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venerdì 11 luglio 2014

Legge droga e Costituzione. Presentata una nuova richiesta di legittimita'



Firenze, 11 Luglio 2014. Nuova questione di legittimità costituzionale sugli stupefacenti: sulla parificazione di pene -nel fatto lieve- droghe leggere e droghe pesanti (operato dopo la sentenza della Corte Costituzionale  n.32 del 2014 [1]).
La presentazione e' avvenuta nello stesso procedimento del Tribunale di Rovereto ove nel 2012 venne presentata altrettanta questione di legittimita' che, giudicata in primis irrilevante, in seguito il GUP dispose il rinvio in attesa della pronunzia della Corte Costituzionale. Pronuncia che c'e' stata con l'accoglimento di quanto richiesto.
 A seguire un Abstract della nuova questione di legittimita', mentre il testo completo e' a questo link (2).

Abstract
Gli ultimi interventi del Legislatore in materia di stupefacenti ripropongono l'esigenza di un controllo di costituzionalità sulla lettera dell'attuale art. 73 DPR 309/1990.
Il comma 5 di detta disposizione, già modificato con D.L. del 23.12.2013 n. 146, è stato ulteriormente ritoccato dall'art. 1, comma 24 ter, lett. a) del D.L. 20 marzo 2014, n. 36, convertito con L. 16 maggio 2014 n. 79: "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo che, per i mezzi, la modalità o le circostanze dell'azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, è di lieve entità, è punito con le pene della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329".
A tacer della "recidivanza" del Governo ad intervenire in materia con disposizioni introdotte in sede di conversione di Decreti Legge sino a lacerare il legame essenziale che dovrebbe sussistere tra questo e la legge di conversione, i maggiori dubbi di costituzionalità attengono al merito.
Pare del tutto irragionevole, ed in tutto ingiustificata, l'equiparazione sanzionatoria di tutte le condotte previste dal 5° comma (fatto lieve).
Infatti, se l'ordinamento accoglie la distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere (nomenclatura sdoganata dalla stessa Corte Costituzionale, nella sentenza 32/2014) per fatti di cui al 1° comma dell'art. 73, non si comprende la ragione per cui altrettanto non riconosce nelle ipotesi lievi del 5° comma.
Alla violazione dell'art. 3 Cost. (principio di uguaglianza e ragionevolezza), si accompagna l'inottemperanza rispetto alla Decisione Quadro 757/2004 GAI.
Si ricorda preliminarmente che Corte Costituzionale nella sentenza 32/2014, per giustificare la reviviscenza della c.d. Iervolino Vassalli, cita la decisione summenzionata in quanto portatrice di obblighi di criminalizzazione, confermandone la vincolatività. Di tal che, è altrettanto vincolante, sempre in virtù dell'art. 117, 1° comma, Cost., il contenuto della decisione 757/2004 là dove pretende (art. 4) differenziazioni sanzionatorie a seconda della dannosità per la salute della sostanza stupefacente.
Orbene, il secondo vizio di legittimità che si segnala attiene proprio alla violazione dell'art.117, 1° comma, Cost., in riferimento alla Decisione Quadro 757/2004 GAI, nonchè all'art. 49, par. 3 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione, nella parte in cui pretende che le pene non siano sproporzionate rispetto al reato.

(1) http://www.aduc.it/notizia/droga+corte+costituzionale+boccia+legge+fini_128966.php
(2) http://www.aduc.it/generale/files/file/allegati/2014/20140711-Droghe-QLC.pdf


Fabio Valcanover, collaboratore Aduc, legale del foro di Trento

mercoledì 9 luglio 2014

Riforme: Parlamento lumaca, 294 giorni per ogni legge

Vengono impiegati in media quasi dieci mesi (294 giorni) per l'approvazione di un disegno di legge ordinario da parte del Parlamento nell'attuale assetto istituzionale secondo il bilancio della sedicesima legislatura che ci dice anche che sono stati presentati un totale di 8277 disegni di legge tra Camera e Senato dei quali ne sono stati approvati solo 767, il 9 per cento.

