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venerdì 29 maggio 2015

Utero in affitto, La Manif Pour Tous Italia: Bene ricorso del Governo contro sentenza CEDU

logo"Abbiamo raccolto più di 30 mila firme per chiedere al Governo di opporsi con forza alla sentenza della CEDU, che porta l'Italia nel grande mercato internazionale di figli tramite utero in affitto, e quindi siamo del tutto soddisfatti del risultato".

Lo afferma Filippo Savarese, portavoce de La Manif Pour Tous Italia, commentando il ricorso del Governo italiano contro la sentenza "Paradiso e Campanelli" del 27 gennaio scorso. Con questa, la Corte europea dei diritti dell'uomo aveva condannato l'Italia per l'allontanamento di un minore dalla coppia che lo aveva "acquistato" in Russia per 50 mila euro con la pratica dell'utero in affitto.

"L'Italia ha sottratto il bambino alla coppia perché comprare i figli è un crimine tremendo – afferma Savarese – e nessun bambino deve crescere con chi ha offeso la sua dignità umana dandole un prezzo. La sentenza "Paradiso" impedisce agli stati di punire chi compra i figli, creando uno spazio di tolleranza giuridica intorno alla pratica barbara dell'utero in affitto. Ci auguriamo che il Governo italiano tenga duro nel difendere davanti ai giudici la dignità dei nascituri, e che la Corte in secondo grado riveda radicalmente la propria giurisprudenza, o non avrà più niente da dire sul tema dei diritti umani".

mercoledì 27 maggio 2015

EUTANASIA, ZAN (PD): “SI' A CALENDARIZZAZIONE LEGGE, QUESTIONE DI CIVILTA'”

"Ho raccolto l'appello di Ida Rescenzo, Walter Piludu, Luigi Brunori e Massimo Fanelli, malati di SLA e di distrofia muscolare, e dell'Associazione Luca Coscioni, da anni impegnata per i diritti dei più deboli, e in qualità di membro della commissione Giustizia chiederò che venga iscritta all'ordine della commissione la proposta di legge di iniziativa popolare 'Rifiuto dei trattamenti sanitari e liceità dell'eutanasia', che il comitato promotore ha depositato alla Camera il 13 settembre 2013, con la sottoscrizione di oltre 67.000 cittadini". 

Lo annuncia in una nota il deputato veneto del Partito Democratico Alessandro Zan. "Credo nella libertà, nell'autodeterminazione ma anche nel dialogo e nel confronto democratico: per questo ritengo che aprire al più presto una discussione su un tema così delicato sia un obbligo morale per il Parlamento, nonché un grande passo di civiltà per l'Italia, che non può più ignorare le richieste di aiuto da parte di tanti cittadini; dobbiamo fare in modo che non siano più gli altri a decidere per noi, difendendo la libertà e la responsabilità delle nostre scelte, drammatiche o felici che siano, nel pieno rispetto dei diritti di tutti". 



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IMMIGRAZIONE: FASSINO (ANCI), APPROVARE IN VIA DEFINITIVA PROPOSTA DI LEGGE SU ACCOGLIENZA MSNA



''Approvare in via definitiva la proposta di legge che affronta  organicamente  le  principali  criticita'  del  nostro  ordinamento  in  materia  di  accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, di cui l'onorevole Sandra Zampa e' prima firmataria''. E' l'auspicio espresso dal presidente dell'ANCI Piero Fassino, che ha inviato una lettera al presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Francesco Paolo Sisto. La Commissione sta infatti esaminando la proposta di legge Camera 1658, che aveva gia' superato con voto unanime un primo esame della stessa Commissione.

''Siamo di fronte – ricorda Fassino - ad un incremento straordinario del fenomeno migratorio, di cui la componente dei minori non accompagnati rappresenta uno dei segmenti piu' vulnerabili e di cui i Comuni hanno piena responsabilita'. L'attuale assetto normativo – precisa pero' il Presidente - non fornisce alle istituzioni e organizzazioni deputate alla tutela dei minori stranieri non accompagnati tutti gli strumenti necessari per garantirne una presa in carico adeguata''.


Per questo, e ''nonostante a livello operativo siano stati anticipati alcuni aspetti rilevanti della proposta, e' indubbia l'urgenza di definire una cornice normativa che renda stabile l'assetto delle competenze e pienamente esigibile il diritto ad un'accoglienza dignitosa per i minori, oltre che fornire le necessarie salvaguardie al sistema dei Comuni''.


Infine, ''con riferimento alla questione della copertura dei costi che l'approvazione della proposta attiverebbe, ci preme evidenziare – conclude Fassino - che non si tratterebbe certo di nuove voci di spesa, ma di costi che gia' oggi il sistema Paese affronta, a carico dei bilanci dei Comuni. Il nuovo assetto normativo consentirebbe al contrario, attraverso la messa a sistema dell'accoglienza di tutti i minori non accompagnati, di rendere tali costi piu' efficienti e quindi, in ultima analisi, di ridurre la spesa complessiva, migliorando al contempo la qualita' dei servizi di accoglienza''.

 

 

Roma, 27 Maggio 2015

Imu agricola, Cia: felici che questione sia al centro del dibattito, speriamo non sia solo escamotage elettorale

Il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino: è tempo di agire, Governo e Parlamento devono trovare una soluzione strutturale e definitiva. Risolvere la questione dell'Imu agricola deve restare una priorità anche dopo lo spoglio dei voti.

 

"E' importante che il tema dell'Imu agricola continui a tenere banco nel dibattito politico, l'auspicio è che se ne continui a parlare anche dopo le elezioni regionali e che finalmente Governo e Parlamento trovino una soluzione a una tassa che sta mettendo in seria difficoltà migliaia di aziende". Lo afferma Dino Scanavino, presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori.

"Sfogliando in questi giorni i quotidiani e guardando i talk-show televisivi, notiamo con soddisfazione che la questione dell'Imu agricola è tra i temi centrali dei programmi di quasi tutti i candidati -osserva Scanavino-. Il fatto che si continui a parlare dell'iniquità di questa imposta è senza dubbio una notizia positiva, ma la nostra speranza è che questo fondamentale tema resti al centro del dibattito politico anche dopo lo spoglio dei voti e una soluzione venga finalmente trovata. Di contro, sarebbe oltremodo grave se si trattasse di un escamotage e si stesse semplicemente facendo campagna elettorale sulle spalle degli agricoltori, magari, dimenticandosi delle loro difficoltà il giorno dopo le elezioni".

"Abbiamo ribadito con forza negli ultimi mesi come sia urgente una risoluzione strutturale e definitiva -prosegue il presidente della Cia-. Gli sforzi sostenuti da migliaia di agricoltori, che nei mesi scorsi hanno manifestato a Roma e sul territorio nazionale il loro dissenso nei confronti dell'eccessivo carico fiscale a partire proprio dall'Imu, hanno prodotto alcuni primi risultati. In tal senso le dichiarazioni del premier Renzi che ha definito l'Imu 'una sciocchezza' e la mozione approvata in Parlamento per superare al più presto (e comunque al massimo nell'ambito del riordino della local tax) le disposizioni in materia di applicazione dell'Imu, sono stati segnali positivi".

"Adesso però è il momento di agire. E' necessario -conclude Scanavino- che tutti facciano la propria parte e che Governo e Parlamento prendano in mano l'iniziativa per rivedere definitivamente l'impianto di funzionamento dell'imposta municipale sui terreni agricoli. È questa l'unica via per ridare certezze e ottimismo alle imprese agricole italiane". 





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lunedì 25 maggio 2015

Home Restaurant: un parere del Ministero dello Sviluppo Economico li dichiara fuorilegge.

Un parere del Ministero dello Sviluppo Economico mette fuorilegge tutti gli Home Restaurant italiani e ne scoraggia le nuove aperture. Lanciata raccolta di firme per richiedere l'approvazione del DDL S.1271 del 27/02/2014 sull'Home Food.

Roma 25/05/2015 - Gli Home Restaurant sono in Italia una tendenza recente che comincia a riscuotere un particolare successo mediatico. Partiti nel 2006 con i guerrilla restaurant a New York su modello delle case particular cubane, per poi diffondersi nel 2009 anche nel Regno Unito, sono approdati da poco in Italia.

Gli Home Restaurant trasformano la passione per la cucina in un veicolo di promozione di un territorio attraverso le sue ricette tipiche e il racconto delle tradizioni familiari e locali a beneficio di amici e sconosciuti che si incontrano a tavola. L'Home Restaurant può anche diventare un piccolo business e una opportunità occupazionale per tutti, dai giovani ai pensionati, che può avvenire nel rispetto di poche e semplici regole previste dalla Legge.

Il recente parere del Ministero dello Sviluppo Economico ha equiparato gli Home Restaurant alle attività di somministrazione di alimenti e bevande caricandoli così di un iter burocratico (*) che, di fatto, scoraggia le future aperture e mette fuorilegge gli Home Restaurant già esistenti.

Solo una legge esclusiva dedicata all'Home Food e alla possibilità di aprire un Home Restaurant in Italia potrà mettere ordine e stabilire un distinguo tra due attività non concorrenti ma complementari.

Tale Legge, a nostro parere, esiste già: è il DDL S. 1271 del 27/02/2014 nel quale l'Home Restaurant è considerato un anello fondamentale di un circolo virtuoso nel quale antiche ricette, senso dell'ospitalità, peculiarità del territorio, valorizzazione del prodotto tipico, si fondono in una proposta che caratterizza ed eleva l'offerta gastronomica del territorio.

