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mercoledì 29 marzo 2017

RAEE. La gestione dei rifiuti tecnologici: dal 2018 nuovi obblighi ambientali per le imprese del settore elettrico ed elettronico

Dal prossimo anno, l'applicazione della normativa RAEE imposta dal D.Lgs. 49/2014 verrà estesa a una gamma più ampia di apparecchiature elettriche ed elettroniche e, di conseguenza, un numero maggiore di produttori saranno obbligati a sostenere i costi della raccolta differenziata e del recupero dei rifiuti tecnologici.

Inoltre, si amplierà la responsabilità anche dei negozianti che dovranno garantire il ritiro gratuito di un maggior numero di tipologie di prodotti superati o non funzionanti.

Al fine di fornire alle Aziende le indicazioni utili per gestire in modo corretto il fine vita dei prodotti, le Associazioni imprenditoriali danno il via a una serie di incontri con esperti del settore - nelle città di Pordenone, Padova e Bergamo - che analizzeranno i punti salienti della normativa e gli obblighi per i produttori coinvolti dal D.Lgs. 49/2014.

A supporto operativo delle Aziende, il Sistema Collettivo ERP Italia esporrà i criteri da utilizzare per la corretta gestione del rifiuto.

Ad aprire gli appuntamenti con l'approfondimento relativo ai nuovi obblighi ambientali, sarà Pordenone, in programma venerdì 31 marzo, dalle 9.30 alle 13.00, presso la Sala Convegni di Unindustria Pordenone, organizzato insieme ad Ascom Confcommercio e all'Unione Artigiani Confartigianato.

A seguire Padova e Bergamo.

Ulteriori informazioni e dettagli nel comunicato stampa integrale allegato, che è possibile visionare anche al seguente link:
www.erp-recycling.it/news/la-gestione-dei-rifiuti-tecnologici

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martedì 28 marzo 2017

IL BOSCO COME IMPRESA - In arrivo la nuova legge forestale nazionale

IL BOSCO COME IMPRESA

In arrivo la nuova legge forestale nazionale 

Opportunità per le imprese del settore e best practice dalle eccellenze imprenditoriali

Arezzo, 28 marzo. In Italia il bosco cresce di 1.000 m² ogni minuto ma il tasso di prelievo legnoso è molto basso e l'abbandono delle foreste è un fenomeno in continuo aumento. Il mercato delle biomasse cresce (la produzione di legna da ardere riguarda oltre il 70% del prelievo), ma l'Italia importa oltre 2/3 del proprio fabbisogno. Il deficit è dovuto al fatto che la gestione forestale sostenibile non è ancora considerata per le sue capacitàdi generare opportunità di impresa e di occupazione. Il bosco non è solo un elemento imprescindibile del paesaggio italiano, ma rappresenta una risorsa da tutelare e da mettere a valore.
In attesa dell'emanazione della nuova legge forestale, il comparto imprenditoriale del settore si è riunito per fare il punto sul proprio futuro in un convegno promosso da Aiel in collaborazioneCompagnia delle Foreste e Conaibo (Coordinamento nazionale imprese boschive) sul tema «Politiche, modelli imprenditoriali e certificazione per rendere più competitivo il settore forestale»,svoltosi in occasione della manifestazione Italia Legno Energia in fiera ad Arezzo. 
«Il settore forestale – ha affermato il moderatore Paolo Mori, direttore della rivista Sherwood – può dare un contributo importante alla bioeconomia italiana, a condizione che siano varate efficaci politiche a scala nazionale e regionale in grado di sostenere il rilancio dell'imprenditoria».
«Le premesse positive esistono - ha ricordato Raoul Romano, del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e analisi dell'economia agraria): perchè l'approccio alla politica forestale sta cambiando. Il 2016 si è chiuso con il Forum Nazionale delle Foreste, momento chiave per il Mipaaf per affrontare le criticità del comparto, in primis quello delle competenze, che troveranno soluzione nella nuova legge forestale nazionale di cui siamo in attesa».
La strada da fare per rendere più competitivo il settore boschivo è ancora lunga e questo indebolisce la posizione del nostro Paese ancora una volta 'dipendente' dall'estero per soddisfare la domanda interna: secondo il prof. Piermaria Corona, dell'Università della Tuscia, i costi delle utilizzazioni forestali nazionali sono superiori rispetto ai Paesi esteri e il valore aggiunto lordo delle produzioni forestali è molto basso: 41 €/ha contro i 168 €/ha della Francia e i 158 €/ha della Germania. La visione del futuro - secondo Corona -  mira ad accrescere il prelievo dagli attuali 14 Mm3/anno a 20-21 Mm3/anno (circa il 70% dell'incremento reale dei boschi disponibili all'utilizzazione legnosa); e questo porterebbe altri 35.000 nuovi posti di lavoro nel settore.
Passando dalla scala nazionale a quella regionale, Elisabetta Gravano, della Regione Toscana, ha presentato lo status quo delle foreste regionali e della loro gestione dal punto di vista produttivo, ricordando le opportunità del Psr per la filiera foresta-legno-energia: «che è particolarmente virtuosa – ha ricordato Gravano – quando la materia prima legnosa proviene da gestione sostenibile del bosco, poiché valorizza gli scarti della lavorazione del legno e il progresso tecnologico delle moderne caldaie a biomassa».
Enrico Pompei del Mipaaf ha concluso i lavori della mattinata ritornando sul ruolo delle foreste come fonte di energia rinnovabile; ruolo che necessita di un aggiornamento strutturale da parte del Ministero stesso: «oggi l'accorpamento del Corpo Forestale dello Stato nei Carabinieri consente, insieme alla costituenda Direzione foreste, di ripartire con le filiere forestali ed è un impegno importante. Mi auguro che a breve si possa essere presenti con una Direzione Foreste attiva e operativa».

