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giovedì 10 settembre 2015

Nuova Direttiva UE sulla Sicurezza delle Attività Offshore, il supporto di DNV GL

DNV GL supporta le aziende con i requisiti ambientali previsti dalla nuova Direttiva UE sulla Sicurezza delle Attività Offshore


La Direttiva UE sulla Sicurezza delle Attività Offshore1 recentemente implementata è ora obbligatoria e richiede l'identificazione degli  incidenti ambientali gravi (major environmental incidents - MEI) e degli elementi critici per la sicurezza e l'ambiente (safety and environmental critical elements - SECE)2

Tuttavia, nel settore, ad oggi non c'è un approccio comune né per la determinazione dei SECE e degli elementi critici per l'ambiente (Environmental Critical Elements - ECE), né per la definizione degli indicatori di performance correlati. DNV GL, advisor tecnico leader per il settore dell'oil & gas, ha pubblicato una nuova Recommended Practice (RP) per affrontare la questione.

La Recommended Practice RP-G104 "Identificazione e gestione delle barriere ambientali" prende in esame la gestione delle barriere identificate per quanto concerne conoscenza, comunicazione e gestione degli incidenti gravi.
Fornisce linee guida e raccomandazioni per i processi di identificazione dei principali incidenti ambientali e degli elementi critici per la sicurezza e l'ambiente (MEI, SECE, ECE) con specifico riferimento alle installazioni e alle operazioni offshore. Stabilisce, inoltre, indicatori di performance, in linea con quanto previsto dalle normative, dalle pratiche di settore per la gestione dei rischi relativi alla sicurezza e dalle best practice in materia di gestione delle barriere. In ultimo, la RP fornisce anche una guida per l'implementazione di attività di assurance e verifica volte a dimostrare il rispetto dei livelli di performance richiesti per gli elementi critici per la sicurezza e l'ambiente (SECE, ECE).
Le line guida prendono spunto e sono allineate con gli approcci adottati per la gestione dei rischi relativi alla sicurezza in caso di incidenti gravi. Sfruttano, inoltre, i punti di contatto che esistono tra gli studi sulla sicurezza e sull'ambiente, integrando studi e best practices in campo ambientale, come gli assessment degli impatti ambientali, quelli relativi alla valutazione dei rischi di sversamento e le attività di pianificazione degli interventi in caso di emergenza.

Tobias Rosenbaum, Regional Manager Europa Continentale e  Nord Africa di DNV GL - Oil & Gas, commenta che "i player italiani del settore, operativi in Europa e anche a livello internazionale, possono fare riferimento alla RP per definire il proprio approccio nell'identificazione e gestione dei rilasci che possono avere un impatto significativo sull'ambiente e dei rischi ad essi associati, attraverso una gestione degli elementi critici in linea con la Direttiva, rispondendo in questo modo anche alle aspettative degli stakeholder".

Elisabeth Tørstad, CEO di DNV GL - Oil & Gas, ha dichiarato: "I proprietari e gli operatori hanno ora la responsabilità di dimostrare di avere adottato tutte le misure necessarie a tutelare l'ambiente da ogni tipo di incidente grave mediante un approccio sistematico di gestione dei rischi. Le nostre Recommended Practices vengono messe a disposizione di tutti gli operatori del settore affinchè possano essere preparati ad affrontare i cambiamenti normativi e possano garantire attività più sicure, più smart e più verdi".

La Recommended Practice è disponibile a questo link.
1. Directive UE 2013/30/EU sulla sicurezza delle attività offshore nel settore oil & gas
2. Le normative nazionali e le best practices possono richiedere anche l'identificazione degliincidenti ambientali gravi (MEI) non associati a rischi relativi alla sicurezza, e dei correlati elementi critici per l'ambiente (ECE)

DNV GL
Dal 12 settembre 2013, DNV e GL si dono fuse in DNV GL. Con l'obiettivo di salvaguardare la vita, la proprietà e l'ambiente, DNV GL consente alle organizzazioni di incrementare la sicurezza e la sostenibilità delle proprie attività. DNV GL fornisce servizi di classificazione e verifiche tecniche oltre a software e a servizi di consulenza indipendente per i settori marittimo, oil & gas e dell'energia. Inoltre, fornisce servizi di certificazione a clienti operanti in svariati settori. Con origini che risalgono al 1864, DNV GL opera oggi a livello globale. È presente in oltre 100 Paesi con 16.000 professionisti impegnati ad aiutare i propri clienti a rendere il mondo più sicuro, più smart e più verde.

