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giovedì 23 gennaio 2020

ADUC - Associazione Diritti Utenti e Consumatori: Targhe estere, divieto di circolazione per residenti in Italia viola diritto europeo e internazionale

Targhe estere, divieto di circolazione per residenti in Italia viola diritto europeo e internazionale

Firenze, 23 Gennaio 2020. Da gennaio 2019 i residenti in Italia da più di 60 giorni, alla guida di un'auto con targa estera, rischiano di subire pesanti sanzioni. La multa può arrivare a 2.848 Euro e il veicolo è sottoposto a sequestro: la carta di circolazione viene trattenuta dagli agenti accertatori e l'auto deve essere condotta dal luogo di accertamento fino a un luogo privato di deposito. Da quel momento in poi l'auto non potrà più circolare fino a che non sarà immatricolata in Italia o si decida di condurla fuori dal territorio nazionale, previa regolare autorizzazione (foglio di via) rilasciata dalla motorizzazione.

Il divieto è stato inserito nell'art. 93 del codice della strada dal primo decreto sicurezza del Governo Giallo-Verde e prevede solo poche eccezioni. A nostro avviso, tale divieto è incompatibile con una serie di normative internazionali, applicabili in materia, che lo rendono illegittimo e incostituzionale.

In particolare, la direttiva europea n. CEE 83/182, vieta agli Stati membri di imporre imposte sulla circolazione (il bollo) di auto immatricolate all'estero che circolano per un massimo di 6 mesi nel corso di un anno sul territorio italiano. Per godere di questa franchigia è, inoltre, necessario che il conducente abbia la "residenza normale" all'estero. Il concetto di residenza normale prescinde dalla residenza anagrafica e si determina, ai sensi dell'art. 7 della stessa direttiva: "si intende per «residenza normale» il luogo in cui una persona dimora abitualmente, ossia durante almeno 185 giorni all'anno (...)Tuttavia, nel caso di una persona i cui legami professionali siano situati in un luogo diverso da quello dei suoi legami personali e che pertanto sia indotta a soggiornare alternativamente in luoghi diversi situati in due o più Stati membri, si presume che la residenza normale sia quella del luogo dei legami personali, purché tale persona vi ritorni
regolarmente. (…) La frequenza di un'università o di una scuola non implica il trasferimento della residenza normale."

Da quanto sopra deriva che ci si può opporre al verbale se, al momento dell'accertamento,
A) si ha la residenza anagrafica in Italia da più di 60 giorni ma non si ha la residenza normale, cioè che si abiti in Italia da meno di 6 mesi,
oppure se,
B) a prescindere dal tempo di residenza in Italia, si è studenti stranieri in Italia o si lavora in Italia ma il centro della propria vita personale (legami familiari) è in un altro Paese.

Per fare ricorso contro la multa è però essenziale non aver pagato la sanzione pecuniaria in misura ridotta al momento dell'accertamento su strada. Infatti, il pagamento in misura ridotta implica la rinuncia al ricorso in opposizione. Purtroppo, l'automobilista sarà spesso indotto a pagare la sanzione in misura ridotta direttamente all'agente accertatore perché, avendo il veicolo targa estera, sarà minacciato di fermo amministrativo immediato (art. 207 , comma 3, Codice della strada), che comporta la rimozione del veicolo con carro attrezzi e deposito presso un custode, ovviamente, con ulteriori costi.

C'è però un modo per salvare capra e cavoli: si deve chiedere di pagare una cauzione, assicurandosi che di ciò sia fatta espressa menzione nel verbale di accertamento, che, nel caso di auto con targa europea, corrisponde all'ammontare della sanzione in misura ridotta (art. 207, comma 2 e 2 bis). In questo modo si può evitare il fermo immediato e proporre opposizione entro il termine di 30 giorni al giudice di pace.

Se però si paga la multa in misura ridotta, e quindi non è più possibile impugnare il verbale di accertamento, crediamo che ci sia comunque un rimedio. Riteniamo infatti che nelle circostanze A) e B) sopra descritte, la sanzione emessa sia comunque illegittima, perché la norma a monte è in contrasto con il diritto europeo. Si potrebbe, dunque, tentare una domanda di risarcimento del danno patrimoniale (importo della sanzione e danno da fermo del veicolo) contro la Repubblica Italiana per violazione del diritto europeo.

Se si è stati colpiti da un verbale che si crede illegittimo e non ci si rassegna non esitate a contattarci (3) per valutare insieme le possibili azioni.



