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lunedì 16 ottobre 2017

MANOVRA: WWF, BENE INCENTIVO A VERDE URBANO

 


 
 
 
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MANOVRA: WWF, BENE INCENTIVO A VERDE URBANO
 
La misura per far crescere il verde di cui le nostre città e i cittadini hanno un fortissimo bisogno, annunciata nella Legge di Bilancio varata oggi dal Consiglio dei Ministri è certamente un fatto importante. Lo si legge in una nota del WWF Italia che ieri, con l'iniziativa Urban Nature (più di 100 iniziative in oltre 50 città), la festa della natura in città, ha voluto puntare l'attenzione sulla biodiversità urbana e sulla necessità di un grande piano per il verde urbano.
Aumentare la quantità di verde nelle nostre città è un passaggio indispensabile per renderele resilienti, mitigare gli effetti del cambiamento climatico, assorbire e ridurre gli inquinanti atmosferici, depurare le acque e aumentare il drenaggio naturale oltre che migliorare la salute e il benessere dei cittadini, soprattutto i bambini, che vivono nelle nostre città.
La scelta di valorizzare attraverso un meccanismo fiscale innovativo il verde, in particolare quello urbano, è certamente una scelta positiva oltre che un meccanismo utile per averee aree urbane più amiche della natura e della salute.

Roma, 16 ottobre 2017

 
 
 
 


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Nctm Studio Legale diventa partner del MIA | Mercato Internazionale dell'Audiovisivo

Nctm partner di MIA | Mercato Internazionale dell'Audiovisivo

 

Nctm Studio Legale diventa partner del MIA | Mercato Internazionale dell'Audiovisivo che si svolgerà a Roma dal 19 al 23 ottobre. La sala conferenze Nctm di Roma sarà una delle quattro sedi della manifestazione, che quest'anno si concentra nel "Distretto Barberini": Palazzo Barberini, Cinema Barberini, Hotel Bernini e Nctm.

 

Con 1.500 partecipanti accreditati, provenienti da 58 paesi, il MIA è l'appuntamento per i produttori e distributori di contenuti high-end per tutti i segmenti del prodotto audiovisivo.

 

L'evento sarà suddiviso in tre sezioni: CINEMA, TV e DOC, per ognuno dei quali sono previste attività di forum, mercato di co-produzione, 'talks' di approfondimento e spazi dedicati al networking.

Nctm ospiterà eventi relativi a tutte le categorie presenti al MIA, tra cui il seminario sul cinema BE kind, Re-make con la partecipazione di Lorenzo Attolico, responsabile del settore Entertainment Law di Nctm.

 

MIA I Mercato Internazionale Audiovisivo è un progetto ideato e realizzato da ANICA(Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche e Audiovisive) e APT (Associazione Produttori Televisivi), finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e da ICE (Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane), dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, dal programma MEDIA e dal fondo EURIMAGES.

 

 

 

Nctm Studio Legale

Con oltre 250 professionisti, 57 soci e 5 uffici operativi in Italia e all'estero (Milano, Roma, Bruxelles, Londra e Shanghai), Nctm è riconosciuto come uno tra i più importanti studi legali indipendenti italiani sia per dimensioni che per numero e rilevanza delle operazioni seguite. Caratterizzato da una corporate governance innovativa e trasparente, Nctm offre, a clienti nazionali e internazionali, assistenza in tutte le aree del diritto, attraverso team di lavoro multidisciplinari, costruiti sulle specifiche esigenze dell'assistenza richiesta.

L'approccio distintivo dello studio si traduce nei sei concetti cardine di leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza.



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Latte: scatta obbligo etichetta Made in Italy

LATTE: COLDIRETTI, SCATTA OBBLIGO ETICHETTA MADE IN ITALY

TUTTI I GIORNI A TAVOLA PER LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI, I CONSIGLI

Scatta definitivamente l'obbligo di indicare obbligatoriamente in etichetta l'origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari come burro, formaggi, yogurt per impedire di spacciare come Made in Italy i prodotti ottenuti degli allevamenti stranieri. 

Lo rende noto la Coldiretti nell'annunciare che è scaduto il termine di 180 giorni per smaltire le scorte di confezioni con il sistema di etichettatura precedente all'entrata in vigore dal decreto Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011 firmato dai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

Il consiglio ai consumatori italiani è di verificare L'obbligo di indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari, si applica - spiega la Coldiretti - al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale e sarà riconoscibile in etichetta dalle seguenti diciture:

a)    "Paese di mungitura": nome del Paese nel quale è stato munto il latte;

b)    "Paese di confezionamento e trasformazione": nome del Paese nel quale il latte è stato condizionato o trasformato.
Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato o trasformato, nello stesso Paese, l'indicazione di origine può essere assolta con l'utilizzo della seguente dicitura: "origine del latte": nome del Paese. 
Se invece le operazioni indicate avvengono nel territorio di più Paesi membri dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate - precisa la Coldiretti - le seguenti diciture: "latte di Paesi UE" per l'operazione di mungitura, "latte condizionato o trasformato in Paesi UE" per l'operazione di condizionamento o di trasformazione. 
Infine qualora le operazioni avvengano nel territorio di piu' Paesi situati al di fuori dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture: "latte di Paesi non UE" per l'operazione di mungitura, "latte condizionato o trasformato in Paesi non UE" per l'operazione di condizionamento o di trasformazione. 
Per le violazioni si applicano le sanzioni di cui all'art. 4, comma 10, della legge 3/2/2011, n. 4.

