Cerca nel blog

giovedì 17 agosto 2017

P.A.: M5S, TAR ABRUZZO BOCCIA SOPPRESSIONE FORESTALI, AVEVAMO VISTO GIUSTO

ROMA 17 AGOSTO 2017 - "In tempi non sospetti, oltre un anno e mezzo fa durante tutto il dibattito sulla legge Madia che ha portato alla soppressione di fatto del Corpo Forestale dello Stato sostenemmo la tesi dell'incostituzionalità di questo provvedimento. 

L'ordinanza del Tar dell'Abruzzo riconosce la fondatezza delle nostre tesi e l'assoluta incompetenza del governo Renzi-Gentiloni. 
Ci avevamo visto giusto. Ora siamo davvero curiosi di sapere cosa ne pensa lo stesso ministro e tutto il governo". 

Lo dichiarano i parlamentari delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato del Movimento 5 Stelle.             




--
www.CorrieredelWeb.it

sabato 12 agosto 2017

EQUO COMPENSO, APPELLO DA INGEGNERI E ARCHITETTI CATANIA



Appello Ordini di Ingegneri e Architetti di Catania, a seguito di Ddl per prestazioni legali

«EQUO COMPENSO, TUTTI I PROFESSIONISTI HANNO PARI DIGNITÀ»

Cascone e Amaro: «Al più presto organizzeremo incontro con on. Berretta per sollecitare adozione del provvedimento»


CATANIA – «I professionisti non possono più attendere: l'equo compenso dev'essere esteso a tutte le categorie, primi tra tutti architetti e ingegneri, che scontano una concorrenza spesso poco leale e uno squilibrio nei rapporti contrattuali con i clienti, con una situazione di crisi ormai imperante. Criticità più volte denunciate in questi ultimi mesi, che delineano una situazione di vera emergenza sociale». A parlare sono i presidenti degli Ordini di Ingegneri e Architetti di Catania, rispettivamente Santi Cascone e Alessandro Amaro, che intervengono a seguito dell'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del ddl sull'equo compenso per gli avvocati, avvenuta lo scorso 6 agosto. 

«L'approvazione del disegno di legge - sottolineano Cascone e Amaro - è senza dubbio un passo avanti e rappresenta una presa di coscienza da parte del Governo, adesso però occorre attenzionare anche le condizioni dei professionisti delle categorie che rappresentiamo, che rimangono più volte legati a offerte di prestazioni al ribasso. Al più presto organizzeremo un incontro con l'onorevole Giuseppe Berretta - primo firmatario della proposta di legge che mira a restituire valore alle competenze delle categorie professionali - per sollecitare l'adozione di un provvedimento che possa ripristinare l'equo compenso». 

In questa situazione a rimetterci sono soprattutto i giovani professionisti che, così come dichiarato alcuni giorni fa dal ministro della Giustizia Orlando "sono fortemente sottoposti a una vera e propria forma di caporalato intellettuale". «I giovani meritano grande attenzione - continuano i presidenti - ma non dimentichiamo che anche i professionisti veterani oggi versano in gravissima difficoltà per la mancanza di investimenti pubblici e privati e per l'assenza di regole che consentano la certezza dei pagamenti e tariffe minime adeguate alle prestazioni professionali». 

Un'azione decisa e condivisa dai due Ordini che già il 13 maggio scorso, a Roma, sono scesi in piazza per reclamare i propri diritti, chiedendo il superamento della Legge 248/2006, che ha portato di fatto a una corsa ai ribassi e al conseguente svilimento della dignità dei professionisti.


Cancella iscrizione  |  Unsubscribe  |  Email inviata con MailUp
--

mercoledì 9 agosto 2017

Il Welfare aziendale nell'epoca della digitalizzazione

Viviamo in un'epoca caratterizzata dalla connessione e dalla digitalizzazione di tutto, persino dei sentimenti!

Fortunatamente, quello che viene spesso visto come un limite al sano sviluppo delle relazioni umane, in realtà porta con sé un potenziale non indifferente che, applicato all'argomento "welfare aziendale", sta conducendo a risultati decisamente apprezzabili.

Questa rivoluzione digitale del welfare amplifica esponenzialmente la connettività e la relazionalità tra tutte le figure coinvolte, riducendo le distanze tra chi fornisce un servizio e chi deve usufruirne.

In pratica, si tratta della realizzazione di un enorme e non localizzato "mercato", all'interno del quale, grazie a piattaforme web che ne riassumono gran parte dei servizi, è possibile mettersi in contatto con la struttura che maggiormente interessa il lavoratore/fruitore.

In questo modo si abbatte il muro, anche di pregiudizi, che da sempre caratterizza il rapporto tra datore di lavoro e operaio.
Non solo, queste piattaforme digitali di welfare aziendale, una tra tutte Jointly (www.jointly.pro) di cui avevamo parlato in un precedente articolo, rendono il lavoratore consapevole dei propri diritti e forniscono soluzioni reali a problemi che spesso vengono ignorati da chi dovrebbe garantire un ambiente di lavoro più confortevole.

Immaginiamo la vecchia trafila, spesso caratterizzata da interventi esterni, che prevedeva il doversi necessariamente affidare alla conoscenza, in senso più ampio, di qualcuno al di fuori dell'ambiente di lavoro vero e proprio, magari del sindacato.

Oggi, attraverso il web, è possibile creare più network che permettono al lavoratore di essere informato su diritti e servizi con un semplice click.
Il mondo sta cambiando rapidamente, ancor di più il mondo del lavoro. Per questo motivo il nostro Paese non può perdere l'occasione restando ancorato a vecchie modalità ormai vetuste.


lunedì 7 agosto 2017

Assoprovider scrive al ministro Calenda: «Incentivi e sgravi anche per i piccoli operatori telefonici»

Dino Bortolotto, presidente Assoprovider: «Ripensiamo i contributi per le frequenze licenziate, con misure a costo zero per accelerare il business dei piccoli provider italiani»


Assoprovider - con questa lettera aperta - chiede al ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda di considerare tra gli attori degni di essere coinvolti nel piano di digitalizzazione del Paese (banda Ultra Larga, industria 4.0) anche le diverse migliaia di piccole aziende italiane che da diversi decenni si occupano di TLC e del digitale italiano.

