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lunedì 15 dicembre 2014

RITO 2014: LEGALITÀ, LUCE SULLA COSTITUZIONE

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 Dal 18 al 21 dicembre, 18.30-22.30, Istituto Vespucci-Capuana-Pirandello di Catania 
I VALORI DELLA COSTITUZIONE ITALIANA ACCENDERANNO IL RITO DELLA LUCE
Leggeranno gli articoli anche: il procuratore Salvi, il procuratore aggiunto Patanè, il presidente
del Tribunale Di Marco, il magistrato Acagnino, insieme a oltre 40 magistrati e avvocati

CATANIA - «L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». È l'inizio dell'inizio, l'articolo primo delle nostre regole, il principio del vivere civile, ed è l'origine del percorso di coscienza sociale e politica che ogni uomo intraprende. Per questo sarà anche la prima, e fortemente simbolica, fiamma di conoscenza con cui si accenderà il Rito della Luce, ogni volta e per ciascuno che vi farà ingresso. Oltre 40 fra magistrati e avvocati, con la toga fuori e dentro l'anima, offriranno alla cittadinanza la lettura dei primi 54 articoli della Costituzione della Repubblica Italiana, quelli che sanciscono i principi fondamentali della democrazia e promulgano i diritti e dei doveri del cittadino, nei suoi rapporti civili, etico-sociali, economici e politici.

«È la grande novità del Rito, la testimonianza dell'impegno civico e politico che deve caratterizzare in maniera fondamentale ogni esistenza» afferma il presidente della Fondazione Fiumara d'Arte Antonio Presti, a pochi giorni dall'evento che sarà ospitato dal 18 al 21 dicembre – dalle 18.30 alle 22.30 – nella aule e nei corridoi dell'Istituto "Vespucci-Capuana-Pirandello", che ospita anche la succursale dell'Istituto "Sante Giuffrida".

«Non si può costruire un equilibrio all'interno di una comunità se non si rispettano le regole. E quali sono le regole più importanti del nostro Stato, le radici della nostra democrazia, se non le norme e i profondi valori contenuti all'interno della Costituzione» ha dichiarato il presidente della Sesta Sezione del Tribunale Civile di Catania Marisa Acagnino, che accogliendo con entusiasmo l'invito del mecenate Presti, coordinerà i magistrati e gli avvocati che parteciperanno al Rito. Ogni ora due giudici e due legali si daranno il cambio, senza sosta, per promuovere e diffondere continuamente un messaggio di legalità. «Interverrà tra gli altri anche il procuratore Giovanni Salvi – ha spiegato l'Acagnino – mentre venerdì 19 dicembre, alle 19.00, saranno presenti anche il presidente del Tribunale di Catania Bruno Di Marco e il procuratore aggiunto Michelangelo Patanè, anche a dimostrazione della spontanea e numerosa adesione di chi quotidianamente lavora per la giustizia. I temi del rispetto della legalità saranno al centro di questo evento, che rappresenta la più altra espressione di condivisione spirituale».

«Testimoniare come i giudici siano vicino alla città è un esempio di impegno civico e politico per le nuove generazioni – ha aggiunto Presti – la lettura della Costituzione è un atto dovuto in un momento come questo in cui nella società prevalgono energie e forze di annichilimento e distruzione. Il Rito della Luce è insieme un viaggio interiore individuale e collettivo, dove le regole e i loro valori ci legano gli uni agli altri». Non a caso, il secondo articolo della Costituzione cita: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

Questi i magistrati che hanno già aderito al Rito della luce: Marisa Acagnino, Antonella Barrera, Dora Bonifacio, Rosaria Castorina, Agata Consoli, Angelo Costanzo,  Alessandro Dagnino, Bruno Di Marco, Tanella Distefano, Tiziana Laudani, Santino Mirabella, Daniela Monaco Crea, Rosalia Montineri, Flavia Panzano, Michelangelo Patanè, Simona Ragazzi, Fabio Regolo, Giovanni Salvi, Giovannella Scaminaci, Mariano Sciacca, Alessandro Sorrentino, Lina Trovato.
Questi gli avvocati che hanno già aderito al Rito della luce: Orazio Arena, Piergiuseppe Arena, Isidoro Barbagallo, Claudia Barcellona, Lucia Battaglia, Denise Caruso, Claudia Cassella, Elena Cassella, Giuseppe Castiglione, Angela Chimento, Lina Chimento, Maria Chisari, Renato Chizzoni, Erica Criscione, Carmelo Di Luca Cardillo, Domenico Di Stefano,Stefania Ecora Castiglione, Andrea Fassari, Massimo Ferrante, Ivan Ficicchia, Francesco Filogamo, Sergio Finocchiaro, Michele Galati, Sandra Guardo, Salvatore Leotta, Riccardo Liotta, Cristina Liuzzo, Mauro Meli, Giovanni Monfrini, Pina Morina, Marco Navarria, Stefano Nobile, Giuseppe Passarello, Francesca Patané, Pierluca Raciti, Vincenzo Ragazzi, Luca Sagneri, Gianluca Scardici, Giusy Schiaccianoce, Lucia Spampinato, Ferdinando Spilotri, Sergio Spina, Riccardo Todaro, Orazio Torrisi, Stefania Torrisi.

Riforme Costituzionali - Dibattito Università degli Studi - Istituto Europa Asia

Incontro lunedì 15 dicembre 2014, ore 17, Aula Crociera, via Festa del Perdono 7, Milano

L'ITALIA SI RIFORMA. IL PUNTO SULLE RIFORME COSTITUZIONALI


L'incontro  "L'Italia si riforma". Il punto sulle riforme costituzionali si terrà lunedì, 15 dicembre 2014, alle ore 17:00, presso l'Aula Crociera dell'Università degli Studi, via Festa del Perdono, n. 7, Milano.

 Questo il programma.

Saluti: Anna Scavuzzo, presidente della Commissione Affari Istituzionali del Comune di Milano.

Introduce: On. Emanuele Fiano, componente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati.

Ne discutono: Marilisa D'Amico, professore di Diritto Costituzionale, Università degli Studi di Milano;

Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico comparato, Università di Perugia;

Lorenza Violini, professore di Diritto costituzionale, Università Statale di Milano;

Giulio Vigevani, professore di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano Bicocca;

Vittorio Angiolini, professore di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano.

