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lunedì 18 novembre 2019

Paolo Bongioanni: proposta di legge sugli abbruciamenti

Paolo Bongioanni: Proposta di legge sul divieto degli abbruciamenti.


In data odierna il consigliere regionale Paolo Bongioanni, Presidente della Commissione Cultura, Istruzione e Sport ha presentato una nuova proposta di legge che modifica la legge regionale numero 15 del 2018.

L'intervento trasla dal 1 novembre al 16 dicembre l'inizio del divieto per gli abbruciamenti di materiale vegetale nei terreni boscati.

"La richiesta dei sindaci, un'interlocuzione con la Federazione regionale Coltivatori Diretti e con l'Unione dei comuni Montani (UNCEM) – dice Bongioanni - ha consolidato un pensiero che avevo sviluppato parlando con tanti agricoltori e coltivatori delle nostre zone montane. Il sottobosco di castagno da frutto deve essere pulito e i residui vegetali eliminati; in una montagna che si spopola e viene considerata area svantaggiata è un paradosso considerarla alla stregua delle grandi città mettendo in continuazione balzelli vincoli legislativi che non possono far altro che aumentare lo spopolamento. Laddove, fra l'altro la castanicoltura costituisce una fonte di reddito per molte persone, la montagna non può pagare un prezzo così alto. Poter pulire i boschi e bruciare le foglie prima delle nevicate significa avere in primavera il sottobosco sfalciabile e pascolabileaumentare la sicurezza per quanto riguarda il problema idrogeologico permettendo all'acqua piovana di percolare nel terreno alimentare la falda superficiale e non di diventare piogge efficace che viene poi veicolata nel reticolo idrografico di montagna, e non ultimo permette altresì una miglior raccolta del frutto stesso. Quando si guarda la montagna bisogna avere la lucidità di mettere l'uomo al centro e lavorare affinché questa non si spopoli anzi bisogna dire grazie a chi ha il coraggio di viverci e lavorare."

La proposta di legge affronterà il normale iter legislativo e quindi verrà discussa prima in terza commissione e quindi in consiglio regionale.

"Spero – conclude Bongioanni - in una piena condivisione di tutti i 51 colleghi di consiglio giunta nell'interesse nostro, delle nostre valli e dei nostri grandi produttori di montagna".



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domenica 17 novembre 2019

Asili nido, Decaro: gestione dei fondi resti ai Comuni, conoscono esigenze delle famiglie

Asili nido, Decaro: gestione dei fondi resti ai Comuni, conoscono esigenze delle famiglie

 

"Bene i fondi per gli asili nido ma vanno fatti gestire ai Comuni. Che senso ha azzerare le  rette per gli asili in Comuni nei quali invece la necessità delle famiglie, ben nota agli amministratori locali, è aprirne altri, aumentarne i posti o prolungare gli orari delle attività? Rischiamo di far aumentare la domanda senza ampliare l'offerta, facendo esplodere le liste di attesa. I fondi che il governo vuole destinare agli asili nido devono essere affidati direttamente ai Comuni che devono poter decidere come utilizzarli". E' quanto dichiara Antonio Decaro, presidente Anci e sindaco di Bari.

 

 

Roma, 13 novembre 2019



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venerdì 15 novembre 2019

Certificazione benessere animale: proposta di Speranza e Bellanova è ingannevole per i consumatori


Oggi Twitterstorm delle associazioni di protezione animale e ambientale#bastainganni, #benessereanimale

Certificazione benessere animale: proposta di Speranza e Bellanova è ingannevole per i consumatori.
 Oggi dalle 11 alle 13 Twitterstorm delle associazioni di protezione animale e ambientale #bastainganni, #benessereanimale


CIWF, ENPA, Greenpeace e Legambiente esprimono estrema preoccupazione per il progetto di certificazione volontaria nazionale dei prodotti di origine animale, che per i suini da ingrasso prevederebbe un solo livello con criteri di pochissimo superiori ai limiti di legge.
Le associazioni chiedono un'etichetta che indichi chiaramente il metodo di allevamento per tutelare, oltre al benessere degli animali e l'ambiente, anche gli allevatori virtuosi, nonché il diritto di scegliere dei consumatori. 

