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mercoledì 10 febbraio 2016

Largo ai "privacy officer", ma la trasparenza è a rischio

Spazio agli esperti di protezione dei dati con il nuovo Regolamento UE che sarà approvato in primavera. Norme tecniche in cantiere in UNI, ma l'imminente approvazione della normativa prefigura un mercato dei professionisti ancora privo di standard ufficiali di riferimento per definire i profili professionali del settore. Crescono le certificazioni dei professionisti, già 300 quelle rilasciate da TÜV Italia.


Firenze, 10 febbraio 2016 -Il Regolamento UE sulla protezione dei dati è in arrivo, e le aziende pubbliche e private dovranno adesso rimboccarsi le maniche per adeguarsi, ricorrendo a specialisti della materia che siano in grado di dare adeguato supporto per traghettare dall'attuale Codice della Privacy alle nuove e complesse regole comunitarie.

Sul fronte delle professioni, nei prossimi 2 anni la nuova normativa darà spazio a migliaia di opportunità, con 20mila pubbliche amministrazioni e più di 25mila altre aziende che, trattando dati che richiedono il controllo regolare e sistematico degli interessati su larga scala, rientrano nell'obbligo di dotarsi di un responsabile, il cosiddetto privacy officer.

Il problema che tuttavia si pone è quello della trasparenza del mercato, perché allo stato attuale non esiste un albo specifico degli esperti di protezione dei dati, e anche se in UNI sono già in cantiere delle specifiche norme sui profili professionali del settore della privacy, i lavori che porteranno alla loro pubblicazione richiederanno probabilmente almeno un anno.

"Gli head hunter e le stesse aziende devono prestare molta attenzione quando gestiscono le selezioni per individuare il professionista a cui affidare l'incarico di curare gli adeguamenti in materia di protezione dei dati, perché non esistono abilitazioni o ordini che garantiscono la qualità dei servizi di chi si propone come esperto di privacy - afferma il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi - Lo sviluppo delle norme per definire gli standard da noi sollecitato ad UNI fin dal 2013 non è purtroppo tempestivo rispetto all'approvazione definitiva del Regolamento UE in agenda per questa primavera, e il mercato ha ormai già l'esigenza di avere specifici criteri di riferimento per poter scegliere correttamente i candidati. Attualmente, l'unico strumento credibile ed obiettivo, è quindi quello delle certificazioni dei professionisti, come quella rilasciata dal TÜV Examination Institute sulla base del disciplinare elaborato da Federprivacy."

Le certificazioni del personale basate sulla Norma ISO/IEC 17024:2012 sono riconosciute dal mercato a livello internazionale, perché permettono a coloro che le richiedono di dimostrare in concreto che possiedono le competenze definite nello schema attraverso un processo di verifica e valutazione oggettiva da parte dell'organismo di certificazione abilitato, che emette il certificato solo dopo un preventivo esame documentale, e prove sia scritte che orali, con un colloquio che il candidato deve sostenere con un commissario dell'ente.

Con oltre mille professionisti che hanno avviato il percorso per la certificazione di TÜV di "Privacy Officer e Consulente della Privacy", e circa 300 che l'hanno già ottenuta, il numero degli esperti della materia che decidono di mettersi in gioco per ottenerla è in costante crescita, e il prossimo 17 febbraio è già confermata a Milano un'ulteriore sessione di esami presso la sede di TÜV Italia.

PIEMONTE. AGRICOLTURA AL TRACOLLO. PRODUTTORI TUTTI FUORILEGGE

Non è uno scenario apocalittico, ma la triste situazione di una terra inchiodata dalla sorda burocrazia di uno Stato incapace di farsi ascoltare dalle Regioni. 

La Regione Piemonte è gravemente inadempiente nella gestione dei fitofarmaci, poiché sta ignorando in toto l'attuazione delle norma nazionale, detta PAN, entrata in vigore lo scorso 26 novembre con decreto del 22 gennaio 2014. 

 In altre parole, nessuno più in Piemonte può - se non in limitati casi - adeguarsi alle nuove norme per acquistare e, di conseguenza, fare uso di fitofarmaci per coltivare campi e orti. 

E questo perché nessuno, volente o nolente, ha modo di regolarizzare la propria posizione rispetto alle norme sulla formazione entrate in vigore il 26 novembre 2014. 

Come sarebbe possibile farlo? Semplicemente frequentando dei corsi di formazione obbligatori richiesti dallo Stato e demandati alle Regioni che, a loro volta, avrebbero dovuto affidarli alle strutture territoriali di riferimento come l'Ispettorato Agrario, la Forestale, le Ulss, la Vepa, o altri enti di formazione riconosciuti. 

Ma non è tutto: in questo assurdo panorama che coinvolge 74 mila aziende agricole, la Regione Piemonte non solo non attiva i corsi previsti dal PAN, ma non riconosce nemmeno la formazione certificata da altre Regioni sebbene rispondente alla norma nazionale. 

Corsi inesistenti, mai organizzati, mai attivati. Non sono bastati 2 anni alla Regione Piemonte per mettere in piedi i corsi necessari. Eppure il PAN, il Piano d'Azione Nazionale, parla chiaro: tutti i fruitori di agrofarmaci, da chi compra a chi vende, dovranno frequentare corsi specifici di formazione per il loro utilizzo. 

Sarebbero più che disposti imprenditori grandi e piccoli, hobbisti, appassionati di gardening e rivenditori a pagare detto corso e a frequentarlo, anche macinando decine di chilometri dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro per raggiungere l'aula. 

Ma non c'è nessuna aula, nessun corso... Tutto tace. E il settore si inchioda.