DNV GL - Oil & GAS
Nel settore dell'oil & gas, GL Noble Denton e DNV Oil & Gas hanno unito le forze per garantire performance migliori, sicure, affidabili sia per quanto riguarda i progetti, sia la gestione delle operazioni. Offre un'ampia gamma di servizi tra cui technical assurance; marine assurance e advisory , la consulenza nell'ambito del risk management e la classificazione offshore. I nostri 4.000 professionisti possono contare su esperienza, capacità multidisciplinari e di innovazione per risolvere le sfide che i propri clienti si trovano a dover affrontare. Con i nostri partner, contribuiamo allo sviluppo del settore attraverso lo sviluppo di standard e best practice per l'intero ciclo di vita degli asset.

Rifugiati: modificare le norme di Dublino, visti umanitari e strategia globale

In una risoluzione votata giovedì, i deputati hanno accolto con favore le nuove proposte della Commissione europea per affrontare l'afflusso, senza precedenti, di migranti e rifugiati e si sono dichiarati pronti a lavorare su dei progetti di legge per una politica solida d'immigrazione e di asilo.

·         Ricollocazione. Dopo aver sostenuto la proposta di emergenza per la ricollocazione dei 40.000 richiedenti asilo tra i paesi dell'UE mercoledì, i deputati hanno accolto con favore la nuova proposta per il trasferimento di emergenza di altri richiedenti asilo, provenienti da Italia, Grecia e Ungheria (la Commissione ne propone 120.000) e un meccanismo permanente che modifichi le norme di Dublino, che determinano quale Stato membro è responsabile del trattamento delle domande d'asilo. I deputati chiedono una "chiave di ripartizione equa e obbligatoria" e che siano prese in considerazione le prospettive di integrazione, i casi particolari e le esigenze dei richiedenti asilo. Il Parlamento dichiara l'intenzione di far avanzare i lavori sui progetti di legge "in modo da garantire che gli Stati membri applichino senza ritardi il meccanismo permanente di ricollocazione".

·         Reinsediamento e visti umanitari. Il Parlamento auspica che gli Stati membri accolgano i rifugiati provenienti da paesi terzi, attraverso un programma di reinsediamento obbligatorio, ritenendo "altamente prioritario che l'UE e gli Stati membri creino canali sicuri e legali per i rifugiati", come ad esempio corridoi umanitari e visti. I deputati ritengono che sia necessario modificare il codice UE dei visti, includendo "disposizioni comuni più specifiche sui visti umanitari" e chiedendo ai paesi UE di rendere possibile la richiesta di asilo nelle ambasciate e negli uffici consolari.

·         Elenco comune dell'UE dei paesi di origine sicuri. Questo approccio non dovrebbe compromettere il principio di non respingimento e il diritto individuale all'asilo, in particolare quello delle persone appartenenti a gruppi vulnerabili;

·         Norme in materia di asilo. I deputati chiedono che il sistema europeo comune di asilo sia attuato adeguatamente, al fine di garantire l'applicazione di "norme comuni, efficaci, coerenti e umane in tutta l'UE".

·         Schengen. Il Parlamento è favorevole "ad aprire le frontiere all'interno dello spazio Schengen", pur sottolineando la necessità di garantire una gestione efficace delle frontiere esterne.

·         Le cause profonde della migrazione vanno affrontate e il vertice di La Valletta (Malta) dell'11 e 12 novembre dovrebbe essere incentrato su questo aspetto. Sono necessarie inoltre sanzioni penali contro il traffico e la tratta di esseri umani.

·         Conferenza internazionale sulla crisi dei rifugiati. Il Parlamento invita la Commissione e il capo della politica estera dell'Unione europea, Federica Mogherini, a convocare una conferenza internazionale sulla crisi dei rifugiati, con la partecipazione dell'UE, dei suoi Stati membri, delle pertinenti agenzie delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti, delle pertinenti ONG internazionali e degli Stati arabi, con l'obiettivo di mettere a punto una strategia di aiuto umanitario comune e globale.

