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lunedì 10 novembre 2014

Nuova norma UNI sui valutatori immobiliari


PUBBLICATA LA NORMA SUI VALUTATORI IMMOBILIARI

Milano, 10 novembre 2014 - Dopo aver superato tutti gli step tecnici ed aver ricevuto l'approvazione definitiva della Commissione Centrale Tecnica dell'UNI è stata pubblicata la nuova norma UNI 11558 sui valutatori immobiliari. La norma -intitolata "Valutatore immobiliare. Requisiti di conoscenza, abilità e competenza"- interviene con principi e direttive chiare in un settore, quello degli immobili, che necessita di regole e codici di riferimento a tutela delle scelte del consumatore e dellaprofessionalità specialistica degli operatori.

"Una norma che contribuirà a rendere maggiormente intelligibile il processo valutativo a livello nazionale ed internazionale nell'interesse del mercato e del sistema Paese - come spiega Giampiero Bambagioni (Coordinatore del Gruppo di lavoro UNI "Stima del valore di mercato degli immobili" che ha redatto la norma e Presidente del Comitato Tecnico Scientifico di Tecnoborsa) – sono infatti tanti i soggetti interessati ad avere delle valutazioni immobiliari eseguite da esperti di elevata professionalità, tra questi: banche (per la valutazione degli immobili a garanzia delle esposizioni creditizie), tribunali (per stime fatte in funzione di procedure esecutive), fondi immobiliari, imprese (ai fini della redazione dei bilanci),Stato e enti pubblici in funzione della dismissione e valorizzazione del relativo patrimonio immobiliare".

La norma UNI 11558 definisce i requisiti di conoscenza, abilità e competenza del valutatore immobiliare allo scopo di meglio determinare il valore degli immobili. Tra le competenze specifiche richieste a questa figura professionale, che deve aver maturato un'esperienza nel settore di almeno tre anni, rientrano le conoscenze in estimo, principi dieconomia e mercati immobiliari, sistema catastale, fiscalità immobiliare, certificazione ambientale e, più in generale, competenze in diritto urbanistico, matematica finanziaria, statistica, scienza e tecnica delle costruzioni. Il valutatore, inoltre, deve possedere le competenze necessarie ad effettuare la valutazione in modo appropriato, sia nella tecnica di rilevazione dei dati e nell'applicazione dei procedimenti di stima, sia nell'audit immobiliare e nel riesame dei rapporti di valutazione. A livello nazionale, i valutatori immobiliari possono essere professionisti iscritti ad albi o registri (architetti, ingegneri, geometri, periti industriali, agronomi), società di valutazione immobiliare, agenti immobiliari, periti esperti iscritti presso le Camere di Commercio, studi associati di professionisti.

"In Italia infatti –dichiara Antonio Benvenuti (vicepresidente del Consiglio Nazionale dei Geometri e membro del gruppo di lavoro UNI)- la valutazione immobiliare può essere svolta per legge da numerose categorie professionali, ma non tutti i professionisti hanno gli specifici requisiti che la norma UNI va ora ad individuare e precisare. I benefici di questa norma – continua Benvenuti- sono notevoli: la trasparenza e l'oggettività del procedimento di stima favorirà quelle procedure finanziarie che prevedono l'integrazione con il mondo immobiliare".

"La conoscenza approfondita della moderna dottrina estimativa da un lato, e l'applicazione della medesima in maniera appropriata dall'altro -dichiara Bambagioni- costituiscono le due facce di una stessa medaglia, essenziali al fine di una oggettiva determinazione del valore degli immobili; valore che costituisce la base per il buon funzionamento dei mercati, per operazioni di cartolarizzazione e finanza strutturata, per una equa fiscalità immobiliare, per la mitigazione del rischio nell'erogazione di mutui ipotecari nel rispetto di Basilea III e della normativa a livello UE". La nuova norma UNI si inserisce come strumento di garanzia per lo svolgimento di un'attività professionale che presenta risvolti di estrema importanza -al di là del mero valore economico del bene oggetto di valutazione- in funzione delle motivazioni che la rendono necessaria e soprattutto dei soggetti committenti, destinatari o semplicemente coinvolti, ad esempio: istituti di credito, tribunali, società immobiliari, fondi immobiliari e fondi pensione, società di leasing, organi di vigilanza, società di revisione, agenzie di rating, ma -in fondo- interessa sempre il cittadino-consumatore.

"Il Governo italiano deve recepire entro due anni la direttiva europea sui mutui (Direttiva 2014/17/UE n.d.r.) -spiega Antonio Benvenuti- che pone la responsabilità della valutazione a carico degli enti creditori. Le valutazioni immobiliari devono essere affidabili. Se lo sono e il processo di valutazione è trasparente ne beneficiano i titoli, le obbligazioni che derivano dalla fusione del mercato immobiliare con quello finanziario."

