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lunedì 30 marzo 2020

I rischi della propria identità digitale ai tempi del coronavirus

IMPRENDITORI E TOP MANAGER: RISCHI DELLA PROPRIA IDENTITÀ DIGITALE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS


In diretta sul canale Youtube  https://youtu.be/aH3hFBhmrZg mercoledì 8 aprile alle ore 10:00



 
  
Le tecnologie digitali e internet creano nuovi modi e forme di comunicazione, condivisione della conoscenza, intrattenimento, studio, fare amicizia ed esperienze, ma d'altra parte amplificano l'esposizione ai rischi dell'Identità Digitale con cui tutti ci presentiamo nel mondo digitale e connesso: i danni conseguenti però non sono limitati alla sfera virtuale, ma impattano anche la sfera personale, familiare, reputazionale ed economica o aziendale. L'Identità Digitale è la nostra identità. Su questo tema, l'8 aprile alle ore 10:00, Claudio Zamarion intervisterà in diretta Alessandro Rossetti, Intelligence Team Leader in Soft Strategy. 

I rischi e i danni sono tanto più eclatanti, quanto più è attrattiva la vittima di un criminale, ad esempio: imprenditori, top manager e altre key people delle nostre aziende. E tutto questo è purtroppo un rischio in aumento continuo in questi tempi in cui siamo tutti sempre connessi, l'assuefazione da digitale aumenta e il livello di attenzione ai rischi diminuisce.


«In questo webcast mostreremo esempi concreti di quattro fattispecie di crimini e di come possono essere combinati per danneggiare una vittima particolarmente attrattiva- spiega Rossetti, sotto tutti i punti di vista: personale, reputazionale, familiare, economico. Soprattutto mostreremo anche quali misure adottare, sia di autodifesa sia di contrasto avvalendosi d professionisti e Forze dell'Ordine» 

domenica 29 marzo 2020

Disabilità e diritto al trasporto: importante vittoria di Federconsumatori Campania contro Caremar in tribunale

Disabilità e diritto al trasporto: Federconsumatori Campania batte in tribunale Caremar

Per la compagnia di navigazione il giudice ordina l'adeguamento della flotta in 12 mesi.

Importante battaglia vinta da Federconsumatori Campania in tribunale contro Caremar. L'associazione di consumatori aveva portato due anni fa davanti ai giudici del Tribunale di Napoli la compagnia di navigazione accusandola di non garantire il diritto alla mobilità delle persone disabili negli spostamenti da e per l'isola di Procida.

La Federconsumatori regionale ha abbracciato la battaglia della signora Milena Aurelio e attraverso i suoi legali Felice Petillo e Mara Di Carluccio ha fatto valere le sue ragioni nelle opportune sedi, arrivando alla storica pronuncia di oggi che obbliga la Caremar a rendere l'intera flotta "a misura di disabile" in non più di 12 mesi.

"Riconoscendo la condotta discriminatoria di Caremar - spiega il presidente di Federconsumatori Campania Rosario Stornaiuolo - viene confermato anche da un punto di vista giuridico e legale che la compagnia di navigazione di fatto non permetteva ai disabili di utilizzare autonomamente le sue navi. Una situazione imbarazzante nel 2020, che dimostra anche che il diritto alla mobilità è ancora lontano dall'essere raggiunto. Ce n'è ancora di strada da fare prima che questo cambio culturale venga recepito da quanti dirigono le aziende di trasporto pubblico".

La sentenza, sono convinti da Federconsumatori, è destinata a fare storia "perché crea un precedente - spiegano gli avvocati Di Carluccio e Petillo - che adesso non può essere ignorato anche nelle altre isole". "Dal nostro canto - conclude Stornaiuolo - non cederemo di un centimetro dalla battaglia per uguali diritti per tutti. Nel terzo millennio queste situazioni non sono più tollerabili".