I cittadini mostrano il rispetto dei valori europei

Il Parlamento elogia gli sforzi compiuti da gruppi della società civile e da singole persone in tutta Europa che si stanno mobilitando in gran numero per dare accoglienza e aiuto ai rifugiati e migranti. Ritiene che "tali azioni diano prova di vera adesione ai valori europei e siano un segno di speranza per il futuro dell'Europa".

La risoluzione non vincolante è stata approvata con 432 voti a favore, 142 contrari e 57 astensioni.

Procedura: risoluzione non vincolante


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Spreco alimentare: sfida da affrontare con urgenza, interessante la proposta di legge presentata alla Camera

Il Presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino commenta positivamente l'iniziativa legislativa presentata a Montecitorio, tesa a ridurre gli sprechi.

 

In un'epoca in cui i temi dell'approvvigionamento alimentare e della sostenibilità ambientale della produzione agricoltura diventano sfide da affrontare con sempre maggiore urgenza, ridurre lo spreco è una necessità concreta e urgente. Così il Presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino sulla proposta di legge, (a prima firma degli onorevoli Gadda e Fiorio), recante "Norme per la limitazione degli sprechi, l'uso consapevole delle risorse e la sostenibilità ambientale" che ieri è stata oggetto di un'audizione presso la Commissione affari sociali della Camera dei Deputati. Lo spreco alimentare, continua Scanavino, rappresenta uno degli enormi paradossi del nostro tempo. Ogni anno va buttato o perduto un terzo del cibo prodotto nel mondo, 1,3 miliardi di tonnellate. I principali responsabili sono da ricercare soprattutto tra le nazioni più sviluppate, che ogni anno gettano via 222 milioni di tonnellate di alimenti. Un problema che coinvolge tutti gli anelli della filiera alimentare, incluso i consumatori chiamati ad un'assunzione di responsabilità per garantire il diritto ad un cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti. Recuperare efficienza nell'utilizzo delle risorse -continua Scanavino- è quindi sia un obbligo morale, per permettere alle generazioni future di godere della stessa ricchezza di offerta di cui abbiamo goduto noi, sia un obbligo dal punto di vista economico e politico. In tal senso, il lavoro parlamentare di questi ultimi mesi rappresenta un'importante opportunità da cogliere. Le imprese agricole con il loro sforzo e il loro impegno svolgono un ruolo centrale nella riduzione degli sprechi durante la fase di produzione. Per queste ragioni -conclude il Presidente della Cia- siamo pronti e disponibili a fornire il contributo necessario per agevolare l'iter legislativo delle proposte parlamentari in cantiere.

 

10 Settembre 2015



mercoledì 9 settembre 2015

Migrazione e crisi dei rifugiati: i deputati europei reagiscono alle nuove proposte della Commissione

Le nuove proposte di gestione della migrazione, tra cui il ricollocamento di 120.000 richiedenti asilo all'interno dell'UE, in aggiunta alla proposta di maggio di ricollocarne 40.000, un meccanismo di distribuzione permanente per il futuro, un elenco di paesi di origine sicuri al fine di garantire un ritorno rapido per coloro a cui la richiesta di asilo è stata respinta e l'apertura di canali di migrazione legale, sono state illustrate dalla Commissione e discusse in Parlamento questa mattina.

I deputati hanno esortato gli Stati membri ad agire e hanno lodato i cittadini dell'Unione europea per l'accoglienza calorosa riservata ai rifugiati.

Al dibattito sono intervenuti il ministro lussemburghese del Lavoro, dell'occupazione e della economia sociale e solidale, Nicolas Schmit, il primo vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri, Federica Mogherini e il Commissario per la migrazione Dimitris Avramopoulos, seguiti dagli interventi dei deputati che hanno espresso il punto di vista dei gruppi politici.

Durante il dibattito, la maggior parte dei deputati ha espresso parere favorevole sulla proposta di maggio scorso di trasferire i 40.000 richiedenti asilo. La stessa procedura si applicherà per la ricollocazione degli ulteriori 120.000 richiedenti asilo. Sul meccanismo permanente invece, il Parlamento e il Consiglio decideranno su un piano di parità.



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I deputati chiedono istruzione pubblica libera e uguaglianza di genere per tutti i bambini

In una risoluzione non legislativa votata mercoledì, i deputati affermano che le misure sulla parità di genere devono essere applicate a tutti i livelli del sistema di istruzione, includendo la promozione e la formazione degli insegnanti, in modo da porre fine agli stereotipi di genere e contribuire a colmare il divario tra la formazione delle donne e il loro sviluppo professionale.
I deputati chiedono inoltre maggiori investimenti per garantire che tutti possano beneficiare di un'educazione pubblica di qualità.