Aaron Jorgos Lau, legale, consulente Aduc


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Buy and share. Antitrust blocca siti web, che continuano ad imperversare anche grazie alle illusioni dei consumatori

Buy and share. Antitrust blocca siti web, che continuano ad imperversare anche grazie alle illusioni dei consumatori

Firenze, 23 Gennaio 2020. L'Antitrust ha deciso la sospensione di alcuni siti web legati alle vendite cosiddette "buy and share": prezzo mozzafiato, paghi un anticipo, di metti in lista e speri che altri si iscrivano a questa lista sì da arrivare in cima, e solo allora potrai acquistare il tuo prodotto (in genere elettronica da consumo) al prezzo mozzafiato. Questo quanto viene promesso. La realtà: le liste sono eterne, non possono essere abbandonate (pena la perdita dell'anticipo) se non acquistando il prodotto ad un prezzo molto più alto del mercato. Il meccanismo è tra l'illegalità e la legalità, visto che assomiglia al "sistema piramidale" che è fuorilegge. Alcune di queste società, più di ogni tanto, spariscono col bottino. L'Antitrust interviene con blocchi, chiusure e multe (quasi mai pagate ché mediamente sono società più o meno farlocche), e il consumatore rimane col cerino in mano.
Aduc è da anni in prima fila a denunciare, con risultati, questo meccanismo. Antitrust interviene spesso. Ma le erbacce, si sa, se il terreno non viene tenuto bene, crescono a dismisura. Nel nostro caso il terreno tenuto male si manifesta in due modi:
- l'informazione sul web che, nonostante ci siano molti allerta contro questo tipo di transazioni, imperversa, con molte "fake";
- l'acquirente è sempre in agguato, come lo sconto e l'occasione di acquisto sono all'ordine del giorno… e, tra un "black fryday", un "cyber monday", un "single day" e un "Saldi", si prende l'abitudine che il mercato non può che essere sempre e comunque super scontato… e perché non provare da acquistare un telefonino ad un terzo del prezzo di mercato?
Morale:
Ci sono i delinquenti in circolazione, grazie ad una libertà di commercio che per alcuni sembra che sia solo occasione per meglio delinquere, e grazie agli insufficienti controlli da parte delle autorità. Ma continuano anche ad esseri in giro i cosiddetti allocchi. Quelli a cui, anche se gli dici in continuazione che un telefonino che costa 1000, se si trova sul mercato a 400, è molto probabile che ci possano essere problemi… ma che di fronte alla "occasione" è come se non tu gli avessi parlato in aramaico, anche se magari provano a "prendere" l'occasione da un web con sede in una isoletta dell'oceano Pacifico dove nessuna legge di nessun mondo potrà mai arrivare, o l'occasione di un web della cui proprietà non sanno nulla, e che se cercano qualcosa in web continuano a non sapere nulla oppure raccolgono "tuoni e fulmini"… ma tanto vale provare. E magari poi vanno alla Polizia postale, o all'Aduc a reclamare i propri diritti.
In questo contesto oggi arriva la benefica iniziativa dell'Antitrust. Speriamo che in tanti ci si possa dare una mano.



Vincenzo Donvito, presidente Aduc


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Unione Naz. Consumatori su Antitrust: basta catene di Sant'Antonio

Antitrust: sospesi siti con meccanismo vendita buy and share

UNC: bene, vittoria dei consumatori

 

L'Antitrust ha sospeso alcuni siti che vendevano prodotti secondo il meccanismo di buy and share.

"Bene, vittoria dei consumatori!" afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori.

"Basta con la versione moderna delle vecchie catene di Sant'Antonio, ossia con offerte commerciali vantaggiose, ma condizionate in realtà dall'adesione di altri consumatori. Peggio ancora se poi i prodotti non sono realmente disponibili e non vengono nemmeno consegnati" prosegue Dona.

"L'E-commerce rappresenta l'unica forma distributiva del commercio in crescita, con incrementi delle vendite spesso a due cifre. Ma lo sviluppo delle vendite on line in Italia non ha ancora raggiunto i livelli di diffusione dei principali Paesi europei e questo anche perché, troppo spesso, viene tradita la fiducia del consumatore con pratiche scorrette. Da qui l'importanza dell'intervento di oggi dell'Authority" conclude Dona.



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sabato 18 gennaio 2020

Riders, a Napoli arriva la “Carta” dei diritti fondamentali

Riderà, a Napoli arriva la "Carta" dei diritti fondamentali

In Italia il 12 percento dei lavoratori è a "rischio povertà": lo dice l'Istat nel suo ultimo, drammatico rapporto che introduce alcuni termini che purtroppo stanno diventando familiari e che raccontano storie che non possono passare sottotraccia. Come quello dei Riders e degli altri lavoratori della "gig economy" ("economia dei lavoretti"): facchini, fattorini, badanti a chiamata e tanti altri che, per conseguire uno stipendio dignitoso sotto la promessa di un lavoro autonomo e indipendente sacrificano in realtà gran parte delle ore della loro giornata senza alcun tipo di tutela.

