di nuovo le legittime aspettative di tanti vengano di nuovo frustrate in nome di una intransigenza sui principi astratta e improduttiva.

Maxi-emendamento sulle Unioni Civili

Il testo del maxi-emendamento sulle Unioni Civili è disponibile in file PDF.
Ognuno si faccia un'opinione.
Ma c'è il riconoscimento delle coppie omosessuali, è un passo avanti importante, ora continuiamo a lavorare per aggiungere ciò che manca.
Ma ora le coppie gay hanno i diritti sociali, di assistenza, previdenziali e all'anagrafe delle coppie sposate.

Maxi-emendamento 1.10000 sostitutivo del DDL 2081 (file PDF)»

Scheda esplicativa della Legge approvata»
I punti principali della legge (scheda a cura del Gruppo PD al Senato)»

Leggi tutto

  

 



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venerdì 26 febbraio 2016

Amministratori condominiali e corsi online. Ministero della Giustizia faccia chiarezza

Firenze, 26 febbraio 2016. Sono sempre più numerose le persone che ci scrivono per avere informazioni in merito alle corrette modalità di svolgimento dei corsi di formazione iniziale e di aggiornamento in materia di amministrazioni condominiali.
La frequenza ed il superamento di questi corsi è condizione necessaria per poter assumere incarichi di amministratore condominiale (eccezion fatta per i così detti amministratori interni che sono esentati). Uno scarno decreto del ministero della Giustizia (n. 140/2014) regolamenta lo svolgimento di questi corsi, che, per espressa previsione regolamentare, possono tenersi anche in modalità telematiche. Unico limite per i corsi online è l'esame finale che deve necessariamente svolgersi in una sede indicata dal responsabile scientifico del corso.
Tutto chiaro? Assolutamente no. Ci giungono sempre più spesso notizie da molti consumatori, il più delle volte documentate (la documentazione è al vaglio per valutare l'opportunità di un'azione giudiziale) che alcuni soggetti operanti nel campo della formazione professionale degli amministratori di condominio, sfruttando una nota del ministero della giustizia in risposta a dei quesiti di Confedilizia, propugnino come possibile sostenere anche l'esame in modalità telematica. Una pratica assolutamente illegittima che priva di ogni validità formale il corso di formazione. Poiché il decreto ministeriale n. 140 del 2014 non prevede controlli istituzionali sull'operato dei soggetti che erogano corsi, abbiamo chiesto ufficialmente al Ministero di intervenire con una propria nota che sia di supporto alle tante persone che si approcciano al mare magnum dei corsi di formazione iniziale (e periodica) per amministratori di condominio.
Riteniamo doverosa una chiara presa di posizione istituzionale a salvaguardia dei diritti degli utenti. Ai consumatori rinnoviamo l'invito a segnalarci tutti le situazioni dubbie che passeremo al vaglio per comprendere l'utilità di una loro segnalazione alle autorità competenti.

Alessandro Gallucci, legale Aduc



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IMU, TARI, TASI: le novità dal 2016

Firenze, 26 Febbraio 2016. La prima novità che riguarda tutte le imposte locali e quindi anche quelle comunali facenti parte della IUC (Imu, Tari e Tasi), è che per disposizione di legge (1) sono sospese leggi regionali e deliberazioni comunali che prevedessero aumenti rispetto al livelli 2015. Quindi, in sostanza, niente aumenti di aliquota: per il 2016 i Comuni devono deliberare ed applicare le stesse aliquote e tariffe del 2015. Costituiscono eccezione la tassa sui rifiuti (Tari) e, in generale, i Comuni che abbiano deliberato il dissesto o il predissesto finanziario (vedi D.lgs.267/2000).

Altre novità sono l'esenzione dalla Tasi (tassa sui servizi indivisibili) e dall'IVIE (tassa sulle case all'estero)  delle prime case, intese come case di abitazione principale e residenza anagrafica.
Riduzioni sia dell'Imu che della Tasi per le case locate con contratto a canone concordato (3+2, per studenti, transitori) e per quelle date in comodato a parenti in linea retta entro il primo grado; esenzioni Imu per le cooperative edilizie assegnate a studenti universitari e per gran parte dei terreni agricoli.

Vediamo i dettagli delle novità.
TARI - tassa sui rifiuti
E' l'unica imposta, quella sui rifiuti, che può subire aumenti per il 2016. La legge di Stabilità ha solo precisato che i Comuni possono continuare ad applicare fino a tutto il 2017 gli stessi criteri tariffari basati sulla quantità e qualità medie ordinarie dei rifiuti prodotti sulla base degli usi e la tipologia di attività svolta e del costo del servizio.
Si ricorda che per la Tari i calcoli del dovuto sono effettuati dal Comune che invia comunicazioni a casa con scadenze liberamente fissate. 