"Un tentativo per sdoganare e imbellettare i prodotti da allevamento intensivo sul banco del supermercato", secondo le associazioni, questo rischia di diventare il progetto di certificazione del benessere animale portato avanti in maniera congiunta dal Ministero delle Politiche Agricole e dal Ministero della Salute e presentato lo scorso 21 ottobre, presso il Ministero delle Politiche Agricole, alle sole associazioni di allevatori, produttori e veterinari. 

Allo stato attuale nel nostro Paese proliferano in maniera selvaggia le più svariate etichette sul benessere animale che molto spesso hanno uno scarso impatto positivo sulla vita degli animali. Purtroppo però, il progetto dei due Ministeri che dovrebbe indicare ai consumatori, in maniera univoca, prodotti con caratteristiche superiori alla legge in termini di benessere animale, a oggi sembrerebbe proporre criteri al limite del rispetto della legge o di poco superiore a essa. 

Si tratterebbe, secondo le associazioni, di una presa in giro per i consumatori: basti pensare che quello che verrebbe definito "benessere animale" prevederebbe solo 0,1 mq in più di spazio per un suino di 170 kg, che avrebbe quindi a disposizione 1,1 mq invece che 1 mq previsto dalla normativa europea. Inoltre la certificazione riguarderebbe solo la fase di ingrasso e non comprenderebbe la riproduzione. La certificazione "benessere animale" sarebbe quindi attribuita a prodotti suinicoli provenienti da scrofe allevate in gabbia.  A questo si aggiunge che nessun livello superiore sembrerebbe essere previsto: questo significa che tutti gli allevatori virtuosi che già applicano criteri decisamente più sostenibili, anche i più piccoli, che dovrebbero essere maggiormente tutelati da chi dichiara di avere a cuore il Made in Italy, sarebbero danneggiati dall'impossibilità di distinguersi sul mercato. 

"Siamo di fronte all'ennesimo tentativo di sostenere il sistema produttivo intensivo che provoca sofferenze agli animali, non consentendo loro di esprimere i propri comportamenti naturali, danneggia l'ambiente inquinando aria e acqua, impoverendo il suolo, minacciando la biodiversità e compromettendo seriamente il clima. Tutto questo anche a danno dei cittadini, cui non vengono fornite informazioni chiare riguardo ai prodotti che acquistano e che infine si trovano a pagare, attraverso le tasse, per i danni procurati da chi inquina", dichiarano le associazioni. 

Già decine di migliaia di cittadini hanno chiesto con una petizione che la certificazione volontaria nazionale preveda il metodo di allevamento in etichetta.
"È inaccettabile, come già accade purtroppo oggi, che al claim 'benessere animale' corrispondano prodotti provenienti indistintamente da animali allevati al pascolo, in stalla o legati tutta la vita, come nel caso delle vacche da latte. Questo deve cambiare e i cittadini hanno il diritto di ricevere informazioni corrette e di poter scegliere. Per questo chiediamo ai Ministri Bellanova e Speranza di cambiare rotta e creare una certificazione volontaria che preveda in etichetta il metodo di allevamento (es. in gabbia, in stalla, all'aperto) e quindi più livelli per le diverse specie", spiegano le associazioni. 

Le associazioni chiedono che sia elaborata al più presto una roadmap della transizione verso sistemi di allevamento più sostenibili con una conseguente politica fiscale, al fine di migliorare veramente il benessere degli animali, riducendo allo stesso tempo  i costi ambientali e quelli per la salute umana. I sussidi a sistemi che sono già definiti ambientalmente dannosi devono essere gradualmente eliminati a favore di sistemi di allevamento estensivi e all'aperto, che devono essere invece incentivati attraverso una Politica Agricola Comune coerente. È quanto definito negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'ONU, già recepiti in una Strategia Nazionale dal nostro Paese.

