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martedì 17 gennaio 2017

Allevamento conigli: UE potrebbe abolire le gabbie

Video Notizia
Il prossimo 25 gennaio la Commissione Agricoltura del Parlamento voterà un Progetto di Relazione che potrebbe aprire la strada ad una legge che vieti l’uso delle gabbie negli allevamenti di conigli in UE.
 
CIWF Italia chiede ai membri italiani della Commissione Agricoltura di votare in favore della risoluzione, che rappresenterebbe un enorme passo avanti per il benessere dei conigli.


CIWF, inoltre, invita i cittadini a scrivere ai membri della Commissione (qui) e a partecipare, il prossimo 23 gennaio, al twitter-storm(qui) per sensibilizzare i membri sulla votazione, con gli hashtag #bastagabbie
#conigli  



Una vita in gabbia - Nel 2014 CIWF Italia aveva lanciato una video inchiesta che dimostrava quali sono le reali condizioni in cui vengono allevati i conigli in Italia, terzo produttore di carne di coniglio in UE.
Le gabbie di batteria, utilizzate nel 99% degli allevamenti, infliggono enormi sofferenze ai conigli: non possono stare eretti sulle zampe posteriori, non possono stendersi su un lato, neanche fuggire dagli attacchi dei simili. Le loro zampe si feriscono sul pavimento metallico e trascorrono tutta la loro breve vita in uno spazio di un foglio A4. Per sopravvivere in queste terribili condizioni, ai conigli vengono somministrate grandi quantità di antibiotici, ma nonostante questo, la mortalità negli allevamenti può raggiungere anche il 30%.
Ogni anno in UE vengono allevati 320 milioni di conigli. (fonte FAOSTAT)

Dopo il lancio dell’inchiesta 87.000 cittadini italiani firmarono la petizione, lanciata sulla piattaforma di Change.org, per chiedere la fine dell’uso delle gabbie per i conigli. In totale 600.000 cittadini europei hanno chiesto che il divieto dell'uso delle gabbie in UE.

Vietare le gabbie in UE - Se il Progetto di Relazione, presentato dal parlamentare tedesco Stefan Eck, del Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, fosse votato positivamente, questo rappresenterebbe un importante passo avanti nell’iter verso una legge che preveda il graduale divieto delle gabbie per i conigli in UE.

Il progetto di relazione di Eck infatti ha due richieste fondamentali: che venga promulgata una legge a protezione dei conigli; che le gabbie vengano progressivamente eliminate e poi vietate e vengano adottati come minimo di legge i sistemi in recinto, come quelli già adottati dalla legislazione belga.

In Italia – In Italia la situazione per il benessere dei conigli resta drammatica. E anche i produttori, soprattutto i piccoli, sono in difficoltà: il settore cunicolo, in Italia così come in UE, è in crisi da molti anni. È per questo che proprio il passaggio a sistemi più rispettosi del benessere potrebbe rappresentare un’occasione per riprendere il dialogo con quei consumatori che, stando all’ultimo Eurobarometro sul Benessere Animale, sono sempre più attenti alla qualità dei prodotti, intesa come rispetto del benessere degli animali.

Sistemi alternativi alle gabbie sono già disponibili: si tratta dei cosiddetti sistemi park, recinti con pavimento confortevole, in cui i conigli da ingrasso possono saltare, stendersi, nascondersi, esprimendo i propri comportamenti naturali. I sistemi park sono stati già adottati dalla legislazione belga.

Dichiara Annamaria Pisapia, Direttrice di CIWF Italia Onlus: "Ci appelliamo agli eurodeputati italiani che voteranno in Commissione agricoltura: che ascoltino la voce di quei 600.000 cittadini che hanno chiesto la fine dell’allevamento in gabbia per questi animali. E ascoltino le ragioni del benessere animale, non quelle di quella grande industria cunicola il cui solo interesse è quello di mantenere il proprio settore non regolamentato”.