Magistrale, in tal senso, l'esempio splendido portato da Ken Loach in questi giorni nelle sale con "Sorry we missed you" che può essere interpretato come il manifesto di una nuova generazione di lavoratori sfruttati, sottopagati, un proletariato che combatte un nemico invisibile, che troppo spesso è messo all'angolo da un sistema che non prevede per loro alcuna garanzia.

Ed è per questo che, rivelandosi attenta ai diritti delle fasce sociali a maggior rischio esclusione, l'Amministrazione cittadina napoletana ha presentato questa mattina, alla presenza del Sindaco Luigi de Magistris, degli Assessori Monica Buonanno (Politiche Sociali e Lavoro) e Alessandra Clemente (Giovani) e i segretari napoletani della CGIL Walter Schiavella, della CISL Giampiero Tripaldi e della UIL Giovanni Sgambati, la "Carta dei diritti fondamentali dei ridersi e dei lavoratori della Gig Economy".

"Il Comune di Napoli - spiega l'Assessore al Lavoro Monica Buonanno - si pone, nel solco del dettato costituzionale, come Ente Locale che svolge a pieno il suo ruolo nel favorire il dialogo. Si tratta – continua- di un momento importante per un dibattito che rischia da troppo tempo di passare sotto traccia, e Napoli in questo senso ancora una volta è in prima fila per la tutela dei diritti delle persone, non chiudendo gli occhi davanti ai working poors".

Il documento è il risultato di un percorso che si è sviluppato lungo diversi mesi di lavoro, incontri e riflessioni in piena sintonia con le OO.SS e con le rivendicazioni dei Riders, e rappresenta un formale riconoscimento della necessità, rivendicata dall'Amministrazione, di stimolare una discussione pubblica sulla cultura del lavoro e promuovere la crescita dell'economia digitale, senza arretrare sui diritti e sulle tutele dei lavoratori ma favorendo anche il consumo responsabile.

"Il principio su cui si fonda la Carta – riassume la Buonanno - è quello di stabilire degli standard minimi di tutela al di là della qualificazione del rapporto giuridico, come l'obbligo di assicurazione nei confronti dei lavoratori e dei terzi, il diritto ad un compenso equo e dignitoso, una maggiorazione nei casi di impiego nei giorni festivi o notturni, la sospensione del rating e del servizio in caso di condizioni metereologiche sfavorevoli tali da mettere a repentaglio la sicurezza e la salute dei lavoratori, gli obblighi di informazione, il diritto di disconnessione. Garantire in sintesi i minimi diritti sindacali, quelli per cui i nostri nonni e i nostri genitori hanno lottato, per non trattare i riders e gli altri lavoratori della gig economy come lavoratori di serie B".

L'obiettivo condiviso, dunque, è quello di puntare al riconoscimento formale dei diritti dei lavoratori della Gig Economy ("economia dei lavoretti") di cui fanno parte i riders e tutti coloro che, su piattaforme digitali, si candidano per lavori "a chiamata". 



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mercoledì 8 gennaio 2020

MediocreditoCentrale: audizione in Commissione Finanze della Camera dei Deputati su conversione in legge del decreto legge 142/2019


Mediocredito Centrale: audizione in Commissione Finanze della Camera dei Deputati su conversione in legge del decreto legge 142/2019


Sintesi dell'intervento di Bernardo Mattarella

AD Mediocredito Centrale

 

 

"ll nuovo intervento normativo e la scelta di MCC quale cardine e volano della strategia di intervento alla base del Decreto Legge, appare perfettamente coerente con le linee di sviluppo di MCC, il modello di funzionamento e value proposition, mirate al raggiungimento di una modalità efficiente e sostenibile per iniettare linfa creditizia al tessuto delle PMI meridionali, che il sistema bancario tradizionale non alimenta a sufficienza. È quanto ha detto l'Amministratore Delegato di Mediocredito Centrale, Bernardo Mattarella, intervenendo oggi in audizione alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati, insieme al presidente di MCC, Massimiliano Cesare, nell'ambito dell'esame della conversione in legge del decreto legge n.142 del 2019, recante misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento.

Il ruolo di MCC – ha continuato Mattarella - nel sostegno alla crescita economica è stato da ultimo riconosciuto dagli operatori del mercato dei capitali, che hanno sottoscritto per 300 milioni il Social Bond emesso a ottobre, il cui use of proceeds prevede per l'appunto il finanziamento di iniziative in quei territori.

Lo scenario sopra descritto potrà vedere il primo passo concretizzarsi attraverso il rafforzamento patrimoniale di Banca Popolare di Bari Società cooperativa per azioni ("Banca Popolare di Bari"), il più grande istituto creditizio del Mezzogiorno. La conclamata situazione di difficoltà della Banca Popolare di Bari, se da un lato rappresenta una situazione cui certamente porre rimedio per evitare ancora più dure conseguenze sul territorio, dall'altro rappresenta l'opportunità di creare un soggetto che, una volta adeguatamente risanato e ristrutturato, potrà svolgere la sua funzione creditizia anche aprendosi ad altre realtà che vogliano aderire.

