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giovedì 30 giugno 2016

VOLKSWAGEN: A MILANO GLI AVVOCATI APDEF SI BATTONO PER LA TUTELA DELLE VITTIME DEL DIESELGATE

Modalità d'esercizio dei propri diritti, azioni legali adottabili e possibilità di risarcimento i principali temi toccati durante la conferenza informativa gratuita organizzata dell'Associazione Europea per la Difesa dei Diritti dei Consumatori


Milano, 30 giugno 2016 - Si è svolta ieri presso lo Starhotels Rosa Grand di Milano la conferenza organizzata da APDEF Associazione Europea per la Difesa dei Diritti dei Consumatori. L'incontro, totalmente gratuito, è stato organizzato per informare e tutelare le vittime del "dieselgate", lo scandalo delle centraline del motore truccate, che coinvolge oltre 700.000 proprietari di auto in tutta Italia.

L'Associazione, fondata in Spagna, con sedi anche in Francia, può contare su oltre 7.000 associati e più di 6.000 cause patrocinate, per un valore complessivo di 125 milioni di euro, più di 3.500 procedimenti giudiziari conclusisi positivamente e circa 60 milioni di euro di indennizzi recuperati.

Con questi numeri APDEF fa il suo ingresso ufficiale in Italia al fianco dei consumatori truffati dal Gruppo Volkswagen, a cui rifiuta qualsiasi forma di risarcimento, negando ogni contatto con le autorità e le associazioni italiane. Discorso diverso per gli Stati Uniti, dove sarebbe pronta a pagare ben 15 mld di dollari per appianare la frode (da 5.000 a 10.000 dollari per ogni cliente americano coinvolto).

Durante l'incontro, il Presidente di APDEF Europa, l'avv. Francesc G. Rafanell, l'avv. Irene Saba, responsabile APDEF Italia e l'avv. Enzo Carofano della sede APDEF di Milano hanno illustrato ai consumatori meneghini le azioni migliori da intraprendere per esercitare i propri diritti, soprattutto in sede civile e con particolare riferimento alle modalità di indennizzo.

"In sede civile - commenta il presidente Rafanell - ci sono tre azioni ottimali che si possono avviare. La prima consiste nel fare domanda di sostituzione del veicolo, che permette al proprietario dell'auto di restituirla ricevendone in cambio una nuova. In alternativa, si può richiedere l'annullamento e/o la risoluzione dell'acquisto del veicolo, questo comporta la restituzione dello stesso da parte del proprietario, che riceverà in cambio l'importo in denaro corrispondente, ma sarà risarcito anche del valore affettivo, nonché degli interessi legali. La terza azione è, invece, la domanda di risarcimento danni, in cui si reclama l'indennizzo per il danneggiamento causato dalle informazioni omesse da parte di Volkswagen al momento della vendita. In questo caso l'Associazione valuta caso per caso la miglior procedura da adottare per ottenere il massimo risultato" conclude l'avv. Francesc Rafanell.

Dopo la tappa di Milano, gli avvocati e gli esperti dell'Associazione sbarcheranno a Torino, domani 30 giugno, per concludere la prima parte degli incontri. ll calendario degli appuntamenti, poi, ripartirà da settembre coinvolgendo i consumatori di Verona, Bologna e Roma per poi estendersi alle principali città della penisola.

Per permettere a tutti i proprietari di automobili del Gruppo Volkswagen di avere maggiori informazioni al riguardo e ricevere una consulenza dagli avvocati APDEF è Inoltre è stato istituito un numero unico italiano + 39 391 754 7650 e una  mail a cui inviare le richieste: info@apdef.it.




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Webinar TITUS: come indirizzare gli adempimenti del nuovo regolamento UE sulla privacy, attraverso la classificazione dei dati

Il webinarorganizzato da CleverMobile Solutions, si terrà il prossimo 8 luglio alle ore 14.30

 


Milano, 30 giugno 2016 - La norma generale sulla protezione dei dati (GDPR UE) avrà un impatto significativo sia nell'Unione Europea sia nel resto del mondo, con effetto su tutte le organizzazioni che gestiscono i dati personali dei cittadini appartenenti alla UE. 


Le organizzazioni già in grado di agire e con un valido piano strategico per la protezione dei dati potranno contare su un vantaggio competitivo.

 

Nel corso del webinar in programma il prossimo 8 luglio, ore 14.30, CleverMobile Solutions illustrerà come le soluzioni di data classification di TITUS consentono alle organizzazioni di identificare, classificare, proteggere e condividere le informazioni in modo sicuro e di soddisfare i requisiti di conformità richiesti dal nuovo GDPR UE, attraverso l'individuazione e la protezione dei dati non strutturati. 

 

I temi trattati nel corso del webinar:

• le basi del nuovo GDPR UE;
• come conoscere i propri dati;
• sviluppare un sistema efficiente per garantire la conformità;
• creare policy di sicurezza per la protezione dei dati personali;
• come coinvolgere e sensibilizzare i propri dipendenti nel processo di protezione dei dati.

 

Per consultare il calendario dei webinar gratuiti in programma e per registrarsi http://clevermobile.it/clever-events/

 

 

A proposito di Clever Consulting

Nata nel 2000 come società di consulenza indipendente nel settore ICT, Clever Consulting è oggi punto di riferimento del mercato per qualità, competenza e professionalità. 


Nel corso degli anni l'azienda ha generato importanti e numerosi casi di successo nell'ambito dell'enterprisemobility, che oggi mette al servizio dei propri partner attraverso CleverMobile Solutions, business unit dedicata alla distribuzione di soluzioni e servizi per lo sviluppo di progetti sulla mobility


Dal 2013 è l'unico Value AddedDistributor di MobileIron in Italia. 


Accordi con i principali vendor del mercato hanno permesso a CleverMobileSolutions di costruire un'offerta di soluzioni completa in grado di soddisfare tutte le esigenze di mobility aziendale: Mobile Enterprise Management, Mobile Collaboration, Data ClassificationMobile Data Security and ManagementSecure Mobile File Sharing.  Per maggiori informazioni www.clevermobile.it.



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mercoledì 29 giugno 2016

Imposta/canone Rai. Interpellanza parlamentare sulla violazione della legge di Stabilita'

Firenze, 29 Giugno 2016. Tra pochi giorni partira' la riscossione del canone Rai in bolletta, un meccanismo concepito dalla legge di stabilita' che prevede la presunzione del possesso di una tv se nel luogo di residenza di ciascun contribuente e' attiva una utenza elettrica.
Si e' trattato di un provvedimento emesso in tutta fretta, che non ha consentito per la sua attuazione di effettuare tutte le necessarie verifiche sui contribuenti, cio' chiedere alle anagrafi comunali la composizione dei nuclei anagrafici, per evitare doppie imposizioni di canone/imposta Rai nello stesso nucleo familiare. Probabilmente ci sarebbe voluto troppo tempo, o forse le anagrafi comunali non erano pronte e organizzate per inviare i dati di 23 milioni di famiglie anagrafiche.

