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| Alessandro Butali |
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| Giuseppe Silvestrini |
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| Giuseppe Silvestrini |
''Un incontro nei tempi più brevi, per una valutazione comune della legge di stabilita' e, in particolare, dei suoi effetti sulle finanze e sulle politiche delle Autonomie locali''. Lo chiedono, in una lettera congiunta inviata al premier Matteo Renzi, i presidenti di ANCI, Upi e Conferenza delle Regioni, Piero Fassino, Alessandro Pastacci e Sergio Chiamparino.
Ribadendo apprezzamento ''per la scelta generale di una riduzione fiscale finalizzata a rilanciare investimenti e consumi e a creare lavoro'', i rappresentanti di Comuni, Province e Regioni manifestano ''seria preoccupazione per uno sforzo finanziario che nella sola Legge di stabilita' supera i 6 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti gli effetti di riduzione di spesa e tagli sui nostri bilanci derivanti dalle manovre degli anni scorsi''.
Per questo motivo, pur consapevoli che ''il contributo delle Autonomie locali per ridurre il debito pubblico e rimettere in moto la crescita e' ancora necessario'', i rappresentanti di Comuni Province e Regioni chiedono ''di discutere e convenire con il Governo la compatibilita' dello sforzo che ci e' richiesto e quali siano le migliori misure per evitare sia una riduzione dei servizi offerti ai cittadini, sia il ricorso a nuovi prelievi fiscali''.
Roma, 16 Ottobre 2014
''Da indiscrezioni di stampa – aggiunge Fassino - risulterebbero incluse nella legge misure da tempo richieste dall'ANCI, quali il drastico ridimensionamento del Patto di Stabilita', l'assunzione in capo allo Stato degli oneri per il finanziamento degli uffici giudiziari, le misure di riorganizzazione delle societa' partecipate. Ci auguriamo che, nel testo della legge o in sede di conversione parlamentare, altre misure richieste dall'ANCI siano adottate, quali la liberazione dagli opprimenti vincoli ordinamentali e una fiscalita' locale di esclusiva competenza dei Comuni''.
''Non puo' in ogni caso non preoccupare – rimarca il Presidente dell'ANCI - la dimensione dello sforzo finanziario chiesto ai Comuni: una riduzione di spesa di 1,2 miliardi – a cui vanno aggiunti altri 300 milioni di tagli sul 2015 derivanti da provvedimenti degli anni scorsi - che si sommano ai 17 miliardi (8 di minori trasferimenti e 9 di contributo al Patto di Stabilita') forniti dai Comuni negli ultimi 6 anni. A cio' si aggiunga il rischio che i tagli richiesti a Province e Regioni penalizzino a loro volta i trasferimenti di questi Enti ai Comuni. E peraltro non e' sufficientemente chiaro quale ulteriore impatto sui bilanci dei Comuni potra' derivare dalla introduzione del nuovo sistema di contabilita'. Per tutte queste ragioni – ribadisce infine Fassino - riteniamo indispensabile un incontro con il Governo per una valutazione d'insieme della Legge di Stabilita' e dei suoi effetti sulle politiche degli Enti Locali''.
Roma, 16 Ottobre 2014
Roma, 16 ottobre 2014
I PUNTI SU CUI INTERVENIRE
Finco accoglie con estremo favore la proroga delle detrazioni fiscali per l'efficienza energetica (e per le ristrutturazioni edilizie).
Come noto, Finco si è grandemente spesa ‐ anche in tempi in cui non tutti erano pronti a "convertirsi" sulla strada di Damasco ‐ in particolare per la detrazione del 65% per la riqualificazione energetica, giudicandola strategica per il settore delle costruzioni. Si tratta, in via generale, di una scelta che interessa molti dei comparti industriali rappresentati dalla Federazione.
In un Paese povero di risorse del sottosuolo come l'Italia, i nostri giacimenti ("il nostro petrolio") sono costituiti dall'efficienza energetica e dall'enorme possibilità di risparmio (con il conseguente abbattimento delle bollette dei consumatori e dello Stato) che possiamo ottenere agendo sul patrimonio immobiliare (insieme alla sua messa in sicurezza che garantisce un risparmio futuro in caso di calamità naturale).
Accolti a suo tempo quindi gli auspici di Finco di differenziare le percentuali di detrazione per le ristrutturazioni attribuendo ulteriore premialità alla riqualificazione energetica e formalizzando l'estensione alle applicazioni antisismiche, si tratta per il futuro di mettere mano ad alcuni aspetti specifici di non secondaria importanza.