Compag, l'associazione nazionale che rappresenta i commercianti di prodotti per l'agricoltura, da mesi continua a sollevare il problema, a cercare soluzioni, a sensibilizzare le Istituzioni per arrivare a un tavolo di confronto che analizzi la gravissima situazione agricola e ambientale italiana. 

Non certo per ovviare la norma, ma per applicarla. Perché la norma è giusta, è giusto formare professionisti e amatori all'uso degli agrofarmaci, così da renderli coscienti dei rischi di un loro utilizzo improprio per la salute umana e i terreni.

Compag ritiene che il conseguimento del patentino sia un dovere sociale, oltre che un obbligo di legge. 

E allora urla, si infuria, denuncia l'immobilismo di un sistema erroneamente burocratizzato che non si preoccupa di mettere a rischio l'economia agricola nazionale o, ancor più grave, di causare la chiusura di decine di migliaia di micro imprese che rappresentano l'eccellenza del Made in Italy agroalimentare. 

Per voce del suo Presidente Fabio Manara, Compag ha più volte proposto di sollevare parzialmente le Regioni dall'incarico, palesemente ingestibile a causa di blocchi burocratici e clientelismi locali, facendosi carico dell'attivazione di corsi di formazione online gestiti a norma di legge e validi a livello nazionale. 

Una soluzione pratica quanto semplice, utile allo Stato così come agli agricoltori, data la maggiore fruibilità delle lezioni e i ridotti costi di frequentazione. Si può fare? 

La norma non lo vieta, ma nessuno risponde. Qualcuno ci aiuti.

www.compag.org



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Alfonso Giordano, Pres.Corte d’Assise durante maxiprocesso, su Radio 24: Mafia capitale come il maxiprocesso - Galasso, Avv. Parte civile in mafia capitale: Si respira lo stesso clima di trent’anni fa. Oggi la corruzione è ancora più diffusa


"Sentivamo addosso il peso e la responsabilità, eravamo consapevoli che era un momento storico". 

Così Alfonso Giordano, Presidente della Corte d'Assise del Tribunale di Palermo nel maxiprocesso alla mafia siciliana, racconta in un'intervista di Raffealla Calandra, a Storiacce su Radio 24, le emozioni provate esattamente 30 anni fa, quando il 10 febbraio 1986 iniziò l'ormai celebre processo

"Il maxiprocesso ha segnato una svolta – ha aggiunto Giordano – Lo dobbiamo all'intuizione di Giovanni Falcone. Pretese un giudizio coinvolgendo circa 500 persone, un giudizio cumulativo che oggi forse non si potrebbe nemmeno più fare con questo nuovo codice di procedura penale".

Alfonso Giordano, nell'intervista di Raffaella Calandra su Radio 24, ha anche parlato delle analogie tra il maxiprocesso di Palermo e quello a Mafia Capitale: "Qualche analogia c'è certamente – ha detto Giordano – Non solo, ma ci sono forse difficoltà analoghe. Non identiche, intendiamoci, ma analoghe". 

Ad esempio "per il fatto che questa mafia è fatta anche di persone di una certa influenza e quindi faranno di tutto per sfuggire a una sentenza veramente giusta". "Quel processo fu una pietra miliare nella storia d'Italia. Il maxiprocesso ha determinato l'inizio della fine di Cosa Nostra", aggiunge il presidente Giordano, che racconta anche di "essere ancora fermato per strada dalla gente, come testimonianza di gratitudine"

  

Galasso, Avv. Parte civile in Mafia Capitale: Si respira lo stesso clima di trent'anni fa. Oggi la corruzione è ancora più diffusa. "Si pagano tremila euro al mese per comprare un Consigliere comunale" 

 

"Sono tutti gli elementi che compongono non solo la condotta, ma direi anche la strategia mafiosa. Ivi compresa la corruzione degli apparati pubblici. Direi c'era già all'epoca 30 anni fa: adesso è ancora più diffusa, direi perfino capillare. Si pagano tremila euro al mese per comprare un Consigliere comunale"  intervistato da Raffaella Calandra, a Storiacce su Radio 24, anche l'avv. Alfredo Galasso, protagonista del processo di trent'anni fa, che oggi siede in aula contro Carminati e compagni, riporta similitudini e differenze del maxiprocesso con Mafia Capitale.

Secondo l'avv. Alfredo Galasso, non sono solo i tipi di reato ad accomunare Mafia Capitale con il maxiprocesso, ma è anche il clima che si respira nell'aula di giustizia che fa rivivere una sorta di déjà vu: "L'atteggiamento abbastanza agguerrito dei difensori degli imputati qualche volta, come accaduto recentemente, anche travalicante, danno il segno di una tensione, di una fibrillazione molto simile, debbo dire, come clima, a quello che ricordo trent'anni fa. E questo è un dato abbastanza deprimente".

 

Qui il podcast con le interviste: http://goo.gl/29Eces



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Referendum NO-TRIV, Legambiente chiede al Governo l'Election Day

Legambiente chiede al Governo un decreto che istituisca l'Election Day, accorpando in un'unica data il referendum sulle trivellazioni e il primo turno delle elezioni amministrative previste per la prossima primavera. Fissare date separate sarebbe infatti un enorme sperpero di denaro pubblico e un ostacolo alla partecipazione dei cittadini.