"Il nostro Governo non può parlare di sostenibilità e allo stesso promuovere una etichettatura che di fatto favorisce i sistemi intensivi. È davvero tempo  che il Governo dimostri che i suoi tanto decantati obiettivi di sostenibilità non sono solo vani proclami", concludono le associazioni.  



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mercoledì 6 novembre 2019

Manovra: Foccillo (UIL), a rischio autonomia Enti Pubblici di Ricerca

MANOVRA: FOCCILLO (UIL), A RISCHIO AUTONOMIA ENTI PUBBLICI DI RICERCA
NEL TES
 
"Il programma del nuovo Governo affermava di avere tra i suoi obbiettivi qualificanti 'il potenziamento della Ricerca' ma dal testo della manovra di bilancio che sta facendo il proprio ingresso in queste ore in Parlamento non ci sembra che ci sia questa volontà politica". Lo dichiara Antonio Foccillo segretario Confederale e Responsabile Università, Ricerca e Alta Formazione UIL che spiega: "Ci riferiamo in particolare al disposto dell'art. 29 della Legge di Bilancio in cui viene ridisegnata in profondità la filosofia dell'art. 9 del DLGS. N 218/2016, che determina un preoccupante ritorno alle rigidità ed ai controlli burocratici, in parte superati con la riforma del 2016 e tenacemente sostenuta dal sindacato e dagli Enti stessi".
 
"Ricordiamo, infatti, che l'art. 9 del succitato Dlgs. 218 riserva, in particolare, agli Enti Pubblici di Ricerca criteri di determinazione delle proprie spese per il personale complessivamente rapportate al parametro limite dell'80%. Ora l'art. 29 della proposta di legge finanziaria non solo riduce al 70% tale limite ma - fatto ancor più grave - stabilisce che il nuovo calcolo delle spese per il personale dovrà tenere conto di tutti i rapporti di lavoro in essere (dunque anche ai rapporti di lavoro "flessibili" e a quelli relativi al personale che insiste sui progetti finanziati con fondi "esterni"), continua Foccillo che aggiunge: "Viene, altresì, posto tetto del 5% di incremento annuo di spesa, sempre per il personale, anche per quegli Enti che pure rientrano nel calcolo dei nuovi e più restrittivi parametri".
 
"Ma non basta. Addirittura con una 'lungimirante visione di medio termine' si prescrive un percorso virtuoso di 'rientro' al 2025 che impone agli EPR che superino i nuovi limiti a rimettersi 'in regola' attraverso la riduzione del proprio "turn over" - spiega -. Infine, si statuisce l'invarianza, generalizzata, delle spese per il salario accessorio al 2018, addirittura con il rischio, in taluni casi, di una riduzione delle stesse".
 
"La nuova normativa, non solo comporterebbe un evidente "vulnus" sulla autonoma determinazione delle politiche occupazionali degli Enti Pubblici di Ricerca, ma avrebbe effetti sicuramente deleteri sulla contrattazione di 2° livello ed, in particolare finirebbe per comprimere irrimediabilmente tutte le potenzialità legate al disposto dell'art. 90 del CCNL ("Fondo per le progressioni economiche di livello") e dunque indebolendo, anche per questa via, le già insufficienti politiche di valorizzazione professionale dei lavoratori pubblici della Ricerca - conclude Foccillo -. Si tra un pericoloso quanto inaccettabile arretramento, rispetto al quale il sindacato metterà in campo tutta la sua forza di mobilitazione negli Enti Pubblici di Ricerca e nella Comunità scientifica in modo tale da far sì che il Parlamento lo modifichi radicalmente".