1,7 milioni di mucche da latte presenti in Italia ma anche pecore, capre e bufale possono finalmente mettere la firma sulla propria produzione di latte, burro, formaggi e yogurt che - sottolinea la Coldiretti – è garantita da livelli di sicurezza e qualità superiore grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d`Europa, ma anche ai primati conquistati a livello comunitario con la leadership europea con 50 formaggi a denominazione di origine protetta realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione. 

L`obbligo di indicare l`origine in etichetta - continua la Coldiretti - salva dall`omologazione l`identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali censiti a livello regionale territoriale e tutelati perché realizzati secondo regole tramandate da generazioni che permettono anche di sostenere la straordinaria biodiversità delle razza bovine allevate a livello nazionale.

Si conclude positivamente una lunga battaglia della Coldiretti che risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani che secondo la consultazione pubblica online del Ministero delle politiche agricole, in più di 9 casi su 10, considerano molto importante che l`etichetta riporti il Paese d`origine del latte fresco (95%) e dei prodotti lattiero-caseari quali yogurt e formaggi (90,84%), mentre per oltre il 76% lo è per il latte a lunga conservazione" ha affermato  Moncalvo. Con l'etichettatura di origine si dice finalmente basta all'inganno del falso Made in Italy con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, cosi come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura  cagliate provenienti dall'estero, senza che questo sia stato obbligatorio fino ad ora riportarlo in etichetta, ha continuato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che si tratta anche di un importante segnale di cambiamento anche a livello comunitario dove occorre proseguire nella l'impegno per la trasparenza".

Il prossimo appuntamento - ha concluso Moncalvo - è per il 16 febbraio 2018 per il riso e il 17 febbraio 2018 per la pasta con l'entrata in vigore dei due decreti interministeriali per introdurre l'obbligo di indicazione dell'origine del riso e del grano per la pasta in etichetta, firmati dai Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda già pubblicati in Gazzetta ufficiale.


domenica 15 ottobre 2017

GLOBAL STARNET PROSEGUE L’ATTIVITÀ IN ATTESA DELLA CAMERA DI CONSIGLIO



Roma, 10 ottobre 2017 – La Global Starnet Limited, in data 09.10.2017, ha presentato ricorso avverso il provvedimento emesso da ADM in data 29.09.2017, poichè in evidente contrasto con quanto statuito dal Consiglio di Stato con ordinanza del 22.09.2017.

L'udienza per la discussione dell'istanza di sospensiva del provvedimento im pugnato è stata fissata dal TAR LAZIO in data 8novembre 2017.

Unitamente all'istanza di sospensione cautelare del provvedimento impugnato, la Global Starnet ha ​ richiesto anche l'emissione di un decreto presidenziale "inaudita altera parte", che tuttavia non è statoconcesso dal TAR LAZIO ritenendo non sussistenti "le condizioni per disporre l'accoglimento dell'istanza anzidetta nelle more della celebrazione della camera di consiglio" dove appunto si discuterà sulla richiesta di sospensiva.

In ogni caso, la Società comunica che l'attività continua in modo regolare e confida che la camera di consiglio per la trattazione collegiale, fissata per l'8 novembre, possa accogliere le motivazioni addotte dai propri legali.

Global Starnet Ltd, società fondata e costituita nel Regno Unito nel 2004, offre soluzioni tecnologiche integrate per la gestione dei flussi finanziari connessi alle attività dello Stato, gestite in concessione.

In Italia, Global Starnet Ltd è concessionaria, dal 2004, per l'attivazione e conduzione operativa della rete telematica finalizzata alla gestione del gioco lecito, mediante gli apparecchi da divertimento e intrattenimento.

Al suo interno operano direttamente circa 200 persone cui si affiancano altre 150 di società esterne.

Global Starnet non opera nell'esercizio di attività di gaming (produzione/noleggio slot, gestione di sale bingo, piattaforme di gioco on line eccetera).



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UNI. Arrivano a Padova gli stati generali della normazione ambientale

ARRIVANO A PADOVA GLI STATI GENERALI DELLA NORMAZIONE AMBIENTALE
Una riunione ISO per definire le linee guida strategiche per la gestione ambientale di prodotto