Nell'architettura delineata in un accordo quadro ("Accordo Quadro") perfezionato il 31 dicembre 2019, il FITD è intervenuto mediante un'iniezione di capitale di 310 milioni di Euro e interverrà ulteriormente nel capitale della banca fino a un ammontare massimo complessivo di 700 milioni di Euro; MCC potrà intervenire sottoscrivendo un aumento di capitale per un importo che sarà determinato in funzione di un rendimento di mercato del capitale investito.

Gli interventi del FITD e di MCC saranno basati su un piano industriale prodotto dalla banca e condiviso con le altre parti, da cui risulti un fabbisogno patrimoniale effettivo, necessario al rilancio concreto della banca, determinato all'esito di un processo di due diligence a cui parteciperanno tutte le parti, con i rispettivi consulenti, anche con riferimento alle risultanze rivenienti dalle passate gestioni.

La Banca Popolari di Bari – ha concluso l'AD di Mediocredito - a seguito del processo di rafforzamento patrimoniale e di ristrutturazione, rappresenterebbe per le imprese del Mezzogiorno una controparte seria e capace di finanziare le politiche di espansione e crescita e si candiderebbe a essere l'interlocutore ideale per tutte quelle realtà finanziarie che vorranno fare riferimento ad un gruppo solido e che possa affiancare i campioni nazionali nella crescita delle erogazioni nel Mezzogiorno e del relativo tessuto imprenditoriale ed economico. Il coinvolgimento da parte di MCC nell'operazione può, quindi, rappresentare il primo passo verso la creazione di un polo bancario radicato nelle regioni meridionali, in cui si valorizzi la sua vocazione di motore dello sviluppo economico.

 

Roma, 8 gennaio 2020




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giovedì 5 dicembre 2019

La riforma del MES e il vero ruolo dell'Italia - Comunicato stampa MFE-GFE

LA RIFORMA
DEL MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA'
E IL VERO RUOLO DELL'ITALIA



In Italia, la discussione di questi giorni sul Meccanismo Europeo di Stabilità e la sua eventuale riforma è diventata l'ennesima occasione di scontro strumentale che dimostra le ambiguità che serpeggiano nella politica nazionale in merito alla posizione e al ruolo europei dell'Italia. Le polemiche su presunti retroscena del negoziato e le accuse di tradimento della patria non aiutano certo ad affrontare nel merito e con la necessaria responsabilità un tema cruciale per un Paese della zona Euro. Il dibattito sulla riforma del MES, che pure in sé rappresenterebbe un passaggio democratico importante, è del tutto fuorviante se non viene inserito in una seria riflessione sul completamento dell'Unione Economica e Monetaria e il futuro dell'Eurozona.
 
La classe dirigente italiana deve essere innanzitutto consapevole di rappresentare un Paese che ha non solo il terzo contributo più alto al capitale del MES, ma anche al contempo il più alto debito pubblico europeo dopo la Grecia in proporzione al PIL e che è dovrebbe essere dunque tra i più interessati alla costruzione di un'area monetaria stabile e resiliente.
 
Il MES è innanzitutto uno strumento per rendere possibile la solidarietà tra i Paesi dell'Eurozona. Insieme alle politiche della Banca Centrale Europea, ha consentito di superare la crisi del debito assicurando la tenuta della moneta unica. Il progetto di riforma discusso questa estate, tra i piccoli ma significativi passi avanti, ne amplia i compiti trasformandolo nel backstop del fondo unico di risoluzione bancaria, completando il secondo pilastro dell'Unione Bancaria, in grado quindi di intervenire in caso di crisi bancarie, come anche l'Italia chiede da anni. Rappresenta quindi un caso di mutualizzazione dei rischi, ovvero di maggiore solidarietà europea, che è però ancora imbrigliato in una logica intergovernativa in cui ogni decisione rappresenta un compromesso al ribasso per l'insieme dei cittadini europei.
 
Come ben ricordato ieri dal Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco il vero punto è che i sensibili miglioramenti proposti per il MES non sono sufficienti nell'ottica del completamento dell'UEM. Mancano ancora all'appello una garanzia europea sui depositi e soprattutto l'affiancamento, sul lato fiscale, di un bilancio federale adeguato che possa garantire la stabilità, la resilienza agli shock, e la crescita dell'Eurozona.
Queste devono essere le priorità da mettere sul tavolo, per non rendere il dibattito sul MES uno strumento di mera propaganda sulla pelle dei cittadini italiani ed europei. Questo è quello che un Paese fondatore come l'Italia dovrebbe fare.