Si tratta di operatori economici tipici del tessuto imprenditoriale italiano, che ISTAT certifica essere costituito per il 95% da imprese con meno di 15 addetti. Più di 5.000 PMI delle TLC che generano complessivamente un giro di affari annuo superiore al Miliardo di Euro con importanti ricadute nell’indotto e nell’occupazione (specialmente giovanile). Le sole Aziende associate ad Assoprovider sviluppano un giro d’affari di 150milioni di euro pur rappresentando poco meno del 10% delle PMI impegnate nel settore TLC. Si disegna così un importante comparto del mondo delle telecomunicazioni che finora non ha mai usufruito di aiuti economici da parte dello Stato e che chiede al Governo di facilitare, con semplici misure, l’accelerazione degli investimenti che stanno facendo con il Fixed Wireless e la fibra ottica sul territorio.
Giova ricordate che sono queste le aziende che hanno contribuito realmente e in modo significativo alla riduzione del digital divide nelle zone a bassa densità abitativa, ossia quelle che vengono unanimemente considerate a fallimento di mercato dalle Big Telco. Grazie al modello di business "ad alto rapporto benefici/costi" delle PMI, costituito da una filiera corta e di prossimità con il territorio, sono possibili significativi ritorni economici anche in zone poco popolate.

Per consentire lo sviluppo di questo percorso virtuoso, Assoprovider chiede che vengano sanate alcune storiche distorsioni anti competitive nella  gestione delle risorse collettive, come ad esempio lo sono le frequenze licenziate (tecnicamente usate per le connessioni radio di tipo "punto a punto").
Assoprovider sottolinea che esiste un patrimonio collettivo composto da milioni di "tratte licenziate" che è tuttora utilizzato per meno di un centesimo delle sue possibilità, dovuto soprattutto al fatto che  viene caricato di contributi amministrativi annuali tra i più cari d'Europa (circa il doppio del più caro paese europeo). Con questa distorcente soglia d’ingresso, si ottiene l’effetto che rimangano sottoutilizzate e ad appannaggio solo delle Big Telco che possono permettersi di occupare dette frequenze.

Rimodulare opportunamente questi contributi amministrativi - oltre ad accrescere il gettito dei contributi stessi per via dell'ampliamento della platea di soggetti interessati ad accedere al parco frequenziale - darebbe ai piccoli operatori nuove opportunità di crescita e quindi maggiore copertura digitale al Paese, con l'opportunità di creare un maggior numero di posti di lavoro diretti e indotti.

Questa che proponiamo è una misura di facile attuazione con benefici per le casse dello, che può esser attuata per decreto ministeriale. Contiamo quindi che il Ministro confermi la sua dinamicità nell’attuazione delle iniziative volte alla digitalizzazione del Paese, attuando misure “inclusive” di questi attori essenziali per lo sviluppo del Paese, rappresentato dalle PMI delle Telecomunicazioni.

Il presidente
ASSOPROVIDER
Dino Bortolotto

AIGET su approvazione DDL Concorrenza. Tutti al lavoro per assicurare un assetto di mercato competitivo

AIGET su approvazione DDL Concorrenza

Legge Concorrenza: bene la fine delle tariffe regolate dell’energia, ma adesso tutti al lavoro per assicurare un assetto di mercato realmente competitivo


Milano, 7 agosto 2017 – Con l’approvazione del DDL Concorrenza è stata (finalmente!) individuata una data certa per il completamento del processo di liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica e del gas. Come abbiamo sostenuto in più occasioni nel corso del lungo e complesso iter di approvazione della legge, la rimozione delle tariffe regolate dell’energia rappresenta un passaggio indispensabile per il futuro del mercato energetico.

Ci auguriamo quindi che il processo possa sin da ora scorrere rapido verso l’obiettivo finale, e perché questo avvenga è necessario che sin da subito siano intrapresi da parte delle istituzioni responsabili i necessari passi di avvicinamento alla data del 1 Luglio 2019 previsti dalla Legge, attraverso un processo solidamente partecipativo e comprimendo, laddove praticabile, i tempi massimi necessari alla realizzazione dei singoli adempimenti. Tra questi giocherà certamente un ruolo chiave la pubblicazione, da parte dell’Autorità per l’Energia, del Rapporto di monitoraggio dei mercati della vendita, che dovrebbe inquadrare il livello di completezza e rispetto della regolazione funzionale ad un efficiente funzionamento del mercato e, soprattutto, “dare il la” per il decreto attuativo MiSE che disciplinerà le misure necessarie a garantire la fine dei prezzi tutelati e l’ingresso consapevole nel mercato dei clienti finali, secondo meccanismi che assicurino la concorrenza e la pluralità di fornitori e di offerte nel libero mercato.

La sola cessazione dei regimi di tutela di prezzo non è, infatti, elemento di per sé sufficiente a garantire che l’assetto finale del mercato sia effettivamente competitivo. E’ necessario che la fine dei prezzi regolati sia associata a contestuali misure volte ad impedire il “trascinamento” da parte degli attuali fornitori dei clienti ad oggi serviti in regime di tutela. Viceversa l’esito sarebbe quello di un mercato con livelli di concentrazione inaccettabili, a tutto svantaggio dei clienti finali che dovrebbero nei fatti essere i reali beneficiari della liberalizzazione. Restiamo quindi fiduciosi che il Ministero dello Sviluppo Economico, in coordinamento con l’AEEGSI e l'AGCM, saprà ben perseguire questo obiettivo nell’azione attuativa che farà seguito all’approvazione della Legge e ci rendiamo come sempre disponibili a lavorare di concerto con le istituzioni con l’obiettivo di definire regole del gioco che consentano a tutti i venditori di energia di competere lealmente e ad armi pari per fornire ai consumatori beni e servizi sempre più convenienti, innovativi e rispondenti alle proprie esigenze.



AIGET - associazione italiana di grossisti di energia e trader - è l’associazione che raggruppa i fornitori di energia e gas nuovi entranti nel mercato italiano, attiva da circa 15 anni e con sede a Milano. Si tratta di circa 60 aziende di diversa dimensione, nazionali ed estere, che puntano a rappresentare un’alternativa ai fornitori tradizionali per i clienti finali. www.aiget.it

giovedì 3 agosto 2017

FISE ARE accoglie l’approvazione del Ddl Concorrenza: decade l'esclusiva di Poste Italiane per notifiche di multe e atti giudiziari. Un mercato da 359 milioni di euro si apre alla libera concorrenza.


"Finalmente il settore postale si avvia verso una maggiore liberalizzazione in linea con gli altri Paesi Europei. Si apre alla libera concorrenza un mercato da 359 milioni di euro, che attirerà nuovi investimenti e permetterà ai privati di concorrere per un servizio più efficiente e competitivo"

Roma, 3 Agosto 2017 Al termine del lungo iter di discussione del Ddl Concorrenza, Fise Are - l'Associazione Imprese Servizi di Recapito Postale e Parcel - si dichiara soddisfatta dell'approvazione del disegno di legge che contiene un'importante misura verso una più completa liberalizzazione del mercato postale italiano: a partire dal 10 settembre 2017 verrà infatti abrogata la riserva postale per la notifica degli atti giudiziari e le violazioni del Codice della Strada

Gli operatori privati saranno quindi ufficialmente titolati a concorrere al servizio di notifica e, grazie alla maggiore concorrenza tra operatori, la PA italiana potrà beneficiare di servizi più efficienti e competitivi.

