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venerdì 23 giugno 2017

Unione Naz. Consumatori: Ddl concorrenza: si a emendamenti approvati ieri

UNC: su energia va aperto tavolo di confronto

 

"Gli emendamenti approvati ieri dalle Commissioni Finanze e Attività produttive della Camera su energia ed rc auto sono un passo avanti" afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori.

"Sull'rc auto si chiarisce definitivamente che anche le assicurazioni sui rischi accessori non si rinnovano tacitamente e si risolvono automaticamente alla loro scadenza naturale, così da aumentare la mobilità del consumatore. Mentre sull'energia si prevede la fine dell'obbligo di passare al mercato di salvaguardia per quei consumatori che al 1° luglio 2019 non avranno ancora scelto il proprio fornitore" prosegue Dona.

"Attualmente nel mercato di salvaguardia si paga il 20/30% in più rispetto al mercato tutelato. Sarebbe stato un sopruso bello e buono" prosegue Dona.

"Ora per sapere che fine faranno i consumatori che non hanno scelto al 1° luglio 2019 il loro fornitore bisognerà attendere il decreto del ministero dello Sviluppo economico di cui al comma 68 e 69. Per questo chiediamo al Governo di aprire immediatamente un tavolo di confronto con le associazioni di consumatori e le compagnie" conclude Dona.




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DIVORZI: DOPO LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE SULL’ASSEGNO DIVORZILE L’ITALIA APPROVI I PATTI PREMATRIMONIALI

L'associazione FamilyLegal: "I tempi sono maturi per consentire a mariti e mogli di autotutelarsi"


Milano, 23 giugno 2017 - I primi 6 mesi del 2017 hanno visto la fine di molti matrimoni 'celebri', soprattutto fra le star d'oltreoceano, come quello fra l'attore e regista americano Ben Stiller e (l'ormai ex) moglie Christine Taylor, che hanno comunicato la loro decisione dopo 17 anni di vita coniugale – apparentemente - felice. Fine dell'idillio anche per Janet Jackson e il miliardario arabo Wissam Al Mana, sposato in gran segreto nel 2012. 

Per la cantante si tratta del terzo divorzio, quest'ultimo – parrebbe – imputabile all'eccessiva gelosia di lui. Nemmeno il matrimonio fra  l'attrice americana musa di Woody Allen Scarlett Johansson e il giornalista francese Romain Dauriac ha avuto vita lunga: dopo appena tre anni e una figlia, Rose Dorothy, di due anni e mezzo, i due hanno annunciato l'addio. 

Fra le separazioni italiane quella fra la showgirl Elenoire Casalegno e l'attuale direttore di Rete4 Massimiliano Lombardi e quella fra il 'naufrago' Sergio Muniz e Beatrice Bernardin.

Ma se negli Stati Uniti molti divorzi sanguinosi vengono evitati poiché si è tenuti al rispetto dei patti prematrimoniali, ove stipulati, in Italia non è possibile alcun accordo di questo tipo, "Poiché sarebbe contrario ai principi di ordine pubblico che caratterizzano il nostro ordinamento giuridico – chiarisce l'avvocato Lorenzo Puglisi, noto divorzista, specializzato in diritto di famiglia, presidente e fondatore dell'associazione Familylegal (www.familylegal.it) -  Anche alla luce dei nuovi orientamenti giurisprudenziali, i tempi sono maturi per rivedere la ratio che sta a fondamento dei patti prematrimoniali, consentendo alla coppie la possibilità di suddividersi i ruoli nel contesto familiare, senza rischiare di trovarsi (magari dopo decenni) a fare i conti non solo con l'abbandono da parte dell'altro coniuge, ma anche con l'assenza di qualsivoglia riconoscimento per il lavoro svolto in famiglia sino a quel momento. Non si tratta più, quindi, della possibilità, ad esempio, della moglie, di mantenere il cognome del marito, o di disporre di case e appartamenti, ma della necessità di tutelare chi, nella coppia, decide di sacrificare la propria carriera lavorativa fornendo al ménage familiare un'utilità economica talvolta addirittura maggiore di quanto l'altro non abbia fornito nell'arco di una vita".