È per questo che abbiamo attivato una petizione che chiede l'approvazione del DDL in tempi brevi, per non rimanere a guardare, fermi in coda, il mondo che partecipa al mercato globale sempre più incentrato sul modello della economia collaborativa paradigma del futuro.

Link alla petizione:
https://www.change.org/p/parlamento-italiano-home-food-approvazione-ddl-s-1271-del-27-02-2014


(*) Lista degli adempimenti necessari per aprire un locale di somministrazione di alimenti e bevande:

1) Segnalazione Certificata di Inizio Attività da presentare al Comune (SCIA).
2) Dimostrare di avere requisiti morali e professionali, ovvero di aver lavorato nel settore della ristorazione per almeno due anni negli ultimi cinque, oppure di aver conseguito il diploma in una scuola che tratta materie specifiche (es. istituto alberghiero) oppure, di aver frequentato un corso SAB (corso di somministrazione alimenti e bevande, costo circa 600 euro).
3) Nella SCIA si dovrà indicare la rispondenza del locale ai requisiti urbanistici richiesti, dunque l'indirizzo, la metratura, la necessità di sorveglianza esterna per motivi di sicurezza e ordine pubblico, la presenza di parcheggi (in alcuni casi obbligatoria e a una distanza prestabilita per legge) e la condizione acustica, qualora si volesse diffondere musica anche solo via radio, certificata da un tecnico.
4) Con la SCIA si dovrà compilare il modulo della comunicazione unica d'impresa alla Camera di Commercio da cui dipenderanno l'apertura della partita IVA con la ragione sociale più idonea, l'iscrizione all'Inps e quella all'Inail. Entro 30 giorni dal deposito della SCIA, arriverà il controllo dell'amministrazione che verificherà la correttezza delle informazioni fornite.
5) Piano HACCP, ovvero il vecchio libretto sanitario e corso per imparare a preparare, manipolare e somministrare cibi e bevande.
6) Piano di autocontrollo: i dati da indicare riguarderanno le caratteristiche del locale, la ragione sociale, l'indirizzo, il tipo di attività (es: enoteca con preparazione piatti freddi, oppure caffetteria con piatti caldi), il numero di dipendenti e le rispettive mansioni, chi sono i responsabili HACCP (chi riceve la merce, chi si occupa delle pulizie).
7) Requisiti strutturali e funzionali indispensabili per l'attività: l'impianto idrico a norma, la possibilità di utilizzo della canna fumaria, il trattamento dei rifiuti, l'utilizzo e il corretto deposito degli imballaggi.


mercoledì 20 maggio 2015

Liti temerarie nel contenzioso bancario


Firenze, 20 maggio 2015. Da qualche anno, ormai, si è sviluppato in Italia un vero e proprio "business del contenzioso bancario". Una serie di personaggi spesso non particolarmente professionali vanno in giro per aziende proponendo di fare causa alle banche per la restituzione di competenze bancarie che loro asseriscono essere illegittime. Il primo business consiste nel vendere la perizia tecnica di parte che dovrebbe quantificare questi importi. Il secondo business consiste poi nell'effettuare la vera e propria azione legale e quindi tutte le parcelle professionali connesse (puntando in particolare sulle transazioni). 
Il tema delle competenze bancarie illegittime è un tema molto complesso che vede un groviglio giurisprudenziale nel quale non è facile districarsi, ma certe tesi sono così palesemente infondate o così malamente porte avanti che non sono più così i solati i casi nei quali i giudici condanno il cliente che ha fatto causa alla banca non solo al pagamento di tutte le spese processuali (cioè quelle proprie, ma anche quelle delle banca) ma anche ad un importo aggiuntivo dovuto alla "lite temeraria" ex art. 96 del codice di procedura civile. 
Due tesi che sono state da diversi tribunali dichiarate palesemente infondate e che hanno portato all'applicazione delle sanzioni per lite temeraria riguardano i contratti di mutuo. La prima tesi vorrebbe sostenere che l'applicazione dell'ammortamento alla francese implicherebbe per sua natura  il pagamento di interessi anatocistici. Questa tesi fantasiosa ebbe una fase di "clamore" in particolare a causa di una sentenza del Tribunale di Bari (n.113/2008) che sembrava approvarla. 
Nella realtà l'ammortamento alla francese non implica il pagamento di nessun interesse sugli interessi. Gli interessi sono sempre calcolati sul debito residuo. 
Ciò nonostante, ci sono ancora in giro persone (e, purtroppo, anche avvocati che fanno le cause) che propongono questa ridicola tesi. 
La seconda tesi riguarda la questione degli interessi di mora nei contratti bancari in relazione alla famosa sentenza della Corte di Cassazione, la 305 del 2013 che fu sbandierata anche in televisione e per la quale, a suo tempo, Aduc mise in guarda i suoi lettori da interpretazione eccessivamente favorevoli. 
Secondo alcune interpretazioni della sentenza,  per il calcolo dell'eventuale soglia di usura del mutuo, si dovrebbero sommare ai costi effettivamente pagati dal sottoscrittore del mutuo anche gli interessi di mora pattuiti, ma non pagati. La sentenza della cassazione, in realtà, dice che di questi interessi è necessario tenerne di conto. Ovvero che sia necessario verificare se siano entro i limiti di usura sia gli interessi convenzionali che quelli di mora. Non che che i due tipi d'interesse siano sommabili. 
 
Questi sono due esempi sui quali, recentemente, alcuni tribunali di prime cure si sono espressi condannando l'attore non solo al pagamento di tutte le spese legali, ma anche al pagamento di una sanzione ex. art. 96 del codice di procedura civile per lite temeraria. 
Il tribunale di Padova, nelle sentenza n. 739 del 10-03-2015 scrive parole pesanti: "Tale condotta processuale merita di essere opportunamente sanzionata ex art. 96 c.p.c. anche in considerazione del fatto che, tale modo di affrontare la materia bancaria, denota la volontà di creare un contenzioso seriale in questa materia che è invece estremamente tecnica e complessa e che, colpa anche la gravissima congiuntura economica che ha colpito le famiglie e le imprese, meriterebbe di essere trattata con un diverso approccio."
 
Da queste parole, e dal resto della sentenza, appare chiaro che il bersaglio del Giudice non è stato tanto e solo la singola causa, quando il questo "business del contenzioso bancario" di cui ho detto in apertura. 
Sia chiaro, molto spesso le banche hanno applicato comportamenti più che censurabili nei rapporti con i propri clienti. Ma il comportamento di certe aziende che stanno chiaramente speculando su questa materia è almeno parimenti censurabile.
Il caldo consiglio che rivolgiamo ai nostri lettori è quello di stare particolarmente attenti a dare mandato per azioni legali perché le eventuali spese legali, ed anche le eventuali sanzioni per lite temeraria sono in prima istanza a carico dei clienti... 


Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio



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martedì 19 maggio 2015

ENERGIA. Fidejussioni rilasciate da Intermediari Finanziari ex art. 106 T.U.B. Lgs. 385/93, come cambia lo scenario Italiano

La nuova normativa come cambia lo scenario delle Fidejussioni.

Con l'introduzione del D.Lgs. 10 Agosto 2010 n° 141 e successivo Decreto Attuativo D.Lgs. 12 Settembre 2012 n° 169, cambia lo scenario Italiano delle Fidejussioni.
Il Legislatore, nell'introduzione della nuova normativa abroga sia l'Elenco Generale di cui ex art. 106 del T.U.B. di cui al D.Lgs. 385/93di e sia l'Elenco Speciale di cui ex art. 107 del T.U.B. di cui al D.Lgs. 385/93 degli Intermediari Finanziari, inserendo gli stessi in un "Albo Unico" ed applicando, a tutti le norme di Vigilanza (In allegato Circolare della Banca D'Italia).

Per gli Intermediari Finanziari, iscritti nell'Albo Unico ex ante art. 106 e art. 107 D.Lgs. 141/2010 (Albo già consultabile nel sito di Banca D'Italia), che intendono esercitare l'attività di rilascio delle fidejussioni, dobbiamo risalire al D. Lgs. del 17 Febbraio 2009 n° 29 (Allegato) e più precisamente all'ex art. 11, dove il Legislatore ha introdotto la norma inerente "Requisiti degli intermediari finanziari che esercitano l'attività di rilascio di garanzie".

Soffermandomi su tale articolo, il Legislatore ha normato le caratteristiche minime riservate agli Intermediari Finanziari per il rilascio di Garanzie facendo riferimento ad aspetti riguardanti:
a) costituzione in forma di società per azioni;
b) capitale sociale versato non inferiore a euro 1,5 milioni. Il capitale sociale deve essere investito in attività liquide o in titoli di pronta liquidabilità,entrambi depositati su un unico conto costituito presso una succursale operante in Italia di una banca nazionale, comunitaria o extracomunitaria. Per titoli di pronta liquidabilità si intendono titoli di debito negoziati su mercati regolamentati italiani autorizzati o esteri riconosciuti dalla Consob ai sensidegli articoli 63 e seguenti del Testo unico della finanza. Tali titoli devono essere valutati al prezzo di mercato ovvero, se si tratta di intermediarifinanziari tenuti alla redazione del bilancio secondo i principi contabili internazionali (IAS/IFRS), al valore equo.
c) mezzi patrimoniali non inferiori a euro 2,5 milioni;
d) oggetto sociale che preveda espressamente l'esercizio dell'attività di rilascio di garanzie nei confronti del pubblico.