Padova, 15 ottobre 2017 - Dal 16 al 18 ottobre 2017 si svolgeranno presso l'Università di Padova i tavoli di normazione internazionale ISO (International Organization for Standardization) per la definizione delle linee guida strategiche per la gestione ambientale di prodotto dei prossimi anni. Trenta delegati provenienti da tutto il mondo si confronteranno su temi quanto mai attuali quali Il Life Cycle Assessment (Analisi del ciclo di vita) e le "impronte climatiche". L'UNI -Ente Italiano di Normazione- è rappresentato ai lavori ISO dal Centro Studi Qualità Ambiente dell'Università di Padova (CESQA), che coordina il prestigioso appuntamento patrocinato dal Ministero dell'Ambiente. 
CESQA (Centro Studi Qualità e Ambiente dell'Università di Padova) vanta una ricca esperienza nella ricerca pura e applicata per lo sviluppo di politiche di sostenibilità ambientale a livello internazionale e da più di 10 anni partecipa ai tavoli ISO come rappresentante per l'Italia.
Un evento prestigioso che fa dell'ateneo patavino un fulcro mondiale della ricerca nel campo delle scienze ambientali, una ricerca ora dedicata in particolare alle normative tecniche in tema di impronte e impatti ambientali durante tutte le attività umane e il ciclo di vita dei prodotti e dei servizi, a supporto della salvaguardia dell'ambiente e delle risorse naturali.
Antonio Scipioni, Direttore del CSQA, spiega: "i Tavoli ISO si concentreranno sulle metodologie tecnico scientifiche per le valutazioni delle impronte ambientali delle attività e dei prodotti, secondo la metodologia detta dell'LCA (Life Cycle Assessment o valutazione sul ciclo di vita), ovvero con una precisa verifica di tutti gli aspetti ambientali connessi, ma soprattutto durante tutto l'arco temporale degli effetti considerati sull'ambiente, prima, durante e dopo l'utilità umana."
Alessandro Manzardo, di CESQA - Dipartimento Ingegneria Industriale dell'Università di Padova nonché coordinatore del Gruppo di lavoro UNI "Gestione ambientale di prodotto", aggiunge: "in questa occasione si andrà a definire il quadro di riferimento con cui tutte le aziende impegnate nella salvaguardia dell'ambiente si dovranno confrontare. Si parlerà di come rendere più affidabili i risultati delle analisi di LCA oltre che di processi decisionali per minimizzare gli impatti ambientali dei prodotti e dei processi industriali."
Infatti troppo spesso attività e prodotti della civiltà contemporanea vengono valutati solo per i benefici immediati che danno allo sviluppo economico, senza pensare alle ripercussioni negative determinate dai suoi effetti sul lungo periodo, in termini di compromissione dell'ambiente o di sfruttamento irreversibile di risorse. "L'impronta che l'uomo lascia sul nostro pianeta dev'essere compatibile con il delicato equilibrio naturale", spiega ancora Antonio Scipioni. "Dovrebbe essere quindi più simile a un'impronta del piede sulla sabbia della spiaggia, del tutto reversibile, piuttosto che a quella di un escavatore che cava materiale per l'industria estrattiva."
L'impatto sull'atmosfera, in termini di emissioni di anidride carbonica data prevalentemente dalle fonti energetiche fossili, viene calcolato con la cosiddetta Carbon Footprint, o impronta di carbonio: tanto minore è l'impronta di un'attività umana, tanto maggiore è il contributo alla lotta ai cambiamenti climatici.
Ma, in abbinata, da qualche anno proprio CESQA è capofila degli studi di ricerca europei sulla Water Footprint, ovvero l'impronta di acqua, che guarda all'impatto sulle risorse idriche, sempre più a rischio per quantità e qualità. "Dai consumi per le attività antropiche alla depurazione delle acque, dalla conservazione dei ghiacciai alla tutela dei corpi idrici, l'acqua dolce è una risorsa assai limitata sul pianeta, esposta sia alle aggressioni umane per usi civili e produttivi, sia ai cambiamenti climatici, tanto che sempre più spesso anche i flussi migratori in vaste aree del pianeta sono ricondotti proprio alla carenza di acqua", annota Scipioni.
La riunione ISO di Padova – realizzata grazie alla collaborazione di partner quali AccrediaANBI(Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue), Serenissima Ristorazione e Sammontana, tutti impegnati da anni insieme a CESQA ad incentivare una crescita ambientale sostenibile e intelligente - rappresenta un importante appuntamento destinato ad ampliare la rete internazionale di conoscenze tecniche e scientifiche all'avanguardia e la partecipazione attiva alla definizione di quegli standard cui tutti gli scienziati del mondo sono chiamati ad uniformarsi.
A Padova, dopo tre giorni di confronti, la sostenibilità ambientale potrà dire di aver fatto un altro passo avanti, segnando con una impronta, questa volta positiva, il futuro del nostro pianeta.


Chi è l'UNI
L'Ente italiano di normazione è un'associazione privata senza scopo di lucro, i cui soci, oltre 4.000, sono imprese, liberi professionisti, associazioni, istituti scientifici e scolastici, realtà della Pubblica Amministrazione. 
Dal 1921 svolge attività di normazione tecnica in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario ad esclusione di quello elettrico ed elettrotecnico. 

Le norme sono documenti che definiscono le caratteristiche (prestazionali, ambientali, di sicurezza, di organizzazione ecc.) di un prodotto, processo, servizio o professione, secondo lo stato dell'arte e sono il risultato del lavoro di decine di migliaia di esperti in Italia e nel mondo. 

In estrema sintesi, sono documenti che specificano "come fare bene le cose" garantendo sicurezza, rispetto per l'ambiente e prestazioni certe. Il ruolo dell'UNI, quale Organismo nazionale italiano di normazione, è stato riconosciuto dal Regolamento europeo n. 1025/2012 sulla normazione tecnica. UNI partecipa, in rappresentanza dell'Italia, all'attività di normazione internazionale ISO ed europea CEN.


lunedì 2 ottobre 2017

Il welfare aziendale nell'epoca della digitalizzazione

Viviamo in un'epoca caratterizzata dalla connessione e dalla digitalizzazione di tutto, persino dei sentimenti!

