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martedì 31 maggio 2016

Nuovo Regolamento UE, cambia la prospettiva della privacy

Già in vigore la nuova normativa sulla protezione dei dati personali, che tra due anni sostituirà definitivamente l'attuale Codice della Privacy. Aziende chiamate a svolta culturale per passare dal vecchio concetto burocratico di privacy a una data protection "risk based" e fatta di processi. Novità e prospettive in un workshop a Milano il 7 giugno con Paolo Balboni, e l'ex Garante Francesco Pizzetti.

Milano, 31 maggio 2016 - E' già in vigore da qualche giorno il nuovo Regolamento UE 2016/679 sulla protezione dei dati personali, che tra due anni sarà l'unico testo direttamente applicabile in tutti i Paesi membri dell'UE, ma professionisti e addetti ai lavori devono ancora metabolizzare il cambiamento di prospettiva che implica la nuova normativa comunitaria, rivoluzionando di fatto il concetto meramente burocratico che hanno avuto finora le aziende italiane.

Gli oltre 4mila emendamenti registrati al Parlamento UE, e un burrascoso iter legislativo caratterizzato da un acceso dibattito politico e forti pressioni da parte delle lobby americane dei colossi di internet, che dopo ben quattro anni è arrivato all'agognato accordo durante i negoziati finali dello scorso 15 dicembre non sono infatti frutto del caso, perché l'obiettivo non era semplicemente quello di aggiornare i contenuti giuridici della vecchia Direttiva 95/46/CE, ma era implicata l'enorme posta in palio del Mercato Unico Digitale, che secondo le stime della Commissione potrà valere fino a 415 miliardi di euro all'anno per l'economia dell'area UE.

A spiegare come cambia l'impatto per le imprese sulla gestione dei dati personali, è l'Avv. Paolo Balboni, presidente della European Privacy Association (EPA) e founding partner di ICT Legal Consulting, che ha seguito da vicino i lavori del Regolamento Privacy, tanto da essere stato ingaggiato per interpretare se stesso come attore nel film documentario "Democracy" accanto al deputato tedesco Jan Philipp Albrecht, e ad altre personalità di spicco che hanno segnato la storia della legislazione del Regolamento:

"Si passa da una data protection 'one size fits all' e fatta di policy a una data protection 'risk based' e fatta di processi. Quindi - spiega Balboni, che è anche docente del Master Privacy Officer di Federprivacy - le aziende devono prestare particolare attenzione all'analisi dei trattamenti, identificazione dei rischi e contromisure per mitigarli al fine di 'disegnare' processi privacy aziendali corretti ed efficaci."

"Ciò che ancora sfugge all'attenzione di molti addetti ai lavori è che, per quanto rigide esse siano, le nuove regole si applicheranno non solo alle aziende italiane, ma anche a tutte quelle che, pur avendo sede negli USA o in altri Paesi extra UE, trattano dati personali di cittadini dell'Unione Europea - spiega Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy, che ha appena pubblicato un e-book sul nuovo Regolamento - Ciò significa che finalmente le nostre aziende hanno ora la possibilità di giocare ad armi pari la sfida del mercato digitale."

Le novità del Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali e il cambio di prospettiva della privacy che le imprese sono chiamate ad affrontare, saranno ampiamente trattate nel workshop organizzato dall'Associazione per l'alta formazione giuridico economica (AFGE) e patrocinato da Federprivacy, che si svolgerà il 7 giugno a Milano, e a cui parteciperanno noti esperti della materia, tra cui proprio Paolo Balboni, e l'ex Garante della Privacy Franco Pizzetti.



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Fwd: Comunicato Stampa: Nuovo Regolamento UE, cambia la prospettiva della privacy



---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Ufficio Stampa Federprivacy <press@federprivacy.it>
Data: martedì 31 maggio 2016
Oggetto: Comunicato Stampa: Nuovo Regolamento UE, cambia la prospettiva della privacy
A: Andrea PIETRAROTA <redazione-alternativa-sostenibile@googlegroups.com>


COMUNICATO STAMPA

Nuovo Regolamento UE, cambia la prospettiva della privacy

Già in vigore la nuova normativa sulla protezione dei dati personali, che tra due anni sostituirà definitivamente l'attuale Codice della Privacy. Aziende chiamate a svolta culturale per passare dal vecchio concetto burocratico di privacy a una data protection "risk based" e fatta di processi. Novità e prospettive in un workshop a Milano il 7 giugno con Paolo Balboni, e l'ex Garante Francesco Pizzetti.