Con il decreto, si supererebbero gli ostacoli paventati ieri dal Ministro dell'Interno Alfano che, secondo il Direttore Generale di Legambiente Stefano Ciafani, "sono solo una scusa per complicare la partecipazione dei cittadini alla consultazione referendaria". Una scelta in netto contrasto con quanto dichiarato invece dal governo alla COP21 di Parigi e con gli impegni presi in quella sede. "Agevolare la partecipazione dei cittadini alla consultazione promossa per decidere di non fare nuove trivellazioni petrolifere nel nostro mare è una questione di coerenza - prosegue Ciafani - non si può predicare bene a livello internazionale e poi fare il contrario in Italia".

"Da questo punto di vista – prosegue il Presidente di Legambiente Toscana Fausto Ferruzza – ci auguriamo che il Presidente della Regione Toscana Rossi ci dia una mano in sede di conferenza Stato/Regioni, affinché possano affermarsi i principi della più ampia promozione della democrazia e della partecipazione, come sanciti dalla nostra Costituzione".




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martedì 9 febbraio 2016

Dopo l'esperienza della voluntary disclosure, l'Italia è sempre più propensa al precontenzioso

Noda Studio incrementa il suo team con un esperto in contenzioso tributario e fiscalità internazionale, l’avvocato e dottore commercialista Maurizio Di Salvo

 “Sempre più, l’Agenzia delle Entrate punterà alla regolazione preventiva delle controversie”. La previsione di Maurizio Di Salvo, avvocato LL.M. e dottore commercialista, nuovo partner di Noda Studio, è circostanziata. “Per la prima volta – sottolinea Di Salvo – il 14 ottobre scorso il Ministero delle Finanze ha annunciato di aver conferito al Fondo Monetario Internazionale e all’OCSE l’incarico di individuare le best practices internazionali in materia di rapporto fisco-contribuente, che potrebbero essere introdotte in Italia. Questo mostra una concreta apertura del fisco italiano verso il precontenzioso non solo in ambito nazionale, ma altresì nelle transazioni cross border. D’altro canto – precisa l’avvocato –  le nuove disposizioni in materia di interpelli, volte a rafforzare la reciproca collaborazione nell’ottica anche di una maggiore tempestività nelle risposte, e l’eliminazione dei ruling obbligatori, valorizzano ulteriormente un istituto fino ad oggi poco utilizzato, sicura fonte di disinnesco di liti pluriennali”.

Nel campo delle liti tributarie in ambito domestico, l’estensione della tutela cautelare, l’esecutività delle sentenze tributarie e il processo di rinnovamento della giustizia tributaria segnano un indubitabile e concreto passo a favore del contribuente. “Questa inversione di rotta – sostiene Di Salvo – contribuirà certamente a una concreta modernizzazione del sistema di contrapposizione tra «esigenze di gettito erariale» e ragioni del contribuente”.

Maurizio Di Salvo, esperto di contenzioso tributario, fiscalità domestica, europea e internazionale, è il professionista che ha arricchito la squadra di Noda Studio. A fianco alla grande esperienza nei settori della fiscalità finanziaria e delle persone fisiche (High Net Worth Individual HNWI), maturata in dipartimenti fiscali di noti studi milanesi, Di Salvo alimenta l’interesse verso gli approfondimenti accademici. 

Dopo aver conseguito un LL.M. in fiscalità internazionale presso il prestigioso Istituto del Prof. Michael Lang di Vienna, infatti, Di Salvo tiene regolarmente docenze presso le Università di Bergamo e Pescara, interviene quale relatore in convegni in ambito tributario sia in Italia che all’estero, e pubblica articoli e contributi sulla fiscalità nazionale e comparativa.

“Il ruolo dell’avvocato fiscalista in Italia – evidenzia Andrea De Vecchi, CEO e country managing partner di Noda Studio – va sempre di più acquisendo, così come nel resto dei Paesi più sviluppati, la funzione di mediatore per il contribuente, e di attento verificatore del rispetto delle regole fiscali da parte dell’Agenzia delle Entrate, relegando sempre più alla Suprema Corte i soli «casi limite». Avere nel nostro team l’avvocato Di Salvo ci permette di assistere ancor meglio i nostri clienti, sia italiani che stranieri, nelle controversie fiscali e tributarie, analizzando i singoli casi per studiare strategie cautelative adeguate”.

Secondo i dati statistici sviluppati in seno agli organismi internazionali più autorevoli, l’Italia rappresenta ancora uno dei Paesi dell’area OCSE con la maggiore pressione fiscale, frutto di un sostanziale e progressivo aumento che ha visto passare – per limitarsi agli anni più recenti – dal 38,6% complessivi del 1995, al 40,3% nel 2001, al 42,6% del 2013. Ciò rende il nostro Paese apparentemente poco attrattivo, ove comparato – con limitate eccezioni – con altre nazioni tipo Germania (36,7%) o Spagna (32,6%). 

“Il dato tuttavia – ridimensiona Di Salvo – andrebbe valutato alla luce di più fattori: per esempio, la percentuale della pressione fiscale rispetto al valore del PIL interno; le politiche fiscali di recente investimento (es. introduzioni di politiche di regolazione fiscale preventiva degli investimenti esteri in Italia); la presenza di un sistema bancario molto più aperto ad investimenti di oltreconfine; ovvero lo scenario ancora piuttosto attrattivo per la trasmissione dei grandi patrimoni. Sono sicuro, quindi, che il nostro Paese tornerà ad essere protagonista a livello internazionale, con nuove forme di sensibilità anche da parte degli interlocutori istituzionali”.


