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venerdì 17 febbraio 2017

DDL "bufale online": un anno di galera per chi divulga notizie false e due per chi diffonde campagne di odio.

Punto Informatico

Proposta la pena minima di un anno per chi diffonde notizie false e due per i responsabili delle campagne diffusorie d'odio. 

I social network sarebbero equiparati alla stampa un disegno di legge prevede la galera.

L'articolo 656 del codice penale già prevede: "Chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309."



Roma - Il Senato discuterà la possibilità di introdurre diversi nuovi reati legati alla diffusione di bufale online: la diffamazione sarà considerata aggravata se perpetrata tramite social, al pari della stampa, ed è prevista la galera per la diffusione di voci o notizie false. 
La lettera aperta della presidente della Camera Laura Boldrini al CEO di Facebook Mark Zuckerberg, dunque, sembra aver anticipato la proposta di legge ora presentata: la carota cui far seguire il bastone per punire i trasgressori.

Su Repubblica, Boldrini - che ha lanciato anche la piattaforma Bastabufale.it - parlava di fake news come di fonte e anticamera di odio e per affrontarle chiedeva la collaborazione di Facebook: una collaborazione di cui finora - a quando pare - l'Italia non ha potuto godere sia in merito ai contenuti da rimuovere ("l'apologia del fascismo da noi è reato, ma i rappresentanti italiani della sua azienda rispondono che non è compreso nelle regole di Facebook e che gli standard della comunità devono poter valere in ogni Paese"), sia rispetto agli altri Paesi, in primis Francia e Germania: se Parigi sembra essere riuscita a trovare accordi con i principali operatori ICT per diverse iniziative da attivare in tempo per limitare il proliferare di bufale in occasione delle prossime presidenziali, e stessa cosa ha fatto Berlino in vista di elezioni politiche, Roma sembra non essere riuscita a farsi ascoltare dagli operatori della Rete.

Forse anche per questo le istituzioni italiane si ritrovano ora a forzare la mano, con una proposta di legge che affronta il problema della diffusione delle cosiddette fake news, con una mannaia che finisce tuttavia per rappresentare uno strumento sproporzionato che rischia di ricomprendere le fattispecie più disparate. 
Il disegno di legge, prima firmataria Adele Gambaro (ex 5stelle ora Scelta Civica) è intitolato "Disposizioni per prevenire la manipolazione dell'informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l'alfabetizzazione mediatica" ed è costituito da pochi articoli ma che spaziano dalle responsabilità degli utenti dei social, agli obblighi dei gestori di blog, fino agli obblighi per gli intermediari.
Presentando la proposta, l'onorevole Gambaro spiega che sono stati in parte ricalcati gli indirizzi espressi dall'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e che in particolare si snoda intorno all'introduzione di nuove contravvenzioni nel codice penale: innanzitutto si inserisce l'articolo 656-bis col quale si prevede che "chiunque pubblichi o diffonda notizie false, esagerate o tendenziose che riguardino dati o fatti manifestamente infondati o non veritieri, attraverso social-media o altri siti che non siano espressioni di giornalismo online, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l'ammenda fino a euro 5.000".

Il comma 2 prevede anche che, qualora pubblicando o diffondendo online notizie false, esagerate o tendenziose, si incorra anche nel reato di diffamazione, la persona offesa può chiedere, oltre al risarcimento dei danni previsto dall'articolo 185 del codice penale, anche una somma a titolo di riparazione, determinata non solo in relazione alla gravità dell'offesa ma anche in base al grado di diffusione della notizia: una misura che insomma finisce per equiparare, nonostante la giurisprudenza stia andando in senso contrario, diffamazione via social network a quella a mezzo stampa disciplinata dall'articolo 12 della legge n. 47 del 1948 e del relativo aggravante previsto dall'articolo 595, comma 3 del codice penale.

L'articolo 2 introduce nel codice penale due nuovi delitti riguardanti "Diffusione di notizie false che possano destare pubblico allarme o fuorviare settore dell'opinione pubblica o aventi ad oggetto campagne volte a minare il processo democratico", attraverso due nuovi articoli del codice penale: il 265-bis, che prevede la reclusione non inferiore a dodici mesi e ammenda fino a 5mila euro; e il nuovo articolo 265-ter, che prevede che "chiunque si renda responsabile di campagne d'odio contro individui o di campagne volte a minare il processo democratico, anche a fini politici, è punito con la reclusione non inferiore a due anni e con l'ammenda fino a euro 10.000". Infine la norma prevede l'obbligo di registrazione "di ogni spazio online destinato alla diffusione di informazioni presso il pubblico", in un registro apparentemente parallelo a quello degli organi di stampa, e con i medesimo obblighi come quello di rettifica.

Oltre a rischiare di violare norme costituzionali come la libertà di espressione, e il buon senso, nonché prevedere uno strumento utilizzabile per adottare vere e proprie forme di censura, la proposta di legge ignora anche le disposizioni comunitarie in materia di non responsabilità degli intermediari: all'articolo 7 si prevede infatti "che i gestori dei siti siano tenuti ad effettuare un costante monitoraggio di quanto diffuso sulle proprie piattaforme web, compresi i commenti degli utenti, con particolare riguardo a frasi offensive e a informazioni verso le quali viene manifestata un'attenzione diffusa e improvvisa". 
Tale monitoraggio (per cui è concesso loro di affidarsi anche alle segnalazioni degli utenti) deve essere portato avanti anche attraverso una valutazione attiva dell'attendibilità e della veridicità dei contenuti. In caso contrario saranno disposti alle sanzioni di cui all'articolo 65-bis del codice penale.