AIEL è l'associazione delle imprese della filiera legno-energia, con sede legale a Roma e sede operativa a Legnaro (Padova) presso il Campus di Agripolis, che da 15 anni si occupa di promuovere la corretta e sostenibile valorizzazione energetica delle biomasse agroforestali, in particolare i biocombustibili legnosi (www.aiel.cia.it). L'associazione rappresenta circa 500 imprese della filiera, in particolare circa il 70% delle industrie italiane ed europee di costruzione di apparecchi domestici e caldaie (circa 700 M€ di fatturato). Sul fronte dei biocombustibili rappresenta circa 150 produttori di legna e cippato e 60 imprese italiane di produzione e distribuzione di pellet. AIEL ha fondato e gestisce in Italia due sistemi di certificazione: ENplus (pellet) e Biomassplus (legna, cippato e bricchette).


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mercoledì 22 marzo 2017

Contratti falsi e forniture non richieste, nuova vittoria di MDC in Tribunale: il consumatore non deve pagare nulla in caso di truffa


Il Movimento Difesa del Cittadino ottiene un'altra importante vittoria sul fronte dei contratti falsi ai danni degli utenti per l'attivazione di forniture di elettricità e gas nel mercato libero.

Il Tribunale di Benevento ha respinto l'appello proposto da Enel Energia contro una sentenza del Giudice di Pace che aveva dato ragione ad un associato MDC cui erano pervenute svariate bollette per una fornitura di gas rivelatasi attivata con un contratto falso.
Nella Sentenza del 17 marzo 2017 il Giudice ha ribadito ancora una volta che "il consumatore non è tenuto ad alcuna prestazione corrispettiva in caso di fornitura non richiesta e in ogni caso, l'assenza di risposta non implica il consenso ".

"Di particolare importanza – commenta l'Avv. Francesco Luongo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino – il fatto che il Tribunale abbia ribadito il principio di diritto del Codice del Consumo, ritenuto valido anche prima della riforma del 2014, per cui nulla deve il consumatore in caso di mancata sottoscrizione del contratto e tanto non può in alcun modo essere limitato dall'ipotetico indebito arricchimento di energia, derivante dall'uso della fornitura da parte dell'utente".

"Anche questa decisione - ha sottolineato il Presidente nazionale di MDC ad un  confronto con le Authorities presso l'Università Cattolica di Milano  - come altre in passato sulla piaga dei contratti falsi, contraddice quanto stabilito dalla Autorità per l'Energia relativamente all'obbligo per l'utente di pagare comunque l'energia consumata detratta della sola quota del venditore. L'AEEGSI deve comprendere che in mancanza di qualsiasi prova in ordine all'effettiva sussistenza di un accordo tra l'azienda e l'utente, nessuna prestazione corrispettiva può essere richiesta per la fornitura del servizio ricevuto nel periodo in contestazione".




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I malati di Alzheimer non devono pagare la retta.


         
 
 
Alessandro Maola Comunicazione
 
 
La retta per i malati di Alzheimer va pagata dal SSN.
 
Lo stabilisce una recente sentenza del Tribunale di Monza.
 
 
Restituzione di rette pagate per circa 2.500,00 euro più interessi legali, revoca del decreto ingiuntivo di circa 22.000,00 euro, cui una RSA di Monza - Struttura Residenziale Extra-ospedaliera - era ricorsa per ottenere il pagamento di rette ulteriori e la dichiarazione che la malata di Alzheimer, come i suoi familiari, nulla deve per il suo ricovero quando oltre alla mera assistenza siano necessarie prestazioni sanitarie, perché in questo caso è tutto è integralmente a carico del Servizio Sanitario Regionale.
 
Sono gli effetti della sentenza ottenuta dall'avvocato Giovanni Franchi di Parma ed emessa dal Tribunale di Monza pubblicata il 1 marzo scorso, per la prima volta in base all'indirizzo che la Cassazione ha confermato nel 2016. Indirizzo che stabilisce con chiarezza che i costi delle attività assistenziali che siano strettamente connesse ad attività di rilievo sanitario devono essere a carico del Servizio Sanitario Regionale. In pratica chi viene ricoverato in RSA e, oltre alla permanenza assistita in struttura riceve anche cure mediche, non deve pagare nulla.
 
Questo principio, che solleva dal dover pagare rette per la lungo-degenza non solo i malati di Alzheimer ma tutte le persone affette da demenza senile, è un diritto purtroppo poco conosciuto. Da anni ormai, l'avvocato Giovanni Franchi, Giusconsumerista con Studio a Parma, si occupa della questione nelle aule giudiziarie, affinché questo diritto venga rispettato, anche per evitare i notevoli problemi economici delle famiglie, costrette a far fronte agli impegni economici dei loro congiunti malati e ricoverati.
 
Uno degli elementi che rende ulteriormente importante questa sentenza è che è una delle prime pronunciata da giudici di merito senza bisogno di ricorso in Cassazione. Segno inequivocabile della certezza di questo importante indirizzo stabilito dalla norma imperativa ex art.1418 del Codice Civile e ribadito dalla Cassazione già nel 2012, con la sentenza 4558.
 
" Purtroppo la maggioranza delle RSA continua a ignorare questo principio, impegnando il malato o i familiari al pagamento di una retta per le prestazioni assistenziali. - ha dichiarato l'Avv. Giovanni Franchi - I Comuni, cui queste strutture se pubbliche fanno capo, continuano quindi a rivalersi, spesso dopo il decesso del paziente, domandando in un'unica soluzione le rette, per ingenti somme di denaro.
 
Da ricordare che sono, invece, i malati o i loro eredi che hanno pagato per loro, a poter chiedere la restituzione di quanto corrisposto. E la sentenza ottenuta a Monza lo conferma.". 