Per ovviare, Ministero dello Sviluppo economico e Agenzia delle Entrate hanno trovato una soluzione alternativa, che viola la legge di stabilita' e che danneggia i cittadini:  anziche' fare i dovuti controlli anagrafici hanno attribuito il canone a tutte le utenze residenziali, onerando i cittadini contribuenti a dichiarare se e' al contrario e il canone non fosse da loro dovuto perche' pagato gia' da altro familiare.

Cosi' facendo Agenzia delle Entrate e Ministero dello sviluppo economico hanno violato in un colpo solo la legge di stabilita', lo Statuto del Contribuente e la legge sul procedimento amministrativo.

Per fare chiarezza su tali violazioni, e per chiedere al Governo come intenda porre rimedio a tali violazioni e se sia intenzione del Governo assumere iniziative normative urgenti al fine di posticipare la riscossione in bolletta elettrica del canone Rai e consentire una corretta e compiuta informazione dei contribuenti, e' stata presentata ieri - su segnalazione dell'Aduc - una interpellanza parlamentare da parte dei Deputati Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Mirella Liuzzi, Vincenzo Caso, Emanuele Scagliusi, Giuseppe L'Abbate e Manlio di Stefano.

Cuore dell'interpellanza e' il meccanismo di individuazione dei soggetti tenuti al pagamento che la legge di stabilita' individua nella residenza del contribuente e nell'esistenza in quel luogo di utenza elettrica e che AdE e Ministero stravolgono trasformandolo in titolarita' di una utenza elettrica residenziale. La conseguenza di questo stravolgimento e' che il contribuente paghera' un canone Rai non dovuto oppure - in caso di invio della dichiarazione sostitutiva - si esporra' al recupero di 5 anni di importi pregressi da parte della societa' elettrica.
Si tratta a nostro avviso di un meccanismo non casuale, pensato per batter cassa - soldi non dovuti nelle casse dell'erario oppure un aiuto economico indiretto alle societa' elettriche  (che si aggiunge ai 28 milioni di euro che riceveranno per il servizio reso).
L'Agenzia delle entrate ha infatti deciso di partire non e' come previsto dalla legge di stabilita' - dal dato anagrafico messo a disposizione dei comuni, ma dall'intestazione di una utenza elettrica residenziale. Tale dato tuttavia non necessariamente rispecchia l'effettiva residenza dell'intestatario in quell'immobile, poiche' per le piu' varie ragioni (da un mancato aggiornamento incolpevole ad una consapevole omissione nella comunicazione contrattuale con la societa' elettrica), e' possibile che questi sia titolare di utenza elettrica intestata ma abbia residenza anagrafica altrove, con il proprio nucleo familiare che gia' paga il canone Rai. L'intestatario si trova quindi davanti ad una scelta: puo' inviare la dichiarazione sostitutiva per non dover pagare illegittimamente il canone Rai gia' pagato dal familiare, cosi' esponendosi alla modifica della tariffa elettrica applicata e al ricalcolo degli ultimi 5 anni di consumi con la tariffa non residenziale oppure si vede
costretto ad accettare di pagare una imposta non dovuta di 100,00 euro (importo probabilmente di gran lunga inferiore all'ipotesi di ricalcolo delle tariffe elettriche).

Cosi' facendo, l'Agenzia delle entrate pone il cittadino nella condizione di pagare una imposta non dovuta, intromettendosi nella gestione di un rapporto contrattuale di tipo privatistico e favorendo indebitamente o l'erario o le casse dei gestori elettrici, quale indiretta remunerazione ulteriore rispetto a quella gia' cospicua (almeno 28 milioni di euro in due anni) prevista dal decreto ministeriale.

Si obiettera' che e' giusto che chi ha usufruito di tariffe piu' basse cui non aveva diritto e' giusto che paghi.
Corretto, indubbiamente. Non e' corretto invece che lo Stato approfitti di questo "ricatto" per introitare imposte non dovute. E il fatto che il Direttore dell'Agenzia delle Entrate, audita l'8 giugno scorso innanzi alla  Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria della Camera dei deputati, abbia candidamente affermato che "il problema si avrebbe qualora il cittadino abbia piu' di un'utenza intestata come prima casa, il che vorrebbe dire che e' scorretto, perche' ne puo' avere solo una. Quindi, o varia, o paga il canone. Lo dico scherzando, ma la legge cosi' e'", e a nostro avviso e' particolarmente grave.

Qui il testo dell'interpellanza: http://parlamento.aduc.it/iniziativa/imposta+canone+rai+interpellanza+parlamentare_24571.php


Emmanuela Bertucci, legale Aduc



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martedì 28 giugno 2016

Riforme: gli agricoltori hanno 10 miliardi di motivi per dire "si" al referendum e al taglio di Enti inutili

In un seminario nazionale tra i dirigenti territoriali della Cia, approfonditi e dibattuti i temi della Riforma dell'assetto Istituzionale, alla presenza della Ministra Maria Elena Boschi e della vice presidente della Camera, Marina Sereni. Gli agricoltori chiedono: "Semplificazione, processi normativi smart e una rappresentanza moderna e vicina ai bisogni delle imprese".

 
Gli agricoltori scelgono la linea della coerenza. Burocrazia, bicameralismo perfetto, Enti, strutture e sovrastrutture e un modello di rappresentanza da rivedere hanno da sempre caratterizzato quel "mostro" da sconfiggere. Provvedimenti importanti per lo sviluppo del settore impantanati, per anni, nel "ping pong" tra Camera e Senato, miliardi di euro liquefatti nella gestione di apparati, e poi tra lacci e lacciuoli invece di essere investiti per le imprese.

Tutto ciò, accompagnato dal numero eccessivo di livelli istituzionali, che rendono faticoso e macchinoso il funzionamento dell'Amministrazione pubblica, spingono gli agricoltori verso un cambio di rotta: al referendum voteranno "SI". Questa posizione si è confermata nel seminario promosso a Roma dalla Cia-Agricoltori Italiani che ha chiamato a raccolta i vertici dirigenziali dell'organizzazione, territoriali e nazionali, per una riflessione a 360 gradi sul futuro assetto istituzionale del Paese. Un evento che ha potuto contare sulla presenza del Ministro delle Riforme Istituzionali e dei rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi oltre che della Vice presidente della Camera, Marina Sereni.