TASI - tassa sui servizi indivisibili
Esenzione per abitazione principale
Dal 2016 le case di abitazione sono esenti anche riguardo alla Tasi. Si intendono come tali le unità immobiliari di residenza anagrafica adibite ad abitazione principale dal possessore o dall'utilizzatore e dal suo nucleo familiare, con eccezione per quelle considerate "di lusso" (categoria catastale A1, A8 e A9).
Da chiarire che se l'utilizzatore fosse soggetto diverso dal proprietario, quest'ultimo dovrebbe pagare la Tasi nella misura percentuale fissata per il 2015 dal Comune (variabile dal 70 al 90%). In mancanza di questa specifica la tassa sarebbe dovuta nella misura del 90% a totale carico del proprietario.

Aliquote uguali al 2015
Confermate per il 2016 le aliquote Tasi 2015 e le eventuali maggiorazioni applicate dal comune (fino allo 0,8 per mille distribuito "a piacere" sulle aliquote base). Per le seconde case, quindi, colpite da ambedue le imposte, la soglia massima (Tasi+Imu) rimane all'11,40 per mille. 

Riduzione per immobili locati a canone concordato
L'imposta calcolata con l'aliquota base per gli immobili locati a canone concordato (contratti 3+2, per studenti, transitori) è ridotta al 75%. 

Aliquota ridotta per immobili destinati alla vendita (immobili-merce)
Per i fabbricati costruiti e destinati dall'impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati, l'aliquota e' ridotta allo 0,1% (1 per mille). I Comuni possono modificare la suddetta aliquota, in aumento, sino allo 0,25% (2,5 per mille) oppure in diminuzione fino all'azzeramento. 

Riduzione per immobili concessi in comodato a parenti in linea retta entro il primo grado
Come per l'Imu, anche per la Tasi dal 2016 la base imponibile è ridotta al 50% per le unità immobiliari concesse in comodato gratuito a parenti in linea retta entro il primo grado che le abitano. Ciò a condizione che l'immobile non rientri nelle categorie catastali considerate "di lusso", che il contratto sia registrato (anche se verbale) e che il comodante eventualmente possieda, oltre all'immobile dato in comodato, solo la propria casa di abitazione posta nello stesso Comune.
Una risoluzione ministeriale spiega che per quanto riguarda la Tasi il comodatario che abita l'immobile non deve pagare nulla (trattandosi di abitazione principale). Il comodante/proprietario invece deve pagare la Tasi calcolata sulla base imponibile ridotta al 50% applicando le aliquote previste dal Comune per il 2015, nella misura percentuale eventualmente fissata tra il 70 e il 90%. Se non fosse stata fissata alcuna percentuale quella applicabile è il 90% di legge.
(Vedi Risoluzione Ministero economia e finanze n.1DF del 17/2/2016).

IMU - imposta municipale 
Riduzione per immobili locati a canone concordato
Come per la Tasi, l'imposta calcolata con l'aliquota base per gli immobili locati a canone concordato (contratti 3+2, per studenti, transitori) è ridotta al 75%. Si ricorda che l'aliquota base dell'Imu è lo 0,76% variabile dai Comuni fino a massimo 0,3 punti percentuali.

Riduzione per immobili concessi in comodato a parenti in linea retta entro il primo grado
Dal 2016 le unità immobiliari concesse in comodato gratuito a parenti in linea retta entro il primo grado che le abitano non sono più assimilabili dai Comuni all'abitazione principale ma sono per legge beneficiate della riduzione del 50% della base imponibile.
Ciò a condizione che l'immobile non rientri nelle categorie catastali considerate "di lusso", che il contratto sia registrato (anche se verbale) e che il comodante eventualmente possieda, oltre all'immobile dato in comodato, solo la propria casa di abitazione posta nello stesso Comune. Per fruire di questo beneficio il soggetto passivo deve presentare un'apposita dichiarazione al Comune.

Esenzione per cooperative edilizie destinate a studenti universitari, anche non residenti
All'esenzione relativa alle unità immobiliari delle cooperative edilizie adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari è affiancata l'esenzione per quelle destinate agli studenti universitari (soci assegnatari), anche in mancanza del requisito della residenza anagrafica.