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Privacy, un'azienda italiana su tre ha le idee confuse

Il Regolamento UE 2016/679 sarà operativo tra circa un anno, ma una ricerca mostra che il 32% delle imprese non sa ancora se rientra o no nell'obbligo di nomina del data protection officer, e un'azienda su cinque ha collocato la funzione privacy nell'area IT, con rischi di conflitti d'interesse e sanzioni. A rischio anche l'aspettativa per una norma tecnica sulle figure professionali del settore, che attribuirebbe al DPO molte competenze informatiche, mentre l'art. 37 del nuovo testo richiede che debba essere designato in funzione della conoscenza specialistica della normativa

Milano, 22 marzo 2017 - Potranno arrivare fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo globale dei trasgressori le sanzioni previste dal nuovo Regolamento UE 2016/679 che sarà applicabile dal 25 maggio 2018, tanto è che tre aziende italiane su quattro si sono organizzate prevedendo nel loro organigramma una specifica funzione per la protezione dei dati personali.

 

E se l'entità delle multe ha convinto il 75,7% delle imprese a dotarsi anche di un referente interno per occuparsi dei temi della privacy, il rovescio della medaglia è che in realtà il 32% delle aziende non sa ancora se rientra o meno nell'obbligo di designare un data protection officer, e nel dubbio il 72% non ha nominato nessuno per ricoprire questo ruolo.

 

Questa è la fotografia scattata da una ricerca condotta dall'Osservatorio di Federprivacy su un campione di circa mille aziende italiane che tra poco più di anno dovranno farsi trovare conformi alle nuove regole sulla protezione dei dati.

 

Ma che una fetta importante delle imprese italiane non abbia ancora le idee chiare sui temi della privacy, è confermato dal fatto che anche tra quelle che il data protection officer lo hanno già nominato, nel 25% dei casi è stato selezionato un candidato con un titolo di studio informatico, e un'azienda su cinque (20%) ha scelto una risorsa con retaggio IT, e questo nonostante l'art.37 del nuovo testo richieda di designare il responsabile della protezione dei dati (DPO) "in funzione delle qualità professionali, in particolare della conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati". Inoltre, ben il 22% delle aziende intervistate ha collocato la funzione nell'area dell'Information Technology, esponendosi in tal modo anche a rischi di sanzioni, come osserva Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy:

 

"L'art.38 del Regolamento richiede che il titolare debba assicurarsi che i compiti svolti dal data protection officer non diano adito a un conflitto di interessi, ma se tali funzioni vengono svolte all'interno del reparto IT, dove generalmente vengono trattati la maggior parte dei flussi di dati aziendali, questo produce nella maggior parte dei casi una sorta di auto-monitoraggio in cui una funzione dovrebbe controllare il proprio operato, in contrasto con le disposizioni del Regolamento".

 

E se le tendenze emerse dalla ricerca rivelano che il quadro attuale presenta diverse incertezze sulla corretta attuazione delle prescrizioni del Regolamento UE, rischia di disattendere le aspettative anche la norma tecnica arrivata all'inchiesta pubbliche finale in UNI, che è stata elaborata con l'obiettivo di definire varie figure professionali del settore, tra le quali lo stesso data protection officer, che però al momento risulta sia generico sul piano delle necessarie competenze giuridiche, sia arricchito di molte altri skill informatici che lo allontanano dal profilo descritto nel testo di legge, non contribuendo così a fornire un corretto e chiaro orientamento di cui avrebbero bisogno le imprese per arrivare conformi al 25 maggio 2018. 

 

Naturalmente, come prevede la prassi per le norme tecniche, il documento in questione (Cod. Progetto E14D00036) è soggetto a modifiche da parte di UNI in base ai commenti di tutte le parti interessate, che potranno essere inviate all'ente italiano di normazione fino al 25 marzo 2017.



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martedì 21 marzo 2017

H3G e navigazione internet con 4G LTE. Denuncia di pratica commerciale scorretta all'Antitrust

Firenze, 21 marzo 2017. Ci siamo accorti un po' tutti che il settore della telefonia mobile è sempre più una giungla ed è un pessimo esempio di come la concorrenza di diversi operatori presenti sul mercato possa condurre non – come ci si aspetterebbe – ad un abbassamento dei prezzi per accaparrarsi clienti ma piuttosto ad un aumento generalizzato dei prezzi a danno dei consumatori e ad un allineamento dei gestori su pratiche commerciali - quanto meno - svantaggiose per l'utenza.

Basti pensare all'accorciamento dei tempi di fatturazione da 30 a 28 giorni, operazione iniziata da un operatore e seguita poi da tanti altri. O ancora all'attivazione di servizi opzionali non richiesti (Vodafone Exclusive, Tim Prime, Wind All Inclusive Maxi ed infine H3G l'anno scorso con l'opzione a pagamento 4G LTE) (1).

La guerra al rialzo anziché al ribasso è sotto gli occhi (e nelle tasche) di tutti, e anche noi riusciamo con difficoltà a star dietro a tutte le segnalazioni che ci arrivano. Perchè il settore della telefonia funziona al contrario? Perchè l'apertura del mercato porta al rialzo dei prezzi anziché al ribasso?

I gestori sanno che se aumentano i prezzi di pochi spiccioli per volta il consumatore rinuncerà a portare avanti una battaglia legale, la class action in Italia è stata un flop (2), l'Antitrust può condannare i gestori a pagare sanzioni che anche nel loro massimo hanno importi risibili per le grandi società e in più è da tempo in essere un forte contrasto sul riparto di competenze fra Autorità garante per le comunicazioni e Antitrust. E si sa, fra i due litiganti, chi gode è il gestore.