E' quanto ha affermato nella relazione all'Assemblea il presidente nazionale della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare "l'importanza di completare al piu' presto il percorso delle riforme Istituzionali avviato dal Premier Matteo Renzi" per colmare il gap con gli altri Paesi europei anche sul piano legislativo.
Si tratta infatti di un record negativo a livello comunitario con il Parlamento spagnolo che ha impiegato in media 163 giorni per approvare una legge nella  IX legislatura e quello francese 267 giorni nella XIII legislatura, ma che fa addirittura impallidire la pesante burocrazia dell'Unione Europea dove, nel periodo dall'avvio del Trattato di Lisbona, per completare un processo legislativo, tra Commissione, Parlamento e Consiglio dei Ministri a 27, si è impiegato in media "appena" 264 giorni, un mese in meno.

Le risposte delle Istituzioni - ha affermato Moncalvo - non sono piu' compatibili con i cambiamenti rapidi che intervengono nella società e nell'economia e per questo occorre abbandonare formule e riti che avevano un senso solo nel passato. La scarsa efficacia del lavoro in Aula è confermata - ha concluso Moncalvo - dalla proliferazione di proposte destinate a rimanere nel vuoto con perdita di energie, tempo e risorse, ma anche tante illusioni nei confronti delle aspettative dei cittadini e delle imprese e tante speranze destinate a svanire con la fine della legislatura.

lunedì 7 luglio 2014

Onu: nozze gay, ampliato riconoscimento


Le Nazioni Unite allargano il riconoscimento dei matrimoni gay: mentre prima di oggi un gay veniva considerato sposato solo se il suo matrimonio era riconosciuto nel suo Paese di origine, ora il riconoscimento sarà automatico se l'unione è stata contratta in un Paese dove è legale."I diritti umani sono al cuore della missione delle Nazioni Unite.

Sono orgoglioso di questa misura che crea condizioni di maggiore eguaglianza per il nostro staff", ha detto il Segretario Generale Ban Ki moon lanciando un appello a "tutti i membri della famiglia dell'Onu perché si uniscano nel rifiuto dell'omofobia".Il Palazzo di Vetro si prepara il prossimo autunno a nuove polemiche sulla questione gay quando si insedierà alla presidenza dell'Assemblea Generale Sam Kutesa, il ministro degli Esteri dell'Uganda, Paese che ha la più severa legislazione anti-omosessuali del mondo.

Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti" si tratta di un passo avanti di notevole portata globale che dovrebbe costituire un riferimento da prendere immediatamente in considerazione anche da parte del legislatore del governo nazionale che non deve più perdere tempo per il riconoscimento definitivo della parità di diritti tra coppie di qualsiasi genere esse siano.

Fenomeni Fraudolenti: la piaga delle frodi assicurative in Italia. Le istituzioni presentano il conto a bordo di MSC Splendida


"LEGALITA' E QUESTIONE SOCIALE: RISCHI E COSTI DEI FENOMENI FRAUDOLENTI"
Convegno a bordo di MSC Splendida

"Legalità e questione sociale: rischi e costi dei fenomeni fraudolenti" è il titolo del convegno che si è svolto oggi pomeriggio a Napoli, a bordo di MSC Splendida, nave da 4mila passeggeri, attraccata alla Stazione Marittima di Napoli.

Qual è il peso e il prezzo di truffe e speculazioni sopportato dalla società?  

Di questo si è discusso a bordo dell'ammiraglia della compagnia crocieristica napoletana, dove era presente un parterre d'eccezione, che vantava la presenza di Severino Nappi, Assessore al lavoro della Regione Campania; Nunzio Fragliasso, Procuratore Aggiunto presso il tribunale di Napoli; Rosaria Capacchione, senatrice della Repubblica e membro della Commissione Antimafia e Giustizia; Vittorio Verdone, direttore centrale Auto, Distribuzione e Consumatori Ania; Francesco D'Innella, docente di Diritto delle Assicurazioni all'Università Parthenope di Napoli; Maurizio Salvi, direttore Relazioni esterne MSC Crociere e Maurizio De Dominicis, avvocato specializzato in Diritto delle Assicurazioni.

I fenomeni fraudolenti sono una piaga che, come è emerso nel corso del convegno, non riguarda soltanto l'Italia o il Mezzogiorno. Si tratta piuttosto di un problema internazionale che grava sulla società in diversi modi. Innanzitutto le truffe hanno un costo che viene ripartito su tutti i cittadini, danneggiando chi vive ogni giorno di sacrifici e lavoro. In secondo luogo, come hanno precisato i relatori, la crisi economica degli ultimi anni ha contribuito ad aumentare tali attività illecite. Si è notato, infatti, che sono sempre di più le persone che in modo occasionale commettono reati contro il patrimonio a volte anche per indennizzi di piccolo ammontare. Segno della recessione e della disoccupazione, di questo periodo di estrema difficoltà.
Si ritiene che la truffa sia una sorta di rivalsa per il mancato impiego, sia un guadagno "dovuto", un onere che lo Stato deve pagare per non aver provveduto al benessere di tutti.