Terreni agricoli: nuove esenzioni 
Praticamente abrogata l'imu agricola che resta solo per i proprietari di terreni di pianura non coltivatori diretti o imprenditori professionali. La modifica rispetto al 2015 è conseguente all'eliminazione di vincoli di ubicazione dei terreni stessi.

IVIE - imposta sul valore degli immobili all'estero
Una parola anche sull'"imposta sul valore degli immobili situati all'estero" istituita dal 2011. 
Dal 2016 non si applica al possesso dell'abitazione principale e sulle pertinenze della stessa né alla casa coniugale assegnata al coniuge a seguito di separazione legale o annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio. 
Costituiscono eccezione le unità immobiliari considerate "di lusso" (categoria catastale A1 A8 e A9) per le quali comunque si applica l'aliquota ridotta dello 0,4% e la detrazione di 200 euro rapportati al periodo dell'anno di possesso e destinazione ad abitazione principale. Se i soggetti passivi che abitano la casa sono più di uno, la detrazione spetta a ciascuno proporzionalmente rispetto alla quota di possesso. 

IMPOSTA MUNICIPALE SECONDARIA
Un'ultima nota riguardo un'imposta mai attivata (doveva farlo dal 2014 al posto della Tosap, Cosap,ICP, etc.) istituita nel 2011 con l'Imu. Dopo alcuni rinvii è stata definitivamente abrogata.


Per approfondimenti si veda la scheda La nuova IUC (imposta unica comunale) comprendente IMU, TARI e TASI: una guida: http://sosonline.aduc.it/scheda/nuova+iuc+imposta+unica+comunale+comprendente+imu_22057.php

(1) Legge di Stabilità 2016 (legge 208/2015) art.1 comma 26. Per le modifiche Tasi art.1 commi 14/28/54; per le modifiche Imu ed Ivie art.1 commi 10/11/12/13/15/16/53.


Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo



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CODICE APPALTI: ANIEM, A RISCHIO TRASPARENZA PER GARE SOTTO 1 MILIONE

"Ci auguriamo che le anticipazioni e le bozze di Codice diffuse in queste ore non siano le stesse che si accingono ad essere approvate dal Consiglio dei Ministri.

Il combinato disposto della disciplina delle gare sotto soglia e della regolamentazione del sistema di qualificazione mettono a rischio la sopravvivenza di migliaia di imprese con effetti occupazionali devastanti.", dichiara Federico Ruta, direttore Generale di Aniem, l'associazione delle piccole e medie imprese edili, aderente a Confimi Industria.

Che aggiunge: "Se la scelta per le gare di importo inferiore a 1 milione di euro è quella della procedura negoziata con soli 5 inviti e la qualificazione, peraltro, affidata all'ente appaltante si rischia di destabilizzare un sistema produttivo senza fare alcuna selezione meritocratica.

Forse qualcuno dimentica che questo è un settore costituito da micro, piccole e medie imprese, che certo devono essere guidate e stimolate alla crescita, ma non estromesse dal mercato senza possibilità alcuna di partecipare."

"Siamo stati i primi, spesso soli, - conclude Ruta - a mettere in discussione la normativa vigente, le sue anomalie e distorsioni, l'inadeguatezza dell'attuale sistema di qualificazione, ma certo non si può pensare di affidare l'85% circa del mercato a procedure che poco hanno a che fare con la trasparenza e con la valorizzazione della professionalità".



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Unioni civili, voto Senato: delusione di Amnesty International Italia per le modifiche al testo

Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, ha espresso delusione per le modifiche introdotte nel disegno di legge adottato dal Senato giovedì 25 febbraio in materia di "regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze". 


"L'esclusione della possibilità di adottare i figli del partner, della cosiddetta stepchild adoption, rappresenta un passo indietro, una inaccettabile limitazione rispetto all'insieme dei diritti inizialmente riconosciuti, nel testo, alle famiglie costituite da persone dello stesso sesso e ai loro figli" - ha dichiarato Marchesi. 

"L'art. 30 della Costituzione stabilisce che è 'dovere e diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli'. Non si comprende come negare un riconoscimento giuridico alla condizione familiare dei minori figli di genitori dello stesso sesso, privandoli delle garanzie previste dalla stessa Costituzione, possa assicurare un'effettiva protezione dei minori coinvolti" - ha aggiunto Marchesi. 