Sono serviti due anni -hanno evidenziato i vertici di Cia- ad oggi senza un approdo finale, per varare il "Collegato agricolo" alla Legge di stabilità, questo è solo un esempio di come le cose non possano più andare avanti così. Ma nel conto -hanno detto i dirigenti della Cia- mettiamo anche il persistere di una miriade di Enti, strutture e uffici nati per semplificare la vita dell'imprenditore agricolo, che invece non ne ha tratto alcun beneficio. Il saldo negativo, a spanne, ammonta a 10 miliardi l'anno che potevano e dovevano essere spesi in altro modo.

All'orizzonte vediamo -ha puntualizzato nel suo intervento il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino- un cambiamento profondo dell'assetto statale, comprensivo anche delle funzioni e del ruolo della rappresentanza. Finalmente possibile e auspicabile grazie al combinato disposto tra riforma della Costituzione, legge elettorale e legge di riforma della Pubblica amministrazione (legge Madia).

Crediamo -ha spiegato Scanavino- in un nuovo modello di rappresentanza per gli agricoltori, che abbandonando quell'approccio generalista, già bocciato dalla storia, possa interfacciarsi meglio verso i reali problemi e trovare soluzioni concrete e vicine ai fabbisogni reali. Valutiamo nel concreto alcuni esempi interessanti come l'esperienza europea dei "Gruppi di dialogo civile" che per l'agricoltura hanno dimostrato di essere un esempio vincente nella concertazione. Al tempo stesso, è necessario individuare una nuova collocazione dove le parti sociali possano confrontarsi e contribuire attivamente alle scelte da intraprendere. In questa fase -ha concluso il presidente della Cia- siamo pronti responsabilmente a metterci in gioco, però chiediamo chiarezza e risposte puntuali al Governo rispetto al ruolo e le competenze future che ci investiranno come forza sociale.

lunedì 27 giugno 2016

''Ho comprato le catene e porterò le prove'' . Domani presso il ministero di giustizia

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Domani 28 giugno, ''mi incatenerò davanti al Ministero della Giustizia

Domani mattina, martedì 28 giugno, ''mi incatenerò davanti al Ministero della Giustizia e sono pronta a continuare il presidio anche di notte e per i giorni a seguire, fin quando non otterrò dal ministero azioni concrete''.

 

Nadia Gentilini ha già acquistato le catene e preparato la valigia con dentro i fascicoli con le denunce e con le prove raccolte in 16 anni, ''mi hanno costretta a lasciare la mia città e addirittura regione, mi hanno tolto tutto, casa, lavoro, diritto alla vita e conosco altre persone finite come me nel mirino di una gang pericolosa. Voglio solo essere ascoltata, voglio che si attivino come è giusto che sia gli organi preposti a ripulire dall'attività criminale, organizzata, gli uffici e le istituzioni fino a qualche ramo della magistratura che ha sabotato me e il diritto alla giustizia in favore di un pugno di uomini rei dei peggiori crimini a danno dello Stato e di un privato cittadino''.

 

Nadia, ''non ha più voglia di aspettare, di pazientare, come le chiedono da 16 anni – spiega Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti -, sulla sua storia abbiamo fatto presentare una interrogazione parlamentare che non hanno nemmeno ancora visionato, abbiamo sollecitato il ministero che appunto chiede tempo. Ma quanto deve attendere ancora una donna vittima e ambasciatrice di crimini violenti contro privati cittadini e contro lo Stato? Domani mattina saremo con lei e con noi i parlamentari Brugnerotto e Michelotto, e confidiamo nel Ministro Orlando affinchè non lasci sulla strada una cittadina italiana rapita della propria vita da dei criminali e dal silenzio dello Stato''.

 

Conclude Nadia, ''questa mia determinazione è giustificata dalla (costante e devastante) "tortura" posta in essere da questo "sistema" per punirmi per aver inconsapevolmente ostacolato i loro illeciti intenti, e dalle migliaia e migliaia di chilometri che in questi anni ho invano percorso per cercare nelle varie procure competenti un po' di giustizia. Porterò con me anche l'elenco delle violenze psicologiche, delle umiliazioni, e delle minacce di morte che sono state via via attuate per stritolarmi e/o eliminarmi, tutte denunciate e documentate''.

Per maggiori informazioni contattare l'Ufficio Stampa

Roberta Lemma

3391320320

 

 

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Lunedì 4 luglio alla Camera dei Deputati il Forum sul Diritto accessibile: si parlerà di non lavoro, povertà, disagio

Lunedì 4 luglio alle 11 a Roma, presso la Sala del Refettorio della Camera dei Deputati (Palazzo San Macuto Via del Seminario 76), prende il via la prima edizione del Forum sul Diritto Accessibile.
 
Introdurrà la discussione l'Onorevole Ileana Argentin, Membro della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.

Seguiranno gli interventi del Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Franca Biondelli, Amelia Torrice della Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, il docente all'Università LUISS Guido Carli e Copenhagen Business School Francesco Rullani, Fulvia Colombini della Presidenza INCA-CGIL e il Fondatore dell'Ufficio Studi Assennato&Associati Silvia Assennato. Moderatore sarà il Giornalista Carlo Picozza.
 
"Il Forum-  dichiara il Fondatore dell'Ufficio Studi Assennato&Associati Silvia Assennato- mira a diventare un importante momento di riflessione che possa gettare le basi per interventi di natura legislativa, necessari a modificare incisivamente l'attuale scenario.
Un confronto ampio e articolato che affronti i riflessi giuridici delle condizioni di disagio sociale, per individuare nuove visioni, raccogliere e analizzare buone prassi, proporre le vie percorribili per una maggiore tutela.
Accessibile perché chiunque deve potervi accedere, deve essere semplice e immediatamente comprensibile, in grado di incidere proprio su quelle persone che finora non hanno potuto esercitare diritti fondamentali. Un diritto, quindi, che elimini i fenomeni di natura sociale ed economica che impediscono a tutte le persone la partecipazione alla vita pubblica e il pieno svolgimento della vita privata.
Sono stati coinvolti- continua Assennato- soggetti che operano quotidianamente a contatto con tali fenomeni in diversi campi, come la giurisprudenza, l'economia e la sociologia, l'architettura e l'ingegneria, la politica, il mondo del lavoro e il terzo settore. Soggetti, quindi, in grado di leggere, con sensibilità e competenze diverse, le istanze della società che richiedono ascolto, sulla cui base innovare la normativa vigente.
La prima edizione del Forum sarà dedicata a non lavoro, povertà, disagio. Temi centrali nel dibattito sull'accessibilità, che interessano vaste aree della popolazione.
Nelle settimane scorse, diversi esperti di questi temi hanno inviato contributi e analisi per articolare e qualificare ulteriormente il dibattito.
È sulla base di questo prezioso lavoro che si animerà il confronto tra i relatori, che preluderà alla definizione di specifiche proposte di legge."