Negli Stati Uniti, stando a recenti statistiche, il 65% degli avvocati divorzisti americani ritiene che negli ultimi tre anni si sia registrato un netto incremento delle richieste di "prenups" (prenuptial agreement). Il 15% dei coniugi che si trovano a fronteggiare un divorzio dichiarano di essersi pentiti di non averci pensato al momento delle nozze e il 45% dei single ritiene che i patti prematrimoniali siano una buona idea per puntare su un'unione duratura.

Quest'ultimo dato vale anche per l'Italia ove, secondo uno studio formalizzato da FamilyLegal, quasi la metà dei nati negli anni '80, forse anche per l'esperienza vissuta sulla propria pelle dai propri genitori, si direbbe pronta a regolamentare in anticipo la gestione della fine dei matrimoni e ciò anche alla luce della durata dei rapporti coniugali che, secondo le ultime rilevazioni ISTAT, non durerebbe in media più di sette anni. 

Secondo Familylegal, "Sono almeno 5 le ragioni per cui sarebbe necessario approvare i patti patrimoniali":
1.         Negli ultimi cinque anni sono pressoché duplicati i matrimoni in cui almeno uno dei due coniugi si sposa dopo aver avuto un figlio da una precedente relazione. In questi casi, il genitore che decide di sposarsi o di risposarsi generalmente sente l'esigenza di tutelare il figlio di primo letto sia sotto il profilo finanziario che sotto quello successorio. "In base al nostro ordinamento giuridico, infatti, non basta un testamento per escludere la quota di legittima dell'altro coniuge e un patto prematrimoniale che suddivida adeguatamente gli asset può risolvere a monte ogni problematica", spiega Puglisi.

2.        Nelle giovani coppie è frequente che almeno uno dei due futuri sposi decida di proseguire gli studi coltivando un progetto educativo più duraturo che, almeno nella fase iniziale, non consente di lavorare e quindi di mantenersi autonomamente. "Né il codice civile, né la nostra giurisprudenza prevedono un "diritto allo studio" tutelato per il coniuge, pertanto, senza un patto prematrimoniale, in caso di divorzio non sarà possibile rivendicare un mantenimento giustificando di essere privi di reddito, in quanto studenti", prosegue Puglisi;

3.        Vero è che nel nostro ordinamento giuridico esiste già il regime di separazione dei beni (che dal 2010 ad oggi – come eccezione alla regola generale della comunione, ha registrato un aumento del 45%), "Tuttavia nelle coppie in cui almeno uno dei due coniugi è un imprenditore avvezzo a contrarre fidi, mutui o fideiussioni potrebbe essere sicuramente opportuno utilizzare lo strumento del patto prematrimoniale per evitare sul nascere qualsiasi dubbio sul coinvolgimento finanziario di ciascuno dei nubendi";

4.        Inutile negare che ancora oggi un buon numero di matrimoni rappresenti più un investimento economico che non una scelta di cuore. "Ebbene, con i patti prematrimoniali chiunque abbia ancora il sospetto che il proprio partner sia sospinto più da interessi che dall'amore, può regolamentare il tutto sin dall'inizio così da effettuare un vero e proprio stress test che misuri la potenziale tenuta del rapporto", aggiunge l'avvocato.

5.        Nell'ambito della vita matrimoniale non è infrequente che i due coniugi decidano di suddividersi i ruoli e che – nella maggior parte dei casi – la moglie decida di non lavorare per dedicarsi alla casa e ai figli. Secondo FamilyLegal il risparmio che deriverebbe al nucleo familiare dal lavoro domestico di una donna oscilla tra i 12.000 e i 35.000 euro all'anno. Somme, queste, che in caso di divorzio, senza un patto prematrimoniale, non verrebbero neppure prese in considerazione per il calcolo di un eventuale assegno. 

Proprio per questo motivo, sulla scia della recente sentenza n. 11504/17 della Cassazione che fissa nuovi parametri per la quantificazione dell'assegno di divorzio, abbandonando il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio in favore di quello dell'indipendenza e dell'autosufficienza economica, Familylegal ha lanciato, tramite la piattaforma Change.org,  una petizione per chiedere al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio una legge che regolamenti i patti prematrimoniali.