Milano, 31 maggio 2016 - E' già in vigore da qualche giorno il nuovo Regolamento UE 2016/679 sulla protezione dei dati personali, che tra due anni sarà l'unico testo direttamente applicabile in tutti i Paesi membri dell'UE, ma professionisti e addetti ai lavori devono ancora metabolizzare il cambiamento di prospettiva che implica la nuova normativa comunitaria, rivoluzionando di fatto il concetto meramente burocratico che hanno avuto finora le aziende italiane.

Gli oltre 4mila emendamenti registrati al Parlamento UE, e un burrascoso iter legislativo caratterizzato da un acceso dibattito politico e forti pressioni da parte delle lobby americane dei colossi di internet, che dopo ben quattro anni è arrivato all'agognato accordo durante i negoziati finali dello scorso 15 dicembre non sono infatti frutto del caso, perché l'obiettivo non era semplicemente quello di aggiornare i contenuti giuridici della vecchia Direttiva 95/46/CE, ma era implicata l'enorme posta in palio del Mercato Unico Digitale, che secondo le stime della Commissione potrà valere fino a 415 miliardi di euro all'anno per l'economia dell'area UE.

A spiegare come cambia l'impatto per le imprese sulla gestione dei dati personali, è l'Avv. Paolo Balboni, presidente della European Privacy Association (EPA) e founding partner di ICT Legal Consulting, che ha seguito da vicino i lavori del Regolamento Privacy, tanto da essere stato ingaggiato per interpretare se stesso come attore nel film documentario "Democracy" accanto al deputato tedesco Jan Philipp Albrecht, e ad altre personalità di spicco che hanno segnato la storia della legislazione del Regolamento:

"Si passa da una data protection 'one size fits all' e fatta di policy a una data protection 'risk based' e fatta di processi. Quindi - spiega Balboni, che è anche docente del Master Privacy Officer di Federprivacy - le aziende devono prestare particolare attenzione all'analisi dei trattamenti, identificazione dei rischi e contromisure per mitigarli al fine di 'disegnare' processi privacy aziendali corretti ed efficaci."

"Ciò che ancora sfugge all'attenzione di molti addetti ai lavori è che, per quanto rigide esse siano, le nuove regole si applicheranno non solo alle aziende italiane, ma anche a tutte quelle che, pur avendo sede negli USA o in altri Paesi extra UE, trattano dati personali di cittadini dell'Unione Europea - spiega Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy, che ha appena pubblicato un e-book sul nuovo Regolamento - Ciò significa che finalmente le nostre aziende hanno ora la possibilità di giocare ad armi pari la sfida del mercato digitale."

Le novità del Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali e il cambio di prospettiva della privacy che le imprese sono chiamate ad affrontare, saranno ampiamente trattate nel workshop organizzato dall'Associazione per l'alta formazione giuridico economica (AFGE) e patrocinato da Federprivacy, che si svolgerà il 7 giugno a Milano, e a cui parteciperanno noti esperti della materia, tra cui proprio Paolo Balboni, e l'ex Garante della Privacy Franco Pizzetti.

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lunedì 30 maggio 2016

Tariffe telefoniche in roaming TIM e Wind. Commissione Europea: pratiche abusive

La Commissione Europea interviene sulla violazione delle nuove norme europee in tema di roaming da parte dei gestori telefonici italiani, e dà ragione all'Aduc e agli utenti su tutti i fronti. 

Dal 30 aprile scorso telefonare in roaming doveva costare meno per tutti. Il Regolamento UE 2015/2120 - in attesa dell'abolizione del roaming da giugno 2017 – ha imposto dal 30 aprile 2016 tariffe "calmierate": il costo dei servizi in roaming deve essere pari alla tariffa nazionale del chiamante piu' un sovrapprezzo, e il costo totale dei servizi non potrà comunque essere superiore a 23,18 €cent/min IVA inclusa per le chiamate in uscita 1,39 €cent/min IVA inclusa per le chiamate in entrata, 7,32 €cent/SMS IVA inclusa per gli sms in uscita e 24,40 €cent/MB IVA inclusa per la connessione dati. Rispetto alle tariffe del passato, il regime transitorio comporta (dovrebbe comportare) notevoli benefici per i consumatori con una sostanziale diminuzione del prezzo per il roaming e, di conseguenza, minori introiti per le compagnie telefoniche. 