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lunedì 23 marzo 2020

Coronavirus. Dpcm 22 marzo 2020: il condominio e i servizi ancora attivi

Coronavirus. Dpcm 22 marzo 2020: il condominio e i servizi ancora attivi

Firenze, 23 marzo 2020. L'hanno chiamato decreto "chiudi Italia", perché nelle intenzioni dello sfavillante messaggio di sabato 21 marzo del Presidente Conte, il dpcm avrebbe messo un'ulteriore stretta alla possibilità di lavorare.
Così è stato?
Nì: una domenica di passione, voci incontrollate di chiusure di quasi tutto.
E poi?
Poi, invece, le attività autorizzate sono un'ottantina, rispetto alla classificazione Ateco che ne prevede molte di più. Certo è che non si può fermare tutto, questo è comprensibile. Cosa debba essere realmente fermato, però, è opinabile. È necessario farsi arrivare a casa in questi giorni un gioco per il pc o una cyclette? E tutte le attività di manutenzione degli edifici sono equiparabili?
Passiamo al condominio.
Che cosa possiamo desumere dal dpcm 22 marzo 2020?
L'attività dell'ufficio dell'amministratore (attività ateco 68.32.00) è sospesa. Si badi: ciò vuol dire che l'ufficio resta chiuso, al pubblico, ma l'attività dell'amministratore (personale) può proseguire (da casa) e quella dei collaboratori e dipendenti… anche, ma da casa loro (lavoro agile). Sul punto è chiaro il d.p.c.m. art. 1 lett. A e C.
Possono proseguire nella erogazione del loro servizio le imprese di pulizia e disinfestazione, che eseguono spesso anche movimentazione dei bidoni condominiali (codice attività 81.20.), nonché i portieri (97.00.00).
Sicuramente non si può iniziare la manutenzione della facciata; andremmo più cauti per interventi di assoluta ed improcrastinabile urgenza, sempre che non possano essere chiamati i vigili del fuoco.
Installazione ascensori e dispositivi antiincendio, ad esempio, possono essere eseguiti, così come la manutenzione degli impianti elettrici ed il servizio di manutenzione ascensori (codice attività 43.2).
Ricordiamo, infine, che non sono sospesi i pagamenti di fatture e bollette. L'ARERA ha sospeso le procedure di distacco delle forniture luce, acqua e gas in itinere fino al 3 aprile (quelle iniziate dal 10 marzo): i condòmini dovranno versare all'amministratore, mediante bonifico, ovvero bollettino postale, e questi a sua volta corrispondere gli importi dovuti ai fornitori per i servizi prestati.
In condominio, quindi, possiamo dire che nella sostanza l'essenziale prosegue. Tutto ciò fino al 3 aprile, data rispetto alla quale va considerato in vigore il divieto di svolgere assemblee. Dopo si vedrà (difficile ipotizzare un ritorno immediato alla "vecchia vita"), ci vorrà tempo, molto tempo.
L'elenco è sempre aggiornabile (con aggiunte, che sicuramente ci saranno, o eliminazioni) con provvedimento del Ministero dello Sviluppo economico.
Un'ultima considerazione, infine, di carattere generale. È opinione molto diffusa che nell'affrontare la situazione vi sia una certa impreparazione. Non lo si può negare; certo, il fatto che il governo stia, abbastanza evidentemente, zoppicando (per carità, con tutte le scusanti del caso), non vuol dire che automaticamente chi lo critica sia più bravo. Anzi, quasi mai saper riconoscere una buona camicia vuol dire saperla realizzare. Andiamo avanti, rispettiamo le regole, critichiamo costruttivamente e facciano un nodo al fazzoletto. Il tempo dei rendiconti verrà dopo.

Alessandro Gallucci, legale, consulente Aduc
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori


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giovedì 19 marzo 2020

Rimborso viaggi e coronavirus. Chi paga? Il consumatore. No, così non va bene

Rimborso viaggi e  coronavirus. Chi paga? Il consumatore. No, così non va bene

Firenze, 19 Marzo 2020. Le norme dei decreti speciali in materia sono contraddittorie (1), e abbiamo sperato che, via via che avanzavano un giorno dopo l'altro, qualcosa cambiasse. Ma al momento non è accaduto nulla.
Quindi ci ritroviamo con viaggi annullati (quelli dentro le date di validità delle restrizioni alla mobilità) per i quali non è chiaro se si possa pretendere un rimborso o un voucher di uguale valore da utilizzare entro un tot tempo. Allo stato dei fatti, a differenza di quanto prevede il codice del consumo, la decisione su "rimborso o voucher", gli organizzatori del viaggio la interpretano, più o meno tutti, solo con l'opzione voucher.
Vedremo gli sviluppi della situazione, soprattutto in virtù del fatto che il decreto in vigore sarà definitivo solo dopo l'approvazione, che deve avvenire entro 60 giorni dal 2 marzo 2020.