L'evento è stato promosso da MSC Crociere per sensibilizzare l'opinione pubblica rispetto a tali fenomeni fraudolenti che generano rilevanti danni, anche economici, alla società in cui operiamo.
Oggi, infatti, si è particolarmente concentrati anche "sull'integrità" delle imprese, sulla loro etica, sul modus operandi che, inevitabilmente, produce effetti sull'intera collettività.
La nuova sfida delle imprese sta, quindi, nell'agire secondo buone prassi e buoni comportamenti, secondo correttezza, legalità, trasparenza.

A raccontare l'esperienza di MSC Crociere, sensibile rispetto a tematiche inerenti all'etica e al sociale, Maurizio Salvi, direttore Relazioni Esterne di MSC Crociere.
 "Mi inorgoglisce – ha dichiarato l'ospite di casa - portare qui l'esempio di MSC Crociere, azienda multinazionale con cuore italiano, che ha forgiato in questi anni la sua identità secondo le regole della correttezza, della chiarezza, della sensibilità verso l'ambiente esterno e i suoi stessi dipendenti. La nostra politica aziendale, infatti, concilia obiettivi economici ed etica sociale al fine di ottenere benefici che possano essere trasmettessi all'intero sistema paese.
E' cambiato lo scenario in cui operiamo. Per questo la responsabilità sociale d'impresa, in generale, rappresenta una metodologia innovativa per cambiare il corso delle cose. E' necessario un impegno comune per cancellare le disparità territoriali, sociali e soprattutto economiche che spaccano in due parti il nostro paese. Urge affrontare le criticità, cogliere le opportunità, sensibilizzare l'opinione pubblica e coinvolgere la società civile, in modo che ciascuno partecipi al cambiamento con il suo personale contributo".


Il che vuol dire, dunque, che il rispetto delle regole, a qualunque livello, è fondamentale per lo sviluppo economico e la crescita di un Paese.

Il settore nel quale si evidenzia di più la piaga dei fenomeni fraudolenti è sicuramente quello assicurativo. Le conseguenze delle attività illecite in questo settore sono, purtroppo, evidenti a tutti: i costi dei premi assicurativi sono elevatissimi, soprattutto al Sud.

Nel corso del convegno è stato presentato il report "Truffe assicurative in Italia: analisi socio economica e possibili rimedi", curato dall'avvocato Maurizio De Dominicis e da Think Thanks, agenzia di ricerca e comunicazione. Dal lavoro è emerso che il settore sul quale più influisce l'attività speculativa è sicuramente l'R.C Auto. Secondo i dati Ania in Italia ci sono 43,5 milioni di veicoli assicurati, i sinistri risarciti sono 3,7 milioni, per un valore complessivo di 15 miliardi di euro.

Dalla Relazione annuale Ivass si evince inoltre che i sinistri a rischio frode sono passati dai 400mila del 2012 ai 460mila del 2013 e che i costi da frode sono calati di ben 6 milioni di euro rispetto al 2012 con un miglioramento in termini percentuali del 3%.

"I costi dei premi assicurativi – ha aggiunto Maurizio De Dominicis – sono troppo alti a causa delle attività speculative, ma è un circolo vizioso: si froda perché si ritiene elevato il costo dei premi assicurativi, si alzano i costi dei premi assicurativi perché si froda. Il truffatore ritiene di arrecare un danno alla compagnia assicurativa e non alla collettività, eppure per pagare tale frode la compagnia assicurativa attinge da un fondo rischi che tutti gli assicurati rimpinguano pagando le polizze".

 "Le frodi non solo in Italia – ha aggiunto Vittorio Verdone – costituiscono da sempre un elemento perturbativo grave dell'attività assicurativa. L'assicurazione r.c. auto è la più permeabile per la sua diffusione. Il 14% dei sinistri è fortemente indiziato di frode. Accanto a presidi preventivi da implementare con l'applicazione della tecnologia, occorre un'operazione culturale di recupero della legalità a tutti i livelli, che faccia percepire i costi sociali dell'attività illecita".