"Accogliamo con entusiasmo l'approvazione del Ddl Concorrenza che include l'abrogazione della riserva postale e che pone finalmente termine all'esclusiva sulla notifica degli atti giudiziari e delle multe. 
Grazie al lavoro del Ministero per lo Sviluppo Economico e dei relatori è stato raggiunto un traguardo fondamentale per rendere più competitivo il settore postale: la liberalizzazione è un passaggio strategico per permettere al Paese di recuperare efficienza e allinearsi agli standard degli altri Paesi europei.
Nell'ultimo anno, i dati AgCom indicano che i servizi di notifica hanno registrato un aumento del 6,4% in termini di volumi, per un mercato che vale 359 milioni di euro. 
È quindi evidente l'opportunità per gli operatori privati, che potranno competere per offrire servizi in grado di ottimizzare l'efficienza della PA italiana e dimezzare i costi a vantaggio dei cittadini. 
L'area di esclusiva ha infatti nel tempo determinato un aumento di costi per una raccomandata di oltre il 100% rispetto al prezzo medio di mercato, ovvero 12 euro contro 6 euro. Il provvedimento approvato oggi consentirà di rendere più competitivo il settore postale e di attirare nuovi investimenti".

Maria Laura Cantarelli, Segretario Nazionale di Fise Are, Associazione Imprese Servizi di Recapito Postale e Parcel.




--
www.CorrieredelWeb.it

mercoledì 2 agosto 2017

Lavoratori immigrati: contribuenti senza accesso al Welfare Aziendale

Abbiamo più volte sentito parlare, soprattutto in questi giorni, di quanto il nostro sistema pensionistico abbia bisogno di nuovi lavoratori contribuenti per non collassare sotto il peso delle pensioni erogate. Gran parte di linfa vitale al caro e vecchio INPS verrebbe dai lavoratori stranieri, regolarmente residenti in Italia e con un lavoro stabile. Secondo Tito Boeri, presidente dell'INPS, i contributi previdenziali dei lavoratori immigrati sono fondamentali per la tenuta del sistema pensionistico, tuttavia si fa di tutto per impedire agli stranieri l'accesso alle misure di Welfare Aziendale
Secondo Morena Piccinini, presidente Inca: “i lavoratori stranieri, regolarmente residenti in Italia, a seconda della tesi che si intende dimostrare, diventano un macigno insopportabile o una ricchezza irrinunciabile, con un’interpretazione delle leggi e delle normative europee decisamente fantasiosa
Non solo, l'INPS preferisce di gran lunga affrontare un iter giudiziario e una sentenza contraria, piuttosto che regolarizzare immediatamente la propria posizione, appellandosi a un cavillo burocratico che vede l'accesso alle prestazioni di welfare subordinato al possesso del permesso per lungo soggiornanti.
In questo modo si ottiene l'effetto di inibire qualsiasi richiesta di servizi da parte dei lavoratori stranieri con conseguente tutela delle casse dell'istituto. 
Eppure, le sentenze che obbligano l'INPS a rivedere tale parametro non sono affatto poche e fioccano da ogni tribunale d'Italia.  
"Sarebbe anche un bel segnale da dare alle istituzioni europee, che renderebbe più autorevole la legittima richiesta dell’Italia di condivisione degli oneri per assicurare la doverosa accoglienza a chi sbarca sulle nostre coste per fuggire da guerre e miseria” conclude Morena Piccinini".
Vogliamo davvero continuare a fare finta di nulla e a usufruire di tale ricchezza senza concedere il minimo beneficio? La palla passa all'INPS.

giovedì 27 luglio 2017

Welfare e sprechi: una falla del sistema a cui porre rimedio

Come combattere gli sprechi del Welfare Aziendale

welfare e sprechi
Con gli interventi previsti dalla Legge di Stabilità 2017 è stato fatto un interessante passo in avanti nella dura lotta all'affermazione di un nuovo concetto di Welfare aziendale.
Abbiamo già visto in che modo un lavoratore sereno è anche un lavoratore produttivo, tuttavia, sebbene molto sia stato fatto e altro risulta essere in cantiere, il sistema di Welfare italiano sembrerebbe avere una falla non indifferente.

Ma procediamo con ordine.

Sappiamo bene che il nostro sistema di Welfare è caratterizzato dal trasferimento di ingenti somme di denaro che, nei piani, dovrebbero andare a finanziare l'erogazione di servizi finalizzati al soddisfacimento dei bisogni delle famiglie.

Secondo alcune stime, circa 60 miliardi, più o meno il 50% del fondo sanitario nazionale, sarebbe finanziato direttamente o indirettamente dallo Stato.

Indifferentemente dalle perimetrazioni utilizzate per tale calcolo, e conseguentemente dall'istituto che se ne è occupato, solo 7-8 miliardi si trasformano in veri servizi erogati alle famiglie dai Comuni, tutto il resto rimane liquidità non spesa.

Chiaramente, non possiamo sapere con certezza quanto di questa somma sia destinato a lavori di cura autoprodotti dai caregiver (acquisto servizi, assistenza, infermieri ecc..), sappiamo tuttavia che tali rapporti lavorativi sono caratterizzati da dinamiche irregolari e da forte evasione fiscale.

Una soluzione a questa degenerazione del concetto d Welfare potrebbe essere quella di accrescere maggiormente il ruolo degli organi di intermediazione, con conseguente controllo su una parte più considerevole della somma e sulla qualità complessiva dei servizi erogati. 

Tale intervento ridurrebbe sensibilmente gli sprechi di denaro (incidendo non poco sulla spesa pubblica) e permetterebbe di avere un quadro più chiaro delle domande/offerte, così da offrire a ogni persona la giusta soluzione ai propri problemi.

mercoledì 19 luglio 2017

Il Welfare Aziendale al centro della Legge di stabilità 2017

Un dipendente felice è un dipendente produttivo e fa dell'azienda una risorsa per l'intero Stato. 

Dopo anni di ostinata miopia, anche 'Italia sembrerebbe essersi adeguata alle nuove tendenze in tema di Welfare Aziendale e con la Legge di stabilità 2017 è stato fatto un importante passo in avanti che porta il Bel Paese più vicino agli Stati del nord Europa. 

Tra le misure di Welfare più importanti inserite nella Legge di stabilità 2017, oltre a quelle relative ai premi produzione, sono da segnalare una serie di interventi a tutela della natalità e della conciliazione.