Conclude:  On. Ivan Scalfarotto, sottosegretario di Stato alle Riforme costituzionali e ai Rapporti con il Parlamento.


Foto: Achille Colombo Clerici presidente IEA con Luciano Violante e Marilisa D'Amico

venerdì 12 dicembre 2014

MANIFESTAZIONE PER PROTEZIONE CANI RANDAGI IN ROMANIA. FRASSONI E GANDINI: SERVE LEGISLAZIONE UE PER LA PROTEZIONE DEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA, COMPRESI I RANDAGI

 

BRUXELLES, Manifestazione per protezione cani randagi in Romania. Frassoni e Gandini: serve legislazione UE per la protezione degli animali da compagnia, compresi i randagi

 

Da decenni in Romania i cani randagi vengono eliminati,  torturati o lasciati morire in canili lager. Le legislazioni che si sono susseguite continuano a permettere l'eliminazione violenta, invece di promuovere elevati standard di politiche di protezione e benessere degli animali, l'Ue deve ora fare la sua parte.

 

"La Romania vuole ridurre il numero di cani e gatti randagi uccidendoli: una politica inaccettabile che, peraltro, non solo non dà i risultati sperati, ma non è nemmeno economicamente vantaggiosa. – dichiarano Edoardo Gandini e Monica Frassoni, esponenti di Green Italia - Solo Bucarest tra il 2001 ed il 2007 ha speso circa 9mln di euro per uccidere 144.000 cani (una media di €62 per cane), mentre la semplice sterilizzazione sarebbe costata tra i 20 ed i 25 euro per animale. Come in tutto il resto del mondo, l'abbattimento dei cani si dimostra essere una soluzione inefficace oltre che disumana."

 

"La Romania, in quando membro dell'UE e della Convenzione Europea per la Protezione degli Animali da Compagnia (Council of Europe, 13.11.1987), è chiamata a promuovere politiche di protezione e benessere degli animali conformi alle migliori pratiche internazionali."

 

"Chiediamo pertanto un intervento immediato da parte dell'UE sulle questioni di sua competenza, in particolare sulle pessime politiche di salute pubblica per le quali la Romania riceve milioni di euro (6mln di euro solo nel 2013).

Chiediamo, inoltre,  - concludono Frassoni e Gandini - la promozione da parte dell'UE di una legislazione europea sulla protezione degli animali da compagnia, compresi i randagi. L'anno scorso il commissario Borg si domandava se l'Europa fosse pronta a compiere un tale passo: le continue proteste dei cittadini europei dimostrano che non c'è ulteriore tempo da perdere.

Infine, le istituzioni rumene devono tenere in debita considerazione la dichiarazione del Parlamento UE del 13 ottobre 2011 sulla gestione della popolazione canina dell'Unione europea, firmata da 400 deputati, così come l'"Appello per fermare il massacro sistematico di cani randagi in Romania" redatto dall'Intergruppo del Parlamento UE sul benessere e la conservazione degli animali, del 6 settembre 2013 e indirizzato all'ex-Presidente Sig Traian Băsescu."

"Politiche virtuose e esistono e devono essere vincolanti per tutti i Paesi europei, compresa l'Italia responsabile per l'ignobile situazione di intere aree del sud".

 

Bruxelles, 12 dicembre



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www.corrieredelweb.it

Corte di Giustizia UE: legittimo l'uso delle telecamere puntate sulla strada per difendere la sicurezza di chi abita in casa

Corte di Giustizia UE: legittimo l'uso delle telecamere puntate sulla strada per difendere la sicurezza di chi abita in casa

Una sentenza che farà discutere in tema di rapporto tra privacy e diritto alla sicurezza arriva dalla Corte di Giustizia Europea che chiarisce come siano legittime le telecamere installate in casa e puntate sulla pubblica via.

Un via libera condizionato, però, quello dei giudici europei della quarta sezione, secondo i quali il trattamento di dati personali come l'immagine ripresa dall'occhio elettronico può essere realizzato senza il consenso dell'interessato purché chi ha installato l'apparecchio abbia un interesse legittimo alla protezione dei beni, della salute e della vita propri e della sua famiglia.

La sentenza nella causa C-212/13, pubblicata ieri 11 dicembre rileva che in virtù delle norme comunitarie la videosorveglianza che si estende allo spazio pubblico è diretta al di fuori della sfera privata della persona che tratta i dati e non può essere considerata «un'attività esclusivamente personale o domestica».

Applicando la direttiva Ue, il giudice nazionale deve tenere in considerazione, nel contempo, il fatto che le sue disposizioni consentono di valutare l'interesse legittimo del responsabile del trattamento alla protezione dei beni, della salute e della vita propri nonché della sua famiglia.In primo luogo, il trattamento di dati personali può essere effettuato senza il consenso dell'interessato, segnatamente quando è necessario alla realizzazione dell'interesse legittimo del responsabile del trattamento.
In secondo luogo, una persona non dev'essere informata del trattamento dei suoi dati, se l'informazione di quest'ultima si rivela impossibile o implica sforzi sproporzionati.

In terzo luogo, gli Stati membri possono limitare la portata degli obblighi e dei diritti previsti dalla direttiva, quando una siffatta limitazione è necessaria per salvaguardare la prevenzione, la ricerca, l'accertamento e il perseguimento di infrazioni penali o la tutela dei diritti e delle libertà altrui.
Data l'autorevolezza della fonte giurisprudenziale da cui promana la decisione in commento, di fatto si dà un via libera europeo all'uso di apparecchi di videosorveglianza privati ancor più esteso di quanto non lo fosse in precedenza, rileva Giovanni D'Agata presidente dello "Sportello dei Diritti".
Lecce, 12 dicembre 2014                                                                                                                                                                                         


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Redazione del CorrieredelWeb.it

giovedì 11 dicembre 2014

Acquisto della cittadinanza italiana. Cosa fare quando il procedimento non si conclude entro 730 giorni


Firenze, 11 Dicembre 2014. I tempi di conclusione dei procedimenti di concessione della cittadinanza italiana sono – notoriamente - biblici: in media occorre aspettare 5 anni dalla data di presentazione della domanda.Si tratta di ritardi cronici della pubblica amministrazione, immotivati nella sostanza e fondamentalmente frutto di mala organizzazione che, come abbiamo visto, di recente si e' estesa anche alla fase della presentazione delle domande, nel tentativo di alcune Prefetture di "aggirare" il termine imposto dalla legge ritardando la presentazione delle domande con appuntamenti fissati dopo un anno dalla richiesta.