"Lo strumento della normazione tecnica -conclude Bambagioni- vanta alcune importanti caratteristiche: è super partes, è riconosciuto in ambito nazionale e internazionale, è frutto di un processo di condivisione tra gli stakeholder, ha una effettiva aderenza alle esigenze del mercato (soggetti privati e pubblici, imprese e professionisti, associazioni dei consumatori)." L'importanza della norma è sottolineata anche da Armando Zambrano, presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

"Il CNI è stato dall'inizio promotore dell'iniziativa relativa alle individuazioni delle caratteristiche dei valutatori immobiliari. Ciò perché abbiamo sempre ritenuto che queste attività avessero bisogno di elevate competenze anche tecniche, oltreché estimative. Per questo", prosegue Zambrano, "abbiamo ritenuto necessario che, nel campo delle valutazioni, si assumessero importanti elementi, spesso purtroppo trascurati nella determinazione del valore degli immobili, che riguardano la sicurezza dei cittadini ed i costi di gestione. E quindi la stabilità degli edifici, l'efficienza degli impianti, le caratteristiche di isolamento termico ed acustico. Speriamo", conclude, "che questi elementi assumano un valore sempre più importante, in  modo da incentivare la riqualificazione del nostro vetusto patrimonio immobiliare".


Banca Etica in audizione alla Camera dei Deputati per la Riforma del Terzo Settore - 3 proposte per moltiplicare le risorse per il terzo settore grazie alla finanza etica

Roma, 10 novembre 2014_ Il presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri, sarà ascoltato oggi dalla commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati nell'ambito delle audizioni per la legge di riforma del Terzo Settore.

Banca Etica è la prima - e tutt'ora l'unica - banca italiana interamente dedita alla finanza etica. E' nata 15 anni fa su impulso delle principali reti del Terzo Settore italiano e oggi conta tra i suoi soci e clienti migliaia di organizzazioni non profit. Dal 1999 a oggi è cresciuta fino a contare 17 filiali in tutta Italia, 20 banchieri ambulanti e una società di gestione del risparmio (Etica sgr) che colloca fondi comuni di investimento in cui rientrano solo titoli di aziende con elevate performances in termini di responsabilità sociale e ambientale. Oggi il Gruppo Banca Etica intermedia circa 2,5 miliardi di euro, ha aperto la sua prima filiale all'estero, in Spagna, e aderisce alle principali reti internazionali della finanza etica.

Banca Etica ha partecipato alla consultazione voluta dal Governo sulla riforma del terzo settore (Linee guida per la riforma del terzo settore) con proposte specifiche relative al ruolo che la finanza potrebbe avere nel moltiplicare le risorse a sostegno delle realtà del terzo settore e dell'economia sociale. Un ruolo particolarmente strategico in questa fase di contrazione delle risorse pubbliche, perché la finanza al servizio delle imprese sociali consente di veicolare il risparmio dei privati verso lo sviluppo di un'economia sostenibile e verso le iniziative economiche ad alto impatto sociale (c.d. impact investing). Lo dimostrano 40 anni di Finanza Etica in Europa e 15 in Italia.

Il presidente Biggeri esporrà ai deputati alcune proposte di modifica alle normative nazionali e internazionali ritenute necessarie per far crescere le esperienze positive di finanza al servizio del bene comune:

Definiamo cosa è finanza etica – Nelle linee guida per la riforma del Terzo Settore si parlava di "finanza etica" in più punti; nel disegno di legge invece è scomparso ogni riferimento alla finanza etica. Banca Etica auspica che il concetto di finanza etica possa essere reintrodotto nel testo, accompagnato da una coraggiosa definizione di cosa si intende per finanza etica che prevenga l'annacquamento dell'idea di cambiamento che, tramite un uso diverso del denaro, decine di migliaia di cittadini chiedono. L'esigenza di ricreare un clima di fiducia nei confronti della finanza - percepita come fattore scatenante della crisi - ha portato alla proliferazione di prodotti finanziari che si auto-definiscono "etici". Al fine di creare norme capaci di stimolare la finanza realmente al servizio del bene comune e dell'interesse generale, è necessario definire chiaramente le caratteristiche della finanza etica: sia in relazione al tipo di imprese e organizzazioni che essa finanzia (che lavorino effettivamente nell'interesse della collettività con particolare attenzione alle categorie più fragili e all'ambiente) sia in relazione alle modalità di governance che devono essere improntate alla trasparenza e alla partecipazione delle comunità.

Incentivi fiscali e riduzione delle barriere agli investimenti nel Terzo Settore. Banca Etica apprezza le misure del ddl che prevedono un regime fiscale incentivante per i prodotti finanziari che veicolano il risparmio privato verso progetti di interesse collettivo (sull'esempio dei TREM bond Italiani o della normativa francese) e agevolazioni all'investimento diretto nel capitale delle imprese sociali. Occorre però - di concerto con il ministero dell'Economia - rivedere le attuali norme internazionali che penalizzano chi investe sul sociale: in particolare gli Accordi di Basilea 2 e 3 che penalizzano fortemente le banche che finanziano imprese sociali e realtà del terzo settore, imponendo livelli molto elevati di assorbimento patrimoniale. I finanziamenti agli enti del Terzo Settore sono tutt'ora considerati tra i più rischiosi (addirittura più dei derivati) nonostante i dati – inclusi quelli relativi ai prestiti erogati in 15 anni da Banca Etica -  abbiano dimostrato chiaramente che gli enti non profit sono più affidabili nella restituzione dei crediti, con tassi di sofferenza inferiori alla media del sistema. Banca Etica chiede in particolare che sia introdotto anche per le realtà dell'economia sociale il così detto PMI Supporting Factor che mira a favorire l'erogazione di credito a favore delle PMI.