Roma, 6 novembre 2019




SETTORI RICERCA, UNIFERSITÀ E AFAM



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domenica 3 novembre 2019

Cultura, approvata legge sui servizi regionali

Cultura, approvata legge sui servizi regionali

Le norme riordinano completamente il settore. Leodori: un passo importante

                                

Il Consiglio regionale del Lazio, presieduto da Mauro Buschini, ha approvato con 26 voti favorevoli e 9 astenuti la nuova legge sui servizi culturali regionali. Si tratta di norme che riordinano completamente il settore, partendo dalla "vecchia" legge del '97 e andando a comprendere anche la legge sugli ecomusei approvata nel 2017. Cuore del provvedimento che si rivolge a musei, archivi, parchi archeologici, istituti culturali e biblioteche, è il piano triennale di indirizzo che indica ambiti e priorità di intervento, i criteri per la selezione degli interventi, le iniziative promosse o attuate direttamente dalla Regione, la descrizione del quadro finanziario e la relativa ripartizione per settori, le modalità di concessione dei contributi. Dettati gli indirizzi, sarà il piano annuale degli interventi a entrare nel concreto sulla base delle disponibilità di bilancio.

 

La legge, inoltre, disciplina il ruolo della Regione e degli enti locali, con particolare attenzione alla Città metropolitana e al Comune di Roma. Mentre alla Regione spetta la programmazione, agli enti locali viene riservato un compito di strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi, di promozione dell'informatizzazione. Sono previste forme di associazione fra i Comuni per attuare indirizzi unitari di politica culturale.

La Regione interviene direttamente con finanziamenti agli istituti culturali sia per il funzionamento dei servizi che per lavori di recupero e restauro. E' previsto un albo regionale degli istituti culturali, l'iscrizione è il requisito essenziale per usufruire dei benefici previsti dalla legge. Viene istituito il Comitato degli istituti culturali regionali, composto da sette membri eletti a maggioranza da un assemblea alla quale possono partecipare tutti gli iscritti all'albo.

 

La legge, infine indica le caratteristiche delle diverse tipologie di istituto culturale, includendo anche gli ecomusei e i parchi archeologici, favorisce la creazione di sistemi dei servizi, per promuovere l'integrazione e la sperimentazione di forme innovative di fruizione a carattere multidisciplinare, disciplina la formazione del personale e prevede l'emanazione di uno più regolamenti attuativi da parte della Giunta che possono dettare ulteriori requisiti necessari per entrare nel sistema dei servizi regionali e per l'iscrizione all'albo.

 

Le nuove norme sono state illustrate in apertura di seduta dal vicepresidente della Giunta Daniele Leodori. "Serviva una nuova legge organica per disciplinare la materia – ha spiegato – per adeguare le norme al codice dei beni culturali. Dobbiamo rispondere ai mutamenti sociali e tecnologici che stiamo vivendo. Nella norma finanziaria vengono confermati gli stanziamenti previsti e le relative obbligazioni già assunte. Si tratta di 12 milioni per il 2019 e 7,5 milioni per il 2020. Per quanto riguarda l'annualità 2021, invece, sarà costituito un fondo apposito. Attualmente, per dare un'idea della portata della legge, nell'albo regionale in vigore sono presenti circa 400 servizi singoli (fra musei, biblioteche e archivi) e 20 raggruppamenti in sistemi".

 

E' iniziata poi la discussione generale. Il primo intervento è stato di Marta Leonori (Pd), che ha sottolineato "l'inserimento nel sistema delle norme sugli ecomusei, un vero fiore all'occhiello della nostra Regione, in questa maniera abbiamo un quadro complessivo su cui lavorare con gli investimenti importanti che abbiamo deciso".

Per il presidente della commissione Cultura Pasquale Ciacciarelli "serve un ulteriore sforzo: la cultura, insieme al turismo, può essere un volano eccezionale per far ripartire lo sviluppo della nostra Regione, facendo emergere i nostri tesori nascosti. Dobbiamo considerare questa proposta come un punto di partenza e non di arrivo".