Approfondimenti

Sulla produzione di carne di coniglio
https://assets.ciwf.org/media/7428945/dati-lr.pdf

I conigli
I conigli sono animali gregari, che vivono in gruppi dalla struttura sociale complessa. Trascorrono la maggior parte della loro vita in tane e cunicoli, nei quali riposano, allevano i piccoli e si nascondono per sfuggire ai predatori.
Escono dalle tane soprattutto al tramonto, quando hanno meno possibilità di diventare prede e si nutrono soprattutto di erba: trascorrono la maggior parte del loro tempo nutrendosi.
Possono correre fino a 30 km orari, saltano e balzano anche fino ad un metro  di altezza, sono sempre vigili e se sentono un rumore si ergono sulle zampe  posteriori.  I conigli sono animali estremamente intelligenti: imparano guardandosi l’un l’altro e connettono le proprie azioni alle conseguenze che avranno. Quando sono allevati in casa hanno meno timore degli esseri umani e possono imparare a riconoscere quando li si chiama per  nome.

Perché i conigli in gabbia soffrono
I conigli vengono allevati in gabbie di batteria in cui per muoversi hanno a disposizione uno spazio che spesso non è nemmeno grande come un foglio A4. Non possono saltare, balzare, stendersi lateralmente per riposare, non possono neanche stare seduti sulle zampe posteriori (la loro posizione naturale) e nemmeno stare eretti.
Le gabbie, costituite interamente in rete metallica, possono ferire le loro zampe. In condizioni così estreme i conigli hanno un altissimo rischio di contrarre infezioni e ammalarsi e la mortalità negli allevamenti può raggiungere il 30%.
Esistono delle gabbie “migliorate”, tecnicamente definite “arricchite”, ma la qualità del benessere dei conigli in queste gabbie, anche con una gestione eccellente, resta scadente: una gabbia resta sempre una gabbia.

Metodi alternativi di allevamento
In altri Paesi europei, come il Belgio e la Germania, sono stati sviluppati anche a livello industriale metodi di allevamento alternativi alla gabbia, in cui i conigli possono esprimere gran parte dei loro comportamenti naturali.
In Belgio, su pressione dell’opinione pubblica, è stato creato un metodo di allevamento al coperto in cui i conigli hanno piattaforme su cui saltare, tubi in cui nascondersi e un pavimento in plastica che non ferisce le loro zampe.
In questi allevamenti i conigli non sono trattati con antibiotici di routine, vengono curati solo se si ammalano, e la mortalità scende al di sotto del 10%.
La stessa direzione verso un allevamento in recinti è ormai intrapresa anche in Germania, grazie alla pressione dell'opinione pubblica e all'iniziativa di allevatori virtuosi e di alcuni supermercati.
 

domenica 15 gennaio 2017

Fsi-Usae: è ora di approvare una legge organica sugli IRCCS e armonizzare il ruolo delle Arpa nella sanità.

ROMA 15 gennaio - Si è tenuta oggi presso la sede nazionale della Federazione Sindacati Indipendenti in Roma, viale Ettore Franceschini 73 la riunione del  rinnovato Coordinamento Federale delle Regioni, organismo composto dai rispettivi Segretari Regionali.

Ha aperto la riunione il Segretario Generale, Adamo Bonazzi, che ha esposto il lavoro precedentemente svolto e gli obiettivi della Federazione nelle varie Regioni.

Nel corso della riunione – con  le relazioni dei Segretari Regionali – sono  stati anche analizzati  l'attuale contesto politico istituzionale e le realtà normative delle regioni nonchè le relative ricadute dei medesimi sui lavoratori e sui cittadini. Relazioni da cui è emersa la necessità di affrontare le tematiche relative al ruolo e alle funzioni degli IRCCS, su cui è necessario arrivare ad una legge organica, e sul ruolo delle ARPA nella sanità, che è necessario armonizzare. 

Il Coordinamento ritiene altresì necessario affrontate le tematiche del lavoro alla luce dei risultati del Jobs Act, la stesura dei Piani Sanitari Regionali anche in relazione alla necessità dell'integrazione socio-sanitaria, del precariato  e dell'assetto delle AUTONOMIE LOCALI, alla luce della bocciatura della riforma costituzionale.