Di seguito la risposta "standard" che diamo ai numerosi viaggiatori che ci stanno chiedendo come comportarsi.

Il decreto legge (02/03/2020) che ha disciplinato in emergenza la questione, oltre a stabilire che sia il consumatore a chiedere il rimborso, è entrato in vigore PRIMA delle misure di contenimento che hanno investito l'intero territorio nazionale. E quindi dovrebbe riguardare (art.28) solo le persone in quarantena, persone domiciliate o residenti nelle "prime" zone rosse, persone che dovevano recarsi nelle "prime" zone rosse, persone che dovevano andare all'estero in un Paese che non consente accesso a stranieri in ragione dell'emergenza pandemia.
Il decreto prevede espressamente che queste persone possono esercitare il diritto di recesso e che l'organizzatore del viaggio può rimborsare in denaro o voucher con validità di un anno o con un viaggio equivalente o superiore.
Il decreto può quindi essere interpretato che per chi non abita nelle "prime" zone rosse" si applica il solo codice civile, art. 1463, che prevede la sola restituzione di quanto pagato (e non il voucher).
E' bene ricordare che il decreto NON SI OCCUPA delle cancellazioni da parte dei tour operator o dei vettori. Quindi in casi del genere il consumatore ha diritto al rimborso integrale del viaggio.
Infine, il decreto legge dovrà essere convertito in legge e in quell'occasione le sue norme, inclusa questa, potrebbero essere modificate.
Cautelativamente quindi suggeriamo di inviare la propria richiesta di rimborso a mezzo raccomandata AR o pec e di attendere, per valutare se sarà possibile pretendere il rimborso economico e non accontentarsi del voucher, la conversione in legge che dovrà avvenire entro 60 giorni dal 2 marzo 2020: http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora+diffida_8675.php

1 - https://sosonline.aduc.it/scheda/coronavirus+misure+sostegno+ai+cittadini_30769.php


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mercoledì 18 marzo 2020

Coronavirus. La richiesta di riduzione o sospensione del canone di locazione commerciale

Coronavirus. La richiesta di riduzione o sospensione del canone di locazione commerciale

Firenze, 18 Marzo 2020. Il DPCM del 09.03.2020 ha esteso a tutto il territorio nazionale le restrizioni previste per le "zone rosse" disponendo la chiusura obbligatoria di moltissime attività aperte al pubblico, che, in aggiunta alla severa limitazione negli spostamenti prescritta dal Governo, ha lasciato migliaia di commercianti in gravi difficoltà economiche, attività di servizi e del terziario improvvisamente chiuse o senza lavoro, sempre più aziende costrette a fermare il ciclo produttivo. Tale situazione presumibilmente perdurerà per ancora molte settimane, fatta salva l'emanazione di nuove misure urgenti governative sul punto.
Molti conduttori di locali commerciali si trovano pertanto in una situazione di emergenza anche per l'adempimento contrattuale delle proprie obbligazioni, considerata la drastica, fulminea ed inattesa contrazione e importante diminuzione delle proprie entrate in questa difficile situazione emergenziale.
Tale attuale drammatica situazione potrebbe ricadere nell'ipotesi di impossibilità sopravvenuta, che libera il debitore dall'obbligazione in quanto integra i requisiti previsti dall'art. 1256 c.c., ossia l'impossibilità in tal caso è sopravvenuta, ovvero si è verificata dopo che è sorta l'obbligazione; oggettiva, è indipendente dalle condizioni personali e/o organizzative del debitore; assoluta, l'impedimento non può essere superato con nessuna intensità di sforzo; non imputabile, l'impedimento non deriva da dolo o colpa del debitore; temporanea, in questo caso il debitore non è responsabile del ritardo nell'adempimento.
E' possibile quindi per il conduttore invocare il combinato disposto delle norme del codice civile di cui agli artt. 1218 (non responsabilità nel ritardo della prestazione a causa dell'impossibilità non imputabile al debitore), 1256 (impossibilità sopravvenuta), 1258 e 1464 (riduzione della prestazione per prestazione parzialmente impossibile).
Tuttavia, va precisato che nella locazione commerciale, i divieti disposti dai DPCM in ordine all'emergenza sanitaria, non incidono sulla prestazione principale del locatore, ovvero la messa a disposizione di locali idonei all'uso che ne è consentito ai sensi del contratto. Essi non hanno infatti alcuna attinenza all'immobile in cui si svolge l'attività, alle sue caratteristiche o alla sua idoneità all'uso pattuito.
Del pari non è affatto scontato che, in termini di rigorosa causalità, la chiusura temporanea dell'attività renda impossibile la prestazione principale del conduttore consistente nel pagamento del canone di locazione e delle spese accessorie. E' bene infatti ricordare che non è impossibile la prestazione che possa essere adempiuta con la normale diligenza, tanto più alla luce del recente intervento normativo emanato dal Governo con decreto legge del 16 marzo 2020 che prevede che "al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19, ai soggetti esercenti attività d'impresa è riconosciuto un credito d'imposta nella misura del 60 per cento dell'ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1".
Sarà quindi opportuno che il conduttore formalizzi tempestivamente al locatore, con le relative motivazioni, la richiesta di riduzione o sospensione del canone di locazione, adducendo le ragioni di sopravvenuta impossibilità ad adempiere agli obblighi contrattuali per causa di forza maggiore (motivi straordinari e imprevedibili), al fine di giungere ad una soluzione conciliativa, fermo restando che sarà comunque rimessa alla discrezionalità del locatore l'accettazione o meno della proposta di riduzione o sospensione.