I fenomeni fraudolenti sono un problema culturale e sociale, dunque, una manifestazione del malcostume e della mancanza di senso civico sul quale bisogna intervenire. Le istituzioni stanno prendendo sempre più coscienza del problema e si stanno attivando affinché si possano contenere i danni, tenendo presente, però, che le attività illecite non interessano solo l'Italia o il Mezzogiorno, ma tutti i Paesi indistintamente e che si dovrebbe intervenire anche a livello europeo e internazionale.

Affrontare il discorso, confrontarsi sul fenomeno e sensibilizzare l'opinione pubblica è lo scopo del convegno presentato oggi, affinché si continui a individuare soluzioni capaci di debellare una piaga della società.

sabato 5 luglio 2014

Fisco. Deve essere annullata la cartella esattoriale se l'Agenzia dell'Entrate non comunica l’esito del controllo formale.

Stop al Fisco che procede alla liquidazione automatica e consente la notifica della cartella esattoriale che non sia stata preceduta dalla comunicazione circa l'esito del controllo formale sulla dichiarazione dei redditi.

Per  la Corte di cassazione con la sentenza n. 15311 del 4 luglio 2014, risulta, infatti risulta nulla la cartella di pagamento notificata a prescindere dall'espletamento corretto del procedimento stabilito da specifiche norme di legge e supportato da circolari interpretative della stessa Agenzia delle Entrate. Pertanto, evidenziano i giudici, in tali condizioni non assume alcuna rilevanza ai fini della nullità dell'atto impositivo che il contribuente non abbia risposto alle domande sul Modello Unico.

Nella fattispecie, la sezione tributaria della Suprema Corte ha respinto il ricorso dell'ente ed ha quindi confermato la sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia che aveva annullato la cartella di pagamento emessa in seguito a un controllo formale sulla dichiarazione ai sensi dell'articolo 36 ter del d.p.r. 600 del 1973, senza però notificare alcuna comunicazione sull'esito di tale controllo.

I giudici di Piazza Cavour rilevano, infatti, che dal mero dato testuale della norma, rispetto al più incisivo "controllo" previsto dall'art. 36 ter, rispetto alla "liquidazione" ex art. 36 bis, il legislatore abbia fatto conseguire una fase procedimentale necessaria, di garanzia per il contribuente, laddove il comma 4 in esame prevede l'obbligo dell'amministrazione di comunicare i motivi della rettifica operata in un apposita comunicazione da effettuare al contribuente.

Ma v'è di più. Gli ermellini ricordano che tale onere per l'Agenzia delle Entrate é riconosciuto nella prassi e ribadito dallo stesso ente con due sue circolare, la n. 68 e la n. 77 entrambe del 2001, le quali precisano che la comunicazione dell'esito del controllo assolve alla duplice funzione di rendere edotto il contribuente delle motivazioni poste alla base dei recuperi d'imposta operati dall'Ufficio e di consentire allo stesso la segnalazione di dati ed elementi non considerati o valutati erroneamente anche al fine, a fronte della verifica della fondatezza dei rilievi effettuati dal contribuente, di "procedere con sollecitudine ad esercitare il proprio potere di autotutela, al fine di consentire al contribuente di effettuare i versamenti delle somme eventualmente dovute, in tempo utile per usufruire del beneficio previsto dall'art. 3 del d.lgs. n.462/1997".

Una decisione ineccepibile, per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", che evidenzia che il Fisco non può limitare le garanzie concesse al contribuente dalla legge che dev'essere messo nelle condizioni di difendersi prima della notifica dell'atto impositivo.

venerdì 4 luglio 2014

Riforma della seconda parte della Costituzione. Convegno Universita' Studi di Milano - Anniversario "VOX Osservatorio Italiano sui Diritti" - Marilisa d'Amico - Assoedilizia


CONVEGNO - Lunedì 14 luglio all'Università Statale. Si festeggia inoltre il primo anniversario di VOX-Osservatorio Italiano sui Diritti

LA RIFORMA DELLA SECONDA PARTE DELLA COSTITUZIONE


Invitato il Ministro Maria Elena Boschi, conclude i lavori il Presidente emerito della Corte Valerio Onida
 
Duplice appuntamento "costituzionale" lunedì 14 luglio organizzato da Marilisa D'Amico: il convegno "L'impianto della riforma della seconda parte della Costituzione", che si terrà  all'Università degli Studi di Milano, Sala Napoleonica, Via S. Antonio 10, ore 15.00; e il festeggiamento (ad inviti) del primo compleanno di Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti, l'associazione di cui la stessa costituzionalista D'Amico è cofondatrice. 