 
 
Hanno contribuito alla stesura delle relazioni:
  • Marco Bozzetti, Ingegnere, Dottore di ricerca in materie energetiche presso l'Università "Sapienza" di Roma
  • Marina Brollo, Professoressa ordinaria di Diritto del Lavoro e Direttrice del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Università di Udine
  • Matteo Clemente, Architetto, Professore a contratto e saggista esperto in Universal Design
  • Antonio Conte, Avvocato Consigliere dell'Ordine degli Avvocati di Roma
  • Nunzia De Capite, Sociologa specializzata in Metodologia della ricerca Sociale
  • Paolo De Nardis, Professore ordinario di Sociologia del Co.Ri.S. dell'Università "Sapienza" di Roma
  • Laura Liberto, Coordinatrice nazionale rete "Giustizia per i Diritti" di Cittadinanzattiva
  • Francesca Romana Lupoi, Avvocato in Roma e partner dello Studio Legale Lupoi dal 1988
  • Luisa Mutti, Architetto Consigliere nazionale del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori
  • Daniela Orlandi, Architetto e pubblicista, esperto in progettazione inclusiva e valutazione accessibilità
  • Daniela Pavoncello, Psicologa ricercatrice presso ISFOL - Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori
  • Federico Polidoro, Responsabile del Servizio sistema integrato su condizioni economiche e prezzi al consumo dell'Istat
  • Roberto Vitali, Presidente e Fondatore di Village for All
 
 
Per ulteriori informazioni o interviste 3470885233 – 3339064533
 
Per poter partecipare all'evento è necessario accreditarsi entro le 12 di giovedì 30 giugno inviando a quest'email i propri dati (Nome, cognome, data di nascita, indirizzo e numero di tesserino o carta d'identità).

Webinar: "La gestione dei dati nel rispetto di normative e privacy", 30 giugno 2016


Con la partecipazione di: Guglielmo Troiano, Senior Legal Consultant, Partners4Innovation
ZeroUno
Dedagroup
fotina
icon 30 Giugno
icon 11.50 - 13.10
Il Valore dei dati "nascosti", fra privacy dei clienti e compliance normative
Tag: Information Governance, Compliance, Privacy, Security, Data Masking
Con la partecipazione di: Guglielmo Troiano, Senior Legal Consultant, Partners4Innovation
 
ISCRIVITI AL WEBINAR

La digitalizzazione del business porta sotto i riflettori nuovi interrogativi sul fronte della privacy. Se la disponibilità e l'accesso alle informazioni degli utenti apre interessanti opportunità di marketing e revenue, aumentano i rischi di una mancata compliance o di un trasferimento inappropriato di dati. Fino al furto di informazioni da parte di una industria dell'hacking sempre più aggressiva, con conseguenti sanzioni, danni di immagine e possibili blocchi della produzione.

La salvaguardia delle informazioni sensibili all'interno delle aziende deve svilupparsi parallelamente all'evoluzione normativa, in ottemperanza alle regolamentazioni nazionali, europee e di categoria.
In particolare, il Nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati Personali (GDPR) emanato dalla UE (14 aprile 2016), comporta nuovi obblighi per la funzione It, sia a livello di competenze e responsabilità sia in termini di processi e tecnologie sottostanti. Le disposizioni andranno recepite dagli stati membri entro i prossimi due anni, per cui si profila con urgenza l'adeguamento dei sistemi informativi.

Nel corso del Webinar, organizzato da ZeroUno in collaborazione con Dedagroup, in un aperto dibattito, cercheremo di analizzare i seguenti punti:

 
Regolamentazioni – Quali sono le novità introdotte dalle nuove regolamentazioni europee sulla protezione dei dati sensibili? Quali implicazioni per l'It aziendale e perché è necessario implementare quanto prima un sistema di information management a prova di compliance e di futuro?
Metodi – Come ridisegnare processi e applicazioni per mettere in sicurezza un'azienda e i suoi assets principali, garantendo una "privacy by design" (le misure cautelari devono essere intrinseche a qualsiasi iniziativa sin dalla progettazione) e "by default" (in ogni fase del trattamento, devono essere utilizzati solo i dati strettamente necessari e possibilmente anonimizzati) imposta dalle normative Ue?
L'opportunità del data masking - Come le tecnologie possono aiutare a soddisfare i requisiti di sicurezza proteggendo i dati contrattuali "oscurandoli" agli accessi non autorizzati? Come possono garantire l'utilizzo dei dati anonimi nelle diverse fasi del trattamento? Quali sono le caratteristiche ottimali di una soluzione di questo tipo e come è possibile implementarla senza impattare sulla produzione.
Ruolo del partner – Qual è il contributo di un partner It nel ridisegno di un sistema di Information Governance conforme e sostenibile? Quali criteri considerare in fase di partner selection sul piano del know-how tecnologico e delle competenze in materia di compliance?
 

Nel corso del webinar, che prevede l'Intervento di scenario da parte di Guglielmo Troiano, Senior Legal Consultant, Partners4Innovation, l'intervento di Roberto Martini, Solution and Alliance Manager - Business Technology & Data, Dedagroup e con la moderazione di Nicoletta Boldrini, Giornalista di ZeroUno, i partecipanti avranno la possibilità di porre domande ai relatori in diretta.

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Per ulteriori informazioni contattare la segreteria organizzativa
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sabato 25 giugno 2016

Divorzi internazionali: nuove regole per stabilire il tribunale competente a dirimere le dispute

I deputati europei hanno approvato giovedì nuove normative per determinare il tribunale di quale Paese sarà chiamato a dirimere le dispute sulla proprietà in caso di divorzio o di decesso per le coppie internazionali o per le unioni registrate. 

Tali norme dovrebbero evitare procedimenti paralleli – che hanno un costo di circa 1,1 miliardi di euro ogni anno - in vari Stati membri.

 

"Era ora che disponessimo di uno strumento europeo sugli effetti patrimoniali dei regimi matrimoniali e delle unioni registrate. Da oggi, le coppie internazionali, in tutte le forme di matrimonio, potranno beneficiare di sicurezza giuridica, di un migliore accesso alla giustizia e di norme armonizzate che si adattano a circa 16 milioni di coppie internazionali che vivono in Europa", ha dichiarato il relatore Jean-Marie Cavada (ALDE, FR).

 

La normativa si applicherà nei 18 Paesi dell'Unione europea che si sono dichiarati disponibili ad aderire a questa iniziativa di "cooperazione rafforzata", tra cui l'Italia.