L'ultima novità negativa per i consumatori riguarda H3G. Molti clienti del gestore stanno infatti ricevendo in questi giorni questo sms, con il quale viene comunicato un nuovo esborso:

"Modifica opzione LTE per mutato contesto di mercato: dal 18/4 costa 1€/mese.
Recesso da opzione senza costi da Area Clienti 3 entro 17/4. Info: tre.it/lte4g"

La pratica commerciale viene chiamata "modifica" ma si tratta di una attivazione non richiesta, simile a quanto già accaduto con Vodafone Exclusive, Tim Prime, Wind Maxi e come già fatto sempre dalla stessa H3G nel luglio 2016, pratica che avevamo denunciato all'Antitrust (3), che ad oggi non si è ancora pronunciata.

L'escamotage individuato dalla società per eludere l'applicazione delle norme a tutela del consumatore consiste nell'attivare gratuitamente il servizio 4G LTE – possibilità "concessa" fino al 19 febbraio 2017 (4) - per poi comunicarne la variazione a pagamento.

Non di modifica contrattuale si tratta, quindi, a nostro avviso ma di attivazione di servizio non richiesto, pratica commerciale scorretta e aggressiva che viola il Codice del Consumo.

Aggiungiamo che, quand'anche fosse una modifica contrattuale vera e propria, le modalità di comunicazione al cliente sarebbero comunque illegittime, poiché nell'sms inviato non si fa alcun riferimento al diritto di recesso contrattuale, ma solamente alla possibilità di "recesso da opzione" e si rimanda, per le informazioni su come disattivare, al sito internet della H3G richiedendo quindi al cliente – che già subisce l'attivazione non richiesta di un servizio - di attivarsi ulteriormente per andare a cercare le informazioni su come uscirne.
A ciò si aggiunge che l'unica modalità di "recesso" dall'opzione, indicata sul sito Internet del gestore, è tramite l'app del gestore stesso o tramite il sito Internet della società.

Abbiamo quindi denunciato la pratica commerciale scorretta all'AGCM (5) affinchè apra un procedimento contro H3G, chiedendo – soprattutto – di emanare un provvedimento cautelare di sospensione immediata dell'attivazione a pagamento dell'opzione 4G LTE.
Nel frattempo, mettiamo in guardia tutti gli utenti che siano titolari di una sim della H3G. Se non vi interessa l'attivazione a pagamento della possibilità di navigare in 4G, appena ricevuto il messaggio vi consigliamo di:
– disattivarlo subito seguendo le indicazioni sul sito e in ogni caso inviare, via pec o a mezzo raccomandata AR, una lettera di diffida: http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora_8675.php
– inviare una segnalazione all'Antitrust: http://www.agcm.it/consumatore/55-tutela-consumatore/contact-center/5616-come-segnalare.html
- tenerci aggiornati su quanto accade: http://www.aduc.it/info/scrivici

1 – Vodafone exclusive: http://www.aduc.it/comunicato/vodafone+exclusive+denuncia+aduc+antitrust+condanna_24109.php
Time Prime: http://www.aduc.it/comunicato/tim+prime+go+tim+reintroduce+costi+fissi+aboliti_24420.php
Wind All Inclusive Maxi: http://www.aduc.it/comunicato/telefonia+attivazioni+non+richieste+modifiche_24819.php
H3g: http://www.aduc.it/comunicato/h3g+denuncia+pratica+commerciale+scorretta+all_24673.php
2 - http://www.aduc.it/articolo/class+action+volta+buona_23182.php
3 - http://www.aduc.it/comunicato/h3g+denuncia+pratica+commerciale+scorretta+all_24673.php
4 - http://www.mondomobileweb.it/61601-3italia-la-promo-gratuita-dellopzione-4g-lte-sara-attivabile-per-i-nuovi-clienti-fino-al-19-febbraio-2017/
5 - http://www.aduc.it/generale/files/file/H3G%20antitrust%20per%204G.pdf



Emmanuela Bertucci, legale, consulente Aduc

domenica 19 marzo 2017

Codacons su gioco d'azzardo denuncia Governo e Baretta

GIOCHI: CODACONS DENUNCIA IL GOVERNO E IL SOTTOSEGRETARIO BARETTA PER ISTIGAZIONE AL GIOCO D'AZZARDO.

STATO "BISCAZZIERE" IMPEDISCE A COMUNI DI IMPORRE LIMITI A SALE DA GIOCO E SLOT MACHINE.

 

 

Il Codacons presenterà domani una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma contro il Governo italiano e il Sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta per istigazione al gioco d'azzardo e violenza ad organo collegiale.

Al centro dell'esposto dell'associazione dei consumatori il gravissimo comportamento del Governo in merito alla piaga del gioco d'azzardo e al potere degli enti locali di tutelare la salute dei giocatori.

Governo e maggioranza hanno infatti ritirato un emendamento al decreto sicurezza che consentiva ai Comuni di imporre distanze minime alle sale da gioco rispetto a scuole ed edifici frequentati da minori – spiega il Codacons – Così facendo si è voluto legare le mani agli enti locali, riducendo il loro potere di intervenire contro il dilagare incontrollato di sale da gioco e slot machine. E questo perché l'emendamento in questione avrebbe potuto ridurre le enormi entrate garantite allo Stato dal settore dei giochi, pari a 9 miliardi di euro annui.

Oggi le ordinanze dei sindaci che pongono divieti agli orari delle sale slot e alla loro ubicazione vengono spesso annullate dai Tar, perché contrastano con gli interessi dello Stato e degli operatori del settore – prosegue il Codacons – L'emendamento avrebbe potuto finalmente porre fine al vicolo cieco in cui sono finiti gli enti locali nella lotta alla ludopatia, ma il Governo ha preferito tutelare le casse statali.