La risoluzione è stata adottata con 408 voti a favore, 236 contrari e 40 astensioni.

La relatrice Liliana Rodrigues (S&D, PT) ha dichiarato: "Stiamo ancora vivendo in un'Europa disuguale. Alcuni progressi sono stati compiuti, ma le donne continuano ad essere un obiettivo primario per la discriminazione e la violenza. Credo che la scuola svolga un ruolo fondamentale nel cambiare questo stato delle cose. La mia relazione mira a garantire l'uguaglianza e l'emancipazione delle ragazze attraverso l'educazione, rispettare la Convenzione di Istanbul come strumento per prevenire la discriminazione di genere, creare una cultura della scuola della parità di genere, supervisionare in modo critico i materiali e i programmi educativi, garantire la parità di genere per quello che riguarda le decisioni personali e professionali e migliorare la percentuale di donne in posizioni di responsabilità e di rilievo".

Colmare il divario tra istruzione e sviluppo professionale delle donne

Anche se le donne oggi costituiscono la maggioranza (60%) dei diplomati nell'istruzione superiore nell'Unione europea, sono tuttora meno ricompensate per le loro qualifiche rispetto agli uomini e sottorappresentate nelle posizioni di management, scienza e ingegneria. Per incoraggiare più donne a formarsi nei campi della scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, i deputati chiedono misure uniformi d'accesso e l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione fin dall'apprendimento prescolastico.

Abolire gli stereotipi di genere e aumentare la fiducia in sè stessi

Gli stereotipi e il sessismo rimangono gli ostacoli maggiori al raggiungimento della parità di genere. Il Parlamento ribadisce l'invito a combattere gli stereotipi di genere, che possono influenzare la fiducia in sè stessi e le scelte intraprese da ragazze e ragazzi, attraverso l'educazione formale e informale a tutti i livelli di istruzione.

I deputati invitano gli Stati membri dell'UE a incoraggiare le ragazze e i ragazzi a sviluppare uguale interesse verso tutte le materie, al di là degli stereotipi di genere, sottolineando il ruolo dei modelli femminili positivi nelle scuole, nelle università e nella scienza.

Incoraggiare relazioni basate sul rispetto e sulla reciprocità

L'educazione di genere dovrebbe far parte dei programmi scolastici e i materiali didattici non dovrebbero contenere contenuti discriminatori, stereotipi o sessismo. Al fine di promuovere l'educazione senza stereotipi, gli insegnanti dovrebbero ricevere una formazione in materia di parità e i programmi e il materiale didattico dovrebbero essere attentamente esaminati.

Inoltre, gli Stati membri potrebbero considerare di rendere obbligatoria, in tutti i programmi della scuola primaria e secondaria, l'educazione sessuale e relazionale sensibile, adeguata all'età, per insegnare ai ragazzi e alle ragazze il valore delle relazioni basate sul consenso, rispetto e reciprocità.

Per combattere la discriminazione basata sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere, i deputati invitano la Commissione a sostenere l'inserimento di informazioni obiettive sulle questioni relative alle persone LGBTI nei programmi scolastici, per combattere la violenza e la discriminazione di genere, le molestie, l'omofobia e la transfobia, in tutte le loro forme, comprese le forme di cyber-bullismo o molestie online.






martedì 8 settembre 2015

Stop alla vendita di prodotti derivati dalle foche: Il Parlamento rafforza il divieto d'importazione

08 settembre 2015 - Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva un testo legislativo che rafforza il divieto europeo sul commercio dei prodotti derivati dalle foche. Finora era possibile cacciare le foche per proteggere gli stock di pesca, possibilità eliminata, mentre resta l'eccezione che permette la caccia per gli Inuit e altre comunità indigene.

Per rispondere alle preoccupazioni sul benessere degli animali, l'UE ha vietato il commercio di prodotti derivati dalle foche. Nel 2009 ha vietato i cappotti di pelle di foca, i guanti, le borse o la carne. Il divieto è entrato in vigore nel 2010, con due eccezioni: una per i prodotti della caccia praticata dalle tribù indigene e l'altra per la piccola caccia che garantisce la "gestione delle risorse marine" sostenibile.

