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giovedì 24 maggio 2018

Privacy, normativa GDPR, passaggio epocale per la UE: il 25 maggio é Privacy Day


GDPR, passaggio epocale per la UE: il 25 maggio é Privacy Day

Diventa operativo il Regolamento sulla protezione dei dati, ma manca ancora consapevolezza su nuovi diritti e tutele per gli utenti. 


Adeguamento generale per molte grandi realtà, ma l'84% dei più importanti siti italiani non pubblicano i recapiti del DPO, figura pagata dall'azienda per vigilare che collabora anche con l'Autorità. 

Bernardi: "Passaggio epocale per l'UE che ricorda quello del 2002 per l'introduzione della moneta unica". 

Pmi e pa quelle più indietro: "Necessari mesi prima di vedere livello di conformità accettabile, occorre cambio di mentalità". 

Prenotazioni record per il Privacy Day Forum, trasmesso anche in streaming

Roma, 24 maggio 2018 - E' una data destinata ad entrare nella storia dell'Unione Europea, quella del 25 maggio 2018, il giorno da cui tutti gli Stati membri possono finalmente avere un unico ombrello normativo in materia di privacy con il Regolamento UE 2016/679.

Anche se manca ancora la consapevolezza da parte di molti cittadini, che ne sanno solo per sentito dire, o perchè in questi giorni stanno ricevendo numerose informative e richieste di consenso, sta di fatto che d'ora in poi gli utenti beneficeranno di nuovi diritti e maggiori tutele, e se l'interessato si accorgerà che le sue informazioni personali vengono usate non correttamente potrà rivolgersi ad un "responsabile della protezione dei dati", un esperto della materia incaricato e retribuito dall'azienda, che ha però il compito di cooperare con il Garante per la privacy con l'onere di vigilare che le regole siano effettivamente rispettate per non rischiare pesanti sanzioni fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato annuo dei trasgressori.

Sul fronte delle imprese, da una parte per molte grandi organizzazioni che hanno da tempo preso coscienza del valore che hanno i dati personali nell'economia digitale, in questo periodo termina un complesso percorso di adeguamento generale al Regolamento, anche se ulteriori misure da adottare saranno specificate nel decreto di armonizzazione in attesa di emanazione da parte del Governo, senza trascurare d'altra parte che nemmeno le più importanti aziende italiane risultano proprio impeccabili, in quanto l'84% dei siti web di queste non ha ancora pubblicato i recapiti per l'esercizio dei diritti dell'interessato o i dati di contatto del "data protection officer", come ha evidenziato uno studio condotto recentemente da Federprivacy.

E se le grandi realtà riescono in qualche modo a gestire le criticità della nuova normativa, per moltissime pmi e soprattutto per le pubbliche amministrazioni la strada da fare è ancora lunga, come osserva il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi:

"Alcuni sondaggi indicano che nove aziende su dieci non sono ancora adeguate al GDPR, e questi dati conciliano in effetti con l'enorme mole di richieste di supporto che stiamo ricevendo da migliaia di imprenditori di piccole e medie imprese e dirigenti della pa che si sono purtroppo svegliati tardi. Adesso diventa persino arduo riuscire a segnalare loro un professionista disponibile a fornire loro consulenza in questo periodo - spiega Bernardi - Siamo di fronte ad un passaggio epocale per l'UE che sta generando molta agitazione, e che per certi versi ricorda quello del 2002 quando fu introdotto l'Euro come moneta unica: benché previsto un periodo di un anno di coesistenza con la lira, sia a cittadini che alle imprese fu poi necessario un periodo molto più lungo per abituarsi. Per pmi e pa saranno necessari diversi mesi prima che si possa auspicare di vedere un livello di conformità accettabile, e come nel caso dell'Euro, occorre un loro cambio di mentalità".

E si svolgerà proprio il 25 maggio a Roma, la settima edizione del Privacy Day Forum con un programma di 35 interventi da parte di relatori autorevoli ed esperti della materia tra plenaria e workshop. 


L'evento annuale di Federprivacy, che ha ricevuto un numero record di duemila prenotazioni, sarà trasmesso anche in diretta streaming.

giovedì 12 aprile 2018

GDPR, i sei punti fermi che aziende e P.A. non possono ignorare


Nessuna aspettativa di deroghe o proroghe per l'operatività del GDPR, ma permangono incertezze per aziende pubbliche e private su aspetti in cui il Regolamento rimanda alle normative nazionali. 

Ancora atteso in Italia un nuovo decreto legislativo di adeguamento alle regole UE, ma dal 25 maggio scatteranno comunque le sanzioni, mentre gli interessati potranno esercitare e far valere più estesi diritti. 

Sei i principali punti fermi messi a fuoco nell'ultima circolare di Federprivacy sulle questioni di diritto transitorio.

Firenze, 12 aprile 2018 - Come previsto dai trattati internazionali dell'Unione Europea, dal prossimo 25 maggio il nuovo Regolamento sulla protezione dei dati personali sarà pienamente efficace ed operativo senza alcuna possibile aspettativa di deroghe o proroghe.

Non mancano tuttavia le incertezze per migliaia di aziende e pubbliche amministrazioni, anche perché il GDPR (acronimo di General Data Protection Regulation) rimanda per molti aspetti alle normative nazionali degli stati membri, e a tutt'oggi in Italia sussiste ancora un vecchio Codice Privacy (Dlgs 196/2003) vigente ma non allineato al Regolamento UE, mentre nel frattempo la Commissione nominata presso il Ministero della Giustizia ha potuto iniziare i lavori di adeguamento della normativa italiana solo a gennaio, approvando di recente in via preliminare lo schema di un nuovo decreto legislativo, che difficilmente però vedrà la luce in tempo per fornire i chiarimenti che le imprese avrebbero voluto prima della scadenza.

I ritardi della macchina politica non costituiranno ad ogni modo una giustificazione per gli inadempienti, e le aziende che saranno trovate fuori regola rischieranno sanzioni fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato.

Alla luce dell'incerto contesto attuale, Federprivacy ha perciò deciso di dedicare una specifica circolare sul tema delle questioni di diritto transitorio che accompagnano il passaggio dall'attuale Codice della Privacy al nuovo Regolamento UE 2016/679, come spiega Nicola Bernardi, presidente della principale associazione italiana di riferimento dei professionisti della protezione dei dati:

"In questa delicata fase di transizione in cui permangono non poche zone grigie nell'attuazione del GDPR, nella nostra ultima circolare abbiamo messo a fuoco sei principali punti fermi che aziende pubbliche e private non possono ignorare o tralasciare, a prescindere dai prossimi sviluppi normativi nel contesto italiano. In particolare - sottolinea Bernardi - ogni titolare del trattamento deve tenere presente che i consensi raccolti anteriormente al 25 maggio 2018 saranno ancora validi solo se lo si è fatto in modo conforme al Regolamento UE, per cui potrebbe essere necessario richiederli nuovamente agli interessati, mentre questi ultimi potranno esercitare e far valere tutti i più estesi diritti che sono riconosciuti loro dal nuovo testo. Inoltre, violazioni degli obblighi di notifica dei data breach saranno sanzionabili senza necessità di recepimento in una normativa nazionale."

La Circolare 1-2018 di Federprivacy affronta anche questioni di diritto transitorio attinenti i casi in cui non è necessario redigere la valutazione di impatto entro il 25 maggio, la disciplina contrattuale applicabile per la nomina di responsabili del trattamento, e l'applicabilità degli obblighi di nomina del data protection officer.

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