Pavia, 5 Dicembre 2019


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venerdì 29 novembre 2019

Piccoli Comuni, c’è l’ok del governo a ritocco indennità. Pella e Castelli: “Questione di dignità”

     

Piccoli Comuni, c'è l'ok del governo a ritocco indennità. 
Pella e Castelli: "Questione di dignità"

 

"Durante la riunione di una delegazione di sindaci, guidata dal presidente dell'Anci Antonio Decaro, con il presidente Conte e con il ministro dell'Economia Gualtieri sulla manovra, abbiamo affrontato e ottenuto rassicurazioni anche riguardo alle indennità dei sindaci che guidano i piccoli Comuni. Indennità davvero irrisorie, in molti casi minori per entità del reddito di cittadinanza. E che evidentemente non ripaga, ma che quasi offende la dignità, di sindaci garanti davanti alle loro pur piccole comunità di responsabilità molto serie e gravose.

Un esempio, proprio di queste ore, è l'ondata di maltempo che ha travolto il Nord e la Liguria in particolare. Un altro esempio che si ripete da tempo è la difficoltà di trovare candidati alle elezioni proprio nei Comuni più piccoli. Circostanza, questa, che espone a un rischio la democrazia stessa. Avere ottenuto la disponibilità economica, già nella legge di bilancio, per innalzare le indennità di questi sindaci valorosi è una grande vittoria che abbiamo conseguito". E' quanto dichiarano Roberto Pella, vicepresidente vicario Anci e Massimo Castelli, coordinatore della Consulta dei piccoli Comuni della Associazione.

 

 

Roma, 27 novembre 2019



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lunedì 18 novembre 2019

Paolo Bongioanni: proposta di legge sugli abbruciamenti

Paolo Bongioanni: Proposta di legge sul divieto degli abbruciamenti.


In data odierna il consigliere regionale Paolo Bongioanni, Presidente della Commissione Cultura, Istruzione e Sport ha presentato una nuova proposta di legge che modifica la legge regionale numero 15 del 2018.

L'intervento trasla dal 1 novembre al 16 dicembre l'inizio del divieto per gli abbruciamenti di materiale vegetale nei terreni boscati.

"La richiesta dei sindaci, un'interlocuzione con la Federazione regionale Coltivatori Diretti e con l'Unione dei comuni Montani (UNCEM) – dice Bongioanni - ha consolidato un pensiero che avevo sviluppato parlando con tanti agricoltori e coltivatori delle nostre zone montane. Il sottobosco di castagno da frutto deve essere pulito e i residui vegetali eliminati; in una montagna che si spopola e viene considerata area svantaggiata è un paradosso considerarla alla stregua delle grandi città mettendo in continuazione balzelli e vincoli legislativi che non possono far altro che aumentare lo spopolamento. Laddove, fra l'altro la castanicoltura costituisce una fonte di reddito per molte persone, la montagna non può pagare un prezzo così alto. Poter pulire i boschi e bruciare le foglie prima delle nevicate significa avere in primavera il sottobosco sfalciabile e pascolabile, aumentare la sicurezza per quanto riguarda il problema idrogeologico permettendo all'acqua piovana di percolare nel terreno alimentare la falda superficiale e non di diventare piogge efficace che viene poi veicolata nel reticolo idrografico di montagna, e non ultimo permette altresì una miglior raccolta del frutto stesso. Quando si guarda la montagna bisogna avere la lucidità di mettere l'uomo al centro e lavorare affinché questa non si spopoli anzi bisogna dire grazie a chi ha il coraggio di viverci e lavorare."

La proposta di legge affronterà il normale iter legislativo e quindi verrà discussa prima in terza commissione e quindi in consiglio regionale.

"Spero – conclude Bongioanni - in una piena condivisione di tutti i 51 colleghi di consiglio e giunta nell'interesse nostro, delle nostre valli e dei nostri grandi produttori di montagna".



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domenica 17 novembre 2019

Asili nido, Decaro: gestione dei fondi resti ai Comuni, conoscono esigenze delle famiglie

Asili nido, Decaro: gestione dei fondi resti ai Comuni, conoscono esigenze delle famiglie

 

"Bene i fondi per gli asili nido ma vanno fatti gestire ai Comuni. Che senso ha azzerare le  rette per gli asili in Comuni nei quali invece la necessità delle famiglie, ben nota agli amministratori locali, è aprirne altri, aumentarne i posti o prolungare gli orari delle attività? Rischiamo di far aumentare la domanda senza ampliare l'offerta, facendo esplodere le liste di attesa. I fondi che il governo vuole destinare agli asili nido devono essere affidati direttamente ai Comuni che devono poter decidere come utilizzarli". E' quanto dichiara Antonio Decaro, presidente Anci e sindaco di Bari.