"Amnesty International aveva ripetutamente fatto appello al Senato affinché il disegno di legge in discussione fosse approvato senza modifiche, se non migliorative. Pur riconoscendo che il testo approvato costituisce un primo passo in avanti verso il matrimonio egualitario, dobbiamo rilevare come l'Italia abbia, per il momento, perso un'occasione importante per attribuire pari diritti alle coppie omosessuali" - ha concluso Marchesi. 

                                                                             
Roma, 26 febbraio 2016





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mercoledì 24 febbraio 2016

SICUREZZA: BIANCO (ANCI), TRASFORMARE DDL IN DECRETO, CI SONO LE CONDIZIONI


"Trasformare in decreto legge il Ddl sulla sicurezza urbana. Vista la domanda di sicurezza dei cittadini, legata a rischi concreti, pensiamo ci siano tutte le condizioni di urgenza per procedere in tal senso". Lo afferma il presidente del Consiglio nazionale dell'ANCI e sindaco di Catania, Enzo Bianco, al termine della riunione di insediamento presso il Viminale dell'Osservatorio sulla sicurezza urbana.

"E' stato un incontro molto utile – afferma Bianco – e abbiamo ricevuto piena condivisione da parte del ministro Alfano rispetto alle nostre istanze. La valutazione ultima sull'opportunità di un decreto legge, ovviamente, spetterà al premier, sul quale confidiamo anche sulla base della sua grande attenzione al tema. Abbiamo anche chiesto di valutare l'opportunità di schierare, nelle zone con maggior disagio, un più alto numero di forse dell'ordine e contingenti militari rispetto a quelli già in servizio sulla base dell'operazione Strade sicure".

 

Roma, 24 Febbraio 2016

 



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Presentata alla Camera dei Deputati la petizione di Anp/Cia per chiedere l'aumento delle pensioni minime. Oltre 100 mila firme raccolte su tutto il territorio nazionale.

Oggi al Parlamento una delegazione di Anp-Cia, guidata dal vicepresidente nazionale vicario Cinzia Pagni e dal presidente nazionale Anp, Vincenzo Brocco, ha illustrato al vicepresidente Marina Sereni l'iniziativa. Pagni e Brocco: "situazione molto difficile per i pensionati, in particolare quelli delle aree rurali. Un problema che deve diventare priorità per l'azione di Governo. Marina Sereni: "l'aumento di 80 euro per le pensioni minime è proposta ragionevole".

 

            L'Anp -Associazione nazionale Pensionati della Cia, questa mattina alla Camera dei deputati ha illustrato la petizione per l'aumento delle pensioni basse. A ricevere la delegazione di Cia-Agricoltori italiani e Anp-Associazione nazionale pensionati il vicepresidente della Camera, Onorevole Marina Sereni.

            La raccolta delle firme -hanno spiegano Cia e Anp- è partita nel maggio scorso su tutto il territorio nazionale, con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica, il Parlamento, il Governo, i partiti, sono state raccolte oltre 100.000 le adesioni per chiedere al Governo: L'aumento delle pensioni minime; l'estensione del bonus di 80 euro ai pensionati al di sotto dei 1.000 euro mensili (oltre l'80 per cento dei pensionati iscritti all'Anp-Cia ha una pensione che oscilla da un minimo di 502 a 1.000 euro mensili); l'ampliamento delle aree esenti da tasse; una sanità pubblica più efficiente con la medicina integrata, anche per chi vive nelle zone rurali; interventi per la non-autosufficienza.

Un'iniziativa nata -hanno evidenziato Cinzia Pagni e Vincenzo Brocco- per richiamare le Istituzioni e le forze politiche su un tema centrale per la sostenibilità del tessuto sociale del Paese.

Per questo -ha spiegato Anp e Cia- si è ritenuto di non scendere in piazza ma di aprire un confronto costruttivo sulla situazione precaria nella quale tanti pensionati sono oggi costretti a vivere (parliamo di agricoltori, ex mezzadri, ex contadini, ex coloni, braccianti) donne, uomini che dopo una vita di lavoro nei campi percepiscono una pensione mensile chi si aggira intorno ai 500 euro, in molti casi una pensione integrata al minimo.

Dal canto, suo la vice presidente della Camera dei Deputati, Marina Sereni ha sostenuto la legittimità delle istanze contenute nella petizione proposta, valutando ragionevole la proposta di aumentare di 80 euro le pensioni minime. "Dobbiamo -ha evidenziato Marina Sereni- selezionare le priorità per affrontare, una per volta, le problematiche più urgenti del Paese. La questione dei pensionati indigenti, in generale, oltre a quelli svantaggiati che vivono nelle aree interne e rurali hanno la dignità di essere considerati un tema da mettere in evidenza nell'agenda politica del Governo.