Le norme sulle banche, infine, dovrebbero distinguere tra diverse tipologie di istituti di credito: oggi si applicano le stesse regole a realtà profondamente diverse come sono da una parte le grandi banche d'affari speculative e dall'altra le piccole banche eticamente orientate, o quelle cooperative, mutualistiche, con forte base territoriale e orientamento al finanziamento delle PMI. Le piccole banche cooperative sui territori hanno continuato a sostenere l'economia reale esercitando un'importante funzione anticiclica e non possono essere gravate dagli stessi costosi adempimenti normativi imposti alle grandi banche d'affari che hanno dato origine alla crisi.

Semplificazione burocratica. Banca Etica auspica anche una semplificazione burocratica per tutti gli strumenti innovativi – come il crowdfunding, i mini-bond, la capitalizzazione - che facilitano gli investimenti diretti dei cittadini e delle organizzazioni a favore di realtà ad alto impatto sociale. La semplificazione sarebbe senz'altro possibile quando le cifre investite sono contenute (ad esempio entro i 5mila euro).  

Stop al pignoramento casa per malata di cancro - la vittoria della petizione


GRAZIE A CHANGE.ORG, LA VITTORIA DI LAURA BERNOLDI 


Stop al pignoramento della casa, trovato l'accordo tra la paziente oncologica insolvente e la banca


L'avvocato Vilnò: "E' una vicenda esemplare che dona speranza alle persone nelle stesse condizioni di Laura"


ROMA - 10/11/2014 - "Abbiamo trovato l'accordo: Laura non perderà la sua casa, né dovrà pagare gli interessi sul prestito e le spese legali a Fineco Bank".  A dare l'annuncio è l'avvocato Gaetano Vilnò, che chiude nel migliore modo possibile la petizione, con annessa battaglia legale, lanciata da Laura Bernoldi su change.org e che ha raccolto oltre 52,000 firme. 

La storia di Laura è di quelle che - purtroppo - possono capitare a chiunque: nel 2008 Laura ha un lavoro stabile, a tempo indeterminato, ma i suoi genitori si ammalano e uno dopo l'altro muoiono. Nel 2012 parte il calvario personale: cancro al seno, mastectomia, complicazioni post-chirurgiche e cure oncologiche. Dal 2008 ad oggi, Laura lavora sempre meno perché entra ed esce dall'ospedale, ha bisogno di soldi per sopravvivere e chiede un fido bancario e due prestiti a Fineco Bank. Quando le cose precipitano, però, non riesce più a pagare il debito e la banca, a novembre dello scorso anno, decide di pignorare la sua casa (un mini appartamento di 35 mq).

C'è voluto un anno di battaglia legale e di pressioni attraverso la raccolta firme su change.org, ma alla fine Laura ce l'ha fatta: pagherà solo 9,000 euro dei 12,300 dovuti alla Fineco Bank (sono stati esclusi interessi e spese legali), ma soprattutto non perderà la sua casa, un bene davvero insostituibile per un paziente oncologico.

"Vorrei che la storia di Laura sia d'esempio a tutte le persone che si trovano in condizioni simili - ha dichiarato l'avvocato Vilnò, presidente dell'associazione De.Ci.Ba (Dipartimento Europeo Controllo Illeciti Bancari) -  I clienti non devono subire passivamente e le banche, quando hanno a che fare con clienti in difficoltà, dovrebbero prima provare la carta del dialogo e della soluzione condivisa, invece di partire subito con i pignoramenti".


http://www.change.org/p/fineco-bank-non-pignorate-la-casa-a-una-malata-di-cancro


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Informazioni su change.org

change.org è la più grande piattaforma di petizioni on-line al mondo con 80 milioni di utenti in 196 paesi, di cui 2.5 milioni in Italia.

Creata nel 2007 negli Stati Uniti da Ben Rattray, fondatore e CEO di Change.org. Oggi Ben Rattray è riconosciuto come una delle persone più influenti al mondo per la sinergia tra tecnologia, business e cambiamento sociale. Suoi profili sono stati pubblicati su New York Times, Forbes, Fast Company, Atlantic, DETAILS, San Francisco Chronicle, Business Insider, Mashable, MSNBC.

Da luglio 2012 Change.org è sbarcata anche in Italia con un sito tutto in italiano e un team di esperti in attivismo online. Il 30 gennaio 2014 Change.org ha superato i 2 milioni di utenti in Italia, diventando la più grande piattaforma di attivismo online nel nostro Paese. Più di 200 campagne lanciate su Change.org e sostenute da oltre 1 milione di persone hanno raggiunto il loro obiettivo, permettendo ai loro promotori di raggiungere il cambiamento che volevano ottenere.


Auto in uso a persona diversa dal proprietario e annotazione sulla carta di circolazione: le nuove regole



Firenze, 10 Novembre 2014. Dallo scorso 4/11 è operativo un nuovo obbligo che riguarda chi usa autoveicoli e motoveicoli non essendone proprietario. In questi casi, se il possesso -esclusivo e personale- si protrae per un periodo continuativo superiore a 30 giorni, il nominativo di chi utilizza l'auto deve essere annotato sulla carta di circolazione, e a tal scopo va presentata una comunicazione agli uffici della Motorizzazione (DTT, dipartimento trasporti terrestri).