Smeralda Cappetti, legale, consulente Aduc
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori



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mercoledì 4 marzo 2020

CORONAVIRUS, SCUOLE. CASTELLI, “SCUOLE CHIUSE? ALLO STUDIO MISURA PER CONSENTIRE AI GENITORI DI ASSENTARSI DAL LAVORO”

CORONAVIRUS, SCUOLE \ CASTELLI, "SCUOLE CHIUSE? ALLO STUDIO MISURA PER CONSENTIRE AI GENITORI DI ASSENTARSI DAL LAVORO"


Roma - "Siamo consapevoli dell'impatto che una misura come la chiusura delle scuole potrà avere sui nuclei familiari e sul Paese, per questo ci stiamo muovendo con la massima celerità e determinazione a tutela dei lavoratori pubblici e privati.

È in fase di definizione una norma che prevede la possibilità per uno dei genitori, in caso di chiusura delle scuole, di assentarsi dal lavoro per accudire i figli minorenni. Ne ho già parlato con il Ministro Gualtieri e gli altri Ministri competenti: faremo tutto quello che è necessario per venire incontro ai bisogni dei cittadini e delle famiglie e per ridurre al massimo i disagi".


Lo dice il Vice Ministro dell'Economia e delle Finanze, Laura Castelli.



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sabato 29 febbraio 2020

Unione Naz. Consumatori su decreto Coronavirus su prezzi e viaggi

Coronavirus: Unc, no a rialzi dei prezzi fino al triplo

No a sospensione rimborsi per vacanze consumatori

 

E' un no, quello dell'Unione Nazionale Consumatori, al dl del Governo sull'emergenza Coronavirus, laddove interviene per prevenire speculazioni sui prezzi.

"Fissare una soglia così alta, superiore al triplo del prezzo di listino, prima di poter considerare una pratica commerciale come scorretta, vuol dire chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati!" afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori.

"Non solo si considera come normale raddoppiare i prezzi di una mascherina in un momento di emergenza, come se fosse etico e tollerabile approfittare di una situazione di difficoltà, ma di fatto si impedisce all'Antitrust di intervenire fino al superamento di quella soglia, rischiando di cadere dalla padella nella brace" prosegue Dona.