La gravita', cronicita' e "ingiustificabilita'" dei ritardi del Ministero dell'Interno nel concludere i procedimenti di concessione della cittadinanza – nonostante il termine decisamente lungo di 730 giorni previsto dalla legge – e' stata anche stigmatizzata dal TAR Lazio in una class action pubblica, all'esito della quale i Giudici hanno condannato il Ministero dell'interno "a porre in essere ogni adempimento utile, di carattere organizzativo e procedurale, volto al rigoroso rispetto dei termini previsti per la conclusione del procedimento di rilascio della cittadinanza italiana, tenuto conto che, la previsione legislativa di riconoscere ben 730 giorni di tempo (a mente dell'art. 3 del D.P.R. 18 aprile 1994 n. 362, Regolamento recante disciplina dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana) all'amministrazione competente per completare il percorso istruttorio con l'adozione del provvedimento conclusivo appare più che idonea a rendere ingiustificabile
ogni ragione di ritardo nel completamento della filiera amministrativa in questione a far data dalla presentazione della relativa istanza".
Sono passati gia' alcuni mesi dalla sentenza (depositata il 26 febbraio 2014), eppure parrebbe che il ministero dell'Interno non abbia al momento intenzione di migliorare l'efficienza dei propri uffici: rispondendo ad una interrogazione parlamentare, del 24 settembre 2014, sulle iniziative che il Ministero intende porre in essere per velocizzare l'iter procedimentale, il Ministro dell'Interno non ha infatti menzionato nuove "misure di razionalizzazione" attuate - o in corso di attuazione - successivamente all'emanazione della sentenza, che per ora resta quindi lettera morta.

Cosa fare dunque quando l'amministrazione tarda a rispondere?

Il termine per la conclusione di tutti i procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana e' di 730 giorni dalla presentazione della domanda. Le conseguenze dello spirare di questo termine senza che  l'amministrazione abbia provveduto - rigettando o accogliendo l'istanza - sono diverse a seconda dei motivo in base al quale la cittadinanza italiana e' stata richiesta.

In caso di richiesta per matrimonio con cittadino italiano, o di richiesta da parte di persone nate in Italia e vissute in Italia senza interruzioni fino al compimento dei diciotto anni, sorge un vero e proprio diritto soggettivo alla cittadinanza: passati due anni l'amministrazione non potra' piu' rigettare l'istanza e il richiedente potra' decidere se attendere i tempi dell'amministrazione o rivolgersi al giudice ordinario chiedendo che venga dichiarata la propria cittadinanza italiana.

In tutti gli altri casi lo spirare del termine di 730 giorni comporta un silenzio-inadempimento della pubblica amministrazione. Il richiedente potra' quindi impugnare, entro un anno dalla data in cui il termine di 730 giorni e' trascorso (e quindi entro tre anni dalla presentazione della domanda, pena la dichiarazione di irricevibilita' del ricorso), il silenzio dell'amministrazione davanti al Tar Lazio. Il Tribunale Amministrativo, verificato il decorso del termine senza che l'amministrazione si sia pronunciata, ordinera' all'amministrazione di provvedere entro un termine stabilito in sentenza (solitamente tra i 30 e i 90 giorni). In caso di ulteriore inadempimento il Tar nominera' un commissario ad acta, affinche' si sostituisca all'amministrazione e provveda a concludere il procedimento. Se il ricorrente ne fa richiesta, per evitare di presentare una ulteriore istanza, il commissario ad acta potra' essere nominato contestualmente alla sentenza che dichiara l'illegittimita' del silenzio e ordina all'amministrazione di provvedere.

E' possibile ottenere il risarcimento del danno da ritardo?

Il Tar Lazio ha escluso, con diverse pronunce, la risarcibilita' del danno da silenzio-inadempimento nelle istanze di concessione della cittadinanza. Ad avviso dei giudici, infatti, il richiedente dovrebbe provare non solo di essere in possesso dei requisiti per la concessione della cittadinanza, ma anche che la stessa sarebbe stata sicuramente concessa dall'amministrazione, il che e' impossibile vista l'ampia discrezionalita' dell'amministrazione nel concedere la cittadinanza nel valutare la sussistenza dell'interesse pubblico ad adottare il provvedimento di concessione.

Emmanuela Bertucci, legale Aduc



DECRETO CONTRO LEGNO ILLEGALE PUBBLICATO IN GAZZETTA UFFICIALE - ASSOCIAZIONI: "ORA SUBITO I CONTROLLI"

DECRETO CONTRO LEGNO ILLEGALE PUBBLICATO IN GAZZETTA UFFICIALE

ASSOCIAZIONI: “ORA SUBITO I CONTROLLI”

La news sul sito del WWF: http://www.wwf.it/news/sala_stampa/?12840/Decreto-contro-il-legno-illegale

ROMA, 11 dicembre 2014 - Greenpeace, WWF, Terra! e Legambiente esprimono soddisfazione per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale  - avvenuta ieri sera  - del decreto-legge che introduce in Italia i meccanismi necessari all’applicazione del Regolamento Europeo del Legno che proibisce l’immissione e il commercio in Europa di legno e prodotti derivati provenienti dal taglio illegale.

 Ora che finalmente anche il nostro Paese è in possesso di una norma che permette di adeguarsi ai regolamenti comunitari contro le importazioni di legno illegale, le associazioni ambientaliste ritengono di fondamentale importanza che si proceda all’immediata approvazione dei decreti ministeriali previsti e chiedono quindi un incontro con il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Maurizio Martina.

 Il Regolamento 995/2010 o EUTR (European Union Timber Regulation) è fondamentale per la lotta ai processi di deforestazione che stanno compromettendo gli ecosistemi forestali del Pianeta. La norma, promossa dall'UE, prevede l’adozione di un sistema di dovuta diligenza da parte degli importatori che dovranno mettere in atto tutte le misure necessarie per evitare che, nelle filiere dei prodotti che commercializzano, vi sia la possibilità che venga introdotto - e quindi ripulito - il legname illegale.