 

Il regolamento sui regimi patrimoniali tra coniugi è stato approvato con 498 voti favorevoli, 58 contrari e 35 astensioni, mentre il regolamento sugli effetti patrimoniali delle unioni registrate è stata approvato con 490 voti favorevoli, 68 contrari e 34 astensioni.

 

I due regolamenti stabiliscono il foro competente e quale legge nazionale applicare per le procedure relative alle proprietà delle coppie internazionali. Tali norme dovrebbero, inoltre, facilitare il riconoscimento e l'esecuzione di una sentenza pronunciata in uno Stato membro, sempre in materia di proprietà, in un altro Stato membro.

 

Non toccata la competenza nazionale

 

Le istituzioni del matrimonio e del partenariato civile rimangono comunque materia definita dalle legislazioni nazionali degli Stati membri.

 

Inoltre, i regolamenti includono una serie di garanzie per assicurare il rispetto dei sistemi giuridici nazionali. Ad esempio, non è fatto obbligo a uno Stato membro partecipante e la cui legislazione non riconosce l'istituzione di una unione civile di assumere la competenza o di occuparsi di questo tipo di partenariati.

 

Nota per i redattori

 

Secondo la Commissione europea, ci sono 16 milioni le coppie internazionali nell'UE.

 

I diciotto Stati membri che partecipano alla cooperazione rafforzata sono Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Slovenia, Finlandia e Svezia. Altri Stati membri sono liberi di aderire in qualsiasi momento dopo la sua adozione. L'Estonia, ad esempio, ha annunciato l'intenzione di partecipare alla cooperazione dopo la sua adozione.

 

Il 7 giugno 2016 il Parlamento europeo ha approvato la procedura di cooperazione rafforzata.

 

Procedura: consultazione



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venerdì 24 giugno 2016

Tim Prime, l'Antitrust chiude l'istruttoria. In gioco quasi 20 milioni di euro al mese per Telecom Italia

Firenze, 24 Giugno 2016.  A breve l'Antitrust chiuderà l'istruttoria avviata nei confronti di Telecom per Tim Prime. La società, dopo la nostra denuncia (1) e l'avvio dell'istruttoria da parte dell'Autorità Garante della concorrenza e del mercato (2) ha rinunciato all'attivazione di Tim Prime (3) salvo poi rilanciarla in nuova salsa, con il nome di Tim Prime Go. 
Abbiamo denunciato all'Antitrust anche questa nuova "versione" di Tim Prime (4), per tentare di eludere i divieti normativi di attivazione di servizio non richiesto. 
L'accanimento del gestore è ben spiegato dai numeri dell'operazione, che portano a cifre da capogiro. L'attivazione di Tim Prime era infatti prevista su un numero ricompreso fra 10.000.000 e 30.000.000 milioni di utenze mobili ricaricabili. Facciamo due conti in tasca alla società, e per difetto consideriamo che si tratti del numero minimo di utenze, 10.000.000: al mese, l'operazione Tim Prime nella nuova "versione Go" (49 centesimi al mese, cioè 1,96 euro ogni 4 settimane) porterà nelle casse della società la ragguardevole cifra di euro 19 milioni e 600 mila al mese.

Tim Prime in "versione GO" viene proposto come una modifica contrattuale, un nuovo piano tariffario, ma piano tariffario non è, non ha costi di chiamata, invio messaggi o connessioni dati. E di per sé non offre servizi aggiuntivi, almeno non in prima battuta. I 49 centesimi a settimana sono richiesti a prescindere, anche se non si attivano i vantaggi pubblicizzati da Tim. Notare che l'attivazione dell'esborso è automatica e senza consenso preventivo, mentre per usufruire dei vantaggi occorre il consenso e la richiesta del cliente (ammesso che interessino). Questo è  cavillo da azzeccagarbugli: se non offro un servizio è una modifica contrattuale, starà poi al cliente decidere se attivare i vantaggi dell'offerta...

E cosa fare se non voglio Tim Prime Go? Posso recedere dal contratto, passare ad altro operatore, o "rinunciare" a Tim Prime Go scegliendo un piano base Tim diverso da quello che già avevo (al costo di 0,29 euro a minuti di chiamata). Altro cavillo a correzione dell'errore fatto da Vodafone con Vodafone Exclusive (5), Tim non si limita a consentire al cliente di rinunciare, ma in caso di rinuncia prevede comunque una indiretta modificazione nei costi che sostiene l'utente, che se rinuncia non potrà più mantenere il suo vecchio piano tariffario base. 

Per questi motivi abbiamo chiesto all'AGCM (6) di superare i cavilli formalistici e guardare alla sostanza dell'operazione commerciale, il cui scopo è da una parte attivare servizi non richiesti e dall'altra reintrodurre un facsimile dei costi fissi di ricarica, di cui ci eravamo liberati nel 2007 con il decreto Bersani.

Già perchè il bello delle sim ricaricabili è che se non le usi non paghi, se le usi poco paghi poco e se le usi tanto paghi tanto. Con questa operazione TIM introduce un costo fisso, che gli garantisce quasi 20 milioni di euro al mese anche se il titolare della sim non la usa quasi mai.

Un bel bottino, non c'e' che dire.

Auspichiamo che l'Antitrust inibisca questa pratica commerciale e la sanzioni con fermezza. Il rischio in caso contrario è che a breve tutti gli altri gestori emuleranno TIM (e che, son fessi loro?) reintroducendo costi fissi per il possesso di una sim ricaricabile, in barba al decreto Bersani e alla tanto plaudita abolizione dei costi di ricarica.

Ai nostri utenti, come sempre, suggeriamo di prestare grande attenzione agli SMS che riceveranno da Tim nei prossimi giorni e, se non interessati all'attivazione di Tim Prime Go, appena ricevuto il messaggio consigliamo di:
- disattivarlo subito;
- inviare, via pec o a mezzo raccomandata AR una lettera di diffida (7);
- inviare una segnalazione all'Antitrust (8);
- Inviare una segnalazione all'Agcom (9);
- tenerci aggiornati su quanto accade (10).