In Italia, a Tim e Wind questa imposizione europea non è andata giù e hanno deciso di "boicottare" il regolamento ignorandolo. A farne le spese, finchè non interverranno Agcom e Antitrust, sono i consumatori.

In particolare, Telecom/TIM non rende disponibile sul mercato per i clienti TIM una tariffa roaming a consumo e ha attivato, senza alcun consenso da parte dei clienti, una tariffa roaming flat chiamata "Europa Daily Basic" che costa 3 euro al giorno per 100 minuti di chiamate e 100 sms, e altri 3 euro al giorno per connessione dati. Si attiva al primo servizio fruito, e minuti/sms e connessione dati devono essere utilizzati entro mezzanotte, dopodichè scatta un nuovo addebito di 3 euro. Quindi se ci troviamo all'estero e facciamo una sola chiamata paghiamo 3 euro, così come un'unica connessione dati costerà 3 euro. E' esattamente il contrario di quello che prevede il regolamento europeo. 

Anche Wind ha attivato a tutti i propri clienti, automaticamente e senza previo consenso, un'opzione per il roaming in Europa flat, definendola molto equivocamente "Offerta per la nuova regolamentazione valida in Unione Europea" (2 euro al giorno per 15 minuti di chiamate in uscita; 15 minuti di chiamate in entrata, 5 SMS e 50 MB di traffico Internet),
da utilizzare entro le 24 e che si attiva al primo uso del telefono nel corso della giornata.
La tariffazione a consumo, possibile su esplicita richiesta dell'utente, viene altrettanto equivocamente  presentata come una "offerta" da attivare.

Aduc ha denunciato queste condotte commerciali all'Antitrust, all'Agcom e alla Commissione Europea (1) , segnalando che le due società violano sia il regolamento UE che il codice del consumo, attivando ai propri clienti opzioni tariffarie senza avvisarli e – nel caso di Telecom – senza consentire un'alternativa a consumo. 

La prima presa di posizione sul tema proviene dalla Commissione Europea e dà piena ragione ad Aduc e agli utenti.La Commissione chiarisce che gli operatori possono prevedere pacchetti di minuti/dati/SMS a costo fisso o a periodo, ma specifica che il Regolamento non "permette all'operatore di applicare tali tariffe come la tariffa base applicabile [...] a maggior ragione tali tariffe non possono essere il solo piano tariffario disponibile per gli utenti. Al contrario, l'utente deve espressamente aderire a tali offerte alternative". In caso contrario, si tratterebbe di una pratica commerciale abusiva che vanificherebbe i benefici del regime transitorio. La Commissione UE ricorda infine che a livello nazionale dovrà essere l'Agcom a verificare e vigilare sull'applicazione del regolamento sul territorio italiano.

Abbiamo quindi integrato la denuncia già presentata,  inoltrando la comunicazione della Commissione Europea ad Antitrust e Agcom e sollecitando un intervento urgente.

Ai consumatori consigliamo, prima di partire per Paesi UE, di verificare con attenzione le opzioni attive sul proprio telefono e decidere se tenerle attive, disattivarle quando possibile oppure – in caso siano antieconomiche - valutare le altre offerte sul mercato.
In ogni caso, queste le indicazioni su come procedere:
- inviare, via pec o a mezzo raccomandata AR una lettera di diffida (2);
- inviare una segnalazione all'Antitrust (3) e all'Agcom (4);
- tenerci aggiornati su quanto accade (5). 

A questo link la comunicazione della Commissione Europea: http://www.aduc.it/generale/files/file/allegati/2016/Reply_-_Abusive_per_diem_charges_IT.pdf

A questo link l'integrazione alla denuncia presentata ad Agcom e Antitrust: http://www.aduc.it/generale/files/file/allegati/2016/Integrazione%20segnalazione%20Aduc%20-%20Tariffe%20roaming%20Tim%20e%20Wind.pdf

1) http://www.aduc.it/comunicato/tariffe+telefoniche+roaming+tim+wind+violano+nuovi_24385.php
2) http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora_8675.php
3) http://www.agcm.it/consumatore/5616-come-segnalare.html
4) http://www.agcom.it/denunce-all-autorita
5) http://www.aduc.it/info/scrivici

Emmanuela Bertucci, legale Aduc




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lunedì 9 maggio 2016

Riforma della Costituzione: la Cia sostiene la proposta del Governo approvata dal Parlamento

La Direzione nazionale della Confederazione, che si è tenuta oggi a Roma, si è impegnata a sostenere il percorso di ammodernamento e semplificazione contenuto nella riforma costituzionale, che terminerà l'iter a ottobre con il referendum.