Inoltre, sempre nell'ambito di suddetto testo di legge il comma 3 prescrive:
Gli intermediari finanziari iscritti nel solo elenco generale non possono avere per oggetto sociale esclusivo o svolgere in via prevalente o rilevante l'attività di rilascio di garanzie nei confronti del pubblico.


Per via prevalente o rilevante s'intende che l'attività di rilascio fidejussioni, è l'unica attività o rappresenta un volume di affari maggiore rispetto alle altre attività svolte dall'intermediario finanziario.


Ma, questo è argomento di Vigilanza e come tale viene attivato dalla Banca D'Italia attraverso gli appositi uffici preposti a tale attività.
 
Pertanto gli Intermediari Finanziari ex art. 106 e 107 del D.Lgs. 385/93, iscritti nel nuovo Albo degli Intermediari edito da Banca D'Italia ex ante D.Lgs. 141/2010 possono rilasciare fidejussioni a favore dell'Agenzia delle Entrate, della Pubblica Amministrazione, PMI, Privati nel rispetto dei requisiti minimi riportati nel D. Lgs. del 17 Febbraio 2009 n° 29 ex art. 11.


A tali è concessa anche la facoltà di rilasciare in ossequio all'art. 28 del D.Lgs. D. Lgs. 19 settembre 2012, n. 169 anche fidejussioni per Provvisorie e Definitive per gare di appalto ai sensi e per gli effetti dell'ex art. 75 del Decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE.

Unifinanza grazie ad una serie di convenzioni sia con Intermediari Fiannziari che con Società di Assicurazioni, offre alla sua Clientela assistenza e consulenza per il reperimento di prodotti Fidejussioni.

Per saperne di più contatta il ns. B.O. al Numero Verde 800.88.56.70 o scrivici a backoffice@unifinanza.it .

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sabato 16 maggio 2015

IL DIVORZIO BREVE Convegno Nazionale a Bari 22-23 Maggio – Villa Romanazzi Carducci


IL DIVORZIO BREVE
Bari, Convegno Nazionale AIAF
22-23 Maggio – Villa Romanazzi Carducci

BARI –   Il divorzio breve è legge. Dopo 41 anni dal Referendum del 1974, la Camera ha approvato in via definitiva la riforma delle norme sul divorzio italiano. 


Un approfondimento dettagliato sulla nuova normativa sarà affrontato a Bari nei giorni 22 e 23 maggio, presso Villa Romanazzi Carducci, nell'ambito del Convegno Nazionale organizzato da AIAF Associazione Italiana Avvocati per la Famiglia e per i Minori.





Il programma nel dettaglio di seguito:


Venerdì 22 maggio 2015 ore 14 – 19


Coordina Ada Marseglia, Presidente AIAF Puglia

Saluti

Alessandro Sartori, Presidente AIAF

 Antonio Felice Uricchio, Magnifico Rettore Università "Aldo Moro" di Bari

Antonio Decaro, Sindaco di Bari

Vito Savino, Presidente Tribunale di Bari

Gianfranco Castellaneta, Presidente Corte d'Appello di Bari

Giovanni Stefanì, Presidente Ordine Avvocati di Bari

Francesco Logrieco, Vicepresidente CNF

Rosy Paparella, Garante dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza Regione Puglia 



I sessione

Questioni processuali in tema di negoziazione assistita e di divorzio breve; tutti gli interventi sul processo civile

Relatori: 

Giampaolo Impagnatiello - Prof. Ordinario di Diritto Processuale Civile – Facoltà di Giurisprudenza di Foggia 

Barbara Poliseno - Ricercatrice di Diritto Processuale Civile – Facoltà di Giurisprudenza "Aldo Moro" di Bari

Interventi programmati e dibattito

Coffee break

II sessione

La sottrazione internazionale dei minori fra Regolamento europeo e Convenzioni internazionali
Relatore: Dott. Giuseppe Magno – Consigliere di Cassazione

Interventi programmati e dibattito
E' stato richiesto l'accreditamento presso il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bari

martedì 12 maggio 2015

Il Patronato Inac tra i cittadini per "alimentare" la conoscenza dei Diritti. il 16 maggio prossimo nelle piazze italiane.

Sabato 16 Maggio gazebo informativi in oltre 120 Città del Paese

 

L'Inac-Istituto nazionale assistenza cittadini il prossimo sabato 16 maggio scende nelle piazze delle Città di tutta Italia per dare vita alla nona edizione di "Inac in piazza per te".  La manifestazione nata per incontrare i cittadini e dialogare con loro sui temi di maggiore interesse sociale e previdenziale. In collaborazione con il Caf-Cia, saranno distribuiti materiali e fornite informazioni su adempimenti e benefici fiscali, mentre l'associazione nazionale pensionati, presenterà la propria petizione "Cambiare verso alle pensioni basse è tema ineludibile" e raccoglierà le firme a sostegno della stessa.


In particolare, quest'anno, il Patronato promosso dalla Cia ha scelto di caratterizzare la giornata su un tema: "Alimentare i diritti, dare certezze ai cittadini". Uno slogan che in qualche misura richiama anche ai temi che stanno caratterizzando l'Esposizione Universale in svolgimento a Milano. Proprio in relazione ad EXPO 2015 una delle piazza principali della manifestazione dell'Inac sarà il capoluogo lombardo, dove saranno presenti il Presidente Inac Antonio Barile ed il Presidente Cia Secondo Scanavino e dove nel gazebo allestito in Piazza XXV Maggio, oltre ad offrire consulenza gratuita ai cittadini, gli operatori distribuiranno migliaia di piantine da orto.


Diversi gli argomenti su cui gli esperti Inac daranno spiegazioni alla popolazione: dalle pensioni di vecchiaia, a quelle anticipate o di inabilità, dagli assegni di invalidità e assegni sociali alle prestazioni per invalidità civile, fino alle opportunità offerte ai giovani tramite i progetti di servizio civile.  L'Inac prevede che saranno in molti i cittadini che avranno interesse e vorranno ricevere spiegazioni sui nuovi ammortizzatori sociali per i disoccupati, come la Naspi, infatti il tema della mancanza di lavoro, purtroppo, è drammaticamente attuale per il nostro Paese. Se si pensa che solo nel 2014 lo stato, attraverso l'Inps, ha erogato circa 2 milioni di indennità di disoccupazione. Del resto, le persone che hanno perso il lavoro, per effetto della persistente crisi occupazionale, si trovano ad affrontare diversi problemi, primo tra tutti la mancanza di reddito.


Questo pessimo trend non sembra conoscere miglioramenti e anche per il 2015 la cifra di disoccupati toccherà percentuali paurose con stime che parlano di oltre un milione di Naspi da erogare e circa 450 mila indennità di disoccupazione per il solo comparto agricolo.


L'Inac, da sempre vicino ai lavoratori e ai loro bisogni, vuole offrire, alle persone che si trovano in una condizione di forte disagio, un aiuto concreto per avere il riconoscimento di un sostegno al reddito e aiutarle nell'iter burocratico dalla presentazione della domanda alla liquidazione dell'indennità.


Per fornire informazioni utili ai lavoratori ora disoccupati, è stato anche realizzato un opuscolo, anch'esso gratuito e in distribuzione sabato in tutti i gazebo predisposti dall'Inac, in cui sono sintetizzati i requisiti e le modalità per ottenere le indennità previste.

 

"L'Inac è uno dei maggiori Patronati italiani ed è presente in tutto il territorio nazionale con oltre 450 sedi operative e 700 operatori specializzati, formati per dare risposte qualificate alle esigenze di tutela, assistenza e consulenza in ambito sociale e previdenziale. In questo appuntamento l'Inac vuole anche rafforzare la conoscenza e la fiducia dei cittadini nei confronti del patronato ed essere in presa diretta con le loro esigenze per continuare a tutelarli mettendoli al "centro" della propria attività."



Direttiva UE sulla riduzione dell'utilizzo di borse in plastica: vittora dell'Italia

VERSARI: LA DIRETTIVA EUROPEA SULLA RIDUZIONE DELL'UTILIZZO DI BORSE IN PLASTICA E' UNA VITTORA DELL'ITALIA, UN MOTORE PER LO SVILUPPO DELL'ECONOMIA CIRCOLARE, UN RISULTATO STRAORDINARIO PER L'AMBIENTE

 

 

Roma, 12 maggio 2015  - Con l'avvenuta pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea del 6 maggio 2015 della direttiva sulla riduzione dell'utilizzo di borse di plastica in materiale leggero (< 50 micron) l'Europa impegna ciascun stato membro a dotarsi entro il 2016  di una legislazione che sia conforme ai dettami dell'Unione in materia di riduzione della produzione di rifiuto plastico.

 

Marco Versari, Presidente di Assobioplastiche, commenta così questo evento: "Con l'emanazione di questa direttiva noi italiani abbiamo diversi primati di cui andare orgogliosi.


Siamo stati i primi, ben 9 anni fa, ad  introdurre una normativa finalizzata a ridurre l'impatto dei sacchetti in plastica sull'ambiente; questa normativa è entrata definitivamente in vigore nel 2011  ed è stata implementata nel 2012, dettando le basi di un provvedimento legislativo europeo che non esito a definire epocale perché ha subordinato il mantra della libera circolazione delle merci ad ogni costo a quello della necessità di proteggere l'ambiente, riducendo in maniera drastica la produzione di rifiuto plastico. Ma non solo.