La delegazione di Cia/Anp oltre a Cinzia Pagni e Vincenzo Brocco era composta da: Alberto Giombetti responsabile relazioni istituzionali per la presidenza della Cia, i vice presidenti di Anp, Giovanna Gazzetta, Alessandro Del Carlo,Valter Manfredi,Carmelo Travaglia, oltre alla coordinatrice di Anp Daniela Zilli e il presidente dell'Inac Antonio Barile.

                                                                                                                                                                                         24 febbraio 2016




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UNIONI CIVILI - Tonini (PD) a Mix24 su Radio 24: “Senato, maggioranza attuale unica possibile.” "Non possiamo continuare a illuderci che i grillini guardano a merito" "Trovata via d’uscita"

UNIONI CIVILI - Tonini (PD) a Mix24 su Radio 24: "Senato, maggioranza attuale unica possibile. Unioni civili lo dimostrano" - "Non possiamo continuare a illuderci che i grillini guardano al merito" - "Unioni civili, testo senza Stepchild. Trovata via d'uscita da labirinto"

 

UNIONI CIVILI 1 - Tonini (PD) a Mix24 su Radio 24: "Senato, maggioranza attuale unica possibile. Unioni civili lo dimostrano"

 

"Con questa operazione politica si conferma che la maggioranza possibile è quella attuale".  Lo afferma a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24 il senatore Giorgio Tonini, membro della segreteria del Partito democratico e "padre" dell'attuale testo Cirinnà 2 sulle unioni civili, sul tema dei numeri del Pd a Palazzo Madama, rispondendo alla domanda se con questa operazione politica si chiuda la possibilità di allargare la maggioranza. "Preferisco vederla in positivo, - prosegue Tonini - si rafforza e si consolida la maggioranza che c'è, che a quanto pare è l'unica possibile". E non ce n'è un'altra, chiosa Minoli.

 

UNIONI CIVILI 2 - Tonini (PD) a Mix24 su Radio 24: "Non possiamo continuare a illuderci che i grillini guardano al merito"

Per il Pd, dopo questa esperienza con i 5Stelle, chiusa ogni ipotesi di collaborazione con i grillini? "A me pare che errare humanum est, perseverare è diabolico, quindi non si può continuare a illudersi che i grillini guardino al merito. Loro vogliono, legittimamente peraltro, battere il Partito democratico e se possibile annientarlo e hanno quindi un disegno politico in testa. Fare accordi sul merito è quasi impossibile". Così risponde a Giovanni Minoli durante Mix24 su Radio 24 il senatore Giorgio Tonini, membro della segreteria del partito democratico e "padre" dell'attuale testo sulle unioni civili che sarà sottoposto a voto di fiducia.

 

UNIONI CIVILI 3 - Tonini (PD) a Mix24 su Radio 24: "Unioni civili, testo senza Stepchild. Trovata via d'uscita da labirinto"

 

"Abbiamo trovato una via d'uscita da un labirinto nel quale si rischiava di perdersi una legge importante, che il Paese aspetta da tanti anni". È soddisfatto della quadra trovata dal premier Renzi e dal Pd il senatore Giorgio Tonini, membro della segreteria del partito democratico e "padre" dell'attuale testo sulle unioni civili che sarà sottoposto a voto di fiducia, e lo conferma a Giovanni Minoli a Mix24 su Radio 24. Via la stepchild adoption, accordo blindato con Ncd e fiducia al maxiemendamento. Lei è soddisfatto?, chiede Minoli. "Io sì." Doveva essere una discussione aperta, con una maggioranza ampia; finisce con un accordo di maggioranza e un voto blindato.  Come si è arrivati a questo epilogo?, chiede Minoli. "È vero questo, d'altra parte in troppi hanno giocato col fuoco presentando in un primo momento centinaia, o addirittura migliaia, di emendamenti, o di voti segreti; non c'è stato da parte delle altre forze politiche un gioco limpido".



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Aborto. Entrato legalmente dalla porta ora riesce dalla finestra per tornare nell'illegalita'?