 L’EUTR richiede ad ogni Stato membro la definizione di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive attraverso un decreto attuativo che finalmente è stato emanato in Italia. Anche nel nostro Paese si potrà quindi procedere con i controlli sul mercato del legno e sarà finalmente possibile dare seguito alle denunce delle associazioni che negli ultimi mesi hanno segnalato numerose violazioni, applicando le sanzioni previste.

 Greenpeace, WWF, Terra! e Legambiente ritengono prioritario che il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali - autorità competente in Italia - si doti ora di una strategia operativa e di un piano di ispezioni per controllare il mercato nazionale. Inoltre, le autorità dovrebbero avviare subito una campagna di comunicazione per le decine di migliaia di aziende della filiera del legno interessate dal provvedimento, a beneficio anche di tutti i consumatori. È infine necessario promuovere una efficace formazione per gli stessi addetti che dovranno svolgere i controlli e far rispettare la legge.

 Nonostante quello italiano sia uno dei mercati più importanti a livello internazionale per le importazioni di legname, si è dovuto attendere quasi due anni dall’entrata in vigore del regolamento - avvenuta il 3 marzo 2013 -  perché questo decreto attuativo fosse adottato nel nostro Paese. Adesso, il Ministero non ha più scuse per non agire.

 

 NOTA:

Nella Gazzetta ufficiale di mercoledì 10 dicembre, è stato pubblicato il DECRETO LEGISLATIVO 30 ottobre 2014, n. 178  di Attuazione del regolamento (CE) n. 2173/2005 relativo all'istituzione di un sistema di licenze FLEGT per le importazioni di legname nella Comunità europea e del regolamento (UE) n. 995/2010 che stabilisce gli obblighi degli operatori che commercializzano legno e prodotti da esso derivati  (entrera' in vigore dal 25 dicembre 2014).

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2014-12-10&atto.codiceRedazionale=14G00191&elenco30giorni=false

Pignoramento auto, conto corrente, stipendi: da oggi procedure più snelle e veloci



Firenze, 11 Dicembre 2014. Da oggi 11/12/2014 i nuovi procedimenti di pignoramento che riguardano i veicoli (auto e moto) e i crediti del debitore presso terzi (stipendi, conti correnti bancari, etc.) diventano più snelli e veloci in conseguenza a quanto prevede la Legge di conversione del DL 132/2014 (Legge 162/2014).

La principale novità, per la quale in realtà è atteso un decreto ministeriale, è la ricerca telematica dei beni potenzialmente pignorabili, con successiva attivazione “d'ufficio” delle relative procedure. L'ufficiale giudiziario, infatti, su istanza del creditore e con autorizzazione del giudice, può eseguire ricerche telematiche su tutti gli archivi della pubblica amministrazione (Pra, anagrafe tributaria, anagrafe conti correnti, archivi di enti previdenziali, etc.).

Altra novità e' che per i pignoramenti di veicoli e presso terzi il foro competente e' sempre il domicilio del debitore.

Per le novità specifiche vediamo i dettagli.
Pignoramento auto e moto
Tecnicamente parlando il pignoramento di auto e moto rientra nelle procedure di espropriazione mobiliare presso il debitore, disciplinata dal codice di procedura civile (art.513 e segg.)
Deve preventivamente esser stato notificato un titolo esecutivo e un precetto, a meno che il veicolo non sia già stato ipotecato.

Fino ad oggi la difficoltà -per gli ufficiali giudiziari- era quella di rintracciare il veicolo oggetto di pignoramento, con necessità di autorizzazioni particolari se lo stesso si trovava in strada anziché nell'area di proprietà del debitore. Con le nuove norme queste difficoltà sono superate. Esse prevedono infatti la notifica al proprietario/debitore di un atto di intimazione a consegnare il veicolo entro 10 giorni all'istituto vendite giudiziarie del luogo, decorsi i quali l'eventuale circolazione con lo stesso e' punibile con il sequestro e successiva consegna all'istituto vendite giudiziarie.
La procedura infatti prevede che il pignoramento venga iscritto al PRA e che da quel momento non possa più circolare, come per il fermo amministrativo.

Pignoramento crediti presso terzi (stipendi, conti correnti, affitti)
Disciplinato dal codice di procedura civile agli art.543 e segg., riguarda beni del debitore, o suoi crediti, in possesso di terzi (datore di lavoro, banche, etc.). Si esegue mediante un atto da notificare al debitore e al terzo con il quale si indicano le cose o somme dovute e si intima al terzo di non disporne senza ordine del giudice.

La novità è che con questo atto il terzo non viene più direttamente convocato davanti al giudice (insieme al debitore) per consegnare la lista delle cose -o crediti- in suo possesso ma viene invitato a fare la comunicazione per raccomandata a/r o pec entro 10 giorni, anche tramite il proprio avvocato. In mancanza scatta la convocazione, e se anche in questa occasione non viene resa la dichiarazione si prendono per buoni i crediti e i beni dichiarati dal creditore, che diventano incontestabili.

Si ricorda che il pignoramento presso terzi è leggermente diverso nel caso segua il mancato pagamento di una cartella esattoriale (pignoramento esattoriale). In questo caso il terzo (che puo' essere anche un inquilino per il pagamento di fitti scaduti) deve consegnare le cose -o versare le somme di cui e' debitore- direttamente all'agente per la riscossione entro 60 giorni dalla notifica dell'atto di pignoramento.
Il riferimento e' il Dpr 602/73 artt.72 e segg.

Anche riguardo all'impignorabilità degli stipendi le due procedure sono diverse:
- nel pignoramento classico disciplinato dal codice di procedura civile gli stipendi sono pignorati nella misura decisa dal giudice per massimo un quinto (cpc art.545).
- nel pignoramento esattoriale l'agente per la riscossione può pignorare fino al 10% degli stipendi, indennità o trattamenti di fine rapporto non superiori a 2.500 euro, fino ad un settimo per quelli tra 2.500 e 5.000 euro e fino ad un quinto per quelli superiori a 5.000 euro. Non e' mai pignorabile l'ultimo stipendio accreditato sul c/c (Dpr 602/73 art.72ter).