 

 

Roma, 13 novembre 2019



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venerdì 15 novembre 2019

Certificazione benessere animale: proposta di Speranza e Bellanova è ingannevole per i consumatori


Oggi Twitterstorm delle associazioni di protezione animale e ambientale#bastainganni, #benessereanimale

Certificazione benessere animale: proposta di Speranza e Bellanova è ingannevole per i consumatori.
 Oggi dalle 11 alle 13 Twitterstorm delle associazioni di protezione animale e ambientale #bastainganni, #benessereanimale


CIWF, ENPA, Greenpeace e Legambiente esprimono estrema preoccupazione per il progetto di certificazione volontaria nazionale dei prodotti di origine animale, che per i suini da ingrasso prevederebbe un solo livello con criteri di pochissimo superiori ai limiti di legge.
Le associazioni chiedono un'etichetta che indichi chiaramente il metodo di allevamento per tutelare, oltre al benessere degli animali e l'ambiente, anche gli allevatori virtuosi, nonché il diritto di scegliere dei consumatori. 

"Un tentativo per sdoganare e imbellettare i prodotti da allevamento intensivo sul banco del supermercato", secondo le associazioni, questo rischia di diventare il progetto di certificazione del benessere animale portato avanti in maniera congiunta dal Ministero delle Politiche Agricole e dal Ministero della Salute e presentato lo scorso 21 ottobre, presso il Ministero delle Politiche Agricole, alle sole associazioni di allevatori, produttori e veterinari. 

Allo stato attuale nel nostro Paese proliferano in maniera selvaggia le più svariate etichette sul benessere animale che molto spesso hanno uno scarso impatto positivo sulla vita degli animali. Purtroppo però, il progetto dei due Ministeri che dovrebbe indicare ai consumatori, in maniera univoca, prodotti con caratteristiche superiori alla legge in termini di benessere animale, a oggi sembrerebbe proporre criteri al limite del rispetto della legge o di poco superiore a essa. 

Si tratterebbe, secondo le associazioni, di una presa in giro per i consumatori: basti pensare che quello che verrebbe definito "benessere animale" prevederebbe solo 0,1 mq in più di spazio per un suino di 170 kg, che avrebbe quindi a disposizione 1,1 mq invece che 1 mq previsto dalla normativa europea. Inoltre la certificazione riguarderebbe solo la fase di ingrasso e non comprenderebbe la riproduzione. La certificazione "benessere animale" sarebbe quindi attribuita a prodotti suinicoli provenienti da scrofe allevate in gabbia.  A questo si aggiunge che nessun livello superiore sembrerebbe essere previsto: questo significa che tutti gli allevatori virtuosi che già applicano criteri decisamente più sostenibili, anche i più piccoli, che dovrebbero essere maggiormente tutelati da chi dichiara di avere a cuore il Made in Italy, sarebbero danneggiati dall'impossibilità di distinguersi sul mercato. 

"Siamo di fronte all'ennesimo tentativo di sostenere il sistema produttivo intensivo che provoca sofferenze agli animali, non consentendo loro di esprimere i propri comportamenti naturali, danneggia l'ambiente inquinando aria e acqua, impoverendo il suolo, minacciando la biodiversità e compromettendo seriamente il clima. Tutto questo anche a danno dei cittadini, cui non vengono fornite informazioni chiare riguardo ai prodotti che acquistano e che infine si trovano a pagare, attraverso le tasse, per i danni procurati da chi inquina", dichiarano le associazioni. 

Già decine di migliaia di cittadini hanno chiesto con una petizione che la certificazione volontaria nazionale preveda il metodo di allevamento in etichetta.
"È inaccettabile, come già accade purtroppo oggi, che al claim 'benessere animale' corrispondano prodotti provenienti indistintamente da animali allevati al pascolo, in stalla o legati tutta la vita, come nel caso delle vacche da latte. Questo deve cambiare e i cittadini hanno il diritto di ricevere informazioni corrette e di poter scegliere. Per questo chiediamo ai Ministri Bellanova e Speranza di cambiare rotta e creare una certificazione volontaria che preveda in etichetta il metodo di allevamento (es. in gabbia, in stalla, all'aperto) e quindi più livelli per le diverse specie", spiegano le associazioni. 

Le associazioni chiedono che sia elaborata al più presto una roadmap della transizione verso sistemi di allevamento più sostenibili con una conseguente politica fiscale, al fine di migliorare veramente il benessere degli animali, riducendo allo stesso tempo  i costi ambientali e quelli per la salute umana. I sussidi a sistemi che sono già definiti ambientalmente dannosi devono essere gradualmente eliminati a favore di sistemi di allevamento estensivi e all'aperto, che devono essere invece incentivati attraverso una Politica Agricola Comune coerente. È quanto definito negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'ONU, già recepiti in una Strategia Nazionale dal nostro Paese.