Firenze, 24 Febbraio 2016. L'aborto, reato contro la stirpe fino a quando la legge Fortuna lo fece diventare legale e fu anche confermato con un referendum popolare, non e' mai stato digerito dai genuflessi politici e professionisti medici. Che, in nome del diritto alla vita di uno zigote, hanno sempre voluto sacrificare e colpevolizzare le donne che vi fanno ricorso. In un contesto in cui, con un media del 70% di medici che si rifiutano di praticare l'intervento (con punte regionali anche oltre il 90%), l'aborto clandestino non e' mai stato sgominato. Soprattutto nei soggetti piu' deboli, come le donne piu' povere -e tra queste, essenzialmente le immigrate- che non si possono permettere il "turismo abortivo" tra una regione e l'altra, financo oltre i confini nazionali.
Un cittadino cosa si aspetta in questa situazione? Che tutto in qualche modo venga messo a posto. Invece no. Lo scorso 15 gennaio sembrava fosse stata fatta un intervento civile con la depenalizzazione dell'aborto clandestino… sembrava, per l'appunto: perche' se non si commette piu' un reato, lo scotto da pagare e' ora economico, fino a 5/10.000 euro.
Sentita al bar stamane: ma siamo pazzi? Infatti, se da parte delle non-turiste dell'aborto prima c'era un incentivo a denunciare chi praticava gli interventi illegalmente (la multa era di 51 euro), ora, chi glielo fa fare? E quindi i medici che operano clandestinamente continueranno a farlo, vedranno crescere le proprie clienti/vittime (non sono rari i medici obiettori in ospedale che poi, invece praticano interventi illegali in privato). Un grande passo di civilta' giuridica e umana come la legalizzazione dell'aborto (ancora in alto mare in Paesi in cui la civilta' cattolica continua ad imperversare anche come giuridica: vedi caso Zika in centro e sudamerica) che era stato fatto entrare dalla finestra, ora, grazie al Parlamento del 2016, viene fatto uscire dalla finestra per tornare ad incrementare l'illegalita'.
Fuoco di paglia? Non crediamo, visto quello che sta succedendo per il riconoscimento dei bimbi nella legge sul riconoscimento delle coppie di fatto e le relative ingerenze della Conferenza Episcopale Italiana. Un consiglio, anche a noi stessi: cominciamo a preparare gli idranti per spegnerlo sul nascere.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc



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RAPPORTO 2015-2016 DI AMNESTY INTERNATIONAL: DIRITTI IN PERICOLO, ASSALTO GLOBALE ALLE LIBERTÀ

Molti governi hanno sfacciatamente violato il diritto internazionale e stanno volutamente indebolendo le istituzioni che dovrebbero proteggere i diritti delle persone.

Salil Shetty, segretario del movimento globale, mette in guardia: "Non sono solo i nostri diritti a essere minacciati, lo sono anche le leggi e il sistema che li proteggono".

In occasione del lancio del suo Rapporto 2015-2016 (pubblicato in Italia da Infinito Edizioni), Amnesty International ha ammonito che la protezione internazionale dei diritti umani rischia di essere compromessa a causa di interessi egoistici nazionali di corto respiro e dell’adozione di misure draconiane di sicurezza, che hanno dato vita a un assalto complessivo ai diritti e alle libertà fondamentali.

"I diritti sono in pericolo, considerati con profondo disprezzo da molti governi del mondo" - ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

"Milioni di persone stanno patendo enormi sofferenze nelle mani degli stati e dei gruppi armati, mentre i governi non si vergognano di descrivere la protezione dei diritti umani come una minaccia alla sicurezza, alla legge e all'ordine e ai 'valori nazionali'" - ha aggiunto Shetty.

Una minaccia globale ai diritti umani
Secondo Amnesty International, un'insidiosa e strisciante tendenza sta mettendo in pericolo i diritti umani: i governi attaccano di proposito le istituzioni che hanno creato per proteggere i diritti di tutti, riducono i finanziamenti a esse destinati o le ignorano.

"Non sono solo i nostri diritti a essere minacciati, lo sono anche le leggi e il sistema che li proteggono. Oltre 70 anni di duro lavoro e di progresso umano sono a rischio" - ha sottolineato Shetty.

Gli organismi sui diritti umani delle Nazioni Unite, il Tribunale penale internazionale e meccanismi regionali come il Consiglio d'Europa e il sistema interamericano dei diritti umani sono minacciati da governi che cercano di sfuggire ai controlli sulla situazione interna dei loro paesi.

Diritti minacciati a livello nazionale
Nel 2015 molti governi hanno violato in modo sfacciato il diritto internazionale nel loro contesto interno: oltre 122 stati hanno praticato maltrattamenti o torture e 30 paesi, se non di più, hanno rimandato illegalmente rifugiati verso paesi in cui sarebbero stati in pericolo. In almeno 19 paesi, governi o gruppi armati hanno commesso crimini di guerra o altre violazioni delle "leggi di guerra".

