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giovedì 23 gennaio 2020
ADUC - Associazione Diritti Utenti e Consumatori: Targhe estere, divieto di circolazione per residenti in Italia viola diritto europeo e internazionale
Firenze, 23 Gennaio 2020. Da gennaio 2019 i residenti in Italia da più di 60 giorni, alla guida di un'auto con targa estera, rischiano di subire pesanti sanzioni. La multa può arrivare a 2.848 Euro e il veicolo è sottoposto a sequestro: la carta di circolazione viene trattenuta dagli agenti accertatori e l'auto deve essere condotta dal luogo di accertamento fino a un luogo privato di deposito. Da quel momento in poi l'auto non potrà più circolare fino a che non sarà immatricolata in Italia o si decida di condurla fuori dal territorio nazionale, previa regolare autorizzazione (foglio di via) rilasciata dalla motorizzazione.
Il divieto è stato inserito nell'art. 93 del codice della strada dal primo decreto sicurezza del Governo Giallo-Verde e prevede solo poche eccezioni. A nostro avviso, tale divieto è incompatibile con una serie di normative internazionali, applicabili in materia, che lo rendono illegittimo e incostituzionale.
In particolare, la direttiva europea n. CEE 83/182, vieta agli Stati membri di imporre imposte sulla circolazione (il bollo) di auto immatricolate all'estero che circolano per un massimo di 6 mesi nel corso di un anno sul territorio italiano. Per godere di questa franchigia è, inoltre, necessario che il conducente abbia la "residenza normale" all'estero. Il concetto di residenza normale prescinde dalla residenza anagrafica e si determina, ai sensi dell'art. 7 della stessa direttiva: "si intende per «residenza normale» il luogo in cui una persona dimora abitualmente, ossia durante almeno 185 giorni all'anno (...)Tuttavia, nel caso di una persona i cui legami professionali siano situati in un luogo diverso da quello dei suoi legami personali e che pertanto sia indotta a soggiornare alternativamente in luoghi diversi situati in due o più Stati membri, si presume che la residenza normale sia quella del luogo dei legami personali, purché tale persona vi ritorni
regolarmente. (…) La frequenza di un'università o di una scuola non implica il trasferimento della residenza normale."
Da quanto sopra deriva che ci si può opporre al verbale se, al momento dell'accertamento,
A) si ha la residenza anagrafica in Italia da più di 60 giorni ma non si ha la residenza normale, cioè che si abiti in Italia da meno di 6 mesi,
oppure se,
B) a prescindere dal tempo di residenza in Italia, si è studenti stranieri in Italia o si lavora in Italia ma il centro della propria vita personale (legami familiari) è in un altro Paese.
Per fare ricorso contro la multa è però essenziale non aver pagato la sanzione pecuniaria in misura ridotta al momento dell'accertamento su strada. Infatti, il pagamento in misura ridotta implica la rinuncia al ricorso in opposizione. Purtroppo, l'automobilista sarà spesso indotto a pagare la sanzione in misura ridotta direttamente all'agente accertatore perché, avendo il veicolo targa estera, sarà minacciato di fermo amministrativo immediato (art. 207 , comma 3, Codice della strada), che comporta la rimozione del veicolo con carro attrezzi e deposito presso un custode, ovviamente, con ulteriori costi.
C'è però un modo per salvare capra e cavoli: si deve chiedere di pagare una cauzione, assicurandosi che di ciò sia fatta espressa menzione nel verbale di accertamento, che, nel caso di auto con targa europea, corrisponde all'ammontare della sanzione in misura ridotta (art. 207, comma 2 e 2 bis). In questo modo si può evitare il fermo immediato e proporre opposizione entro il termine di 30 giorni al giudice di pace.
Se però si paga la multa in misura ridotta, e quindi non è più possibile impugnare il verbale di accertamento, crediamo che ci sia comunque un rimedio. Riteniamo infatti che nelle circostanze A) e B) sopra descritte, la sanzione emessa sia comunque illegittima, perché la norma a monte è in contrasto con il diritto europeo. Si potrebbe, dunque, tentare una domanda di risarcimento del danno patrimoniale (importo della sanzione e danno da fermo del veicolo) contro la Repubblica Italiana per violazione del diritto europeo.
Se si è stati colpiti da un verbale che si crede illegittimo e non ci si rassegna non esitate a contattarci (3) per valutare insieme le possibili azioni.