Al convegno parteciperanno:

- On. Maria Elena Boschi (in attesa di conferma) Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento;

- On. Ivan Scalfarotto, Membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati;  
- Sen. Roberto Cociancich Membro della Commissione Affari costituzionali del Senato.

Dopo i saluti delle autorità accademiche, interverranno:

- Vittorio Angiolini  Università degli Studi di Milano;

- Enzo Balboni , Università cattolica del Sacro Cuore;

- Marilisa D'Amico,  Università degli Studi di Milano, Vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa;

- Francesco Clementi,  Università degli Studi di Perugia;

- Lorenza Violini , Università degli Studi di Milano;

- Nicolò Zanon, Università degli Studi di Milano.

Conclude Valerio Onida, Presidente emerito della Corte Costituzionale.

giovedì 3 luglio 2014

Proposte di legge di iniziativa popolare. Aumento numero firme solo se tempi certi in Costituzione per calendarizzazione in Parlamento


Firenze, 3 Luglio 2014. Si apprende da agenzie di stampa che sarebbe stato raggiunto un accordo per modificare l'art. 71 della Costituzione in materia di proposte di legge di iniziativa popolare: il numero di firme di elettori da raccogliere passerebbe da 50 a 250mila.

A una tale significativa restrizione di questo strumento di democrazia diretta non corrisponderebbe invece un obbligo per il Parlamento di calendarizzazione entro tempi certi la discussione ed il voto.

Senza indicare in Costituzione tempi certi per la discussione di queste proposte di legge, che fino ad oggi il Parlamento ha interpretato come un via libera a ignorarle del tutto, è evidente che l'art. 71 diverrà ancora più inefficace e inutile di come lo è oggi.

I pochi istituti di democrazia diretta contemplati dalla Costituzione non devono essere ulteriormente indeboliti. Anzi, a fronte di un Senato non eletto direttamente dai cittadini, è indispensabile rafforzarli.

Per quanto riguarda le pdl di iniziativa popolare, è indispensabile un termine perentorio in Costituzione entro cui il Parlamento deve discuterle e votarle.
Per quanto riguarda il referendum popolare (art. 75 Cost.), per renderlo uno strumento effettivo al pari di altre democrazie (vedi Stati Uniti e Svizzera):
- eliminazione del quorum di partecipazione alla votazione;
- introduzione del referendum propositivo;
- vaglio di ammissibilità della Corte Costituzionale dopo la raccolta di 1/10 delle firme necessarie.

Con il potenziamento di questi strumenti di democrazia diretta,  verrebbero forse meno anche le obiezioni di chi vede nella non eleggibilità del nuovo Senato ora in discussione un tentativo di ridurre gli spazi di democrazia.

Pietro Yates Moretti, vicepresidente nazionale Aduc

mercoledì 2 luglio 2014

Concessioni in zona Parco: Sentenza del Consiglio di Stato giugno 2014

CONSIGLIO DI STATO E TAR: STOP A CONCESSIONI SINO AL PIANO TERRITORIALE.


Mentre arriva la pronuncia del Giudice Amministrativo che conferma la linea dell'Ente Parco,

battute finali per il Piano Territoriale.

 

Giunge al culmine di una lunga querelle legale la seconda pronuncia della VI Sezione del Consiglio di Stato, con la quale il Parco "Costa Otranto-S. Maria di Leuca e Bosco di Tricase", vede il sostegno giuridico alla propria linea interpretativa sul bilanciamento tra interesse privato e diritto all'ambiente. I termini della lunga vicenda nascono dall'istanza di un privato cittadino per ottenere  parere positivo da parte dell'Ente Parco, per il rilascio di una concessione su area demaniale in Marina Serra di Tricase: il fine quello di realizzare una corposa struttura per la balneazione.


Il diniego del Comitato Esecutivo del Parco alla concessione, ha trascinato in tribunale l'annosa disputa tra la  libertà di iniziativa economica privata e la ratio stessa per cui è nata l' area naturale protetta, ossia la salvaguardia di specie animali, vegetali e habitat,  già contemplati in direttive europee, nonché i valori paesaggistici, gli equilibri ecologici, idraulici e idrogeologici superficiali e sotterranei.