"Insomma, l'idea di considerare per legge che gli incrementi ingiustificati dei prezzi sono pratiche commerciali scorrette, è un passo avanti molto importante, che chiedevamo da anni. E' assurdo, infatti, che oggi siano rigidamente regolamentate le vendite sottocosto mentre non ci sia nessun divieto di speculazione che impedisca ricarichi eccessivi. Ma, oltre alla soglia troppo alta, il problema è che il decreto le limita a prodotti attinenti alla salute e all'approvvigionamento di beni di prima necessità e in situazioni di allarme sociale, mentre dovrebbe valere sempre, anche in concomitanza di scioperi, maltempo ed altri eventi del genere" prosegue Dona.

"Quanto ai pacchetti turistici, chiediamo chiarimenti al Governo su cosa intenda quando nel comunicato di ieri parla di specifiche forme di compensazione. Sarebbe inaccettabile ed intollerabile un blocco dei rimborsi che la legge, il Codice del turismo, prevedere che in questi casi debbano essere dati al consumatore entro 14 giorni. Nulla vieta di dare la facoltà al consumatore di accettare voucher in alternativa al rimborso, da utilizzare entro un anno, ma deve essere chiaro che non può essere un obbligo. Nulla vieta al Governo di far accedere i tour operator ad un fondo statale per evitare loro problemi di liquidità. Insomma, il Governo è libero di aiutare, giustamente, i tour operator in qualunque modo, salvo a scapito del consumatore. Sarebbe una beffa!" conclude Dona.



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Coronavirus: Il legislatore dimentica la ristorazione italiana

CORONAVIRUS: IL LEGISLATORE DIMENTICA LA RISTORAZIONE ITALIANA

Fipe: "Dalle prime bozze che circolano del Decreto per misure urgenti di sostengo alle imprese, il Governo ignora totalmente l'esistenza di un settore, quello della somministrazione, che ha perso l'80% di fatturato anche per colpa delle follie comunicative di questi giorni"

 

Roma, 29 febbraio 2020 - Le imprese italiane della ristorazione e dell'intrattenimento, considerate da tutto il mondo il fiore all'occhiello dell'accoglienza italiana, sono invece trasparenti agli occhi del Governo e del legislatore italiano. Neppure una riga e neppure un provvedimento per sostenere le imprese di questo settore, fino a ieri trainante per il turismo e l'economia italiana, sono presenti nel decreto del Governo che dovrebbe essere pubblicato domani. I pubblici esercizi (bar, ristoranti, pizzerie, locali di intrattenimento e società di banqueting) sono quelli che più di ogni altro settore hanno pagato le follie comunicative di questi giorni e oggi vengono ripagati con il silenzio più assoluto.

"I nostri imprenditori e i nostri lavoratori - afferma Roberto Calugi Direttore Generale di Fipe, la federazione italiana dei pubblici esercizi - sono stanchi di essere invisibili per i politici e il legislatore. Non si stupiscano quindi se, entrando in un bar o in un ristorante, risulteranno invisibili a loro volta".



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Scheda sim non più utilizzata: occorre soprattutto cancellare il numero da social network e home banking

Scheda sim non più utilizzata: occorre soprattutto cancellare il numero da social network e home banking