Quattro di essi in particolare:
1. le agevolazioni per l'efficienza energetica dovrebbero essere confermate sino a tutto il 2020. Un anno, è un lasso di tempo spesso troppo ristretto per poter programmare e mettere in cantiere interventi complessi come quelli antisismici o di efficienza energetica relativi al pieno edificio. Si potrebbe, alla luce di una stabilizzazione pluriennale, modulare la detrazione con percentuali progressivamente decrescenti man mano ci si avvicini al 2020 (esempio dal 65% arrivare al 50% al 2020 scalando del 5% ogni biennio a partire dal 2016). Ciò peraltro sarebbe di stimolo ad un ulteriore miglioramento tecnologico e qualitativo della produzione nazionale;
2. tale modulazione dovrebbe tener conto della capienza del richiedente, permettendo a questi la scelta dei tempi di recupero fiscale ‐ 5 anni per i piccoli interventi sotto una certa soglia economica ‐ nonché della sua fascia di età (superiore ai 75 anni);
3. le agevolazioni dovrebbero essere assolutamente estese alle schermature solari, sinora inspiegabilmente escluse da queste misure vista anche l'elevata incidenza sui fabbisogni del periodo estivo. Del resto tale inserimento era previsto come indirizzo, sinora disatteso, nella Legge 90/2013;
4. occorre prevedere, sempre ai fini della riqualificazione energetica, una misura per la provvista finanziaria dei cittadini e per soggetti fiscalmente incapienti quale l'Ecoprestito di cui alla allegata nota.
Finco ritiene comunque fondamentale mantenere un differenziale tra gli investimenti per la riqualificazione energetica (ora al 65%) e quelli per la ristrutturazione edilizia (ora al 50%).
E' poi necessario, in via generale, tenere conto delle particolari caratteristiche edilizie dei centri storici connotati da palazzi e manufatti antichi per i quali sarà opportuno introdurre normative e linee guida specifiche e compatibili con gli aspetti paesaggistici e di tutela.
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Imprese di costruzioni: a rischio il pagamento dei crediti nei confronti della PA
Roma, 16 ottobre 2014 - "Continua l'emorragia produttiva nel Lazio. E una della cause è il mancato e ritardato pagamento dei crediti che centinaia di aziende hanno accumulato nei confronti della Regione e delle amministrazioni pubbliche. Lo sforzo della Regione nel liquidare gli arretrati è andato scemando e ora si fa concreto il rischio di un nuovo deleterio blocco."
Così il Presidente dei costruttori del Lazio Stefano Petrucci lancia un nuovo allarme individuando nella legge di stabilità lo strumento principale che potrà decidere della sopravvivenza di centinaia di imprese e di migliaia di lavoratori della regione.
"Abbiamo incontrato l'assessore al Bilancio, Alessandra Sartore e ci ha spiegato che se non vi saranno dei correttivi al testo attuale e un deciso allentamento del Patto di stabilità interno, la Regione non potrà né utilizzare le risorse disponibili né acquisire la quota necessaria per completare il plafond finanziario necessario per saldare il debito accumulato nei confronti delle imprese."
Due sono gli emendamenti "chiave" all'esame del Parlamento, strettamente connessi fra loro.
Il primo riguarda la possibilità di poter disporre delle risorse mancanti per poter coprire la totalità del debito. La norma così come attualmente prevista sottopone le Regioni alla condizione che si sia già provveduto a liquidare almeno il 95% di quanto già trasferito. "Una percentuale – sottolinea il Presidente di Ance Lazio – impossibile da raggiungere proprio per i limiti e i condizionamenti imposti dalla normativa in materia di equilibrio finanziario pubblico, connesso al Patto di stabilità interno. Per questo appare sensato e necessario abbassare la percentuale. E l'emendamento presentato la prevede al 75%, un valore sufficientemente alto e compatibile con il quadro normativo."
Il secondo emendamento ha l'obiettivo di un allentamento del Patto di stabilità così da consentire alle Regioni di poter pagare le imprese creditrici e trasferire risorse agli enti locali a loro volta indebitati. La richiesta è di escludere dalla valutazione i residui passivi di parte corrente relativi al 2014. "In questo modo – aggiunge Petrucci – la Regione potrebbe garantire una nuova accelerazione nei pagamenti di quanto dovuto, consentendo a molte imprese di disporre di un po' di liquidità, essenziale per poter far fronte alle enormi difficoltà attuali."
In solo colpo vengono abrogati gli esoneri per i collaboratori dei presidi, con 1.200 istituti che rimarranno senza guida, e le supplenze brevi dei docenti, con inevitabili ricadute negative sulla didattica. Colpito ancora una volta il personale non docente, che perde più di 2mila posti e si potrà sostituire solo in caso di assenze superiori agli 8 giorni. Disco rosso pure ai commissari esterni degli Esami di Stato.