Oggi viene ribadita dal Consiglio di Stato la  sentenza del TAR Lecce n.704/2013 che sosteneva la filosofia rigorosa dell'Ente.  La pronuncia del Giudice è chiara: no ad  interventi diversi dalla creazione di facili accessi sulla costa, con manufatti di tipo precario, in virtù di un bene superiore costituzionalmente garantito quale la salvaguardia dell'Habitat nel quale l'uomo vive. Ciò sino a quando l'Ente Parco, non adotterà il Piano territoriale,  la cui progettazione  è alle battute finali, in linea con l'art. 4 della legge Regionale 30/2006 istitutiva  l'Area Protetta.


La professoressa Gabriella De Giorgi ha magistralmente sostenuto la linea del Comitato Esecutivo del Parco. Il Presidente del Parco, ing. Nicola Panico, esprime grande soddisfazione per una sentenza che legittima la bontà della condotta dell'Ente." Ritengo che questa pronuncia del Consiglio di Stato, favorevole agli ingenti sforzi che il gruppo di lavoro sta profondendo per perseguire una Pianificazione Territoriale responsabile ed oculata, sancisca il diritto non solo delle comunità del Parco ma del mondo intero a vedere salvaguardato e tutelato un patrimonio naturalistico unico al mondo. E' evidente come oggi siamo ancora più forti e convinti della giustezza delle nostre scelte, che spesso sono difficili ed impopolari, ma necessarie a garantire il massimo rispetto e la massima attenzione per un sistema fatto di equilibri precari che merita, un approccio di tipo cautelativo. Il Piano Territoriale del Parco sarà proposto all'assemblea Consortile nel corso di quest' Estate. Un grande studio è stato richiesto proprio dall'analisi del sistema costiero. L'approfondimento sul tema dei Piani Coste Comunali - continua il Presidente - ritengo sia stato condotto in maniera esemplare dal valido e qualificato gruppo di lavoro dell'Ente e potrà rappresentare un disciplinato ed efficiente indirizzo per i Comuni del Consorzio e i portatori d'interesse. Per questa via tutti potranno contribuire ad accrescere l'attrattività del nostro territorio, caratterizzando l'offerta turistica con soluzioni più innovative e sostenibili".

 

M.Maddalena Bitonti

Parlamento. Immunita' si', immunita' no

Roma, 2 Luglio 2014. Surreale il dibattito nel Senato della Repubblica Italiana. Si discetta sull'immunita' dei futuri senatori eletti indirettamente dai consigli regionali e comunali.
E' meglio chiarire da subito che l'immunita', cosi' come pensata in origine non c'e' piu', si dovrebbe parlare, piu' correttamente, di richiesta di autorizzazione all'arresto del parlamentare da parte della magistratura. Per entrare nel merito, perche' mai un senatore dovrebbe avere un trattamento diverso dal deputato? O si elimina la cosiddetta immunita' per tutti o si lascia per tutti. Nel caso si volesse lasciarla per tutti, si pone un problema relativo al differente trattamento del consigliere-senatore dal semplice consigliere (regionale o comunale): per il primo varrebbe "l'immunita'" per il secondo no.

Un trattamento differente, magari per lo stesso reato. Un bel pasticcio originato dalla mente di chi, cavalcando l'onda anti politica, ha imboccato la strada anti istituzionale. Non era piu' semplice differenziare le funzioni dei due rami del Parlamento, dimezzare il numero dei parlamentari mantenendo la elezione diretta di Senato e Camera? Si eliminava il bicameralismo perfetto e si diminuiva in maniera consistente (meno 472 parlamentari) i componenti del Parlamento. Si e', invece, scelta la via bizantina per la soluzione di un problema semplice.

La distanza minore tra due punti e' una retta, lo insegnavano a scuola, invece il Governo ha scelto l'arabesco.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

martedì 1 luglio 2014

Cure palliative, sentenza Cassazione perdita di chance - commento dottor Canzanella

DIRITTO ALLE CURE PALLIATIVE E DANNO DA PERDITA DI CHANCE.

IL DOTTOR CANZANELLA COMMENTA LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE.

 

Diritto alle cure palliative e danno da perdita di chance anche se il male è incurabile: interviene la Cassazione rilevando che l'omessa diagnosi di un processo morboso terminale, sul quale sia possibile intervenire soltanto con un intervento cosiddetto palliativo, può determinare un danno al paziente che nelle more non può fruire nemmeno delle cure palliative e deve sopportare le conseguenze del suddetto processo. La mancata diagnosi di tumore incurabile, quindi, è riconosciuta dalla Cassazione come un danno da perdita di chance e apre nuove considerazioni sul diritto alle cure palliative.