Per tale motivo domani presenteremo un esposto in Procura contro l'esecutivo e il Sottosegretario con delega ai giochi Pier Paolo Baretta, chiedendo di procedere per le fattispecie di istigazione al gioco d'azzardo e violenza ad organo collegiale nei confronti del Parlamento.



giovedì 16 marzo 2017

Parchi, riforma della legge 394/91. Lipu: "Pessima riforma, Gentiloni intervenga"


Delusione e preoccupazione per la riforma della legge 394/91 licenziata dalla Commissione Ambiente. "Brutte norme per la gestione faunistica, pessime per la governance e la biodiversità. Il Governo e l'aula devono sanare questa grave ferita alle aree protette italiane".

 

"Attendevamo buone notizie dalla Commissione Ambiente della Camera, dopo le aperture del Presidente Realacci e la grande mole di argomenti con cui, in modo dettagliato, abbiamo spiegato cosa non andava nel testo giunto alla Camera".

Questo il commento della Lipu-BirdLife Italia dopo l'approvazione, avvenuta ieri, del testo in Commissione Ambiente della Camera. Meccanismi errati di gestione, profili di incostituzionalità, perdita della potestà statale, eccesso di potere locale, misure mancanti sulla conservazione della biodiversità erano solo alcune delle cose che dovevano essere corrette.

 

Poco o nulla delle nostre proposte è stato invece recepito. Ci ritroviamo dunque un disegno di legge che, se confermato, eliminerà i metodi ecologici della gestione faunistica lasciandola in mano ai cacciatori, prevederà direttori senza competenze naturalistiche e sotto scacco, conterà su una presenza debordante delle componenti localistiche e non introdurrà alcuna attenzione concreta alla conservazione della biodiversità. Emblematico, in tal senso, il rifiuto di riconoscere i siti Natura 2000 come aree protette ai sensi della legge italiana. Un fatto ingiustificabile e clamoroso, che dà il senso del motore che ha mosso questa riforma.

 

I parchi italiani, che avrebbero bisogno di un rilancio culturale e materiale, di un sostegno forte della politica e delle istituzioni, ricevono invece un colpo che rischia davvero di essere durissimo.

 

Per questo, alla grande delusione e alla forte preoccupazione si accompagnerà una mobilitazione affinché, a partire dal Presidente Gentiloni, si intervenga a sanare questa grave ferita alla natura italiana. C'è ancora tempo per farlo con il decisivo voto in aula".

 

16 marzo 2017 






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NIENTE DI FATTO SULL’USO DEGLI AGROFAMRACI PER GLI HOBBISTI. MANCA LA LEGGE

Fabio Manara di Compag contro i Ministeri di Agricoltura, Salute, Ambiente e Sviluppo Economico

A un anno e mezzo dall'entrata in vigore del PAN, il piano d'azione nazionale che dal Novembre 2015 avrebbe dovuto regolamentare la vendita e l'utilizzo degli agrofarmaci tra gli operatori professionali e non professionali, la situazione è ancora molto confusa.

La norma impone la frequentazione di corsi di formazione e il conseguente ottenimento di uno specifico patentino per gli "addetti ai lavori", ovvero operatori di aziende agricole, agricoltori, produttori… Che i corsi non siano disponibili per disorganizzazione e inadempienze delle Regioni, e che il 70% degli operatori agricoli sia ad oggi ancora sprovvisto del patentino, è già il primo assurdo. Ma che la legge per la categoria degli hobbisti proprio non esista è cosa ancor più grave.

E' grave il fatto che la norma, passata al vaglio della Comunità Europea, sia stata respinta, e che ora debba essere completamente riscritta. E' grave il fatto che i 7 milioni e 200 mila hobbisti italiani non siano autorizzati ad acquistare nemmeno una confezione di verderame per curare le rose del loro giardino.  

"E' grave che, dopo un anno di consultazioni e il vaglio da parte di 4 Ministeri, l'Italia non sia stata in grado di redigere un documento sostenibile" tuona Fabio Manara, Presidente dell'associazione nazionale Compag che raggruppa i commercianti di prodotti per l'agricoltura. "Respinta una legge" continua Manara "dovrebbe valere quella precedente, ovvero la libera vendita di certi prodotti di uso comune. Ma non in questo caso. Soprattutto, mancando un tassello nel disegno legislativo, i controllori si concedono interpretazioni di fantasia, creando una difformità di trattamento degli utilizzatori tra Regioni, ma a volte anche all'interno della stessa Regione". Nel frattempo sono state modificate le classi tossicologiche dei prodotti, aumentando i parametri di tossicità di talune sostanze fino a poco tempo fa acquistabili ovunque. È stato poi introdotto l'obbligo del patentino, elemento fortemente sostenuto e condiviso da Compag in quanto formativo in tema di fitofarmaci.
In questo disordinato panorama, in cui ogni Regione e, a cascata, ogni ente territoriale interpreta la legge che c'era e quella che c'è a modo proprio, perché un rivenditore dovrebbe rischiare di incorrere in salate sanzioni per aver venduto un chilo di diserbante al cliente del paese, o al pensionato che coltiva i pomodori dietro casa? Compag evidenzia come la mancata approvazione della legge per il segmento non professionale abbia portato il Far West in tema di agrofarmaci: c'è chi vende e chi non vende per nessuna ragione, chi chiede ai clienti di esibire il patentino e chi non se ne cura, chi si attiene a una circolare ministeriale per poi scoprire che non è ritenuta valida dagli enti regionali di controllo e viene verbalizzato.
Compag, presente con il Presidente Fabio Manara e propri rappresentanti presso il Ministero delle Politiche Agricole, il Ministero della Salute, quello dell'Ambiente e quello dello Sviluppo Economico, denuncia la lentezza delle Istituzioni, prima causa del malfunzionamento sistemico che porterà alla sparizione "dell'orto privato" o all'utilizzo illegale dei prodotti e al fallimento di tante piccole realtà agricole familiari che facevano delle loro micro produzioni il nostro valore aggiunto.
Servirebbe una risposta istituzionale chiara, rapida, univoca. Che non arriva.