Sono inclusi nell'obbligo tutti i casi di comodato (esclusi quelli dove il comodatario è un familiare convivente del proprietario), di locazione senza conducente (noleggio), di custodia giudiziale con facoltà d'uso del veicolo, di utilizzo di veicoli di soggetti incapaci (minori, interdetti, etc.) o deceduti (in attesa che si attui la successione), di utilizzo di veicolo con contratto "rent to buy", di utilizzo di veicoli facenti parte di un "trust".
Sono invece esclusi dall'obbligo tutti i casi di auto date in uso ai familiari conviventi -a prescindere dal periodo di utilizzo-, i casi di auto aziendali assegnate ai dipendenti (fringe benefit) e gli autotrasportatori (per i quali verranno emanate norme specifiche).
Sono ovviamente esclusi anche tutti i casi dove l'auto viene data a prestito occasionalmente o per periodi inferiori a 30 giorni, o quanto un'auto è utilizzata da più persone senza esclusività.

Chi deve procedere alla comunicazione?
Il soggetto su cui grava l'obbligo di comunicazione, e a nome del quale quindi potrebbero scattare le sanzioni, è
- il comodatario (in caso di comodato)
- il locatario o sublocatario (in caso di noleggio)
- l'affidatario (in caso di custodia giudiziale)
- gli eredi
- l'utilizzatore (nel caso di contratti "rent to buy".

Gli obblighi sono assolti anche se la comunicazione viene fatta dal proprietario del veicolo o comunque dal soggetto intestatario della carta di circolazione, a patto che venga sottoscritta una delega su modulo predisposto dal Ministero (vedi allegati alla circolare MIT del 10/7/2014, in calce all'articolo).
In alcuni casi, come il noleggio, di prassi si occupa della comunicazione il locatore (la società di noleggio), facendo firmare la delega all'utilizzatore al momento della consegna dell'auto.

Vediamo nel dettaglio:
- comodato: procede alla comunicazione il comodatario (persona che usa l'auto in comodato), con rilascio da parte dell'ufficio DTT di un tagliando di aggiornamento da apporre sulla carta di circolazione. Occorre una dichiarazione del comodante che attesti di aver posto il veicolo nella disponibilità del comodatario.
- noleggio: procede alla comunicazione il locatore (persona che dà l'auto in noleggio) munito di delega, SENZA necessità di stampare il tagliando di aggiornamento ma solo di una ricevuta attestante l'assolvimento dell'obbligo. NON è nemmeno necessario, ai fini della regolare circolazione, che tale ricevuta sia tenuta a bordo del veicolo.
- custodia giudiziale con facoltà d'uso del veicolo: procede alla comunicazione l'affidatario (persona a cui è stata affidata l'auto), con rilascio da parte dell'ufficio DTT di un tagliando di aggiornamento da apporre sulla carta di circolazione. Occorre una dichiarazione che attesti la propria qualità di affidatario con gli estremi del provvedimento di custodia.
- utilizzo veicolo di soggetto incapace (minore, interdetto, etc.): procede alla comunicazione il genitore o il tutore, con rilascio da parte dell'ufficio DTT di un tagliando di aggiornamento da apporre sulla carta di circolazione. Nella comunicazione vanno ovviamente specificati i dati della persona nelle cui mani viene messo il veicolo con gli estremi del provvedimento del giudice tutelare.
- utilizzo veicolo intestato a persona deceduta (in attesa che si attui la successione): procede alla comunicazione l'erede che si intesta provvisoriamente il veicolo, con rilascio di un tagliando di aggiornamento da apporre sulla carta di circolazione. Alla domanda va allegata una dichiarazione con la quale l'utilizzatore dichiara la propria qualità di erede con tutte le informazioni sul decesso e sulla procedura di successione.
- utilizzo veicolo con contratto "rent to buy" (uso con futura vendita): procede alla comunicazione l'utilizzatore con rilascio di un tagliando di aggiornamento da apporre sulla carta di circolazione. Alla domanda va allegata una dichiarazione con quale il proprietario attesta di aver posto il veicolo nella disponibilità dell'utilizzatore a titolo di "rent to buy", specificando la durata del contratto.

A chi rivolgersi
La comunicazione va fatta all'ufficio locale della Motorizzazione (DTT), direttamente o tramite un'agenzia di pratiche auto, entro 30 giorni da quando ha avuto inizio il possesso, utilizzando la modulistica fornita dall'ufficio stesso.

Per trovare l'ufficio giusto si può utilizzare il motore di ricerca sul sito del Portale dell'Automobilista (https://www.ilportaledellautomobilista.it/gms/ricerca/$N/$N).

Costo dell'operazione
Alla richiesta di annotazione vanno allegati le attestazioni di pagamento di 16 euro per imposta di bollo (ccp n.4028) e di 9 euro per diritti di motorizzazione (ccp n.9001). Nel caso si rendesse necessaria la duplicazione della carta di circolazione il bollo è di 32 euro. Nei casi dove non è necessaria l'emissione del tagliando di aggiornamento si pagano solo i diritti di motorizzazione.

Sanzioni
In caso di omissione ad un controllo può seguire l'applicazione di una sanzione amministrativa variabile da 516,46 a 2.582,28 euro e il ritiro della carta di circolazione, con invio della stessa agli uffici del DTT per l'adempimento.