Questa direttiva rappresenta un grande passo in avanti anche per l'attuazione dell'economia circolare e per la ripresa dell'industria chimica europea, di cui le bioplastiche rappresentano uno tra i settori a più alto tasso di innovazione, in grado di creare nuova occupazione e di disegnare modelli di sviluppo che mettano fine alla "società del rifiuto" e della dissipazione delle risorse naturali, i cui limiti sono ormai sotto gli occhi di tutti.


Contrariamente alle cassandre che hanno cercato di bloccare il provvedimento prefigurando il collasso di interi sistemi produttivi e la perdita di migliaia di posti di lavoro, oggi salutiamo questa direttiva come un grande risultato del nostro Paese, dei cittadini che hanno compreso le ragioni della legge rispettandola in pieno e di quegli operatori della GDO e del piccolo commercio che si sono adeguati alle nuove norme. Ora rimaniamo in attesa degli esiti delle indagini predisposte dalla UE sulle plastiche additivate di cui auspichiamo la messa al bando anche su tutti gli altri mercati europei così come già attuato in Italia".

 

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Assobioplastiche - Associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e Compostabili – è stata costituita nel 2011 e rappresenta le imprese operanti, in Italia ed all'estero, nella produzione di polimeri biodegradabili e di prodotti finiti e nella gestione del fine vita dei manufatti realizzati con bioplastiche. Assobioplastiche ha sede a Roma ed è attualmente presieduta da Marco Versari.

Legalità in tre mosse. Processo simulato 23.5.2015. Gesualdo Bufalino: “La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari”

LEGALITÀ IN TRE MOSSE
"la mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari" [Gesualdo Bufalino]

Il 23 maggio 2015 a partire dalle ore 9,30 nell'aula bunker del carcere San Giuliano di Erice, in occasione della commemorazione del XXIII anniversario delle strage di Capaci, la Sottosezione dell'Associazione Nazionale Magistrati completerà il progetto "LEGALITÀ IN TRE MOSSE" avviato con gli alunni dell'Istituto d'Istruzione Secondaria Liceo Scientifico "V. Fardella" – Liceo Classico "L. Ximenes".

Nel terzo appuntamento del progetto gli alunni - in precedenza affiancati nella preparazione da magistrati, avvocati, cancellieri e personale di polizia giudiziaria - saranno i protagonisti, nei vari ruoli processuali, della simulazione di un processo penale realmente celebrato al Tribunale di Trapani nel 2006 e ormai concluso con sentenza irrevocabile.

Nel primo incontro i magistrati hanno illustrato agli alunni il tema Legalità e Costituzione.

Nel secondo appuntamento, svoltosi con la visita del Palazzo di Giustizia, i magistrati hanno guidato i ragazzi nel viaggio della notizia di reato, dalla denuncia alla sentenza, con l'assistenza anche ad una udienza di un processo penale; ogni classe ha "adottato" un magistrato che ha raccontato la sua giornata e ha fatto vedere i luoghi di lavoro, creando un collegamento tra giovani e Giustizia.

Le tre "mosse" del progetto hanno l'obiettivo di accompagnare i ragazzi in un percorso all'interno del mondo giudiziario.

L'insegnante educa, il magistrato rieduca, ma entrambi condividono il medesimo ottimismo per l'umanità e soprattutto per le nuove generazioni.
Il valore della legalità - concetto tanto prezioso quanto a rischio di retorica - può essere trasmesso ai ragazzi prevalentemente ed efficacemente in due modi: tramite la narrazione ed attraverso la testimonianza.

Entrambe le modalità non impongono alcuna condotta morale, ma consentono al ragazzo di rielaborare da solo l'esperienza vissuta e trarre un proprio convincimento etico sviluppando lo spirito critico.

L'Associazione Nazionale Magistrati invita tutti gli interessati a partecipare all'evento finale del progetto "LEGALITÀ IN TRE MOSSE".
   

lunedì 11 maggio 2015

Il divorzio breve è legge. Convegno Nazionale a Bari con l’AIAF 22-23 Maggio – Villa Romanazzi Carducci: ecco il programma

IL DIVORZIO BREVE

Convegno Nazionale a Bari con l'AIAF

22-23 Maggio – Villa Romanazzi Carducci

 

BARI –   Il divorzio breve è legge. Dopo 41 anni dal Referendum del 1974, la Camera ha approvato in via definitiva la riforma delle norme sul divorzio italiano. Un approfondimento dettagliato sulla nuova normativa sarà affrontato a Bari nei giorni 22 e 23 maggio, presso Villa Romanazzi Carducci, nell'ambito del Convegno Nazionale organizzato da AIAF Associazione Italiana Avvocati per la Famiglia e per i Minori.

All'evento parteciperanno relatori di spessore (docenti universitari, magistrati consiglieri della corte di cassazione) che affronteranno le tematiche del diritto di famiglia alla luce delle nuove normative. Il programma nel dettaglio di seguito

 

CONTATTI

Info_3922318950

avvmarseglia@tiscali.it

segreterianazionale@aiaf-avvocati.it;

 

 


BARI



Villa Romanazzi Carducci



22 – 23 Maggio 2015




PROGRAMMA



Venerdì 22 maggio 2015 ore 14 – 19



Coordina Ada Marseglia, Presidente AIAF Puglia


Saluti

Alessandro Sartori, Presidente AIAF

Antonio Decaro, Sindaco di Bari

Vito Savino, Presidente Tribunale di Bari

Vito Marino Caferra, Presidente Corte d'Appello di Bari

Giovanni Stefanì, Presidente Ordine Avvocati di Bari

Francesco Logrieco, Vicepresidente CNF

Rosy Paparella, Garante dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza Regione Puglia 



I sessione

Questioni processuali in tema di negoziazione assistita e di divorzio breve; tutti gli interventi sul processo civile

Relatori: 

Prof. Giampaolo Impagnatiello - Prof. Ordinario di Diritto Processuale Civile – Facoltà di Giurisprudenza di Foggia 

Prof.ssa Barbara Poliseno - Ricercatrice di Diritto Processuale Civile – Facoltà di Giurisprudenza "Aldo Moro" di Bari

Interventi programmati e dibattito

Coffee break

II sessione

La sottrazione internazionale dei minori fra Regolamento europeo e Convenzioni internazionali

Relatore: Dott. Giuseppe Magno – Consigliere di Cassazione

Interventi programmati e dibattito
E' stato richiesto l'accreditamento presso il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bari

venerdì 8 maggio 2015

FESTA MAMMA: VIA LIBERA IN EUROPA AL PRIMO FIORE BIOTECH

Moncalvo (Coldiretti), serve piu' chiarezza in etichetta anche sul luogo di coltivazione
 

Per la prima volta è stato dato il via libera alla commercializzazione di fiori geneticamente modificati in Europa proprio a ridosso della Festa della Mamma che tradizionalmente rappresenta il momento piu' importante per gli acquisti degli omaggi floreali. Lo ha reso noto il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in occasione dell'anteprima della distribuzione dell' "Azalea della Ricerca" del'Airc che avverrà su tutto il territorio nazionale domenica 10 maggio, Festa della Mamma.

E' stata appena pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea la Decisione di esecuzione della Commissione del 24 aprile 2015, relativa -sottolinea Coldiretti - all'immissione in commercio di due garofani geneticamente modificati nel colore sulla base della relazione di valutazione presentata dai paesi Bassi in conformità all'articolo 14 della direttiva 2001/18/CE.

Si tratta - precisa Coldiretti - dei primi due fiori ogm autorizzati dall'Unione Europea che ha dato il via libera a due garofani biotech da commercializzare come fiore reciso, modificati geneticamente con geni di bocca di leone, di petunia, del virus del mosaico del cavolfiore e del tabacco resistente alla sulfonilurea come marcatore, per ottenere il colore viola. La decisione comunitaria adottata, oltre a rimarcare il deficit procedurale, in mancanza del più largo consenso degli Stati alla commercializzazione dei prodotti geneticamente modificati, suscita - sostiene Coldiretti - altre e più gravi preoccupazioni a proposito del prevedibile inganno cui possono essere esposti consumatori inconsapevoli.

Il provvedimento, infatti - spiega Coldiretti - prevede che la speciale indicazione della dicitura che attesta che il prodotto è geneticamente modificato e che non è destinato al consumo umano o animale, né alla coltivazione debba apparire su un'etichetta o, genericamente, su un documento che accompagna il prodotto, senza che siano indicate le specifiche modalità per assicurare che queste informazioni siano apposte sul prodotto, come proposto per il commercio, in modo da garantirne la sicura lettura da parte del consumatore.

In relazione, quindi, all'eventuale diffusione in commercio di garofani geneticamente modificati provenienti dai Paesi Bassi è necessario intervenire con urgenza, presso le competenti Autorità dei Paesi Bassi, al fine di assicurare che, nella fase di esecuzione della decisione comunitaria, siano definite precise modalità di etichettatura e presentazione dei prodotti indicati che ne attestino la natura geneticamente modificata in modo da assicurarne la immediata percezione da parte dei consumatori.