"Ben venga che il matrimonio non sia più considerato come un investimento patrimoniale, ma a questo punto è doveroso che il Parlamento consenta alle coppie che lo desiderino di poter concordare un patto prematrimoniale. Una donna, magari sessantenne e disoccupata abbandonata dal marito non può essere privata dall'oggi al domani del tenore di vita goduto sino a quel momento, ovviamente nei limiti delle condizioni economiche del nucleo familiare", conclude Puglisi.



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martedì 20 giugno 2017

Parchi, la camera approva la riforma. Lipu: "Una brutta pagina, grigia e priva di coraggio"


RIFORMA LEGGE SUI PARCHI, IL CONTRARIO DI CIÒ CHE SERVIVA."CONSERVAZIONE DELLA NATURA MORTIFICATA

A VANTAGGIO DEI POTERI POLITICI E DEL LOCALISMO.

BRUTTA PAGINA PER LA LEGISLAZIONE AMBIENTALE ITALIANA E FUTURO BUIO PER LE AREE PROTETTE".

"La Camera dei Deputati, in accordo con il Governo e la maggioranza politica, ha licenziato una riforma che trasforma le aree protette in strumenti della politica locale, dimenticando a cosa serva la legge 394. Una brutta pagina, grigia e priva di coraggio, per la storia della legislazione ambientale italiana".

 

Lo dichiara la Lipu dopo il voto della Camera dei Deputati che ha approvato il disegno di modifica della legge 394/91 sulle aree protette.

 

"La lista delle cose negative della riforma è molto lunga: dalla cancellazione delle competenze per i direttori dei parchi alla politicizzazione della governance, dallo sgretolamento dell'interesse nazionale al netto sbilanciamento a favore dei poteri locali, dalla possibilità di estrazioni petrolifere al meccanismo di controllo della fauna selvatica, che non risolverà alcun problema di sovrannumero e anzi aggraverà i casi, aprendo i parchi alla caccia e dando ai cinghialai il paradossale compito di far diminuire i cinghiali.

 

"E che dire dell'umiliazione del Delta del Po, una delle aree più importanti d'Europa per gli uccelli migratori e la biodiversità, che Governo e Parlamento non hanno avuto il coraggio, una volta ancora, di trasformare in parco nazionale?

 

C'è tuttavia un tema, solo in apparenza secondario, che descrive il senso di questa riforma: è il mancato riconoscimento dei siti Natura 2000, cioè dei siti europei più importanti per la conservazione della natura, come aree protette ai sensi della legge italiana. Un fatto incredibile, inspiegabile, che dimostra la distanza dei legislatori e di tutti quelli che hanno sostenuto la riforma, dalla missione naturalistica della legge 394.

 

Tutte le nostre proposte, tutti i tentativi di dialogo delle associazioni con il ministro, il governo, i relatori, la maggioranza parlamentare sono stati respinti. Il risultato è la mortificazione di una legge storica, fondamentale per la conservazione della natura in Italia, e una delle pagine più grigie della legislazione ambientale italiana.

 

L'obiettivo, adesso, è quello di cambiare al più presto questa legge ma soprattutto di stimolare finalmente una politica ambientale diversa, in tutti coloro che hanno a cuore davvero, e non solo a titolo istituzionale, la tutela della natura e sono convinti che è proprio da questa, integrata con le politiche generali, che il nostro sofferente Paese può e deve ripartire".




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lunedì 19 giugno 2017

Riforma Legge Parchi - 12 Associazioni ambientaliste scrivono a tutti i deputati: "Vi chiediamo un voto finale negativo"

 
VOTO FINALE CAMERA SU RIFORMA LEGGE PARCHI
LETTERA DI 12 ASSOCIAZIONI AI DEPUTATI
“VI CHIEDIAMO UN VOTO FINALE NEGATIVO”
 
Questa la lettera con cui 12 Associazioni ambientaliste (ASSOCIAZIONE AMBIENTE E LAVORO, CTS, ENPA, GREENPEACE, GRUPPO INTERVENTO GIURIDICO, ITALIA NOSTRA, LAV, LIPU, MAREVIVO, MOUNTAIN WILDERNESS, PRO NATURA, WWF) chiedono a tutti i Parlamentari della Camera dei Deputati, alla vigilia del voto finale sul disegno di legge n. 4144 sulle aree protette che è previsto domani, di bocciare la Riforma.