Aaron Jorgos Lau, legale, consulente Aduc
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Buy and share. Antitrust blocca siti web, che continuano ad imperversare anche grazie alle illusioni dei consumatori
Firenze, 23 Gennaio 2020. L'Antitrust ha deciso la sospensione di alcuni siti web legati alle vendite cosiddette "buy and share": prezzo mozzafiato, paghi un anticipo, di metti in lista e speri che altri si iscrivano a questa lista sì da arrivare in cima, e solo allora potrai acquistare il tuo prodotto (in genere elettronica da consumo) al prezzo mozzafiato. Questo quanto viene promesso. La realtà: le liste sono eterne, non possono essere abbandonate (pena la perdita dell'anticipo) se non acquistando il prodotto ad un prezzo molto più alto del mercato. Il meccanismo è tra l'illegalità e la legalità, visto che assomiglia al "sistema piramidale" che è fuorilegge. Alcune di queste società, più di ogni tanto, spariscono col bottino. L'Antitrust interviene con blocchi, chiusure e multe (quasi mai pagate ché mediamente sono società più o meno farlocche), e il consumatore rimane col cerino in mano.
Aduc è da anni in prima fila a denunciare, con risultati, questo meccanismo. Antitrust interviene spesso. Ma le erbacce, si sa, se il terreno non viene tenuto bene, crescono a dismisura. Nel nostro caso il terreno tenuto male si manifesta in due modi:
- l'informazione sul web che, nonostante ci siano molti allerta contro questo tipo di transazioni, imperversa, con molte "fake";
- l'acquirente è sempre in agguato, come lo sconto e l'occasione di acquisto sono all'ordine del giorno… e, tra un "black fryday", un "cyber monday", un "single day" e un "Saldi", si prende l'abitudine che il mercato non può che essere sempre e comunque super scontato… e perché non provare da acquistare un telefonino ad un terzo del prezzo di mercato?
Morale:
Ci sono i delinquenti in circolazione, grazie ad una libertà di commercio che per alcuni sembra che sia solo occasione per meglio delinquere, e grazie agli insufficienti controlli da parte delle autorità. Ma continuano anche ad esseri in giro i cosiddetti allocchi. Quelli a cui, anche se gli dici in continuazione che un telefonino che costa 1000, se si trova sul mercato a 400, è molto probabile che ci possano essere problemi… ma che di fronte alla "occasione" è come se non tu gli avessi parlato in aramaico, anche se magari provano a "prendere" l'occasione da un web con sede in una isoletta dell'oceano Pacifico dove nessuna legge di nessun mondo potrà mai arrivare, o l'occasione di un web della cui proprietà non sanno nulla, e che se cercano qualcosa in web continuano a non sapere nulla oppure raccolgono "tuoni e fulmini"… ma tanto vale provare. E magari poi vanno alla Polizia postale, o all'Aduc a reclamare i propri diritti.
In questo contesto oggi arriva la benefica iniziativa dell'Antitrust. Speriamo che in tanti ci si possa dare una mano.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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Unione Naz. Consumatori su Antitrust: basta catene di Sant'Antonio
L'Antitrust ha sospeso alcuni siti che vendevano prodotti secondo il meccanismo di buy and share.
"Bene, vittoria dei consumatori!" afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori.
"Basta con la versione moderna delle vecchie catene di Sant'Antonio, ossia con offerte commerciali vantaggiose, ma condizionate in realtà dall'adesione di altri consumatori. Peggio ancora se poi i prodotti non sono realmente disponibili e non vengono nemmeno consegnati" prosegue Dona.
"L'E-commerce rappresenta l'unica forma distributiva del commercio in crescita, con incrementi delle vendite spesso a due cifre. Ma lo sviluppo delle vendite on line in Italia non ha ancora raggiunto i livelli di diffusione dei principali Paesi europei e questo anche perché, troppo spesso, viene tradita la fiducia del consumatore con pratiche scorrette. Da qui l'importanza dell'intervento di oggi dell'Authority" conclude Dona.
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sabato 18 gennaio 2020
Riders, a Napoli arriva la “Carta” dei diritti fondamentali
In Italia il 12 percento dei lavoratori è a "rischio povertà": lo dice l'Istat nel suo ultimo, drammatico rapporto che introduce alcuni termini che purtroppo stanno diventando familiari e che raccontano storie che non possono passare sottotraccia. Come quello dei Riders e degli altri lavoratori della "gig economy" ("economia dei lavoretti"): facchini, fattorini, badanti a chiamata e tanti altri che, per conseguire uno stipendio dignitoso sotto la promessa di un lavoro autonomo e indipendente sacrificano in realtà gran parte delle ore della loro giornata senza alcun tipo di tutela.