Firenze, 29 Febbraio 2020. Vedersi svuotare il conto corrente online mediante il cambio dei dati di accesso e usando un vecchio numero che non si possiede più da anni. Pare impossibile, ma può accadere se si dimentica di aver nel tempo rilasciato il proprio numero a tanti soggetti e non si è provveduto ad aggiornarlo o cancellarlo in tutti i servizi, specie web, che si utilizzano o si sono utilizzati.
I vecchi numeri di telefonia mobile, infatti, non spariscono del tutto. La Delibera Agcom 26/08/CIR, nell'istituire il Piano di numerazione nel settore delle telecomunicazioni, all'Allegato A, art. 8 comma 7 prevede che i clienti di un gestore telefonico in possesso di una carta sim scaduta per mancanza di ricarica possono richiedere la riassegnazione del numero entro 24 mesi dalla data dell'ultima ricarica. Scaduto tale termine, il gestore può assegnare liberamente il numero. Non è possibile annullare per sempre un determinato numero di utenza, perché altrimenti occorrerebbe assegnare numeri contenenti sempre più numerose cifre.
La comodità, come sempre, si paga sotto altri aspetti: quelli della privacy e della sicurezza. Chi si vede riassegnare il numero può risalire ad un precedente intestatario utilizzando motori di ricerca web oppure l'apposita funzione di alcuni social network dove magari l'interessato, come non di rado accade, non ha aggiornato il proprio profilo. In tal modo è possibile ottenere dati personali del vecchio intestatario dell'utenza, tra cui magari un suo indirizzo email. Ed ecco allora entrare in gioco la funzione di recupero password degli account, con non pochi gestori che inviano un codice tramite sms. A quel punto, l'intruso può entrare nella casella email della vittima, ritrovandosi a portata di mano ogni sua informazione personale, tra cui magari gli account bancari dove replicare la procedura di recupero delle credenziali di accesso. Con un percorso più facile di ogni altro, insomma, si può entrare in possesso dei dati personali e dei rapporti bancari di persone del tutto
ignare.
Dal lato delle responsabilità, si rientra nel disposto del D.Lgs. 27/1/2010 n. 11, aggiornato dal D.Lgs. 15/12/2017 n. 218, secondo cui la responsabilità dell'utilizzatore del servizio è presente nei casi di comportamento fraudolento del medesimo ovvero al suo doloso o gravemente colposo inadempimento agli obblighi che l'art. 7 pone a suo carico riguardo la custodia delle credenziali. La prova di ciò spetta all'intermediario. Deve essere pertanto la banca a dimostrare l'accaduto, ma se a questa risultava un numero telefonico vecchio di almeno due anni, ecco dimostrata la colpa grave del cliente che impedisce il risarcimento. Se qualcuno reputasse improbabile l'avverarsi delle ipotesi sopra riportate, questo qualcuno farebbe bene a prendere provvedimenti informandosi sui criteri di sicurezza dei dati informatici, a partire dai propri.


Anna D'Antuono, legale, consulente Aduc, Associazione per i diritti degli utenti e consumatori


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mercoledì 26 febbraio 2020

CDM: COLDIRETTI, BENE DDL SU REATI ALIMENTARI, BUSINESS DA 24,5 MLD

CDM: COLDIRETTI, BENE DDL SU REATI ALIMENTARI, BUSINESS DA 24,5 MLD

 

Con il volume d'affari annuale del business delle agromafie che è salito a 24,5 miliardi è importante la riforma dei reati in materia agroalimentare per aggiornare le norme attuali, risalenti anche agli inizi del 1900, dalla lotta all'agropirateria e al falso made in Italy all'introduzione del reato di disastro sanitario fino alla possibilità di assegnare in beneficenza, alimenti e bevande confiscati che, seppure non commerciabili, siano utilizzabili e non dannosi per la salute. E' quanto afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell'esprimere soddisfazione per l'approvazione nel Consiglio dei ministri del disegno di legge sui reati agroalimentari che fa diretto riferimento al testo di riforma predisposto da Giancarlo Caselli nell'ambito dell'Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti.

 

Nei 14 articoli che compongono il disegno di legge si rafforzano gli strumenti normativi contro illeciti agroalimentari: frodi, contraffazioni e agropiraterie. Il testo mira ad assicurare massima protezione alla filiera alimentare sin dal momento della produzione: sia a tutela del consumatore sia a tutela delle eccellenze nazionali Made in Italy. Le agromafie non solo si appropriano di vasti comparti dell'agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocano l'imprenditoria onesta, ma – continua la Coldiretti – compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l'effetto indiretto di minare profondamente l'immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio Made in Italy.

 

Le mafie – sottolinea Coldiretti – operano attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, o con il cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, caporalato e truffe nei confronti dell'Unione europea. Ma – continua Coldiretti  – viene condizionato anche il mercato della compravendita di terreni e della commercializzazione degli alimenti stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati, l'esportazione del nostro vero o falso Made in Italy, la creazione all'estero di centrali di produzione dell'Italian sounding e lo sviluppo ex novo di reti di smercio al minuto anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l'effetto indiretto di minare profondamente l'immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy.

 

"Gli ottimi risultati dell'attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione" ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che "l'innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolosa la criminalità nell'agroalimentare che per questo va perseguita anche attraverso un'articolata operazione di riordino degli strumenti esistenti e di adeguamento degli stessi ad un contesto caratterizzato da forme diffuse di criminalità organizzata che alterano la leale concorrenza tra le imprese ed espongono a continui pericoli la salute delle persone".