La Camera si accinge a cambiare una legge fondamentale e strategica per la conservazione della natura del nostro Paese, la legge quadro sulle aree protette.
Le scriventi Associazioni sono convinte che il testo finale abbia un’impostazione ed elementi talmente pregiudizievoli da richiedere un voto finale negativo. Nel corso del confronto, sia al Senato che alla Camera, le Associazioni hanno presentato analisi, proposte, soluzioni possibili rispetto alle molteplici questioni emerse. Ebbene, tali istanze sono rimaste quasi totalmente inascoltate e ciò a causa del ruolo che la politica intende oggi assegnare ai parchi e alle aree protette: non più primari attori della conservazione della natura, nel nome di un interesse nazionale costituzionalmente sovraordinato, ma attori territoriali di concertazione in un contesto in cui l’elemento della promozione economica risulta spesso prevalente.
Così, nel suo complesso, il disegno di legge n. 4144 sposterà il fondamentale asse valoriale dalla natura all'economia e al localismo, con conseguenze pericolosissime per la conservazione della biodiversità e del territorio del nostro Paese.
Il Parlamento sta dunque apprestandosi a sancire un gravissimo passo indietro dello Stato rispetto al dovere della tutela di specie ed habitat: non sono più in maggioranza i rappresentanti degli interessi statali nell’ambito dei Consiglio Direttivi dei Parchi Nazionali, l’approccio scientifico alla gestione dei parchi viene completamente svalutato, lo Stato arretra a favore degli enti locali financo nella gestione delle Aree Marine Protette, la procedura di nomina dei Presidenti Nazionali di fatto mette la scelta nelle mani di Regioni ed Enti Locali, la nomina dei Direttori dei Parchi Nazionali è nelle mani del Presidente e dei Consigli Direttivi degli Enti e si è rinunciato a fare la cosa più logica che era quella del concorso pubblico per titoli ed esami.
Rispetto ad un quadro in cui saranno gli interessi locali ad essere prevalenti, la riapertura della possibilità di attività petrolifere, la debolezza del sistema della royalties, la gestione “fai da te” per l’utilizzo dei marchi del parco, la cancellazione della previsione di Parco Nazionale del Delta del Po, il cattivo sistema di “controllo faunistico” costituiscono segnali inequivocabili dello spostamento dei parchi verso un approccio economicistico che confonde e diluisce le primarie competenze di conservazione e tutela e non farà bene né alla natura né all'economia.
Per tutte queste ragioni, pur riconoscendo alcuni elementi puntuali positivi che le nuove norme introducono, per il profondo spostamento valoriale che la riforma della legge afferma, per il peso schiacciante che rischiano di avere le influenze politiche e gli interessi localistici, per la tutela della natura che non solo non aumenta ma è messa ulteriormente a rischio, per il gravissimo strappo scientifico e culturale che si sta per consumare con questa legge, chiediamo a Lei e a tutti i deputati di esprimere voto contrario.

NB: Il seguente comunicato viene inviato dall’Ufficio Stampa del WWF Italia in nome e per conto delle associazioni che hanno sottoscritto la lettera.

Roma, 19 giugno 2017

Lo ius soli nell'attuale normativa. Cittadinanza italiana per italiani nati da genitori stranieri

Firenze, 19 Giugno 2017. Mentre al Senato è rissa per fermare la legge sullo ius soli, in tanti dimenticano che una importante forma di ius soli esiste già in Italia, dal 1991 ed è poco utilizzata solo perchè in pochi sanno di avere questa possibilità.

Dal 1991, infatti, lo straniero nato in Italia può diventare cittadino italiano al compimento dei diciotto anni, ed entro il 19esimo anno di età. La legge 91/1992, all'art. 4, comma 2, prevede che: "Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore eta', diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data".

Si tratta di un diritto soggettivo (non una concessione dello Stato quindi) condizionato alla sussistenza di tre requisiti: essere nati in Italia, aver risieduto ininterrottamente in Italia fino ai diciotto anni e rendere dichiarazione di volontà di essere cittadino italiano (elezione di cittadinanza) entro un anno dal compimento della maggiore età.