 

Si tratta di una sentenza di fondamentale importanza, come sottolinea il dottor Sergio Canzanella, manager per l'Italia meridionale dell'European Cancer Patient Coalition, nonché componente della Commissione Cure Palliative della Regione Campania e dirigente dell'Associazione House Hospital onlus, il quale entra nel merito della questione.

 

"La Cassazione civile sezione III, con sentenza 23 maggio 2014, numero 11522, torna a occuparsi – commenta il dottor Canzanella – di danno da perdita di chance, rilevando che l'omessa diagnosi di un processo morboso terminale, sul quale sia possibile intervenire, può determinare un danno al paziente, che non può fruire nemmeno delle cure palliative e deve sopportare le conseguenze del processo morboso".

 

"Il caso preso in considerazione dalla Cassazione – spiega il dottor Canzanella – riguarda un paziente che entra in ospedale per un intervento al ginocchio. Prima dell'intervento il chirurgo ortopedico lo sottopone a una serie di esami di routine, tra cui una radiografia toracica, dalla quale si evince la assai probabile presenza di una massa tumorale nei polmoni, tanto che si consigliava di approfondire gli accertamenti mediante una Tac. Purtroppo, l'ortopedico procede nel suo lavoro senza tenere minimamente in considerazione la cosa e senza disporre ulteriori indagini. L'intervento al ginocchio riesce perfettamente, ma il paziente peggiora rapidamente e pochi mesi dopo muore. E non per le conseguenze dell'intervento, anche se essere sottoposto a un intervento chirurgico non indilazionabile nelle sue condizioni non poteva considerarsi una scelta molto avveduta. Gli eredi intentano causa, ma si vedono dare torto sia in primo e sia in secondo grado. I giudici di merito rilevavano, infatti, che il paziente era affetto da una patologia non curabile e non operabile. Non era stato possibile accertare, tramite apposita Ctu, né la sussistenza di un qualche rapporto tra l'intervento al ginocchio e il crollo delle condizioni del paziente, né se la tempestiva diagnosi avrebbe permesso di sottoporre il paziente a cure tali da evitarne il decesso. Il medico e l'ospedale si erano difesi affermando che una diagnosi tempestiva non avrebbe cambiato nulla, quanto a esito infausto del decorso patologico, e gli attori non avevano avuto modo di fornire una prova contraria. La sentenza della Cassazione ribalta il decisum dei giudici di merito e in parziale accoglimento del ricorso principale cassa con rinvio la sentenza d'appello, ritenendo che l'omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, anche se si tratta di un male incurabile e sul quale sia possibile intervenire soltanto con un intervento palliativo, determinando un ritardo della possibilità di esecuzione di tale intervento, cagiona al paziente un danno alla persona. Infatti, come rileva la Cassazione, lo sfortunato paziente non ha potuto fruire di tale intervento e, quindi, ha dovuto sopportare le conseguenze del processo morboso e particolarmente il dolore, posto che la tempestiva esecuzione dell'intervento palliativo avrebbe potuto, sia pure senza la risoluzione del processo morboso, alleviare le sue sofferenze. Ciò che pare più rilevante è che la Cassazione ritenga risarcibile non solo la perdita della possibilità di guarire, ma la perdita della possibilità di condurre una vita migliore. Un danno così configurato potrebbe richiamare il peggioramento della qualità della vita che caratterizzava il danno esistenziale, ma ci pare di poter affermare che questo sia, a tutti gli effetti, un danno alla salute".

Corte europea diritti umani: il divieto del burqa non viola i diritti umani

La Corte europea ha stabilito che non è discriminatorio. L'Italia decida sulla norma d'adottare

Per la Corte EDU: "Il divieto del burqa non viola libertà di religione e rispetto della vita privata". La legge francese del 2010 vieta di nascondere integralmente il viso nello spazio pubblico, e quindi proibisce di portare il burqa e altri veli integrali islamici. È quanto stabilisce la Corte europea dei diritti umani in una sentenza pubblicata oggi. Una sentenza che potrebbe accelerare pure l'introduzione del divieto in alcuni stati membri. Chiaramente questa sentenza interessa anche il nostro paese.