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lunedì 3 febbraio 2020

Insolvenze: possibili scenari post-Brexit secondo Atradius

 

 

INSOLVENZE: POSSIBILI SCENARI POST-BREXIT SECONDO ATRADIUS

 

Amsterdam, 3 febbraio 2020 - A oltre tre anni dal voto per la Brexit, Regno Unito e Unione Europea si sono separati con un accordo strutturato di recesso. Venerdì 31 gennaio 2020 a mezzanotte (CET), l'uscita del Regno Unito è diventata realtà. Mentre ora l'attenzione si rivolgerà alle future relazioni commerciali tra il Regno Unito e l'Europa, gli impatti economici a breve termine per il Regno Unito continuano a creare difficoltà alle imprese.

 

Archiviata la Brexit, il Regno Unito può ora iniziare a negoziare nuovi accordi commerciali, il più importante dei quali riguarda le future relazioni commerciali con l'UE. Gli attuali accordi restano in vigore fino al 31 dicembre 2020. Tuttavia, i tempi stretti rendono come più probabile solo un accordo limitato, che potrebbe potenzialmente comportare una tormentata revisione nel 2021. Inoltre, se le due parti non riuscissero a negoziare un accordo commerciale entro la fine del periodo di transizione, rischierebbero di ricadere sotto regole del WTO. Le pressioni sul contesto economico e le incertezze sottostanti continuano a mettere a dura prova il Regno Unito e tutti i mercati dell'UE.

 

Il lungo periodo di incertezza ha creato un sentimento negativo, che persisterà probabilmente nel 2020 in assenza di indicazioni certe sulle future relazioni commerciali tra Regno Unito e UE. Dopo la stagnazione nel 2019, prevediamo che gli investimenti delle imprese nel Regno Unito rimangano stabili anche quest'anno, a causa della bassa fiducia e l'elevata incertezza. La crescita economica del Regno Unito dovrebbe rallentare all'1,0% nel 2020, in parte attenuata dal sostegno fiscale e monetario delle banche centrali. Molte imprese già significativamente debilitate da condizioni di volatilità iniziate con il referendum 2016, rimangono soggette al rischio insolvenza.

 

Le insolvenze commerciali nel Regno Unito potrebbero crescere ancora

 

Si prevede che le insolvenze continueranno a crescere nel Regno Unito, con un aumento del 7% o maggiore nel 2020. Allo stesso modo, è atteso un aumento delle insolvenze in gran parte dell'Europa, sebbene a un ritmo più moderato. Le insolvenze nel Regno Unito sono cresciute in modo significativo dal 2018, aumentando di un altro 8% su base annua nel 2019. Il settore del commercio al dettaglio continua a registrare un numero maggiore di insolvenze a causa della minore fiducia dei consumatori e delle dinamiche proprie del settore. Data la forte dipendenza dalle opportunità stagionali, i rivenditori spesso guardano alle vendite di dicembre per migliorare il fatturato. Purtroppo le vendite al dettaglio sono complessivamente diminuite a novembre e dicembre, secondo il British Retail Consortium.

 

Per i settori che dipendono dalle importazioni, in particolare l'alimentare e l'agricoltura, la Brexit continua a rappresentare una minaccia di maggiori costi di importazione e logistici che potrebbero essere difficilmente assorbiti. Il settore delle costruzioni, a sua volta, è già colpito da investimenti alquanto deboli, e  la minaccia dell'aumento dei costi per attrarre lavoratori, insieme alla perdita di manodopera qualificata composta da cittadini europei che lavorano nel Regno Unito, potrebbero aumentare ulteriormente il rischio di insolvenza.

 

Impatto più moderato sull'UE, ma aumentano i rischi al ribasso

 

Nel resto d'Europa, invece, l'impatto sulle insolvenze sarà più moderato, a parte quei Paesi con legami commerciali più stretti con il Regno Unito, come l'Irlanda, che hanno maggiori probabilità di essere esposte al rischio. L'impatto sulle insolvenze per altri importanti partner commerciali come Belgio, Paesi Bassi e Danimarca, e per il resto dell'Europa, dovrebbe essere visibile ma più limitato. Per quanto riguarda l'Italia, l'impatto diretto della Brexit sarà verosimilmente più limitato rispetto ad altri partner commerciali, data la minore incidenza dell'interscambio commerciale e degli investimenti.