"Il nostro Governo non può parlare di sostenibilità e allo stesso promuovere una etichettatura che di fatto favorisce i sistemi intensivi. È davvero tempo  che il Governo dimostri che i suoi tanto decantati obiettivi di sostenibilità non sono solo vani proclami", concludono le associazioni.  



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mercoledì 6 novembre 2019

Manovra: Foccillo (UIL), a rischio autonomia Enti Pubblici di Ricerca

MANOVRA: FOCCILLO (UIL), A RISCHIO AUTONOMIA ENTI PUBBLICI DI RICERCA
NEL TES
 
"Il programma del nuovo Governo affermava di avere tra i suoi obbiettivi qualificanti 'il potenziamento della Ricerca' ma dal testo della manovra di bilancio che sta facendo il proprio ingresso in queste ore in Parlamento non ci sembra che ci sia questa volontà politica". Lo dichiara Antonio Foccillo segretario Confederale e Responsabile Università, Ricerca e Alta Formazione UIL che spiega: "Ci riferiamo in particolare al disposto dell'art. 29 della Legge di Bilancio in cui viene ridisegnata in profondità la filosofia dell'art. 9 del DLGS. N 218/2016, che determina un preoccupante ritorno alle rigidità ed ai controlli burocratici, in parte superati con la riforma del 2016 e tenacemente sostenuta dal sindacato e dagli Enti stessi".
 
"Ricordiamo, infatti, che l'art. 9 del succitato Dlgs. 218 riserva, in particolare, agli Enti Pubblici di Ricerca criteri di determinazione delle proprie spese per il personale complessivamente rapportate al parametro limite dell'80%. Ora l'art. 29 della proposta di legge finanziaria non solo riduce al 70% tale limite ma - fatto ancor più grave - stabilisce che il nuovo calcolo delle spese per il personale dovrà tenere conto di tutti i rapporti di lavoro in essere (dunque anche ai rapporti di lavoro "flessibili" e a quelli relativi al personale che insiste sui progetti finanziati con fondi "esterni"), continua Foccillo che aggiunge: "Viene, altresì, posto tetto del 5% di incremento annuo di spesa, sempre per il personale, anche per quegli Enti che pure rientrano nel calcolo dei nuovi e più restrittivi parametri".
 
"Ma non basta. Addirittura con una 'lungimirante visione di medio termine' si prescrive un percorso virtuoso di 'rientro' al 2025 che impone agli EPR che superino i nuovi limiti a rimettersi 'in regola' attraverso la riduzione del proprio "turn over" - spiega -. Infine, si statuisce l'invarianza, generalizzata, delle spese per il salario accessorio al 2018, addirittura con il rischio, in taluni casi, di una riduzione delle stesse".
 
"La nuova normativa, non solo comporterebbe un evidente "vulnus" sulla autonoma determinazione delle politiche occupazionali degli Enti Pubblici di Ricerca, ma avrebbe effetti sicuramente deleteri sulla contrattazione di 2° livello ed, in particolare finirebbe per comprimere irrimediabilmente tutte le potenzialità legate al disposto dell'art. 90 del CCNL ("Fondo per le progressioni economiche di livello") e dunque indebolendo, anche per questa via, le già insufficienti politiche di valorizzazione professionale dei lavoratori pubblici della Ricerca - conclude Foccillo -. Si tra un pericoloso quanto inaccettabile arretramento, rispetto al quale il sindacato metterà in campo tutta la sua forza di mobilitazione negli Enti Pubblici di Ricerca e nella Comunità scientifica in modo tale da far sì che il Parlamento lo modifichi radicalmente".

Roma, 6 novembre 2019




SETTORI RICERCA, UNIFERSITÀ E AFAM



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domenica 3 novembre 2019

Cultura, approvata legge sui servizi regionali

Cultura, approvata legge sui servizi regionali

Le norme riordinano completamente il settore. Leodori: un passo importante

                                

Il Consiglio regionale del Lazio, presieduto da Mauro Buschini, ha approvato con 26 voti favorevoli e 9 astenuti la nuova legge sui servizi culturali regionali. Si tratta di norme che riordinano completamente il settore, partendo dalla "vecchia" legge del '97 e andando a comprendere anche la legge sugli ecomusei approvata nel 2017. Cuore del provvedimento che si rivolge a musei, archivi, parchi archeologici, istituti culturali e biblioteche, è il piano triennale di indirizzo che indica ambiti e priorità di intervento, i criteri per la selezione degli interventi, le iniziative promosse o attuate direttamente dalla Regione, la descrizione del quadro finanziario e la relativa ripartizione per settori, le modalità di concessione dei contributi. Dettati gli indirizzi, sarà il piano annuale degli interventi a entrare nel concreto sulla base delle disponibilità di bilancio.