Il divieto è stato contestato dal Canada e dalla Norvegia all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Nel giugno 2014, la sentenza ha stabilito che il divieto potrebbe essere giustificato sul piano morale rispetto al benessere delle foche, ma è necessaria maggiore chiarezza sulle eccezioni. Per rispondere alle preoccupazioni dell'OMC, la Commissione europea ha proposto una modifica delle attuali norme europee in febbraio 2015.

La risoluzione legislativa è stata approvata con 631 voti a favore, 31contrari e 33 astensioni.

L'eccezione Inuit

Secondo le modifiche, già concordate con i governi europei, agli Inuit continuerà a essere consentito di vendere prodotti derivati dalle foche nell'Unione europea, ma solo se i loro metodi di caccia tengono conto del benessere degli animali, rappresentano una parte della loro tradizione e contribuiscono alla sussistenza.

Al contrario, il voto di oggi rimuove la deroga per quanto riguarda i prodotti derivati dalla caccia alle foche per la protezione degli stock ittici.

Un'adeguata informazione e valutazione d'impatto

Grazie ai deputati europei, la Commissione dovrà informare il pubblico e i funzionari doganali sulle nuove regole e sull'eccezione Inuit. Il Parlamento ritiene che questo potrebbe aiutare a contrastare gli stereotipi e le incomprensioni legati alla caccia alle foche condotte dagli Inuit e dalle altre popolazioni indigene.

Inoltre, la Commissione dovrà pronunciarsi entro la fine del 2019 sull'applicazione delle nuove norme, con particolare attenzione al loro impatto sulla comunità Inuit.

Prossime tappe

Per entrare in vigore, le nuove regole devono essere formalmente approvate dal Consiglio UE.

Il Parlamento Europeo vuole estendere divieto di clonazione animale alla prole e alle importazioni

Nella votazione di martedì, il Parlamento ha rafforzato la proposta iniziale della Commissione di divieto di clonazione animale, includendo la clonazione di tutti gli animali da allevamento, i loro discendenti e i prodotti da essi derivati, tra cui le importazioni nell'Unione europea.

"La tecnica di clonazione non è completamente matura e in effetti non sono stati compiuti ulteriori progressi. Il tasso di mortalità rimane altrettanto elevato. Molti degli animali che nascono vivi, muoiono nelle prime settimane, e muoiono dolorosamente. Dovremmo permettere ciò?" ha dichiarato la co-relatrice per la commissione ambiente, Renate Sommer (EPP, DE). La relazione legislativa è stata adottata con 529 voti a favore, 120 contrari e  57 astensioni.

"Dobbiamo prendere in considerazione l'impatto sulla salute degli animali, ma anche sulla salute umana. Questa relazione invia ai nostri partner commerciali il messaggio che non siamo disposti a mettere la nostra salute, la salute delle nostre famiglie e delle generazioni future in gioco, utilizzando prodotti di dubbia qualità di questo tipo" ha dichiarato la co-relatrice per la commissione agricoltura, l'italiana Giulia Moi (EFDD).

Divieto esteso anche a progenie e prodotti derivati

Il Parlamento ribadisce che l'alto tasso di mortalità in tutte le fasi della clonazione è all'origine di forti controversie sotto l'aspetto etico e del benessere animale. Pertanto, ha votato per estendere il divieto al materiale germinale di cloni animali, alla loro progenie e ai prodotti derivati.

Il divieto dovrebbe riguardare anche gli animali che sono già derivati ​​da cloni, tecnica consentita in alcuni paesi terzi, e le importazioni nell'UE dovrebbero essere consentite solo a condizione che i certificati d'importazione indichino che non sono derivati da cloni animali o progenie di cloni animali. Il divieto si dovrebbe applicare anche alle importazioni di materiale germinale e di alimenti e mangimi di origine animale di animali clonati.

Elevato tasso di mortalità e anomalie

Il Parlamento ha indicato che gli accertamenti da parte dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) del 2008 evidenziano che la salute e il benessere dei cloni sono compromessi, spesso in maniera grave e con esito letale. I conseguenti tassi insufficienti di clonazione (6-15% per i bovini e 6% per i suini) rendono necessario l'impianto di embrioni clonati in diverse madri surrogate per poter ottenere un clone. Inoltre, le anomalie nei cloni e le dimensioni insolitamente grandi dei feti provocano parti difficili e decessi alla nascita.