Per ogni approfondimento si veda la scheda IL PIGNORAMENTO: http://sosonline.aduc.it/scheda/pignoramento_9963.php

Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo

mercoledì 10 dicembre 2014

Amnesty International: "E' il momento che il Parlamento approvi il reato di tortura"


É la richiesta fatta da Amnesty International, Antigone, Arci, Cild e Cittadinanzattiva durante la conferenza tenutasi oggi. 

Si è tenuta stamattina la conferenza stampa nell'ambito dell'iniziativa "In silenzio contro la tortura", promossa da Amnesty International, Antigone, Arci, Cild e Cittadinanzattiva. 

La sede scelta è stata quella della Camera dei Deputati dove da marzo, quando fu approvato al Senato il disegno di legge per l'introduzione del reato di tortura nel codice penale, il testo è fermo. 

Riccardo Noury, Susanna Marietti, Laura Liberto, Patrizio Gonnella, Francesca Chiavacci, intervenendo a nome delle associazioni promotrici dell'iniziativa hanno ribadito l'importanza che, a 30 anni dall'adozione della Convenzione contro la tortura da parte delle Nazioni Unite e oltre 25 anni dopo la ratifica italiana, finalmente l'Italia si adegui agli standard internazionali, approvando questa legge. 

Lo stesso hanno sottolineato nei propri interventi gli esponenti delle organizzazioni aderenti all'evento, nonché il cantante Piotta, testimonial del mondo dell'arte. 

In apertura di conferenza stampa Amnesty International ha consegnato alla vice Presidente del Senato, Linda Lanzillotta, le 16.000 firme raccolte per chiedere l'introduzione di questo reato. Un'iniziativa che anche Antigone ripeterà nelle prossime settimane consegnando le circa 15.000 firme on-line raccolte, che si vanno ad aggiungere alle 30.000 cartacee, raccolte dalla stessa associazione insieme a numerose altre. 

Nel ricevere le firme la senatrice ha ribadito l'impegno affinché l'Italia faccia proprio questo reato. Un impegno che hanno espresso e assunto anche i deputati presenti Gennaro Migliore (PD), Paolo Beni (PD), Davide Matiello (PD), Daniele Farina (SEL), Giulia Sarti (M5S), proprio a partire dal 15 dicembre quando in commissione giustizia si inizierà a discutere degli emendamenti al testo. 

L'auspicio che il disegno di legge venga approvato anche alla Camera è arrivato da Luigi Manconi, primo firmatario al Senato che, pur riconoscendo le modifiche peggiorative subite dal testo da lui proposto (in particolare per la configurazione del reato quale generico, anziché specifico, come raccomandato dalle Nazioni Unite), ha messo in guardia sul fatto che, se il testo venisse modificato alla Camera, al Senato poi non ci sarebbero i numeri e le forze per un'approvazione conforme, con il rischio che dovranno passare altri 25 anni senza questo reato. 

La conferenza è stata interrotta a metà dei suoi lavori quando i presenti si sono alzati in piedi e hanno osservato un minuto di silenzio contro la tortura. Un modo per controbattere al silenzio che, in questo quarto di secolo, è arrivato dalle istituzioni. 

venerdì 5 dicembre 2014

SCUOLA – Sentenza Corte Giustizia UE, sul precariato il Governo continua a sbagliare



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Non assumere 60mila docenti abilitati e 40mila Ata esporrebbe lo Stato a risarcimenti miliardari, molto superiori ai costi della loro stabilizzazione negata. Sbaglia il sottosegretario Gabriele Toccafondi a dire, come ha fatto oggi rispondendo ad un'interpellanza parlamentare, che la questione si ritiene chiusa con il programma "di assunzioni a tempo indeterminato di circa 148mila docenti delle scuole di ogni ordine e grado da attuarsi nell'a.s. 2015/16, con conseguente chiusura definitiva delle graduatorie ad esaurimento".

 

Marcello Pacifico (presidente Anief): chi governa continua a ragionare come se la storica sentenza del 26 novembre a Lussemburgo non fosse mai esistita, trattando il fenomeno del precariato per comparti. Il punto è che è finito il tempo di far operare i lavoratori nello Stato per lunghi periodi, a tempo determinato e su posti vacanti e disponibili senza alcuna ragione sostitutiva.

 

La storica sentenza del 26 novembre della Corte di Giustizia europea ha messo in chiaro, una volta per tutte, che la stagione delle discriminazioni verso i precari è giunta al capolinea: invece i rappresentanti del Governo continuano ad esternare come se non fosse accaduto nulla. Come il sottosegretario Gabriele Toccafondi che, rispondendo oggi ad un'interpellanza urgente dell'on. Silvia Chimienti (M5S) sulle modalità che l'Esecutivo intende adottare per dare seguito al parere espresso dalla Corte di Lussemburgo sulla reiterazione dei contratti, si è limitato a dire che la questione si ritiene chiusa con il programma "di assunzioni a tempo indeterminato di circa 148mila docenti delle scuole di ogni ordine e grado da attuarsi nell'a.s. 2015/16, con conseguente chiusura definitiva delle graduatorie ad esaurimento", come previsto dalla 'Buona Scuola' e dalla Legge di Stabilità 2015.

 

Il sottosegretario, inoltre, ha spiegato che "i posti che si renderanno vacanti e disponibili per effetto del turn over a decorrere dall'anno 2016 saranno coperti con docenti assunti a tempo indeterminato grazie alla regolare indizione di appositi concorsi. Tutto ciò, renderà stabile e sistematica la procedura di reclutamento dei docenti. È evidente – ha concluso Toccafondi - che l'attuazione del piano consentirà di eliminare il ricorso reiterato a contratti a tempo determinato ed utilizzare le supplenze solo per esigenze contingenti ed imprevedibili".

 

Ancora una volta, il Governo non spende una parola per tutti gli abilitati all'insegnamento non inclusi nelle GaE. E nemmeno sui tanti precari appartenenti al personale Ata che da un lungo periodo, superiore ai tre anni servizio svolto, indicati dalla Curia europea, operano per l'amministrazione scolastica in stato di precarietà. Si continua, in sostanza, a considerare per buona la Legge 106/2011, che autorizza alla reiterazione dei contratti a termine, mentre la suprema Corte UE ha nel frattempo spiegato, a chiare lettere, che qualsiasi norma di questo stampo risulta in palese contrasto con la direttiva europea 1999/70/CE.