Naturalmente contro la proposta si sono già mobilitati osservatori e studiosi del settore. L'ammazza-blog, al confronto, sembrava una carezza.


domenica 12 febbraio 2017

CNESC "FINALMENTE APPROVATO DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI IL SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE"

FINALMENTE APPROVATO IL SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE!

 

Nel giorno in cui gli Enti aderenti hanno ricevuto centinaia di domande di giovani che intendono partecipare ai Corpi Civili di Pace, la Cnesc, in attesa di leggere il testo completo, esprime soddisfazione per l'approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri del Governo Gentiloni, in una seduta di particolare importanza, del decreto legislativo richiesto dall'Art. 8 della legge 106/2016 per l'attivazione del Servizio Civile Universale.

                                                                                                                        Roma, 10 febbraio 2017

 

Alla CNESC aderiscono: Acli, Aism, Anpas, Arci Servizio Civile, Anspi, Avis Nazionale, Caritas Italiana, Cesc, Cnca, Comitato Italiano UNICEF, Confederazione Nazionale Misericordie d'Italia, Cong.P.S.D.P.Ist.don Calabria, Diaconia Valdese, Don Orione, Federazione SCS/CNOS - Salesiani per il sociale, Federsolidarietà / CCI, Focsiv, INAC, Legacoop, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, UILDM, UNITALSI, UNPLI. Osservatori: Movimento Nonviolento, Telefono Azzurro

                            




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giovedì 2 febbraio 2017

Approvata alla Camera la risoluzione sui Difensori dei Diritti Umani

La Commissione Esteri della Camera dei Deputati approva la risoluzione sui Difensori dei Diritti Umani che riprende le richieste di una rete di organizzazioni della società civile italiana per la protezione degli attivisti impegnati nella tutela dei diritti umani nel mondo. "Un importante passo in avanti": così commenta Francesco Martone, responsabile advocacy dell'organizzazione "Un ponte per…", l'approvazione della risoluzione sui Difensori dei Diritti Umani avvenuta oggi alla Commissione Esteri della Camera e presentata a prima firma dall'On. Marietta Tidei (PD).

"La presa di posizione del Parlamento giunge in una fase di grave acutizzazione dell'attacco alle donne a agli uomini impegnati nella difesa dei diritti umani nel mondo, e ad un mese dalle iniziative per ricordare Bertha Caceres, attivista indigena honduregna uccisa per essersi opposta ad un progetto di diga nella sua terra", spiega Martone.

La risoluzione riflette infatti le proposte e le richieste formulate da un'ampia coalizione di oltre 20 associazioni ed organizzazioni della società civile italiana impegnate nella difesa dei diritti umani, nella tutela ambientale, per la libertà di espressione e di stampa, per il sostegno ad attivisti/e ed avvocati/e minacciati nel mondo a causa del loro lavoro. 

Nell'ottobre scorso la coalizione aveva inviato una prima lettera, all'allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, e poi organizzato il Convegno internazionale "Difendiamoli!", ospitato alla Camera il 28 novembre 2016, cui erano stati invitati difensori e difensore dei diritti umani da ogni parte del mondo.Tra gli obiettivi dell'iniziativa quello di fare pressione sulla Farnesina affinché si doti di strumenti di protezione degli attivisti e delle attiviste minacciate, sulla scia di quanto fatto da altri paesi dell'Unione Europea, dando così seguito agli orientamenti della stessa Ue in materia.

In seguito, dovranno essere anche messe a punto diverse modalità di concessione di visti temporanei per coloro che sentano la necessità di lasciare momentaneamente i propri paesi.  La rete italiana, inoltre, sta lavorando per coinvolgere gli Enti locali nella creazione di "città rifugio", che possano dare protezione e accoglienza temporanea. "Adesso ci aspettiamo azioni concrete, prima fra tutte l'attuazione degli orientamenti UE in maniera trasparente, attraverso l'elaborazione e la pubblicazione di linee guida per il personale diplomatico italiano, al fine di permettere un monitoraggio del loro lavoro e agli/alle attivisti/e di essere informati delle possibilità di sostegno", prosegue Martone. "Chiediamo che l'Italia che presiederà il prossimo anno l'OSCE, organismo che ha delle linee guida eccellenti sul tema, metta la questione dei difensori e delle difensore dei diritti umani al centro dell'agenda politica internazionale".

La coalizione italiana sui difensori dei diritti umani è composta e sostenuta  da: AIDOS, Amnesty International, Associazione Antigone, Centro di Ateneo per i Diritti Umani, Università  di Padova,  Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili, AOI, ARCI, ARCS, Associazione Articolo 21, CGIL , Comitato Giustizia per i Nuovi Desaparecidos, COSPE, Fondazione Lelio e Lisli Basso-Issoco, Giuristi Democratici, Greenpeace Italia, Legambiente, Libera. Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, Non c'è Pace senza Giustizia, Operazione Colomba, Radicali Italiani, Rete per la Pace, Terra Nuova, Peace Brigades International – Italia, Progetto Endangered Lawyers/Avvocati Minacciati, Unione Camere Penali Italiane, Un ponte per… 




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