 

            Le riforme, in primis quella costituzionale, sono un'opportunità di semplificazione e rinnovamento dell'apparato statale, utili anche a ridisegnare il ruolo della rappresentanza agricola in una chiave più moderna ed efficace. E' quanto emerso nel corso della Direzione nazionale della Cia-Agricoltori italiani, che si è riunita oggi a Roma.

            La Cia, attraverso i suoi Organi e nello Statuto, ha più volte valutato con attenzione l'attuale assetto della Repubblica, con particolare riferimento al numero eccessivo di livelli istituzionali, che rendono faticoso ed eccessivamente burocratico il funzionamento dell'Amministrazione pubblica. Ma ora il combinato disposto tra riforma della Costituzione, legge elettorale e legge di riforma della Pubblica amministrazione (legge Madia) determina un cambiamento profondo dell'assetto statale, comprensivo anche delle funzioni e del ruolo della rappresentanza.

            A fronte di questi processi in atto, la Direzione nazionale della Cia si impegna a sostenere tutto il percorso di ammodernamento e semplificazione contenuto nella riforma costituzionale e che interessa anche la rappresentanza.

In particolare, la Direzione della Cia sarà attenta a seguire la conclusione dell'iter previsto dalla Costituzione con il referendum popolare di ottobre, con l'obiettivo primario di "difendere gli agricoltori e i soggetti che sono rappresentati, non focalizzandosi troppo sulla rappresentanza generale" ma pensando a una nuova rappresentanza che sia "specializzata, competente ed efficace", che descriva e racconti "gli agricoltori e l'agricoltura, la storia, le tradizioni e le idealità delle Organizzazioni" tesa a "superare i particolarismi e la difesa dei privilegi".



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mercoledì 4 maggio 2016

SICUREZZA URBANA: FASSINO (ANCI), AL PIU’ PRESTO IL DECRETO

"Al ministro Alfano ho chiesto che siano portate al più presto all'esame del Consiglio dei Ministri le nuove norme sulla sicurezza urbana, elaborate e condivise in questi mesi tra ANCI e ministero dell'Interno. Un atto necessario per consentire a Sindaci e forze dell'ordine di rispondere positivamente alle aspettative di sicurezza dei cittadini. Il ministro Alfano mi ha assicurato il suo impegno in tale direzione".

Lo ha dichiarato il presidente dell'ANCI, Piero Fassino, al termine dell'incontro odierno con il ministro dell'Interno Angelino Alfano.

"Al Ministro dell'Interno – ha aggiunto Fassino – ho altresì sottolineato la necessità che da parte delle Prefetture vi sia la più ampia collaborazione con i Comuni impegnati in queste settimane nell'adozione dei bilanci consuntivi 2015 e preventivi 2016. Anche su questo tema il Ministro mi ha assicurato ampia disponibilità".

 

 

Roma,  4 Maggio 2016




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Blocco dei CCNL dei dipendenti pubblici, la Fsi presenta ricorso

A comunicarlo è Calogero Coniglio, segretario territoriale regionale Fsi-Cni Sicilia e commissario territoriale delle segreterie Fsi di Catania e Messina.

 