Il Coordinamento Federale delle Regioni si strutturerà in commissioni al fine di affrontare organicamente le tematiche trattate e chiederà, immediatamente, un incontro con la Conferenza delle Regioni.


venerdì 13 gennaio 2017

Norme chiare sull'accertamento dell'età dei minori stranieri non accompagnati

Il 6 gennaio è entrato in vigore il d.p.c.m. n. 234/16, regolamento che definisce i meccanismi per la determinazione dell'età dei minori non accompagnati vittime di tratta, adottato in attuazione dell'art. 4 d.lgs. n. 24/14.

La corretta identificazione come minorenni dei ragazzi e delle ragazze di età inferiore ai 18 anni che giungono nel nostro Paese costituisce un presupposto essenziale affinché siano loro applicate le misure di protezione e assistenza previste dalla normativa vigente. 


Se erroneamente identificati come maggiorenni, infatti, questi adolescenti non vengono accolti in strutture per minori e spesso vengono lasciati per strada, con l'elevato rischio di essere vittime di sfruttamento a scopo sessuale o di altro tipo. In alcuni casi, inoltre, vengono trattenuti in un CIE ed espulsi.

Ad oggi, non esiste alcun metodo scientifico che consenta una determinazione certa dell'età perché le differenze di maturazione scheletrica, accrescitiva e puberale fra soggetti della stessa età anagrafica sono frequenti, ampie e fisiologiche. Il metodo attualmente più utilizzato, la valutazione della maturazione ossea del polso e della mano, comporta un margine di errore di ± 2 anni

Spesso, tuttavia, sul referto non viene indicato il margine di errore, il che impedisce l'applicazione del principio di presunzione della minore età in caso di dubbio. Va inoltre considerato che tale metodo, sviluppato per lo studio dei disordini della crescita e della pubertà e non per finalità medico legali, si basa su standard ormai datati e comunque definiti su popolazioni (caucasici, per lo più anglosassoni americani o britannici) ben differenti rispetto a quelle di appartenenza dei soggetti valutati. 

Inoltre, diverse situazioni fisiologiche e genetiche, patologiche o ambientali possono accelerare o rallentare la maturazione scheletrica. A questo si aggiunge la possibilità di errore di refertazione da parte di operatori non esperti che eseguono solo occasionalmente tale prestazione.

Anche nei casi in cui gli accertamenti siano effettuati in modo così gravemente inadeguato, in genere i risultati non possono essere oggetto di contestazione in quanto il referto non viene quasi mai consegnato all'interessato né al tutore. Vi sono, poi, casi in cui vengono effettuati accertamenti sanitari anche su individui in possesso di un documento identificativo da cui risultano minorenni.

Il d.p.c.m. n. 234/16 chiarisce le procedure che devono essere adottate per determinare l'età dei minori vittime di tratta e introduce alcune fondamentali garanzie, prevedendo che:
 solo ove sussistano fondati dubbi sull'età e questa non sia accertabile attraverso documenti identificativi (passaporto o altro documento di riconoscimento munito di fotografia), le Forze di Polizia possono richiedere al giudice competente per la tutela l'autorizzazione all'avvio della procedura multidisciplinare per l'accertamento dell'età;

 tale accertamento è condotto, nel rispetto del superiore interesse del minore, da un'équipe multidisciplinare presso una struttura sanitaria pubblica, individuata dal giudice, ed è svolto attraverso un colloquio sociale, una visita pediatrica auxologica e una valutazione psicologica o neuropsichiatrica, alla presenza di un mediatore culturale, tenendo conto delle specificità relative all'origine etnica e culturale dell'interessato;

 il minore deve essere adeguatamente informato, con l'ausilio di un mediatore culturale, sul tipo di esami cui sarà sottoposto, sulle loro finalità e sul diritto di opporvisi;


 la relazione conclusiva deve riportare l'indicazione di attribuzione dell'età stimata specificando il margine di errore insito nella variabilità biologica e nelle metodiche utilizzate ed i conseguenti valori minimo e massimo dell'età attribuibile;

 nei casi in cui, considerando il margine di errore, la maggiore o minore età resti in dubbio, la minore età è presunta;

 il provvedimento di attribuzione dell'età, adottato dal giudice competente per la tutela, è notificato, con allegata traduzione, all'interessato e al tutore, e può essere oggetto di reclamo;

 in attesa della determinazione dell'età, l'interessato deve comunque essere considerato come minorenne al fine dell'accesso immediato all'assistenza e alla protezione.