Noda Studio è uno studio professionale italiano di commercialisti, avvocati e advisor, con 20 managing partner, 5 partner e un team di 60 unità, nato nel 2015 dalla fusione di Studio De Vecchi di Milano, Studio STB di Venezia, Studio Liberatori & Associati di Roma e Studio Legale IFF di Brescia.
Dislocato nelle sedi principali di Milano, Roma, Venezia, Brescia e secondarie di Verbania e Monza, Noda Studio è parte di Andersen Global, un'associazione internazionale di studi fiscali e legali in Europa (Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Russia, Spagna, Svizzera) e America (USA, Brasile, Cile, Guatemala, Messico).
Noda Studio si rivolge a clienti sia nazionali che esteri, società, enti non profit e persone fisiche. Offre consulenza e assistenza in area contabile-fiscale, di bilancio e revisione, finanziaria, su operazioni straordinarie, crisi d’impresa, contrattualistica, payroll.
Per ulteriori informazioni www.nodastudio.it

Andrea Zanoni: negato il diritto dei cittadini a vietare la caccia in casa propria. Prorogato il Piano Faunistico Venatorio

Negato il diritto dei cittadini a vietare la caccia in casa propria. Prorogato il Piano Faunistico Venatorio

  • Post del 09 Febbraio 2016

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Con 30 voti favorevoli (Lega, Lista Zaia, Forza Italia, FdI, IV, VC, Fare), 15 voti contrari (PD, Lista Moretti, M5S) e zero astenuti il Consiglio regionale ha approvato il progetto di legge n. 107 – "Rideterminazione del termine di validità del piano faunistico-venatorio regionale approvato con legge regionale 5 gennaio 2007, n. 1", si tratta dell'ennesima proroga del Piano Faunistico Venatorio del Veneto per un altro anno.

Con 16 voti favorevoli (PD, Lista Moretti, M5S), 27 voti contrari (Lega, Lista Zaia, Forza Italia, FdI, IV,) e 2 astenuti (VC, Fare) è stato invece bocciato il mio emendamento sottoscritto in aula anche da alcuni colleghi PD, M5S e VC, che avrebbe consentito di chiedere il divieto di caccia nei propri terrenia determinate condizioni.

Se la Giunta regionale non riesce dopo 5 anni dalla scadenza del piano del 2007 ad approvarne uno di nuovo, almeno poteva riaprire quella finestra temporale di 30 giorni nei quali consentire ai proprietari di terreni di esercitare il diritto di legge di vietarne la caccia.

Ma vediamo un po' più in dettaglio cos'è accaduto ieri in Consiglio regionale.

Siamo all'ennesima proroga del vecchio piano faunistico venatorio approvato nel lontano 2007 con legge regionale n.1 del 5 gennaio 2007 (Pubblicata sul BUR n.4 del 9 gennaio 2007) e scaduto il 9 gennaio del 2012, poi sopravvissuto fino ai giorni nostri con proroghe su proroghe più o meno legittime.

Si è voluto pertanto prorogare per l'ennesima volta un piano che sui basa su dati dei Piano Faunistico venatori provinciali del 2004/2005 approvati due anni prima, quindi si è prorogato un piano superato da dodici anni.

La pianificazione faunistico venatoria prevista dalla legge nazionale sulla caccia, la 157/92, prevede  che i piani abbiano una durata di non oltre cinque anni.

Il  Consiglio è percio' andato in deroga ad una norma statale molto precisa a riguardo.

Il Piano prorogato, che puzza di stantio da quante volte è scaduto, non è aggiornato alle nuove situazioni ambientali ben diverse da quanto accadeva nel 2007, o meglio nel 2004.

Il territorio del Veneto in questi dieci anni e più, è stato interessato da forti modifiche.

Ingenti quantità di suolo consumato è stato perso irrimediabilmente sottraendo importanti superfici alla fauna selvatica ed ai cacciatori, tant'è che lo stesso presidente Zaia ha presentato una legge sul consumo di suolo ora in esame in II Commissione ambiente.

Importanti territori campestri sono stati "tagliati" e "spezzati" in più tronconi a causa della realizzazione di imponenti opere stradali come ad esempio la Valdastico Sud e la Superstrada Pedemontana Veneta che hanno frazionato campagne ed istituti faunistico venatori come gli ATC.

Anche gli effetti dovuti ai cambiamenti climatici, con il susseguirsi di estati piovose e fresche o al contrario estati secche e torride, o addirittura inverni caldi e aridi, hanno comportato importanti mutamenti sulle dinamiche delle popolazioni faunistiche e sul loro trend demografico e andamento migratorio.

Nel frattempo si sono affacciate nella nostra regione specie considerate "prioritarie" dalla Direttiva Habitat come il Lupo, l'Orso e la Lince che sono classificate come particolarmente protette dalle norme nazionali.

Oppure altre come la Nutria considerate dannose. Anche la popolazione del Cinghiale in alcune aree pare aver subito degli incrementi. Nel contempo le popolazioni di molte specie, in particolare di uccelli migratori, sono quasi sparite dal nostro territorio.

Molta della fauna presente in abbondanza dieci anni fa ora è diminuita fortemente o è quasi sparita, porto solo a titolo di esempio l'Allodola , specie cacciabile attualmente e considerata in declino in tutta Europa, i Passeri (il Passero d'Italia e la Passera Mattugia), cacciabili con la caccia in deroga in Veneto per diversi anni e oggi  pressoché scomparsi.

Risulta evidente aver prorogato prorogare ancora un piano faunistico venatorio del 2007 significa andare contro la norma nazionale, la n. 157/1992, ma soprattutto contro il buon senso.

Abbiamo delle aree considerate protette ed utili a raggiungere le percentuali minime di territorio protetto che gridano vendetta: centri abitati, zone industriali, aeroporti militari e specchi d'acqua dove la fauna mai e poi mai, come previsto dalla legge, utilizzerà per sostare, alimentarsi e riprodursi.