Fortunatamente, quello che viene spesso visto come un limite al sano sviluppo delle relazioni umane, in realtà porta con sé un potenziale non indifferente che, applicato all'argomento "welfare aziendale", sta conducendo a risultati decisamente apprezzabili.

Questa rivoluzione digitale del welfare amplifica esponenzialmente la connettività e la relazionalità tra tutte le figure coinvolte, riducendo le distanze tra chi fornisce un servizio e chi deve usufruirne.

In pratica, si tratta della realizzazione di un enorme e non localizzato "mercato", all'interno del quale, grazie a piattaforme web che ne riassumono gran parte dei servizi, è possibile mettersi in contatto con la struttura che maggiormente interessa il lavoratore/fruitore.

In questo modo si abbatte il muro, anche di pregiudizi, che da sempre caratterizza il rapporto tra datore di lavoro e operaio.
Non solo, queste piattaforme digitali di welfare aziendale, una tra tutte Jointly (www.jointly.pro) di cui avevamo parlato in un precedente articolo, rendono il lavoratore consapevole dei propri diritti e forniscono soluzioni reali a problemi che spesso vengono ignorati da chi dovrebbe garantire un ambiente di lavoro più confortevole.

Immaginiamo la vecchia trafila, spesso caratterizzata da interventi esterni, che prevedeva il doversi necessariamente affidare alla conoscenza, in senso più ampio, di qualcuno al di fuori dell'ambiente di lavoro vero e proprio, magari del sindacato.

Oggi, attraverso il web, è possibile creare più network che permettono al lavoratore di essere informato su diritti e servizi con un semplice click.
Il mondo sta cambiando rapidamente, ancor di più il mondo del lavoro. Per questo motivo il nostro Paese non può perdere l'occasione restando ancorato a vecchie modalità ormai vetuste.

Welfare aziendale

venerdì 29 settembre 2017

Anci - Piccoli Comuni, Decaro: "Con legge si afferma loro specificità, ora più fondi e semplificazione"

Risultati immagini per Piccoli Comuni
PICCOLI COMUNI, DECARO (ANCI): “CON LEGGE SI AFFERMA LORO SPECIFICITA’, ORA PIU’ FONDI E SEMPLIFICAZIONE”

“La legge sui piccoli Comuni rappresenta per noi sindaci la presa d’atto da parte del governo della specificità dei territori scarsamente popolati. Questa legge sancisce chiaramente il principio per cui il problema da combattere non è la minore dimensione demografica, ma la tendenza allo spopolamento di certi territori. E’ il primo passo per la realizzazione di quell’agenda controesodo che l’Anci sta cercando di costruire. Adesso chiediamo fondi più congrui e semplificazione”. Lo afferma il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro, intervistato da Radio Uno sul via libera definitivo del Senato al disegno di legge sui piccoli Comuni.

“Favorire il ripopolamento delle aree interne e dei borghi, abitarli, è importante – aggiunge Decaro – perché rappresentano un fondamentale presidio sul territorio: i piccoli Comuni in Italia sono il 70% del totale, e coprono il 54% del territorio nazionale: combatterne lo spopolamento vuol dire tutelare scrigni di grandissime ricchezze culturali, archeologiche e religiose, rilanciando l’attrattività turistica dei centri storici; vuol dire evitare il dissesto idrogeologico, ripristinare la viabilità nelle aree interne, ristrutturare le scuole e ridare servizi ai cittadini”.

“Chiediamo adesso – conclude il presidente dell’Anci – di integrare i fondi messi a disposizione dalla legge e di semplificare la vita dei piccoli Comuni: amministrazioni di pochi abitanti e con pochissimo personale, spesso ancora con il turn over bloccato, sono costrette ad adempiere alla consegna di una serie di documenti come il Dup o gli allegati allo stato patrimoniale, con le stesse complicate procedure e scadenze dei Comuni più grandi. Chiediamo infine di eliminare la legge che obbliga i Comuni ad associare le funzioni: l’associazionismo va incentivato, ma su base volontaria”.


Roma, 29 Settembre 2017

giovedì 28 settembre 2017

Legge piccoli Comuni, Decaro (Anci): "Finalmente avviata l'agenda controesodo: ai borghi servono politiche differenziate"

LEGGE PICCOLI COMUNI, DECARO (ANCI): "FINALMENTE AVVIATA L'AGENDA CONTROESODO: AI BORGHI SERVONO POLITICHE DIFFERENZIATE"

 

"La dimensione demografica non è un difetto, lo spopolamento lo è. Ma lo spopolamento non è una sorte ineluttabile. Con l'approvazione di questa legge finalmente si sancisce la specificità dei piccoli Comuni, si fissa il principio basilare che questi centri hanno bisogno di politiche differenziate e di sostegno specifico rispetto alle loro peculiarità. E si mette un passo fondamentale per invertire la tendenza. Per quella "agenda controesodo" che l'associazione dei Comuni ha lanciato durante i lavori dell'assemblea del 30 giugno a San Benedetto del Tronto". Lo ha dichiarato il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, che, con un gruppo di sindaci di piccoli Comuni, ha assistito ieri ai lavori del Senato che hanno portato, questa mattina, all'approvazione del ddl il cui primo firmatario è Ermete Realacci.