Opposizione pubblica alla clonazione

I deputati fanno riferimento anche a sondaggi che indicano che la maggioranza dei cittadini dell'UE si dichiara fortemente contraria al consumo di alimenti derivati da animali clonati o dalla loro progenie, disapprovando inoltre l'uso della clonazione a fini agricoli, a causa di considerazioni sul benessere degli animali e etiche generali.

Il testo modificato converte l'atto giuridico in regolamento, che dovrà essere applicato direttamente in tutti gli Stati membri, piuttosto che in una direttiva, che richiederebbe un'ulteriore normativa a livello nazionale. Il Parlamento ha inoltre esteso il campo di applicazione del divieto a tutte le specie di animali allevati e fatti riprodurre a fini agricoli e non, come proposto dalla Commissione, solo alle specie bovina, ovina, caprina ed equina.

Prossime tappe

I co-relatori dovranno ora avviare i negoziati con il Consiglio dell'UE per trovare un accordo sulla versione definitiva della normativa.


Procedura: codecisione, prima lettura


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Deputati europei su Iniziativa Right2water: risposta Commissione non sufficiente

In una risoluzione non legislativa approvata martedì, i deputati affermano che la risposta della Commissione europea alla prima Iniziativa dei cittadini dell'UE (ICE) "Right2Water" "è priva di ambizione e non è riuscita a soddisfare le esigenze degli organizzatori".

"L'iniziativa del cittadino Right2Water è stata il primo esempio di successo di questo meccanismo democratico. La proprietà e la gestione dei servizi idrici sono chiaramente preoccupazioni importanti per i cittadini che non possono essere ignorate", ha dichiarato la deputata Lynn Boylan (GUE/NGL, IE), la cui relazione è stata approvata con 363 voti a favore, 96 contrari e 261 astensioni.

"È deplorevole che la Commissione non si sia fatta avanti con delle proposte legislative che sanciscano l'acqua come un diritto umano e un obbligo di legge in tutta l'Unione europea; (...) gli utili non dovrebbero essere generati da beni pubblici come l'acqua", ha aggiunto.

La Commissione "si limita a ribadire gli impegni esistenti"

I deputati si rammaricano che la comunicazione della Commissione europea a "Right2Water" e l'audizione al Parlamento europeo nel febbraio 2014 "sono prive di ambizione, non rispondono alle esigenze specifiche espresse nell'ICE e si limitano a ribadire gli impegni esistenti".

"Se le iniziative ICE riuscite e ampiamente sostenute (...) sono ignorate dalla Commissione, l'Unione europea in quanto tale perderà credibilità agli occhi dei cittadini", sostengono i deputati.

Invitano poi la Commissione a presentare proposte legislative, tra cui una revisione della direttiva quadro sulle acque dell'UE che, se necessario, riconosca l'accesso universale e il diritto umano all'acqua.

I deputati sottolineano inoltre che gli Stati membri hanno il dovere di assicurare che l'accesso all'acqua sia garantito a tutti, indipendentemente dall'operatore, e di provvedere affinché gli operatori forniscano acqua potabile sicura e servizi igienici adeguati.

Tenere l'acqua al di fuori degli accordi commerciali

La produzione, la distribuzione e il trattamento dell'acqua e dei servizi igienico-sanitari devono restare esclusi dalla direttiva in materia di concessioni nel caso di una futura revisione della direttiva. Inoltre, la natura speciale dei servizi idrici e igienico-sanitari, in termini ad esempio di produzione, distribuzione e trattamento, rende assolutamente necessaria la loro esclusione da qualsiasi accordo commerciale oggetto di negoziazione o di esame da parte dell'UE.


Contesto

Nel febbraio 2014, gli organizzatori della campagna "Right2Water" hanno partecipato ad un'audizione con la commissione ambiente, in collaborazione con le commissioni per lo sviluppo, per il mercato interno e quella per le petizioni. L'ICE ha raccolto 1.884.790 firme

I promotori hanno invitato la Commissione europea a garantire l'accesso all'acqua e all'igiene come un diritto umano e a fornire un obbligo giuridico affinché i servizi idrici non siano liberalizzati nell'Unione europea. I deputati hanno convenuto sull'accesso all'acqua come un diritto umano fondamentale, ma alcuni hanno sottolineato che le norme sulla fornitura di acqua potabile restano di competenza degli Stati membri dell'UE.