Mentre il d.p.c.m. n. 234/16 disciplina finalmente in modo chiaro le procedure per la determinazione dell'età dei minori non accompagnati vittime di tratta, vi sono ancora significative lacune normative per quanto riguarda i minori non accompagnati che non siano riconosciuti come vittime di tratta. Questi ultimi rappresentano ad oggi la quasi totalità dei minori non accompagnati presenti in Italia (in alcuni casi effettivamente non vi è alcun reato di tratta, in altri casi il minore è vittima di tratta ma non viene riconosciuto come tale).

Importanti norme sull'accertamento dell'età di tutti i minori non accompagnati sono previste dal disegno di legge S. 2583, approvato alla Camera e attualmente all'esame del Senato. Si attende inoltre la definitiva approvazione da parte della Conferenza Unificata del "Protocollo per l'identificazione e per l'accertamento olistico multidisciplinare dell'età dei minori non accompagnati" presentato dalla Conferenza delle Regioni nel marzo 2016.

In attesa dell'approvazione in via definitiva di tali atti, le organizzazioni firmatarie auspicano che le disposizioni previste dal d.p.c.m. n. 234/16 siano applicate in via analogica a tutti i minori stranieri non accompagnati, anche non vittime di tratta.

Apparirebbe del tutto irragionevole, infatti, ipotizzare che i meccanismi per la determinazione dell'età debbano essere differenti a seconda che il minore non accompagnato sia o meno vittima di tratta, fatta eccezione per l'esigenza di tenere in considerazione gli specifici traumi derivanti dallo sfruttamento e dagli abusi subiti dai minori vittime di tratta.

Si ricorda che il Ministero dell'Interno ha in passato chiarito come il principio di presunzione della minore età in caso di dubbio, sancito dal codice di procedura penale minorile, "possa trovare applicazione in via analogica anche in materia di immigrazione", dunque anche con riferimento ai minori non sottoposti a procedimento penale (circolare del Ministero dell'Interno del 9 luglio 2007). Lo stesso ragionamento vale per l'applicazione in via analogica delle norme di cui al d.p.c.m. n. 234/16 ai minori che non siano vittime di tratta.

Nella circolare del 25 luglio 2014, il Ministero dell'Interno ha poi espressamente previsto, con riferimento a tutti i minori non accompagnati per i quali si renda necessario l'accertamento dell'età e non solo ai minori vittime di tratta, che tale accertamento debba essere svolto "secondo i criteri dell'art. 4 del D.Lgs. n. 24/2014", in attuazione del quale è stato adottato il d.p.c.m. n. 234/16.

Va infine evidenziato come il d.lgs. 142/2015, all'art. 2 lett. e), abbia fornito una definizione unitaria di "minore non accompagnato", tale essendo "lo straniero di età inferiore agli anni diciotto, che si trova, per qualsiasi causa, nel territorio nazionale, privo di assistenza e rappresentanza legale", senza
distinguere, dunque, dalla ragione della presenza in Italia. Definizione unitaria che esclude la possibilità che possa attuarsi un trattamento discriminatorio in sede di accertamento dell'età, poiché sarebbe fondato su una illegittima differenziazione basata sulla condizione personale, vietata dall'art. 3 della Costituzione.

In attesa dell'adozione del Protocollo sopra citato e delle norme generali sull'accertamento dell'età previste dal ddl S. 2583, di cui si auspica la celere approvazione senza modifiche rispetto al testo licenziato dalla Camera, riteniamo che solo l'immediata applicazione delle norme previste dal d.p.c.m. n. 234/16 anche ai minori che non siano vittime di tratta possa consentire un'efficace identificazione dei minori non accompagnati, nel rispetto delle principali raccomandazioni adottate in materia a livello internazionale e nazionale (tra cui le raccomandazioni dell'UNHCR del 2014 e il parere del Consiglio Superiore della Sanità del 2009), ai fini di una piena tutela dei diritti loro riconosciuti dalla Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, dal diritto comunitario e dalla normativa interna.
12 gennaio 2017

ASGI - Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione
SIMM - Società Italiana di Medicina delle Migrazioni
Save the Children
Amnesty International Italia
UNHCR
Magistratura Democratica
Fondazione Migrantes
Caritas Italiana
ARCI
ACLI
CIR
CNCA
GdS Gruppo di Lavoro Nazionale del Bambino Migrante della Società Italiana di Pediatria
MSF
Associazione Culturale  visita 



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Sperimentazione animale. Al bando in Olanda dal 2025. E in Italia?