Gaia Pernarella (M5s) ha parlato di "un anno importante per le istituzioni culturali del Lazio, in commissione abbiamo lavorato per dare un indirizzo preciso al piano triennale di programmazione, il vero cuore della legge, siamo intervenuti sulle qualifiche e sulle competenze degli operatori, sulle case museo, sull'ampliamento dei soggetti che possono accedere al sistema generale, in maniera da ampliare l'offerta cultura".

"Il nostro gruppo non è rappresentato in commissione – ha osservato Fabrizio Ghera (FdI) – questo è sicuramente un problema da risolvere perché non viene rappresentata un'area culturale importante. I  primi cinque anni di Giunta Zingaretti su questi temi non ci hanno soddisfatto, si è parlato soltanto a un mondo vicino alla sinistra, bisogna andare oltre. Dobbiamo avere la capacità di riflettere a 360 gradi".

La discussione generale è stata conclusa da Enrico Forte (Pd)  che ha puntato l'attenzione  sull'esigenza di rinnovare la legge 42: "E' stata negli anni un punto di riferimento anche per le altre Regioni. Il bilancio è ampiamente positivo: attraverso i finanziamenti stanziati dal '97 a oggi abbiamo creato un sistema importante di musei, biblioteche, archivi e sistemi tematici. Le modifiche che vengono introdotte aprono a nuovi soggetti, ampliano il campo a cui ci rivolgiamo, penso ad esempio ai beni ambientali, al turismo".

 

Prima della votazione finale è stato approvato un ordine del giorno presentato da Francesca De Vito (M5s) con il quale si impegna la Giunta a costituire un osservatorio sul personale dei servizi culturali. L'obiettivo è di avere un quadro sul numero, l'inquadramento, le carenze e individuare le modalità per superarle.



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mercoledì 30 ottobre 2019

TRASPORTO, APPROVATE LE NUOVE NORME PER IL NOLEGGIO AUTOBUS CON CONDUCENTE

TRasporto, approvate le Nuove norme

per il noleggio autobus con conducente

Semplificata e uniformata in tutto il territorio regionale la procedura per l'esercizio dell'attività, istituita la carta dei servizi, regolamentate le sanzioni per chi viola la legge

                                

Il Consiglio regionale del Lazio, presieduto nell'occasione da Giuseppe Cangemi, ha approvato con 27 voti favorevoli e 6 astenuti la nuova legge sul noleggio di autobus con conducente. Si tratta di disposizioni regionali che recepiscono la legge statale n. 218 del 2003 e il regolamento comunitario del 2009, norme che regolano la materia improntandosi ai principi di tutela della concorrenza e di trasparenza del mercato e affidano alle Regioni il compito di stabilire le modalità per il rilascio del titolo abilitativo e quello di istituire un registro delle imprese. Il testo approvato individua nei comuni i soggetti competenti al rilascio di tale titolo e rimette a un successivo regolamento della Giunta regionale l'attuazione delle relative disposizioni.

La legge nasce dall'unificazione di due proposte rispettivamente firmate da Emiliano Minnucci (Pd) ed Enrico Cavallari (gruppo misto). 


Punti più significativi sono la funzione della Regione e le modalità di rilascio delle autorizzazioni: non esistono limiti territoriali regionali per l'esercizio dell'attività. Come strumento per l'autorizzazione all'esercizio viene adottata la Segnalazione certificata di inizio attività (Scia), in capo al Comune dove l'impresa ha la sua sede, che andrà presentata allo Sportello unificato delle attività produttive (Suap). In sostanza, si recepisce la legge nazionale, uniformando le regole in tutta la Regione e adottando uno strumento più semplice e rapido. La definizione del dettaglio del contenuto della Scia è demandato a un regolamento, che dovrà essere adottato dalla Giunta, sentita la commissione consiliare competente, entro 120 giorni dall'entrata in vigore della legge. In capo alla Regione resta l'attività di controllo, attraverso una commissione, nella quale saranno rappresentati gli enti locali, le associazioni degli utenti e delle imprese, che acquisirà la documentazione dai singoli Suap, per valutare l'efficacia degli sportelli.