Procedura: risoluzione non legislativa


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Diritti fondamentali: i deputati criticano gestione migranti e austerità

I diritti fondamentali dei richiedenti asilo potrebbero essere violati dalle condizioni dei centri di accoglienza, dalle cosiddette "procedure di espulsione a caldo" e dalle altre misure di dissuasione, affermano i deputati in una risoluzione non vincolante approvata martedì. Il testo sottolinea anche l'impatto negativo delle misure di austerità sui diritti economici, civili, sociali e culturali.

La risoluzione non legislativa, approvata da 369 voti a favore, 291 contrari e 58 astensioni, offre un quadro generale sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea per 2013-2014.

Diritti fondamentali dei migranti e dei richiedenti asilo

I deputati affermano che l'UE e i suoi Stati membri dovrebbero mettere la solidarietà e il rispetto dei diritti fondamentali dei migranti e dei richiedenti asilo al centro delle politiche migratorie dell'UE. Gli Stati membri dovrebbero adottare misure obbligatorie per prevenire ulteriori tragedie in mare, aggiungono. Essi chiedono inoltre l'istituzione di un sistema di asilo comune efficace e un'equa distribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri.

I deputati criticano per le procedure di rimpatrio "a caldo", per l'accoglienza offerta ai migranti nei centri di detenzione e per gli stereotipi negativi e la disinformazione sui migranti. La risoluzione condanna anche le misure di sicurezza alle frontiere dell'UE, che " che può giungere fino alla costruzione di muri e di sbarramenti di filo spinato" e chiede "controlli alle frontiere rispettosi dei diritti fondamentali".

Impatto delle misure di austerità sui diritti fondamentali

I deputati deplorano il modo in cui la crisi finanziaria ed economica, insieme alle restrizioni di bilancio, hanno influenzato negativamente i diritti economici, civili, sociali e culturali.

Al momento di decidere e attuare misure correttive e tagli di bilancio, le istituzioni dell'UE e gli Stati membri dovrebbero eseguire una valutazione d'impatto sui diritti fondamentali e garantire che risorse sufficienti siano messe a disposizione per salvaguardarli, dicono i deputati. Essi aggiungono che si devono garantire "livelli minimi essenziali per il godimento dei diritti civili, economici, culturali e sociali, prestando particolare attenzione ai gruppi maggiormente vulnerabili e socialmente svantaggiati".


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lunedì 7 settembre 2015

Caporalato: bene il rafforzamento della legislazione contro il caporalato ma anche l'approccio ispettivo nei confronti di un settore fondamentalmente sano deve cambiare



Il presidente della Cia Scanavino commenta gli interventi normativi anticipati dai ministri Martina e Orlando nell'odierna conferenza stampa sulla lotta all'illegalità nei campi.

"Il rifiuto del lavoro nero e del caporalato sono due dei principi cardine che guidano la nostra azione sindacale. E' chiaro che le eccellenze della nostra agricoltura devono essere legate non solo alla qualità ma anche alla dignità del lavoro e della vita delle persone impegnate". Lo ha detto il Presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Dino Scanavino commentando quanto emerso dall'odierna conferenza stampa congiunta tra i Ministri Martina e Orlando ovvero l'introduzione di nuove misure di contrasto al caporalato.
            L'azione repressiva nei confronti di gravi reati quali il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori non può che esser perseguita con la massima tenacia e durezza. Non va , allo stesso tempo trascurato il fatto che tali nuove norme, che vanno ad aggiungersi ad un apparato sanzionatorio già estremamente articolato e complesso, possano non essere da sole sufficienti a contrastare il fenomeno del caporalato in mancanza di due tasselli fondamentali : azioni positive e di sostegno nei confronti della maggioranza delle aziende agricole "sane" (quale la recente operatività della rete del lavoro agricolo di qualità o, più in generale, gli incentivi alle assunzioni e , non da ultimo, la semplificazione amministrativa) e un reale cambiamento, ormai da troppo tempo solo annunciato,  dell'attuale sistema di vigilanza sul lavoro.
            C'è una riforma nel cassetto del governo dei servizi ispettivi che ad ora inspiegabilmente non vede la luce . Sarebbe utile che andasse in porto ma senza illudersi che anche in questo caso una legge possa cambiare comportamenti e mentalità profondamente radicate . Ciò che deve cambiare e che chiediamo come Cia è un approccio ispettivo completamente nuovo e diverso da quello attuale, che passi ad un  sistema di vigilanza che dia priorità alla violazioni sostanziali rispetto a quelle formali, che non sia percepito dalle aziende come vessatorio,  che sia coordinato, razionalizzato,  più efficiente nei confronti delle reali situazioni di violazione, più fiducioso nei confronti di tutto il resto di un settore che, tra mille difficoltà,  apporta valore , lavoro, qualità.