I piccoli Comuni, definizione che ricomprende tutti quelli al di sotto dei cinquemila abitanti, sono 5.591 e rappresentano il 69,9% dei Comuni italiani. Occupano il 54% del territorio nazionale, e sono il luogo in cui vivono 11 milioni di persone. Dal 1971 al 2015 in quasi 2.000 piccoli Comuni la popolazione è diminuita di più del 20%. Ci sono problemi gravi in tremila comuni.


Un'inversione di tendenza, anche sulla base di una analisi statistica condotta da Anci è però possibile: 581 piccoli Comuni hanno fatto registrare un trend demografico positivo del 9 per cento circa tra il 2008 e il 2015. Dove si registra questo "controesodo" il reddito imponibile medio cresce più velocemente. Per consolidare questa controtendenza, sostiene Decaro, occorre "un finanziamento stabile, un bando destinato alle aree interne, sul modello del bando periferie, in sintesi serve uno strumento di sviluppo affidato ai Comuni".


"La legge appena approvata – spiega Decaro - mette a disposizione i primi fondi mirati, 155 milioni, e individua criteri precisi per la loro ripartizione tra i Comuni e i territori con particolari criticità: Comuni in aree con dissesto idrogeologico, con decremento della popolazione residente, con disagio insediativo, con inadeguatezza dei servizi sociali essenziali. Dà cioè gli strumenti per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli Comuni e per la riqualificazione e il recupero dei loro centri storici".

I primi cento milioni sono destinati al finanziamento di investimenti per tutela dell'ambiente e beni culturali, mitigazione rischio idrogeologico, salvaguardia e riqualificazione urbana dei centri storici, messa in sicurezza di infrastrutture stradali e istituti scolastici, promozione e sviluppo economico e sociale, insediamento di nuove attività produttive. A queste risorse si aggiungono altri 54 milioni per la progettazione e la realizzazione del sistema nazionale di ciclovie turistiche: ci sono i  percorsi Verona-Firenze (Ciclovia del Sole), Venezia-Torino (Ciclovia  Vento), da Caposele (AV) a Santa Maria di Leuca (LE) attraverso la  Campania, di Basilicata e Puglia  (Ciclovia  dell'acquedotto  pugliese), e per interventi per la sicurezza della circolazione ciclistica cittadina. Entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge i piccoli Comuni potranno presentare progetti e accedere a bandi pubblici istituiti dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per il loro finanziamento.  I piccoli Comuni avranno inoltre la precedenza nell'accesso ai finanziamenti pubblici per la banda larga.


"Sono tante le battaglie che l'Anci ha fatto per i piccoli Comuni – continua Decaro –. Penso alle risorse per oltre un milione e 400 mila euro per potenziare le attività di protezione civile e all'innalzamento del turn over dal 25 al 75 per cento o al 100 per cento (Comuni con popolazione tra i mille e i tremila abitanti). Penso al bando aree urbane degradate, che guardano ai centri più piccoli, finanziato con 78 milioni ma che deve essere rifinanziato per coprire i 451 progetti ammessi, e alla nostra proposta di revisione della legge Calderoli per le gestioni associate che devono essere su base volontaria, incentivate e alle quali deve conseguire una reale semplificazione normativa. Ora ci aspettiamo che questa legge serva anche come orientamento nella costruzione o rivisitazione delle norme spesso inadatte ai Comuni di minore dimensione demografica. La sfida per recuperare il valore dei piccoli Comuni delle aree marginalizzate del nostro Paese deve partire quanto prima dall'avvio di politiche differenziate che consentano agli amministratori locali di avere strumenti variabili in funzione delle caratteristiche delle comunità che devono governare".

 

 

 

Roma, 28 Settembre 2017



Piccoli Comuni, Pella (Anci ): "Legge importante, ora continuiamo confronto su decreti attuativi"

PICCOLI COMUNI, PELLA (ANCI): "LEGGE IMPORTANTE,

ORA CONTINUIAMO CONFRONTO SU DECRETI ATTUATIVI"

 

"Si tratta di una legge importante, che ha raccolto unanime consenso e che ha visto il sottoscritto, insieme a Massimo Castelli e alla consulta Anci dei piccoli Comuni, fortemente impegnato negli ultimi mesi in uno sforzo di coinvolgimento e sensibilizzazione dei parlamentari e dei gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione per arrivare a questo risultato condiviso, e - ribadisco, approvato all'unanimità. Affinché le previsioni di questa legge possano concretizzarsi in provvedimenti rilevanti per i piccoli Comuni, l'Anci dovrà continuare a essere interlocutore primo, in quanto portavoce delle istanze dei sindaci, sia verso il governo sia nei confronti del Parlamento, nel percorso di declinazione dei contenuti, nel merito e nella sostanza, attraverso i decreti attuativi". 


Lo afferma il vice presidente vicario dell'Anci, Roberto Pella, che aggiunge: "Ringrazio il presidente Antonio Decaro e il segretario generale Veronica Nicotra per aver considerato tema prioritario dell'agenda Anci una delle grandi risorse del Paese, i piccoli Comuni; e in questa direzione andrà un ancor maggior impegno da parte mia, come vice presidente vicario e soprattutto come sindaco di un piccolo Comune, per un grande lavoro di squadra coordinato dalla consulta Anci".