 

"Si continua a trattare il fenomeno del precariato – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – per sottocomparti. Eppure, i giudici della Corte di Giustizia europea non hanno indicato come elemento imprescindibile, per essere assunti, quello della collocazione dei precari in particolari o determinate graduatorie. Per essere immessi in ruolo occorre il titolo di studio richiesto e i 36 mesi di servizio, anche non consecutivi, su posto previsto in organico di diritto, quindi con scadenza collocata almeno sino al termine dell'anno scolastico. Più l'abilitazione all'insegnamento, ovviamente quando si parla di personale docente".

 

"Ora, siccome ci sono almeno 100mila precari della scuola in questo stato, 60mila insegnanti e 40mila Ata, è evidente che non volerli assumere significa automaticamente esporsi ad una nuova stagione di ricorsi. Ma proprio alla luce della sentenza europea della scorsa settimana, continuare a tenere la testa nella sabbia, come sembra voler far il Governo italiano, può essere davvero rischioso: stavolta lo Stato italiano rischia di pagare risarcimenti salatissimi, anche di 6 miliardi di euro", dice ancora Pacifico.

 

Per evitare l'avvio di decine di migliaia di impugnazioni in tribunale, il Governo farebbe quindi bene a cambiare registro. Prendendo atto del fatto che lo scenario politico e giuridico è mutato. Ecco perché l'Anief ha chiesto al Parlamento, prima alla Camera e ora al Senato, sempre con richieste di atti emendativi alla Legge di Stabilità 2015, di prevedere un allargamento di 100mila unità al piano di assunzioni e di includervi il personale non docente.

 

Il giovane sindacato chiede, pertanto, di incrementare il cosiddetto organico funzionale per un totale quindi di 210mila immissioni in ruolo di personale docente. Per il personale docente, la proposta Anief è quella di consentire l'inserimento in quarta fascia aggiuntiva, considerato tra l'altro che in alcune province e per alcune classi di concorso le Graduatorie ad esaurimento sono ormai vuote. Come si fa, visto che vi sono i posti vacanti e il personale abilitato a cui affidarli, a continuare a traccheggiare in attesa di nuovi concorsi da bandire nel 2016 e concludere, se va bene, l'anno successivo? Lo stesso discorso vale per gli amministrativi, tecnici e ausiliari della scuola, che, come i docenti, svolgono un ruolo fondamentale ed a sostegno della scuola pubblica: hanno tutti i requisiti, ma vengono lasciati ancora una volta al palo.

 

Anief ribadisce che la sentenza del 26 novembre riguarda tutto il pubblico impiego, ma solo per la scuola italiana coinvolge oltre 250mila precari, tra personale docente e Ata. Perché negli ultimi tredici anni le immissioni in ruolo sono state appena 250mila, a fronte di un milione e mezzo di supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche su posti liberi e appena 300mila pensionamenti. I supplenti di lungo corso, con almeno quattro supplenze annuali o al 30 giugno, vanno assunti: "è finita l'epoca di farli operare nello Stato per lunghi periodi a tempo determinato su posti vacanti e disponibili e senza alcuna ragione sostitutiva. Chi ci governa – conclude Pacifico – se ne faccia una ragione".

 

Per approfondimenti:

 

Dal 2001 assunti 258 mila insegnanti ma dovevano essere molti di più: in pensione in 295 mila e 311 mila posti liberi

 

Precariato: la Corte di Giustizia europea dà ragione ad Anief-Confedir

 

Sentenza nelle cause riunite C-22/13, C-61/13, C-62/13, C-63/13, C-418/13 Raffaella Mascolo e a. / Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.

 

Sentenza Corte di Giustizia UE: i precari da assumere sono 250mila e i soldi ci sono

 

Precariato, la 'Buona Scuola' non basta più: mancano 100mila assunzioni

 

La sentenza di Lussemburgo va allargata a tutto il pubblico impiego

 

Sentenza Corte di Giustizia Europea: cosa fare per ricorrere? Ecco le FAQ

Saldo Imu, Tari e Tasi di Dicembre: chi paga e come


Firenze, 5 Dicembre 2014. Nel corso di questo mese di Dicembre scadono i pagamenti del saldo delle imposte comunali facenti parte della cosiddetta "IUC", imposta unica comunale, ovvero Imu, Tari e Tasi. 
La questione è articolata e perciò cerchiamo di sintetizzarla al massimo, facendo presente che ogni informazione può essere trovata sui siti istituzionali dei Comuni dove spesso sono anche disponibili programmi utili per il calcolo del dovuto.

IMU – IMPOSTA MUNICIPALE
E' la classica imposta patrimoniale sugli immobili, sostitutiva dell'ICI. Le regole di legge per il 2014 sono le stesse del 2013.
Chi paga: paga il proprietario o comunque il titolare di altro diritto reale (usufrutto, uso, etc.) sull'immobile. Non coinvolge in alcun modo eventuali occupanti diversi da questi soggetti (come per esempio inquilini , comodatari, etc.). Grava sulle seconde case oltre che sugli immobili ad uso diverso dalle abitazioni (fondi, negozi) e sulle aree fabbricabili e i terreni agricoli (esclusi quelli montani, per i quali dovrebbe scattare una proroga - 1). Le prime case, intese come case di abitazione, sono esenti escluse quelle di lusso, le ville i castelli.
Quando si paga: per tutti entro il 16/12/2014; l'acconto del 16/6 andava calcolato utilizzando le aliquote del 2013 mentre il saldo va calcolato a conguaglio sulla base delle aliquote e detrazioni del 2014 approvate dai Comuni e pubblicate entro il 28/10 sul sito del Ministero delle finanze (www.finanze.it). In caso contrario (nessuna delibera o pubblicazione della stessa dopo il 28/10) anche la rata di saldo può essere calcolata sulla base delle aliquote e detrazioni deliberate per il 2013.
Il Comune di Firenze ha approvato la delibera il 28/7/2014 confermando per il 2014 le stesse aliquote del 2013.
Come si paga: il calcolo del dovuto, a carico del contribuente, dev'essere fatto utilizzando come base imponibile la rendita catastale rivalutata e moltiplicata per alcuni coefficienti; il pagamento si esegue con modello F24. Sui siti dei Comuni si trovano non di rado programmi che eseguono, con l'immissione di alcuni dati, sia il calcolo che la compilazione del modello F24.