Il requisito della residenza ininterrotta veniva inizialmente interpretato in maniera molto restrittiva - come purtroppo quasi sempre avviene nella normativa relativa agli stranieri - e di conseguenza veniva rifiutata la cittadinanza a chi non era stato iscritto all'anagrafe per colpa dei genitori o della pubblica amministrazione. Nel corso degli anni, la giurisprudenza e le circolari interpretative del Ministero dell'Interno hanno chiarito che non è necessaria l'iscrizione anagrafica, se la mancanza è attribuibile a colpa dei genitori o della pubblica amministrazione ed hanno anche chiarito che la dimora continuativa in Italia può essere provata anche con autocertificazione o con qualsiasi mezzo di prova (iscrizione a scuola, certificati vaccinali, ecc.).

A fugare ogni dubbio, è poi intervenuto il Parlamento che, all'art. 33 D.L. 21 giugno 2013, n. 69 convertito con legge 9 agosto 2013, n. 98 ha trasformato queste prassi e orientamento giurisprudenziale in norma: "all'interessato non sono imputabili eventuali inadempimenti riconducibili ai genitori o agli uffici della Pubblica Amministrazione, ed egli può dimostrare il possesso dei requisiti con ogni altra idonea documentazione".

Eventuali brevi periodi di assenza dall'Italia per motivi documentabili (studio, lavoro, assistenza alla famiglia, esigenze mediche, etc.) non interrompono il periodo di residenza legale.

Le dichiarazioni di elezione di cittadinanza per nascita sul territorio italiano non sono state per lungo tempo statisticamente significative, colpa soprattutto dell'ignoranza della norma da parte del minore che diventava maggiorenne o dei genitori, che non conoscevano questa possibilità e che non presentavano la dichiarazione di elezione entro i diciannove anni.

Anche su questo requisito è intervenuto il Parlamento nel 2013, stabilendo che l'ufficio di stato civile del Comune dove il minore risiede ("nella sede di residenza quale risulta all'ufficio") deve, nei sei mesi precedenti al compimento del diciottesimo anno, inviare una lettera al minorenne per ricordargli che può esercitare il proprio diritto(questa la lettera tipo, suggerita dall'ANCI  - Associazione Nazionale Comuni Italiani -1).
Se la comunicazione arriva in ritardo, l'anno per poter dichiarare la volontà di essere cittadino italiano inizierà dal ricevimento della comunicazione.
Se la comunicazione non arriva, la richiesta potrà essere fatta in qualsiasi momento.

Quindi tutti gli stranieri nati in Italia che hanno compiuto 18 anni dal giugno 2013 in poi possono ancora oggi fare dichiarazione di elezione di cittadinanza se non hanno ricevuto la comunicazione da parte del Comune (in caso di contestazioni, la prova della corretta comunicazione – ad esempio ricevuta di ritorno di lettera raccomandata - deve fornirla il Comune).

Nel disegno di legge attualmente all'esame del Senato, il figlio di cittadini stranieri ottiene alla nascita la cittadinanza italiana, ma solo se almeno uno dei genitori è titolare di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (l'ex carta di soggiorno).

Quindi a ben vedere, la normativa attualmente in vigore, se da un lato costringe il minore ad attendere il diciottesimo anno di età per poter scegliere la cittadinanza italiana, dall'altra ha applicazione più ampia poiché non richiede la titolarità – da parte di un genitore - del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

E allora, perchè "tenere appesi" tanti futuri italiani per 17 anni e 364 giorni, considerato che dal giorno successivo potranno scegliere comunque la cittadinanza italiana?
E che differenza c'è fra un bambino straniero nato in Italia ed un bambino straniero nato all'estero, venuto in Italia entro i dodici anni e che da allora ha vissuto in Italia, frequentato scuole italiane, avuto amici italiani?

La cittadinanza non è una scelta di valori, è un caso. Per caso si nasce in un luogo il cui sistema normativo prevede che chi nasce lì è cittadino di quel luogo; per caso si nasce in un luogo il cui sistema normativo prevede che chi nasce lì da genitori di quel luogo ne è cittadino, e nascere da genitori italiani non fornisce alcuna garanzia sui futuri valori del neonato.

La cittadinanza di chi nasce e vive in un luogo non arriva alla fine di un percorso, come per chi si sposta da un Paese all'altro e scegli di chiedere la cittadinanza. Arriva in partenza.

Ed esistono due cittadinanze, una burocratica, per la quale oggi ci si accapiglia in Parlamento, ed una reale. I bambini che sono nati in Italia, che qui sono cresciuti e che sentono l'Italia come casa propria sono italiani dentro ma non fuori.