Da chiarire che le sanzioni sono applicabili solo ai casi di possesso iniziato a partire dal 4/11/2014, a partire dallo scadere dei 30 giorni utili per adempiere all'obbligo.
I possessi iniziati prima di tale data possono o meno essere "regolarizzati", a scelta dei soggetti coinvolti, senza rischio di sanzionamento.

Approfondimenti
Per approfondimenti si può vedere il Codice della strada (Art.94 comma 4bis) e soprattutto la circolare del Ministero dei trasporti del 10/7/2014 (http://www.aduc.it/generale/files/file/allegati/2014/Circolare%20Mit%2010_07_2014.pdf)

Rita Sabelli, responsabile Aduc per l'aggiornamento normativo




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Redazione del CorrieredelWeb.it


venerdì 7 novembre 2014

FEDERALISMO DEMANIALE: ANCI, MEF E DEMANIO, LEGGE RICONOSCA RUOLO IFEL COME FACILITATORE BUONE PRATICHE

''E' necessario che una norma di legge sancisca il ruolo dell'Istituto per la finanza e l'economia locale dell'ANCI (Ifel) quale perno del sistema di divulgazione di tutte le buone pratiche sul federalismo demaniale. Ifel dovra' diventare il soggetto referente dello sviluppo delle relazioni con le Pa centrali e locali in grado anche di svolgere il ruolo di Centro di Assistenza Unica sulle tematiche del patrimonio degli enti locali''. E' quanto auspicano i rappresentanti del ministero dell'Economia, dell'ANCI, e dell'Agenzia del Demanio, che hanno fatto il punto sull'attuazione del federalismo demaniale, nel corso di un convegno svoltosi nell'ambito della XXXI Assemblea Anci.

''Una norma deve codificare il passaggio dell'istituto di finanza locale dell'Anci da semplice soggetto facilitatore ad un vero e proprio incubatore delle procedure che si stanno sviluppando nell'ambito del federalismo demaniale'', spiega Alessandro Cattaneo, delegato ANCI al Patrimonio e presidente della Fondazione Patrimonio Comune.


Secondo gli intervenuti al convegno, il 'sigillo normativo' del ruolo di Ifel nel settore immobiliare comunale, dovra' anche accompagnarsi ad una valorizzazione della Fondazione Patrimonio. ''Tale struttura – e' emerso dalla discussione - e' destinata a diventare l'interfaccia del settore privato per lo sviluppo di relazioni e di partnership con le associazioni di categoria, le casse di previdenza, investitori, societa' di gestione del risparmio, societa' di servizi, il mondo delle professioni''. Il documento e' stato sottoscritto anche da Invimit, Cassa Depositi e Prestiti, Cipag, Eppi e Fondazione geometri italiani.

 

 

Roma, 7 Novembre 2014

 

 


mercoledì 5 novembre 2014

Condannato penalmente il proprietario che non rimuove gli escrementi dei cani se l’odore dà fastidio ai vicini perchè supera la normale tollerabilità

Può essere condannato penalmente il proprietario dei cani se non pulisce gli escrementi che sono causa di odori così cattivi da disturbare i vicini. A dare un duro colpo a questi maleducati è la Suprema Corte che con la sentenza 45230/14, depositata in data di lunedì 3 novembre ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, condannato dal Tribunale di Reggio Emilia a cento euro di multa, per essere stato ritenuto responsabile dei reati di cui all'articolo 674  e 659 del codice penale (getto pericoloso di cose e disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone).

Nel caso di specie, l'imputato, padrone di diversi cani, non provvedeva a pulire i recinti nei quali custodiva gli animali e i vicini di casa si lamentavano dei cattivi odori provenienti dagli escrementi e non aveva impedito l'abbaiare ed il latrare continuo anche notturno, disturbava le occupazioni ed ilr iposo dei vicini condomini.

Alla sentenza di condanna del giudice di merito decideva di ricorrere in Cassazione dove i giudici  della terza sezione penale rilevavano che la penale responsabilità dell'imputato era stata riconosciuta sulla base delle dichiarazioni di una vicina, la cui abitazione era adiacente all'appartamento del ricorrente. Secondo le sue affermazioni, la situazione era diventata «intollerabile» a causa dei cattivi odori e del continuo abbaiare degli animali.

Chiesto più volte l'intervento del personale dell'Asl, si era accertata «la presenza di cinque cani, situati nelle immediate vicinanze della recinzione dell'edificio condominiale confinante, ed era stato rilevato un odore abbastanza sgradevole».
Il giudice di prime cure aveva dichiarato che l'imputato era penalmente responsabile dei reati stabiliti dall'articolo 674 e 659 Cp. Per quanto riguarda il reato previsto dall'articolo 674, «la configurabilità della fattispecie doveva ritenersi integrata sia per l'entità delle esalazioni maleodoranti, determinate dalla presenza di più animali nel cortile dell'imputato e imputabili a quest'ultimo e sia per l'evidente superamento della richiesta tollerabilità, in ragione degli effetti provocati da tali esalazioni».