Si è voluto prorogare il piano di un altro anno nonostante la Giunta regionale avesse nei cassetti un Piano Faunistico Regionale già da tempo approvato dalla Giunta e frutto di un lungo lavoro di tutte e sette le province del Veneto.

Pare che la maggioranza in consiglio non abbia avuto la forza di approvare questo piano perché qualcuno lo vuole rivedere a modo suo giocando così anche sulle tasche dei cittadini veneti dato che quel piano è costato decine di migliaia di euro.

E il pretesto di questo suo congelamento diventa per qualcuno l'inclusione nel suo interno delle norme sui danni da fauna selvatica, danni utilizzati e sventolati ripetutamente per condizionare in maniera strumentale l'opinione pubblica in merito alla questione della caccia.

I danni della fauna selvatica purtroppo spesso vengono utilizzati per giustificare la caccia anche nei confronti di molte specie che di danni non ne hanno mai fatti.

Dovete sapere che i danni causati all'agricoltura sono soprattutto opera di specie oggetto di ripopolamenti venatori come la Lepre, il Fagiano, il Cinghiale, per quest'ultimo i ripopolamenti sono stati vietati da poco a livello statale.

Ebbene la specie che svetta prima in classifica per i danni all'agricoltura in Veneto, è proprio la LEPRE, come risulta dai dati ufficiali della Giunta .- Caccia e Pesca, specie oggetto di immissioni anche con capi acquistati da allevamenti.

Quindi dobbiamo ridimensionare questo fenomeno che in media vede nella nostra regione ogni anno un dato medio di 2 euro di danni ad ettaro e 15 euro di danni per azienda.

Questa proroga avrà anche effetti negativi sui diritti dei cittadini che in Veneto posseggono dei terreni agricoli e che vogliono vietarne la caccia.

La legge nazionale sulla caccia, la 157/92, all'articolo 15 comma 3, la legge regionale sulla caccia, la 50/93, all'articolo 8 comma 7, il regolamento di attuazione del Piano faunistico venatorio regionale approvato con legge regionale n. 1 de 2007 all'articolo 21 comma 1, prevedono la possibilità di vietare la caccia su domanda dei conduttori e proprietari da inoltrare alla regione.

Questo diritto viene però garantito dalle leggi solo ed esclusivamente durante una breve finestra temporale di trenta giorni, ovvero "entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio" sul bollettino ufficiale della regione Veneto, il cosiddetto BUR.

Risulta evidente che questo sacrosanto diritto dei cittadini veneti viene negato da ben 10 anni ovvero dall'ultima finestra temporale risalente al febbraio del 2007.

Il mio emendamento, che avevo avuto cura di sottoporre all'ufficio legislativo del Consiglio, tra l'altro è l'unico emendamento presentato su questa legge, avrebbe consentito finalmente il sacrosanto diritto a richiedere il divieto di caccia nei propri terreni così come concesso dalle leggi statati e regionali succitate riaprendo quella benedetta finestra temporale di trenta giorni che l'assemblea legislativa del veneto ha chiuso in faccia ai cittadini da ben 10 anni.

La richiesta del divieto, tra l'altro, deve essere corredata anche di una relazione tecnica sottoscritta da professionista abilitato, e per legge può essere fatta solo per dei casi limite, ovvero solo per:

a) le colture agricole specializzate in atto al momento di presentazione della richiesta e quelle condotte nell'anno precedente;

b) le produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali, con la specificazione delle caratteristiche dei sistemi stessi;

c) le produzioni agricole con fini di ricerca scientifica, con la dettagliata descrizione del progetto, delle tecniche impiegate e degli strumenti utilizzati;

d) gli interessi economici, sociali o ambientali che si ritengono suscettibili di danno o di disturbo in guisa da costituire motivo di sottrazione del fondo.

Le associazioni che tutelano l'ambiente e gli animali e soprattutto i possessori dei terreni agricoli, con particolare riferimento agli agricoltori e alle loro associazioni di categoria, si aspettavano che in questa ennesima proroga venisse inserita una norma che salvasse il diritto di chiedere il divieto di caccia in casa propria.

Purtroppo ieri nell'aula consigliare non è prevalso il buonsenso e la maggioranza ha dimostrato di essere ostaggio di un solo ed unico consigliere seduto nell'aula, come lui stesso ama ricordare spesso, grazie ai voti dei cacciatori, negando per un altro anno un sacrosanto diritto dei cittadini veneti.

Da troppi anni in Consiglio regionale del Veneto si approvano in materia di attività venatoria e tutela della fauna selvatica solo norme a senso unico.

La L.R.50 del 1993 sulla caccia è stata ormai modificata una decina di volte e sempre e solo a vantaggio non dei proprietari dei terreni, non degli agricoltori, non della fauna selvatica ma solo ed esclusivamente dei cacciatori (sugli appostamenti di caccia, sui richiami vivi, sugli allevamenti dei richiami vivi, ecc.)

Quello che è accaduto ieri in Consiglio regionale è un fatto di una gravità inaudita che dimostra quanto la maggioranza sia poco o per nulla rappresentativa dei cittadini veneti su questa materia.

Andrea Zanoni

AEGATE accoglie positivamente la pubblicazione del regolamento della Direttiva UE sui Medicinali Falsificati (FMD)

Londra, 09 febbraio 2016 - Aegate ha accolto oggi la pubblicazione del regolamento delegato che dà inizio all'attuazione su scala europea della Direttiva sui Medicinali Falsificati (FMD, Falsified Medicines Directive). Questo nuovo regolamento introduce caratteristiche di sicurezza sia digitali sia fisiche per il confezionamento di prodotti medicinali per uso umano.