La Regione avrà anche il compito di tenere un registro, nel quale saranno annotati tutti i dati delle imprese, comunicati dai Suap.

Viene, poi, introdotta una carta dei servizi: lo schema tipo sarà predisposto dalla Giunta regionale, sentite le associazioni di categoria. Le imprese dovranno trasmettere la carta dei servizi adottata, con eventuali modifiche allo schema tipo allo Sportello unificato di riferimento.

Vengono, infine, disciplinate le sanzioni, adeguandole alla normativa nazionale, per eventuali infrazioni sulla sicurezza, le regolarità dell'attività, la documentazione, la qualità del servizio.


In sede di dichiarazione di voto Emiliano Minnucci ha sottolineato il lavoro di ascolto delle imprese e degli utenti che ha caratterizzato l'iter della proposta: "Facciamo un passo in avanti significativo per migliorare il settore, ora dobbiamo proseguire il lavoro anche su altri temi, a partire dal trasporto pubblico". Soddisfazione condivisa anche da Enrico Cavallari che ha sottolineato il lavoro fatto, sia in commissione che in Aula. Secondo Antonio Aurigemma (gruppo misto), annunciando l'astensione del suo gruppo ha spiegato che "si poteva fare di più, soprattutto per quanto riguarda la protezione delle aziende del Lazio, in un regime di concorrenza corretta. Accogliamo l'impegno della maggioranza a riprendere l'argomento in un futuro provvedimento". Astensione dichiarata anche da Fabrizio Ghera (FdI) per il quale "sono rimasti dei punti non condivisibili".  

Semplificazione, Decaro: “Nostra proposta di legge garantisce più efficienza ai cittadini. E snellire le procedure farebbe risparmiare”

Semplificazione, Decaro: "Nostra proposta di legge garantisce più efficienza ai cittadini. E snellire le procedure farebbe risparmiare"

 

"È legittimo che un Comune, che sia grande come Roma o piccolo come Morterone, che possa contare su diverse migliaia di dipendenti o soltanto su tre, sia obbligato a tenere aggiornate tra 100 e 150 informazioni e comunicazioni, a cadenze diverse, verso diverse articolazioni dello Stato? È davvero indispensabile che per un concorso bandito per assumere personale nei Comuni, quindi per risolvere una carenza ormai cronica di organico, si debbano attivare 16 procedure amministrative che assorbono fino a un anno e mezzo di tempo? Più ancora che legittima, io e tutti i sindaci italiani ci domandiamo se questa situazione sia logica" dichiara il presidente dell'Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro.

"La battaglia per la semplificazione amministrativa che abbiamo attivato oltre un anno fa raccogliendo suggerimenti e indicazioni da tutti i sindaci, parte da questo fatto. È una battaglia di liberazione. Per questo abbiamo chiamato la proposta di legge che oggi illustriamo alla commissione Affari istituzionali della Camera, "Liberiamo i sindaci". Liberando i sindaci, liberiamo le nostre comunità e rendiamo più semplice la vita ai cittadini. Non stiamo ponendo all'attenzione del parlamento questioni che stanno a cuore a qualche dirigente comunale. Si tratta di consentire ai sindaci di mantenere gli impegni assunti quando sono stati eletti, di garantire efficienza ai cittadini e anche di risparmiare. Per tutti gli obblighi informativi e di comunicazione di atti allo Stato, ogni Comune deve tenere impegnato almeno un dipendente, un istruttore amministrativo,  che costa 35mila euro all'anno. Se moltiplichiamo questo costo per il numero dei Comuni, solo snellendo le comunicazioni allo Stato risparmieremmo circa 280 milioni di euro. Siamo convinti che il parlamento sosterrà questa iniziativa che parte dai territori attraverso le proposte dei sindaci italiani".

 

Roma, 30 ottobre 2019



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