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mercoledì 15 marzo 2017

Rifiuti: aumentare il riciclaggio, ridurre lo smaltimento in discarica e i rifiuti alimentari

Secondo il progetto legislativo adottato martedì, la quota di rifiuti da riciclare dovrà aumentare dall'odierno 44% al 70% entro il 2030. 


I deputati hanno anche approvato norme del "pacchetto rifiuti" che limitano la quota di smaltimento in discarica al 5% e riducono i rifiuti alimentari del 50% entro il 2030. Il Parlamento dovrà ora negoziare il testo con il Consiglio dei ministri UE.

 

 

La relatrice Simona Bonafè (S&D, IT) ha detto: "Oggi, il Parlamento ha dimostrato a larghissima maggioranza che crede nella transizione verso un'economia circolare. Abbiamo deciso di ripristinare obiettivi ambiziosi per il riciclaggio e la discarica, in linea con quanto la Commissione aveva inizialmente proposto nel 2014".

 

Le statistiche per il 2014 indicano che il 44% di tutti i rifiuti urbani dell'UE è riciclato o compostato, a fronte di appena il 31% del 2004. Inoltre, entro il 2020, gli Stati membri dell'UE dovrebbero essere in grado di riciclare o compostare più del 50% dei rifiuti.

 

Rifiuti e imballaggio

 

Secondo i deputati, entro il 2030, almeno il 70% in peso dei cosiddetti rifiuti urbani (familiari e di piccole imprese) dovrebbe essere riciclato o preparato per il riutilizzo, ovvero, controllato, pulito o riparato. La Commissione europea aveva proposto il 65%.

 

Per i materiali di imballaggio, come carta e cartone, plastica, vetro, metallo e legno, si propone l'80% come obiettivo per il 2030, con obiettivi intermedi per ogni materiale nel 2025.

 

Smaltimento in discarica

 

Il progetto di legge limita la quota di rifiuti urbani collocati in discarica al 10% entro il 2030. Si propone una riduzione di quest'ultima al 5% ma è prevista una proroga di cinque anni a determinate condizioni per gli Stati membri che, nel 2013, hanno collocato in discarica più del 65% dei loro rifiuti urbani.

 

Rifiuti alimentari

 

I rifiuti alimentari nell'UE sono stimati a circa 89 milioni di tonnellate, pari a 180 kg pro-capite annui. Rispetto al 2014, i deputati mirano a una riduzione dei rifiuti alimentari del 30% per il 2025 e del 50% entro il 2030. Si propone inoltre un obiettivo simile per i rifiuti marini.

 

Prossime tappe

 

Le quattro risoluzioni approvate martedì rappresentano la posizione negoziale del Parlamento in vista dei negoziati con il Consiglio dei ministri UE, che deve ancora adottare la propria posizione.

 

 

Contesto

 

Nel 2014, Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia hanno inviato praticamente nessun rifiuto urbano alle discariche, mentre Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia e Malta ancora smaltiscono in discarica più di tre quarti dei propri rifiuti urbani.

 

Sebbene la gestione dei rifiuti nell'UE sia notevolmente migliorata negli ultimi decenni, quasi un terzo dei rifiuti urbani viene smaltito in discarica e meno della metà viene riciclato o compostato; con ampie variazioni tra gli Stati membri

 

Migliorare la gestione dei rifiuti potrebbe fornire benefici per l'ambiente, il clima, la salute umana e l'economia. Come parte di un cambiamento nella politica dell'UE verso un'economia circolare, la Commissione europea ha fatto quattro proposte legislative che introducono nuovi obiettivi nella gestione dei rifiuti per quanto riguarda il riutilizzo, il riciclaggio e lo smaltimento in discarica.

 

Le proposte rafforzano inoltre le disposizioni UE sulla prevenzione dei rifiuti e sull'estesa responsabilità del produttore, semplificando le definizioni, gli obblighi di comunicazione e i metodi di calcolo per gli obiettivi.

 

 

Procedura: procedura legislativa ordinaria, votazione su mandato

Animali: M5S, stop a circhi e spettacoli che li usano

Roma, 15 marzo – "Vietare subito l'uso di animali nei circhi e negli spettacoli, nel rispetto delle norme sul benessere animale, e non destinare più soldi pubblici a questa pratica ormai obsoleta bandita, o limitata, già in circa 20 Stati dell'Unione Europea".  Lo dichiara la deputata del M5S Chiara Gagnarli a margine di un convegno al Senato sulla dismissione degli animali dai circhi. "Si tratta di una serie di misure previste già in una nostra proposta di legge dell'ottobre 2013, depositata alla Camera, e che sono state incluse anche nel Disegno di legge sulla riforma delle attività circensi prevista nel futuro Codice dello Spettacolo dal Vivo, attualmente in discussione al Senato, il cui iter procede però con molta lentezza. Chiediamo – conclude la deputata 5stelle - che il ddl sia discusso e approvato al più presto affinché si possa mettere la parola 'fine' a questo esempio di inciviltà".





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martedì 14 marzo 2017

CONVEGNO IN CAMPIDOGLIO DIRITTI ANIMALI. DIRITTI UMANI. QUALE CAMBIAMENTO?




Roma, 14/03/2017

DIRITTI ANIMALI. DIRITTI UMANI. QUALE CAMBIAMENTO?

«Troppo spesso la nostra società considera gli animali una merce, - sottolinea Daniele Diaco - un oggetto, qualcosa da sfruttare per i propri interessi»

«Occorre passare da una cultura antropocentrica ad una biocentrica» commenta Pinuccia Montanari

«Un convegno – sostiene Pier Paolo Cirillo- organizzato per poter dare uno spunto di riflessione»

«I diritti non possono avere confini di specie – spiega Ciro Troiano - né essere limitati da una visione antropocentrica».