La Lega del cane: chi sfrutta gli animali per sperimentazione è fuori dalla storia. Rosati: A Brescia il Centro nazionale per i metodi alternativi, riconosciuto dal ministero. Lavorare solo sulle cellule è già possibile. Perché lo Stato non investe su questa ricerca? 

Un decisivo passo avanti in Europa per dire basta per sempre alla sperimentazione animale arriva dall'Olanda. La decisione annunciata da Copenaghen è infatti rivoluzionaria, perché entro il 2025 saranno messi al bando questi test per la ricerca.
"E' un caposaldo giuridico per chi sostiene da decenni la necessità di far cessare l'esistenza di stabulari, la negazione di fatto della vita per gli esseri senzienti, in nome di una scienza che può avere alternative certe e certificate", commenta Piera Rosati, Presidente nazionale di LNDC.

"L'Italia – prosegue Rosati – vive più contraddizioni -. Da una parte infatti vietiamo di allevare animali destinati alla sperimentazione, dall'altra non ne sanzioniamo l'importazione! Un gioco cerchiobottista che non affronta con coraggio la soluzione, prova ne sia la proroga alla sperimentazione per sostanze di abuso come alcol, droga e fumo".

"Come mai nessuno ricorda che è attivo e riconosciuto dal ministero della Salute il Centro nazionale di referenza per i metodi alternativi, presso l'Istituto zooprofilattico sperimentale di Brescia, sede dell'Izs di Lombardia ed Emilia Romagna? Nel Centro si opera con successo da anni sulle colture cellulari, con una banca cellulare a cui attingono paesi da tutto il mondo, in particolare per la ricerca sulle staminali. 
L'eccellenza della struttura, che ricordiamolo bene, è pubblica, ed è di fatto centro specializzato "distaccato" del ministero, è tenuta nascosta e non se ne divulgano i progressi scientifici. Anziché operare sugli animali vivi, si sperimenta solo sulle cellule crioconservate. E' la dimostrazione che la sperimentazione animale ha delle alternative su base scientifica, riconosciuta dalle più alte autorità dello Stato. E' questa la strada di civiltà che apre all'abbandono di una sperimentazione di morte, fuori dalla storia. Perché lo Stato non investe in questa ricerca?
".  

13 gennaio 2017




Lega Nazionale per la Difesa del Cane

Via A. Bazzini 16, 20131 Milano
Tel 02.26116502 - Fax 02.36638394
www.legadelcane.org 



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mercoledì 11 gennaio 2017

Legge sulla responsabilità dei medici approvata al Senato. La dichiarazione del Sottosegretario Faraone

"L'approvazione da parte del Senato della legge sul rischio clinico e sulla responsabilità dei medici è un passo avanti importante nella tutela del diritto alla salute del cittadino.

Una norma che adesso dovrà tornare alla Camera per il via libera. Fondamentale l'istituzione di una figura di garanzia alla quale potrà rivolgersi qualsiasi utente del servizio sanitario per avere risposte e tutela. Al tempo stesso l'esistenza di una simile figura e la predisposizione di linee guida per le buone pratiche in sanità garantirà anche gli operatori. Importante anche la scelta di stabilire requisiti minimi per le polizze assicurative delle strutture sanitarie e tutte le norme che puntano a semplificare l'accesso al risarcimento ove ci siano i presupposti. Sarà, così, più rapida per il paziente la possibilità di ottenere un risarcimento dell'eventuale danno, qualora accertato, subito in ospedale.

Si promuove, inoltre, la sicurezza delle cure in tutte le strutture sanitarie con la nascita del centro per il rischio clinico che possa valutare gli errori dei professionisti ed operi per la loro prevenzione.