"L'arrivo di questa preoccupate novità rende ancora piu' stringente la necessità di garantire una completa informazione ai consumatori e di tutelare il grande patrimonio florovivaistico nazionale con misure di trasparenza in etichetta che facciano finalmente chiarezza sul luogo di provenienza e sulle tecniche di produzione", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "le importazioni sono ormai la maggioranza dell'offerta nazionale e non di rado arrivano da Paesi in condizioni di dumping sociale e ambientale".

giovedì 7 maggio 2015

Giustizia. Scalata Unipol a Bnl. Arriva dopo 10 anni la sentenza definitiva. Di assoluzione

Roma, 7 Maggio 2015. Arriva dopo 10 anni la sentenza definitiva della Corte di Cassazione che assolve, "perche' il fatto non sussiste", gli imputati (tra i quali Antonio Fazio, gia' governatore della Banca d'Italia e l'ex presidente di Unipol, Giovanni Consorte), per il reato di aggiotaggio per la tentata scalata di Unipol alla Bnl. I fatti ebbero una particolare enfasi mediatica, oltre per i nomi sopracitati, anche perche' fu coinvolto Stefano Ricucci, quello dei "furbetti del quartierino", che tento' la scalata al Corriere della Sera.
il processo e' durato 10 anni per poi concludersi con un nulla da fatto. 10 anni di sofferenze  e di spese. Chi risarcisce?
All'epoca i media si gettarono sulla notizia. Come al solito il fatto di essere indagati, cioe' di aver ricevuto un avviso di garanzia, che serve a garantire l'indagato non a dichiararlo colpevole, costitutiva motivo di condanna: il patibolo era pronto.
I giustizialisti sono sempre al lavoro, occorre diffidare.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

mercoledì 6 maggio 2015

TORNA IN SENATO IL DISEGNO DI LEGGE SUI REATI AMBIENTALI. MANOVRA INCONCEPIBILE IN UN PAESE CIVILE

GLI ECOREATI RITORNANO IN SENATO.
SERENA PELLEGRINO: IL GOVERNO SI ASSUMA DI FRONTE AI CITTADINI LA RESPONSABILITÀ DI UNA MANOVRA INCONCEPIBILE PER UN PAESE CIVILE.
  "La Camera rispedisce al Senato la legge sui reati ambientali, con il rischio che questo fondamentale provvedimento legislativo si affossi nei futuri labirinti procedimentali: assecondando una manovra inconcepibile per un paese civile, non è in grado di approvare le norme penali a tutela dell'ambiente e dei cittadini  mentre fuori dal Parlamento, nell'Italia che evidentemente questo Governo non ama a sufficienza, si consumano circa trenta mila illeciti ambientali per un giro d'affari stimato in circa 17 miliardi di euro, con il coinvolgimento di ben 321 clan appartenenti ad organizzazioni criminali e sostenuti da corruzione ad ogni livello.

Lo dichiara la parlamentare Serena Pellegrino, capogruppo SEL in commissione Ambiente e prima firmataria della legge sui reati ambientali.
"Questo risultato è una responsabilità che il Governo deve prendersi di fronte all'Italia inquinata e umiliata dal dover subire le conseguenze dei reati ambientali senza avere gli strumenti giuridici per reagire e pretendere adeguata tutela: partecipare al gioco delle lobbies economiche ha un prezzo altissimo, pagato regolarmente dalla collettività."
" I parlamentari di Sinistra Ecologia Libertà continueranno a sostenere il percorso legislativo del progetto, e si impegneranno per evitare che debbano trascorrere altri anni colmi di disastri ambientali, di persone che perdono la vita e ogni loro avere, di territorio devastato e impoverito, di criminali impuniti e liberi di continuare ad alimentare la loro ricchezza illecita con il vergognoso sfruttamento del bene più prezioso che abbiamo: l'Italia."

martedì 5 maggio 2015

Privacy online: presentazione del Kit di implementazione della Cookie Law

PRIVACY ON LINE: potenziati i diritti degli utenti internet grazie al kit di implementazione della cookie law, presentato oggi dalle Associazioni di categoria dell’industria, dell’editoria digitale, della pubblicità digitale e dell'e-commerce alla presenza del Garante per la Privacy

 Gli utenti conoscono i propri diritti sulla cancellazione e la visione dei dati ma ancora il 33% non presta attenzione alle note informative


Roma, 5 maggio: Consapevolezza e sensibilità al tema della privacy da un lato, poca attenzione alle note informative, soprattutto a causa della lunghezza, dall’altro: quella che emerge dall'indagine - commissionata dalle associazioni promotrici e condotta da Doxa Marketing Advice su un campione rappresentativo - è una fotografia di utenti attenti alle tematiche legate alla sicurezza dei propri dati, il 72% è consapevole del diritto di cancellazione e il 64% del diritto di visione, che chiede però una maggiore semplificazione, con il 33% che non leggono le informative perché troppo lunghe e di difficile decodifica.

Una fotografia in linea, quindi, con il provvedimento del Garante per la Protezione dei Dati Personali, esecutivo dal 2 giugno, che mira all’“Individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei cookie”. Per aiutare le aziende – e quindi di riflesso tutti gli utenti – le principali associazioni di categoria DMA Italia, Fedoweb, IAB Italia, Netcomm, UPA hanno realizzato il kit di implementazione delle Cookie Law, presentato oggi alla presenza del Garante per la Privacy, Antonello Soro, Fabrizio Vigo, Presidente DMA, Claudio Giua, Consigliere Fedoweb – Direttore Sviluppo e Innovazione del Gruppo Editoriale l’Espresso, Daniele Sesini, Direttore Generale IAB Italia, Roberto Liscia, Presidente Netcomm – Il Consorzio del commercio elettronico italiano, Cinzia Gaeta, Presidente Commissione Giuridica UPA – General Counsel Southern Europe Procter & Gamble. 

Il kit, elaborato sulla base delle misure prescritte dal Garante della Privacy e degli approfondimenti svolti nell’ambito di un apposito lavoro costituito dall’Autorità, permetterà sia di potenziare i diritti degli utenti internet sia di salvaguardare le possibilità di svolgimento delle attività economiche responsabili basate proprio sull’utilizzo dei cookies.

In particolare, il kit è stato promosso dalle Associazioni che rappresentano editori online, siti di e-commerce, operatori online e data driven advertising, investitori pubblicitari, in rappresentanza di circa 1.000 aziende associate.  

La volontà che ha mosso il Garante e le Associazioni è quella di una sempre maggiore trasparenza nei modelli di business volta ad accrescere la consapevolezza degli utenti. Internet è sempre di più una fonte di primaria importanza per il pluralismo informativo. È quindi fondamentale, per lo sviluppo dell’ecosistema digitale e per continuare a garantire una pluralità di informazioni, il rispetto di regole fra tutti gli operatori anche sotto il profilo della privacy.

La vera sfida di oggi per l’Autorità di fronte alla complessità e alla rapidità delle innovazioni, è quella di rendere concreti i principi di protezione dei dati, effettiva la trasparenza dei trattamenti, agevole l’esercizio dei diritti degli utenti. Si tratta di un obiettivo che comporta la necessità di superare la logica di informative troppo dispersive o formule di acquisizione del consenso complesse, adottando piuttosto soluzioni che siano flessibili e tecnicamente compatibili con le nuove realtà. Con il provvedimento sui cookie, il Garante ha potuto concretamente dimostrare come sia possibile, se non anticipare, almeno governare le innovazioni, imponendo il rispetto della trasparenza di operazioni di profilazione, spesso occulte, compiute sui dati degli utenti. Chi naviga on line deve poter decidere in maniera libera e consapevole se far usare o no le informazioni raccolte sui siti visitati per ricevere pubblicità mirata”. Ha dichiarato il Garante per la Protezione dei Dati Personali, Antonello Soro.

Grazie al kit di implementazione gli utenti saranno infatti informati con più chiarezza e trasparenza sulle caratteristiche e le finalità dei cookie installati dai diversi siti (comprese le terze parti) operanti sul web e potranno esprimere agevolmente il proprio consenso informato al uso e installazione dei cookie stessi: per siti che utilizzano non solo cookie tecnici, gli utenti troveranno al loro primo accesso anche un banner informativo sintetico. Questo è in linea con la domanda di semplificazione chiesta da metà del campione interrogato dall’indagine Doxa, una proiezione di circa 15 milioni di utenti, che ritiene che un’informativa più sintetica porti a una maggiore tutela. 

L’indagine condotta da Doxa Advice ha messo in risalto come per il 90% del campione la condivisione di informazioni personali faccia sempre più parte della vita moderna e rappresenti anche vantaggi ed opportunità. 

Risulta infatti molto diffusa e consistente la consapevolezza che il consenso all’utilizzo di alcuni dati personali (di contatto, socio-demografici, sugli stili di consumo) permette di ricevere proposte commerciali, editoriali, di entertainment vantaggiose economicamente, di migliore qualità e più in linea con i propri interessi: oltre il 90% degli intervistati riconosce tali benefici e quasi il 70% considera un valore ricevere offerte commerciali personalizzate.

In merito alle informazioni da tutelare con maggiore attenzione, gli Internauti italiani sembrano avere le idee piuttosto chiare, confermando alcuni tratti archetipici della cultura diffusa del nostro Paese. Nell’ordine il denaro (91%), la famiglia (81%) e la salute (80%) sono gli ambiti per cui si pretende la massima riservatezza.

