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venerdì 23 giugno 2017

DIVORZI: DOPO LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE SULL’ASSEGNO DIVORZILE L’ITALIA APPROVI I PATTI PREMATRIMONIALI

L'associazione FamilyLegal: "I tempi sono maturi per consentire a mariti e mogli di autotutelarsi"


Milano, 23 giugno 2017 - I primi 6 mesi del 2017 hanno visto la fine di molti matrimoni 'celebri', soprattutto fra le star d'oltreoceano, come quello fra l'attore e regista americano Ben Stiller e (l'ormai ex) moglie Christine Taylor, che hanno comunicato la loro decisione dopo 17 anni di vita coniugale – apparentemente - felice. Fine dell'idillio anche per Janet Jackson e il miliardario arabo Wissam Al Mana, sposato in gran segreto nel 2012. 

Per la cantante si tratta del terzo divorzio, quest'ultimo – parrebbe – imputabile all'eccessiva gelosia di lui. Nemmeno il matrimonio fra  l'attrice americana musa di Woody Allen Scarlett Johansson e il giornalista francese Romain Dauriac ha avuto vita lunga: dopo appena tre anni e una figlia, Rose Dorothy, di due anni e mezzo, i due hanno annunciato l'addio. 

Fra le separazioni italiane quella fra la showgirl Elenoire Casalegno e l'attuale direttore di Rete4 Massimiliano Lombardi e quella fra il 'naufrago' Sergio Muniz e Beatrice Bernardin.

Ma se negli Stati Uniti molti divorzi sanguinosi vengono evitati poiché si è tenuti al rispetto dei patti prematrimoniali, ove stipulati, in Italia non è possibile alcun accordo di questo tipo, "Poiché sarebbe contrario ai principi di ordine pubblico che caratterizzano il nostro ordinamento giuridico – chiarisce l'avvocato Lorenzo Puglisi, noto divorzista, specializzato in diritto di famiglia, presidente e fondatore dell'associazione Familylegal (www.familylegal.it) -  Anche alla luce dei nuovi orientamenti giurisprudenziali, i tempi sono maturi per rivedere la ratio che sta a fondamento dei patti prematrimoniali, consentendo alla coppie la possibilità di suddividersi i ruoli nel contesto familiare, senza rischiare di trovarsi (magari dopo decenni) a fare i conti non solo con l'abbandono da parte dell'altro coniuge, ma anche con l'assenza di qualsivoglia riconoscimento per il lavoro svolto in famiglia sino a quel momento. Non si tratta più, quindi, della possibilità, ad esempio, della moglie, di mantenere il cognome del marito, o di disporre di case e appartamenti, ma della necessità di tutelare chi, nella coppia, decide di sacrificare la propria carriera lavorativa fornendo al ménage familiare un'utilità economica talvolta addirittura maggiore di quanto l'altro non abbia fornito nell'arco di una vita".

Negli Stati Uniti, stando a recenti statistiche, il 65% degli avvocati divorzisti americani ritiene che negli ultimi tre anni si sia registrato un netto incremento delle richieste di "prenups" (prenuptial agreement). Il 15% dei coniugi che si trovano a fronteggiare un divorzio dichiarano di essersi pentiti di non averci pensato al momento delle nozze e il 45% dei single ritiene che i patti prematrimoniali siano una buona idea per puntare su un'unione duratura.

Quest'ultimo dato vale anche per l'Italia ove, secondo uno studio formalizzato da FamilyLegal, quasi la metà dei nati negli anni '80, forse anche per l'esperienza vissuta sulla propria pelle dai propri genitori, si direbbe pronta a regolamentare in anticipo la gestione della fine dei matrimoni e ciò anche alla luce della durata dei rapporti coniugali che, secondo le ultime rilevazioni ISTAT, non durerebbe in media più di sette anni. 

Secondo Familylegal, "Sono almeno 5 le ragioni per cui sarebbe necessario approvare i patti patrimoniali":
1.         Negli ultimi cinque anni sono pressoché duplicati i matrimoni in cui almeno uno dei due coniugi si sposa dopo aver avuto un figlio da una precedente relazione. In questi casi, il genitore che decide di sposarsi o di risposarsi generalmente sente l'esigenza di tutelare il figlio di primo letto sia sotto il profilo finanziario che sotto quello successorio. "In base al nostro ordinamento giuridico, infatti, non basta un testamento per escludere la quota di legittima dell'altro coniuge e un patto prematrimoniale che suddivida adeguatamente gli asset può risolvere a monte ogni problematica", spiega Puglisi.