Anche per quanto riguarda il reato di cui all'articolo 659 Cp, il Tribunale ha osservato che, «se è vero che la condotta produttiva di rumori deve incidere sulla tranquillità pubblica e che la sola parte civile ha presentato querela e intrapreso specifiche azioni nei confronti dell'imputato, è altrettanto vero che, ai fini della configurabilità del reato, è sufficiente che l'evento di disturbo sia potenzialmente idoneo a essere risentito da un numero indeterminato di persone, come era infatti accaduto nel caso di specie posto che, secondo quanto riferito dal teste, vari erano stati i condomini che si erano lamentati delle modalità di tenuta dei cani, pur se, dopo che si era discusso della possibilità di intraprendere azioni giudiziarie e delle spese da sostenere, l'assemblea condominiale aveva deciso, a maggioranza di non procedere in via giudiziale, non incidendo ciò sulla potenzialità diffusiva del disturbo e non escludendo, quindi, l'esistenza del reato».

Eutanasia in Europa. Aiuto al suicidio nelle case per anziani a Neuchatel in Svizzera.

Lo ha deciso il Gran consiglio

Nel cantone di Neuchâtel, le case per anziani dovranno accettare che al loro interno sia praticato l'aiuto al suicidio: lo ha deciso il Gran consiglio, che ha accolto stasera con 80 voti contro 16 una modifica legislativa in tal senso.

Per il parlamento, la libertà di scelta degli interessati non potrà essere limitata da regolamenti di altro tipo. Solo le case per anziani non medicalizzate private che non ricevono sovvenzioni saranno autorizzate ad ignorare la nuova normativa.

Il personale curante non sarà però tenuto a intervenire direttamente né ad assistere alla morte del suicida, che dovrà in ogni caso essere capace di discernimento. La struttura dovrà solo mettere a disposizione una camera: spetterà poi a un'associazione di accompagnamento alla morte prendersi carico dell'individuo.

Ancora una decisione che fa discutere e che è presa a pochi chilometri dai nostri confini, rileva Giovanni D'Agata presidente dello "Sportello dei Diritti", facendo presente che sono ormai decine ogni anno i nostri connazionali che attraversano i confini per farsi praticare la "dolce morte".

Lecce, 5 novembre 2014                                                                                                                                                                                           


martedì 4 novembre 2014

Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo: respingere i richiedenti asilo in Italia senza garanzie viola i diritti dell'

L'Italia è un paese che non offre sufficienti garanzie ai richiedenti l'asilo. Pertanto la Svizzera non può quindi rinviare una famiglia di rifugiati nella Penisola nell'ambito dell'accordo di Dublino, a meno di non aver ottenuto dalle autorità italiane indicazioni su come si prenderanno cura delle persone in questione. Lo ha deciso la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo (CEDU).

Il caso riguarda una famiglia di afghani - padre 43enne, madre 33enne e sei figli nati tra il 1999 e il 2012 - che al momento vivono a Losanna. La famiglia - allora con cinque figli - sbarca sulle coste calabresi nel luglio 2011, proveniente da Pakistan, Iran e Turchia. In base al Regolamento Dublino i suoi componenti vengono immediatamente sottoposti a procedura di identificazione, iscritti nella banca dati Eurodac e trasferiti in un centro di accoglienza a Bari.

Senza autorizzazione i sette lasciano però la Puglia, raggiungendo l'Austria, dove sono nuovamente registrati in Eurodac. Presentano domanda d'asilo, che viene respinta. Il primo agosto 2011 Vienna chiede all'Italia di seguire il dossier, richiesta che viene accolta.
Nel frattempo però la famiglia si sposta in Svizzera, dove il 3 novembre dello stesso anno viene presentata istanza d'asilo. Nel gennaio 2012 l'Ufficio federale della migrazione (UFM) decide di non prendere in considerazione la domanda: in base a Dublino spetta infatti all'Italia esaminare la questione.

L'UFM ordina perciò il rinvio dei rifugiati nella Penisola.La famiglia presenta però ricorso, temendo che in Italia le condizioni di vita sarebbero inadatte, soprattutto per i bambini. La Corte europea dei diritti umani le ha dato oggi ragione.I giudici hanno infatti stabilito, in una sentenza definitiva, che qualora la Svizzera dovesse rinviare la famiglia in Italia senza prima aver ricevuto da questa dettagliate informazioni su dove e come la famiglia verrebbe alloggiata, si concretizzerebbe una violazione del loro diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti, previsto dalla CEDU.

Secondo la maggioranza dei giudici, "tenuto conto della situazione attuale del sistema di accoglienza in Italia non è infondato ritenere che i richiedenti l'asilo rinviati da altri paesi europei, in base al regolamento di Dublino, corrano il rischio di restare senza un luogo dove abitare o che siano alloggiati in strutture insalubri e dove si verificano episodi di violenza".

Spetta quindi alle autorità elvetiche assicurarsi presso quelle italiane che al loro arrivo nella Penisola i richiedenti siano accolti in strutture e in condizioni adatte all'età dei bambini e che l'unità della famiglia sia ben preservata. Berna deve quindi ottenere da Roma "una garanzia individuale concernente da una parte una presa a carico adatta all'età dei bambini e dall'altra il mantenimento dell'unità famigliare.

Il tribunale ha anche imposto alla Confederazione di versare al ricorrente 7000 euro quale risarcimento per le spese. Il giudizio proviene direttamente dalla Grande Camera della corte di Strasburgo: una procedura che viene scelta quando il caso concerne importanti questioni interpretative della CEDU oppure quando si prevede che la sentenza possa divergere da pareri precedenti espressi dallo stesso consesso.