"Un'ultima considerazione – chiosa Pella - riguarda le risorse, ancora esigue e inadeguate rispetto alle necessità e alle potenzialità dimostrate da questi territori: insieme ai colleghi, sarà importante lavorare perché anche nell'agenda dei programmi elettorali delle prossime elezioni politiche trovi spazio questo tema, alla luce dei confortanti dati positivi sulla crescita e sull'andamento dell'economia nazionale che dovranno consentire un fattore moltiplicativo rispetto agli attuali stanziamenti. 


L'obiettivo primario è rendere i piccoli Comuni luoghi attrattivi per i cittadini, con un'alta qualità di vita garantita da servizi sicuri e quasi 'personalizzati', luoghi il cui sviluppo darà forza all'economia locale e valorizzerà i beni artistici, il patrimonio storico-culturale e naturalistico che li caratterizzano come unici".



mercoledì 20 settembre 2017

Dichiarazione Ente Nazionale Circhi su approvazione norma in Senato

"Il Senato ha sepolto il principio della eliminazione degli animali dai circhi"

In seguito all'approvazione della norma che riguarda l'uso degli animali nei circhi, prendo atto che il Senato ha sepolto il principio della eliminazione degli animali dai circhi per ripiegare sul "graduale superamento", circostanza che si presta ad una rivisitazione nell'ambito di un dibattito approfondito, di natura socio-culturale.

La battaglia del circo italiano si sposta ora alla Camera dei Deputati. Non molleremo e continueremo a far sentire la nostra voce. Manifesteremo la nostra disapprovazione con studi scientifici alle mani in cui risulta che gli animali non possono vivere senza il circo e il circo senza animali. Senza animali, il circo perderà la sua ragione di esistere, morirà e verranno ridotti migliaia posti di lavoro.

Antonio Buccioni, presidente Ente Nazionale Circhi


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sabato 16 settembre 2017

AIGET alle audizioni parlamentari su Ddl Fatturazione. Promuovere un’equa attribuzione di responsabilità tra distributori e venditori


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Milano, 16 settembre 2017 – AIGET ha partecipato al ciclo di audizioni parlamentari promosso dalla Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati sul cosiddetto "Ddl Fatturazione". 
 
Come già espresso in precedenti occasioni, riteniamo che il tema dei cosiddetti maxiconguagli meriti un'attenzione non superficiale da parte delle istituzioni, in quanto esperienze pur magari isolate possono avere un impatto fortemente negativo sui consumatori finali ed anche sulla loro percezione del funzionamento del mercato dell'energia nel suo complesso.

Nel dibattito istituzionale finora intercorso il Parlamento ha già positivamente chiarito come l'approccio all'intera problematica non possa che avvenire nel quadro di un'equa attribuzione di responsabilità tra distributori e venditori. Una soluzione veramente efficace e duratura del problema dovrà quindi individuarne e rimuoverne le cause.

Abbiamo quindi in tal senso proposto un approccio che a cause diverse associ soluzioni appropriate e distinte:
• Lato venditore: in caso di errore causato dal venditore per mancato recepimento dell'autolettura, con conseguente fatturazione in stima, potrebbe essere prevista l'applicazione di una rateizzazione del pagamento di fatture a conguaglio di importi anomali (già oggi peraltro spesso praticate dalle società di vendita su base volontaria);
• Lato distributore: in caso di insufficiente accuratezza/tempestività della comunicazione del dato di consumo da parte del distributore al venditore potrebbe essere prevista l'introduzione di ulteriori incentivi/penali specifiche che stimolino le imprese distributrici a fornire più tempestivamente ed accuratamente i dati di misura effettivi. Inoltre dovrebbe essere prevista la connessa applicazione al venditore di modalità di rateizzazione analoghe a quelle che verrebbero di conseguenza praticate dal venditore al consumatore finale, con l'incasso delle somme spettanti ai distributori solo a fronte dell'avvenuto incasso da parte del venditore;
• Lato consumatore: una fattispecie importante è legata all'impossibilità di accesso del distributore ad un dato di misura affidabile. Una parte significative del fenomeno sarà risolta, soprattutto nel mercato gas, promuovendo finalmente una copertura significativa di contatori teleletti, o quanto meno una percentuale significativa di contatori accessibili. 

Nel breve periodo, un'importante prevenzione del fenomeno dei maxiconguagli potrebbe avvenire tramite la promozione dell'autolettura, anche attraverso la diversificazione dei canali di contatto tra consumatore e venditore. 

In ogni caso, riteniamo indispensabile che:
• La prospettata riduzione del termine di prescrizione da 5 a 2 anni sia coerentemente applicata anche lungo tutta la filiera energetica a monte dei venditori;
• Siano previste specifiche misure che neutralizzino l'impatto economico e finanziario sui venditori delle misure proposte (riduzione dei termini di prescrizione, sospensioni dei pagamenti, eventuali retroattività), laddove le cause dei disservizi non siano riconducibili a responsabilità dei venditori.   
 

 
AIGET - associazione italiana di grossisti di energia e trader - è l'associazione che raggruppa i fornitori di energia e gas nuovi entranti nel mercato italiano, attiva da circa 15 anni e con sede a Milano. Si tratta di circa 60 aziende di diversa dimensione, nazionali ed estere, che puntano a rappresentare un'alternativa ai fornitori tradizionali per i clienti finali. 