Marcello Pacifico (Anief-Confedir): così la qualità delle nostre scuole scende di almeno un altro gradino. Le uniche buone notizie giungono dallo stanziamento dei fondi per l'assunzione di quasi 150mila insegnanti e per il potenziamento dell'alternanza scuola lavoro.
Se la Legge di Stabilità dovesse essere approvata in Parlamento così come è stata licenziata nella serata di ieri dal Consiglio dei Ministri, la qualità della Scuola italiana scenderà ancora di almeno un gradino: mentre il Ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, rilascia dichiarazioni trionfalistiche, giudicando la manovra di bilancio statale una "svolta storica" e un "grosso investimento sul capitale umano del paese", stanno man mano giungendo notizie di conferma sui temuti tagli all'Istruzione pubblica che porteranno i nostri istituti scolastici al collasso.
Particolarmente grave ed inaspettata è l'abrogazione di esoneri e semiesoneri per i collaboratori del dirigente scolastico: dal 1° settembre 2015, in pratica, su 8.400 scuole autonome complessive, ben 1.200, attualmente in reggenza, affidate in pratica al dirigente scolastico di un altro istituto, saranno private anche del responsabile di sede.
"Anziché valorizzare questo ruolo, incentivandolo e prospettando forme di carriera, – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo ConfedIr – il Governo decide di far tornare in classe tanti docenti che per anni hanno assolto questo compito, caricandosi peraltro di responsabilità enormi in cambio di davvero poco. Sono evidenti, quindi, le ricadute negative sull'organizzazione scolastica e sui tanti plessi che rimarranno privi dell'unico elemento lavorativo con capacità decisionale".
A rendere ancora più disastrosa la manovra di Stabilità è poi la decisione di eliminare tutte le supplenze di breve durata: sempre dal prossimo 1° settembre, infatti, i dirigenti scolastici non potranno conferire le supplenze inferiori ad 8 giorni – come previsto dall'articolo 1 del comma 78 della legge 23 dicembre 1996, n. 662 – ad assistenti amministrativi (a meno che l'organico della scuola non sia composto da una o due unità), tecnici di laboratorio e collaboratori scolastici. Alla loro sostituzione si potrà provvedere mediante attribuzione al personale in servizio delle ore eccedenti, attribuite dal dirigente scolastico. Per il personale non docente, che negli ultimi anni aveva perso 47mila unità, si prospetta l'ulteriore riduzione di 2.020 posti, per portare alle casse dello Stato un risparmio di 50,7 milioni a decorrere dall'anno 2015/2016.
La "stretta" riguarderà pure le supplenze brevi per i docenti, che non potranno essere più sostituti quando assenti per un solo giorno. "I capi di istituto – si legge nella Legge di Stabilità – sono autorizzati a ricorrere alle supplenze brevi e saltuarie solo per i tempi strettamente necessari ad assicurare il servizio scolastico e dopo aver provveduto, eventualmente utilizzando spazi di flessibilità dell'organizzazione dell'orario didattico, alla sostituzione del personale assente con docenti già in servizio nella medesima istituzione scolastica".
Nel testo approvato dal CdM si conferma, infine, la cancellazione dei commissari esterni degli esami di maturità: il nuovo Esame di Stato della secondaria di secondo grado, già a partire da quello che si svolgerà nel 2015, sarà affidato ad una commissione composta da sei docenti interni e il solo presidente esterno. Per lo Stato il risparmio sfiorerà i 150 milioni di euro l'anno.
"Realizzare un Esame di Stato con tutti i commissari esterni è un tentativo già fallito - sostiene ancora il presidente Anief - e che ora, per il solo motivo di risparmio, si sta ripetendo. È evidente che si vuole trasformare la maturità in una farsa. E, probabilmente, giungere poi all'eliminazione del valore legale del titolo di studio. Come è evidente – continua Pacifico – che tagliare altri 2mila amministrativi, tecnici e ausiliari significa esporre la funzionalità delle nostre scuole ad ulteriori inefficienze organizzative, tecniche, di pulizia e di sorveglianza. Le stesse che si riscontreranno, a livello didattico e soprattutto nelle scuole materne e primarie, a seguito della mancata possibilità di nominare il supplente per un solo giorno: ledendo, in un solo colpo, diritto allo studio e sorveglianza degli alunni. E anche la loro sicurezza, laddove le scuole saranno costrette a dividere gli alunni senza docente nelle altre classi".