2.        Nelle giovani coppie è frequente che almeno uno dei due futuri sposi decida di proseguire gli studi coltivando un progetto educativo più duraturo che, almeno nella fase iniziale, non consente di lavorare e quindi di mantenersi autonomamente. "Né il codice civile, né la nostra giurisprudenza prevedono un "diritto allo studio" tutelato per il coniuge, pertanto, senza un patto prematrimoniale, in caso di divorzio non sarà possibile rivendicare un mantenimento giustificando di essere privi di reddito, in quanto studenti", prosegue Puglisi;

3.        Vero è che nel nostro ordinamento giuridico esiste già il regime di separazione dei beni (che dal 2010 ad oggi – come eccezione alla regola generale della comunione, ha registrato un aumento del 45%), "Tuttavia nelle coppie in cui almeno uno dei due coniugi è un imprenditore avvezzo a contrarre fidi, mutui o fideiussioni potrebbe essere sicuramente opportuno utilizzare lo strumento del patto prematrimoniale per evitare sul nascere qualsiasi dubbio sul coinvolgimento finanziario di ciascuno dei nubendi";

4.        Inutile negare che ancora oggi un buon numero di matrimoni rappresenti più un investimento economico che non una scelta di cuore. "Ebbene, con i patti prematrimoniali chiunque abbia ancora il sospetto che il proprio partner sia sospinto più da interessi che dall'amore, può regolamentare il tutto sin dall'inizio così da effettuare un vero e proprio stress test che misuri la potenziale tenuta del rapporto", aggiunge l'avvocato.

5.        Nell'ambito della vita matrimoniale non è infrequente che i due coniugi decidano di suddividersi i ruoli e che – nella maggior parte dei casi – la moglie decida di non lavorare per dedicarsi alla casa e ai figli. Secondo FamilyLegal il risparmio che deriverebbe al nucleo familiare dal lavoro domestico di una donna oscilla tra i 12.000 e i 35.000 euro all'anno. Somme, queste, che in caso di divorzio, senza un patto prematrimoniale, non verrebbero neppure prese in considerazione per il calcolo di un eventuale assegno. 

Proprio per questo motivo, sulla scia della recente sentenza n. 11504/17 della Cassazione che fissa nuovi parametri per la quantificazione dell'assegno di divorzio, abbandonando il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio in favore di quello dell'indipendenza e dell'autosufficienza economica, Familylegal ha lanciato, tramite la piattaforma Change.org,  una petizione per chiedere al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio una legge che regolamenti i patti prematrimoniali.

"Ben venga che il matrimonio non sia più considerato come un investimento patrimoniale, ma a questo punto è doveroso che il Parlamento consenta alle coppie che lo desiderino di poter concordare un patto prematrimoniale. Una donna, magari sessantenne e disoccupata abbandonata dal marito non può essere privata dall'oggi al domani del tenore di vita goduto sino a quel momento, ovviamente nei limiti delle condizioni economiche del nucleo familiare", conclude Puglisi.



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martedì 10 giugno 2014

Insidia Stradale: Guida al Risarcimento per il Danneggiato

A cura dello Studio Legale Avvocato Gianluca Mengoni

Hai subito una lesione fisica o un danno materiale per via di marciapiedi sconnessi, caditoie non a livello con il manto stradale, crollo improvviso di alberi, mancanza di visibilità per presenza vegetazione, olio o ghiaccio sul manto stradale ecc... e vorresti sapere se sussistono le condizioni per un risarcimento?

COSA FARE
Se ti fossi trovato in una delle circostanze sopra descritte (o simili) ci potrebbero essere gli estremi per ottenere risarcimento per danni da insidia stradale da parte della Pubblica Amministrazione in qualità di gestore / proprietario del bene pubblico statale. Servendosi di una valida assistenza legale va presentata per raccomandata al Comune o Provincia, o Autostrade per l'Italia o Anas (ecc...) una richiesta danni.

MATERIA DI RESPONSABILITA' DELLA P.A.: COSA DICE LA GIURISPRUDENZA
In passato era problematico per il danneggiato ottenere il risarcimento, in quanto veniva sostenuta la tesi per cui fosse arduo per la P.A. mettere in atto controlli della rete stradale per la sua vastità e l'uso generalizzato della stessa. Il danneggiato doveva farsi carico di dimostrare la propria buona condotta, il danno subito, il nesso di causalità ed elemento soggettivo della colpa della P.A. ai sensi dell'art. 2043.
La sentenza della Cassazione n. 15384/06 cambia il punto di vista giuridico attestando ai sensi dell’art. 2051 cc una responsabilità oggettiva alla P.A. per la preservazione dei beni demaniali quando è presente il nesso di causalità tra  danno e bene in affidamento.
La sentenza della Cassazione 79637/12 stabilisce che il danneggiato dovrà fornire prova che il sinistro è avvenuto come conseguenza lesiva o potenziale tale propria della cosa e la P.A. per scongiurare proprie responsabilità dovrà dimostrare la cattiva condotta del danneggiato o di essere in presenza di un caso fortuito.