E' questa la discrasia che il disegno di legge in discussione cerca di colmare, la vita è andata avanti, è tutto già accaduto. Negare la cittadinanza ai bambini italiani che hanno genitori stranieri non negherà l'evidenza.


1 - http://briguglio.asgi.it/immigrazione-e-asilo/2014/luglio/schema-anci-lett-citt-18-anni.pdf

Emmanuela Bertucci, legale Aduc

venerdì 16 giugno 2017

Riforma del processo penale. Associazione per i diritti degli utenti e consumatori: "indietro a tutta forza!"

Roma, 16.06.2017. Indietro a tutta forza. Così possiamo commentare la riforma del processo penale approvata dal Parlamento. Si aumentano le pene, si allungano i processi e per le intercettazioni tutto rimane come prima.

Scriveva Cesare Beccaria nel 1764 che "non e' l'entita' della pena che ha funzione deterrente ma la certezza della pena stessa". Sono passati 251 anni ma i nostri legislatori non hanno appreso la lezione e continuano ad aumentare le pene.

La nostra Costituzione, all'art.111, sancisce la ragionevole durata dei processi. Invece, si e' approvato l'aumento dei termini di prescrizione: si arriva, anche, a 20 anni.
Per le intercettazioni tutto è rimesso nelle mani del magistrato. In sostanza non cambia nulla.

Due anni e mezzo di discussioni, inutili e dannose, che riportano il Paese indietro di qualche centinaio d'anni.
Affonda la Giustizia.


Primo Mastrantoni, Segretario Nazionale Aduc

Ius soli. ADUC - : una legge da approvare subito

Firenze, 16 giugno 2017. Chi è consapevole dell'assoluta necessità dal punto di vista umano, civile e del buonsenso di concedere la cittadinanza a bambini e ragazzi nati o cresciuti in Italia, vada avanti senza esitazioni e approvi subito il disegno di legge in discussione in Parlamento.

Né le violenze viste ieri dentro e fuori dal Senato, né i sondaggi che premiano forze politiche più o meno dichiaratamente xenofobe oggi all'opposizione, possono prevalere sul diritto di centinaia di migliaia di italiani a essere riconosciuti come tali.

Inutile cercare di convincere con argomentazioni logiche chi sventola alta la bandiera del terrorismo per fomentare paura e odio nei cittadini, come se la radicalizzazione di qualche invasato islamista dipendesse dal passaporto. Semmai potrebbe essere vero il contrario: è assai più probabile che qualcuno si radicalizzi se emarginato e trattato da cittadino di serie B dal Paese dove è nato e cresciuto.

Inutile parlare in termini di umanità e equità. Ragazzi ancora considerati stranieri che sono cresciuti e sono diventati migliori amici dei nostri figli italiani, condividendo insieme passioni, aspirazioni, studi, sport, musica e amori. Eppure, per lo Stato rimangono immigrati, relegati in un purgatorio senza fine, senza diritto di voto.
Inutile anche spiegare che per un Paese che non fa figli, (1) saranno i figli di immigrati a ringiovanire l'Italia, a rendere sostenibile il sistema pensionistico con i loro contributi, a portare nuove energie creative.

Inutile infine chiarire che la percezione dell'opinione pubblica sull'immigrazione è basata sulla disinformazione: per qualche misterioso motivo, ci siamo convinti che il numero di immigrati sia tre o quattro volte superiore alla realtà. (2)

In un clima politico velenoso ed esagitato come quello attuale, dove è sempre più difficile confrontarsi in modo civile e basato anche minimamente sulle evidenze piuttosto che sulle fobie e sull'emotività, le forze politiche più raziocinanti vadano avanti senza esitazione. Stiamo parlando della vita e della dignità di quasi un milione di ragazzi già italiani nei fatti, almeno per una volta non lasciamo che sia la caciara populista e xenofoba a prevalere.

Pietro Moretti, vicepresidente Aduc

(1) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-06-13/meno-nati-ecco-l-impatto-nostre-pensioni-104924.shtml?uuid=AEvV8RdB
(2) https://www.theguardian.com/society/datablog/2016/dec/13/europeans-massively-overestimate-muslim-population-poll-shows

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