Si tratta del cambiamento più significativo per l'industria farmaceutica in relazione alla sicurezza del paziente a cui si sia assistito negli ultimi decenni. La pubblicazione del regolamento delegato impone a ciascuno Stato membro di implementare le modifiche e i protocolli necessari entro tre anni.

Il CEO di Aegate Mark De Simone ha commentato:

"È un passo molto importante nel processo di tutela dei pazienti di tutta Europa dai pericoli dei medicinali falsificati, scaduti o richiamati. Aegate investe da anni nel proprio servizio di autenticazione per essere pronta a questo momento. Non si tratta solo di un investimento di tipo finanziario, ma implica anche relazioni con gli stakeholder e, non ultimo, il nostro servizio continuo, provato e testato attivo in Belgio, Italia e Grecia", continua De Simone, "La pubblicazione del regolamento è naturalmente solo l'inizio. Il vero lavoro inizia adesso per garantire che gli investimenti che i produttori hanno già fatto per quanto riguarda il confezionamento, la serializzazione e la protezione da manomissione non vengano sprecati o peggio vanificati dai costi di un servizio di autenticazione che non funziona".

"Ad esempio, l'enorme costo potenziale della gestione di un problema come i falsi positivi nell'ambito dell'autenticazione. Questo potrebbe significare non solo la necessità di risorse aggiuntive da destinare alle indagini, ma, su un piano più sostanziale, un costo in termini di reputazione dell'organizzazione e dei suoi marchi in seguito a errori. È dunque importante che i produttori siano pienamente consapevoli dei problemi e siano totalmente coinvolti nella scelta del fornitore del servizio di autenticazione nel proprio Paese", ha sottolineato.

"Naturalmente questa è una giornata positiva per tutti noi impegnati nella sicurezza del paziente e saremo lieti di continuare a lavorare con impegno nei prossimi tre anni per garantire quanto previsto dal regolamento delegato in collaborazione con le organizzazioni nazionali di verifica dei medicinali e gli altri stakeholder", ha aggiunto.

 

Informazioni su Aegate

Aegate offre un servizio in tempo reale altamente sicuro per la verifica dell'autenticità dei medicinali. Opera senza soluzione di continuità dal produttore alla farmacia ed è stata certificata da società indipendenti come affidabile, sicura e precisa al 100%. Aegate soddisfa pienamente i requisiti di numerose misure legislative a livello mondiale atte a contrastare la falsificazione dei medicinali, compresa la direttiva dell'UE sui medicinali falsificati, ed è l'unico fornitore di servizi di autenticazione dei medicinali in grado di fornire un servizio di autenticazione in ospedale convalidato, sviluppato in collaborazione con l'Università di Oxford. Dal suo esordio nel 2003, il servizio di Aegate ha verificato oltre 3,6 miliardi di confezioni di medicinali e ha emesso oltre 2,5 milioni di avvisi di sicurezza per i pazienti nelle farmacie di tutta Europa. Aegate ha uffici in tutta Europa e Nord America e il suo sistema di autenticazione è attivo in oltre 20.000 punti di erogazione. 



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lunedì 8 febbraio 2016

MILLEPROROGHE: ANCI, BENE LAVORO COMMISSIONI, ATTESA CONFERMA DEFINITIVA

L'accoglimento di gran parte degli emendamenti proposti dall'ANCI al Milleproroghe è un segnale importante di ascolto, da parte del Parlamento, rispetto ad alcune urgenti esigenze dei Comuni. Auspichiamo ora che il testo venga approvato dall'Aula. L'ANCI esprime apprezzamento per la sensibilità dimostrata dalle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Bilancio della Camera, ed in particolare dai relatori Daniela Gasparini e Francesco Laforgia, nonché dal Governo. Grazie al lavoro delle Commissioni, infatti, la scorsa settimana sono state accolte alcune richieste avanzate dall'ANCI.

Registriamo intanto con soddisfazione l'accoglimento delle proposte emendative che consentiranno, innanzitutto la proroga dei contratti a tempo determinato per il personale di Città metropolitane e Province. L'esigenza di garantire la continuità dei servizi era stata infatti messa in discussione dall'esclusione della possibilità di prorogare i contratti per quegli enti che nel 2015 avevano sforato il Patto di stabilità, visto che nel testo originale del decreto il riferimento era solo quello relativo ai consuntivi 2014.

Finalmente, poi, viene riconosciuto quanto più volte sottolineato dall'ANCI rispetto alle gare per l'assegnazione del servizio di distribuzione del gas: le scadenze vanno riviste a fronte della complessità delle norme, che espongono i Comuni ad alto rischio di contenziosi e che in molti casi non hanno reso possibile la predisposizione di tutti gli adempimenti necessari per indire le gare.

Ottenuta anche la proroga per il 2016 riguardo la possibilità di utilizzare senza vincoli di destinazione e durante tutta la durata del piano di riequilibrio pluriennale i risparmi derivanti dalla rinegoziazione dei mutui. Sempre grazie all'impegno dell'ANCI, è stata accolta la richiesta di concedere ai Comuni ulteriori sei mesi di tempo per esprimere i propri rappresentanti nell'ambito delle commissioni censuarie locali, anche in considerazione del rinvio dei decreti attuativi della riforma del catasto, che non potrà non incidere sulle nomine. L'impegno dell'Associazione ha portato ad ottenere anche la proroga (da gennaio 2016 a gennaio 2017) dell'applicazione delle norme di bilancio e contenimento delle spese per i Comuni nati a partire dal 1° Gennaio 2016 dalla fusione con altri Comuni, nonché provvidenze finanziarie a favore degli enti locali che abbiano deliberato il dissesto finanziario a partire dal giorno successivo all'entrata in vigore del decreto-legge n. 174 del 2012 e sino al 31 dicembre 2015.