Tale concetto di Welfare Aziendale vuole dunque promuovere nuove modalità di interpretazione del rapporto lavoro/vita privata, dando maggiore penso all'essere umano.


Welfare aziendale

Misure di Welfare Aziendale previste dalla legge di stabilità 2017

Bonus Mamma domani

Si tratta di un premio di 800 euro che viene corrisposto alla nascita o all'adozione di un minore. Tale premio non concorrerà alla formazione del reddito e verrà corrisposto direttamente dall'INPS.

Voucher asili nido

Si tratta di un buono dal valore di 1000 euro che verrà versato per tutti i nati dal 1 gennaio 2016, al fine di facilitarne la frequentazione di un asilo nido pubblico o privato

Verrà inoltre offerto un servizio di assistenza domiciliare per i bambini di età inferiore ai tre anni e affetti da gravi patologie croniche. 

Esistono numerosi network per agevolare i genitori nella ricerca della struttura più idonea, uno tra tutti è Jointly (https://jointly.pro/) ma l'elenco è infinito, e quindi non dovrebbe essere particolarmente complesso usufruire di tale servizio.

Congedo per padre lavoratore

Tale congedo parentale aumenta a 2 giorni per il 2017, e 4 per il 2018, e può essere richiesto entro 5 mesi dalla nascita.

Voucher baby sitter

Vale quanto detto per gli asili nido. Si tratta della possibilità per madri lavoratrici di richiedere voucher per servizi di baby sitting per un valore di 600 euro mensili erogabili per 6 mesi. 

Fondo di sostegno alla natalità per accesso al credito

Viene istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un fondo rotativo per sostenere le famiglie e incentivare la natività. 

Contratti d'investimento resi nulli da Corte Appello Bologna - La "forma" è sostanza.


["Alessandro Maola Comunicazione"]

Risparmiatori Lehman Brothers: la "forma" è sostanza, contratti d'investimento resi nulli da Corte Appello Bologna.
Due sentenze che saranno utili per gli azionisti Carichieti, Banca Etruria, Banca Popolare di Ancona e Cassa di Risparmio di Ferrara
Importantissime vittorie dello studio BDF degli avv.ti Manes Bernardini (Bologna), Stefano Di Brindisi (Ferrara) e Giovanni Franchi (Parma) in materia di risparmio tradito.
Diversi anni fa si era rivolta allo studio BDF una famiglia di Bologna, denunciando di avere perso i propri investimenti in obbligazioni Lehman Brothers.
Proposte due cause civili contro la Cassa di Risparmio di Bologna, l'istituto che aveva alienato i titoli , il Tribunale di Bologna aveva respinto le domande, condannando i risparmiatori al pagamento di ingenti spese di lite.
La Corte d'appello di Bologna con le sentenze n. 1639/17 e 1659/17 ha riformato nei giorni scorsi le appellante decisioni, ravvisando la nullità dei contratti generali d'investimento per non essere gli stessi stati sottoscritti dal legale rappresentante dell'istituto, e condannato quest'ultimo al rimborso del prezzo, dedotto quanto percepito dalla vendita delle obbligazioni, oltre interessi e spese di lite.
Ma non è questo il solo motivo per cui la Corte felsinea ha riformato le due sentenze del Tribunale. Secondo quei giudici la banca non ha dimostrato di aver comunicato ai clienti che quei titoli erano speculativi e rischiosi, come pure di averli informati, nel corso del rapporto, della perdita di valore che gli stessi stavano avendo, così dal consentir loro di venderli e di ridurre le perdite.
Per l'avv. Franchi dello studio BDF, che unitamente all'avv. Caccavo ha seguito le pratica, "Queste sono sentenze importantissime, che dimostrano l'attenzione rivolta dalla Corte d'appello di Bologna alla tutela dei risparmiatori sotto ogni aspetto, questioni di forma incluse".
"Questioni di forma, al pari di quelle relative alla mancata comunicazione delle continue perdite di valore che le stesse stavano avendo – sottolinea l'avv. Di Brindisi di Ferrara – che vengono costantemente in considerazione anche per le azioni delle quattro banche finite in default, ossia Carichieti, Banca Etruria, Banca Popolare di Ancona e soprattutto Cassa di Risparmio di Ferrara, per i possessori delle quali lo studio BDF sta depositando diversi ricorsi, analoghi a quelli su cui si è pronunciata la Corte d'appello di Bologna".




--
www.CorrieredelWeb.it

martedì 18 luglio 2017

LA POLITICA ITALIANA PERPETRA PRIVILEGI INCOSTITUZIONALI PER INTERESSI DI PARTE NEL PROVVEDIMENTO PER LA CRESCITA DEL MEZZOGIORNO, UN COMMA PER EVITARE LE TASSE


Benefici fiscali non solo alle cooperative agrarie, ma anche a tutte le società in cui i consorzi agrari abbiano una maggioranza. Una politica subdola, meschina, che legittima un privilegio per pochi inserendo clandestinamente un emendamento all'interno di una norma che ha obiettivi utili e ben diversi, ovvero favorire lo sviluppo nel Mezzogiorno. Il riferimento va alla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 20 giugno 2017 e al decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno. Il provvedimento, trasmesso al Senato per la conversione con il relativo disegno di legge (S. 2860) sono ora all'esame della Commissione Bilancio del Senato. Stanno in altre parole per essere approvati.

I "perché" sono ovviamente da ricercarsi nelle lobby, negli interessi di parte, negli ingiusti privilegi partitici. Nel 2010 è stato il Governo di centro-destra a dare ai Consorzi agrari lo stato di cooperativa a mutualità prevalente, sebbene non avessero i requisiti stabiliti dal Codice Civile. Tra i requisiti previsti, ovviamente impunemente ignorati, c'è quello di svolgere la propria attività prevalentemente a vantaggio dei soci e, ancora, l'obbligo di depositare i bilanci per dimostrare il rispetto di determinate limitazioni previste dalla legge. La mutualità prevalente garantisce vantaggi di natura fiscale, ammessi dal sistema costituzionale italiano proprio in ragione dell'attività mutualistica che le società cooperative dovrebbero svolgere per loro stessa natura. A differenza delle società di persone o di capitali, che operano per generare utili, le società cooperative dovrebbero infatti agire unicamente allo scopo di assicurare ai soci lavoro, o beni di consumo, o servizi, a condizioni migliori di quelle che otterrebbero dal libero mercato. Peccato che le cooperative agrarie facciano anche altro.

A questa beffa del 2010 sta per aggiungersene un'altra. Il Governo di centro- sinistra sta infatti in questi giorni estendendo la mutualità prevalente e annessi privilegi fiscali dai consorzi agrari alle società da loro controllate.  Un ignobile obbrobrio legislativo che non solo va contro i dettami costituzionali, ma crea dei vantaggi parziali inammissibili all'interno di una categoria già pesantemente in crisi come quella agraria, esponendo le aziende agrarie non protette politicamente ad un ulteriore sbilanciamento che si somma alla concorrenza internazionale e al calo dei consumi.