domenica 6 settembre 2015

Presidio di Legambiente contro l’art. 35 dello Sblocca Italia. Torino, martedì 8 settembre

Martedì 8 settembre alle ore 18 sotto la sede della Regione Piemonte di piazza Castello a Torino si terrà un presidio contro l'articolo 35 del decreto Sblocca Italia.

La manifestazione è stata indetta da Zero Waste Italy insieme ad un ampio cartello di associazioni alla vigilia della Conferenza Stato-Regioni del 9 settembre a Roma in cui dovrebbe essere approvato il decreto attuativo dell'articolo 35 che autorizza 12 nuovi inceneritori nel Paese e che prevede che lo Stato pianifichi sulla gestione dei rifiuti, ponendo il veto anche su delibere e atti degli Enti Regionali.

Le associazioni chiederanno al presidente della conferenza Stato Regioni Sergio Chiamparino di accogliere una delegazione e gli consegneranno un documento tecnico-legale da utilizzare per impugnare l'articolo 35 del decreto Sblocca Italia.

venerdì 4 settembre 2015

Intestazione temporanea di veicoli a noleggio, Tar Lazio: illegittimo chiedere il pagamento dei diritti di Motorizzazione

Accolte le principali richieste avanzate nel ricorso dalle società di noleggio.


Roma, 4 settembre2015 – E' illegittimo chiedere il pagamento dei diritti di motorizzazione nei casi di intestazione temporanea dei veicoli a noleggio oltre i 30 giorni.

Le società clienti possono delegare le aziende di noleggio ad espletare tutti gli adempimenti previsti dal Codice della Strada.

Sono queste le principali conclusioni delle sentenze del TAR del Lazio (n. 11004/2015 e n. 11006/2015) a seguito dei ricorsi promossi dalle maggiori società di noleggio veicoli contro le circolari con cui il Ministero dei Trasporti aveva regolamentato a fine 2014 l'articolo 94 (comma 4 bis) del Codice della Strada.

 

La norma, risalente al 2010 e concepita per contrastare l'elusione e le intestazioni fittizie, prevede l'obbligo di comunicare all'Archivio Nazionale del MIT le generalità dell'utilizzatore del veicolo per un periodo superiore ai 30 giorni.

 

L'applicazione pratica, tuttavia, si è rilevata di estrema difficoltà amministrativa, specialmente per le 65.000 aziende e le 2.700 PA clienti delle imprese di noleggio, che comunque già dal 2012 comunicano regolarmente all'Anagrafe Tributaria le generalità complete della clientela.

 

Come si legge nella sentenza del TAR, il versamento di 9 euro a veicolo per diritti di motorizzazione (oltre ai 21 € di imposta di bollo per un totale di circa 8 milioni di euro l'anno), stabilito dalle circolari del MIT, non trova fondamento normativo per il settore del noleggio in quanto la ricevuta rilasciata in questo caso dalla Motorizzazione non è riconducibile alla tabella legislativa di riferimento (Legge 870/1986).

Il TAR ha inoltre specificato che la clientela potrà conferire delega generale all'impresa di noleggio per ogni adempimento legislativo e amministrativo relativo all'articolo 94 del Codice della Strada.

 

"Siamo davvero soddisfatti che Il TAR abbia ragionevolmente accolto le istanze del settore, clientela ed aziende di noleggio", ha evidenziato il Presidente ANIASA - Fabrizio Ruggiero, "con specifico riferimento all'ingiustificato aumento dei costi, senza paragoni in Europa, che avrebbe ulteriormente appesantito un settore sempre più strategico per la mobilità aziendale. Nel condividere in toto gli obiettivi legislativi di sicurezza nella circolazione, va rimarcato che il comparto fornisce, per sua natura, un valido contributo alla certezza dell'utilizzatore del veicolo".

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