Al via l'azione per promuovere, nei competenti Tribunali, i ricorsi per il riconoscimento dei diritti degli associati Fsi e per la liquidazione dei connessi danni economici subiti. A comunicarlo è Calogero Coniglio, segretario territoriale regionale Fsi-Cni Sicilia e commissario territoriale della segreteria Fsi di Catania. Le sentenze dei tribunali italiani sino ad ora non hanno dato soddisfazione ai lavoratori poiché l'incremento delle retribuzioni dei lavoratori è collegato in modo inestricabile all'attività di negoziazione tra datore di lavoro e rappresentanti dei lavoratori. E che mentre la piattaforma ricorsi era in fase di test (dalla prossima settimana sarà resa operativa) si vagliavano strade diverse. La matassa è sbrogliata ed il bandolo è stato trovato. A comunicarlo è la sigla nazionale Fsi. La sentenza della Consulta non riconosce alcun risarcimento o indennità per i periodi pregressi e che accerta il diritto agli aumenti contrattuali a decorrere solo da luglio 2015. La CLASS ACTION è prevista dall'art.140 bis del codice del consumo (D.Lgs. 206/2005), è limitata ai consumatori e tali non possono essere certamente considerati i lavoratori che, invece, sono legati al datore di lavoro dal particolare contratto d'opera di lavoro subordinato. Il ricorso alla CEDU, ha come primaria condizione di ricevibilità: "previo esaurimento delle vie di ricorso interne", ovvero, la condizione per essere accolto è quella di avere un giudizio già definito nel proprio paese. Pertanto tutti i colleghi che NON sono parti in un giudizio definito nel nostro paese NON sono legittimati a ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. I tribunali interessati con i due giudizi promossi da altra O.S. hanno sì dichiarato illegittima la sospensione del CCNL ed il diritto dei ricorrenti al rinnovo contrattuale, ma hanno rigettato la richiesta di risarcimento danni (sentenze dei Tribunali di Reggio Emilia (Sent. 51/2016) e di Parma (Sent. 114/2016). "I nostri uffici legali hanno quindi vagliato percorsi differenti da quelli già percorsi dalle altre OO.SS. individuando una fattispecie di danno non esplorata nei loro ricorsi che ha forti possibilità di essere accolta e che darebbe ai ricorrenti benefici economici effettivamente liquidabili e questo anche perché nel frattempo non è stata corrisposta nemmeno l'indennità di vacanza contrattuale", dichiara Coniglio. "Se si considera che sono ormai passati 10 mesi dalla Sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti del Pubblico impiego, che siamo già entrati nel triennio contrattuale 2016-2018 ed il Governo tace, ci sono quindi tutti i presupposti per rivendicare nei tribunali competenti il relativo danno economico". Coniglio conclude ricordando che il sindacato della FSI di Catania chiama alle urne i suoi iscritti: sabato 9 luglio si svolgeranno, dalle ore 10 alle ore 18, infatti, le operazioni di voto per eleggere il segretario e i componenti della segreteria territoriale, che si terrà presso il centro congressi del Meditur Hotel Catania Ognina via Messina 626-628 (circonvallazione) Catania.



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Legge italiana sul fair trade: un convegno a Padova



 

Il Commercio Equo e Solidale ha una legge anche in Italia.
A Padova incontro pubblico con le maggiori associazioni del fair trade e i parlamentari firmatari

Venerdì 6 maggio ore 17.30, Sala P. Impastato di Banca Etica, Vicolo Cairoli, Padova

Dopo la recente quasi unanime approvazione alla Camera, la Legge che riconosce e promuove il Commercio Equo e Solidale è ora in attesa di essere discussa al Senato per l'approvazione definitiva.

Le tre organizzazioni del commercio equo Equo Garantito, Assobotteghe  e Fairtrade Italia, insieme a Banca Etica, hanno organizzato un incontro pubblico che si terrà venerdì 6 maggio alle ore 17.30 nella Sala Impastato di Banca Etica a Padova, alla presenza di una rappresentanza dei parlamentari che ne hanno sostenuto l'approvazione alla Camera, con l'obiettivo di presentarne i tratti salienti e di approfondire le opportunità che potrà generare.

Giovanni Paganuzzi (Equo Garantito), Massimo Renno (Assobotteghe) e Giuseppe Di Francesco (Fairtrade Italia) racconteranno la storia di un movimento che negli ultimi trent'anni ha fatto conoscere agli Italiani il valore di un commercio fondato, oltre che sulla qualità dei prodotti, sul rispetto delle persone e dell'ambiente, prova concreta che si può fare economia con l'obiettivo di generare giustizia sociale e dignità per chi lavora.

Simonetta Rubinato (deputato PD), Chiara Scuvera (deputato PD e relatrice del progetto di legge) e Vanessa Camani (deputato PD) parleranno di come si è arrivati alla prima legge nazionale che regolerà un settore che oggi mette in connessione milioni di agricoltori dei Paesi in via di sviluppo con i consumatori nel resto del mondo, e gli scenari che si apriranno in futuro con la sua approvazione.

L'incontro è a ingresso libero.



Che cos'è Equo Garantito
Equo Garantito – Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale (precedentemente anche "AGICES") è l'associazione di categoria delle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale italiane.
Rappresenta nel Paese, nella società civile, con i media e le istituzioni locali e nazionali le esperienze e la cultura dei suoi Soci: organizzazioni non profit e Botteghe del Mondo che promuovono i prodotti e i principi di un'economia di giustizia.