Nel complesso una norma di buon senso e che tutela il diritto alla salute e la serenità degli operatori evitando il fenomeno della 'medicina difensiva' che si sta diffondendo in tutto il mondo ovvero quella pratica di certo personale medico che dispone esami non necessari e ritarda il possibile o rifiuta interventi necessari per paura della causa risarcitoria aumentando inutilmente i costi del sistema e i rischi per il paziente".

 




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domenica 8 gennaio 2017

SCUOLA e UNIVERSITÀ – MILLEPROROGHE - Da lunedì il decreto sotto la lente del Senato: per Scuola e Università

In caso contrario il prossimo anno scolastico e accademico i problemi diventeranno insanabili. Durante le vacanze natalizie il sindacato Anief ha sviluppato una serie di modifiche normative che il Parlamento ha ora l'occasione di esaminare apportando i dovuti accorgimenti al decreto legge n. 244 del 30 dicembre 2017 che verrà esaminato nei dettagli con la riapertura dei lavori‎ fissata la prossima settimana: primo step affidato alla Commissione Affari Costituzionali.

 

Gli emendamenti riguardano diversi punti: dalla proroga dei termini per attuare le nove leggi delega previste dalla Legge 107/2015 all'inserimento degli abilitati nella fascia aggiuntiva GaE; dal reclutamento di 20mila Ata e 8mila maestri d'infanzia alla stabilizzazione di 500 educatori in organico potenziato; dal reclutamento dei vincitori dell'ultimo concorso a cattedra alla validità delle Graduatorie di merito dove inserire tutti gli idonei all'organizzazione di prove suppletive dello stesso concorso per i candidati laureati o educatori ricorrenti; dall'estensione del corso-concorso per presidi ai ricorrenti del 2011 alla cancellazione del limite-beffa di 36 mesi di servizio svolto per la stipula di contratti a termine. Infine, in ambito universitario e di ricerca, Anief reputa sempre più impellente l'esigenza di assumere a tempo indeterminato i ricercatori e la proroga del blocco per i distacchi e i comandi di docenti e personale Ata presso enti e Università.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal)per Governo e Parlamento è un'occasione importante per evitare che i problemi organizzativi si ripercuotano negativamente sulla didattica e sulla formazione degli studenti. L'opera del nostro sindacato non si fermerà qui: nei prossimi giorni saranno infatti presentate ulteriori proposte, sempre attinenti allo spirito del provvedimento che non permette abrogazioni o soluzioni innovative se non già adottate attraverso precedenti provvedimenti analoghi.

 

 

Il decreto Milleproroghe arriva sotto la lente delle commissioni parlamentari del Senato: da dopodomani, con la riapertura dei lavori‎ parlamentari, l'esame del decreto legge n. 244 approvato il 30 dicembre 2016, verrà infatti esaminato dalla I Commissione permanente, che si occupa di Affari Costituzionali. Tra le modifiche da apportare al testo, ve ne sono diverse che riguardano la scuola: occorrono, infatti, alcuni interventi urgenti, altrimenti con il prossimo anno scolastico sarà avvolta da enormi problemi organizzativi con ripercussioni negative sulla didattica e sulla formazione degli alunni e accademica. Per questi motivi, durante le vacanzenatalizie il sindacato Anief ha sviluppato una serie di modifiche normative, che ora i parlamentari sono chiamati ad esaminare.

 

Sono diversi i punti segnalati dal giovane sindacato ai nostri parlamentari: dalla proroga dei termini per attuare le nove leggi delega previste dalla discussa Legge 107/2015, all'inserimento dei docenti abilitati nella fascia aggiuntiva delle Graduatorie ad Esaurimento, dove ci sono tante classi di concorso senza più candidati; dal reclutamento di 20mila Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari della scuola) 8mila docenti della scuola dell'infanzia, alla stabilizzazione di 500 educatori in organico potenziato; dal reclutamento dei vincitori dell'ultimo concorso a cattedra, per i quali sono incredibilmente scomparsi i posti, alla validità delle Graduatorie di merito dove inserire tutti gli idonei all'organizzazione di prove suppletive dello stesso ultimo concorso per i candidati laureati o educatori ricorrenti.