Il kit di implementazione della cookie law, realizzato dalle Associazioni sulla base delle indicazioni del Garante della Privacy, porterà un sostegno concreto agli operatori di mercati in costante crescita come quelli dell’informazione, dell'online advertising e dell'e-commerce. In particolare, l’online advertising in Italia vale nel 2014 circa 2 miliardi di Euro, con una crescita del 12,7% rispetto all’anno precedente (rielaborazione IAB, Nielsen e Polimi). Come dimostrato da una ricerca McKinsey commissionata da IAB Europe, relativa allo studio del valore economico di tutti i servizi gratuiti della Rete, per ogni euro speso in advertising online dalle aziende gli utenti ricevono l’equivalente di 3 euro in servizi erogati, con un valore del “consumer surplus” generato dall’online advertising in Europa e negli USA di 190 miliardi di euro nel 2015 rispetto al 2010 quando era di circa 100 miliardi, pari a circa l’85% del surplus totale generato dai servizi web.

Anche l’eCommerce, uno dei fenomeni economici più rilevanti a livello mondiale, in grado di dare impulso anche a contesti economici recessivi, prosegue una crescita annua a doppia cifra dal 2010 ad oggi. Infatti, dopo aver ottenuto un incremento del 16% nel 2014, l’eCommerce registrerà per il 2015 un’ulteriore crescita del 15% che porterà il mercato a superare i 15 miliardi di € (previsioni Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - Politecnico di Milano). Nel 2014 gli acquirenti online italiani sono oltre 16 milioni, pari a più del 25% della popolazione italiana. Tra questi, 11 milioni effettuano almeno un acquisto online al mese. Le potenzialità dell’eCommerce sono davvero molto incoraggianti: in Europa sta già coinvolgendo direttamente ed indirettamente quasi 2,5 milioni di lavoratori.

Il kit di implementazione, a cui hanno collaborato anche Anorc, Assirm, Assocom, FCP, Unicom sarà disponibile liberamente per tutte le aziende interessate all’applicazione della cookie law sui siti delle associazioni stesse.

DMA ItaliaFondata nel maggio 2010, DMA Italia raggruppa aziende e organizzazioni nonprofit che utilizzano strumenti e tecniche di comunicazione pubblicitaria diretta e data-driven. La mission di DMA Italia è facilitare la pratica di data-driven marketing e la sua espressione in tutti i canali media oggi a disposizione (off-line, on-line, mobile, social) per sostenere la crescita del business del comparto associato.
Maggiori informazioni: www.dmaitalia.it

FEDOWEBE’ la federazione degli editori e operatori web nata nel 2000 per rispondere alle esigenze del nascente mercato online e fornire tramite il servizio Audiweb informazioni sull’audience internet: rispondendo a precisi criteri di omogeneità il servizio Audiweb costituisce, infatti, una valida base di partenza di analisi del mercato Internet da parte di tutti i protagonisti del settore. I soci che aderiscono a Fedoweb rappresentano oltre l’80% dei publisher online e dei principali operatori web. I soci Fedoweb sono: AlFemminile.com - Banzai - Class Editore – Condè Nast - Gruppo L'Espresso - Il Messaggero - Il Sole 24 Ore – Italiaonline – Leonardo Adv - Mediaset - Microsoft – Mondadori - Rainet (Gruppo Rai) - RCS - Seat Pagine Gialle – Sport Network - La Stampa (Itedispa) – Tiscali/Veesible
Maggiori informazioni: http://www.fedoweb.it/italian/index.php

IAB ITALIAIAB Italia è l’Associazione italiana che rappresenta gli operatori del mercato della comunicazione digitale interattiva nel nostro Paese ed è inoltre il charter italiano dell’Interactive Advertising Bureau, la più importante Associazione nel campo della pubblicità digitale a livello mondiale.
Contribuire in maniera significativa alla diffusione della cultura digitale e di internet e promuovere, da un lato, l’intera industry, dall’altro, la conoscenza delle potenzialità che l’online offre al Sistema Paese a tutti i livelli, rappresentano la mission dell’Associazione.
IAB Italia conta 175 Soci tra i principali operatori italiani e internazionali attivi in Italia nel mercato della comunicazione interattiva ed è aperta all’adesione di editori, concessionarie, centri media, agenzie creative, web agency, istituti di ricerca, aziende, società di consulenza e associazioni che operano o intendono operare su internet con professionalità e consapevolezza.
Maggiori informazioni: http://www.iab.it/

NETCOMMNetcomm - Il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano è stato costituito l’8 settembre 2005, ma le sue origini risalgono agli albori del commercio elettronico in Italia. Gli obiettivi sono: promuovere le iniziative che possono contribuire alla conoscenza e alla diffusione delle tematiche, dei servizi e delle tecnologie connesse al commercio elettronico; stimolare la collaborazione delle imprese e degli imprenditori del settore, rappresentandoli nei rapporti con le istituzioni a livello nazionale, comunitario e internazionale; definire standard di qualità dei servizi offerti dagli operatori e-commerce; operare presso i media per una corretta comunicazione; operare a favore del settore in termini di aspetti legali e fiscali, diritto di autore, sicurezza e tutto quanto faciliti lo sviluppo di un mercato digitale. Maggiori informazioni: www.consorzionetcomm.it

UPAUPA - Utenti Pubblicità Associati - è l’organismo associativo che riunisce le più importanti e prestigiose aziende industriali, commerciali e di servizi che investono in pubblicità e in comunicazione in Italia. Raggruppa oltre 400 imprese italiane e multinazionali e rappresenta l’85% dell’investimento pubblicitario. UPA è promossa e guidata dalle imprese per affrontare e risolvere i problemi comuni in materia di pubblicità e per rappresentare gli interessi delle aziende con univocità, indipendenza e forza presso il legislatore, le authority, i consumatori e gli  stakeholder del mercato della comunicazione. Tutte le attività e i comportamenti dell’Associazione sono improntati alla trasparenza e alla responsabilità, con attenzione costante all’innovazione del mercato. UPA aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria al fine di difendere e di promuovere la pubblicità responsabile come veicolo di informazione per il consumatore, concorrenza per il mercato e benessere per la società e alla Fondazione Pubblicità Progresso, che ha lo scopo di contribuire alla soluzione di problemi morali, civili ed educativi della comunità ponendo la pubblicità al servizio della collettività, mediante l’ideazione e la realizzazione di proprie campagne di pubblico interesse.
Maggiori informazioni: www.upa.it

Patenti di guida a rischio per chi ha disturbi del sonno

La direttiva europea del 1° luglio 2014, n. 2014/85/UE obbligherà a breve l'Italia ad attuare interventi mirati per coloro che soffrono di patologie legate al sonno e che dovranno rinnovare o conseguire la patente di guida. 

A Roma il Convegno "V° RomaSonno" risponderà alle criticità e alle novità sul tema.

 

Roma, 5 maggio 2015: In pochi sono informati che da qualche mese nel nostro Paese sono in corso incontri serrati tra istituzioni locali e centrali, medici e associazioni di categoria per definire metodi e norme attuative da adottare per recepire, entro il 31 dicembre 2015, la direttiva europea n. 2014/85/UE che rivoluzionerà il mondo dei trasporti di tutti gli Stati membri.

La normativa in questione- denominata normativa europea su "OSAS - sonnolenza diurna e idoneità alla guida" -, una volta recepita  dallo Stato Italiano, renderà obbligatori gli interventi diagnostici, terapeutici e di follow-up richiesti per il conseguimento dell'idoneità psico-fisica alla guida per tutti i conducenti di veicoli a motore con sospetta OSAS (Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno). Una direttiva che mira, quindi, a migliorare considerevolmente la sicurezza stradale. 

Il vero problema è rappresentato dal fatto che gli Stati membri hanno l'obbligo di  conciliare gli obiettivi della direttiva con le modalità di rilascio delle patenti, con il rischio concreto di determinare gravi disservizi nei trasporti pubblici e privati, con ovvie ripercussioni sull'economia reale. Ma cosa è esattamente l'OSAS? L'OSAS è una malattia respiratoria del sonno causata da ricorrenti episodi di ostruzione completa o parziale delle alte vie respiratorie (rino-orofaringe). 

Tali episodi determinano frammentazione del sonno a cu i consegue una sonnolenza diurna inappropriata. L'OSAS, in sostanza, è determinata da crisi di soffocamento durante il sonno non percepiti dal soggetto.  Poco si parla di questa malattia che è facilmente diagnosticabile e curabile e che ha una prevalenza ed un impatto socio-sanitario simile al diabete, con importanti risvolti medico legali e assicurativi.

"Pensate che circa il 22% degli incidenti stradali in Italia"- dichiara il Prof. Sergio Garbarino neurologo e rappresentante per l'Italia della Commissione Europea di esperti preposta ad approfondire il tema - "è causata da problemi di sonnolenza diurna alla guida, prevalentemente originati d all'OSAS; quest'ultima determina un costo di circa di 1 miliardo di euro l'anno (tra costi diretti ed indiretti) per l'intera comunità..." "Stiamo parlando di numeri altissimi" - aggiunge la Dottoressa Loreta Di Michele, pneumologo esperto in disturbi del sonno, direttore scientifico del Convegno RomaSonno assieme al Prof. Garbarino – "se solo pensiamo al fatto che sono circa 4.400.000 i soggetti affetti da apnee notturne di cui oltre 2.000.000 quelli in cui la malattia si presenta con sonnolenza diurna. E' importante sottolineare che la patologia si manifesta nella fascia di età maggiormente pr oduttiva ed interessa soprattutto il sesso maschile. Lo scandalo è che quasi nessuno ne parla!" 