In effetti è la prima volta che la Corte di Strasburgo si pronuncia contro un rinvio in Italia di richiedenti asilo da un altro stato europeo. Una decisione simile finora era stata presa solo nei confronti della Grecia. In base alle informazioni fornite dalla Corte di Strasburgo ci sono circa 20 ricorsi pendenti simili a quello della famiglia afghana. Per Giovanni D'Agata presidente dello "Sportello dei Diritti" questa sentenza dev'essere per l'Italia occasione per dimostrare che si è cambiata letteralmente rotta: dalla criminale politica dei respingimenti di maroniana-berlusconiana memoria, a quella di una vigilanza umanitaria fatta di uomini e mezzi italiani a tutela di migliaia di vittime umane colpevoli, solamente, di voler scappare da fame, carestie e guerre.

lunedì 3 novembre 2014

Il magistrato Anna Canepa su "Democrazia e giustizia" al ciclo di conferenze curato da Stefano Rodotà e Nicla Vassallo

Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura – Genova

Anna Canepa

"Democrazia e giustizia"

6 novembre 2014 – ore 17.45

 

Nell'ambito del ciclo di conferenze (http://www.palazzoducale.genova.it/democrazia-dopo-democrazia/) "La democrazia dopo la democrazia", curato da Stefano Rodotà e Nicla Vassallo per Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, interviene il 6 novembre 2014, alle ore 17.45, Anna Canepa, magistrato, attualmente sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia a Roma, su un tema cruciale quale "Democrazia e giustizia" – chair Nicla Vassallo.

In sintesi, le idee alla base del ciclo. La crisi degli Stati Nazionali, almeno in Occidente, sta colpendo le forme classiche della democrazia ereditate dalla tradizione, svuotando di senso le istituzioni rappresentative e, di conseguenza, limitandone la sovranità. Parallelamente, stiamo assistendo alla dissoluzione della dimensione partecipativa caratteristica del secolo scorso, dai partiti ai sindacati. Una crisi che ha aperto un vulnus democratico e che, al di là del caso italiano, impone la necessità di riflettere su spazi, luoghi e tempi di possibili nuove forme di democrazia e, al contempo, richiede una profonda riflessione sull'esemplarità della Costituzione italiana nel sancire la centralità di diritti imprescindibili quali l'uguaglianza, il rispetto della dignità della persona, il lavoro. La Costituzione, insieme alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, costituisce un eccellente strumento per rilanciare un'Europa della partecipazione e dei diritti e per esplorare nuove forme di democrazia sia nella dimensione rappresentativa nazionale che in quella sovranazionale.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

 

Per ulteriori informazioni:

Palazzo Ducale Piazza Matteotti 9 16123 Genova –  tel. 0108171600


domenica 2 novembre 2014

SCUOLA – Anief: Legge di stabilità 2015: tagli al Miur per 1 miliardo e 411 milioni nei soli pros

Così il Governo finanzia la riforma della scuola. Riduzione di 100 milioni del fondo per l'autonomia. Saltano 1.591 esoneri e 3.105 semi-esoneri dei vicari, 2.500 comandi tra cui 1.371 presso UU.SS.RR., 2.017 posti ATA in organico di diritto, le supplenze brevi per assistenti tecnici e amministrativi, stretta per docenti e collaboratori scolastici. Mortificato il fondo per la ricerca applicata e ridotto il FFO delle Università. Anief lancia un appello al Parlamento e chiede emendamenti oppure sarà caos nell'organizzazione dei servizi ai cittadini.

 

Sotto la lente di ingrandimento del sindacato Anief, come spiega Marcello Pacifico presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, l'articolo 28 del disegno di legge di stabilità il cui esame è iniziato presso la Camera dei Deputati (C-2679-bis), recante riduzioni delle spese ed interventi correttivi del MIUR, tagli che fra nove anni supereranno i 4 miliardi previsti dall'articolo 3 per finanziare la riforma (il piano la Buona Scuola). I calcoli si basano sul testo bollinato dalla Ragioneria dello Stato di accompagnamento al disegno di legge su cui l'Anief preparerà emendamenti nei prossimi giorni da sottoporre agli onorevoli.

 

Per Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, il testo deve subire profondi cambiamenti. Non si può dire di investire nella scuola quando si ottengono nuovi risparmi grazie a tagli che, però, mettono a rischio l'erogazione del servizio e rischiano di far fallire il piano del Governo, prima del tempo.