Magistrale, in tal senso, l'esempio splendido portato da Ken Loach in questi giorni nelle sale con "Sorry we missed you" che può essere interpretato come il manifesto di una nuova generazione di lavoratori sfruttati, sottopagati, un proletariato che combatte un nemico invisibile, che troppo spesso è messo all'angolo da un sistema che non prevede per loro alcuna garanzia.
Ed è per questo che, rivelandosi attenta ai diritti delle fasce sociali a maggior rischio esclusione, l'Amministrazione cittadina napoletana ha presentato questa mattina, alla presenza del Sindaco Luigi de Magistris, degli Assessori Monica Buonanno (Politiche Sociali e Lavoro) e Alessandra Clemente (Giovani) e i segretari napoletani della CGIL Walter Schiavella, della CISL Giampiero Tripaldi e della UIL Giovanni Sgambati, la "Carta dei diritti fondamentali dei ridersi e dei lavoratori della Gig Economy".
"Il Comune di Napoli - spiega l'Assessore al Lavoro Monica Buonanno - si pone, nel solco del dettato costituzionale, come Ente Locale che svolge a pieno il suo ruolo nel favorire il dialogo. Si tratta – continua- di un momento importante per un dibattito che rischia da troppo tempo di passare sotto traccia, e Napoli in questo senso ancora una volta è in prima fila per la tutela dei diritti delle persone, non chiudendo gli occhi davanti ai working poors".
Il documento è il risultato di un percorso che si è sviluppato lungo diversi mesi di lavoro, incontri e riflessioni in piena sintonia con le OO.SS e con le rivendicazioni dei Riders, e rappresenta un formale riconoscimento della necessità, rivendicata dall'Amministrazione, di stimolare una discussione pubblica sulla cultura del lavoro e promuovere la crescita dell'economia digitale, senza arretrare sui diritti e sulle tutele dei lavoratori ma favorendo anche il consumo responsabile.
"Il principio su cui si fonda la Carta – riassume la Buonanno - è quello di stabilire degli standard minimi di tutela al di là della qualificazione del rapporto giuridico, come l'obbligo di assicurazione nei confronti dei lavoratori e dei terzi, il diritto ad un compenso equo e dignitoso, una maggiorazione nei casi di impiego nei giorni festivi o notturni, la sospensione del rating e del servizio in caso di condizioni metereologiche sfavorevoli tali da mettere a repentaglio la sicurezza e la salute dei lavoratori, gli obblighi di informazione, il diritto di disconnessione. Garantire in sintesi i minimi diritti sindacali, quelli per cui i nostri nonni e i nostri genitori hanno lottato, per non trattare i riders e gli altri lavoratori della gig economy come lavoratori di serie B".
L'obiettivo condiviso, dunque, è quello di puntare al riconoscimento formale dei diritti dei lavoratori della Gig Economy ("economia dei lavoretti") di cui fanno parte i riders e tutti coloro che, su piattaforme digitali, si candidano per lavori "a chiamata".
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mercoledì 8 gennaio 2020
MediocreditoCentrale: audizione in Commissione Finanze della Camera dei Deputati su conversione in legge del decreto legge 142/2019
Mediocredito Centrale: audizione in Commissione Finanze della Camera dei Deputati su conversione in legge del decreto legge 142/2019
Sintesi dell'intervento di Bernardo Mattarella
AD Mediocredito Centrale
"ll nuovo intervento normativo e la scelta di MCC quale cardine e volano della strategia di intervento alla base del Decreto Legge, appare perfettamente coerente con le linee di sviluppo di MCC, il modello di funzionamento e value proposition, mirate al raggiungimento di una modalità efficiente e sostenibile per iniettare linfa creditizia al tessuto delle PMI meridionali, che il sistema bancario tradizionale non alimenta a sufficienza. È quanto ha detto l'Amministratore Delegato di Mediocredito Centrale, Bernardo Mattarella, intervenendo oggi in audizione alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati, insieme al presidente di MCC, Massimiliano Cesare, nell'ambito dell'esame della conversione in legge del decreto legge n.142 del 2019, recante misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento.
Il ruolo di MCC – ha continuato Mattarella - nel sostegno alla crescita economica è stato da ultimo riconosciuto dagli operatori del mercato dei capitali, che hanno sottoscritto per 300 milioni il Social Bond emesso a ottobre, il cui use of proceeds prevede per l'appunto il finanziamento di iniziative in quei territori.