Tradotto in cifre, in base alle ultime statistiche Istat, si tratta di 40.000 sinistri in Italia e circa 240.000 in tutta l'Unione Europea. Un vero e proprio bollettino di guerra, poiché frequentemente questi incidenti sono gravi con esiti talora fatali.

Medici specialisti ed esperti la definiscono una "epidemia silente" dagli effetti poco conosciuti, considerando che l'OSAS non è una malattia causa solo di eccessiva sonnolenza, ma rappresenta anche un fattore di rischio e spesso associata alle principali patologie del mondo occidentale, come obesità, infarto del miocardio, ictus, fibrillazione atriale, sindrome metabolica, disturbi cognitivi e lo stesso diabete. 

Principali cause di mortalità della nostra società. Le implicazioni sul rilascio/rinnovo della patente di guida, quindi, dovranno essere adeguatamente valutate nel corso della visita di idoneità alla guida a partire dalla ricerca dei principali sintomi e delle più frequenti patologie associate all'OSAS. Ad oggi però non esiste un protocollo medico unico in Europa per la valutazione della malattia.

E' proprio per questi motivi che il Ministero della Salute si è attivato per la prima volta con ben due commissioni tecniche di esperti con il coinvolgimento del Ministero dei Trasporti per l'inserimento legislativo, specificamente dedicato, nel codice della strada dopo l'approvazione delle Istituzioni.

Le prime risposte sullo stato dell'opera di questa piccola "rivoluzione copernicana" nell'ambito della salute e dei trasporti saranno oggetto del programma della V° edizione della Convention Nazionale "RomaSonno", che si terrà a Roma nei giorni 23 e 24 maggio 2015 presso il Crown Plaza Hotel in Via Aurelia, 415. Nel dibattito del convegno sono chiamati ad intervenire, tra gli altri relatori, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ed il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Del Rio.



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lunedì 4 maggio 2015

Bollette energia elettrica e gas. Cosa possono (e non possono) fare i gestori quando il cliente è moroso

Firenze, 4 maggio 2015. Accade spesso di vedersi addebitare in fattura importi genericamente indicati come "altre voci comprese nella bolletta elettrica", oppure che si vedono rifiutare il cosiddetto switching (il passaggio ad altro gestore), o ancora che si vedono staccare la fornitura.
Di per sé questi comportamenti dei fornitori di energia e gas non sono illegittimi. Infatti, l'Aeegsi (Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas) (1) ha emanato numerose disposizioni a favore dei fornitori, dando loro strumenti senza precedenti per recuperare i loro crediti. A detta dell'Autorità, lo scopo è limitare l'impatto negativo del rischio creditizio sull'attività della vendita al dettaglio e, di conseguenza, sui prezzi praticati nei confronti di tutti i clienti finali e per lo sviluppo della concorrenza.
La realtà è un'altra, a nostro avviso. Anziché comportarsi come un organismo avente il compito di tutelare gli interessi dei consumatori, come previsto dalla legge 481/95, l'Autorità appare preoccuparsi di tutelare più che altro i fornitori di energia. Basti pensare ai rari ed esigui indennizzi previsti a favore degli utenti in caso di distacchi illegittimi delle utenze e altri comportamenti anche gravemente scorretti.
Nonostante l'evidente squilibrio delle tutele a favore dei fornitori di energia, questi ultimi riescono spesso ad abusare dei generosi strumenti di recupero del credito, utilizzandoli in modo illecito. Sembra quindi opportuno fare chiarezza su quali sono gli strumenti e le limitazioni che le norme mettono a disposizione dei fornitori per recuperare i loro crediti.
Nel caso si rinvenisse una violazione della normativa, si potrà presentare, in primo luogo, un reclamo scritto al gestore, che permetta di attestare l'avvenuto ricevimento. Il gestore ha l'obbligo di rispondere entro 40 giorni.
Se la risposta data dal gestore non è soddisfacente o se non arriva entro i 40 giorni, il passaggio successivo è il reclamo all'Aeegsi. Tutte le modalità per la presentazione del reclamo si possono trovare sul sito (2) dell'Autorità.
Infine, se neanche il reclamo all'Aeegsi produce effetti, sarà necessario promuovere una causa presso giudice di pace o tribunale.

IL CMOR
Il CMOR (Corrispettivo MORosita') e' il sistema introdotto dall'Aeegsi in base al quale viene garantito un indennizzo al vecchio fornitore uscente di energia elettrica per l'eventuale mancato incasso del credito relativo alle fatture degli ultimi tre mesi di erogazione, prima del passaggio effettivo del cliente finale al nuovo fornitore. Può essere applicato solo in libero mercato, e non in regime di maggior tutela.
Il corrispettivo di morosità infatti può essere applicato alla fattura di energia elettrica del cliente da parte del nuovo gestore, in caso di morosità pregressa da parte del cliente stesso, ovvero del mancato pagamento delle fatture o parte di esse che contabilizzano consumi e oneri relativi agli ultimi tre mesi di erogazione della fornitura prima della data di effetto dello switching.
Il valore del CMOR corrisponde al valore minimo tra il valore del credito non pagato da parte del cliente relativo agli ultimi tre mesi di erogazione della fornitura e il valore medio degli importi fatturati con riferimento a due mesi consecutivi di erogazione della fornitura, a cui si dovrebbe sommare l'eventuale CMOR precedentemente non pagato.
Il sistema dell'indennizzo è stato introdotto per evitare il fenomeno del turismo energetico, ossia che clienti morosi potessero, cambiando gestore, impedire al vecchio fornitore di recuperare il credito dovuto.
Così facendo infatti il vecchio fornitore creditore non dispone dello strumento più efficace per tutelarsi, la sospensione della fornitura; con questo meccanismo il debito viene "passato" al nuovo fornitore che mantiene questo potere.
Fin da subito il meccanismo ha sollevato dubbi e critiche, poichè alcune volte il nuovo fornitore si prende carico del debito pur di mantenere il cliente che formalmente rimane invece debitore. Inoltre in alcuni casi di morosità gli importi sono oggetto di reclami o contestazioni per fondati motivi ed il cliente è comunque tenuto a pagare il Cmor.
Nel 2013 il Tar Lombardia aveva infatti annullato la delibera dell'Autorità, successivamente reintrodotta. Una recente delibera dell'Autorità dell'ottobre 2014, avvisa che è stato avviato il processo per la modifica e l'integrazione dell'attuale disciplina in materia di morosità.
Il vecchio fornitore può richiedere l'indennizzo in un periodo compreso fra 6 mesi e 12 mesi dalla data del passaggio, non prima per lasciare al cliente il tempo di saldare le ultime bollette dovute e non dopo per non allungare eccessivamente i tempi.
Di seguito le condizioni che devono verificarsi affinché il vecchio fornitore possa richiedere l'indennizzo:
Il cliente finale debitore è alimentato in bassa tensione;
Il cliente ha ricevuto la comunicazione della morosità, nella quale è specificata l'applicazione dell'indennizzo;
Il cliente non ha saldato il pagamento dovuto;
Il credito non sia riferito a corrispettivi per ricostruzione dei consumi in caso di malfunzionamento del contatore;
Il valore dell'indennizzo sia pari ad almeno 10 €.

'Cattivi pagatori': banche dati, rifiuto di attivare un'utenza o di passaggio ad altro gestore
Ad oggi non esiste una banca dati di cattivi pagatori che permette ad un gestore di rifiutare l'attivazione di un'utenza ad un 'cattivo pagatore'. Nel 2012 l'Autorità era infatti arrivata a predisporre il funzionamento di un nuovo strumento il BICSE, "Banca dati relativa agli inadempimenti dei clienti finali nel settore energetico", ma il progetto è tramontato nel novembre 2012. E' però ricomparso nel ddl concorrenza recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, e potrebbe quindi essere introdotto nel prossimo futuro.
E' invece concesso ad un gestore, anche di maggior tutela, rifiutare l'attivazione di un'utenza ad un cliente, se quest'ultimo ha ancora debiti nei suoi confronti. La delibera n. 156/07 dell'Aeegsi infatti recita: "Se un cliente "cattivo pagatore" che ha sottoscritto un contratto di mercato libero vuole rientrare nel servizio di maggior tutela e mantenere attiva la propria fornitura dovrà, al momento del rientro, pagare i debiti lasciati in precedenza. L'esercente la maggior tutela non è tenuto infatti a erogare un nuovo servizio di fornitura nei confronti di clienti che siano stati identificati in precedenti rapporti contrattuali con il medesimo operatore come "cattivi pagatori" fin tanto che questi ultimi non corrispondano gli importi di cui sono debitori (comprensivi dei corrispettivi dovuti per il servizio di fornitura maggiorati di eventuali interessi di mora e di un ammontare pari al doppio del deposito cauzionale previsto dalla normativa vigente)".
Un utente viene considerato cattivo pagatore se non paga nel corso di 365 giorni di fornitura almeno 2 bollette anche non consecutive, purché:
per almeno una di esse sia stata tempestivamente avviata una procedura di sospensione della fornitura;
nessuna di esse contabilizzi corrispettivi per ricostruzione dei consumi in caso di già accertato malfunzionamento del contatore;
non sussistano crediti del cliente nei confronti del venditore per precedenti fatture non ancora liquidati dal venditore stesso;
il venditore abbia provveduto nei tempi previsti a fornire una risposta motivata a una eventuale richiesta di rettifica di fatturazione o a un reclamo inerente corrispettivi non pagati.
Infine, qualora un gestore ottenga la sospensione di un'utenza per morosità, durante il periodo di sospensione, l'impresa distributrice potrà rifiutare eventuali richieste del cliente di passaggio ad altro gestore.