Le misure appena descritte si vanno ad aggiungere a quelle già ottenute dall'ANCI a ridosso del varo del Decreto: il rinvio a fine 2016 dell'obbligo per le gestioni associate delle funzioni comunali in attesa di un riassetto definitivo della materia, in una prospettiva del tutto nuova quale quella già elaborata dall'ANCI; la proroga a fine 2016 della possibilità di utilizzare le risorse per l'edilizia scolastica, stesso termine definito tra l'altro anche per l'attuazione delle norme per la prevenzione degli incendi negli edifici scolastici; la proroga al 30 giugno della possibilità dei Comuni di avvalersi di Equitalia per l'accertamento e la riscossione dei tributi locali, nell'attesa che il Governo ponga mano ad una materia così delicata e strategica per l'intero Paese e non solo per i Comuni.

 

Roma, 8 Febbraio 2016




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venerdì 5 febbraio 2016

DL Milleproghe: stop alla "tassa sui licenziamenti" nei cambio appalto - COMUNICATO STAMPA

"Dal DL Milleproroghe finalmente lo stop a un paradosso, contenuto nella Legge Fornero, che da gennaio 2016 rischia di colpire pesantemente gran parte delle imprese di servizi".

E' questo il commento della FISE – Federazione Imprese di Servizi (il settore dei servizi all'interno di Confindustria) all'inserimento nel testo del Decreto Legge appena licenziato dal Senato dell'emendamento che proroga al 31 dicembre 2016 l'esclusione dal versamento del "contributo di licenziamento" per le imprese che operano in regime di appalto e che applicano la clausola sociale di assorbimento del personale.

Dal 1° gennaio 2016 l'impresa che cessa lo svolgimento di un servizio in appalto deve versare tale contributo all'INPS, anche se i lavoratori licenziati vengono immediatamente assunti dall'impresa nuova aggiudicatrice della gara.

"Come espresso più volte dai rappresentanti dell'Associazione nei contatti istituzionali", si legge nella nota FISE, "si tratta di un controsenso che potrebbe mettere a serio rischio di sopravvivenza molte aziende di servizi non in grado di sopportare tali ingiustificati costi".



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POMODORO S. MARZANO, L’EUROPA DICE CHE NON È UN’ESCLUSIVA CAMPANA - REAZIONE DI FEDAGRI CAMPANIA

FEDAGRI CAMPANIA: "SIAMO SCONCERTATI"

 

 

"Siamo sconcertati. Di questo passo si rischia di compromettere uno dei prodotti base della tradizione agroalimentare campana, senza alcun rispetto per i produttori e per i consumatori. Siamo di fronte a una strumentazione pura, a una liberalizzazione selvaggia che non fa bene a nessuno. La Regione Campania, in collaborazione con il Ministero per le Politiche agricole, intervenga per tutelare il pomodoro, il nostro oro rosso".

 

Queste le parole di Alfonso Di Massa, Presidente della Fedagri Confcooperative Campania, alla notizia che per la Commissione Europea il pomodoro S. Marzano non è prerogativa dei produttori italiani e campani, con chiari riferimenti alla zona di produzione nell'Agro Nocerino Sarnese. Bruxelles afferma che la varietà di pomodoro S. Marzano può essere coltivata fuori dalla zona geografica delimitata. Le parole choc sono del Commissario europeo all'Agricoltura Phil Hogan che ha risposto ad un'interrogazione dell'europarlamentare Mara Bizzotto.

 

Fa eco a Di Massa, Tommaso Romano, Presidente del Consorzio di Tutela Pomodoro S. Marzano dell'Agro Sarnese Nocerino Dop e Consigliere della Fedagri Confcooperative Campania:

 

"Si tratta di una dichiarazione molto grave. Come Consorzio avevamo già, nel mese di dicembre 2015, presentato denuncia al Ministero, segnalando la distribuzione in Belgio di prodotti etichettati San Marzano, dicitura evocativa della denominazione protetta dalla legislazione comunitaria. L'interrogazione è stata l'effetto della nostra presa di posizione e le parole di Hogan adombrano il lavoro, la storia, il folklore di un'intera area geografica e arrecano gravi danni alla dieta mediterranea, riconosciuta dall'Unesco".




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giovedì 4 febbraio 2016

REFERENDUM TRIVELLAZIONI. GOVERNO HA PAURA DEL VOTO. REGIONI PROPONENTI SI APPELLINO AL PRESIDENTE MATTARELLA

Si è tenuta oggi alla sala stampa della Camera dei Deputati la Conferenza Stampa organizzata dalla Fondazione UniVerde, in collaborazione con i Parlamentari firmatari della Mozione (a prima firma della deputata di Sinistra Italiana Serena Pellegrino) che propone l'accorpamento del voto referendario sulle trivellazioni con il primo turno delle elezioni amministrative. All'incontro sono intervenuti: Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente Fondazione UniVerde); l'On. Serena Pellegrino (Vice Pres. Commissione Ambiente – Gruppo SI-SEL); Piero Lacorazza, Presidente del Consiglio della Regione Basilicata; Enzo Di Salvatore (Costituzionalista e autore dei quesiti referendari); l'On. Marco Baldassarre (Gruppo Misto - Alternativa Libera-Possibile) e l'On. Angelo Capodicasa (Gruppo PD).