Amnesty International mette in guardia anche da una preoccupante abitudine dei governi, che attaccano e prendono sempre più di mira attivisti, avvocati e altre persone che difendono i diritti umani.

"Invece di riconoscere il ruolo cruciale che queste persone hanno nella società, molti governi sono intenti a ridurre al silenzio le critiche e zittire i loro cittadini in violazione delle stesse leggi nazionali" - ha lamentato Shetty.

In parte, spiega Amnesty International, si tratta della reazione di molti governi alle minacce alla sicurezza cresciute nel 2015.

"La malconcepita reazione di molti governi alle minacce alla sicurezza nazionale si è tradotta in un attacco alla società civile, al diritto alla riservatezza e a quello alla libertà di parola. Siamo di fronte al palese tentativo di rendere i diritti umani parole sporche, di contrapporli alla sicurezza nazionale, alla legge e all'ordine, ai 'valori nazionali'. Per far questo, i governi hanno persino violato le loro stesse leggi" - ha proseguito Shetty.

Un disperato bisogno di rinvigorire le Nazioni Unite
Nel 2015, le Nazioni Unite e i loro uffici che si occupano di protezione dei diritti umani e dei rifugiati hanno sofferto gravemente a causa dell'ostilità e del rifiuto di cooperare da parte dei governi.

"Le Nazioni Unite erano state istituite per 'salvare le future generazioni dal flagello della guerra' e 'riaffermare la fiducia nei diritti umani fondamentali', ma sono più che mai in difficoltà di fronte alle enormi sfide attuali" - ha commentato Shetty.

Molti governi hanno ostinatamente bloccato le iniziative delle Nazioni Unite per impedire atrocità di massa o chiamare i responsabili a rispondere delle loro azioni, respingendo o screditando le raccomandazioni per migliorare la situazione dei diritti umani a livello nazionale.

Il conflitto della Siria è uno degli orribili esempi delle catastrofiche conseguenze, per i diritti umani, del sistematico fallimento delle Nazioni Unite nel tener fede al loro ruolo vitale nel rafforzamento dei diritti umani e del diritto internazionale e nel chiamare a rispondere i responsabili delle violazioni.

Il prossimo segretario generale, che verrà eletto durante il 2016 ed entrerà in carica nel gennaio 2017, erediterà un'organizzazione che ha raggiunto molti risultati ma che ha disperato bisogno di un nuovo vigore. Amnesty International chiede agli stati membri e al Consiglio di sicurezza di mostrare coraggio nel pensare a nuove riforme, a partire proprio dal modo in cui sarà eletto il nuovo segretario generale.

"Gli stati membri delle Nazioni Unite hanno quest'anno la storica opportunità di rinvigorire l'organizzazione, sostenendo un forte candidato al ruolo di segretario generale che abbia la volontà, la forza personale e la visione necessarie per respingere i tentativi degli stati di minacciare i diritti umani a livello nazionale e internazionale" - ha sottolineato Shetty.

Da questo punto di vista, secondo Amnesty International, il meccanismo di elezione dovrà essere equo e trasparente e assicurare che le opinioni dei candidati sulle più grandi sfide ai diritti umani che le Nazioni Unite si trovano ad affrontare siano conosciute e comprese.

Un appello ad agire
"Oggi il mondo sta affrontando molteplici sfide, create o prolungate nel tempo da governi che si perdono in giochi politici a spese delle vite umane. Milioni di rifugiati soffrono a causa della proliferazione dei conflitti e i gruppi armati attaccano deliberatamente le popolazioni civili e commettono altri gravi abusi" - ha dichiarato Shetty.

"I leader mondiali hanno il potere di impedire che queste crisi finiscano ulteriormente fuori controllo. I governi devono porre fine al loro assalto ai nostri diritti e rafforzare le difese che il mondo si è dato per proteggerli. I diritti umani sono una necessità, non un optional. Le sfide per l'umanità non sono mai state così grandi" - ha concluso Shetty.


Ulteriori informazioni
Nel 2015 Amnesty International ha documentato gravi violazioni dei diritti economici, sociali, politici e civili in molti paesi. Ecco un elenco, affatto esaustivo, di esempi di attacchi a livello nazionale ai diritti umani e alle istituzioni che dovrebbero proteggerli:
Angola: uso delle leggi sulla diffamazione e sulla sicurezza per intimidire, arrestare e imprigionare persone che avevano espresso pacificamente le loro opinioni; mancato rispetto delle raccomandazioni delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani.