"Le uniche buone notizie – conclude Pacifico – giungono dallo stanziamento dei fondi, previsti della stessa Legge di Stabilità, che arriveranno per il potenziamento dell'alternanza scuola lavoro, da tempo caldeggiato dall'Anief-Confedir, e dall'assunzione di quasi 150mila docenti, in prevalenza dalle GaE. Gli stessi, però, che la Corte di Giustizia europea si appresta a chiedere di assumere al nostro Governo, attraverso l'attesa sentenza del prossimo 26 novembre".
Per approfondimenti:
Legge Stabilità. Tagli: esoneri collaboratori dirigente, via 2mila posti ATA e supplenze brevi insegnanti (Orizzonte Scuola)
Presentati i dati definitivi anno 2012 e i preliminari per il 2013
E' stata inviata al Parlamento la Relazione annuale sull'attuazione della legge 194 del 1978 che stabilisce norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG), nella quale vengono presentati i dati definitivi relativi all'anno 2012 e quelli preliminari per l'anno 2013.
- Si conferma la tendenza storica alla diminuzione dell'IVG in Italia: nel 2013 sono state notificate 102.644 IVG, con un decremento del 4.2% rispetto al dato definitivo del 2012 (107.192 casi).
- Il tasso di abortività (numero delle IVG per 1.000 donne tra 15-49 anni), che rappresenta l'indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all'IVG, nel 2013 è risultato pari a 7.6 per 1.000, con un decremento del 3.7% rispetto al 2012 (7.9 per 1.000).
- Il rapporto di abortività (numero delle IVG per 1000 nati vivi) nel 2013 è risultato pari a 203.8 per 1.000, con un incremento dello 0.3% rispetto al 2012 (203.1 per 1.000). Il piccolo incremento è dovuto al fatto che questo rapporto stima l'abortività rispetto ai nati vivi che nel 2013, secondo i dati provvisori forniti dall'ISTAT, sono diminuiti di molto rispetto al 2012 (503.745 vs 527.770).
- Riguardo ai dati definitivi del 2012, rimane elevato il ricorso all'IVG da parte delle donne straniere, a carico delle quali si registra il 34% delle IVG totali in Italia: un contributo che è andato inizialmente crescendo e che si sta stabilizzando come percentuale, mentre il numero assoluto è diminuito negli ultimi due anni. Tra le minorenni, il tasso di abortività nel 2012 è risultato pari a 4.4 per 1000 (nel 2010-11 era 4.5). Si conferma il minore ricorso all'aborto tra le giovani in Italia rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell'Europa Occidentale
- in generale sono in diminuzione i tempi di attesa, pur persistendo una non trascurabile variabilità fra le regioni;
- il primo monitoraggio capillare sui punti IVG e l'obiezione di coscienza, effettuato su tutto il territorio dall'approvazione della L.194/78, conferma quanto osservato nella precedente Relazione al Parlamento: su base regionale non emergono criticità nei servizi di IVG. In particolare, emerge che le IVG vengono effettuate nel 64% delle strutture disponibili, con una copertura soddisfacente, tranne che in due regioni molto piccole. Il numero dei punti IVG, paragonato a quello dei punti nascita, mostra che mentre il numero di IVG è pari a circa il 20% del numero di nascite, il numero di punti IVG è pari al 74% del numero di punti nascita, superiore, cioè, a quello che sarebbe rispettando le proporzioni fra IVG e nascite. Confrontando poi punti nascita e punti IVG rispetto alla popolazione femminile in età fertile, a livello nazionale, per ogni 3 strutture in cui si fa IVG, ce ne sono 4 in cui si partorisce. Infine, considerando le IVG settimanali a carico di ciascun ginecologo non obiettore, ipotizzando 44 settimane lavorative in un anno, a livello nazionale ogni non obiettore ne effettua 1.4 a settimana, un valore medio fra un minimo di 0.4 (Valle d'Aosta) e 4.2 (Lazio). Il numero dei non obiettori nelle strutture ospedaliere risulta quindi congruo rispetto alle IVG effettuate. Il numero degli obiettori di coscienza nei consultori, pur nella non sempre soddisfacente copertura dei dati, è sensibilmente inferiore rispetto a quello registrato nelle strutture ospedaliere;
- il Ministero invita le Regioni a procedere a un dettagliato approfondimento dei dati del monitoraggio per individuare i bisogni del territorio, utilizzando possibilmente gli stessi parametri individuati per il monitoraggio al fine di avere dati comparabili fra le diverse aree territoriali prese in considerazione, fra le regioni e all'interno delle regioni stesse, e per distinguere meglio le cause di eventuali criticità.
Su www.salute.gov.it è disponibile il testo della Relazione al Parlamento.