TARI - TASSA SUI RIFIUTI
E' la tassa sui rifiuti che dal 2014 sostituisce la TARES.
Chi paga: il detentore dell'immobile (proprietario, affittuario, usufruttuario, etc.).
Quando si paga: le scadenze le decide il Comune, prevedendo almeno due rate a cadenza semestrale con possibilità di pagare tutto entro il 16/6. L'acconto dovrebbe in genere esser scaduto tra fine Maggio e Giugno, calcolato probabilmente in base a quanto pagato nel 2013, perché la scadenza per l'approvazione delle tariffe per il 2014 è stata il 31/7/2014. Alcuni Comuni, con lo stesso criterio, potrebbero aver previsto anche un secondo acconto.
Il saldo dovrebbe scadere in questo mese, calcolato a conguaglio con le tariffe approvate per il 2014. Per il Comune di Firenze scadrà il 31/12/2014.
Come si paga: nella maggioranza dei casi il Comune invia bollettini postali precompilati a casa, ma potrebbero anche essere utilizzabili altri mezzi di pagamento (modello F24, pagamenti telematici, etc.).
Fonte di informazioni è l'ufficio tributi del Comune, il sito dello stesso o la delibera pubblicata sul sito del Ministero delle finanze (2)

TASI – TASSA SUI SERVIZI INDIVISIBILI
E' la tassa sui servizi indivisibili che dal 2014 sostituisce la maggiorazione della TARES e che è andata di fatto a sostituire l'IMU sulle prime case (di abitazione).
Chi paga: il soggetto obbligato è il possessore dell'immobile, proprietario o titolare di altro diritto di godimento (usufrutto, uso, etc.). Se l'immobile fosse occupato da persona diversa dal possessore (tipico esempio l'inquilino in un contratto di affitto), a quest'ultimo potrebbe spettare parte del pagamento, decisa dal Comune tra il 10 e il 30% dell'imposta totale.
Gli immobili colpiti sono quelli previsti dalle delibere comunali, che devono però rispettare il criterio secondo cui IMU+TASI non devono superare i tetti di legge delle aliquote IMU maggiorati dello 0,8 per mille totale (per esempio, se decidono di colpire unicamente le abitazioni principali non di lusso, l'aliquota non deve superare il 3,3 per mille).
Quest'ultima soluzione è stata scelta dal Comune di Firenze che ha fatto gravare la TASI solo sugli immobili NON colpiti da IMU (le prime case) con l'aliquota massima ma senza coinvolgere gli eventuali inquilini.
Quando si paga:
Per il 2014 è stato previsto che l'acconto (del 50%) potesse scadere il 16/6 oppure il 16/10 a seconda della data di pubblicazione sul sito del Ministero delle finanze delle delibere comunali che fissano le aliquote per il 2014 (vedi questo articolo - 3).
Il saldo scade per tutti al 16/12/2014 con alcune differenze:
- nei Comuni che hanno pubblicato (sul sito del Ministero delle finanze www.finanze.it) le delibere entro il 18/9 si tratta di un saldo vero e proprio, ovvero va versata l'altra metà del dovuto;
- nei Comuni che NON hanno pubblicato le delibere entro il 18/9, non essendo stato versato alcun acconto, il pagamento del 16/12 è unico e riguarda tutta la Tasi dovuta per il 2014 calcolata applicando l'aliquota base di legge dell'1 per mille senza detrazioni. L'eventuale occupante diverso dal proprietario in questo caso contribuisce pagandone il 10%.

Si ricorda che il calcolo del dovuto, a carico del contribuente, dev'essere fatto utilizzando come base imponibile la stessa utilizzata per l'IMU (rendita catastale rivalutata e moltiplicata per alcuni coefficienti); il pagamento si esegue con modello F24 o con apposito bollettino postale. Sui siti dei Comuni si trovano non di rado programmi che eseguono, con l'immissione di alcuni dati, sia il calcolo che la compilazione del modello F24.

Attenzione! Riguardo ai pagamenti con modello F24 sono entrate recentemente in vigore alcune novità:
- se il pagamento supera 1.000 euro si può effettuare solo per via telematica (home banking, banche online, etc.)
- stessa cosa se c'è una compensazione (importi a credito decurtati dal dovuto), con la particolarità che se la compensazione porta il dovuto a zero l'F24 va "trasmesso" attraverso il servizio telematico dell'Agenzia delle entrate (fiscoonline o entratel). Per approfondimenti si veda qui.

Per approfondimenti sulle singole imposte si veda la scheda pratica
La nuova IUC (imposta unica comunale) comprendente IMU, TARI e TASI: una guida: http://sosonline.aduc.it/scheda/nuova+iuc+imposta+unica+comunale+comprendente+imu_22057.php

1) http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2014-12-04/imu-terreni-arriva-rinvio-080639.shtml
2) http://www.finanze.it/export/finanze/Per_conoscere_il_fisco/Fiscalita_locale/Iuc/Regolamenti-aliquote_dei_comuni.htm
3) http://www.aduc.it/comunicato/prima+rata+tasi+16+giugno+2014+chi+paga+chi+no_22297.php

Rita Sabelli, responsabile Aduc per l'aggiornamento normativo

Voluntary Disclosure: "una occasione che molti non si vorranno far scappare" - il commento di WITHERS, avv. Giulia Cipollini

Il commento dell'avv. Giulia Cipollini, Responsabile della practice Tax di Withers, all'approvazione del Governo italiano del primo programma di Voluntary Disclosure che consente ai contribuenti italiani, persone fisiche, Società, trust e altri enti non commerciali di dichiarare le attività e i fondi illecitamente detenuti in l'Italia o all'estero.
 