"Un assurdo reso inqualificabile dalle evidenti conseguenze che l'approvazione di questo emendamento avrà su tutte le famiglie. L'estensione di tali agevolazioni fiscali cadrà infatti sugli italiani per i vincoli di bilancio che lo Stato deve rispettare" tuona Fabio Manara, Presidente della Federazione Nazionale delle rivendite agricole Compag, attivo e presente nei tavoli di discussione di vari Ministeri tra cui il Ministero delle Politiche Agricole, il Ministero della Salute, quello dell'Ambiente e quello dello Sviluppo Economico per dare voce alle minoranze indipendenti del comparto agricolo. "Una mossa atta a favorire quei consorzi agrari che da anni conducono un'attività in continua perdita a causa della malsana gestione dettata da logiche politiche piuttosto che dalle regole della buona conduzione aziendale, logiche che nella politica cercano gli appoggi per poter sopperire alle proprie carenza manageriali" chiude Manara.

A pagare ancora una volta non sarà la politica, ma le aziende sane chiamate a pagare tasse a strozzo in un contesto di concorrenza sleale, e le famiglie, agonizzante risorsa che copre da sempre i buchi di bilancio pubblico creati per decenni da un sistema politico inadeguato e dedito più al proprio interesse che a battersi per l'equità sociale e per creare una struttura economica basata su una sana e libera concorrenza, regolata da leggi giuste che favoriscano la crescita e lo sviluppo.  


--
www.CorrieredelWeb.it

giovedì 6 luglio 2017

FIPER: La mancanza di una Legge Quadro e le disparità nell’incentivazione unite ai vari ritardi burocratici rischiano davvero di deprimere il settore del Teleriscaldamento a biomassa

Convegno "La disciplina delle incentivazioni e delle rinnovabili. Evoluzioni e problematicità"

FIPER: La Mancanza di una Legge Quadro e le disparità nell'incentivazione unite ai vari ritardi burocratici rischiano davvero di deprimere il settore del Teleriscaldamento a biomassa.

Walter Righini: "Viene da chiedersi se lo sviluppo del Teleriscaldamento con la sua forte valenza territoriale e i suoi benefici ambientali rientrino ancora  nell'interesse generale del Paese"

Milano 6 Luglio 2017 - Si è svolto oggi a Milano, organizzato dall'Università Cattolica del Sacro Cuore, il Convegno dal titolo "La disciplina delle incentivazioni e delle rinnovabili. Evoluzioni e problematicità"

La FIPER, Federazione Italiana dei Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili, ha portato la propria esperienza per contribuire a fare un quadro il più possibile completo della situazione attuale con uno sguardo rivolto alle problematiche dell'incentivazione nel settore del Teleriscaldamento a biomassa.

"La Direttiva Europea sull'Efficienza Energeticacommenta Walter Righini Presidente FIPERriconosce un ruolo di primo piano allo sviluppo del teleriscaldamento efficiente per la riduzione di energia primaria e l'impiego di fonti presenti sul territorio europeo. Ma in Italia, l'aver conferito mandato all'AEEGSI  (nel DL 102/2014 di recepimento) di promuovere il teleriscaldamento e la concorrenza attraverso l'attribuzione di funzioni regolatorie specifiche, senza però definire una legge quadro per il settore. Dalle ultime consultazioni pubbliche avviate da AEEGSI, risulta evidente tra gli operatori che un approccio regolatorio stringente così come proposto dall'Autority stessa, diminuirà la competitività degli impianti di tlr a biomassa rispetto altre forme di riscaldamento presenti sul mercato anziché favorirne il loro sviluppo".

Un altro grande problema, secondo FIPER, riguarda la disparità di trattamento che esiste nelle incentivazioni tra chi produce energia elettrica e chi produce energia termica utilizzando biomasse legnose. "L'aver riconosciuto i Certificati Verdisottolinea Walter Righinia chi produce energia elettrica utilizzando la biomassa legnosa ha favorito in Italia l'avvio di centrali di taglia medio –grande (10-50 MWe) che dissipano il calore contemporaneamente prodotto a fronte però di un'offerta di biomassa a livello locale spesso incapace di soddisfare la richiesta continua (paria circa 8000 ore/anno) di questa tipologia di impianti, determinando così forti importazioni di biomasse dall'estero. Fiper condivide a riguardo l'orientamento della SEN di trasferire la politica di incentivazione verso altre tecnologie più performanti e propone ad esempio di incentivare e favorire le imprese forestali operanti sul territorio".

Il ritardo legislativo e la burocrazia sono infine gli altri due fattori che costituiscono un blocco per l'attrazione degli investimenti nella realizzazione di nuove reti di tlr o nell'estensione delle esistenti. A titolo di esempio, il d.lgs.28/2011 ha costituito il fondo di garanzia per la realizzazione delle reti di tlr, convogliato poi nel fondo di efficienza energetica, ad oggi non è ancora disponibile sul mercato per la mancanza del decreto attuativo relativo al suo funzionamento. Attualmente è accantonato presso la Cassa Conguaglio un gettito di circa 120 milioni di Euro che potrebbe essere usato allo scopo.

"Le prospettive di penetrazione del teleriscaldamento a biomassa - conclude Walter Righini - sono di estremo interesse per lo sviluppo delle aree interne italiane, e penso anche alle zone colpite dal recente sisma, e per gli importanti effetti ambientali derivanti da una programmata, continuativa e funzionale gestione forestale. Resta da capire però se la realizzazione di questi progetti, a forte valenza territoriale, rientri ancora nell'interesse generale del Paese: da quello che vediamo…. ". 




--
www.CorrieredelWeb.it

lunedì 3 luglio 2017

COMAFIA, M5S: "LEGGE FUNZIONA, ADESSO COLPIRE ECOREATI DEI COLLETTI BIANCHI"


Roma, 3 luglio 2017 - «Una legge che funziona, che porta i suoi frutti, a un'architrave normativa e amministrativa da organizzare e finanziare affinché non si spuntino le armi di chi combatte contro gli ecoreati»: questo il commento dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle delle Commissioni Ambiente di Camera a e Senato al rapporto sulle Ecomafie presentato questa mattina da Legambiente. 