 

La legge, inoltre, disciplina il ruolo della Regione e degli enti locali, con particolare attenzione alla Città metropolitana e al Comune di Roma. Mentre alla Regione spetta la programmazione, agli enti locali viene riservato un compito di strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi, di promozione dell'informatizzazione. Sono previste forme di associazione fra i Comuni per attuare indirizzi unitari di politica culturale.

La Regione interviene direttamente con finanziamenti agli istituti culturali sia per il funzionamento dei servizi che per lavori di recupero e restauro. E' previsto un albo regionale degli istituti culturali, l'iscrizione è il requisito essenziale per usufruire dei benefici previsti dalla legge. Viene istituito il Comitato degli istituti culturali regionali, composto da sette membri eletti a maggioranza da un assemblea alla quale possono partecipare tutti gli iscritti all'albo.

 

La legge, infine indica le caratteristiche delle diverse tipologie di istituto culturale, includendo anche gli ecomusei e i parchi archeologici, favorisce la creazione di sistemi dei servizi, per promuovere l'integrazione e la sperimentazione di forme innovative di fruizione a carattere multidisciplinare, disciplina la formazione del personale e prevede l'emanazione di uno più regolamenti attuativi da parte della Giunta che possono dettare ulteriori requisiti necessari per entrare nel sistema dei servizi regionali e per l'iscrizione all'albo.

 

Le nuove norme sono state illustrate in apertura di seduta dal vicepresidente della Giunta Daniele Leodori. "Serviva una nuova legge organica per disciplinare la materia – ha spiegato – per adeguare le norme al codice dei beni culturali. Dobbiamo rispondere ai mutamenti sociali e tecnologici che stiamo vivendo. Nella norma finanziaria vengono confermati gli stanziamenti previsti e le relative obbligazioni già assunte. Si tratta di 12 milioni per il 2019 e 7,5 milioni per il 2020. Per quanto riguarda l'annualità 2021, invece, sarà costituito un fondo apposito. Attualmente, per dare un'idea della portata della legge, nell'albo regionale in vigore sono presenti circa 400 servizi singoli (fra musei, biblioteche e archivi) e 20 raggruppamenti in sistemi".

 

E' iniziata poi la discussione generale. Il primo intervento è stato di Marta Leonori (Pd), che ha sottolineato "l'inserimento nel sistema delle norme sugli ecomusei, un vero fiore all'occhiello della nostra Regione, in questa maniera abbiamo un quadro complessivo su cui lavorare con gli investimenti importanti che abbiamo deciso".

Per il presidente della commissione Cultura Pasquale Ciacciarelli "serve un ulteriore sforzo: la cultura, insieme al turismo, può essere un volano eccezionale per far ripartire lo sviluppo della nostra Regione, facendo emergere i nostri tesori nascosti. Dobbiamo considerare questa proposta come un punto di partenza e non di arrivo".

Gaia Pernarella (M5s) ha parlato di "un anno importante per le istituzioni culturali del Lazio, in commissione abbiamo lavorato per dare un indirizzo preciso al piano triennale di programmazione, il vero cuore della legge, siamo intervenuti sulle qualifiche e sulle competenze degli operatori, sulle case museo, sull'ampliamento dei soggetti che possono accedere al sistema generale, in maniera da ampliare l'offerta cultura".

"Il nostro gruppo non è rappresentato in commissione – ha osservato Fabrizio Ghera (FdI) – questo è sicuramente un problema da risolvere perché non viene rappresentata un'area culturale importante. I  primi cinque anni di Giunta Zingaretti su questi temi non ci hanno soddisfatto, si è parlato soltanto a un mondo vicino alla sinistra, bisogna andare oltre. Dobbiamo avere la capacità di riflettere a 360 gradi".

La discussione generale è stata conclusa da Enrico Forte (Pd)  che ha puntato l'attenzione  sull'esigenza di rinnovare la legge 42: "E' stata negli anni un punto di riferimento anche per le altre Regioni. Il bilancio è ampiamente positivo: attraverso i finanziamenti stanziati dal '97 a oggi abbiamo creato un sistema importante di musei, biblioteche, archivi e sistemi tematici. Le modifiche che vengono introdotte aprono a nuovi soggetti, ampliano il campo a cui ci rivolgiamo, penso ad esempio ai beni ambientali, al turismo".

 

Prima della votazione finale è stato approvato un ordine del giorno presentato da Francesca De Vito (M5s) con il quale si impegna la Giunta a costituire un osservatorio sul personale dei servizi culturali. L'obiettivo è di avere un quadro sul numero, l'inquadramento, le carenze e individuare le modalità per superarle.



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