 

Oggi in Piazza Campidoglio in Roma il convegno sul tema: "Diritti Animali. Diritti Umani. Quale Cambiamento?" cui hanno partecipato: Rosalba Matassa, Direttore Tutela ambientale e benessere degli animali – Roma Capitale; Daniele Diaco, Presidente Commissione Ambiente Capitolina e Pinuccia Montanari, Assessore alla Sostenibilità Ambientale – Roma Capitale.


«Troppo spesso la nostra società considera gli animali una merce, - sottolinea Daniele Diaco - un oggetto, qualcosa da sfruttare per i propri interessi. È bene invece essere consapevoli che, esattamente come noi, gli animali provano dolore, sofferenza e allo stesso modo, e in alcuni casi più di noi, sono capaci di dare amore. Questo convegno si pone come obiettivo quello di stimolare le coscienze e aiutarci ad intraprendere un percorso teso al rispetto globale del mondo animale».

Per Pinuccia Montanari: «Occorre passare da una cultura antropocentrica ad una biocentrica che metta al centro la tutela della vita sulla terra. Per questa ragione il nostro impegno per gli amici animali ha una profonda radice etica ed esige una costante attenzione».


Tra gli esperti: Luigi Lombardi Vallauri, Filosofo; Ciro Troiano, Criminologo, Responsabile Osservatorio Zoomafia LAV; Carla Rocchi, Presidente ENPA (Ente Nazionale per la Protezione degli Animali); Gianluca Felicetti, Presidente LAV (Lega Anti Vivisezione) e Pier Paolo Cirillo, Vice Presidente Animalisti Italiani Onlus.


Il Professore Vallauri ha esposto le cinque ragioni principali del rispetto verso gli animali distinguendo un animalismo ambientalista che difende la bellezza e la biodiversità; un animalismo animalista che punta alla soggettività perché gli animali soffrono; un animalismo umanista che protegge l'uomo; un animalismo spirituale che si ispira al principio di nonviolenza di Gandhi e un animalismo giuridico di cui parla nel trattato: "La questione animale" da lui curato per il "Trattato di Biodiritto" in sei volumi diretto da Stefano Rodotà e Paolo Zatti.


«Un convegno – sostiene Pier Paolo Cirillo- organizzato per poter dare uno spunto di riflessione agli studenti e ai cittadini che ogni essere vivente ha diritto a una vita dignitosa, sia per umani sia per gli animali e l'ambiente circostante».


«I diritti non possono avere confini di specie – spiega Ciro Troiano - né essere limitati da una visione antropocentrica. La dignità e la libertà dalla sofferenza devono essere garantite ad ogni essere vivente: un mondo etico non può essere limitato agli interessi umani. La negazione dei diritti apre inevitabilmente le porte alla violenza e la violenza esercitata a danno di umani e quella contro gli animali hanno più aspetti in comune di quanto si pensi».


Presenti anche gli attori Daniela Poggi e Massimo Wertmüller che hanno sottolineato il loro impegno a favore dei diritti degli animali nel cinema e nel teatro.






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venerdì 10 marzo 2017

Sosta gratis se il parcometro è sprovvisto di bancomat



A Latina la sentenza del Giudice di Pace che rivoluziona la sosta a pagamento

  

10 marzo 2017. A Fondi (Latina), la Legge di Stabilità 2016 fa scuola, appellata in una sentenza del Giudice di Pace lo scorso 21 febbraio, secondo cui: «Gli automobilisti, in mancanza di dispositivi attrezzati col bancomat, potranno ritenersi autorizzati a parcheggiare gratis e senza il rischio di essere multati»

Il ricorso è stato fatto da una praticante fresca di studi di giurisprudenza, che lo scorso settembre, dopo aver parcheggiato la sua auto sulle strisce blu in zona Porta Roma, non avendo monete per pagare la sosta, era stata praticamente costretta a non fare il ticket. I parcometri della città sono infatti, ad oggi, non solo sprovvisti di bancomat ma anche di banconote. Al rientro aveva trovato una multa di 41 euro per cui aveva deciso di fare ricorso. 

A distanza di cinque mesi il Giudice di Pace di Fondi ha dato ragione alla ricorrente richiamando, nello specifico, la Legge di Stabilità 2016 che stabilisce che, entro il primo luglio 2016, tutti i Comuni avrebbero dovuto abilitare i parcometri installati ad accettare i pagamenti con bancomat e carte di credito/debito.

Molte Amministrazioni si sono, dunque, attivate per adeguarsi alla normativa, ma parecchie, come in questo caso, ancora no, appellandosi ad una "oggettiva impossibilità tecnica" che, tuttavia, si verifica esclusivamente in poche zone non coperte da rete cellulare. Ed è così che in Italia, dei circa 25.000 parcometri presenti, quelli abilitati ai pagamenti elettronici e quindi conformi alla Legge di Stabilità 2016, non superano il 50% (Fonte Parkeon). 

Nonostante questa mancanza, i Comuni continuano a sanzionare. Da qui era nata la querelle, ora confermata dalla sentenza del 21 febbraio, che aveva coinvolto Comuni, aziende ed utenti finali, sulla legittimità di non pagare la sosta se il parcometro non è dotato di bancomat – carte di credito/debito e sulla conseguente illegittimità di eventuali sanzioni per il mancato pagamento della sosta.

La sentenza cambia, dunque, questo scenario e crea un precedente: da una parte tutti coloro che sono stati multati per lo stesso motivo potrebbero, infatti, fare ricorso per non pagare la sanzione, dall'altro questo comporterebbe una cospicua perdita di incassi per i gestori dei parcometri. 