Lo scenario sopra descritto potrà vedere il primo passo concretizzarsi attraverso il rafforzamento patrimoniale di Banca Popolare di Bari Società cooperativa per azioni ("Banca Popolare di Bari"), il più grande istituto creditizio del Mezzogiorno. La conclamata situazione di difficoltà della Banca Popolare di Bari, se da un lato rappresenta una situazione cui certamente porre rimedio per evitare ancora più dure conseguenze sul territorio, dall'altro rappresenta l'opportunità di creare un soggetto che, una volta adeguatamente risanato e ristrutturato, potrà svolgere la sua funzione creditizia anche aprendosi ad altre realtà che vogliano aderire.
Nell'architettura delineata in un accordo quadro ("Accordo Quadro") perfezionato il 31 dicembre 2019, il FITD è intervenuto mediante un'iniezione di capitale di 310 milioni di Euro e interverrà ulteriormente nel capitale della banca fino a un ammontare massimo complessivo di 700 milioni di Euro; MCC potrà intervenire sottoscrivendo un aumento di capitale per un importo che sarà determinato in funzione di un rendimento di mercato del capitale investito.
Gli interventi del FITD e di MCC saranno basati su un piano industriale prodotto dalla banca e condiviso con le altre parti, da cui risulti un fabbisogno patrimoniale effettivo, necessario al rilancio concreto della banca, determinato all'esito di un processo di due diligence a cui parteciperanno tutte le parti, con i rispettivi consulenti, anche con riferimento alle risultanze rivenienti dalle passate gestioni.
La Banca Popolari di Bari – ha concluso l'AD di Mediocredito - a seguito del processo di rafforzamento patrimoniale e di ristrutturazione, rappresenterebbe per le imprese del Mezzogiorno una controparte seria e capace di finanziare le politiche di espansione e crescita e si candiderebbe a essere l'interlocutore ideale per tutte quelle realtà finanziarie che vorranno fare riferimento ad un gruppo solido e che possa affiancare i campioni nazionali nella crescita delle erogazioni nel Mezzogiorno e del relativo tessuto imprenditoriale ed economico. Il coinvolgimento da parte di MCC nell'operazione può, quindi, rappresentare il primo passo verso la creazione di un polo bancario radicato nelle regioni meridionali, in cui si valorizzi la sua vocazione di motore dello sviluppo economico.
Roma, 8 gennaio 2020
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giovedì 5 dicembre 2019
La riforma del MES e il vero ruolo dell'Italia - Comunicato stampa MFE-GFE
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venerdì 29 novembre 2019
Piccoli Comuni, c’è l’ok del governo a ritocco indennità. Pella e Castelli: “Questione di dignità”
"Durante la riunione di una delegazione di sindaci, guidata dal presidente dell'Anci Antonio Decaro, con il presidente Conte e con il ministro dell'Economia Gualtieri sulla manovra, abbiamo affrontato e ottenuto rassicurazioni anche riguardo alle indennità dei sindaci che guidano i piccoli Comuni. Indennità davvero irrisorie, in molti casi minori per entità del reddito di cittadinanza. E che evidentemente non ripaga, ma che quasi offende la dignità, di sindaci garanti davanti alle loro pur piccole comunità di responsabilità molto serie e gravose.
Un esempio, proprio di queste ore, è l'ondata di maltempo che ha travolto il Nord e la Liguria in particolare. Un altro esempio che si ripete da tempo è la difficoltà di trovare candidati alle elezioni proprio nei Comuni più piccoli. Circostanza, questa, che espone a un rischio la democrazia stessa. Avere ottenuto la disponibilità economica, già nella legge di bilancio, per innalzare le indennità di questi sindaci valorosi è una grande vittoria che abbiamo conseguito". E' quanto dichiarano Roberto Pella, vicepresidente vicario Anci e Massimo Castelli, coordinatore della Consulta dei piccoli Comuni della Associazione.
Roma, 27 novembre 2019
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lunedì 18 novembre 2019
Paolo Bongioanni: proposta di legge sugli abbruciamenti
Paolo Bongioanni: Proposta di legge sul divieto degli abbruciamenti.
In data odierna il consigliere regionale Paolo Bongioanni, Presidente della Commissione Cultura, Istruzione e Sport ha presentato una nuova proposta di legge che modifica la legge regionale numero 15 del 2018.