1- http://www.aduc.it/articolo/tim+prime+come+vodafone+exclusive+pratica_24021.php
2- http://www.aduc.it/comunicato/tim+prime+antitrust+apre+procedimento+sospendere_24144.php
3- http://www.aduc.it/comunicato/tim+prime+si+autosospende+dopo+denuncia+aduc_24207.php
4 - http://www.aduc.it/comunicato/tim+prime+go+tim+reintroduce+costi+fissi+aboliti_24420.php
5- http://www.aduc.it/comunicato/vodafone+exclusive+denuncia+aduc+antitrust+condanna_24109.php
6- http://www.aduc.it/generale/files/file/allegati/2016/Tim%20prime%20go%20memoria%20integrativa.pdf
7- http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora+diffida_8675.php
8- http://www.agcm.it/consumatore/55-tutela-consumatore/contact-center/5616-come-segnalare.html
9- http://www.agcom.it/299
10- http://www.aduc.it/info/consulenza.php

Emmanuela Bertucci, legale Aduc




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giovedì 23 giugno 2016

Condominio e amministratori. Interrogazione parlamentare sull’applicazione del decreto ministeriale che vieta i corsi online

Firenze, 23 giugno 2016. È da almeno un anno che lamentiamo – nell'interesse dei consumatori e degli utenti, ma anche degli amministratori (le loro associazioni di categoria non sono interessate al problema?) – le scorrettezze degli operatori del settore della formazione degli amministratori condominiali. Corsi di formazione iniziale (che riguardano le nuove leve) e di formazione periodica (che riguardano i professionisti in attività) organizzati e svolti con eccessiva disinvoltura – o forse sarebbe meglio dire spregiudicatezza – senza la possibilità che tali comportamenti siano, poi, censurati da alcun organo amministrativo. Motivo? Il regolamento che disciplina la formazione ed i controlli (decreto ministeriale n. 140 del 2014) non prevede controlli e sanzioni. Ragioni di contenimento della spesa pubblica, si dice; con buona pace dello Stato di diritto e gran sollievo per i praticoni di turno. L'ultima "moda" (in ordine di tempo) è quella di consentire lo
svolgimento dell'esame dei corsi in questione in modalità telematica (cosa chiaramente vietata dall'art. 5 del decreto ministeriale), sfruttando malamente una nota ministeriale di risposta a dei quesiti posti da Confedilizia al Ministero della Giustizia (1). Già, proprio lo stesso Ministero che davanti alle nostre richieste di chiarimento rispetto a questa ultima mala pratica ha fatto spallucce, affermando che esso non è deputato a fornire chiarimenti rispetto al testo del decreto (sic!). Eppure la gravità della situazione è evidente: chi conclude i corsi in questo modo rischia di avere in mano un pezzo di carta senza alcun valore legale! Nell'evidente situazione di empasse e danno per i cittadini, i Senatori Bottici, Bertorotta, Puglia , Donno, Mangili, Cappelletti , Giarrusso, Moronese, Lezzi, Paglini, Santangelo, Montevecchi, Taverna, in data 21 giugno 2016, hanno presentato un'interrogazione parlamentare a risposta scritta rivolta al Ministro della Giustizia (2): lo
scopo è quello di provocare un intervento chiarificatore del Ministero che possa essere d'aiuto a tutti, anche a quelle associazioni e quegli enti di formazione del settore condominiale che, pur operando correttamente, preferiscono non alzare la voce davanti alle scorrettezze dei loro "vicini", per chissà quale motivo…
(1) http://www.aduc.it/articolo/corsi+on+line+amministratori+condominio+non+fine+al_24295.php
(2) http://parlamento.aduc.it/iniziativa/amministratori+condominio+interrogazione+sui+corsi_24549.php

Alessandro Gallucci, legale Aduc




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DECRETO RINNOVABILI: LA FIRMA LIBERA NUOVE OPPORTUNITA’ PER IL BIOGAS E PER LE STALLE ITALIANE


Lodi, 23 giugno. "La firma del nuovo decreto sulle rinnovabili non fotovoltaiche da parte del ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, e del ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, annunciata oggi in conferenza stampa dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, sblocca finalmente una situazione di stallo normativo che ha impedito a tante iniziative imprenditoriali pianificate nel corso del 2015 di entrare in esercizio nel 2016" dichiara Piero Gattoni, presidente del CIBConsorzio Italiano Biogas.

"Siamo molto soddisfatti per l'operato del nuovo ministro della Sviluppo Economico, Carlo Calenda che dopo una fase di attenta analisi del testo ha rapidamente sbloccato il decreto, come promesso.
La positiva interazione tra Ministero dello Sviluppo economico e Ministero delle politiche agricole, da sempre attento della sostenibilità ambientale e della lotta al cambiamento climatico in agricoltura, anche grazie al settore delle agro energie, ha poi confermato la volontà di dare continuità alla promozione di impianti che permettano di rafforzare la competitività del sistema agroindustriale, con effetti positivi sull'ambiente e la creazione del nuovi posti di lavoro stabili in Italia. Indirizzo tra l'altro condiviso dal CIB".

"Questo decreto –  ha spiegato Gattoni - conferma l'importanza della filiera italiana della digestione anaerobica a cui viene riconosciuto, insieme al resto del settore energetico da biomasse, per il 2016, un obiettivo di crescita di 90 MW di potenza nominale installata.
Questo provvedimento tanto atteso, in particolar modo dal settore zootecnico, può favorire nuovi investimenti nelle stalle e contribuire a rendere gli allevamenti italiani più efficienti e sostenibili, permettendo agli agricoltori di continuare a produrre i prodotti alimentari di qualità per cui l'Italia è famosa in tutto il mondo".

 "Il nostro auspicio è che il ministro Calenda prosegua con questa determinazione nella definizione dello scenario post 2016, tenendo conto degli obiettivi di medio – lungo periodo con una pianificazione chiara e stabile, al fine di consentire al settore industriale di programmare la crescita e lo sviluppo sia delle tecnologie che della ricerca. Il CIB sarà anche in questa fase propositivo con il Governo per indicare un percorso che massimizzi l'efficacia delle risorse destinate a consolidare un settore in grado di contribuire alla decarbonizzazione del nostro sistema energetico, con una significativa ricaduta nella crescita dei green job in Italia, con 12.000 posti di lavoro stabili già creati  negli ultimi 5 anni e grandi potenzialità di sviluppo nel Meridione".


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Successione in banca: la dichiarazione integrale e' contro la privacy

Firenze, 23 Giugno 2016. Nei casi di successione nei contratti bancari, assicurativi e finanziari, gli intermediari esigono -tra gli altri- la copia integrale della dichiarazione di successione, non accontentandosi della sola parte di questa che riguarda i rapporti da essi intrattenuti col de cuius. La dichiarazione di successione contiene però tutta una serie di dati personali, a volte anche sensibili, la cui acquisizione da parte dell'intermediario non ha alcuna logica in funzione della procedura da attuare.

L'articolo 48 comma 4 del Testo Unico dell'imposta in materia di successioni e donazioni prevede che "le aziende e gli istituti di credito, le società e gli enti che emettono azioni, obbligazioni, cartelle, certificati ed altri titoli di qualsiasi specie, anche provvisori, non possono provvedere ad alcuna annotazione nelle loro scritture né ad alcuna operazione concernente i titoli trasferiti per causa di morte, se non è stata fornita la prova della presentazione, anche dopo il termine di cinque anni di cui all'articolo 27, 4° comma, della dichiarazione di successione o integrativa con l'indicazione dei suddetti titoli,  o dell'intervenuto accertamento in rettifica o d'ufficio, e non è stato dichiarato per iscritto dall'interessato che non vi era obbligo di presentare la dichiarazione" .