L'interruzione della fornitura
Testo base della regolamentazione della morosità è l'allegato A) alla Deliberazione 25 gennaio 2008 (ARG/elt 4/08) e successive modifiche, relativo ai casi di morosità dei clienti finali disalimentabili, di inadempimento del venditore e dei clienti finali non disalimentabili.
Le modalità con cui il gestore può procedere al distacco della fornitura elettrica o di gas per morosità, per una bolletta pagata in ritardo, sono state modificate dalla Delibera 67/2013/R/COM del 21 febbraio 2013 "Disposizioni per il mercato della vendita al dettaglio di energia elettrica e di gas naturale in materia di costituzione in mora". Tali nuove regole, riguardano per esempio l'obbligo dei gestori di inviare una raccomandata di messa in mora al cliente ritardatario prima di procedere al distacco della fornitura e di sollecitare e intimare il pagamento entro il termine di 20 giorni. Pertanto, se si è in ritardo col pagamento della bolletta, si riceve una raccomandata di messa in mora e si ha tempo 20 giorni per regolarizzare la fattura. Se non si procede al pagamento, trascorsi altri 3 giorni il venditore effettua la richiesta di sospensione della fornitura che per l'energia elettrica è immediata grazie ai contatori elettronici mentre per il gas il distacco avvie
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tramite apposizione dei sigilli sul misuratore del cliente moroso.
Per quanto riguarda l'energia elettrica, oltre alla sospensione della fornitura, è possibile per il gestore imporre una riduzione della potenza erogata. Questo è possibile grazie ai contatori di nuova generazione, che possono essere "telecomandati". In questi casi il cliente finale si vedrà "saltare continuamente l'interruttore della luce", e solo in caso di persistente morosità è possibile procedere al distacco dell'utenza da remoto.
Quando invece la fornitura non può essere cessata per morosità?
La fornitura non può essere sospesa per morosità se il cliente non è stato prima avvisato tramite raccomandata, se il pagamento è stato effettuato entro i tempi ma per cause non imputabili il cliente, gli estremi del pagamento non sono stati inviati al venditore, se l'importo da pagare è inferiore o uguale al deposito cauzionale, se la chiusura della fornitura cade in giorni festivi e prefestivi, di venerdì e sabato, oppure, se si tratta di un conguaglio o un importo anomalo per i quali il cliente ha presentato un reclamo scritto al venditore. In questo caso, infatti, il venditore è tenuto a rispondere per iscritto al cliente prima di poter procedere al distacco della fornitura per morosità.

Fornitura di ultima istanza
L'Autorità ha disciplinato, con la Delibera n. 418/2014/R/Gas, l'erogazione del servizio di ultima istanza (FUI) con la finalità di garantire la continuità del servizio di vendita del gas naturale per alcune tipologie di clienti finali prive, anche temporaneamente, di un fornitore per ragioni indipendenti dalla loro volontà.
Il servizio di fornitura di ultima istanza infatti si attiva quando un cliente rimane senza fornitore, ma resta collegato alla rete e continua a prelevare gas.
In questo caso, la fornitura di gas viene assegnata a uno specifico fornitore (il fornitore di ultima istanza "FUI") selezionato dall'Acquirente Unico tramite una gara.
Tale servizio, la cui disciplina è stata modificata e perfezionata nel corso degli anni, consente di individuare un venditore che assume l'obbligo di garantire, senza soluzione di continuità, la fornitura di gas presso i punti di riconsegna per i quali viene attivato.
Trattasi di casi in cui si verifica una cessazione amministrativa del contratto per motivi diversi dalla morosità (es: fallimento fornitore) e quindi il cliente finale si trova senza un contratto di vendita valido per cause indipendenti dalla sua volontà.
Solo per i clienti finali non disalimentabili (es ospedali) il servizio può essere applicato anche in caso di situazioni di morosità per i quali, conseguentemente, non sono applicabili gli strumenti finalizzati alla sospensione della fornitura.
Il fornitore di ultima istanza deve operare totalmente secondo quanto stabilito dall'Autorità.
Il FUI entrante, entro 15 giorni dal subentro della fornitura, è tenuto a darne comunicazione al cliente finale. 
Dopo il subentro del FUI è comunque garantita la facoltà al cliente finale di concludere un contratto di fornitura nel mercato libero secondo le modalità previste dalla Deliberazione 138/04 e dal Codice di Rete Tipo per la Distribuzione gas o dal Codice di Rete di Trasporto.
Nell'ambito dell'erogazione del servizio di ultima istanza il cliente non ha diritto alle prestazioni previste dalla disciplina della qualità commerciale e di tutela del consumatore adottata dall'Autorità.
I dati di ogni singolo PDR sono trasmessi al FUI dalla società di distribuzione o di trasporto competente per territorio. 
La fatturazione del servizio avviene con cadenza stabilita dal fornitore di ultima istanza, secondo modalità semplificate (con evidenza, per esempio, del codice Punto di fornitura (PDR), periodo di fatturazione, consumi); saranno utilizzati, ai fini della fatturazione, i dati di misura rilevati dall'impresa di distribuzione o di trasporto e sarà garantita l'emissione di almeno una fattura per ciascun cliente servito ogni sei mesi.
Nel caso in cui i clienti titolari di PDR domestici, condomini domestici (con consumi inferiori a 200.000 Smc/anno) o servizio pubblico, non paghino almeno una fattura, ovvero non versino la garanzia eventualmente richiesta (deposito cauzionale), il FUI può chiedere all'impresa di distribuzione di procedere con la sospensione della fornitura.
Il servizio di fornitura di ultima istanza opera solo in un limitato numero di situazioni.
I casi in cui non sussistono i requisiti per l'attivazione del servizio sono schematizzabili in modo seguente:
il punto di riconsegna non  rientra tra quelli che hanno potenzialmente diritto al servizio di fornitura di ultima istanza (grandi clienti);
indipendentemente dalla tipologia del punto di riconsegna, la causa della risoluzione contrattuale non ne consente l'attivazione (la cessazione amministrativa è stata richiesta con riferimento a motivi legati alla morosità).
Per la morosità del settore gas, invece, è stato adottato un sistema diverso.
L'Esercente che non riceve il pagamento delle proprie fatture, dopo una serie di solleciti e adempimenti formali di messa in mora, richiede l'interruzione della fornitura al gestore della rete (Distributore). Se questi non riesce ad interrompere l'utenza perché il contatore è ubicato in proprietà privata, l'Esercente può chiedere il passaggio d'ufficio dell'utenza (cede il contratto) ai c.d. Servizi di Ultima Istanza (FUI e DEFAULT).
I consumatori finali che rientrano in questi casi dovrebbero essere disalimentati, tuttavia non sempre è materialmente possibile realizzare la predetta disalimentazione, almeno contestualmente al termine da cui decorrono gli effetti della cessazione amministrativa. Ciò nonostante, il cliente finale continua ad essere in condizione di prelevare materialmente gas dalla rete, senza averne più titolo.
Pertanto l'Autorità ha istituito un ulteriore servizio.
Il servizio di default nasce nel 2012 per quanto riguarda le morosità dei clienti finali. Viene attivato dal distributore territorialmente competente al verificarsi di alcune situazioni particolari, a seguito delle quali un cliente si trova senza fornitore, pur restando connesso alla rete e potendo perciò continuare a prelevare gas.
In tal caso la fornitura di gas viene trasferita ad un fornitore selezionato ogni anno attraverso gara per la gestione di tali casi (appunto il fornitore di default), che opera secondo quanto stabilito dall'Autorità, anche per quanto riguarda le condizioni economiche da applicare (che variano a seconda del motivo per cui è stata attivata l'opzione in default).
Se per la fornitura è stato attivato il servizio di default si riceve una lettera con cui la società comunica l'attivazione del servizio e le relative condizioni.
E' importante sapere che tale servizio è solo temporaneo e dura 6 mesi, o comunque fino a che non si sottoscrive un nuovo contratto per la fornitura di gas o non si richiede la disattivazione della fornitura o decorso il termine di 6 mesi dall'attivazione del servizio.
Pertanto, qualora vi siano utenti che si trovino in una delle condizioni suesposte, quelli elencati saranno gli strumenti che i fornitori utilizzeranno al fine di recuperare i loro crediti. Tali strumenti dovranno tuttavia essere necessariamente contemperati con il rispetto di quelle minime prescrizioni che la normativa impone a tutela degli utenti.

Schede pratiche in merito:
- Energia elettrica: una guida: http://sosonline.aduc.it/scheda/energia+elettrica+guida_14556.php
- Gas: una guida: http://sosonline.aduc.it/scheda/gas+guida_14630.php

(1) http://www.autorita.energia.it/it/index.htm
(2) http://www.autorita.energia.it/it/consumatori/schede/reclami

Smeralda Ciappetti, legale, consulente Aduc




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