Equo Garantito offre alle proprie Organizzazioni socie un sistema di garanzia certificato che non ha eguali al mondo: infatti Organizzazioni di diversa natura (Botteghe del Mondo e importatori) si sono date un sistema di tutela per garantire il rispetto dei valori del Commercio Equo, descritti nella Carta dei Criteri del Commercio Equo e Solidale di cui l'associazione Equo Garantito è depositaria.

Oggi Equo Garantito raggruppa 84 realtà equosolidali, Organizzazioni distribuite su tutto il territorio, che fatturano nel complesso oltre 83milioni di euro e sono animate da quasi 30mila soci. Oltre mille sono i lavoratori impiegati nel fair trade in Italia, quasi 5mila sono i volontari mentre 253 sono i punti vendita sul territorio.




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martedì 3 maggio 2016

DIRITTI DEGLI ARTISTI. ANDREA MICCICHE' (NUOVO IMAIE): "PARLAMENTO E GOVERNO PONGANO FINE ALLE DISPARITA' TRA GLI AUTORI E GLI INTERPRETI

Il Presidente della collecting interviene nel dibattito alimentato dalla scelta di Fedez di lasciare la SIAE e chiede pari attenzione al ministro Dario Franceschini


Roma 3 maggio 2016.  "Sul diritto d'autore ho ascoltato con grande interesse le dichiarazioni rese di recente e in più occasioni dal ministro Dario Franceschini ed ho apprezzato la sincera e autentica attenzione espressa verso gli interessi degli Autori. Tuttavia è ora che Governo e Parlamento intervengano anche a tutela degli Artisti, interpreti ed esecutori".
Così si è espresso Andrea Miccichè, presidente del NUOVOIMAIE - Istituto che tutela i diritti degli artisti, interpreti ed esecutori - nel commentare il clamore suscitato dalla scelta di Fedez di lasciare la SIAE per una collecting britannica emergente.

"La prudenza del ministro Franceschini verso una radicale riforma della Siae è del tutto condivisibile - prosegue Miccichèdel resto come lo stesso Ministro ben sa e come ha giustamente sottolineato, la liberalizzazione dei diritti connessi ha causato una serie di criticità: dai numerosi contenziosi allo stallo degli incassi dei diritti a favore degli artisti. Desta pertanto preoccupazione e risulta incomprensibile la disparità di trattamento e la minore sensibilità verso gli artisti italiani e i 'diritti connessi' loro spettanti".

"I diritti connessi - sottolinea Andrea Miccichè - non sono i parenti poveri dei diritti d'autore, ma hanno e devono avere pari dignità. Anche la politica nel nostro Paese deve loro uguale rispetto. Il Governo Monti, nel 2012, con una riforma scritta e studiata in una notte, ha modificato l'assetto normativo della intermediazione dei diritti connessi, senza mostrare la minima cura agli interessi degli artisti." 

"Quello dei 'diritti connessi' è un settore governato in modo radicalmente diverso da quello dei diritti d'autore.  Attualmente il mercato è caratterizzato da una palese carenza normativa, dalla contraddittorietà di alcune norme e da una ingiustificatamente scarsa considerazione verso la categoria. L'incompiuto processo di liberalizzazione ha portato a una situazione di disordine e di incertezza normativa che sta favorendo tutti quegli utilizzatori di opere che non intendono versare i diritti connessi.

Il Presidente del NUOVOIMAIE torna così a richiamare l'attenzione di Governo e Parlamento perché il problema venga una volta per tutte affrontato e risolto: "È il momento giusto - conclude Miccichè - affinché il legislatore ponga fine a questa ingiustificabile disparità e metta i due mercati, quello dei diritti d'autore e dei diritti connessi, sotto una medesima stella. Per far questo, l'occasione è infatti a portata di mano ed è rappresentata dal recepimento della Direttiva UE sulle collecting da parte dell'Italia. Gli artisti italiani non possono essere considerati figli di un Dio minore".

Il NUOVOIMAIE, è ente preposto alla gestione collettiva dei diritti di proprietà intellettuale degli Artisti Interpreti Esecutori. Fondato e gestito da soli artisti, si occupa di riscuotere e distribuire i diritti agli attori, cantanti, doppiatori, musicisti, direttori d'orchestra, derivati dalle utilizzazioni delle loro opere registrate.
www.nuovoimaie.it


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