«Sono aumentati gli arresti ma ancora oggi abbiamo un ecoreato ogni tre ore. Ed è intollerabile. Soprattutto perché come sottolinea il rapporto di Legambiente la corruzione in campo ambientale è ancora molto forte. E certamente non aiuta lo scardinamento a cui stiamo assistendo del corpo che in tutti gli altri rapporti di Legambiente deteneva il record di azioni di contrasto agli scordati, e cioè il Corpo Forestale dello stato. In un periodo in cui c'è una recrudescenza degli incendi con un attacco al nostro patrimoni boschivo, sappiamo che  gli agenti del corpo Forestale accorpati nei vigili del fuoco sono negli uffici con compiti amministrativi se non a fare fotocopie. Tutto ciò è inaccettabile perché si sta sprecando un patrimonio nazionale», sottolinea la senatrice Paola Nugnes del MoVimento 5 Stelle componente della Commissione Ambiente e della Bicamerale sul ciclo dei rifiuti
 «Agli ecoreati denunciati da Legambiente vanno aggiunti quelli "legalizzati" come i fanghi di depurazione trasformati in gessi e ceneri di inceneritori infilate in conglomerati cementizi provocando l'inquinamento di suoli e falde», denuncia Alberto Zolezzi, deputato M5S in Commissione Ambiente, primo firmatario di una risoluzione in discussione  in queste settimane che ha l'intento di modificare la normativa.  

Secondo Salvatore Micillo, deputato M5S e firmatario della legge sugli ecoreati, «il 7% in meno di reati ambientali e un recupero di ben 6 miliardi di euro sono solo un primo passo. Dobbiamo recuperare 20 anni di inquinamento, 20 anni di mancanza dell'agenda politica dei partiti. Ci sono ancora molte parti d'Italia in cui l'emergenza ambientale non è terminata, dove la nostra pressione per far emergere mancanze e visioni non terminerà mai».



--
www.CorrieredelWeb.it

DISABILITA': ECCO LA NORMA PER GLI IMPIANTI "A PROVA DI HANDICAP" | In Italia 1 alloggio su 10 non adeguato

In Italia oltre 2.000.000 di abitazioni non adeguate. Nuova norma pone l'Italia tra i Paesi più avanzati e attenti al sociale

 

Milano, 3 luglio 2017 – Un alloggio su 10, ovvero oltre 2.000.000 di abitazioni italiane e di strutture residenziali, non ha impianti adeguati alle esigenze di persone con disabilità.

È questo il risultato delle analisi di Prosiel, associazione italiana senza scopo di lucro per la promozione della sicurezza e dell'innovazione elettrica, che a conclusione di una specifica riflessione sul tema della disabilità ha elaborato, in collaborazione con il Comitato Elettrotecnico Italiano, la Norma CEI 64-21.

Il documento, innovativo sia per il contesto italiano che per quello europeo, definisce per la prima volta gli standard degli impianti elettrici delle residenze utilizzate dalle cosiddette utenze deboli come anziani, portatori di handicap o persone con specifiche necessità.

"Se la domotica, le applicazioni digitali e l'internet of things sono spesso considerate poco più che un vezzo – sottolinea Luca Bosatelli, Presidente di Prosiel – per le persone con specifiche necessità diventano lo strumento determinante per la conquista di una vita autonoma ed indipendente. Con questa nuova norma – ha aggiunto Bosatelli – l'Italia fa un grande passo avanti rispetto al proprio livello di attenzione sociale.



--
www.CorrieredelWeb.it

venerdì 23 giugno 2017

Unione Naz. Consumatori: Ddl concorrenza: si a emendamenti approvati ieri

UNC: su energia va aperto tavolo di confronto

 

"Gli emendamenti approvati ieri dalle Commissioni Finanze e Attività produttive della Camera su energia ed rc auto sono un passo avanti" afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori.

"Sull'rc auto si chiarisce definitivamente che anche le assicurazioni sui rischi accessori non si rinnovano tacitamente e si risolvono automaticamente alla loro scadenza naturale, così da aumentare la mobilità del consumatore. Mentre sull'energia si prevede la fine dell'obbligo di passare al mercato di salvaguardia per quei consumatori che al 1° luglio 2019 non avranno ancora scelto il proprio fornitore" prosegue Dona.

"Attualmente nel mercato di salvaguardia si paga il 20/30% in più rispetto al mercato tutelato. Sarebbe stato un sopruso bello e buono" prosegue Dona.

"Ora per sapere che fine faranno i consumatori che non hanno scelto al 1° luglio 2019 il loro fornitore bisognerà attendere il decreto del ministero dello Sviluppo economico di cui al comma 68 e 69. Per questo chiediamo al Governo di aprire immediatamente un tavolo di confronto con le associazioni di consumatori e le compagnie" conclude Dona.




--
www.CorrieredelWeb.it

DIVORZI: DOPO LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE SULL’ASSEGNO DIVORZILE L’ITALIA APPROVI I PATTI PREMATRIMONIALI

L'associazione FamilyLegal: "I tempi sono maturi per consentire a mariti e mogli di autotutelarsi"


Milano, 23 giugno 2017 - I primi 6 mesi del 2017 hanno visto la fine di molti matrimoni 'celebri', soprattutto fra le star d'oltreoceano, come quello fra l'attore e regista americano Ben Stiller e (l'ormai ex) moglie Christine Taylor, che hanno comunicato la loro decisione dopo 17 anni di vita coniugale – apparentemente - felice. Fine dell'idillio anche per Janet Jackson e il miliardario arabo Wissam Al Mana, sposato in gran segreto nel 2012. 

Per la cantante si tratta del terzo divorzio, quest'ultimo – parrebbe – imputabile all'eccessiva gelosia di lui. Nemmeno il matrimonio fra  l'attrice americana musa di Woody Allen Scarlett Johansson e il giornalista francese Romain Dauriac ha avuto vita lunga: dopo appena tre anni e una figlia, Rose Dorothy, di due anni e mezzo, i due hanno annunciato l'addio. 

Fra le separazioni italiane quella fra la showgirl Elenoire Casalegno e l'attuale direttore di Rete4 Massimiliano Lombardi e quella fra il 'naufrago' Sergio Muniz e Beatrice Bernardin.

Ma se negli Stati Uniti molti divorzi sanguinosi vengono evitati poiché si è tenuti al rispetto dei patti prematrimoniali, ove stipulati, in Italia non è possibile alcun accordo di questo tipo, "Poiché sarebbe contrario ai principi di ordine pubblico che caratterizzano il nostro ordinamento giuridico – chiarisce l'avvocato Lorenzo Puglisi, noto divorzista, specializzato in diritto di famiglia, presidente e fondatore dell'associazione Familylegal (www.familylegal.it) -  Anche alla luce dei nuovi orientamenti giurisprudenziali, i tempi sono maturi per rivedere la ratio che sta a fondamento dei patti prematrimoniali, consentendo alla coppie la possibilità di suddividersi i ruoli nel contesto familiare, senza rischiare di trovarsi (magari dopo decenni) a fare i conti non solo con l'abbandono da parte dell'altro coniuge, ma anche con l'assenza di qualsivoglia riconoscimento per il lavoro svolto in famiglia sino a quel momento. Non si tratta più, quindi, della possibilità, ad esempio, della moglie, di mantenere il cognome del marito, o di disporre di case e appartamenti, ma della necessità di tutelare chi, nella coppia, decide di sacrificare la propria carriera lavorativa fornendo al ménage familiare un'utilità economica talvolta addirittura maggiore di quanto l'altro non abbia fornito nell'arco di una vita".