Cassazione: riaffermata la responsabilità genitoriale

Lo psicologo a scuola senza consenso è "violenza privata". 

CCDU: soddisfazione per il pronunciamento dell'Ordine degli Psicologi; ora va cancellata la limitazione della genitorialità introdotta dalla legge 170

 

Roma. La Corte di Cassazione (Sez. 5, n. 40291/17) ha recentemente riaffermato il rispetto della responsabilità genitoriale, attestando che uno psicologo a scuola senza il consenso dei genitori è una "violenza privata". La sentenza ha riscosso l'entusiasta approvazione di parecchi cittadini, professionisti della scuola, associazioni a tutela dei minori e genitori. Lo stesso Ordine degli Psicologi, ripetendo ciò che il CCDU ha sempre sostenuto, ha commentato in una nota: "La Corte di Cassazione ha ribadito quanto è già previsto nelle procedure professionali degli psicologi, i quali operano sempre nei contesti minorili col consenso dei genitori e nell'esclusivo interesse del minore."

 

La Prof.ssa Vincenza Palmieri, fondatrice dell'Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, che da anni ribadisce la necessità di un intervento sulla didattica, e condanna con forza l'approccio medicalizzato che ha investito la scuola a seguito della L. 170 sui DSA (i cosiddetti Disturbi Specifici dell'Apprendimento - dislessia, disgrafia, discalculia e disortografia), si è occupata personalmente di interventi concreti in favore di bambini e famiglie vittime di abusi diagnostici e, nel corso di una Conferenza Stampa congiunta con la Senatrice Enza Blundo sul tema «DSA e abuso diagnostico a Scuola – Gli interventi istituzionali verso il cambiamento annunciato», aveva riaffermato l'urgenza di una riforma.

 

Secondo la Prof.ssa Palmieri la sentenza della Cassazione rappresenta: "Un risultato che afferma un punto di vista irrinunciabile: il rispetto della Genitorialità, della Scuola deputata a istruire e formare e non a fare test «predittivi» del disturbo che «sarà», della dignità delle Professioni. La Legge 170 sui DSA deroga su questo e nelle sue linee guida introduce anche screening e valutazioni, dando origini ad equivoci interpretativi. La Cassazione, con questo, fuga i dubbi: interesse del minore e consenso dei genitori! Ripensiamo alla Didattica, ai ragazzi, alle famiglie e ai bravi docenti di cui è piena la nostra Scuola."

 

"Vediamo tutti i giorni i danni causati sui bambini dalla legge 170, soprattutto per quanto concerne il diritto all'apprendimento" – dichiara Antonella Marzaroli, ex insegnante elementare, Responsabile Nazionale contro la Medicalizzazione della scuola del CCDU Onlus. "La sentenza della Cassazione rafforza quanto noi sosteniamo da anni: le linee guida sui Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) stanno trasformando gli insegnanti da esperti della didattica in una sorta di psicologi clinici che osservano i bambini per individuare i sintomi di questi disturbi inseriti nel Manuale Diagnostico Statistico - il testo sacro della psichiatria. Questa sentenza rafforza i nostri dubbi di legittimità su alcuni aspetti della legge 170 già criticati da più parti in relazione al rischio di medicalizzazione della scuola. Secondo la Cassazione, infatti, la mancanza dell'esplicito consenso da parte di chi è legittimato a prestarlo «integra certamente una compressione della libertà di autodeterminazione del soggetto passivo»."

 

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) Onlus


giovedì 17 agosto 2017

P.A.: M5S, TAR ABRUZZO BOCCIA SOPPRESSIONE FORESTALI, AVEVAMO VISTO GIUSTO

ROMA 17 AGOSTO 2017 - "In tempi non sospetti, oltre un anno e mezzo fa durante tutto il dibattito sulla legge Madia che ha portato alla soppressione di fatto del Corpo Forestale dello Stato sostenemmo la tesi dell'incostituzionalità di questo provvedimento. 

L'ordinanza del Tar dell'Abruzzo riconosce la fondatezza delle nostre tesi e l'assoluta incompetenza del governo Renzi-Gentiloni. 
Ci avevamo visto giusto. Ora siamo davvero curiosi di sapere cosa ne pensa lo stesso ministro e tutto il governo". 

Lo dichiarano i parlamentari delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato del Movimento 5 Stelle.             




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sabato 12 agosto 2017

EQUO COMPENSO, APPELLO DA INGEGNERI E ARCHITETTI CATANIA



Appello Ordini di Ingegneri e Architetti di Catania, a seguito di Ddl per prestazioni legali

«EQUO COMPENSO, TUTTI I PROFESSIONISTI HANNO PARI DIGNITÀ»

Cascone e Amaro: «Al più presto organizzeremo incontro con on. Berretta per sollecitare adozione del provvedimento»


CATANIA – «I professionisti non possono più attendere: l'equo compenso dev'essere esteso a tutte le categorie, primi tra tutti architetti e ingegneri, che scontano una concorrenza spesso poco leale e uno squilibrio nei rapporti contrattuali con i clienti, con una situazione di crisi ormai imperante. Criticità più volte denunciate in questi ultimi mesi, che delineano una situazione di vera emergenza sociale». A parlare sono i presidenti degli Ordini di Ingegneri e Architetti di Catania, rispettivamente Santi Cascone e Alessandro Amaro, che intervengono a seguito dell'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del ddl sull'equo compenso per gli avvocati, avvenuta lo scorso 6 agosto. 