GRANDE SUCCESSO A TORGIANO PER IL SEMINARIO
"L'ETICHETTA PER FILO E PER SEGNO"
14 DICEMBRE 2014 , ENTRERA' IN VIGORE IL NUOVO REGOLAMENTO UE: PRODUTTORI E CONSUMATORI, OCCHIO ALL'ETICHETTA
Oltre 150 persone hanno partecipato al Seminario sull'etichettatura dei prodotti alimentari che Varieventi ha tenuto in questi giorni presso il centro congressi del Relais Le Tre Vaselle di Torgiano. Studi creativi, produttori, insegnanti di scuole di formazione, hanno animato per oltre nove ore un confronto reso estremamente funzionale dalla grande qualità dei relatori e moderato da Maurizio Pescari.
L'occasione è legata ad una data: 14 dicembre 2014, giorno in cui diverrà esecutivo il Reg. UE 1169 del 2011 e saranno quindi sanzionabili quanti nell'etichettare i loro prodotti non rispetteranno i dettami della nuova normativa. E' apparso evidente che i tre anni di compensazione - il regolamento è stato emanato il 13 dicembre 2011 - non sono stati utilizzati per adeguare le norme allo stato delle cose e molti produttori correranno il rischio di essere sanzionati tra poco più di due mesi.
Interessante la relazione del dr. Luigi Mancini, responsabile tecnico del FARE (Food and Agriculture REquirements), che ha percorso l'intero regolamento in senso orizzontale, illustrando in maniera pratica i contenuti riconducibili a tutti i prodotti alimentari con esempi che hanno consentito di comprendere al meglio le sensibili variazioni. Le domande dei partecipanti hanno contribuito a rendere vivo e costruttivo il confronto.
"In fondo il regolamento non è complicato – ha spiegato Mancini – c'è solo bisogno di capirne i contenuti e per farlo è sufficiente leggere con attenzione il dispositivo e rispettarne il senso".
A seguire è stato il Col. Amedeo De Franceschi, Comandante del Nucleo Agroalimentare Forestale, ad illustrare i risvolti penali legati al nuovo regolamento. "Con le sanzioni amministrative – ha dichiarato De Franceschi - eravamo di fronte ad un paradosso, le grandi aziende, le multinazionali mettevano addirittura a budget le sanzioni. Ora non sarà più così".
La sessione dei lavori è proseguita con l'intervento di Simonetta Doni, dello Studio Doni e Associati di Firenze, che ha affrontato il tema dell'etichetta nel suo più ampio valore emozionale e di mercato, mostrando come la creatività sia fondamentale per rendere visibile un prodotto, evitando il rischio di banalizzazione e omologazione dell'alta qualità. I lavori sono poi entrati nello specifico di prodotto, con le relazioni di Antonio Rossi, dell'ufficio giuridico dell'Unione Italiana Vini, Luigi Mancini ed Alberto Grimelli, che hanno trattato nello specifico l'etichettatura del vino, della birra e dell'olio.
"A questo primo appuntamento ne seguiranno altri – ha chiosato Marcello Berioli di Varieventi – Attiveremo incontri mirati, snelli ed efficaci, con i quali continueremo ad approfondire le tematiche relative al confezionamento dei prodotti alimentari, procedendo nello stesso tempo a costruire la seconda edizione di CIPA, il nostro salone, previsto per la primavera 2015".
Londra sembra quindi seguire l'esempio salutista di New York, che nel 2011 aveva introdotto un divieto di fumo per Central Park, gli altri parchi della metropoli e le spiagge. È la proposta della commissione di salute pubblica della capitale inglese che ha presentato un ambizioso piano di anti-fumo che il sindaco Boris Johnson ha preso in considerazione «se veramente può salvare vite».
I luoghi simbolo di Londra, come Trafalgar Square e Parliament Square, oltre ai parchi cittadini, potrebbero diventare 'off limits' per chi fuma. Un rapporto della London Health Commission, commissione indipendente creata nel 2013 dal Comune della capitale, ha proposto infatti di introdurre il divieto che colpirebbe 1,2 milioni di fumatori nella capitale. Il sindaco Boris Johnson ha dichiarato che il bando è da prendere in considerazione "se veramente può salvare vite".
La raccomandazione è contenuta all'interno del rapporto dal titolo 'Better Health for London', coordinato dal chirurgo Lord Ara Darzi. Al suo interno si propongono una serie di misure non solo contro il fumo ma anche contro l'obesità, come ad esempio sconti sulla tessera dei trasporti pubblici, la Oyster card, per chi fa parte del tragitto verso l'ufficio a piedi.
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