Se è vero, quindi che senza dichiarazione di successione oppure dichiarazione che non ne sussiste l'obbligo la banca non può sbloccare la somma, la norma non dispone che occorra presentare la copia integrale, prevedendo bensì che l'intermediario debba acquisire la prova della sua presentazione o, in alternativa, la dichiarazione di insussistenza dell'obbligo di farlo. 

Da notare come le Sezioni Unite della Cassazione, nella Sentenza 14088 del 27 luglio 2004, abbiano sancito il principio secondo cui la dichiarazione di successione costituisce un momento dell'iter procedurale finalizzato all'accertamento dell'obbligazione tributaria che si conclude con l'emissione, da parte dell'ufficio, dell'atto impositivo, sulla base dei dati emergenti dalla dichiarazione, che avrà, per ciò stesso, esaurito la sua funzione. 

In base a tutto ciò, lo scorso 13 giugno un cittadino supportato dall'Aduc ha presentato una segnalazione al Garante Privacy. Chissà non sia la volta giusta per mettere in chiaro ciò che già appare non solo per legge, ma anche per la concreta inutilità del comunicare ad un soggetto estraneo dati personali e sensibili che niente hanno a che fare con lo scopo della procedura. 

Anna D'Antuono, legale Aduc




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Consegnata alla Presidenza del Consiglio la petizione di Anp-Cia: 100mila firme raccolte per l'aumento delle pensioni basse


Oggi una delegazione dell'Associazione nazionale pensionati ha consegnato ufficialmente al sottosegretario Nannicini una lettera con i contenuti della petizione e l'elenco delle firme. 


Il presidente Anp Brocco e il vicepresidente Cia Mastrocinque: "C'è un problema di giustizia sociale. L'aumento delle pensioni minime non può più attendere".

            
Necessario aumentare le pensioni basse. Per chiedere un intervento del Governo in questa direzione oggi una delegazione composta dal vicepresidente nazionale della Cia Alessandro Mastrocinque e dal presidente nazionale di Anp Vincenzo Brocco -accompagnato dai vicepresidenti Giovanna Gazzetta, Alessandro Del Carlo e Valter Manfredi- sono stati ricevuti dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini.
            
La raccolta delle firme -hanno spiegato Anp e Cia- è partita nel maggio scorso su tutto il territorio nazionale, con l'obiettivo di sensibilizzare opinione pubblica, istituzioni e partiti, e sono state raccolte già oltre 100 mila adesioni per chiedere all'esecutivo: l'aumento delle pensioni minime; l'estensione del bonus di 80 euro ai pensionati al di sotto dei mille euro mensili (oltre l'80% dei pensionati iscritti all'Anp ha una pensione che oscilla da un minimo di 502 a 1.000 euro mensili); l'ampliamento delle aree esenti da tasse; una sanità pubblica più efficiente con la medicina integrata, anche per chi vive nelle zone rurali; interventi per la non-autosufficienza. 

Lo stesso Comitato dei diritti sociali del Consiglio d'Europa ha denunciato la violazione, in Italia, della Carta Sociale Europea: infatti i minimi di pensione dovrebbero essere pari al 40% del reddito medio nazionale.
            
"Un'iniziativa nata -ha evidenziato Mastrocinque- per richiamare le istituzioni e le forze politiche su un tema centrale per la sostenibilità del tessuto sociale del Paese. C'è da garantire una vita dignitosa a milioni di anziani, che hanno lavorato per far crescere l'Italia e ora si trovano costretti a vivere nel più profondo disagio. Per questo si è ritenuto di non scendere in piazza, ma di aprire un confronto costruttivo sulla situazione precaria nella quale tanti pensionati oggi sono costretti a vivere (agricoltori, ex mezzadri, ex contadini, ex coloni, braccianti). Donne e uomini che, dopo una vita di lavoro nei campi, percepiscono una pensione che non supera i 500 euro mensili".
            
"La nostra non è solo una richiesta assistenziale -ha aggiunto Brocco- ma un volano di sviluppo. Un aumento delle pensioni equivale anche a un rinnovamento generazionale con una conseguente crescita della produttività del settore. Un adeguamento degli assegni pensionistici permetterebbe una vita più dignitosa e un maggior ingresso di giovani in agricoltura. La concessione dell'atteso bonus di 80 euro alle pensioni basse infatti -ha concluso il presidente dell'Anp- avvierebbe un processo virtuoso, oltre che per i pensionati, per la stessa economia delle aree rurali: 70.000 aziende, tramite lo strumento delle società di affiancamento, potrebbero essere lasciate a potenziali giovani under 40 disoccupati".





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mercoledì 22 giugno 2016

Seminario "Unioni civili e convivenze registrate". 29 giugno 2016, ore 16,30

Prima occasione di approfondimento e confronto a Siracusa sulla nuova legge sulle Unioni  civili e le convivenze registrate approvata dal Parlamento l'11 maggio scorso.

La Biblioteca Fedro dello Studio legale Giuliano e l'Ordine degli Avvocati della Provincia di Siracusa, con il patrocinio del Comune di Siracusa, promuovono un seminario formativo sulla norma nata dal disegno di legge che porta il titolo "Regolazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze". 

L'evento si terrà mercoledì 29 giugno 2016, a Siracusa, presso il salone Borsellino di Palazzo Vermexio, in Piazza Duomo, a partire dalle 16,30.

Relatori del seminario saranno Salvatore Patti, Ordinario di Diritto privato all'Università degli studi "La Sapienza" di Roma, Luigi Alessandro Scarano, Consigliere della III Sezione civile della Corte di Cassazione, e Monica Velletti, Giudice della I Sezione civile del Tribunale di Roma. 

Presiederà i lavori Cesare Massimo Bianca, Professore emerito di Diritto civile dell'Università degli studi "La Sapienza".

L'iniziativa è aperta a tutti. 

Sono previsti interventi programmati e domande del pubblico. 

La partecipazione darà diritto all'attribuzione di 3 crediti formativi agli iscritti all'Ordine degli avvocati di Siracusa.