L'intervento trasla dal 1 novembre al 16 dicembre l'inizio del divieto per gli abbruciamenti di materiale vegetale nei terreni boscati.
"La richiesta dei sindaci, un'interlocuzione con la Federazione regionale Coltivatori Diretti e con l'Unione dei comuni Montani (UNCEM) – dice Bongioanni - ha consolidato un pensiero che avevo sviluppato parlando con tanti agricoltori e coltivatori delle nostre zone montane. Il sottobosco di castagno da frutto deve essere pulito e i residui vegetali eliminati; in una montagna che si spopola e viene considerata area svantaggiata è un paradosso considerarla alla stregua delle grandi città mettendo in continuazione balzelli e vincoli legislativi che non possono far altro che aumentare lo spopolamento. Laddove, fra l'altro la castanicoltura costituisce una fonte di reddito per molte persone, la montagna non può pagare un prezzo così alto. Poter pulire i boschi e bruciare le foglie prima delle nevicate significa avere in primavera il sottobosco sfalciabile e pascolabile, aumentare la sicurezza per quanto riguarda il problema idrogeologico permettendo all'acqua piovana di percolare nel terreno alimentare la falda superficiale e non di diventare piogge efficace che viene poi veicolata nel reticolo idrografico di montagna, e non ultimo permette altresì una miglior raccolta del frutto stesso. Quando si guarda la montagna bisogna avere la lucidità di mettere l'uomo al centro e lavorare affinché questa non si spopoli anzi bisogna dire grazie a chi ha il coraggio di viverci e lavorare."
La proposta di legge affronterà il normale iter legislativo e quindi verrà discussa prima in terza commissione e quindi in consiglio regionale.
"Spero – conclude Bongioanni - in una piena condivisione di tutti i 51 colleghi di consiglio e giunta nell'interesse nostro, delle nostre valli e dei nostri grandi produttori di montagna".
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domenica 17 novembre 2019
Asili nido, Decaro: gestione dei fondi resti ai Comuni, conoscono esigenze delle famiglie
"Bene i fondi per gli asili nido ma vanno fatti gestire ai Comuni. Che senso ha azzerare le rette per gli asili in Comuni nei quali invece la necessità delle famiglie, ben nota agli amministratori locali, è aprirne altri, aumentarne i posti o prolungare gli orari delle attività? Rischiamo di far aumentare la domanda senza ampliare l'offerta, facendo esplodere le liste di attesa. I fondi che il governo vuole destinare agli asili nido devono essere affidati direttamente ai Comuni che devono poter decidere come utilizzarli". E' quanto dichiara Antonio Decaro, presidente Anci e sindaco di Bari.
Roma, 13 novembre 2019
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venerdì 15 novembre 2019
Certificazione benessere animale: proposta di Speranza e Bellanova è ingannevole per i consumatori
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mercoledì 6 novembre 2019
Manovra: Foccillo (UIL), a rischio autonomia Enti Pubblici di Ricerca
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domenica 3 novembre 2019
Cultura, approvata legge sui servizi regionali
Il Consiglio regionale del Lazio, presieduto da Mauro Buschini, ha approvato con 26 voti favorevoli e 9 astenuti la nuova legge sui servizi culturali regionali. Si tratta di norme che riordinano completamente il settore, partendo dalla "vecchia" legge del '97 e andando a comprendere anche la legge sugli ecomusei approvata nel 2017. Cuore del provvedimento che si rivolge a musei, archivi, parchi archeologici, istituti culturali e biblioteche, è il piano triennale di indirizzo che indica ambiti e priorità di intervento, i criteri per la selezione degli interventi, le iniziative promosse o attuate direttamente dalla Regione, la descrizione del quadro finanziario e la relativa ripartizione per settori, le modalità di concessione dei contributi. Dettati gli indirizzi, sarà il piano annuale degli interventi a entrare nel concreto sulla base delle disponibilità di bilancio.
La legge, inoltre, disciplina il ruolo della Regione e degli enti locali, con particolare attenzione alla Città metropolitana e al Comune di Roma. Mentre alla Regione spetta la programmazione, agli enti locali viene riservato un compito di strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi, di promozione dell'informatizzazione. Sono previste forme di associazione fra i Comuni per attuare indirizzi unitari di politica culturale.