Arabia Saudita: brutale repressione contro chi aveva osato chiedere riforme o criticare le autorità; crimini di guerra nella campagna di bombardamenti in Yemen; ostacolo all'istituzione di una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sui crimini commessi da tutte le parti coinvolte nel conflitto dello Yemen.

Burundi: sistematiche uccisioni e uso massiccio di altre tattiche violente da parte delle forze di sicurezza; tentativo di sopprimere la comunità dei diritti umani.

Cina: aumento della repressione contro i difensori dei diritti umani; adozione di leggi indiscriminate in nome della sicurezza nazionale.

Egitto: migliaia di arresti, anche nei confronti di chi aveva espresso critiche in modo pacifico, nell'ambito della repressione in nome della sicurezza nazionale; prolungata detenzione di centinaia di persone, senza accusa né processo; centinaia di condanne a morte.

Gambia: torture, sparizioni forzate, criminalizzazione delle persone Lgbti; totale rifiuto di cooperare con le Nazioni Unite e con gli organismi regionali per i diritti umani su questioni come la libertà d'espressione, le sparizioni forzate e la pena di morte.


Israele: mantenimento del blocco militare nei confronti di Gaza e conseguente punizione collettiva ai danni di 1,8 milioni di abitanti; mancato rispetto, così come da parte della Palestina, della richiesta delle Nazioni Unite di condurre serie indagini sui crimini di guerra commessi nel conflitto di Gaza del 2014.

Kenya: esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate e discriminazione contro i rifugiati nel contesto delle operazioni anti-terrorismo; tentativo di indebolire il Tribunale penale internazionale e la sua capacità di perseguire la giustizia.

Messico: grave situazione dei diritti umani, tra cui 27.000 sparizioni; dura reazione alle critiche delle Nazioni Unite sul massiccio uso della tortura, quasi completamente impunito nonostante l'aumento delle denunce.

Pakistan: risposta gravemente lesiva dei diritti umani all'orribile massacro della scuola di Peshawar della fine del 2014; uso incessante della pena di morte; sorveglianza e chiusura degli uffici delle Ong internazionali considerate "contro gli interessi" del paese.

Regno Unito: continuo uso della sorveglianza di massa in nome della lotta al terrorismo; passi indietro costituiti dal proposito di evitare lo scrutinio della Corte europea dei diritti umani.

Russia: uso repressivo di leggi sulla sicurezza nazionale e contro l'estremismo dai contenuti vaghi; azione coordinata per ridurre al silenzio la società civile; vergognoso rifiuto di riconoscere le vittime civili degli attacchi in Siria e mosse spietate per fermare l'azione del Consiglio di sicurezza sulla Siria.
Siria: uccisione di migliaia di civili in attacchi diretti e indiscriminati contro i civili mediante barili-bomba e altri armamenti nonché con l'uso della tortura in carcere; lunghi assedi contro le aree civili, blocco degli aiuti internazionali alle popolazioni alla fame.

Slovacchia: diffusa discriminazione contro i rom, nonostante anni di campagne da parte di gruppi nazionali ed europei che alla fine hanno spinto la Commissione europea ad avviare una procedura d'infrazione contro il paese.

Stati Uniti d'America: centro di detenzione di Guantánamo - esempio delle gravi conseguenze della "guerra al terrore" - ancora aperto; assenza di procedimenti giudiziari nei confronti degli autori di torture e sparizioni forzate.

Thailandia; arresto di persone che avevano espresso critiche in modo pacifiche tra cui attori, utenti di Facebook e autori di graffiti; rifiuto da parte del governo militare delle richieste internazionali di non limitare i diritti umani e non ridurre al silenzio il dissenso in nome della sicurezza.

Ungheria: chiusura dei confini di fronte a migliaia di rifugiati in condizioni disperate; ostacolo al tentativi regionali di aiutarli.

Venezuela: perdurante assenza di giustizia per gravi violazioni dei diritti umani e costanti attacchi contro i difensori dei diritti umani; denuncia della Convenzione americana dei diritti umani dopo il precedente ritiro dalla giurisdizione della Corte interamericana dei diritti umani, che ha significato negare la giustizia alle vittime delle violazioni dei diritti umani.


Roma, 24 febbraio 2016


Il Rapporto 2015-2016 sarà online dalle 01,01 di mercoledì 24 febbraio 2016 all’indirizzo:
http://rapportoannuale.amnesty.it/

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