Questa sentenza si aggiunge a quella dello scorso aprile 2016 (n. 1069/2016) in cui a Treviso il Giudice di Pace aveva confermato che la multa non è dovuta se il ticket è scaduto. "Chi parcheggia sulle strisce blu per un tempo maggiore rispetto a quello pagato e indicato sul ticket posizionato sul cruscotto, non può, infatti, essere sanzionato per violazione del codice della strada: al trasgressore dovrà semplicemente essere applicato un sovrapprezzo in relazione al tempo "extra" di sosta rispetto a quello per cui ha già pagato" (Fonte).

In entrambi i casi le tecnologie attuali, siano esse integrate nei parcometri o tecnologie mobile, sono, se utilizzate, di grande supporto per risolvere queste due situazioni che si verificano spesso in città, facilitando il cittadino nel pagamento della sosta e del ravvedimento in caso di ticket scaduto e permettendo ai Comuni di adeguarsi, anche se in ritardo, alla Legge di Stabilità 2016.

Cambierà dunque, ora, dopo una sentenza che conferma la sosta gratis se il parcometro non ha il bancomat, la velocità con cui i Comuni si adegueranno alla legge di Stabilità 2016?

 





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lunedì 6 marzo 2017

Portolano Cavallo è il primo e unico studio legale in Italia premiato come 'Best Workplace'

Presentati a Milano i risultati della ricerca annuale condotta da Great Place to Work® Italia, in cui Portolano Cavallo è risultato il primo studio legale italiano a ricevere l'autorevole riconoscimento

Milano, 6 marzo 2017 – Portolano Cavallo è il primo e unico studio legale in Italia premiato come eccellente ambiente di lavoro nella classifica Best Workplaces Italia 2017, stilata da Great Place to Work® Italia durante il 2016 analizzando 122 aziende italiane. Portolano Cavallo è risultato settimo nella categoria delle aziende fino a 50 dipendenti.

"Essere il primo studio legale a venire annoverato come Best Workplaces Italia è per noi motivo di orgoglio" ha commentato Francesco Portolano a margine della cerimonia di premiazione tenutasi il 3 marzo nella cornice dell'Unicredit Pavilion di Milano. "Sin dalla fondazione nel 2001 abbiamo dedicato grandi energie e risorse a costruire un ambiente di lavoro in cui le persone, sulla base del solo merito e senza differenze di genere, possano migliorarsi e realizzare le proprie passioni e ambizioni, senza andare a discapito della propria vita privata."
Lavorare da Portolano Cavallo
Da Portolano Cavallo la competenza è condizione assolutamente necessaria ma non sufficiente. Per questo lo studio è stato fondato sui principi di merito, trasparenza e collegialità, con l'obiettivo di creare un ambiente professionale in cui il valore del gruppo moltiplica le potenzialità del singolo. La condivisione, il confronto aperto e la ricerca di soluzioni inedite sono il terreno su cui ogni giorno cerchiamo di migliorare i processi interni per i collaboratori e, quindi, per i nostri clienti.
I professionisti di Portolano Cavallo lavorano in modo flessibile, anche da remoto, avendo a disposizione tutti gli strumenti più avanzati per lavorare da casa quando necessario; alcuni di loro (soci e counsel) lavorano part-time senza alcuna ripercussione sulla qualità del lavoro affidatogli e lo sviluppo di carriera; il periodo di maternità dei professionisti viene completamente retribuito e lo studio contribuisce attivamente alla formazione dei professionisti anche con master di specializzazione ed LLM.

Dal 2013 Portolano Cavallo ha, primo nel settore degli studi legali, sottoscritto un contratto collettivo integrativo di secondo livello. L'idea è nata dall'esigenza di formalizzare diversi elementi di novità a vantaggio dei dipendenti dello studio, ma anche processi e procedure già in atto volti a migliorare le condizioni di lavoro ed in particolare il work-life balance

L'accordo prevede misure per conciliare tempi di vita e di lavoro, come l'introduzione della banca ore e della relativa flessibilità, convenzioni con strutture sanitarie ed asili nido, la copertura assicurativa per l'assistenza sanitaria integrativa per sé e per i propri familiari, l'anticipazione del costo dell'abbonamento annuale al trasporto pubblico locale, con trattenuta del controvalore suddiviso in rate mensili in busta paga ed altri strumenti a sostegno dei dipendenti.

Avendo avviato numerose attività in questo ambito dieci anni fa, oggi lo studio non si concentra solo su aspetti previdenziali ed assistenziali: sono state stipulate, infatti, convenzioni con strutture sportive ubicate in prossimità delle sedi, centri per la cura della persona, ristoranti e strutture alberghiere, con l'obiettivo di garantire a tutte le persone di Portolano Cavallo l'accesso a beni e servizi a condizioni esclusive.

Diverse le attività svolte internamente: Children@Work dal 2010, un pomeriggio di attività ludica in cui le sedi vengono aperte ai figli di professionisti e dipendenti, Thursday@Portolano un giovedì al mese in cui si svolge un pranzo collettivo con menu tematico per favorire la condivisione di un momento conviviale lontano dal lavoro, Anniversario di studio un fine settimana , di puro svago, in una località turistica per celebrare il compleanno dello studio, Welcome Summer un aperitivo estivo per salutarsi prima delle ferie e molte altre iniziative che mettono al centro i professionisti e lo staff, vero motore dell'attività di uno studio professionale.

Portolano Cavallo
Portolano Cavallo fornisce consulenza legale alle aziende che operano in settori complessi e in continua evoluzione: è leader nei settori Digital, Media e Technology, oltre ad essere riconosciuto nei settori Life Sciences e Fashion/Luxury. Le aree di attività dello studio comprendono dall'ambito societario e contenzioso alle operazioni di M&A e Venture Capital, dall'assistenza alle startup allo sfruttamento e protezione della proprietà intellettuale in tutte le sue diverse forme, dal diritto del lavoro alle questioni riguardanti protezione dei dati, privacy e cyber-security. In tutti questi settori, Portolano Cavallo è riconosciuto da molteplici pubblicazioni professionali italiane e internazionali.


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