Negli Stati Uniti, stando a recenti statistiche, il 65% degli avvocati divorzisti americani ritiene che negli ultimi tre anni si sia registrato un netto incremento delle richieste di "prenups" (prenuptial agreement). Il 15% dei coniugi che si trovano a fronteggiare un divorzio dichiarano di essersi pentiti di non averci pensato al momento delle nozze e il 45% dei single ritiene che i patti prematrimoniali siano una buona idea per puntare su un'unione duratura.

Quest'ultimo dato vale anche per l'Italia ove, secondo uno studio formalizzato da FamilyLegal, quasi la metà dei nati negli anni '80, forse anche per l'esperienza vissuta sulla propria pelle dai propri genitori, si direbbe pronta a regolamentare in anticipo la gestione della fine dei matrimoni e ciò anche alla luce della durata dei rapporti coniugali che, secondo le ultime rilevazioni ISTAT, non durerebbe in media più di sette anni. 

Secondo Familylegal, "Sono almeno 5 le ragioni per cui sarebbe necessario approvare i patti patrimoniali":
1.         Negli ultimi cinque anni sono pressoché duplicati i matrimoni in cui almeno uno dei due coniugi si sposa dopo aver avuto un figlio da una precedente relazione. In questi casi, il genitore che decide di sposarsi o di risposarsi generalmente sente l'esigenza di tutelare il figlio di primo letto sia sotto il profilo finanziario che sotto quello successorio. "In base al nostro ordinamento giuridico, infatti, non basta un testamento per escludere la quota di legittima dell'altro coniuge e un patto prematrimoniale che suddivida adeguatamente gli asset può risolvere a monte ogni problematica", spiega Puglisi.

2.        Nelle giovani coppie è frequente che almeno uno dei due futuri sposi decida di proseguire gli studi coltivando un progetto educativo più duraturo che, almeno nella fase iniziale, non consente di lavorare e quindi di mantenersi autonomamente. "Né il codice civile, né la nostra giurisprudenza prevedono un "diritto allo studio" tutelato per il coniuge, pertanto, senza un patto prematrimoniale, in caso di divorzio non sarà possibile rivendicare un mantenimento giustificando di essere privi di reddito, in quanto studenti", prosegue Puglisi;

3.        Vero è che nel nostro ordinamento giuridico esiste già il regime di separazione dei beni (che dal 2010 ad oggi – come eccezione alla regola generale della comunione, ha registrato un aumento del 45%), "Tuttavia nelle coppie in cui almeno uno dei due coniugi è un imprenditore avvezzo a contrarre fidi, mutui o fideiussioni potrebbe essere sicuramente opportuno utilizzare lo strumento del patto prematrimoniale per evitare sul nascere qualsiasi dubbio sul coinvolgimento finanziario di ciascuno dei nubendi";

4.        Inutile negare che ancora oggi un buon numero di matrimoni rappresenti più un investimento economico che non una scelta di cuore. "Ebbene, con i patti prematrimoniali chiunque abbia ancora il sospetto che il proprio partner sia sospinto più da interessi che dall'amore, può regolamentare il tutto sin dall'inizio così da effettuare un vero e proprio stress test che misuri la potenziale tenuta del rapporto", aggiunge l'avvocato.

5.        Nell'ambito della vita matrimoniale non è infrequente che i due coniugi decidano di suddividersi i ruoli e che – nella maggior parte dei casi – la moglie decida di non lavorare per dedicarsi alla casa e ai figli. Secondo FamilyLegal il risparmio che deriverebbe al nucleo familiare dal lavoro domestico di una donna oscilla tra i 12.000 e i 35.000 euro all'anno. Somme, queste, che in caso di divorzio, senza un patto prematrimoniale, non verrebbero neppure prese in considerazione per il calcolo di un eventuale assegno. 

Proprio per questo motivo, sulla scia della recente sentenza n. 11504/17 della Cassazione che fissa nuovi parametri per la quantificazione dell'assegno di divorzio, abbandonando il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio in favore di quello dell'indipendenza e dell'autosufficienza economica, Familylegal ha lanciato, tramite la piattaforma Change.org,  una petizione per chiedere al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio una legge che regolamenti i patti prematrimoniali.

"Ben venga che il matrimonio non sia più considerato come un investimento patrimoniale, ma a questo punto è doveroso che il Parlamento consenta alle coppie che lo desiderino di poter concordare un patto prematrimoniale. Una donna, magari sessantenne e disoccupata abbandonata dal marito non può essere privata dall'oggi al domani del tenore di vita goduto sino a quel momento, ovviamente nei limiti delle condizioni economiche del nucleo familiare", conclude Puglisi.



--
www.CorrieredelWeb.it

martedì 20 giugno 2017

Parchi, la camera approva la riforma. Lipu: "Una brutta pagina, grigia e priva di coraggio"


RIFORMA LEGGE SUI PARCHI, IL CONTRARIO DI CIÒ CHE SERVIVA."CONSERVAZIONE DELLA NATURA MORTIFICATA

A VANTAGGIO DEI POTERI POLITICI E DEL LOCALISMO.

BRUTTA PAGINA PER LA LEGISLAZIONE AMBIENTALE ITALIANA E FUTURO BUIO PER LE AREE PROTETTE".

"La Camera dei Deputati, in accordo con il Governo e la maggioranza politica, ha licenziato una riforma che trasforma le aree protette in strumenti della politica locale, dimenticando a cosa serva la legge 394. Una brutta pagina, grigia e priva di coraggio, per la storia della legislazione ambientale italiana".

 

Lo dichiara la Lipu dopo il voto della Camera dei Deputati che ha approvato il disegno di modifica della legge 394/91 sulle aree protette.

 

"La lista delle cose negative della riforma è molto lunga: dalla cancellazione delle competenze per i direttori dei parchi alla politicizzazione della governance, dallo sgretolamento dell'interesse nazionale al netto sbilanciamento a favore dei poteri locali, dalla possibilità di estrazioni petrolifere al meccanismo di controllo della fauna selvatica, che non risolverà alcun problema di sovrannumero e anzi aggraverà i casi, aprendo i parchi alla caccia e dando ai cinghialai il paradossale compito di far diminuire i cinghiali.