Il Governo presieduto da un esponente di un partito denominato "democratico" ha il dovere di garantire la più ampia partecipazione dei cittadini al voto e, nell'ottica della razionalizzazione e della riduzione delle spese dettate della "spending review", ha il dovere di risparmiare denaro pubblico in vista delle prossime elezioni. Questi due obiettivi, partecipazione e risparmio, possono essere contemporaneamente centrati solo abbinando il voto del Referendum al primo turno delle elezioni amministrative 2016 risparmiando oltre 300 milioni di euro che sarebbero invece spesi nel caso tali consultazioni si svolgessero in giorni diversi.


«Il governo può decidere l'election day con un provvedimento semplice - afferma Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro dell'Ambiente e Presidente della Fondazione UniVerde - ma ha paura del voto dei cittadini contro le sue scelte petrolifere. Spero che le Regioni che hanno chiesto il referendum si rivolgano al Presidente Mattarella, massimo garante delle nostre istituzioni. Partecipazione e risparmio possono essere centrati solo abbinando il voto del Referendum sulle trivellazioni al primo turno delle amministrative 2016, si può evitare così uno spreco di 300 milioni di euro».


«Abbiamo presentato una mozione – dichiara l'On. Serena Pellegrino - , firmata da un deputato di maggioranza, l'On. Angelo Capodicasa, per abbinare l'election day con il referendum. Alfano ieri al question time ha detto che ci sono le strade per l'election day e perché questo accada bisogna produrre una norma. E' altrettanto evidente che questo Governo teme il referendum e al contrario vuole trovare una norma per disinnescare la competizione referendaria. Abbiamo messo con le spalle al muro Alfano denunciando che dal momento che si è messa mano all'architettura istituzionale come con l'abolizione delle Province non è giustificabile sprecare 300 milioni di euro dei cittadini».


Il Presidente del Consiglio della Regione Basilicata, Piero Lacorazza ha ribadito la necessità di: «Superare gli ostacoli tecnici per consentire democraticamente ai cittadini di esprimere il proprio voto ed è per questo che è indispensabile un impegno da parte dei Parlamentari e delle Regioni».


«Con due sentenze – spiega Enzo Di Salvatore, Costituzionalista e autore dei quesiti referendari - la Corte Costituzionale ha ammesso il quesito sul mare. In merito agli altri due quesiti era necessario sollevare il conflitto di attribuzione da parte delle Regioni. La sentenza sarà comunicata a tutte le istituzioni entro il 7 febbraio. A quel punto, il Capo dello Stato deve indire una data. Già dal prossimo Consiglio dei Ministri credo che sarà presa una decisione e come diceva il Ministro Alfano venga fatta una norma ad hoc. Mi auguro che cresca il numero di adesioni dei Parlamentari alla mozione già presentata. È importante che sia più trasversale possibile e diventi un vero comitato attivo nella campagna referendaria».


Per l'On. Angelo Capodicasa: «È opportuno chiedere la più ampia partecipazione dei cittadini».


«Ci aspettiamo - afferma l'On. Marco Baldassarre -che la mozione venga calendarizzata il prima possibile. Bisogna fare più informazione e coinvolgere tutti i partiti. I 300milioni di euro potrebbero essere risparmiati e investiti in servizi per i cittadini».




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Anche FIAB in disaccordo con il voto dell'Europarlamento che permetterà alle auto di inquinare di più.



SMOG: in risposta al voto dell'Europarlamento che alza il tetto limite per le polveri sottili delle auto.

FIAB invita i cittadini a prendersi cura della propria salute
adottando comportamenti sani e spostandosi sempre in bicicletta.


Milano, 4 febbraio 2015 - E' sempre più accesa nelle ultime ore la protesta di tutto il mondo ambientalista contro il voto dell'Europarlamento che ha approvato, ieri, l'innalzamento del tetto limite delle emissioni degli NOx (ossidi di azoto) del 110%, a partire dal settembre 2017, permettendo così alle auto di inquinare il doppio. Invece che gli attuali 80 mg di NOx per ogni chilometro percorso da una vettura, l'anno prossimo se ne respireranno 168 milligrammi.

"La salute dei cittadini non è evidentemente tra le priorità dei nostri politici e purtroppo non è un'esclusiva di quelli Italiani", commenta anche Giulietta Pagliaccio, presidente nazionale di FIAB, la Federazione Italiana Amici della Bicicletta che, con oltre 150 associazioni sparse in tutta Italia e ventimila soci, promuove attivamente da quasi trent'anni l'uso della bicicletta quale mezzo di trasporto ecologico e salutare, in un quadro di riqualificazione dell'ambiente urbano ed extraurbano.

"Questo provvedimento stride pesantemente – prosegue Giulietta Pagliaccio - se si considera che arriva a pochi mesi dalla COP 21 di Parigi e dalle grida manzoniane di tutti durante il massimo picco di inquinamento degli ultimi giorni dello scorso anno. Ecco perché è ancor più necessario che siano gli stessi cittadini a prendersi cura della propria salute e quella dei propri figli, esattamente come ognuno di noi fa quando adotta comportamenti sani a titolo preventivo, quali una dieta particolare o l'attività fisica".

E aggiunge con fermezza: "Mi sento di affermare che dove non arriva il legislatore arriverà il cittadino: aumenti i limiti (di decenza) degli inquinanti per le auto? E IO non la compro o non la uso!
Certo, occorre uno scatto di consapevolezza da parte di tutti noi: ne saremo capaci?
FIAB è, ancora di più, dalla parte di chi #pedalaognigiorno e, soprattutto, dalla parte di chi decide che sia giunto finalmente il momento di scendere dall'auto e di salire in bicicletta, almeno per gli spostamenti all'interno delle nostre città."




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