P.A.: ESCLUSIONE O ATTENUAZIONE DELLA PROPRIA RESPONSABILITA'
Caso fortuito
Un cantiere stradale recintato (zona sotto controllo dell'appaltatore) oppure una calamità naturale potrebbero essere le situazioni in cui la P.A. sostenga un caso fortuito riconducibile ad una causa di forza maggiore, fatto del terzo o danneggiato stesso o ad un elemento esterno.
Comportamento del danneggiato
Esclusione o attenuazione della responsabilità della P.A. quando la condotta del soggetto danneggiato è in contrasto con il principio di autoresponsabilità regolamentato dall'art. 1227 CC in relazione ai criteri di diligenza e attenzione; in questo caso il danneggiato deve dimostrare la sua buona condotta.

COMPORTAMENTO DELLE COMPAGNIE ASSICURATRICI DELLE P.A.
Il consiglio è sempre quello di coinvolgere le Autorità e dimostrare il sinistro, avvalendosi dell'assistenza di un legale: per consuetudine le compagnie assicuratrici delle P.A. cercano infatti di trovare un motivo di esclusione di responsabilità e con difficoltà si può essere risarciti in maniera completa.

CASI DI INSIDIE STRADALI
Ecco alcuni esempi di insidia stradale e come la giurisprudenza si sia pronunciata a riguardo:
- Impianto semaforico
Tribunale di Firenze 23/11/94: vi è una situazione di insidia quando ad un incrocio stradale un semaforo segnali luce verde per i veicoli provenienti da una data direzione di marcia e proietti nessuna luce o luce intermittente per i veicoli provenienti dalla direzione di marcia perpendicolare
- Scala mobile
Tribunale di Roma 21/7/83: i danni dall’utilizzo di scala mobile possono costituire insidia: l’Ente pubblico avendone la custodia, risponde dei danni subiti dal cittadino a causa della caduta (salvo caso fortuito o colpa del danneggiato)
(per altre situazioni di "insidia stradale" vi rimandiamo all'articolo completo: "Danni da insidia stradale: come e quando ottenere il risarcimento" )

PARERE ONLINE
l'Avv. Mengoni può darvi un parere iniziale sulla risarcibilità o meno del sinistro in cui siete stati coinvolti risparmiandovi inutili spese legali e mediche tramite il servizio "Avvocato OnLine" .
Per procedure ed eventuali costi leggete l'articolo sulle insidie stradali presente nel sito dello Studio Legale Mengoni.

sabato 19 giugno 2010

Cassazione: assegni familiari per i figli anche alle coppie di fatto

Assegni familiari per i figli anche alle coppie di fatto

La Cassazione pareggia i diritti dei figli legittimi e di quelli nati da una convivenza more uxorio. Anche le coppie di fatto hanno diritto all’assegno per il nucleo familiare. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza di oggi.

Infatti l'art.29 della Costituzione stabilisce che l'ordinamento italiano riconosce la famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio.

Questa affermazione aveva determinato con sé numerose conseguenze, in quanto essendo la Costituzione quella codificazione che determina i principi fondamentali del nostro ordinamento, la preminenza espressa nei confronti della famiglia fondata sul matrimonio determinava innanzitutto un favore per quest'ultima.

Secondo il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, in Italia la convivenza non è, al momento, disciplinata da nessuna legge specifica. Ciò vuol dire che la situazione delle coppie di fatto spesso è vaga e confusa e i due partner rischiano di vedersi negati alcuni diritti fondamentali.

Oggi con l’importante e innovativa decisione della Suprema Corte le coppie di fatto potranno inevitabilmente ricevere più tutele mentre i giudici di Corso Cavour si sono dimostrati particolarmente sensibili all’esigenza di maggiori garanzie per la famiglia in genere a cui si accompagnano effetti sia d'ordine patrimoniale che d'ordine personale, che vedono le coppie di fatto senz'altro in situazione non più di inferiorità rispetto alle coppie legate da vincolo matrimoniale.


Lecce, 19 giugno 2010

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