La Regione interviene direttamente con finanziamenti agli istituti culturali sia per il funzionamento dei servizi che per lavori di recupero e restauro. E' previsto un albo regionale degli istituti culturali, l'iscrizione è il requisito essenziale per usufruire dei benefici previsti dalla legge. Viene istituito il Comitato degli istituti culturali regionali, composto da sette membri eletti a maggioranza da un assemblea alla quale possono partecipare tutti gli iscritti all'albo.
La legge, infine indica le caratteristiche delle diverse tipologie di istituto culturale, includendo anche gli ecomusei e i parchi archeologici, favorisce la creazione di sistemi dei servizi, per promuovere l'integrazione e la sperimentazione di forme innovative di fruizione a carattere multidisciplinare, disciplina la formazione del personale e prevede l'emanazione di uno più regolamenti attuativi da parte della Giunta che possono dettare ulteriori requisiti necessari per entrare nel sistema dei servizi regionali e per l'iscrizione all'albo.
Le nuove norme sono state illustrate in apertura di seduta dal vicepresidente della Giunta Daniele Leodori. "Serviva una nuova legge organica per disciplinare la materia – ha spiegato – per adeguare le norme al codice dei beni culturali. Dobbiamo rispondere ai mutamenti sociali e tecnologici che stiamo vivendo. Nella norma finanziaria vengono confermati gli stanziamenti previsti e le relative obbligazioni già assunte. Si tratta di 12 milioni per il 2019 e 7,5 milioni per il 2020. Per quanto riguarda l'annualità 2021, invece, sarà costituito un fondo apposito. Attualmente, per dare un'idea della portata della legge, nell'albo regionale in vigore sono presenti circa 400 servizi singoli (fra musei, biblioteche e archivi) e 20 raggruppamenti in sistemi".
E' iniziata poi la discussione generale. Il primo intervento è stato di Marta Leonori (Pd), che ha sottolineato "l'inserimento nel sistema delle norme sugli ecomusei, un vero fiore all'occhiello della nostra Regione, in questa maniera abbiamo un quadro complessivo su cui lavorare con gli investimenti importanti che abbiamo deciso".
Per il presidente della commissione Cultura Pasquale Ciacciarelli "serve un ulteriore sforzo: la cultura, insieme al turismo, può essere un volano eccezionale per far ripartire lo sviluppo della nostra Regione, facendo emergere i nostri tesori nascosti. Dobbiamo considerare questa proposta come un punto di partenza e non di arrivo".
Gaia Pernarella (M5s) ha parlato di "un anno importante per le istituzioni culturali del Lazio, in commissione abbiamo lavorato per dare un indirizzo preciso al piano triennale di programmazione, il vero cuore della legge, siamo intervenuti sulle qualifiche e sulle competenze degli operatori, sulle case museo, sull'ampliamento dei soggetti che possono accedere al sistema generale, in maniera da ampliare l'offerta cultura".
"Il nostro gruppo non è rappresentato in commissione – ha osservato Fabrizio Ghera (FdI) – questo è sicuramente un problema da risolvere perché non viene rappresentata un'area culturale importante. I primi cinque anni di Giunta Zingaretti su questi temi non ci hanno soddisfatto, si è parlato soltanto a un mondo vicino alla sinistra, bisogna andare oltre. Dobbiamo avere la capacità di riflettere a 360 gradi".
La discussione generale è stata conclusa da Enrico Forte (Pd) che ha puntato l'attenzione sull'esigenza di rinnovare la legge 42: "E' stata negli anni un punto di riferimento anche per le altre Regioni. Il bilancio è ampiamente positivo: attraverso i finanziamenti stanziati dal '97 a oggi abbiamo creato un sistema importante di musei, biblioteche, archivi e sistemi tematici. Le modifiche che vengono introdotte aprono a nuovi soggetti, ampliano il campo a cui ci rivolgiamo, penso ad esempio ai beni ambientali, al turismo".
Prima della votazione finale è stato approvato un ordine del giorno presentato da Francesca De Vito (M5s) con il quale si impegna la Giunta a costituire un osservatorio sul personale dei servizi culturali. L'obiettivo è di avere un quadro sul numero, l'inquadramento, le carenze e individuare le modalità per superarle.
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Allo stato attuale nel nostro Paese proliferano in maniera selvaggia le più svariate etichette sul benessere animale che molto spesso hanno uno scarso impatto positivo sulla vita degli animali. Purtroppo però, il progetto dei due Ministeri che dovrebbe indicare ai consumatori, in maniera univoca, prodotti con caratteristiche superiori alla legge in termini di benessere animale, a oggi sembrerebbe 