 

"E che dire dell'umiliazione del Delta del Po, una delle aree più importanti d'Europa per gli uccelli migratori e la biodiversità, che Governo e Parlamento non hanno avuto il coraggio, una volta ancora, di trasformare in parco nazionale?

 

C'è tuttavia un tema, solo in apparenza secondario, che descrive il senso di questa riforma: è il mancato riconoscimento dei siti Natura 2000, cioè dei siti europei più importanti per la conservazione della natura, come aree protette ai sensi della legge italiana. Un fatto incredibile, inspiegabile, che dimostra la distanza dei legislatori e di tutti quelli che hanno sostenuto la riforma, dalla missione naturalistica della legge 394.

 

Tutte le nostre proposte, tutti i tentativi di dialogo delle associazioni con il ministro, il governo, i relatori, la maggioranza parlamentare sono stati respinti. Il risultato è la mortificazione di una legge storica, fondamentale per la conservazione della natura in Italia, e una delle pagine più grigie della legislazione ambientale italiana.

 

L'obiettivo, adesso, è quello di cambiare al più presto questa legge ma soprattutto di stimolare finalmente una politica ambientale diversa, in tutti coloro che hanno a cuore davvero, e non solo a titolo istituzionale, la tutela della natura e sono convinti che è proprio da questa, integrata con le politiche generali, che il nostro sofferente Paese può e deve ripartire".




--
www.CorrieredelWeb.it

lunedì 19 giugno 2017

Riforma Legge Parchi - 12 Associazioni ambientaliste scrivono a tutti i deputati: "Vi chiediamo un voto finale negativo"

 
VOTO FINALE CAMERA SU RIFORMA LEGGE PARCHI
LETTERA DI 12 ASSOCIAZIONI AI DEPUTATI
“VI CHIEDIAMO UN VOTO FINALE NEGATIVO”
 
Questa la lettera con cui 12 Associazioni ambientaliste (ASSOCIAZIONE AMBIENTE E LAVORO, CTS, ENPA, GREENPEACE, GRUPPO INTERVENTO GIURIDICO, ITALIA NOSTRA, LAV, LIPU, MAREVIVO, MOUNTAIN WILDERNESS, PRO NATURA, WWF) chiedono a tutti i Parlamentari della Camera dei Deputati, alla vigilia del voto finale sul disegno di legge n. 4144 sulle aree protette che è previsto domani, di bocciare la Riforma.

La Camera si accinge a cambiare una legge fondamentale e strategica per la conservazione della natura del nostro Paese, la legge quadro sulle aree protette.
Le scriventi Associazioni sono convinte che il testo finale abbia un’impostazione ed elementi talmente pregiudizievoli da richiedere un voto finale negativo. Nel corso del confronto, sia al Senato che alla Camera, le Associazioni hanno presentato analisi, proposte, soluzioni possibili rispetto alle molteplici questioni emerse. Ebbene, tali istanze sono rimaste quasi totalmente inascoltate e ciò a causa del ruolo che la politica intende oggi assegnare ai parchi e alle aree protette: non più primari attori della conservazione della natura, nel nome di un interesse nazionale costituzionalmente sovraordinato, ma attori territoriali di concertazione in un contesto in cui l’elemento della promozione economica risulta spesso prevalente.
Così, nel suo complesso, il disegno di legge n. 4144 sposterà il fondamentale asse valoriale dalla natura all'economia e al localismo, con conseguenze pericolosissime per la conservazione della biodiversità e del territorio del nostro Paese.
Il Parlamento sta dunque apprestandosi a sancire un gravissimo passo indietro dello Stato rispetto al dovere della tutela di specie ed habitat: non sono più in maggioranza i rappresentanti degli interessi statali nell’ambito dei Consiglio Direttivi dei Parchi Nazionali, l’approccio scientifico alla gestione dei parchi viene completamente svalutato, lo Stato arretra a favore degli enti locali financo nella gestione delle Aree Marine Protette, la procedura di nomina dei Presidenti Nazionali di fatto mette la scelta nelle mani di Regioni ed Enti Locali, la nomina dei Direttori dei Parchi Nazionali è nelle mani del Presidente e dei Consigli Direttivi degli Enti e si è rinunciato a fare la cosa più logica che era quella del concorso pubblico per titoli ed esami.
Rispetto ad un quadro in cui saranno gli interessi locali ad essere prevalenti, la riapertura della possibilità di attività petrolifere, la debolezza del sistema della royalties, la gestione “fai da te” per l’utilizzo dei marchi del parco, la cancellazione della previsione di Parco Nazionale del Delta del Po, il cattivo sistema di “controllo faunistico” costituiscono segnali inequivocabili dello spostamento dei parchi verso un approccio economicistico che confonde e diluisce le primarie competenze di conservazione e tutela e non farà bene né alla natura né all'economia.
Per tutte queste ragioni, pur riconoscendo alcuni elementi puntuali positivi che le nuove norme introducono, per il profondo spostamento valoriale che la riforma della legge afferma, per il peso schiacciante che rischiano di avere le influenze politiche e gli interessi localistici, per la tutela della natura che non solo non aumenta ma è messa ulteriormente a rischio, per il gravissimo strappo scientifico e culturale che si sta per consumare con questa legge, chiediamo a Lei e a tutti i deputati di esprimere voto contrario.

NB: Il seguente comunicato viene inviato dall’Ufficio Stampa del WWF Italia in nome e per conto delle associazioni che hanno sottoscritto la lettera.

Roma, 19 giugno 2017

Disclaimer

www.CorrieredelWeb.it e' un periodico telematico senza scopi di lucro, i cui contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali industrie dell'editoria o dell'intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Societa' dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete. In questo la testata ambisce ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.


Pur essendo normalmente aggiornato piu' volte quotidianamente, CorrieredelWeb.it non ha una periodicita' predefinita e non puo' quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7.03.2001.


L'Autore non ha alcuna responsabilita' per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone. L'Autore si riserva, tuttavia, la facolta' di rimuovere quanto ritenuto offensivo, lesivo o contraro al buon costume.


Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive. Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio. Eventuali detentori dei diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvedera' all'immediata rimozione o citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.


Viceversa, sostenendo una politica volta alla libera circolazione di ogni informazione e divulgazione della conoscenza, ogni articolo pubblicato sul CorrieredelWeb.it, pur tutelato dal diritto d'autore, può essere ripubblicato citando la legittima fonte e questa testata secondo quanto previsto dalla licenza Creative Common.





Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons Creative Commons License






CorrieredelWeb.it è un'iniziativa di Andrea Pietrarota, Sociologo della Comunicazione, Public Reporter, e Giornalista Pubblicista




indirizzo skype: apietrarota



CONTATTI