In Italia evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti" infatti manca un riferimento legislativo preciso sull'uso del burqa e niqab nei luoghi pubblici, ma esiste una legge, la cosiddetta legge del deputato leccese Oronzo Reale che vieta di indossare caschi o altri mezzi che non permettano il riconoscimento del volto nei luoghi pubblici. Il dibattito è ancora in corso: la legge del 22 maggio 1975, n. 152 non parla esplicitamente di velo integrale islamico è per questo che nel 2009 è stato presentato un Ddl, il 2422, che ha visto un primo sì alla Camera nel 2011 per poi perdersi tra cambi di governi e priorità diverse.

Al momento dunque, in Italia non è vietato indossare burqa o niqab, a differenza di altri paesi europei. Il burqa è l'abito azzurro delle donne afghane, che copre integralmente corpo e volto, a parte una reticella davanti agli occhi. Il niqab è invece il velo nero che copre capo e volo, lasciando gli occhi scoperti: chi lo indossa, porta anche i guanti poiché nessuna parte del corpo deve essere visibile. Entrambi gli indumenti, secondo alte autorità islamiche, non sono prescritti nel Corano, ma nascondo come interpretazioni restrittive di alcuni paesi o comunità che hanno voluto interpretare alcune sure in maniera letterale. Come già nella Bibbia, anche nel testo sacro dell'islam si consiglia di indossare un fazzoletto sul capo, e come per i cristiani, il velo è un segno d'appartenenza religiosa. Ora anche l'Italia decida sulla norma da adottare.

Mafia, consegna bozza ddl su microcredito e beni confiscati


 

Lunedì 7 luglio, 10.30, aula magna Rettorato – Palazzo Centrale, piazza Università Catania

ANTIMAFIA E MICROCREDITO, CONSEGNA PROPOSTA DDL AI PARLAMENTARI SICILIANI

Utilizzo in chiave fideiussoria dei beni confiscati: tutto è pronto per avviare l'iter legislativo

 

CATANIA – Beni confiscati e microcredito, ultimo atto: il prossimo 7 luglio, alle 10.30 nell'aula magna del Rettorato dell'Università di Catania verrà ufficialmente presentata la bozza finale di proposta per la modifica del "Codice antimafia" (decreto legislativo 159/2011) a favore del rilancio dell'economia sana sui territorio maggiormente penalizzati.

Tema, questo, che è stato oggetto di discussione e confronto, lo scorso 17 maggio al Palazzo di Giustizia di Catania, quando rappresentanti istituzionali, della politica e della magistratura hanno tracciato le ragioni economiche, giuridiche e sociali dell'iniziativa, gettando le basi per uno sbocco legislativo. Passaggio a cui si è arrivati grazie al lavoro di una Commissione di esperti che ha definito la bozza del disegno di legge, che lunedì 7 luglio verrà consegnata alle Commissioni Antimafia nazionale e regionale, nonché ai parlamentari nazionali siciliani, chiedendo di avviare il processo istituzionale destinato ad attivare il microcredito attraverso un razionale utilizzo, in chiave fideiussoria, dell'ingente patrimonio illegale confiscato alla criminalità organizzata.

 

Un'operazione lanciata dall'Associazionismo siciliano (Associazione Amici dell'Università di Catania, Lions Club Acireale, Fondazione Club Lions Distretto Sicilia) che persegue tre obiettivi principali: «In primis avviare il microcredito come risarcimento a beneficio delle aree con alti livelli di criminalità – spiega Antonio Pogliese, economista, Immediato Past Governatore Distretto Lions 108 YB e presidente Amici dell'Università di Catania – perché in Italia il microcredito non è mai davvero decollato, e la principale causa di insuccesso è proprio l'assenza delle garanzie.


La proposta – continua Pogliese - è di autorizzare l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) a prestare fideiussioni in favore degli Istituti di credito convenzionati per gestire il microcredito (con la garanzia del 70% degli importi erogati): ciò non solo stimolerebbe i consumi, ma contribuirebbe al superamento della crisi e rafforzerebbe il consenso sociale per la lotta alla mafia».

 

All'incontro, coordinato dal giornalista Nino Milazzo, prenderanno parte il Rettore Giacomo Pignataro, i rappresentanti della Chiesa cattolica, dell'Ateneo, della Magistratura e dell'Associazionismo. Dopo la presentazione della bozza e gli interventi delle istituzioni e dei parlamentari nazionali, le conclusioni saranno affidate al prof. Giuseppe Vecchio (ordinario Diritto privato Università Catania).

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