 

Attraverso il decreto Milleproroghe, Anief chiede pubblicamente pure l'estensione del corso-concorso per dirigenti scolastici ai ricorrenti del 2011. L'organizzazione sindacale torna anche a chiedere, supportata dai rilievi mossi dalla Corte di Giustizia europea in materia, di "rivedere la norma che introduce il limite di 36 mesi alla stipula di contratti a tempo determinato che, lungi dal rappresentare la soluzione al problema all'abuso di contratti a tempo determinato nella scuola statale italiana, configurerebbe invece una illegittima violazione del principio meritocratico alla base dell'individuazione degli aspiranti docenti, in quanto impedirebbe a chi ha un punteggio maggiore (come noto, derivante prevalentemente da una maggiore anzianità di servizio) di stipulare contratti a tempo determinato, che andrebbero invece assegnati ad aspiranti con punteggio ed anzianità di servizio minori".

 

Infine, in ambito universitario e di ricerca, Anief reputasempre più impellente l'esigenza di assumere a tempo indeterminato i tanti ricercatori posti da troppo tempo in una assurda situazione di limbo, creando un apposito per loro un albo nazionale. Come è fondamentale attuare la proroga del blocco per i distacchi e i comandi di docenti e personale Ata presso enti e Università.

 

"Governo e Parlamento hanno la possibilità di prendere in considerazione le necessità da noi poste, attraverso questi emendamenti al Milleproroghe – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal  proprio per evitare che i problemi organizzativi si ripercuotano negativamente sulla didattica e sulla formazione degli studentiAnief fa sapere sin d'ora che non si fermerà qui: nei prossimi giorni saranno infatti presentate ulteriori proposte al Governo e ai parlamentari,sempre attinenti allo spirito del provvedimento che non permette abrogazioni o soluzioni innovative se non già adottate attraverso precedenti provvedimenti analoghi".

 

L'elenco completo degli emendamenti Anief al decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244: proroga e definizione dei termini.

 



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martedì 3 gennaio 2017

Eutanasia. Quando la notizia e’ un’altra…. Abituarci a violare la legge?

Firenze, 3 Gennaio 2017. Un signore di 90 anni ha chiesto ed ottenuto di farsi guidare alla morte assistita in Svizzera -per una fine dignitosa e senza dolore-, ma prima di partire ha deciso di donare un'ambulanza alla Croce Bianca di Cornigliano-Genova (1). 


Sembra un episodio di vita ordinaria condito dal bel gesto, come se andare in Svizzera a farsi praticare l'eutanasia fosse storia di ordinaria amministrazione. Infatti, nella notizia riportata dai media locali, risalta piu' la bonta' di questo signore che non la disperazione civica di essere costretto ad andare all'estero per vedersi riconosciuto il diritto ad un morte dignitosa.

La tragedia italiana di non avere una legge in merito, ma di avere un codice che punisce chi tenta il suicidio e chi aiuta una persona in tal senso, sembra che sia un fatto accettato, di ordinaria amministrazione. "Si sa, per l'eutanasia si va in Svizzera, e' normale. Anche per i buoni che donano le ambulanze".

Non possiamo non sottolineare come sia stridente col nostro ordinamento questa situazione. L'introduzione dell'eutanasia e' ancora una chimera nel nostro ordinamento, nonostante autorevolissime pronunce e progetti di legge di iniziativa popolare depositati e che sono ancora nei cassetti del Parlamento.

Una situazione del genere e' tutt'altro che naturale (in senso civico), ma orribile, ingiusta, violenta e incivile. Essere costretti ad andare all'estero per disporre delle proprie volonta', e' degno dei regimi piu' autoritari e dispotici, di codici che limitano le liberta' individuali sottoponendosi a volonta' religiose invadenti, che ufficialmente non dovrebbero appartenere alla nostra legislazione.

Eppure, questa storia genovese, con l'atto della donazione fa apparire il tutto come se fosse naturale. Ma una naturalezza che si manifesta con la violazione dei codici. Non vorremmo che ci si abituasse all'eutanasia all'estero come ci si e' abituati all'evasione fiscale.

1 - http://www.aduc.it/notizia/eutanasia+decide+andare+svizzera+ma+prima+dona_133319.php

Vincenzo Donvito, presidente Aduc


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