«L'approvazione del disegno di legge - sottolineano Cascone e Amaro - è senza dubbio un passo avanti e rappresenta una presa di coscienza da parte del Governo, adesso però occorre attenzionare anche le condizioni dei professionisti delle categorie che rappresentiamo, che rimangono più volte legati a offerte di prestazioni al ribasso. Al più presto organizzeremo un incontro con l'onorevole Giuseppe Berretta - primo firmatario della proposta di legge che mira a restituire valore alle competenze delle categorie professionali - per sollecitare l'adozione di un provvedimento che possa ripristinare l'equo compenso». 

In questa situazione a rimetterci sono soprattutto i giovani professionisti che, così come dichiarato alcuni giorni fa dal ministro della Giustizia Orlando "sono fortemente sottoposti a una vera e propria forma di caporalato intellettuale". «I giovani meritano grande attenzione - continuano i presidenti - ma non dimentichiamo che anche i professionisti veterani oggi versano in gravissima difficoltà per la mancanza di investimenti pubblici e privati e per l'assenza di regole che consentano la certezza dei pagamenti e tariffe minime adeguate alle prestazioni professionali». 

Un'azione decisa e condivisa dai due Ordini che già il 13 maggio scorso, a Roma, sono scesi in piazza per reclamare i propri diritti, chiedendo il superamento della Legge 248/2006, che ha portato di fatto a una corsa ai ribassi e al conseguente svilimento della dignità dei professionisti.


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lunedì 7 agosto 2017

Assoprovider scrive al ministro Calenda: «Incentivi e sgravi anche per i piccoli operatori telefonici»

Dino Bortolotto, presidente Assoprovider: «Ripensiamo i contributi per le frequenze licenziate, con misure a costo zero per accelerare il business dei piccoli provider italiani»


Assoprovider - con questa lettera aperta - chiede al ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda di considerare tra gli attori degni di essere coinvolti nel piano di digitalizzazione del Paese (banda Ultra Larga, industria 4.0) anche le diverse migliaia di piccole aziende italiane che da diversi decenni si occupano di TLC e del digitale italiano.

Si tratta di operatori economici tipici del tessuto imprenditoriale italiano, che ISTAT certifica essere costituito per il 95% da imprese con meno di 15 addetti. Più di 5.000 PMI delle TLC che generano complessivamente un giro di affari annuo superiore al Miliardo di Euro con importanti ricadute nell’indotto e nell’occupazione (specialmente giovanile). Le sole Aziende associate ad Assoprovider sviluppano un giro d’affari di 150milioni di euro pur rappresentando poco meno del 10% delle PMI impegnate nel settore TLC. Si disegna così un importante comparto del mondo delle telecomunicazioni che finora non ha mai usufruito di aiuti economici da parte dello Stato e che chiede al Governo di facilitare, con semplici misure, l’accelerazione degli investimenti che stanno facendo con il Fixed Wireless e la fibra ottica sul territorio.
Giova ricordate che sono queste le aziende che hanno contribuito realmente e in modo significativo alla riduzione del digital divide nelle zone a bassa densità abitativa, ossia quelle che vengono unanimemente considerate a fallimento di mercato dalle Big Telco. Grazie al modello di business "ad alto rapporto benefici/costi" delle PMI, costituito da una filiera corta e di prossimità con il territorio, sono possibili significativi ritorni economici anche in zone poco popolate.

Per consentire lo sviluppo di questo percorso virtuoso, Assoprovider chiede che vengano sanate alcune storiche distorsioni anti competitive nella  gestione delle risorse collettive, come ad esempio lo sono le frequenze licenziate (tecnicamente usate per le connessioni radio di tipo "punto a punto").
Assoprovider sottolinea che esiste un patrimonio collettivo composto da milioni di "tratte licenziate" che è tuttora utilizzato per meno di un centesimo delle sue possibilità, dovuto soprattutto al fatto che  viene caricato di contributi amministrativi annuali tra i più cari d'Europa (circa il doppio del più caro paese europeo). Con questa distorcente soglia d’ingresso, si ottiene l’effetto che rimangano sottoutilizzate e ad appannaggio solo delle Big Telco che possono permettersi di occupare dette frequenze.

Rimodulare opportunamente questi contributi amministrativi - oltre ad accrescere il gettito dei contributi stessi per via dell'ampliamento della platea di soggetti interessati ad accedere al parco frequenziale - darebbe ai piccoli operatori nuove opportunità di crescita e quindi maggiore copertura digitale al Paese, con l'opportunità di creare un maggior numero di posti di lavoro diretti e indotti.

Questa che proponiamo è una misura di facile attuazione con benefici per le casse dello, che può esser attuata per decreto ministeriale. Contiamo quindi che il Ministro confermi la sua dinamicità nell’attuazione delle iniziative volte alla digitalizzazione del Paese, attuando misure “inclusive” di questi attori essenziali per lo sviluppo del Paese, rappresentato dalle PMI delle Telecomunicazioni.

Il presidente
ASSOPROVIDER
Dino Bortolotto

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