Comunque, il clima rimane instabile e, nel complesso, il rischio di fallimenti aziendali è più elevato rispetto alle probabilità di un impatto più modesto. Si prevede che i settori industriali con una forte dipendenza dalle esportazioni nel Regno Unito, come quello automobilistico, tessile e dei beni ad alto valore tecnologico, subiranno un impatto più significativo.

 

Mentre le previsioni economiche generali rimangono modeste, le singole imprese continuano a conseguire successi, e quindi non deve essere sottovalutata l'opportunità di crescita commerciale, sia durante che oltre il periodo di transizione. Una delle chiavi del successo è una solida strategia di gestione del rischio, che combina l'accesso a una business intelligence  affidabile per consentire un processo decisionale consapevole e la capacità di proteggere l'azienda dai rischi commerciali.

 

 

 

Atradius
Atradius è un fornitore globale di assicurazione del credito, fideiussioni assicurative, servizi di recupero crediti e di informazioni commerciali, con una presenza strategica in oltre 50 Paesi. I prodotti offerti da Atradius proteggono le aziende di tutto il mondo dai rischi di insolvenza associati alla vendita di beni e servizi a credito. Atradius fa parte del Grupo Catalana Occidente, uno dei più grandi assicuratori in Spagna e uno dei maggiori assicuratori del credito del mondo.



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Migranti, Radicali: il vergognoso rinnovo del memorandum Italia-Libia oggi è realtà, sia sospeso subito

Migranti, Radicali: il vergognoso rinnovo del memorandum Italia-Libia oggi è realtà, sia sospeso subito

 

Nel pomeriggio di oggi, 2 febbraio, data in cui è stato rinnovato il memorandum Italia-Libia, gli esponenti di Radicali Italiani sono stati in presidio di fronte a Montecitorio per chiedere ai presidenti delle Camere e al Parlamento di portare in aula con urgenza il memorandum Italia-Libia e deliberarne la sospensione immediata. Sulle labbra dei partecipanti un bavaglio, perché, nonostante l'articolo 80 della Costituzione stabilisca che gli accordi internazionali di natura politica debbano passare per le Camere, questo non è avvenuto nel caso del memorandum Italia-Libia.  

"Oggi il vergognoso rinnovo del memorandum è divenuto realtà. Il nostro Governo conferma la volontà di contribuire a far sì che migranti e rifugiati in fuga dalla Libia siano regolarmente intercettati e portati indietro dalla Guardia costiera del Paese in conflitto, dove sono esposti alla violazione costante di diritti inviolabili, abusi di ogni genere, stupri, torture. Nei tre anni in cui l'accordo è stato in vigore, col nostro supporto finanziario alla Libia, abbiamo fatto sì che decine di migliaia di persone subissero questo destino. Di quanti altri crimini vogliamo macchiarci prima di dire basta?" dichiarano Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni, Segretario, Tesoriera e Presidente di Radicali Italiani.

"Il Governo ripete che sarà possibile modificare il memorandum in qualsiasi momento successivo al rinnovo: lo sappiamo, ma non è questo che chiediamo, poiché significherebbe continuare a essere complici di quanto accade al di là del mare. Il memorandum deve essere sospeso subito. Anche il Consiglio d'Europa ha chiamato l'Italia a interrompere con urgenza la collaborazione con la Guardia costiera libica fino a quando non vi saranno garanzie circa la tutela dei diritti umani nel Paese, mentre l'Alto commissariato delle Nazioni unite per i Rifugiati si è ritirato dal centro che ospita rifugiati e migranti a Tripoli, perché teme che l'area diventi obiettivo militare. Non sussistono più le condizioni minime sulle quali basare un siffatto accordo. Deve essere portato al più presto in aula, dove, contrariamente a quanto stabilito dall'articolo 80 della Costituzione, non è mai arrivato: chiediamo ai Presidenti delle Camere e al Parlamento di discuterlo e di determinare la sospensione immediata della sua efficacia".



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