I materiali informativi sulla legge sono pubblicati nel sito dello Studio legale Giuliano in corrispondenza del seguente link oppure www.studiolegalegiuliano.eu, Workshop e formazione, Seminario "Unioni civili e convivenze registrate"  


Siracusa, 22 giugno 2016



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martedì 21 giugno 2016

SCUOLA – Sostegno alunni disabili, per i tribunali non può essere attuato imponendo numero predefinito di ore

Successo dell'iniziativa "Sostegno, non un'ora di meno!" promossa dall'Anief per la tutela dei diritti degli alunni disabili. A conclusione dell'anno scolastico, l'Anief tira le somme del progetto annuale, promosso per la tutela degli alunni con disabilità a cui il Miur aveva negato il giusto apporto delle ore di sostegno in spregio al loro diritto all'istruzione e all'uguaglianza. Diverse le sentenze favorevoli provenienti da più tribunali d'Italia, supportate gratuitamente dai legali del giovane sindacato.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): con la nostra iniziativa abbiamo fatto rispettare i principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale, ma anche quanto previsto dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea tutelando il diritto all'istruzione, all'uguaglianza e il principio di non discriminazione degli alunni in difficoltà. Il fatto che il Ministero voglia 'risparmiare' sui nostri figli più deboli è una vergogna e in tribunale abbiamo avuto ragione costringendolo al rispetto della legalità

 

In assenza di uno Stato in grado che garantire un adeguato numero di ore di sostegno agli alunni disabili, continua ad avere efficacia l'azione del sindacato: Anief, che ha dato la possibilità alle famiglie e agli operatori scolastici di presentare ricorso sino a marzo 2016inanella una serie di sentenze che hanno permesso di assegnare una maggiorazione di supporto didattico a tanti giovani studenti che altrimenti sarebbero stati costretti a un'attività educativa senza il giusto apporto del docente specializzato espressamente indicato, invece, dalle commissioni mediche di competenza. I legali del sindacato hanno ottenuto piena ragione in tribunale con la condanna del Miur al ripristino del dovuto monte ore di sostegno necessario al corretto sviluppo dell'alunno, superando i vincoli di ore imposti dagli Uffici scolastici regionali.

 

È lunga la lista di ordinanze ottenute dai legali, con effetto immediato nei confronti degli alunni disabili: si va dal Tribunale di Palermo, dove hanno operato con successo gli avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli, al Tribunale di Cosenza, dove si è imposta la linea degli avvocati Ida Mendicino e Donatella Longo; da quello di Frosinone (avvocato Dolores Broccoli), a quelli di La Spezia (dove a difendere gli alunni c'erano Alberto Agusto e Corrado Resta), di Sassari (avvocato Marcello Frau) e di Tivoli (con gli avvocati Anief Andrea Maresca e Salvatore Russo). I tutti questi casi, i giudici hanno dato piena ragione a quanto ha sempre sostenuto il giovane sindacato, con dei provvedimenti che vedono il Ministero dell'Istruzione sempre soccombente econdannato per discriminazione indiretta e violazione del fondamentale diritto all'istruzione e all'inclusione. 

 

L'iniziativa, che ha visto impegnati in prima persona i legali Anief su tutto il territorio nazionale, coordinati con grande professionalità dagli avvocati Ida Mendicino e Walter Miceli, ha raggiunto gli esiti attesi anche grazie all'enorme dedizione della responsabile per il settore Sostegno dell'Anief, la dottoressa Elena Duccillo. Il ricorso rientra nell'ambito dell'iniziativa Anief "Sostegno: non un'ora di meno!", avviata in autunno e terminata con la fine delle lezioni. Un progetto che si lega a doppio filo alla necessità di assumere, come previsto dall'art. 40, comma 1, della legge 27 dicembre 1997 n. 449, degli insegnanti di sostegno, in deroga al rapporto docenti/alunni. Anche ad anno scolastico in corso. Perché, a tutt'oggi, lo Stato ha l'obbligo di applicare lsentenza della Consulta n. 80/2010.

 

"I ringraziamenti per il lavoro profuso a sostegno di questa lodevole attività di tutela dei diritti dei nostri figli più deboli – diceMarcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – vanno in primis a loro e a tutto lo staff del settore contenzioso nazionale, quindi ai nostri legali che si sono impegnati gratuitamente e con grande dedizione sul territorio e a quei docenti e dirigenti scolastici che – facendo da tramite tra noi e le famiglie – hanno reso possibile che il nostro impegno si realizzasse concretamente". 

 

Anief ricorda che già la Corte di Cassazione, nel 2014, ha ribadito che l'amministrazione scolastica ha il dovere "di assicurare l'assegnazione, in favore dell'alunno, del personale docente specializzato, anche ricorrendo - se del caso, là dove la specifica situazione di disabilità del bambino richieda interventi di sostegno continuativi e più intensi - all'attivazione di un posto di sostegno in deroga al rapporto insegnanti/alunni, per rendere possibile la fruizione effettiva del diritto, costituzionalmente protetto, dell'alunno disabile all'istruzione, all'integrazione sociale e alla crescita in un ambiente favorevole allo sviluppo della sua personalità e delle sue attitudini".

 

Ciò significa che "l'omissione o le insufficienze nell'apprestamento, da parte dell'amministrazione scolastica, di quella attività doverosa si risolvono in una sostanziale contrazione del diritto fondamentale del disabile all'attivazione, in suo favore, di un intervento corrispondente alle specifiche esigenze rilevate, condizione imprescindibile per realizzare il diritto ad avere pari opportunità nella fruizione del servizio scolastico: l'una e le altre sono pertanto suscettibili di concretizzare, ove non accompagnate da una corrispondente contrazione dell'offerta formativa riservata agli altri alunni normodotati, una discriminazione indiretta, vietata dall'art. 2 della L. n. 67 del 2006". 

 

"Non c'è soddisfazione più grande – dice ancora il presidente Anief – che prestare il nostro impegno e il nostro lavoro per la tutela degli alunni in difficoltà. La nostra iniziativa ci ha resi orgogliosi ad ogni vittoria riportata in tribunale contro il Miur: discriminare e negare il fondamentale diritto all'istruzione in nome del 'risparmio di spesa' e delle 'questioni di bilancio', significa voler minare non solo i diritti del singolo, ma la dignità dell'intera comunità. Per questi motivi, agire per ripristinare la legalità, è stata un'azione doverosa che il nostro sindacato ha ritenuto di dover promuovere schierandosi, come sempre, in prima linea e a testa alta dalla parte del Diritto". 

 

"Con la nostra iniziativa abbiamo fatto rispettare i principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale, ma anche quanto previsto dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea tutelando il diritto all'istruzione, all'uguaglianza e il principio di non discriminazione degli alunni in difficoltà. Il fatto che il Ministero voglia 'risparmiare' sui nostri figli più deboli è una vergogna e in tribunale abbiamo avuto ragione costringendolo al rispetto della legalità", conclude Pacifico.



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