"Il programma di Voluntary Disclosure adotta un approccio particolarmente persuasivo in relazione ai soggetti che possono parteciparvi. Sono previsti grandi rientri di capitale, fino a € 1,5 miliardi, di cui la maggior parte delle banche svizzere. Ed infatti ci si attende a breve anche l'ingresso ufficiale dalla Svizzera dai Paesi collaborativi ai fini dello scambio automatico delle informazioni con l'Italia. L'Italia ha chiesto (rectius imposto) alla Svizzera di avviare la procedura per modificare il Trattato contro le doppie imposizioni siglato con l'Italia entro 60 giorni, in modo che la Svizzera non sia più un Paese c.d. black list.
Chi sceglie di attivare la procedura di Disclosure prima del 30 settembre 2015 sarà escluso dal procedimento penale per i principali reati fiscali, tra cui il nuovo reato di autoriciclaggio. I contribuenti che detengono attività non dichiarate, o comunque da regolarizzare, sono consigliati di valutare la propria posizione e la potenziale applicazione delle sanzioni e punibilità penale, ma è decisamente raccomandabile l'adesione alla procedura. A tale proposito una scadenza da valutare attentamente è la regolarizzazione della dichiarazione dei redditi per quanto riguarda il quadro RW sul monitoraggio già entro il 31 dicembre 2014, così da sanare tale annualità con il pagamento di soli 258 euro di sanzione in misura fissa. Una occasione che in molti non si vorranno far scappare".

giovedì 4 dicembre 2014

Telefonini e Tassa di Concessione Governativa. La Commissione Tributaria Regionale di Firenze sospende il giudizio in attesa della nuova pronuncia della Corte di Giustizia UE


Firenze, 4 dicembre 2014. Oggi la Commissione Tributaria Regionale di Firenze ha sospeso il giudizio d'appello promosso dall'Agenzia delle Entrate di Firenze contro una sentenza che dava ragione al contribuente sulla richiesta di rimborso della Tassa di concessione Governativa (TCG) per l'uso del telefonino. Uniformandosi a quanto accaduto pochi giorni fa in Corte di Cassazione sul medesimo argomento, infatti, ha ritenuto opportuno attendere la decisione del Giudice Europeo sull'intricata – e tutta italiana – vicenda dell'odiosa tassa.

Queste, in breve, le ultime novità ed aggiornamenti che interessano il consumatore contribuente.
Dopo sofferta diatriba in seno alla Corte di Cassazione durante il 2013 (*),  nel febbraio 2014 i giudici di legittimità sono giunti alla conclusione che la tassa è dovuta, (sent. Cass. Sez. Unite n.  9460/2014).
Forse non a caso, prima della pronuncia, è intervenuto il legislatore con un discutibile intervento di interpretazione autentica (D.l. 4/2014 conv. Con legge n. 50/2014) che equipara nella sostanza i telefonini alle "stazioni radioelettriche" previste dalla normativa di settore (art. 160 d.lgs 259/2003). Tale equiparazione comporterebbe ai primi l'estensione della disciplina dei secondi, quantomeno per i telefonini usati con abbonamento.
Secondo le intenzioni "autentiche" del legislatore,  L'autorizzazione/licenza, obbligatoria dunque su ogni apparecchio omologato in circolazione, può tuttavia esser sostituita dall'abbonamento. Abbonamento che rappresenta dunque il presupposto del tributo.

In altre parole, secondo la ricostruzione del legislatore in combinato con le Sezioni Unite di Cassazione del febbraio 2014, chi ha stipulato un contratto con un gestore telefonico, non ha concluso un contratto tout court. Sebbene assuma le sembianze dell'abbonamento, per il fisco italiano non si tratta di un mero abbonamento, ma di documento sostitutivo di una autorizzazione/licenza da parte dello Stato all'utente finale ad utilizzare il telefonino.
Ciò in contrasto con la normativa europea che non richiede alcuna attività statale di autorizzazione o concessione per l'uso dei dispositivi di telefonia mobile.
Ciò in contrasto con la Costituzione e con il diritto di uguaglianza ex art. 3: non si vede come possa dirsi diversa la condizione di chi utilizza il telefono con carta prepagata (che peraltro oggi i gestori, con scopo di eludere la tassa stessa, concedono con addebito in conto corrente, dunque a tempo indeterminato) e chi lo utilizza con abbonamento.

La forzatura e lo strenuo tentativo per non rinunciare al gettito sono tali che i giudici di merito proprio non ci stanno (**). Nel giugno scorso la Commissione Tributaria Regionale del Veneto, con ordinanza 385/24/2014 (***) rimette nuovamente il caso alla Corte di Giustizia, questa volta con una perfetta sintesi analitica della questione, con riferimenti esatti alla normativa comunitaria.
Con l'interpretazione autentica si è davvero toccato il fondo e, suo malgrado, anziché chiudere la fastidiosa questione, lo Stato l'ha invece riaperta.
Tanto che neppure la stessa Corte di Cassazione, che si era pronunciata pochi mesi fa a sezioni unite, riesce davvero a metterci una pietra sopra. E di fronte all'ennesima levata di scudi delle Commissioni tributarie di merito, e della lucidità ed il rigore degli argomenti, di fronte all'evidenza ed al buon senso giuridico, questa volta cede.

E' di pochi giorni fa, infatti, la notizia che la Corte di Cassazione ha deciso di sospendere i giudizi in merito alla debenza della tassa, nell'attesa che si pronunci il Giudice Europeo. (****)
Altrettanto, oggi, ha fatto la Commissione Tributaria Regionale della Toscana.
In conclusione, chi ha in corso una controversia con l'Agenzia delle Entrate in materia di TCG, non molli e attenda i prossimi sviluppi.

* qui la vicenda: http://www.aduc.it/articolo/telefonini+tassa+concessione+governativa+corte_21378.php
** sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Macerata: http://www.aduc.it/generale/files/file/allegati/2014/CTP-MC-257-2-14-MCOSARO-MORROV-MSGIUSTO%20%281%29.pdf
*** Ordinanza CTR Veneto che rimette l'intera questione alla Corte di Giustizia UE: http://www.aduc.it/generale/files/file/allegati/2014/Ordinanza%20rimessione%20CGE%20CTR%20VENETO.pdf
**** Si ringrazia l'avv. Emanuele Mazzaro che ci ha fornito la documentazione.

Claudia Moretti, legale Aduc

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