L'elenco dei tagli

- 600 mila € alla Scuola europea di Parma;

- 100 milioni al Fondo per l'autonomia che finanzia  anche i progetti di seconda lingua nelle scuole medie, la lotta alla dispersione, agevola la formazione del personale, la valutazione d'istituto, l'incremento dell'offerta formativa, prevede i cofinanziamenti dei progetti ai fondi strutturali, sostiene alternanza scuola-lavoro (tutti provvedimenti presenti nel piano la Buona scuola);

- 7,2 milioni  dalla cancellazione dei 90 coordinatori provinciali alla pratica sportiva (la valorizzazione dello sport è presente nel piano la Buona Scuola);

- 96 milioni per la cancellazione di 2.500 comandi, tra cui 1.371 tra docenti e dirigenti presso gli UU. SS. RR. il cui personale era stato già ridotto all'osso dalla spending review del Governo Monti, così da paralizzare l'amministrazione centrale e periferica;

- 240 milioni dalla cancellazione dei 1.591 esoneri e dei 3.105 semi-esoneri finora assegnati ai vicari, a sostegno dell'attività dei dirigenti scolastici, per governare i più di 58.000 plessi e le 1.000 scuole autonome date in reggenza senza preside (sono 7.300, infatti, su 8.300 le scuole con dirigente scolastico), mentre in futuro si ritiene che tale figura possa essere scelta dall'organico funzionale e retribuita con il Fondo d'Isituto (piano la Buona scuola);

- 149 milioni per l'eliminazione delle supplenze brevi al personale tecnico ed amministrativo proprio mentre è in corso la procedura di aggiornamento delle domande per le graduatorie d'istituto, e dei collaboratori scolastici ma in questo caso sotto i sette giorni;

- 315 milioni per l'eliminazione delle supplenze brevi di un giorno per i docenti, finora, necessarie specialmente i presenza di minori;

E se il Governo si difende destinando prioritariamente l'utilizzo del MOF per pagare il personale interno per supplire personale ATA, docente e vicario, in assenza dell'obbligo di servizio, con la riduzione dello stesso fondo a 689 milioni per via dei CCNL firmati dai sindacati che hanno ottenuto il sotto-pagamento degli scatti (-4% sotto l'inflazione) per il 2011 e il 2012, risulta poco credibile l'operazione visto che le ultime tre voci insieme superano i 704 milioni.

- 118 milioni dalla cancellazione in organico di diritto di 923 assistenti amministrativi, 275 assistenti tecnici, 819 collaboratori scolastici

Fin qui i tagli per 1 miliardo e 26 milioni che nel prossimo triennio riguardano la scuola ma che produrranno risparmi a regime anche nel triennio successivo finanziando la riforma e producendo negli anni successivi, persino, risparmi di spesa.

A questi si aggiungono - 7,4 milioni per la riduzione del fondo AFAM, compensi ai direttori e accertamenti medici, -  367 milioni di tagli ai FFO dell'Università, per la ricerca applicata e per gli enti di ricerca, - 10,6 milioni alla scuola europea Jean Monnet per un totale di – 385,6 milioni nel triennio.

 

Scarica la tabella

Art.28

Riduzioni delle spese  ed interventi correttivi del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca

 

TAGLI ALLA SCUOLA

Effetti sui saldi

2015

2016

2017 e seg.

Comma 1.

Scuola per l'Europa di Parma

200.000

200.000

200.000

Comma 2.

Fondo per autonomia, seconda lingua scuole medie, dispersione, formazione personale, valutazione, incremento offerta formativa, cofinanziamenti progetti fondi strutturali, alternanza scuola-lavoro

30.000.000

30.000.000

30.000.000

Comma 3.

Fondi per autonomia  e formazione non utilizzati per un triennio

10.000.000

 

 

Comma 4.

- 90 coordinatori provinciali per progetti avvio pratica sportiva

1.032.013,06

3.096.039,60

3.096.039,60

Comma 5.

- 1591 esoneri, - 3105 semi-esoneri vicari

34.261.055,05

102.783.165,14

102.783.165,14

Comma  6-7.

- 2.500 comandi e utilizzazioni di cui

- 1371 presso UU.SS.RR.

13.666.666,67

41.000.000,00

41.000.000,00

Comma 8.

STOP a supplenze brevi assistente tecnico e amministrativo, a collaboratore sotto i sette giorni

21.333.333,33

64.000.000,00

64.000.000,00

Comma 9.

STOP a supplenze brevi di un giorno per i docenti

45.000.000,00

135.000.000,00

135.000.000,00

Comma 10.

- 923 assistente amministrativo,

- 275 assistente tecnico,

- 819 collaboratore scolastico

16.908.241,60

50.724.724,80

50.724.724,80

Totale SNF

1.026.000.000

 

 

TAGLI ALL'UNIVERSITA', AFAM E ALLA RICERCA

Effetti sui Saldi

2015

2016

2017 e seg.

Comma 13.

Accertamenti medico-legali AFAM

700.000

700.000

700.000

Comma  14.

Abrogato finanziamento scuola di ateneo per la formazione europea "Jean-Monnet"

3.326.757,00

3.326.757,00

3.326.757,00

Comma 16.

Riduzione FFO

34.000.000,00

32.000.000,00

32.000.000,00

Comma 17.

FFO Fondo speciali per la ricerca applicata

140.000.000,00

 

 

Comma 18.

Riduzione Fondo AFAM

1.000.000,00

 

 

Comma 19.

Incarico onorifico presidente AFAM

1.450.000,00

1.450.000,00

1.450.000,00

Comma 20.

Riduzione compensi FOE

916.000,00

1.000.000,00

1.000.000,00

Comma 21.

Riduzione Fondo ordinario enti di ricerca

42.000.000,00

42.000.000,00

42.000.000,00

Comma 22.

Riduzione contingente OIV

222.000,00

222.000,00

222.000,00

Totale SNF

385.000.000

 

2 novembre 2014                                

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